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Full text of "Istoria della cittá e ducato di Guastalla"

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ISTORIA 



DELLA 



CITTÀ, E DUCATO 
D I 

GUASTALLA 

SCRITTA DAL PADRE 

IRENEO AFFÒ 

MINOR OSSERVANTE 

PREFETTO DELLA R. BIBLIOTECA 

DI PARMA. 

TOMO PRIMO. 



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GUASTALLA 

NELLA RrCIO- DUCALE STAMPERIA DI SALVATORE COSTA E COMVAGN». 
PER PRIVILEGIO DJ S. A. R. 



MDCCLXXXV. 



Digitized by the Internet Archive 

in 2012 with funding from 

University of Illinois Urbana-Champaign 



http://archive.org/details/istoriadellacitt01affi 



A SUA ALTEZZA REALE 

DON FERDINANDO 
DI BORBONE 

LNFANTE DL SPAGNA 



DUCA DI GUASTALLA, PARMA, 
PIACENZA &C.&C.&C, 

r/ 



4 



IL SINDACO, £ I CONSIGLIERI 
DELLA FEDELISSIMA COMUNITÀ^ DI GUASTALLA. 

Ea nostra Patria, ALTEZZA REALE, non rico- 
nohbc giorni pih lieti di quelli , che a goder comincih, 
quando .ceso il .ostro gran Genitore in Italia , ebbe la 



SiiivI/Oi*/ 



sorte di sottoporsi al suo faustissimo impero . GV inter- 
ni tumulti^ oiicT era stata non molto addietro agitata ^ le 
guerre esterne ^ che in questo medesimo Secolo per ben 
tre volte in angustia la * posero , la perdita de suoi na- 
turali Signori/ onde orfana rimanevasi ^ e desolata ^ era- 
no a lei cagione d' inconsolabile amarcj^T^a * Egli venne il 
magnanimo Eroe a tergerle dagli occhi il pianto; e solle- 
vatala dal suo squallore ^ di lunga e stabil pace sicure^- 
7a le diede ; e del forte suo braccio ^ avve^y^o alle vitto- 
rie ; le promise difesa . Qual si facesse da quel punto 
la fortunata nostra Città , tutti ancora con gioja lo ram- 
mentiamo . Riconfortata di belle sperante ; che punto de- 
fraudate non vennero p vesti ben tosto piìi dolci , e ge- 
niali costumi ; e lieta nelV opulenta de non piìi deserti 
suoi campi p e del rinvigorito commercio , adoro sempre 
qual suo tutelar Nume V immortai DON FILIPPO . 
Voi succedeste , CLEMENTISSIMO PRINCIPE , 
erede non solo del diritti; ma della pietà ; magnanimità ; 
senno ; valore; ed equità paterna ; Le vostre beneficente 



1 
hcn tosto su di noi si diffusero , massimamente allora^ 

che a tenere vie maggiormente dalle campagne nostre lon- 
tana la dannosa corrente del Po ^ sapeste con modo non 
^prima pensato al continente congiungere la granX Isola 
intermedia , accio piìi oltre piegando V onda fremente , a 
rispettar cominciasse le rive ^ che risuonavano del vostro 
Augusto Nome . Ne ciò vi parve bastante a renderci pie- 
namentc felici j che instrutto voi dal miglior de Filosofi 
del secol nostro ? essere a bene ^ e beatamente vivere ne-^, 
cessarla la scienza delle umane ^ e divine cose; affinchè 
questa non ci mancasse ? aprir vi piacque in questa Pa^ 
tria nostra un ampio Liceo , ove chiarissimi Professori 
da voi liberalmente condotti ^ e le umane Lettere ^j e la 
Filosofa , e la Teologia pubblicamente insegnassero « 
Questi; e tanti altri segni della Reale prote^ion vostra 
recarono a noi quel colmo di beata tranquillità ; in me?- 
7^0 alla quale soltanto era lecito portar una volta il pen- 
siero alle nostre antiche origini , riandare le passate vi- 
cende ; assicurare di questa Patria i diritti 5 ed eternare 



con monumento stabile la fama de' fiostrì ma^olori : e 

J OD 

mentre talun di noi volgeva nclV animo sì nobili divisa- 
menti >, prevenuti trovandoci da penna altrui , ne miglior 
cosa parendoci , che in questo argomento attendere si po- 
tesse , ci sembro degna cura il prendere dell' Opera 
spontaneamente nata , e a noi esibita , sollecitudine , e 
farla uscire- alla pubblica luce; afinche tante altre Citta, 
e Castella, che di aver dato fuori le Storie loro si pre- 
giano 5 più non avessero a vantare sopra di noi una ta- 

1 
/e prerogativa . La Storia Guastallese pertanto , che per 

nostra premura viene ora a pubblicarsi , noi V offriremo 
o MAGNANIMO PRINCIPE al REAL VO- 
STRO NOME, in argomento di que profondi senti- 
menti di gratitudine , che professiamo alle perenni vostre 
henejicenxe . Altri ordinarono Statue , altri innaliarono 
Archi, ed Obelischi ^ credendo apprestar monumento per- 
petuo alla benignità^ e clemen^^a, e largita de Sovratu: 
ma noi vediamo , che il tempo dopo breve voloer di se* 
coli e marmi , e bronci logora , e disperde . Così non 



periscono le narra\iotii degli illustri fatti vergate su 
le ingenue carte , che in guardia sempre rimasero del- 
la fama , ognor sollecita a sottrarle all' onta degli an 
ni . La Storia nostra sia dunque il durevole Trofeo^ 
su cui Guastalla ai Posteri noto renda il RE AL 
NOME del suo amorevolissimo PADRE , delV incor- 
rotto suo PRINCIPE ; e al sol mirar in fronte questi 
volumi , leggano , e sapiano i più tardi Nepoti ; essere 
stato il secolo di FERDINANDO r epoca fortunata 
della nostra felicita . 



PREFAZIONE 
DELL' AUTORE 

AGLI ILLUSTRISSIMI SIGNORI 

SINDACO, E CONSIGLIERI 

DELL'ILLUSTRISSIMA COMUNITÀ 

D I 

GUASTALLA. 



V, 



eramente fu degna di Voi , o Padri Zelantissimi di 
cotesta felice Patria, la richiesta che a me faceste dì quella 
Storia, la quale, mentre vissi fra Voi sì ben veduto, e be- 
nignamente accolto da tutti gli ordini di persone , a mia pri- 
vata instruzione raccolsi ; e lodevolissimo fu il pensiero di 
non permettere, che stesse più a lungo presso di me solo na- 
scosta , e che tratta una volta dalle sue tenebre , uscisse ali* 
aperto, e per le pubbliche Stampe venisse a farsi comune. 
Ma se r Opera mia riuscir doveva sì fortunata , che avesse 
a divenir oggetto delle premure vostre, era ben convenien- 
te ^ che l' idea di tesserla caduta fosse nell' animo di persona 
più assai di me erudita ; che io non avrei dovuto poscia 
pregarvi anzi di risparmiarmi il rossore di veder palesi gli 



errori, onde l'altrui occhio sagace vedralla certamente ripie- 
na, né converrebbemi tuttavìa scongiurarvi per quell'amore 
che alla Patria , ed a voi stessi dovete , a deporre il pensie- 
ro di far' imprimere una Stona , che per la sua imperfez.ione 
mal corrisponde agli onori , e al merito dì Guastalla . 
Nulla però giovando queste mie scuse a vìncere quell'ardo- 
re , onde ne' vostri nobili petti il desiderio si accese della 
mia qualunque siasi fatica , non facendo resistenza ulteriore 
alle vostre inchieste » eccomi a depositar nelle mani delle Si- 
gnorie Vostre Illustrissime gli scritti miei , che d'ora 
hinanzi saranno vostri, e diiitto avrete di farne l'uso che 
più a voi piacerà. Pei mettetemi intanto, che io venga bre- 
vemente ragionandovi de' motivi" che a scrivere questa Isto- 
ria m'indussero, (^ de' mezzi che mi giovarono a darle for- 
ma, e compimento. 

Allorché il NOSTRO RE AL SOVRANO l'anno 17(^8 
aperse in tutto il felice suo Stato le celebri Scuole, che tan- 
ta fama all' Augusto Suo Nome acquistarono , fra i varj 
egregi Professori destinati a Guastalla, degnossì trasceglier 
me, acciò vi leggessi Filosofìa. Io mi tenni felice non tanto 
per r onorevole incarico , quanto per una maggior libertà 
che mi vedeva conceduta di spaziare le vie della verità, 
che mal si trovano da chi costretto vederi a cercarle su le 
Cattedre erette ne' chiostri, ove all'impegno di sostener le 
sode dottrine, congiuiigesi ancora quello di difendere le par- 
ticolari opinioni di certi Uomini , che fra se stessi discordi di- 
visero le Scuole e le Sette. La libera Filosofia fu dunque il 
mio primo diletto in Guastalla; e perchè il genio anche a 
più ameni Studj mi aveva sempre inclinato, piacquemi d'ac- 
cordar loro quel tempo , che dalla più seria occupazione mi 
sopravanzava . 



Contratta una dolce famigliare corrispondenza col Slg^ 
Canonico Don Giuseppe Negri di felice ricordanza, ebbi da 
lui quegr impulsi , che soli potevano condurmi al segno , cui 
poscia di giungere aspirai . Egli fervido Poeta in gioven- 
tù , e facondo Oratore nella virilità , erasi dato in vecchiez- 
za allo Studio delia Storia , e compilato aveva un ben' ordi- 
nato volume di memorie della sua Patria . Volle meco la fa- 
tica sua comunicare ; ed io amando che a miglior compi- 
mento la traesse, presi a svolgere più libri di Storia, che 
aver mi trovava , e cominciai a somministrargli tutti que' 
lumi di più , che io giovane , e paziente della fatica sapea 
rinvenire * Parca che la fortuna favorisse più me in pochi 
giorni di quel che non avesse giovato in più anni a quell* 
ottimo vecchio , il quale piissimo^ e zelantissimo de' suoi do- 
veri , la miglior parte del tempo impiegava nell' Ecclesiastiche 
sue incombenze : vedendomi quindi venirgli avanti sovente 
con nuovi passi di Autori, o con alcune riflessioni che mi 
sembrava potersi fare , preso un giorno , come da un' amo- 
revole inquietudine, cosi mi disse: Io sono ornai stanco dì 
faticare: se voi avete per là mia Patria quell'amore, che dì 
portarle mi dimostrate , accingetevi a darle quel miglior lu- 
stro che per voi si potrà, né io vi avrò invidia , se più 
agevolmente , e felicemente che non è a me accaduto , rie- 
scavi tale impresa . 

Dì più non vi volle, perchè mi deliberassi. Dall'esame 
de' libri passai a quello degli Archi vj ; e ben trovai nel Si- 
gnor Avvocato Fiscale Paolo Santo Negri , e poscia nel Si- 
gnor Dottore Ignazio suo Figlio , custodi del pubblico Ar- 
chivio, la più benigna sofferenza nel lasciarmi svolgere gli 
Atti pubblici, che vi si conservano. Mi recai a Piacenza, 
ove mi fu dato il poter visitare le aiuichissime pergamene 

# 2 



conservate nel celebre Monistero di San Sisto, dalla cui fon- 
dazione cominciano anche le più certe memorie di Guas- 
talla. Passai a Reggio, e quivi il Nobilissimo Signor Con- 
te Cristoforo Torello , i cui Antenati per più di un Secolo 
dominarono in Guastalla , mi diede comodo di valermi 
de' preziosi monumenti , ond' egli è ricco . Molti particolari 
del mio consìglio avvertiti , spontaneamente i loro lumi a 
me somministrarono ; e specialmente mi favori il Signor Con- 
sigliere Antonio Verona di felice memoria , che avendo a suo 
privato uso fatto lo spoglio de* libri de' Consiglj conservati 
nell'Archìvio delle Signorie Vostre Illustrissime, fece 
delle sue Carte a me dono. Del pari concorse a giovarmi 
il Signor Dottor Pietro Pavesi possessore de' Diarj originali , 
e di molte altre Memorie raccolte già dal Proposto D. Fran- 
cesco Innocenzio Resta, le quali cose tutte egli di buon 
grado mi affidò. Supplicai finalmente il REAL NOSTRO 
SOVRANO , perchè si degnasse di apprestarmi V ultimo , e 
più efficace mezzo di scrivere una piena Storia di questa 
sua fedelissima Città , col darmi libero ingresso all' Archivio 
Segreto dei Duchi di Guastalla; e per quell'innato genio 
ond'egli favorisce le buone lettere, benignamente me lo ac- 
cordò . Cosi potei raccogliere quanto era mestieri al lavoro ; 
e senza esitar punto se abile fossi a condurlo a buon fine 9 
coraggiosamente lo intrapresi . 

Devo nondimen confessare, che arrestatomi talvolta a 
mezzo dell' opera , e osservando la parte già fatta , e quella 
che a compiere mi rimaneva, non poco diffidai di me stes- 
so, talché ad altre studiose occupazioni più presto mi ab- 
bandonai, quella quasi obbliando ch'esser dovevami la più 
cara. Tuttavia i miei medesimi divagamenti perdere non mi 
fecero di vista Guastalla . Testimonio vi sieno , Illustrissi- 



MI Signori , alcune delie varie opere da me pubblicate , che 
totalmente si aggirano intorno le cose della Patria vostra . 
Una Dissertazione su la origine di essa, un pieno Ragio^ 
namento su le Antichità', e Pregi Della Chiesa Guas- 
TALLESE, un lungo Trattato intorno La Zecca, e Le Mo- 
nete Di Guastalla, La Vita Di Monsignor Bernar- 
dino Baldi primo Abate di codesta Cattedrale , e quella 
del virtuoso e dotto Monsignor Persio Caracci vo- 
stro Concittadino , a Voi diranno , eh' io non sapeva strìn- 
ger la penna, senza aver Guastalla in pensiero. Ma intan- 
to passati già dieci anni del mio lieto , e non mai dimentl- 
cabil soggiorno nella vostra Patria , dovetti allontanarmene ^ 
per seguir il favore del CLEMENTISSIMO REAL SOVRA- 
NO , che alla carica di suo Vice-Bibliotecario , comechè im- 
meritevole , mi trascelse (*) . Volgono già sette anni , che io 
vivo da Guastalla lontano, ma lontano non ne fu mai 1' 
animo, ed il pensiero, pie'no ognora di quella vivissima gra-* 
titudine , che per ogni titolo io deggio a codesta amorevo- 
lissima Città , la quale assai più che se stato fossi uno de' 
suoi più cari Figliuoli mi riguardò , e distinse « 

Per questo benché le nuove occupazioni lasciar mi fa* 
cessero in abbandono F Opera mia ^ non ne fui però tanto 
dimentico , che non abbracciassi ogni occasione di adunar 
materiali per condurla un giorno al compimento bramato • 
Recatomi in fatti a Roma , nìuna cosa mi fu più a cuore , 
che il far diligente ricerca della Storia inedita di Guastal- 



< * ) Mentre si stampavano queste cose abbiamo inteso , che per la succeduta 
morte del famoso P. Paolo Maria Paciaiidi Teatino già Bibliotecario di S. A. R. , il 
nostro Autore è asceso alla Carica di Bibliotecario a lui già conceduta in sopravvi- 
venza alcuni anni addietro . 



LA, che aveva lasciata il celebre suo primo Abate Monsi- 
gnor Bernardino Baldi. L'adito ottenutomi da sua Eccellen- 
za la Signora Principessa Donna Marianna Cybo Albani di 
poter liberamente far uso della sceltissima Biblioteca del Si- 
gnor Principe suo Consorte , trovar mi fece quelT Opera, 
che indarno avrei altrove cercato . Vidi in essa con mia 
sorpresa inseriti varj pregevolissimi documenti per Y addietro 
a me ignoti, pe' quali mi rallegrai di non aver prima d'allo- 
ra pensato a far^ uso pubblico della mia Storia . Con la mag- 
gior diligenza che per me sì poteva li trascrissi ne' miei Ad- 
versarj: e perchè ivi a me giovava l'assistenza del valoro- 
sissimo Signor Abate Gaetano Marini Archivista della Santa 
Romana Chiesa, chiaro per le erudite sue Opere, e pe' suoi 
dolci costumi , e per l' inesprimibile cortesia amabilissimo , 
vedendo che io meditava di corredar la mia Storia d'inedi- 
ti Documenti , tanto in prova delle cose che io era per di- 
re, quanto a benefizio della Diplomatica , spontaneamente 
varj Brevi , e Lettere Pontificie mi offerse , che assai con- 
ducevano ad illustrare i nostri più oscuri tempi. Cosi anche 
da quella sublime, e famosa metropoli meco portai materia- 
li a perfezionar meglio il lavoro , che se ne giacque nondi- 
meno ancor qualche tempo obbliato , e negletto . 

Intanto le Signorie Vostre Illustrissime mosse da 
quello Zelo onde converrebbe che fossero accesi tutti colo- 
ro , cui i più gravi affari della Patria vengono raccomanda- 
ti , preser vaghezza del mio travaglio , e riputandolo da 
qualche cosa, conoscere mi fecero il desiderio loro di assu- 
merne elleno stesse la miglior cura, ogniqualvolta piaciuto mi 
fosse di darglielo in balia . Io non poteva oppormi a pen- 
siero si nobile senza taccia, e quantunqiie informe io cono- 
scessi V Opera mia , doveva piuttosto permettere che difet- 



tosa uscisse in luce, di quel che riuscisse vuota di effètto la 
cortesia, e gentilezza vostra verso di me , e 1' amor patrio- 
tico , che vi trasporta. Vinto adunque mi diedi alle vostre 
insinuazioni, e ripigliata fra le mani la Storia mia omai pol- 
verosa , a riordinarla mi posi. L'amore ond' io corrisponder 
dovea alle beneficenze vostre, mi avrebbe probabilmente fat- 
to riuscir meglio nel ricompor quella parte , che vi offro per 
ora, se in mezzo al travaglio insorta non mi fosse d'intor- 
no una quanto più ingiusta, altrettanto più noiosa procella , 
la quale appunto per venir mossa , e rincalzata da chi me- 
no lo avrebbe dovuto, ebbe forza d'intorbidar la mia pa- 
ce. Ma in ogni modo volli proseguire nell'Opera; ed ecco- 
ne in fatti la prima parte da me scritta dietro le più veri- 
diche testimonianze, che da più antichi Scrittori ò raccolto, 
e su la sicurezza di Documenti, parte tratti da altre Opere 
stampate , parte dagli Archivj già enuziaii. La esattezza del- 
le notizie prevalga, io ve ne prego, alT incolto mìo stile, e 
alle Signorie Vostre Illustrissime basti , che le Anti- 
chità' Guastallesi dai molti Libri, e dalle molte carte che 
le tenevan divise , né permettevano , che fosser palesi se 
non a chi avesse voluto di tutti i medesimi Documenti far 
cumulo, ora in un'Opeia sola adunate si scorgano. 

La narrazione mia è semplice , e schietta . Non mi è 
piaciuto divagar molto nella esposizione de' fatti estranei, se 
non quanto era necessario a legar le notizie che ci rimango- 
no di Guastalla . Con sobrietà ò citato gli Scrittori, de* 
quali mi sono giovato , e i passi loro più importanti a giu- 
stificar le cose narrate gli ò riferiti nelle note, per non intral- 
ciar il racconto di auioiità , e di testi. Ai tiiie pongo un' 
Appendice di Documenti per secondar il gusto degli Eruditi. 
Ancorché alcuni di essi altre volte sieno stati pubblicati , non 



dispiacerà a' miei Lettori dì vederli prodotti di nuovo , spe- 
cialmente in un'Opera , in cui entrano di proposito. Mi à 
incoraggito a cosi fare V esempio del dottissimo Signor Sena- 
tore Conte Lodovico Savioli , che nell' Appendice al primo 
volume de' suoi elaboratissimi Annali di Bologna, à raccolto 
anche le Carte, e ì Diplomi altre volte stampati, facendone 
coir aggiunta di molti altri inediti un utilissimo corpo p Io pu- 
re posso gloriarmi di dar fuori per la prima volta varj Do- 
cumenti non del tutto spregevoli . Chi vorrà leggerli vi tro- 
verà più cose , -che avrei potuto inserir nella Storia, ma 
sappiasi, che se le ò taciute, o soltanto di volo toccate, 
cosi appunto ò adoperato affin di render voglioso chi legge 
di non trascurar la lettura de' Documenti , i quali comunque 
barbari nella loro dicitura , e disgustosi nelle loro formole , 
sogliono esser fonti di rare, e pellegrine notizie? 

Rimane adunque soltanto, che le Signorie Vostre Il- 
lustrissime diano compimento efficace alla zelante lor mas- 
sima, ponendo in mano di tatti quest'Opera. Ritrarranno el- 
leno certamente dovunque regna il buon senso , salda e 
perpetua laude, e il loro esempio riscuoterà non poche altre 
Città, le quali prive affatto di proprie Storie , le stanno aspet- 
tando da qualche particolare , quasi ch^ tocchi ai privati il 
provvedere alle pubbliche cose , né apprestano , come ragion 
vorrebbe, ai Letterati que' mezzi , onde con maggior facilità, 
e minor loro incomodo le glorie della Patria possano rende* 
re ai futuri tempi conte, e manifesta. 



ISTORIA 

GUASTALLA 

L I £ R O P R I M O. 



S 



e chiunque prende consìglio di tramandar a' Posteri 
le memorie delle antiche cose, guidar si lasciasse per 
modo dalla Verità, che ne per corrotto affetto di av- 
versione, o di amore verso quelle Nazioni , delle qua- 
li è per dire , nò per alcun altro di que'pregiudizj , 
che a stortamente giudicar ci dispongono, avesse a per- 
derne di vista il chiarissimo lume -, ben potremmo noi 
con piede sicuro inoltrarci in quella lunghissima serie 
di Annali, e di Storie, che la più ampia, utile, e di- 
lettevol porzione costituiscono delle migliori Bibliote- 
che . Ma quanto è malagevole, che l'uomo spogli se 
stesso delle troppo connaturali passioni , altrettanto è 
difficile , che in qualsivoglia cosa egli scriva , o raccon- 
ti, a mescolar non venga qualche ombra di falsità. Il 
perchè di sovente vediamo abbisognare , che scrittori 



% ISTORIA 

di credito assai grande vengano emendati da chi pia 
felice riesce o nelle scoperte, o nelle conghietture : co- 
sa, che quando bene addivenga, torna di non poca 
laude all'emendatore, e di giovamento riesce e diletto 
a chi nel bujo delle antichità cerca lume, e chiarezza.' 
Ora dover di ciascuno essendo le proprie scoperte , e 
il frutto de' proprj studj alla Repubblica de' Saggi, e 
de' Curiosi partecipare,- ed avendo io posto qualche di- 
ligenza nèir indagare le cose appartenenti alia Città di 
Guastalla , non temerò d'incorrere la nota di audace, 
se credendo di aver veduto pili in là di quanti fin 
ora a tale impresa si accinsero, atto mi giudico a tra- 
mandarne a' Posteri tale contezza , che per una parte 
le storte opinioni corregga , e per l'altra tutto quel 
vero, che si può, manifesti. 

E per cominciar dall' origine , io non dirò che 
Guastalla uno sia di que' celebri luoghi , i quali' poco 
meno che da Noe pretendono aver avuta la fondazio- 
ne. Chi fra l'ombre si avanza delle anticaglie, preten- 
de il pili delle volte vedere ciò che non è , o che non 
potè forse esser giammai . Di que' remotissimi tempi 
altro dir non è lecito con sicurezza fuorsolamente, che 
questo fondò , su cui ora torrite s' innalzano le Città 
pili fastose, v'era di certo-, e che quest'aere , che di 
presente noi respiriamo , qui pure ora placido , ora 
commosso ondeggiava : ma che gli uomini , il nume- 
ro de' quali era si scarso , qui coadunati vivessero , 
« formassero società , non è agevole il dimostrar- 
lo, 



L I B R O I. 3 

Io , che di assai poche Città . Difficile riesce per fino 
delle intere Provincie determinare quando , e da chi 
fossero da principio abitate : quantunque se di questa 
nostra' Lombardia si parli, e de' luoghi circonvicini tan- 
to cispadani , che traspadani , certificato rimanga per 
tutti gli Scrittori , che l'antichissima Nazione Etrusca 
v'ebbe dominio, e che dopo essa vi signoreggiarono i 
Galli . Ma se da' tempi degli Etrusci , e dc'GalU ne 
piacesse per avventura tradur vestigj di antichità per 
Guastalla, o converrebbe sognarli, o fingerli certamen- 
te : tanto pili che non è agevole neppure trovarne om- 
bra in tutta la lunga serie de' Secoli renduta si lumi- 
nosa dal Romano valore. 

Non mancarono perù mai Favoleggiatori . Il Pro- 
posto Don Francesco Innocenzio Resta (a) scmìssq^ es- 
servi stati alcuni , che la credettero fabbricata prima 
della venuta di Gesù Cristo ; indi accennò una vecchia 
Cronaca scritta a mano, veduta già da lui stesso pres- 
so r Arcidiacono Francesco Caracci , ove si asseriva , 
che Guastalla sorgesse allora quando nella Gallia Ci- 
salpina tra Silvio Otone , ed Aulo Vitellio si guerreg- 
giò pel controverso diritto al Romano Impero . Chi 
sostenesse la prima opinione , io non l'ò potuto saper 
finora . La seconda si vede radicata nella mente de' 
volgari 5 e convalidata da qualche Scrittor moder- 
no 



<a) Memorie di Guastalla MS S, presso il Sig, Dottor Pietro Pavesi 

a z 



^ ^ ISTORIA 

no ( a ) senza veriin fondamento , come io ò già di- 
mostrato in una mia Dissertazione stampata su tale pro- 
posito l'anno 1773 . 

E per tacere di molte cose al presente argomento 
superflue, dirò solo, che questo tratto di Paese al tem- 
po degli antichi Romani non doveva essere facilmente 
abitabile a cagion delle Paludi , che vi stagnavano da 
per tutto. Da Bressello in giù il Pò senz'argini, e ri- 
pari , troppo dilatavasi , come ognun sa ; ed assai am- 
pie erano le valli, ove le acque di esso, prima di gir- 
sene incanalate al Mare, si scaricavano. Di questo an- 
no già scritto mille erudite penne , così che non giova 
per modo alcuno far altra prova (/>) . Se per avventu- 
ra abbassatesi le onde scoperta si fosse allora un' isolet- 
ta anche vasta, e acconcia ad abitarsi , chi da princi- 
pio dovea mettersi all' azzardo di rimanere per una 
nuova alluvione sommerso ? Le iterate deposizioni dì 
sabbia, e le terre menate dai torrenti rapidamente scen- 
denti da' monti vicini , alzarono poi , e rassodarono a 
poco a poco il nostro suolo , non così però , che va- 
ste non rimanessero qua e là sparse le paludi , e le 
valli . In tale aspetto erano allora , cred' io , questi luo- 
ghi, quando le Nazioni barbariche incominciarono ad 

in- 



(a) Flaminio di Parma Memor. Isc. de' Corradi d'Austria in quel suo Libr© 
dell' Osser. Prov. di Boi. T. I. pag. 580. inticolaco : Effetti dannosi ehe produrrà :t 

(b) Basterà leggere il solo Articolo Reno se sia messo in Po di Lombard^d ì 
II. del dotassimo Matematico Doto^flico stampato ia Modena pel ly^J» 



L I B R O L f 

iilvadere T Italia ; ed allora soltanto molti di essi o per 
la necessità, che avevano gì' invasori di appiattarvisi , 
o per la copiosa loro popolazione , ottennero abitato- 
ri , che nome lor diedero , e forma di paese . 

Che il fondo , su cui ora sorge Guastalla , fosse una 
volta assai cupo, e bassissimo, la quotidiana sperienza 
chiaramente il comprova ,* imperciocché ogniqualvolta 
si sono fatti in questo territorio degli scavamenti no- 
tabili , è avvenuto di scoprire strati profondi seminati 
di alga , e simil sorte di sterili paludosi erbaggi : e 
talvolta si sono scoperti degli alberi svettati assai pro- 
fondamente sotterra , i quali mostravano di aver la 
radice loro in piìi sottoposto suolo . Cosa che molto 
bene dimostra non per altro essersi alzato questo ter- 
reno , che per var j sedimenti di terra l' un sopra l' al- 
tro nelle alluvioni disposti . 

Quindi avvenne , che molti nomi de' circonvicini 
Paesi, e Villaggi nati essendo dalle circostanze del si- 
to, originati si mostrano o dalle Paludi , o da Pesca- 
gioni , o da profondità di luogo , o da boscaglia . 
Mentir non mi lasciano i Letti , o Lìdi Paludani in 
tante vecchie Carte mentovati , che oggi dan nome 
alla Villa del Paludano , ne la Corte o Possessione ol- 
tre Luzzara detta anche oggidì la Pala , nella quale si 
sono pure trovati profondamente de' mocciconi d'albe- 
ri tronchi , per cui l' antica bassezza di essa certa si 
rende. Reggìolo anticamente chiamato Rasoio ^ giusta 
il valore d§lU nostra lombarda favella, mostra d'essere 

cosi 



e ISTORIA 

così detto dà un incolto spinajo . Luzzara detta ne* 
vecchj Secoli Lucciarìa , indica d'essere stato luogo di 
pescagione , ove ottimi , ed abbondanti Luccj si ritraes- 
sero. La Fangaja dovette così chiamarsi dal sito pan- 
tanoso . Roncatilo dicevasi d' un luogo prima boscoso , 
e pieno di sterpi. Le denominazioni di Bonieno^ Bori- 
danello ^ Bondanai\o tutte sono tali , che a detta de' 
buoni Scrittori indicano profondità di luogo , derivate 
credendosi dalla lingaa degli Etrnsci , o de' Liguri, i 
quali giusta Polibio chiamavano il Po Bodaico (<2) ; 
la qual voce , a detta di Metrodoro Scepsio presso Pli- 
nio (b)j vale lo stesso che serica fondo . Può ben tut- 
to questo persuaderci dell'antico stato di questo tratto 
di Paese , e renderne certi del suo quasi totale alla- 
gamento. 

Io sostengo pertanto, che per tutto il lungo trat- 
to del Romano governo non esistesse Guastalla, di cui 
ne presso alcuno Isterico antico, ne sulla Mappa Teo- 
dosiana scritta sulla fine del IV. Secolo, e pubblicata 
da Corrado Peutinger , né presso il Cluverio szqsso 
dell' Italia antica curioso indagatore trovasi menzione 
alcuna. Io mi figuro tutto questo sito una volta quasi 
affatto sommerso, ne so vedervi ombra alcuna di Gua- 
stalla, e molto meno di Luzzara: sebbene in quanto a 

Luz- 



(a) Incolis Amn'is hìc Boderxtis nuncupatur , Polybius Lib. II. 
ib) Histor. Nacur. Lib. III. cap. le. 



LIBRO/. y 

Luzzara sì desse a credere il Cluverio , ed altri dopo 
di lui , di avervela riconosciuta , confondendola colla 
Nucerior da Tolommeo commemorata {a). Ma dell' in- 
sussistenza di una tale opinione io abbastanza ne ò 
parlato trattando dell'origine di Guastalla (h) ove ò 
dfmostratto quanto mai sia distante da Luzzara il Ino- 
Qo dell'antica Nuceria . Fu poco pratico il Danzicano 
Cluverio delle situazioni Italiane C^). 

Illanguiditosi il Romano valore , presero speranza 
X Stranieri di rendersi d'Italia Signori . Già sul princi- 
pio del quinto Secolo scatenati si videro i Goti a stur- 
barne la pace; né atterriti punto costoro dalla sconfit- 
ta avuta da Radagaiso Re loro , con maggiore bal- 
danza ritornando in campo sotto la condotta di Alari- 
co, la stessa Roma assoggettarono al proprio impero . 
Altre molte nazioni, o fossero di gloria, o di miglior 
nido bramose, sulla misera Italia a scorrere comincia- 
rono . Ma ninna vi fu che tanto si segnalasse in que- 
sta impresa , quanto il bellicoso , e fiero Popolo Lon- 
gobardo, che o dalla Scania procedente , come Paolo 
Diacono scrisse ( e ) o da quelle rive dell' Elba , che in 



(a) Infra Brlscellum haud procul a P<2- (*) Traile altre cose nel citato Ino» 

di ripa oppidum visitur vulgari nunc voca- go sogna che Co[icara fesse Rocalia tra 

kulo Lucerà, sive ut alii dicunt Lupara. Ostiglia , Mirandola e Modena, quando 

Hoc omnium fere judicio est id oppidum , e siili' Emilia al Panaro . E la Buxeta. 

é[uod Ptolnmeo votatur Nuceria . Ital. An- del Bolognese nel cap. 28 pag. »55 ^^ 

tiqu. Lib. I. cap. ai. pag. 281. confonde con Busserò dello Stato Palla-. 

(^) Della vera Origine di Guastalla vicino, 
pag. 16 e segueuti, (e) Histor. La^igobard. Lib. I. 



S ISTORIA 

oggi anno il nome di Marca di Brandebnrgo, siccome 
piacque al Claverio (a^^ venne Tanno 568 ad inol- 
trarvisi. 

Con tanto coraggio Alboino Re di questa Nazio- 
ne si avanzò 3 che occupata primieramente la Liguria 
e la Terra de' Veneti, non tardò ad assoggettarsi Tor- 
tona , Piacenza , Parma , e Bressello . Le due Città 
Reggio , e Modena distrutte quasi dalle trascorse irru- 
zioni de' Barbari ( cosicché, come osserva il Biondo , 
non meritarono mai di essere mentovate nelle Storie 
de' Goti, e de' Longobardi ) furono pur di leggieri oc- 
cupate per essolui (h) . Tanta celerità di conquista 
Paolo Diacono l'attribuisce in gran parte allo stermi- 
nio , che avea fatto poco prima la Peste in questi 
contorni. Ed ecco la Nazion Longobarda, la quale era 
colle donne, e co' figli dal patrio cielo partita, su que- 
sto nostro terreno prendere albergo , risoluta di non 
partirne mai più. 

Morto Alboino , e poscia Clefo suo successore , i 
pili potenti de' Longobardi in numero ben di trenta 
si divisero il governo del Regno , ergendosi in Duchi 
di altrettante Signorie, fin a tanto cheAutari figlio di 
Clefo cresciuto non fosse in età di poter governare i 
Popoli. Dopo dieci anni parendo loro omai tempo di 

ave- 



( « ) ©erinafìia Antiqua Lib. IIJ. cap. ( h ) Sigonius d$ Regn» Italia Lih. I? 

^i» ad au, 571 . 



L I B R O L g 

avere im Re, incoronarono Amari : il che splacendo 
probabilmente a Drottolfo uno de' mentovati Duchi , 
abbandonato il longobardo Paese rifugiossi sotto le in- 
segne di Maurizio Imperadore a Ravenna , donde con 
molte genti dategh dall' Esarco Smaragdo venne sul Po 
a Bressello , togliendolo per forza d'armi ai Longobar- 
di , e dando cominciamento ad una guerra , che appa- 
riva dover essere molto fiera, per l'alleanza fatta dall' 
Imperadore con Childeberto Re di Francia , affinché 
nello stesso tempo scendesse ad attaccare ì Longobar- 
di . Ma Autari spediti con molto accorgimento messag- 
gierl di pace a Childeberto, e con savie parole, e do- 
nativi placato l'animo di lui , acciò nuccergU non do- 
vesse 5 spinse il suu esercito a Bressello , e cosi auda- 
cemente ne incominciò l'assalto , che fuggito il ribelle 
Drottulfo , venne di nuovo quella antica Città in suo 
potere, ed entratovi la spianò, sì per dar forse castigo 
agli abitanti , come per impedire che non potessero 
mai pili i nemici rifugiarvisi per. macchinare a suoi 
danni (a). 

Queste vittorie di Autari come contribuivano a 
ristabilir maggiormente in queste fparti l'asilo ai Lon- 
gobardi , cosi potevano influir molto alla popolazione 

di 



(a) Brexlllutn Civltatem super P adi cUtus fniUtìhus i Langobardorum exerc^tut 

mnrgimm sitam expugnare aggressus est , in fortiter resistebat . . . Brexillus capta est t 

quatti Drociulf Dux a Lcngobardis aufuge- muri quoque ejus ad solurti destrucV sunt . 

rat , segue partibus Imperatoris tradetis y so- Paul. Diac. Hisc. Langob. Lib. III. cap- *§? 

Tom. L b 



IO ISTORIA 

di queste rive del Po , se, come è credibile, si erano 
incominciate alquanto a rassodare . Ma lo sterminato 
diluvio di acqua succeduto appunto in quell'anno, che 
Autari sposò Teodelinda figlia di Garibaldo Duca di 
Baviera , cioè nel 585 , dovette maggiormente impe- 
dirlo per allora. I due Santi Gregorio Magno, e Gre- 
gorio Turonese , Paolo Diacono , e con essi tutta la 
serie degli Scrittori ce lo descrivono coi pili vivi , ed 
insieme terribili colori . Nel mese di Novembre per la 
incredibile abbondanza delle pioggie per tutta l'Italia 
crebbero i fiumi a dismisura , Il Tevere allagò tutta 
Roma con danno di mólte fabbriche , e perdita de' ma- 
gazzini: e l'Adige crebbe tanto in Verona , che giun- 
geva l'acqua fino alle superiori finestre della Basilica 
di San Zenone • Rimasero distrutte tutte le vie , le 
campagne deserte, gli animali dispersi, e ridotti i po- 
deri in lagune (a) . Immaginiamoci noi ciò che suc- 
ceder dovesse lungo le rive del Po , fiume non men 
degli altri, anzi piti di ogni altro in Italia tremendo . 
NuUadimeno un si terrìbile devastamento potè giovar 
grandemente alla futura esistenza di Guastalla, perchè 
la terra glli da monti per le acque precipitose condot- 
ta a varj strati innalzandosi , e dal pili cupo delle val- 
*i a pili elevati dossi adeguandosi, formò senza dubbio 
quella vasta pianura , la qual vedremo fra non molto 

abi- 



(«) Vengasi il Muratori negli Annali d' Italia, 



L I B R O L n 

abitata . Non prodncendo da prima si vasto campo 
che sterpi ed arbusti , fu indi a poco dalla industria 
umana sbroncato , onde acquistò la denominazione di 
Roncatilo , voce longobardica appropriata a tutti qiie' 
luoc^hi, i quali venivano per simil guisa bonificati (a). 
Né perchè tal nome rimasto sia unicamente ad una 
porzione del territorio Guastallese situato lungo ilCro- 
stolo, creder si deve insussistente ciò che io ajEFermo , 
cioè che il luogo medesimo , ove poi sorse Guastalla , si 
appellasse dapprima generalmente Roncaglia : imper- 
ciocché alcune delle vecchie carte che di Guastalla ap- 
pena nascente ci parlano , situata ce la dicono appun- 
to in Roncaglio { b )i evidentissima dimostrazione di 
quanto ò qui asserito. 

Se questa bonificazion di terreno non fu eseguita 
regnante Autari , cui non mancarono altre brighe con 
Maurizio Imperadore , ebbe certamente effetto sotto 
Agilulfo secondo marito dell'accennata Teodelinda, € 
Re della nazion Longobarda ; perchè fatta egli tregua 

co' 



{a) Ad hcec vasta loca ^ quihus erepta dam Francia, & fere setnper Germanici ItU" 

futrat Silva , Roncalia , 6» Rhuncalia «u«- peratores quum primum in Italiani descende- 

cupari exinde cepta sunt . Duas Vilhs ejus- bant habere consueverunt » Murat. Antiquic. 

*lem nominis Mutimnsis civitas habet in in- Ical. Med. Aevi T. II. Diss. 21 col. iS'i . 

Yerìori agro suo . Habent & alice Longobar- (b) Nella donazione che Ermengar- 

diu urbes , nokisque occurrunt variis in lo- da fece a Domenico Carimano della no~ 

cis Ronchi , Roncovetere , Roncaglio , stra Chiesa ora detta la Pieve leggiamo : 

Ronca , 6» Aorum similia nomina. Inter qux capellulam quondam Sancii Pctri nomine 

prcesertim diu celeberrima fuit Piacentino- construclam in loco qui dicitur IVarstalltt 

rum Ronchalia ad Padum, utpote locus am' in Roncalia . Di questa donazione parlere- 

plissimus , ac nullis arboribus impeditus , in mo al SUO tempo . 
j«o iokmnem , «e mirabilem Curiajn Inter» 



b 



iz ISTORIA 

co' Greci rimasti a Mantova , e Cremona 5 e tenendo 
sotto di se Reggio , Parma , e Bressello , fece a noi 
vivere lunga pace a beneficio dell'agricoltura, la qua- 
le durata sarebbe più oltre, se Callimco Esarco di Ra- 
venna mosso da non so qual torbido genio venuto 
non fosse ad infrangerla nell'anno seicentesimo di no- 
stra salute. O sollevasse egli alcuni Duchi Longobardi 
per ottener libero il passo per Modena , e Reggio , 
come parve al Sigonio , o movesse le genti sue da 
Cremona, siccome sembra al Muratori probabile, scor- 
se fino a Parma , ov'era Duca Godescalco genero dì 
Agilulfo , e imprigionato si lui , come la consorte fi- 
gliuola del Re, trasseli cattivi a Ravenna {a). Que- 
sto avvenimento allarmò fuor di modo i Longobardi • 
Si videro tosto scorrer eglino ferocemente per tutto , 
ed abbattere specialmente Padova , e Monselice . Né 
perchè l'Imperador Maurizio detestando l'impegno, ia 
cui Callinìco l'avea condotto, togliesse a lui il gover- 
no dell'Esarcato, dandolo di nuovo a Smaragdo, av- 
venne già che si calmasse lo sdegno di Agilulfo ; che 
anzi ardendo viemaggìormente tentò ogni via di ven- 
dicarsi dell'affronto ricevuto. 

Secondo i computi del Sigonio nel mese di Lu- 
glio dell'anno eoi parti Agilulfo da Milano con gran 
copia delle sue Soldatesche , accresciute dalle genti , 

che 

{a) Paul. Diac. HisE. Langob. Lib, IV. cap. zu 



LIBRO L ^3 

che aveagli in soccorso mandate Cacano Re degli Ava-^ 
ri, e recatosi sotto Cremona per forza d'armi la pre- 
se il giorno 2 1 d'Agosto, e caldo ch'egli era del con- 
cepito sdegno tutta da' fondamenti spianolla . Indi si 
avanzò fino alle mura di Mantova , la quale benché 
munita fosse , e ben custodita , non ebbe riparo dal 
furore di questo sdegnato Re . Postosi attorno ad essa 
con macchine militari si diede a batterla si coraggio- 
samente, che in poco tempo, malgrado i difensori, vi 
si aperse la via . Resa Mantova a patti , e lasciatone 
libero uscire il Presidio Imperiale , che s' indirizzò a 
Ravenna , entrovvi Agilulfo trionfatore a' i^ di Set- 
tembre . 

Non ancor pago però de' suoi avanzam.enti , dopo 
di avere Agilulfo acquistato tutto il Paese oltre Po , 
deliberar si dovette di passare su queste nostre rive . 
Chi sa, che il luogo chiamato da Paolo Diacono Vul- 
turina , il qual venne in poter di Agilulfo in questi 
tempi medesimi, senza che alcuno Scrittore sappia dir- 
ci ove sorgesse, chi sa, dissi, che situato non fosse di 
qua dal Po ? E chi sa forse ancora , che in vece di 
Vulturina legger non si dovesse Valterlum nel testo di 
Paolo, cosicché Gualtieri detto poi nelle Carte de' tem- 
pi medj Castrutn PFahenl non esistesse fin da que' gior- 
ni , ed occupato venisse dai Longobardi ? Se tanto a 
noi piacesse di credere , ninna maraviglia ci farebbe 
il vedere le Greche milizie, che guardavano Bresselloj 
in tanto timore , che disperando dì salute ^ spargere do- 

Yes- 



14 ISTORIA 

vesserò fiamma e fuoco nell'infelice Paese, e fuggirse- 
ne come fecero , giusta il racconto dello stesso Paolo 
Diacono (^)- 

Sparse dunque sul nostro Roncaglio le genti lon- 
gobarde in simile circostanza , e disposte a guardare i 
passi del Po, tanto per impedire ai nemici ogni tragit- 
to, quanto per conservarsi la comunicazione col Man- 
tovano ridotto in loro balìa, credo io costantemente , 
che al luogo del loro accampamento dessero il nome , 
onde ora si distingue, e va fregiata Guastalla . Il va- 
loroso Bernardino Baldi primo Abate di questa Città, 
e primo eziandio , per quanto ci è noto , a scriverne 
la Storia , non ignorando alcuna delle antiche, e mo- 
derne lingue osservò , che avendola i primi abitatori 
chiamata fFarstall , e poscia Wardastalla , riconoscere 
conveniva assolutamente originata una tal denomina- 
zione da due parole tedesche ìVart ^ e Stali -^ e facen- 
do riflettere , che il verbo warteii nell'idioma teutoni- 
co da Longobardi usitato vuol dir guardare , o custodi- 
re , e che il riome Stali derivato dallo stare de' latini 
indica appunto stagione , o luogo di stabilimento ( ^ ) , 
diede al nome di Guastalla quella etimologia , che io 
oltre dieci anni addietro mi lusingava di aver trovata 
prima di ogni altro in quella mia Dissertazione della 

ori- 



ia) Paul. Diac. Hist. Langob. Lib, {b) Baldi Istoria di Guastalla MSS. 

IV, cap. 2^. 



L I B R O L ib 

origine di Guastalla . Come pensato aveva quel cele- 
bre personaggio , così del pari conchiuse assai prima 
di me Tavvedutissìmo Muratori , che esaminando la 
stessa cosa , affermò essere stato dato nome a Guastalla 
dai Longobardi , in circostanza di aver dovuto guarda- 
re , e custodir questo posto , onde tener difeso il passo 
del maggior nostro fiume (a). 

Dissi essere tutto questo avvenuto, giusta i com- 
puti del Sigonio, correndo 1' anno 602 . Tuttavia il 
Muratori mette questi accidenti sotto Tanno éoj (è). ^03 
La cagione , per la quale il Sigonio riporta tutte le 
predette cose all'anno Gol , procedette dall' aver egli 
supposto, che la pace avvenuta tra Agilulfo, e Mauri- 
zio, prima certamente della morte di Gregorio Papa , 
accadesse a' 19 di Giugno (^ ) del 603 , cioè dopo il 
Settembre del 602, in cui succedette la guerra di Man- 
tova, e prima de'i 2 di Marzo del 604, nel qual gior- 
no San Gregorio morì . La qual cosa se verificar si 
potesse , non v' à dubbio che il computo del Sigonio 
da preferirsi non fosse a qualunque altro • Ma che la 
pace stretta fosse a' i^ di Giugno, non si à che da 

Gu- 



(a) Est autem Longobardica vox y sì" {b) Annali d'Italia all'anno 60 1 . 

vff quod idem est germanica composita ex (*) E^ ben vero, che nel Testo del 

Warda , scilìcet Custodia , & Stallum , Sigonio leggesi IX. Kal. Julias , cioè ai 

quod est Sedes , & Statio . Italico dicere- 23 di Giugno; ma scorgendosi che parla 

mus Guarda-sìto . Nempe ibi , ut conjicio , di questo fatto , come accaduto nella fe- 

Militum erat Statio , O custodia ad Padi sta de' Santi Gervaso , e Protaso , deve 

fluminis viam tuendam . Murat. Nota 170 dirsi questo error di stampa, e legger- 

in Donizonem ad Lib. II. cap. 17. Rerum si XL Kal. Julias ^ cioè ai 19 ài Ohi- 

Italie, Tom. V. gno. 



iS ISTORIA 

Guglielmo Durando Autore del Secolo XIII. , il quale 
afferma aver San Gregorio in quel giorno ordinato , 
che r Introito della Messa de' Santi Gervaso, e Prota- 
so tolto fosse da un. Testo , che fa menzion della pa- 
ce , appunto perphè in tal giorno tra il Re, e l'Im- 
peradore la pace si strinse (^:). I dotti Bollandisti pe- 
rò fanno riflettere , che tale Introito fu per avventura 
ordinato piti per la speranza della futura pace , che 
per esser questa già contratta (b), E del dubbio loro 
ben fondata scorgesene la ragione presso Paolo Diacono, 
il quale assai piii antico che Durando , come vivente nel 
Secolo VIIL 5 nella sua Longobardica Storia scritto lasciò, 
essere tal pace avvenuta nel mese di Novembre , con 
patto, che avesse a durare fino al cominciar d'Aprile 
deiranno 605 (e). Sicché quando non voglia dirsi, che 
la presa di Cremona, e di Mantova succedesse nel é02, 
come parve al Sigonio, ma piaccia di sostenere che la 
Pace non si contraesse che pel Novembre del 603 , 
come sembra pili fondata sentenza , abbracciata dal 
Muratori non solo , ma pur anche dal Fleury, farà 
d' uopo assegnare i' arrivo de' Longobardi sul suolo 

Gua- 



( a ) /n festo SancÉorum Gervasli , & rum , temporumque confuslo : vereor enim 

Frotasii cantatur ex institutione Cregorii ne Lcetìtia Gregorii isto Introita testata noti 

Introitus , Loquetur Dominus pacem in tantum speclet pacem , q-uam spem pacis . 

Plebem &c. ex eo quod tali die pax inter Ada Sanaor. T. III. Jiinii in Vita SS. 

Romanorum Imperatorem j & Agilulfum Re» Gervas. & Protas. §. io N. 113. 
gem Longobardorutn extitit reformata . Du- (e) Facìa est pax mense nono usque 

rand. Rational. Divin. Offic. Lib. VII. ad Kalendas Aprilis Indiciione VIIL Paul. 

^ap. 1 3 . Diac. Lib, IV. cap. z^ . 

i^b) In kis nescio an non sit aliqua re» 



LIBRO L\ ly 

Guastallése nel Settembre del ^03 dopo la battaglia 
di Mantova : di maniera che accampatisi eglino qui 
e standovi di continuo a guardia dei passo fin a tut- 
to il Novembre , in cui fu stipulata la Pace , dessero 
allora a questo luogo il nome di fFarstall, cangiato 
poscia col t€mpo in Warda^talla ? Guardastalla , Va-, 
stalla f e Guastalla . 

Fermatesi qui dunque alcune famiglie di Longo- 
bardi presero ad abitarvi , facendo sorgere alquante 
case ov'è Guastalla oggidì , comecché alcuni pensasse- 
ro essere stata la prima Guastalla nel luogo detto il 
Castellaccio , de' quali cosi scrisse il Baldi : Alcuni Qua- 
stallesi , forsi indotti a do dalV autorità del Biondo , e 
ddr Alberti ^ stimano } che Guastalla anticamente fosse- 
fabbricata ov e ora una tenuta di terre ^ che si dice il 
Castellacelo , dal qual nome si sformano di corroborare 
questa loro opinione . Egli però fece osservare , come 
quel luogo trasse V origine da alcuni argini che chiude- 
rano un alloggiamento militare ^ in cui soggiunse essersi 
nondimeno trovati vestigi di antica Chiesa , e sepol- 
cri (a) . Lo stesso Storico riconoscendo nella Chiesa 
di San Giorgio, eretta non molto lungi da Guastalla, 
un antichità almeno di mille anni sino a' suoi giorni , 
ed avendo osservato che scavandovisi all'intorno si ri- 
trovavano segni di antico cimiterio 5 pensò che questa 

fos- 



(fl) Baldi Istor. di Guastalla MSS. 

Tom. L 



iS ISTORIA 

fosse la prima Parrocchia de' nostri primi abitatori, ri- 
putandola pili antica della Chiesa di San Pietro. Nul- 
ladimeno se il centro dell'abitato fu dove Guastalla 
a poco a poco divenne quel che ora è , avrebbe po- 
tuto anche pensare , che la prima Chiesa ivi alzata , 
fosse quella di S. Bartolommeo già esistente dove ora è 
la Casa de' Padri Teatini, trovandone noi memoria fi- 
no in una Bolla di Urbano II. dell'anno 1086 come a 
suo tempo vedremo . Io però non so distogliermi dal 
credere, che la Chiesa di San Pietro, detta oggidì la 
Pieve , sia veramente la prima che si edificasse qui ; 
sì perchè ebbe sempre essa i primi onori, come anco- 
ra perchè nelle prime Carte, che ci fanno menzione di 
Guastalla , essa è 1' unica ad essere accennata , talché 
tutte le altre credere le dobbiamo innalzate posterior* 

mente. 

Felice sommamente e tranquillo esser dovette lo 
stato della nostra primiera Gente; conciosiachè la giu- 
stizia , e l'equità nel Longobardico Regno fiorirono a 
maraviglia , ne vi si tollerarono giammai le insidie , 
le frodi, e i latrocinj, da' quali sì il ricco, che il po- 
vero vivevano giocondamente sicuri. Attendendo i pri- 
mi abitatori di questo luogo all' agricoltura , grato 

eser- 



(a) Erat tunc hoc mlrahìle in Regno furia , non tatrocinia . Unusquìsque quo ti- 

Ldngobardorum : nulla erat violentia y nul- bebat securus sine timore pergebat . Paul 

la struebantur insidict . Nemo aliquem inju- Diac. Histor. Longob. Lib. III. cap. i6. 
ste angartabat , ncmo spoliabat , Non e^rant 



L I B R O L 29 

esercizio una volta ai medesimi Regi /> più florido ed 
ameno, che prima non era, auranno reso il territorio: 
ed alla pescagione applicandosi, e ritrovandola abbon- 
devole di Luccj poco lungi di qui , diedero per certo 
il nome alla Lucciaja in oggi chiamata Lupara , che 
fu Isola un tempo dall' acque circondata ( * ) , ed ora 
è Terra di qualche considerazione, che memore della 
sua origine, anche al presente innalza un Luccio per 
Arme. 

Se avesse Guastalla in que' Secoli alcuno suo par- 
ticolar Signore, che in Feudo la possedesse, non è age- 
vole il saperlo ; che non tanto di queste cose , ma 
neppure del nome di essa trovasi giammai fatta men- 
zione nelle Storie de' Longobardi . So che il Muratori 
c'insegna doversi conchiudere, che signoreggiassero uà 
tempo un Paese quelle Famiglie , che dal Paese mede- 
simo trassero poscia il cognome (a) : laonde trovan- 
dosi tra le nobili Famiglie Reggiane annoverata dal 
Tacoh la Guastalla (b)^ e tra le cospicue di Mantova 
essendovi la Casa Lu^^ara , argomentar si potrebbe 
che esse una volta tenessero di questi luoghi il do- 
minio. Ma chi ci assicura, che la regola predetta ab- 
bia d'ogni Famiglia, che prese cognome da un luo- 
go , a verificarsi ? E se ancora ne piacesse affermar , 

che 



( ) Oltre la Storia MSS. di Manto- nome di Isola . 
va ^ del Janelli si vedranno Documenti (a) Antiquit. Mcdii j^vi Dìssert. ^2i 

nell'Appendice, che danno a Luzzara il {b) Memor. Iftor. di Reggio. 



20 ISTORIA 

che ciò fosse , qual lume ne ritrarrebbe giammai la 
Storia Guastallese? 

Giacché dunque le Storie del Longobardico Re- 
gno ci lasciano fra le tenebre, per avvicinarmi a que' 
tempi , che maggior lume ci danno , dirò che questo 
durato essendo poco più di due Secoli, fu spento dal 

774 celebre Carlo Magno , che F anno 774 i Regnatori 
Desiderio, e Adelgiso sconfisse, e soggiogò. Questi di- 
venne di tutta la Lombardia Signore ; ed in un suo 

781 Diploma dato Tanno 781 ad ApoHinare Vescovo dì 
Reggio, mostrò d'aver egli tutto l'ampio dominio di 
questi contorni : imperciocché richiesto a confermargli 
le giurisdizioni della sua Chiesa , ed a riconoscere i 
limiti della sua Diocesi , per tal maniera lo fece , che 
indicò essere Guastalla in detti limiti contenuta , come 
di fatti ne' primi tempi la fu ( a ) . Indi sentenziando 
a favore del Vescovo contro Anselmo Abate di No- 
nantola , che accogliendo fra i Monaci Ansperto Ca- 
nonico Reggiano, aveva ancora accettato da lui l'Ora- 
torio di San Giorgio di Luzzara , e di S. Andrea in 
Gabiana , dati a semplice titolo di benefizio dal Ve- 
scovo ad Ansperto-, e decretando che tali Oratorj col- 
le doti loro tornar dovessero al Vescovo , come era 
stato conchiuso doversi fare per i Vescovi di Bolo- 
gna , di Modena , e di Parma , liberale mosirossi corx 

Apol- 

i(t) Yed. Antichiù , e Pregi ddia Chiesa Guastallese, 



L I B R O L %i 

Apollinare, concedendogli di più un Bosco vicino alle 
tenute dell' Oratorio di Luzzara , e le Pesche nel Po ^ 
e nelle Paludi entro i confini dì quella Corte ( a ) . 

Egli è ben vero però, che di tale Diploma du- 
bitò molto quel gran Critico del Muratori , il quale 
avendolo cogli occhj proprj veduto , avvegnaché di 
carattere antichissimo , e corrispondente a que' tempi , 
osservò , che il Sigillo di cera appostovi non è dalla 
opposta parte ripercosso come converrebbe , talché 
sembra levato da un altra pergamena , ed a questa 
applicato; che sono false le Note della Indizione ; che 
vi si legge Longobardorum in vece di Langobardorum , 
voce sempre a que' giorni adoperata ; e che le paro- 
le , id nobis ad Augustalis Excellcntìx culmcn proficere 
credimus , non erano in quell' anno corrispondenti alla 
dignità di Carlo , il quale era semplicemente Re, e 
non per anco dell' Imperiale corona decorato (è j . 
Tuttavolta il chiarissimo , e celebre Mabillon Crìtico 
egli pure de' più accorti, ed eccellenti, non avea cre- 
duto poter alcune delle predette cose far ostacolo alla 
genuinità del Diploma ? che anzi sopra di esso^ fon- 
dò un tratto de' suoi pregiatissimi Annali Bcnedetti- 
lìi (e). 

Per altra parte poi mi fo a considerare , che per 

qual- 



(a) Appendice Num. I. (e) AnnaL Benedici, Tom. II. ad a^i 

{hy Muratori Antiquit. Ital, Medii 781. Ub. 25 pag. 240 . 
'^vi Tow, HI. Piìscrt, 35 col, Bj. 



2z ISTORIA 

qualsivoglia peso aver sembrino le riflessioni del Mu- 
ratori, deve esser niilladimeno cosa indubitata , e cer- 
tissima , che tal Diploma uscisse dalla Cancelleria di 
Carlo Magno • Imperciocché altro Diploma ci resta 
dato da Ugo, e Lotario Re d'Italia alla -Chiesa Reg- 
giana sotto il giorno io d'Agosto dell'anno 942 , in 
cui confermandosi alla medesima la Cappella di Luz- 
zara, ed il prenominato Bosco (*) , citato viene ap- 
punto il Diploma di Carlo Magno , con cui le stesse 
cose erano state prima di tutto decretate , e stabili- 
te {a) . Del qual secondo Diploma punto non dubitando 
il Muratori , che attesta di avelo veduto originale esi- 
stente nel dovizioso Archivio de' Canonici di Reggio , 
si deduce per conseguenza legittima , che ai tempi d' 
Ugo, e Lotario doveva esistere per cosa certa il dis- 
putato Privilegio di Carlo Magno , con cui, si deter- 
minò che la Cappella di Luzzara fosse al Reggiano 
Prelato restituita . Ne dir si può che allora fosse finto 
quel Documento^ e presentato ad Ugo , e Lotario co- 
gl' indicati difetti, e con quello specialmente del Sigil- 
lo, poiché sarebbe stata di leggieri scoperta la frode 9 
ma suppor si deve piuttosto, che allora esistesse l'ori- 
ginale, e che l'indicato esemplare dal Muratori vedu- 
to 



(*) viene questo indicato in ambi- (fl) Sìcut a Karolo Magno per Deere- 

due i Documenti colla voce Gajum , la tum Protcepti colUtum , sìvc eidem Eccle* 

quale come insegna il Muratori Antiquit. sice sancitum , 6" determinatum fuit . Mur. 

Meda /Evi Tom. IL Dlss, aj col. i6$ va- loc. cit. T. I. Diss. 12 col 661 > Veggasi 

le Io scesso che Nemus , l'Appendice Niim. II. 



L I B R O L Z3 

to^ sia Copia, sopra della quale fosse poi riportato un 
Sigillo di Carlo Magno preso altronde. 

Se prestar fede ne piaccia a Guido Panciroli gra- 
vissimo Isterico Reggiano, assai pili di autorità seppe 
acquistarsi in Luzzara; Vitale successor di Apollinare 
nel Vescovado, perchè nell' 828 dall' Imperador Lodo- 828 
vico Pio la detta Corte con quella di Mezenzati- 
co comperò per denari a nome della Chiesa di Reg- 
gio (a). Gli sconcerti però che poco appresso successe- 
ro , a lui ne turbarono per qualche tempo il pacifico 
possedimento . 

Erasi Lodovico Pio assunto compagno nel Trono 
il figlio Lotario , il quale con esecrando esempio d' 
ingratitudine osò co' fratelli congiurare a danni del Pa- 
dre . Aspri tumulti dì guerra fecero insorgere gli sco- 
noscenti Figliuoli : e perchè molta soldatesca conveni- 
va a Lotario tener in piedi a fine di secondare il suo 
vituperevole capriccio , e facea d' uopo mantener qua 
e là de' Presidj , i quali custodissero i pili gelosi posti 9 
e i passi pili perigliosi , cosi non avendo con che so- 
stener tanta gente , ardi usurparsi varie Terre degli 
Ecclesiastici , mettendole in mano de' suoi Capitani . 
Tra queste furono appunto le Corti di Luzzara , e dì 
Mezenzatico , siccome Pietro Melli racconta (h)'j a 

guar- 



(a) Apollinarì Vitalis in Urbis nostra Pio anno 8x8 Regiensis Ecclesia nomine 

Episcopatu successity qui Maseniaticum , cu- emit . Histor. Regii Lepidi MSS.Lib. H- 
jus agros beneficiario jure postea privatis ( b ) Cronica di Reggio presso il Ta- 

concessit 3 & Lu\\arianì. Oppida a Ludovico coli Farce II. pag. 484. 



24 ISTORIA 

o-iiardia delle quali posto fu da Lotario un suo Vas- 
sallo denominato Riccardo . La vicinanza del luogo ci 
fa supporre , che esente non andasse anche la Corte 
di Guastalla da una tale invasione ; ma non abbiamo 
ne Storie, ne Documenti onde accertarsene . Qui ten- 
ne dunque Lotario le genti sue da guerra fin a tan- 
to che ravveduto del soverchio ardimento con cui fa- 
ceva insulto al paterno amore , di cui durante ancora 
la fiera inimicizia veniva ricevendo non equivoche fre- 
quenti dimostrazioni, deliberossi di tornar fra le brac- 
838 eia del clementlssimo genitore. Allora fu che ritirate 
da questi luoghi le truppe , rimise nelle mani del Ve- 
scovo di Reggio le sue Corti ^ e Cappelle di Mezen- 
zatico , e Luzzara , lo che non avvenne già T anno 
848, siccome per errore, forse di stampa, leggesi nel- 
la Cronaca di Pietro MelU, ma bensì neh' 83 8 il gior- 
no 17 di Agosto, come rilevasi dal Documento a noi 
pervenuto (a). 

Non bastò tuttavia questa solenne restituzione a 
perpetuare alla Chiesa Reggiana il dominio di detti 
luoghi , conciosiachè dopo il corso di alcuni anni noi 
li vediam ritornati in balia della Regia , ed Imperiai 
S40 podestà . O che lo stesso Lotario rimasto poi solo a 
reggere X Impero , e il Regno d' Italia tornasse a pri- 
vamela, o che Lodovico II. suo figh'o trovasse manie- 
ra 



( 4 ) Appendice Niim. II. 



LIBRO L 



io 



ra di ricuperarli , certa cosa è , aver noi prove indu- 
bitabili della dispotica sovranità esercitata in Guastal- 
la , in Luzzara , e negli altri circonvicini luoghi dal 
medesimo Lodovico. Deliberato questi di prender mo- 
glie , e posti gli occhj sopra la celebre Angilberga , 
della cui origine- non troviamo convenire gli Storici 
(^') 5 prima di venire alla celebrazion delle Nozze , 
donoUe a titolo di dote due Corti , correndo Tanno 
850 5 cioè Campomigliaccio sul Modenese , e Corteno- 

va 



8jo 



( * ) Il Canonico Pier Maria Campi 
nella Parte I. dell'Istoria Ecclesiastica di 
Piacenza Lib. VII. pag. 219 pretese che 
Angilberga fosse figlia di Lodovico I. Re 
di Germania . Pare che tal opinione sia 
fiancheggiata da varj Documenti, perchè 
Angilberga nel suo Testamento , che ver- 
là in parte da noi riprodotto nella no- 
stra Appendice , diede iJ titolo di suo A- 
vunculo a Carlo Calvo fratello del detto 
Ile Lodovico, intendendo di chiamarlo Zio 
paterno ; giacche , come osserva il Du- 
Cange nel Glossario, usarono gli Scritto- 
ri de' secoli di mezzo la voce Axiinculus 
anche in significato di Patruus • Così Car- 
lomanno , e Carlo Crasso figli dcHo stesso 
Lodovico onorarono lei del titola di So- 
rella. In quanto a Carlomanno ciò costa 
da un Diploma pubblicato dal citato 
Campi neir Appendice alla Parte I. N. 
XI. ove leggiamo : amatitissimce Sororis nO" 
strae Angilbergx ; e per quel che appar- 
tiene a Carlo Crasso noi lo vedremo in 
un suo Diploma dell' anno 8S2 che ri- 
produrremo a suo luogo . Arnolfo poi fi- 
glio di Carlomanno in un suo Privilegio 
dell' 8yó presso il Campi nel citato luo- 
go N. XXXVI. r appellò Nepte nostra , 
intendendo certamente di chiamarla sua 
Zia , giacche in que' tempi poco o nulla 
intendevasi la vera significazione delle 
voci latine . Tiuto questo potrebbe far 
creder vera 1' opinione dsl Campi . Ma 

Tom. L 



il Muratori osserva , che se fosse stata 
realmente figliuola di Lodovico I. Re ài 
Germania , veniva ad essere Cugina di Lo- 
dovico II. Imperadore , col quale non 
avrebbe in alcun modo stretto il matri- 
monio , non solendosi a quc' tempi di- 
spensare da tali gradi di consanguinità * 
Riflette di più, che negli Annali di Fran- 
cia narrandosi sotto l'anno 872 uh ab- 
boccamento tenuto in Trento fra Lodovi- 
co I. Re di Germania e 1' Imperatrice 
Angilberga , nulla si esprime a significa- 
re eh' essa gli fosse figliuola j aggiu- 
gnendo di più , che in un suo Diploma 
dell' Syd chiamolla soltanto sua figlia 
spirituale : dilec?a ac spiritualis filia nostra 
Engilpirga . Dalle quali cose egli conchiu- 
de niun altro vincolo esser passato fra 
quel R.e , e la nostra Imperadrice , salvo 
che la parentela spirituale contratta cori 
Angilberga dal Re nel tenerla a battesi- 
mo . ( Murai. Annali alV anno 872 ) 
Pertanto i titoli onorevoli di consanguini- 
tà accordati a lei da Carlo Calvo , Car- 
lo Crasso , Carlomanno , ed Arnolfo , 
non sono di maggior peso di quello di 
figlici spirituale a lei dato da Lodovico 
Re di Germania . Il Bouchet presso il ci- 
tato Muratori la credette figlia di un 
Duca di Spoleti , e i Sammartani la vol- 
lero nata da Eticone Guelfo fi}^li:ì.oIo dì 
Eùcone Plica di Svevia . 



4 



z6^ ISTORIA 

va sul Reggiano in vicinanza di Luzzara ( a ) . Rima- 
sto poi solo neir Imperiai seggio, e parendogli ben de- 
.gna l'augusta Consorte della sua liberalità, non seppe 
far contrasto alle preghiere di lei , allorché udì richie- 
dersi in dono le Corti di Guastalla , e Luzzara colle 
irispettive loro Cappelle di San Pietro , e San Gior- 
gio, Dispostissimo a compiacerla il Monarca , il gior- 
S64 no 2 di Novembre dell'anno 8^4 ordinò T estensione 
del Privilegio, con cui fece alla Imperadrice Angilber- 
ga libero dono di questi luoghi , e di quanto a' mede* 
simì apparteneva , assoggettando a lei tutte le fami- 
glie ivi albergate , e abilitandola a far di tutto que- 
sto quell'uso che a lei meglio piacesse (h) . Delegò 
quindi suoi Messi a dargliene il possesso , e segnata- 
mente Gualberto Vescovo di Modena , perchè nelle 
pili legali forme riconoscere la facesse Padrona di Gua- 
stalla . 

Venne il Prelato a Guastalla , e insieme vi si recò 
un certo Pietro Procuratore della Imperadrice . All' 
atto solenne eseguito il giorno 28 dello stesso mese si 
ritrovò presente Tancredi Cappellano , e Consiglier 
deli' Imperadore , evi convennero diversi Chierici, e Lai- 
ci qualificati . Fu letta la carta di donazione , e inteso 
il tenore di essa , il Vescovo Gualberto facendo al 

Pro- 



(fi) Docum. cpud Murator. Aatiqnìt. {b) Appendice NuttJ., III,. 

hai. Mcd. .^vi T, II. Diss, zo col. 117. 



LIBRO L zj 

Procuratore di Angilberga toccare una colonna della 
casa edificata sulla Corte Giiastallese , dichiarò di met- 
terlo in possesso a nome della Imperadrice si della 
Corte , come della sua Cappella , e de' beni alla me- 
desima appartenenti {a). Per lo stesso mòdo sarà sta- 
ta eseguita la ceremonia in Luzzara : e da quel pun- 
to presero questi umili ed abietti luoghi a lusingar* 
si di miglior sorte , giacché la qualità della loro no- 
vella padrona non poteva farli sperar se non bene . 

Il fin qui esposto , e molto pili A\ tenore de' mo- 
numenti, che per non recar noja a chi legge, riserbia- 
mo al fine di quest'Opera, ci dà una viva pittura 
dello stato e condizion di Guastalla in qiae' giorni * 
Altro essa non era che una Corte , o come spiegar 
ci possiamo col Muratori , un aggregato di Poderi , 
che formava un intera Villa , con Chiesa ; dove si am- 
ministravano i Sacramenti (è) . Che Guastalla non ec- 
cedesse quest'umile condizione, raccoglìesi dalla qualità 
delle persone , che l'abitavano : Servi , e Serve , A!- 
dj , e Aldiane , cioè gente o del tutto , o quasi del 
tutto schiava, ed obbligata a continuo lavoro in prò 
de' Padroni , come spiega , e dimostra il Muratori me- 
desimo (e) , la popolazion ne formavano . Non si 
scorge che vi fossero persone libere , e nobili . L'abi- 

ta- 



( a) Apendlce Num. IV. (e) Ivi Dlssert. 14 e i; 

ib) Anùckicà Italiane Disserc. 21 ; 



zS ISTORIA 

tato doveva essere tutto campesire, e villereccio: nori 
vi si vede né Castello , né Rocca , giacche se alcun 
luogo munito fosse ivi sorto , ne sarebbe stato dato il 
possesso a Pietro colla consegna delle chiavi , e de' 
ponti, come raaisempre l'antichissimo costume portò ; 
Una sola Casa signorile detta la Casa della Corte , 
come quella , che doveva servir d'albergo ai Domi- 
nanti , o che abkavasi dai Messi , e Ministri loro , 
formava il sito pili nobile ; e questa appunto fu quel- 
la , in cui presero ricetto il Vescovo di Modena , e 
tutti que' Personaggi , che furono presenti all'atto del 
possesso conferito al Procurator di Angilberga col far- 
gU toccare una colonna. Una sola Cappella, o sia un 
Oratorio consegnato alla cura d' un Sacerdote , che di- 
rigesse il Popolo nella via della salute , senza però 
avere il diritto della Fonte Battesimale (a), sorge- 
va su questa Corte . Non distinguevasi in somma 
Guastalla a que' giorni da una delle nostre moderne 
Ville. 

Quindi mostrò bene d' aver tolta non altronde 
che dal suo cervello la Storia Guastallese il Compila- 
tore di quella Cronaca manoscritta , che possedevasi 
un tempo dall'Arcidiacono Francesco Caracci , allor- 
ché affermò aver quivi 1' Imperador Lodovico II, una 



ga- 



(3) Ted. Acu-chicà , e Pre^fi della Ckìesa Guastali. Cap. i. 



L I B R O L z^ 

gagliarda Rocca innalzato (a); mentre se Rocca, o 
Castello ( che a que' giorni aveasi per tuttuno ) qui 
veduto si fosse , sarebbe stata indicata pur anche ne' 
Documenti accennati; persuadendoci non poche Perga- 
mene , che se una Corte avesse avuto sopra di se un 
Castello, non si ometteva di nominarlo C^) . Castello 
però in Guastalla non vedesi accennato giammai pri- 
ma de' tempi della Contessa Matilde ; laonde un tan- 
to silenzio congiunto al tenore de' già indicati monu- 
menti basta a chiarirci del vero. 

Ne gioverebbe voler mostrare il contrario coli' 
autorità del Muratori , il quale altrove asserii, che gli 
Antichi per Corte intender volevano V unione] di molti 
poderi , an\i un Castello , di modo che molte Terre y e 
Castella de nostri tempi erano allora appellate Corti (3). 
Io vedo tosto una falsa supposizione in queste poche 
parole, nelle quali pare che si tenga per certo , come 
que' luoghi, i quali ora sono Terre ^ e Castella , fosse* 
ro pur tali in quel tempo , che sì chiamavano Corti • 
Ma questo deve per falsissimo riputarsi , poiché le 
Corti crebbero bensì a poco a poco in Terre , e Ca- 

stel- 



( a ) Presso il Prevosto Resta Memor. <ituf Bojoarìa » alia in loco uhi dicitur Fns- 

dì Guasc. MSS. sato Regi cum Castro ad unaquaque Corte 

(*) Il Muratori Antiqu. Ital. Madii super se habentc . E in una delle Carte 

-^v: T. J. Diss. I , reca una carta del Macildìane pubblicate dal Fiorentini leg- 

1053 ove si legge : Alia namque Curie giamo : de medietate de Castello , & Cur" 

Abana in loco , ubi dicitur Saviniino simi- te de Cumullo . 

litcr cum Castro inibì habente : e poco do- {b) Antichità Italiane Disserc i9' 

pò nella medefìma : unam in loco ubi ^/- 



30 ISTORIA 

stella , ma non furono una volta que' luoghi celebri , 
che alcune di esse sono presentemente . Che il Mura- 
tori mostrasse di ammettere veramente il detto falso 
supposto , apparisce vieppiù dalla prova eh' egli sog- 
giunge , accennando in conferma dell' opinione , che 
oggidì Guastalla e Citù , e Lu^^ara e Pegognaga Ta^ 
re di riguardo j quantunque una volta avessero il tito- 
lo di Corti . Ma che vorrebbe dedursi da tutto que- 
sto ? forse che Guastalla , ed altri luoghi furono una 
volta gli stessi, che sono oggidì ? Aurebbe un bel fa- 
re colui che volesse provarcelo . Conveniva riflettere , 
che quando il titolo di Corte davasì ad un luogo , 
che avesse Castello , il detto titolo non riferivasi al 
Castello , ma bensì al Territorio di esso , o sia alla 
Campagna, che circondavalo ; il perchè quando ci av- 
verrà di scorgere dato ad un luogo il nome semplice 
4i Corte senz' altra aggiunta , potremo sempre con- 
chiudere, che fosse non pili di un Villaggio. 

Intanto la nostra Imperadrice Angilberga Signora 
di Guastalla, tutto alla gloria di Dio rivolto l'animo , 
altro non meditava , che Tergere un conspicuo Moni- 
stero , ove raccolte le pie Vergini desiderose di dedi- 
carsi al divin culto , potessero ivi sciolte dalle cure 
mondane di sì virtuosa brama soddisfarsi . Il celebre 
Asceterio dedicato alla gloriosa Risurrezione di Cri- 
sto , e ai Santi Martiri Sisto , e Fabiano , che poi si 
vide sorgere nella Città di Piacenza , era l'oggetto 
più dolce delle sue magnifiche idee. L'anno 842 otte- 
nuto 



L I B R O L 3^ 

nato aveva già dall' Augusto Consorte la facoltà di 
edificarlo (a) , con privilegio ch'essa ne dovesse ri- 
maner sempre interamente padrona , e che cessando 
ella di vivere, sottentrasse ai diritti di lei la figliuola 
Ermengarda . Già ne sorgevano felicemente le mura 
neirSój, allorché palesando ali' Imperadore il desiderio 8^5 
di arricchire tal Monistero di tutte quante le proprie- 
tà , ond' egli erale stato largo e Hberale , ebbe da lui 
un Diploma, per cui le donò l'Abazia di San Pietro 
in Cotrebbia non molto da Piacenza lontana , e le 
confermò il possesso delle Corti di Guastalla , Luzza- 
ra, Paludano, Campomìgliaccio , e di altri luoghi, ac- 
ciò l'entrate di tali proprietà non tanto servissero ad 
utilità di lei, quanto al mantenimento delle sacre Ver- 
gini, le quali erano per servire a Dio nel Monistero 
già cominciato a edificarsi {b) . Tal documento spe- 
dito vedesi il giorno 3 di Giugno del detto anno . 
ch'era il XXI. dell'Impero di Lodovico ; e però non 
s' intende come il Signor Poggiali possa pretendere 
che appartenga piuttosto all'anno 8^4 (c)i impercioc- 
che fatto il computo dalla coronazione di Lodovico , 
succeduta il giorno 1 5 di Giugno deli' 844 , sino al 3 
di Giugno dell' 8^5 , si vede appunto correre allora 
l'anno XXL di tale coronazione , il qual si accorda 

ma- 



(«) Presso il Campi Istor. Eccl. eli (e) Mcmor. I^cor, di Piacenza T. II, 

5iac. P. I. nel Registr N. IX. j>a£, 458. pag. 3:4 . 
{h) Appendice ISum. V. 



3^ ISTORIA 

maravigliosamente colla Indizione XIII. , che il Cam- 
pi riconosce- doversi leggere nelle note cronologiche 
del Diploma. 

Tumulti aspri di guerre mosse dai Saraceni ali* 
Italia, trassero Tlmperadore a portar soccorso al Du- 

^GG cato di Benevento ; né già sofferse la coraggiosa An- 
gilberga di lasciarlo andar solo , perchè amandolo te- 
neramente , credette dover con esso dividere il peso 
di tante e sì gravi cure , accompagnandolo fra i ru- 
mori dell' armi . Lunghi furono i contrasti , terminati 
felicemente colla rotta di que' barbari sotto Bari nell' 

871 871 ? e trattenutasi per varie vicende Angilberga in 

874 Capua sin all'anno 874 {a) ^ ritornò poscia a Piacen- 
za premurosissima di far proseguire le sue sospese fab- 
briche ; al qual effetto col permesso dell' Imperadore 
cercò di far certe commutazioni de' beni suoi a vantag- 
gio del Monistero, il cui edificio per l'espressioni dell' 
imperiai privilegio vedesi ancora imperfetto , e appe- 

37 j na intrapreso {h). Nel mentre che affrettavasi il com- 
pimento, venne a morte l'Augusto Lodovico senza fi- 
gliuoli maschj, lasciando campo ad acerbe contese tra 
i due fratelli Lodovico Re di Germania, e Carlo Cal- 
vo Re di Francia ambidue pretendenti dell'imperiale 
Corona , 

In 



{a) Muratori Annali d'Italia all'an- {b) Diplom. spud Murat. Anticiiùti. 

v<b 874. Msd. Jtvi T. II. Diss. zC col, 45^ . 



L I B R O I. -.'z 



In tale stato di cose la Vedova Angilberga si ri- 
tirò nel Monistero di Santa Giulia di Brescia, adunan- 
dovi le sue ricchezze, le quali non furono tuttavia sal- 
ve dalla rapacità militare . Pretendono alcuni ch'ella 
ivi prendesse il velo sacro (a) , mentre altri credono 
che nel Monistero Piacentino, poiché fu compito , ciò 
effettuasse (è) • Io non saprei decidere, chi abbia in 
ciò ragione ; perchè sebbene costi del suo ritiro per 
qualche tempo al Chiostro, non è forse del tutto certo 
eh' ella si monacasse ; anzi sembra che nò , dal veder- 
si ora in un luogo ora, in un altro passata. Stando in 
Brescia, sollecitò 1' edifizio del Monistero Piacentino, e 
dell'Ospedale allo stesso contiguo -, indi in vigor del 
permesso avutone da Papa Adriano IL, e dal regnan- 
te in allora Gioanni Vili. Sommo Pontefice, v'intro- 
dusse le Monache sotto la Regola di San Benedetto , 
prima Badessa delle quali fu una tal Cunegunde , cre- 
duta dal Campi quella medesima Vedova di Bernardo 
Re d'Italia , la quale fondato aveva in Parma il ce- 
lebre Monistero di Santo Alessandro (e) , ma certa- 
mente assai diversa da quella , siccome altrove io mi 
lusingo di avere abbastanza fatto comprendere {d). 

Per 



(fl) Mabìllon Annal. Benedici:. T. in. Istot. di S. Benedec. di Polirone Lib. 4 

Lib. 37. ad an. 875 . Biemmi Istor. di pag. aoa. 

Brescia T. II. Lib. 4 pag. 183. (e) Campi loc. cit. pag. 210. 

(è) Arnold. Wion Lign. Vita P. I. {d) Antichità, e Pregi della Chiesa 

Lib. 2 pag. 198. Campi Istor. Eccl. di Guastali. Cap. 2 pag. 5). 
Piac. P. T- Lib. 7 pag. aio . Bacchiuì 

Tom, /. e 



34 ISTORIA 

Per tal maniera compita l'opera, invitò nel mese 
di Marzo dell' 877 a Brescia Ansperto Arcivescovo di 
Milano con molti altri Vescovi , e Signori , tra i qua- 
li furono i Messi di Carlo Calvo Imperadore , e ad 
essi esponendo , come il defunto Imperador suo marito , 
ed altri le aveano conceduto facoltà di poter de' suoi 
beni liberamente disporre, dichiarò per pubblico testa- 
mento di far erede il Monistero Piacentino, che d'ora 
inanzi chiamerem di San Sisto , di tutte le Corti e 
Poderi ond' essa aveva dominio , tanto sul territorio 
Piacentino , quanto in diversi Contadi . Que' luoghi 
che gli donava sul territorio di Reggio, in tali termini 
li annoverò ; Curtenova ? Pigugnaria p scu Ù alias Cor- 
tes meas Feline que vocantur Guardastalla , Ù Cune 
mea Luciana in finibus Regiensibus ; e di questi par- 
lando il Muratori, dice che si chiamavano Conenova , 
Pigognaga j Felina , Guastalla , e Lu^:^ara ( ^ ) . Ma 
questo grande Scrittore cosi spiegando i sentimenti del 
testamento di Angilberga, non ricordossi di aver egli 
già pubblicato un Documento, che insegnava non gia- 
cere altrimenti in allora Felina nel territorio Reggia- 
no, come al presente vi giace , ma essere bensì parte 
del Gastaldato di Bismantova spettante a que' giorni 
al Contado Parmigiano ; e che non avrebbe potuto 
Angilberga disporre di Felina , perchè fin dall' 863 

era 



(«) Annali d' Ital. all'anno 877. 



LIBRO L 33 

era stata colla Corte di Malh'aco donata da Lodovi- 
co IL al Conte Suppone suo Consigliero , e Vassal- 
lo (a) . Replicò pur egli altrove il Muratori , che 
Felina e Malliacus erano Cord Castelli di Pannai e 
oo-cridì appartengono a Reggio (è) . E come mai dun- 
que poteasi far menzione di questa Felina nel testa- 
mento di Angilberga ? Dicasi pur francamente, che il 
celebre Critico non fu presente a se stesso, quando co- 
si dichiarò il passo del testamento. 

Io esaminandolo attentamente, rilevo come quelle 
parole , seu ù alias Cortes meas Feline , que vocantur 
Guardastalla ; Ù Curte mea Luciaria altro non signifi- 
cano, fuorsolamente che le due Corti di Guastalla, e 
Luzzara chiamavansi le Corti della Felina , o situate 
dicevansi in una vasta campagna denominata Feli- 
na (e) ; talché Felina e Guastalla suonano in questo 
luogo come il continente , e il contenuto , o forse an- 
cora come una medesima indivisibile cosa • Vediamo- 
ne una prova convlncentissima • La Regina Ermen- 
garda l'anno 850 confermando la donazione materna 
alle Monache di San Sisto, disse tra le altre cose, che 
nel Contado Reggiano dava loro quattro Corti , una 
che vien denominata Felina ^^ ove si dice Guastalla , l'al- 
tra 



(a) Antiquit. Ical. Med. JLyi T. I. Longobarda Feld y leggendosi presso Pao- 

PlSS. XI. <;ol. 5^^. 1q Diacono: habitaverunt in cawpis paten- 

{b) Antichità Ital. Tom. I. Diss. XI. tibus , qui sermone barbarico Feld appellane 

(e) Potrebbe essere che la denomi- tur Vib. i cap. 20. 
nazione di FrlJr.a derivasse dalla voce 



3^ ISTORIA 

tra Lupara j la terza Conenova , e la quarta il Palu- 
dano (a). Se Felina fosse stata da Guastalla diversa , 
non quattro Corti , ma bensì cinque state sarebbero 
le già accennate . La medesima espressione è tenuta in 
una copia dello stesso documento riferito in un Placi- 
to del 503 5 sebbene con qualche diversità; poiché ivi 
si anno queste parole : Due Cord di mio diritto^ che 
sono situate nel Contado Reggiano , una di queste nel 
fondo , e luogo Guastalla , ove si dice Felina , V altra 
ove si dice Lu:^^ara (b) . Ecco dunque che Felina e 
Guastalla nel testamento di Angilberga si riconoscono 
per uno stesso luogo ; e che nulla ivi à che fare V al- 
tra Felina del Gastaldato Bismantino dominata a que' 
giorni dal Conte Suppone (*) . Il Campi in pili luo- 
ghi egli pur lasciò scritto , che T Imperadrice aveva 
donato al Monistero Guastalla , e Felino , ma nulla 
vale r autorità sua contro V evidenza della ragione ; 
anzi tanto più è da rigettarsi , quanto che sembra 
aver egli equivocato tra Felina e Felino , il secondo 
de' quali luoghi giace a mezzo giorno da Parma sul- 
le prime colline che sorgono al piede del torrente 
Baganza. 

Altre Corti e Signorie conferi Angilberga al suo 

Mo- 



(5) Appendice Num. IX. ta poi dalla Contessa Matilde al celebre 

ib) Appendice Num. XI. Monistero di Canossa, come sappiamo da 

{*) Questa e la stessa Felina dona- Donizonc , il quale cosi ne scrive ; 
Ljus quucirca tribuit sub jure Felinam 
Egregiam Curtem dantem fruges sat abmde % 



LIBRO L 2j 

Monistero nel Piacentino , Lodigiano , Cremonese ^ Mo- 
denese , ed altrove , a se niilladimeno riserbandone 
l'amministrazione , ed alia sua figlia Ermengarda in 
appresso , ordinando che quando essa non avesse vo- 
luto monacarsi , dovessero le figliuole da lei discen- 
denti, che in San Sisto preso avessero il sacro velo , 
esser sempre create Badesse , e tenere il dominio de' 
luoghi al Monistero spettanti ,• lasciando libera la ca- 
nonica elezione , allorché non sussistesse più la propa- 
gine della succession feminile di linea primieramente 
materna , e poscia paterna . Raccomandata la prote- 
zione del sacro luogo alla Sede Appostolica , delegò 
giudice delle cause di esso l'Arcivescovo di Milano , 
cui riserbo del pari il diritto d'inaugurar le Badesse , 
sostituendo al medesimo il Patriarca di Aquileja , e in 
difetto di ambidue qualunque altro Prelato. Cosi date 
simili, ed altre pie disposizioni, divennero Guastalla e 
Luzzara feudi del Monistero di San Sisto, abitato per 
quel tempo da sacre Vergini , che ascender dovevano 
al numero di quaranta {a). 

In addietro la sorte de'GuastallesI era stata umi- 
le , e servile ,• ma volendo Angilberga nobilitarne la 
condizione, aveva già a varj di essi donata la Hbertà, 
come raccogliamo dalla confermazione, che del testa- 

men- 



(«) Appendice Num. VI. 



38 ISTORIA 

mento già accennato impetrò essa da Papa Gioanni 
Vili, (a) • Acquistata che avevano in allora gli uo- 
mini la libertà, cominciavano a considerarsi per nobi- 
li, e si disponevano agli onori, ed alle cariche civili, 
e militari : quindi è a credersi, che varie delle fami- 
glie, le quali nell' avanzar de' tempi crebbero di splen- 
dore , debbano a queir epoca l'origine della loro mi- 
glior condizione. 

Ermengarda frattanto che punto non pensava a 
monacarsi, die nel predetto anno la mano di sposa a 
Bosone Conte di Provenza, siccome abbiamo da Regi- 
none; talché avendo Bosone non molto dopo assunto 
il titolo di Re , essa pure venne a denominarsi Regi- 
na . La Madre di lei attendeva in questo mentre ad 
arricchir il suo Monistero vieppiù , approfittando del- 
la munificenza di Carlomanno Re d' Italia , dal quale 

879 neli' 877 ed S79 ottenne nuovi doni di Corti , e di 
Chiese (h). Ma si cangiò scena per lei , allorché suc- 
cedendo alla Corona Carlo Crasso , detto anche il 
Grosso , videsi questi l'anno seguente intimar guerra 

880 al mentovato Re di Provenza : imperciocché mentre 
Ermengarda piena di virile coraggio difendeva al ma- 
rito Vienna nel Delfinato , temendo Carlo Crasso che 

an- 



ca) Presso il Campi nel Regìst. del- Altri due dell' 879 sotto il 4 di Agosto 

Iz P. I. Ntim, XIV. pag. 463. si leggono riferiti dal Campi nel Registro 

(è) Il Diploma deli' 877 dato il dopo la Parte I. della Storia Eccl. ^-i 

giorno I? di Ottobre fa pubblicato dal Piacenza Num. XVI. e XVH. 
Muratori Antiquii:, Med, ^vi Dissert, 64. 



L I B R O L 39 

anche Angìlberga potesse nuocergli, trassela imprigiona- 
ta in Alemagna. Voglioso però egli del titolo d'Impe- 
radore, portossi a Roma nell'SSi, ove trovò Papa Gioan- 881 
ni Vili, impegnatissimo a prò della trattenuta vedova 
Imperadrice. Né solamente rivolse il Pontefice le sue pre- 
ghiere a Carlo , che pareva alquanto duro , ed inflessibi- 
le 5 ma ne scrisse altresì di proposito ai Re di Francia 
Lodovico 5 e Carlomanno , secolui collegati , e nel tem- 
po stesso agli Arcivescovi, Vescovi, e Conti d'Italia, 
perchè unitamente ad Angilberga impetrassero il ritor- 
nare fra noi . Esibivasi egli di accettarla in Roma , e 
custodirla in maniera , che nulla potesse nuocere alle 
cose del Regno, e dell'Impero (a); ed avendo intan- 
to conferita la dignità imperiale a Carlo , avvenne 
che la vittoria fu del suo favore cortese alle bandiere 
cesaree , onde . costretto Rosone a deporre le armi , e 
a patti di buona guerra , e salva la sua persona ren- 
dutasi la coraggiosa Ermengarda , più non si fece il 
novello Augusto pregare a rilasciar Angilberga 5 ma 
datole per custodia e per guida Lodovico Vescovo di 
Vercelli , inviolla a Papa Gioanni , che sì ardentemen- 
te richiesta l'aveva {h) . Così pacificati gli animi di- 
venne la nostra Signora capace della imperiale condi- 
scendenza , mentre le fu spedito da Pavia il giorno 1 8 

di 



. (-^) Eplst. ^6l , »8- , e 288 Joan- {b) Annales Franconmi BertlnJanì . 

njs Papa Vili. 



40 ISTORIA 

882 di Aprile deli' 882 il Privilegio cesareo , che confer- 
mandole ogni donazione a lei fatta da Lodovico IL e 
da Carlomanno, facevala espressamente riconoscere pa- 
drona di Guastalla , di Luzzara , e di tutti gli altri 
luoghi conferiti per essa in dote al Monistero Piacen- 
tino (a). 

I Documenti pubblicati dal Campi, veder ci fan- 
no quanto rimanesse obbligata e divota alla santa Se- 
de , pel molto che a vantaggio di lei aveva Papa 
Gioannì operato . Anche a Marino , e Adriano HI. , 
che gli successero, fu ubbidientissima , e volle essere 
munita della protezion loro . Non è però chiaro, se 
proseguisse a starsene in Roma, o se passasse altrove , 
quantunque certa cosa mi sembri che in quella Metro- 

88 j poli si trovasse Tanno 885, allorché ivi propriamente, 
come il Muratori sostiene (b) , fu tenuto un Conci- 
lio, cui intervennero l'Arcivescovo di Ravenna , i Ve- 
scovi di Pavia, Piacenza , Reggio , Modena , Manto- 
va, Verona, Vercelli, ed altri Prelati . Desiderava el- 
la per tutte le Chiese , le quali sorgevano sulle sue 
Terre, certi privilegi, che indarno forse poteva sperar 
di acquistare , se non si fosse trovata in persona a 
quel congresso; imperciocché l'ottenerli dipendeva in 
gran parte dalla cessione che far dovevano di alcuni 

loro 



(a) Veggasi il Documento neH' Ap- (b) Annali d'Italia all'anno 885- 

pendice Num. VII. 



LIBRO 1. 4t 

loro diritti I Vescovi colà radunati . Ella cercò pri- 
mieramente a tutti i Vescovi ^ sulle Diocesi de' quali 
si ritrovavano le Corti da essa offerte al Monìstero dì 
San Sisto , una piena rinunzia di tutte le decime a 
vantaggio del Monistero, e queste , per i molti obbli- 
ghi che tutti protestavano di professarle , furono di 
buon grado cedute . Mostrossi in oltre bramosa , che 
non tanto il Monistero , quanto tutte le Pievi e Cap- 
pelle delle Corti , € Terre dategli in dote, fossero in 
avvenire immediatamente soggette alla Sede Apposto- 
Hca, talché libere affatto dalla dipendenza de' Vescovi 
diocesani , potessero ricórrere pe' sacri Crismi , per le 
ordinazioni de' Chierici , per le Consecrazioni , e per 
qualunque altro loro bisogno o all'Arcivescovo di Mi- 
lano , o al Patriarca di Aquileja , o a qualunque si 
fosse altro Prelato . Tutte queste grazie , benché molto 
grandi e singolari, le vennero in quel Concilio per 
Bolla del giorno 17 di Aprile benignamente accorda- 
te (a): onde fu allora che la Chiesa Guastallese ven- 
ne per la prima volta sottratta, alla giurisdizione del 
Vescovo di Reggio , e cominciò a godere di quella li- 
bertà , che sebbene per qualche tempo le fosse poi 
tolta, risorse nondimeno col volger de' secoli^pili sicii-^ 
XSL e brillante. 

Dopo la morte di Carlo Crasso, contendendo per la S8S. 

Co- 



ca) Presso il Campì Iswr. Eccl. di Plac. P. I. nei Reglsc. N. XXV. pag. 470. 

Tom. /• f 



4Z ISTORIA 

Corona Italica Berengario figlio di Everardo Duca del 
Friuli , e Guido figlio di Lamberto Duca di Spoleti , 
fu il primo Berengario a riporsela in fronte nella Cit- 
tà di Pavia l'anno 888 . Angilberga mancar non vol- 
le dal riconoscerlo , e offertigli i suoi omaggi per mez- 
zo di due Vescovi Adelardo, ed Antonio , e di Gual- 
fredo Marchese, ne riportò l'Investitura di Guastalla, 
8S^ e di ogni altra sua proprietà (a). Guido però, che 
non lasciava di correr su le pedate dell'emulo, giunse 
r anno appresso a soprafarlo , e proclamar si fece esso 
pure Re d'Italia. 

In questi tempi rimasta vedova la Regina Er- 
mengarda , governava la Provenza come tutrice di 
Lodovico suo figlio ; e perchè temeva d' insidie , re- 
cossi ad Arnolfo Re di Germania , onde renderlo alle 
cose sue favorevole e propizio . Si dubitava , che pro- 
fittando egli delle discordie di Guido, e Berengario, 
fosse per venire in Italia , e farsene Re ; per la qual 
cosa credendo forse Angilberga di far bel colpo con 
essere la prima a riconoscerlo , scrisse alla figliuola , 
che le impetrasse da lui novella confermazione de' Be- 
ni suoi. Né Arnolfo , comunque nulla avesse che fare 
in Italia , ricusò già tal uffizio , come apertamente 
raccogliesi dal suo Diploma soscritto il giorno 1 2 di 

Giu- 



(a) ApiKndice Nura. Vili, 



L I B R O I. 43 

Giugno dato in luce dal Campi ( ^i ) , nel quale però 
uè di Guastalla , né delle altre Terre del Contado 
di Reggio si fece punto menzione . Promise quindi la 
sua protezione ad Ermengarda, la quale tornata lieta- 
mente in Provenza, fece sulla fronte del figlio ripor la 
corona . 

So che alcuni Scrittori appoggiati all' asserzione 
del P. Arnoldo Wion , pretendono che Angilberga vi- 
vesse sino all'anno 915 5 ma io altrove già dimostrai 
la falsità di una tale opinione (<?>), e tengo ancora 
per cosa ferma, che mancasse di vìvere nell' 85?o, ri- gc^Q 
manendo incerto , come il Campi osserva (e) , se in 
Brescia , o in Piacenza morisse ; benché a dir vero 
non siavi ragione alcuna di fissar il luogo della sua 
morte all' una o air altra delle due nominate Città . 
Basta a me il certificare la morte di lei cogli atti di 
assoluto dominio , che prese a fare sul Monistero di 
San Sisto , e sopra le Corti , e gli altri beni ad esso 
spettanti la Regina Ermengarda . Questa correndo l' 
anno predetto si fece conoscere padrona in Guastalla, 
e se creder si dovesse alla Cronaca altre volte indica- 

o 

ta, che stava presso l'Arcidiacono Francesco Caracci ^ 
allegata dal Proposto Resta ("i) , come ancora ad un 

So- 



(a) Istor. Eccl. di Pìac. P. I. nel (e) Istor. Eccl. di Piac. P. I. Lib. 8. 

Regisc. Num. XXVIII. pag. 471. pag. 24?. 

{h) Antichità, e Pregi della Chiesa {i) Memorie MSS. di Guastalla. 

Glassali. Gap. 5. 

/ ^ 



44 I S T O RIA 

Sonetto di Lodovico Bianchi da Sissa ( a ) , dir con-- 
verrebbe eh' ella edificasse , cominciando il suo gover- 
no 9 la nostra Chiesa della Pieve . Vedemmo nondi- 
meno, che questa esisteva già molto prima; e però ci 
parerebbe del tutto falso questo racconto , se un do- 
cumento da accennarsi pili abbasso non ci assicurasse, 
che fu in questi tempi la detta Chiesa riedificata da 
un Diacono chiamato Everardo , cui la Regina si era 
dimostrata liberale, conferendogli in benefizio la Chiesa 
stessa, arricchita per essa di tre Sorti e mezzo di ter- 
ra , dette anche Massarizie , situate in Roncaglio ( * ) • 
Di tal sua munificenza fece menzione ella stessa, cor- 
rendo il mese di Novembre , allorché rinovò alle Mo- 
nache di San Sisto , delle quali era Badessa in allora 
Scamburga , tutte le donazioni materne , confermando 
loro specialmente Guastalla , e Luzzara colle rispettive 
loro Cappelle, eccettuandone unicamente quella porzio- 
ne, che ad Everardo aveva conceduta, e protestando 
di far tutto questo in vantaggio dell'Anima propria , 
e di quelle degli augusti suoi Genitori Padre , e Ma- 
dre 9 chiarissima espressione , che finisce di persuaderci 
la morte di Angilberga. 

Due esemplari diversi di questa donazione ci ri- 
mangono : uno , che ce la porge sola , pubblicato dal 

Carn- 



ea) Teatro ài Poesìa Eroica p. 318. jjorEÌcne dì terra, come spiega il Dufrer 
(*) La voce Sors presso i Goti, e ne nel T. Ili, dd Glossario. 
lì Borgognoni , indicava una determinata 



L I B R O I. 45 

Campi , e verrà da noi riprodotto ( a ) , l'altro che ce 
la mostra inserita in un Placito tenuto l'anno 903 (h) . 
Molta diversità passa tra l' uno , e l' altro , perchè ne! 
primo si annoverano assai Corti , e nel secondo le so- 
le due di Guastalla, e Luzzara, colle appartenenze lo- 
ro. Anno ambidue le stesse cronologiche note ; ma il 
secondo ci somministra di pili la data di Piacenza, e 
le soscrizioni di varj Testimonj Francesi , chej furono 
presenti alla stipulazione . Siami lecito credere ambiduq 
gli esemplari genuini , spiegando qual sia il mio de- 
bole sentimento sopra di questo. 

Del primo sembrami non aversi a dubitare , poi- 
ché concorda a maraviglia colle disposizioni antece- 
denti: del secondo nemmeno, poiché il Placito, nel qua- 
le va inserito, dovette essere autentico, non avendovi 
mosso contro alcuna difficoltà il Muratori, che lo tras- 
se dall'Archivio della Città di Cremona ; e se auten- 
tico fu il Placito , fu per conseguenza genuino ancora il 
documento riferito in esso ; poiché appunto si tenevano 
i Placiti per esaminare l'autenticità de' Privilegj ot- 
tenuti. Aggiungasi, che di esso Placito io ne ò vedu- 
to copia molto antica in pergamena nell' Archivio del 
Monistero di San Sisto . Sicché per accordare questi 
due discordi esemplari della donazione di Ermengar- 



da 



(a) Appendice Num. Ix. ih) Appendice l^um. KX. 



4^ ISTORIA 

da, io dico , che poterono esser benissimo due Diplo- 
mi , lino differente dall' altro, conceduti nel medesimo 
giorno : il primo cioè per generalmente indicare quali 
e quante fossero le Corti che appartenevano al Moni- 
stero , tra le quali erano pure Guastalla , e Luzza- 
ra ; il secondo per dar una carta particolare circa 
il possesso di questi due luoghi , i quali erano sta- 
ti ancora donati unitamente da Lodovico IL ad An- 
gilberga^ 

Io non so bene, se i Diplomatici meneran buo- 
no questo mio parere • Il vero però si è , che se 
l'esemplare prodotto nel Placito, fu un Diploma parti- 
colare, come io tengo, apprendiamo oltre le dette co- 
se, che ancora in Luzzara per segno della sua padro- 
nanza aveva Ermengarda disposto di alcuni terreni 
livellati per essa al figlio di un tal Boniverto , e ad 
un tale Alberto Luzzaresi ; e che tra gli altri diritti , 
ch'ella concedette alla Badessa Scamburga in Guastal- 
la, e Luzzara, quello vi fu pur anco del Tclonco ^ o 
sia del Dazio del Po , assieme coi Porti sul medesimo 
fiume; il che ci fa conoscere, quanto sia antico il di- 
ritto vantato giustamente da Guastalla sul Po, sempre 
considerato come porzione del suo territorio , per quan- 
to scorre su i confini di essa , e per quanto dall'una 
all'altra sponda si allarga. 

Sembra al Muratori, doversi dall'accennato docu- 
mento raccogliere , che Ermengarda s era faua Mo- 
naca in San Sisto di Piacenia ; ed era allora Badessa 

di 



L I B R O^ T. 4J 

il quel Monastero (^). Ma come poteva mai essa 
trovarsi in simil carica , se diresse anzi alla Badessa 
Scamburga il Privilegio? Ch'ella fosse Monaca, lo po- 
trebbero persuadere le parole, Dco devota , se T anti- 
chità non ci facesse vedere altre nobili Principesse ri- 
maste vedove dedicarsi a Dio , e chiamarsi Deo devo-* 
tce-i cioè offerte al Signore, senza però obbligarsi a vi- 
vere nel Chiostro . Coloro che donando quaato posse- 
devano alle Chiese e ai Monasteri, si dedicavano al 
divin culto, facendosi Conversi de'medesimi luoghi pii, 
con promessa di viver casti, non abbandonavano pun- 
to le case proprie , godendo , mentre vivevano, i fratti di 
que' beni , che dopo la loro morte esser dovevano de' 
luoghi sacri, cui li avevano dedicati (*) . Tale potò 
essere il tenor di vita preso dalla Regina Ermengar- 
da, poiché perdette il Marito, giacché non abbiamo 

pro- 



(a) Annali d'Italia all' an. 8^0. 

(*) Nell'Archivio de' Signori Cano- 
nici cTella Cattedrale di Parma trovasi un 
Istrumento del giorno 18 Aprile 1203 per 
cui Guido di Alberto Dorj , e Nerbona 
sua moglie si danno Conversi ai Canonici 
di Parma per 1' opera pia del Ponte di 
Sorbolo , ove si legga : «S* renuntiaverunt 
proprio & uterque promisit tenere castitatem 
post mortem aUerius . Vediamo con qual 
ceremonia si accettassero i Conversi in 
tali parole . Et donnus Greeus Archipresbi* 
ter ipsius Ecclefie posuit eis pannum altaris 
circa collum eorum titulo conversionis . Si- 
mili altri esempj di Conversi accettati 
abbiamo veduto nel detto Archivio, sen- 
za che apparisca che i Conversi dovesse- 
ro vivere ne' Chiostri . Ne' Protocolli di 



Gioannì Beccar! Notajo Parmigiano , che 
si trovano nell'Archivio del Monistero dì 
S. Gio. Evangelista, leggiamo che a'15 dì 
Luglio del 1349 Gioanni di Cadoniga si 
fece Converso delle Monache di S. Agne- 
se di Parma , promittens Deo & Beata 
Augustino & Beate Agnetì , & Diie Fran- 
ceschme de Gatis priorisse recipienti nomine 
& vice Monasterii & Conventus predicti per- 
pctuam obedientiam & reverentiam faciendam 
priorisse que prò tempore fuerit carenciam 
propriorum & castitatem in quantum Deus 
fragilitati sue permiserit . Non ebbe dun- 
que in tutto ragione il Muratori allor- 
ché scrisse : Antiquis temporibus Conversio* 
nis nomen significabat Monastica se tradere 
vitx . Antiq. hai. Mcdii /Evi . T. \\ DÌ35. 
66 coi. ^yi . , 



48 ISTORIA 

prova che in alcun Monistero si rinchiudesse ; anzi 
troviamo documenti de' tempi seguenti , ove si appella 
Regina, del qual fastoso titolo non avrebbe certamen- 
te fatto uso , se rinunziato ella avesse alle pompe 
mondane per vivere solitaria . Prova chiarissima, eh' 
ella non si ritirasse al Chiostro, a me sembra il non 
trovar giammai scritto, che fosse Badessa in San Si- 
sto, quando avrebbe dovuto esserla in vigor del te- 
stamento materno, se ivi si fosse rinchiusa. 

Quell'Arnolfo Re di Germania, di cui poc'anzi 
parlammo , chiamato da Berengario , e da Papa For- 
moso in soccorso, era intanto sceso in Italia, tutti ab- 
bassando, e trionfando col suo potere . Giunto a Pia- 
S94 cenza nell' 894, ebbe gli omaggi di tutti i Signori dì 
Lombardia (è): e ripassandovi poscia nell' indirizzar- 
si a Roma , onde ottener la Corona Imperiale , ferraos- 
si al Monistero di San Sisto, al cui governo era suc- 
ceduta la Badessa Adelberga , che prese occasione dì 
pregarlo a concederle facoltà di far tenere una Fiera 
pubblica per la solennità di Santa Martina, con esen- 
zione amplissima pe' Mercanti , che concorsi vi fosse- 
ro . Nel tempo medesimo ricorse ella supplichevolmen- 
te a Papa Formoso, pregandolo ad impetrarle dallo 
stesso la conferma degli Stati suoi : cosicché giunto che 

fu 



(a) Annali d' I:al. all'ann. $^4, 



LIBRO I. 49 

fu Arnolfo a Roma , e coronato sul cominciar dell" 
8^6, spedille poscia il Privilegio spettante alla Fiera 296 
in data de' 25 d'Aprile (^) j e poco dopo , cioè nel 
primo giorno di Maggio le concedette il Diploma , 
che confermava al Monistero in generale tutte le do- 
aazioni d' Angilberga , e de' suoi Antecessori , e conce- 
deva a tutti i sudditi del sacro luogo sì liberi , che 
servi esenzione amplissima da ogni gabella , e contri- 
buzione solita esigersi per i passaggi , porti 5 ed altre 
simili regalie (a). 

Dopo la morte di Arnolfo governossi il Regno 
d'Italia da Berengario I. , a cui tentò recar guerra 
Lodovico III. Re di Provenza figlio della nostra pre- 
nominata Ermengarda, chiamato da alcuni malcontenti 
ai confini d' Italia . Berengario però facendogli fronte 
ben mostrò di non temerlo ; e come generoso ch'egli 
era, e magnanimo , pago d'averlo vinto , lasciollo ri- 
tornar libero al Regno suo sulla promessa di non pili 
cospirare a' danni dell' Italico Regno per qualunque 
istanza potessero fargliene i rivoltosi. 

Ma r anno appresso lusingato Lodovico da Adal- poo 

ber- 



(*) Questo Privilegio si legge pres- si vedrà nominata in un Placito del ?oj» 

so 11 Campi Istor. Eccl. di Piacenza P. I. e in un Diploma del 906 . Di qui prese 

nel Registro Num. XXXV. pag. 47Ó . Vi a credere il Campi , che Angilberga già 

sono queste parole : nostrani adiit munifi- Imperadrice vivesse tuttora , e fosse Ba- 

centiatn Angilberga Abbatisstt ipsius Mona- dessa di S. Sisto , ma s' ingannò a par# 

fierii . E"" però indubitatamente crror di tito . 

lezione , dovendosi leggere Adelberga , (a) Presso il Campi loc eie. Num. 

non Angilberga ; queir Adelberga cioè, che XXXVI. 



óo ISTORIA 

berto IL Marchese di Toscana, fece ritorno con eser- 
cito poderoso in Lombardia , occupando Pavia , Pia- 
cenza , ed ajtre Città , e facendosi da molti Vescovi , 
Marchesi , Conti , ed altri Signori come Re d' Itah'a 
riconoscere . Fu d' uopo che la Badessa di San Sisto 
dipendente si confessasse da essohii , e gli ricercasse 
la conferma delle donazioni fatte al suo Monistero per 
mezzo di Adelmanno Vescovo di Concordia . Così 
pregato egli non ricusò di spedirle il Privilegio segna- 
toi to in Bologna il giorno 14 di Gennajo del 5?oi , con- 
fermando al pio luogo la signoria delle Certi di Gua- 
stalla , e Luzzara , il dominio delle loro Cappelle, e 
di quanto alle medesime apparteneva (a). 

S'innoltrò Lodovico fino a Roma , e colà otten- 
ne la Corona Imperiale sempre a Berengario contesa . 
Ma Berengario non si avvili : unì le sue forze quanto 
potè , e riacquistò varie Città Lombarde datesi all' 
9^j Emulo suo . Giuntò a Piacenza nel Gennajo del ^03 
parve che aspirasse ad esser molesto al Monistero di 
San Sisto , e che volesse quasi turbarlo dal possesso 
delle sue terre : imperciocché io non so indovinare , chi 
altro mai fuori di lui chieder potesse conto alla Ba- 
dessa, con qual ragione tenesse il dominio di Guastal- 
la, e Luzzara, e la costringesse a comparire in giudi- 
zio, 



(tf) Appendice Num. X = 



LIBRO 1. 3z 

ZIO, e addurre prove del suo diritto. La verità è, che 
tenutosi un Placito nella Chiesa nciaggiore del Moni- 
stero alla presenza dello stesso Berengario , di Sigifre- 
do Conte di Piacenza , di Everardo Vescovo della 
stessa Città , di Ildegerio Vescovo di Lodi , di Adel- 
manno Vescovo di Concordia , e di varj Giudici Re- 
gì , fu di mestieri alla Badessa Adelberga comparire 
con Madelberto suo Avvocato alla presenza di quel 
consesso , e produrre la donazione della Regina Er- 
mengarda , provando quanto fosse legittimo il diritto 
del Monistero sopra que' luoghi, de' quali costretta ve* 
devasi a render buona ragione {a). 

Frattanto retrocedendo Lodovico impetuosamente a' 504 
danni di Berengario , sloggiar costrinselo da Piacenza , 
e da gran tratto di Lombardia da esso ricuperato 
coir armi • Ma allorché delle sue vittorie , e fortune 
goder pensava, e spensierato in Verona si tratteneva, 
fu dall'accorto nemico improvvisamente sorpreso , e 
fatto prigione . Alla vergogna successe il danno; per- 
chè oltre avergli Berengario rimproverato lo spergiu- 
ro, e la rotta fede, volle che tratti gli fossero gli oc- 
chj di fronte, e che di tanta ignominia macchiato, al 
suo Regno di Provenza se ne tornasse • Ricuperato in pò 5 
tal modo Berengario il dominio d'Italia , esser volle 
di. sua protezione cortese al Monistero di San Sisto i 

per- 



ca) Appendice Num, XT. 



or 



òz ISTORIA 

perchè essendogli stata fatta cq.1 mezzo delta Regina 
Bertila sua consorte una compassionevole narrazione 
de' gravi danni al medesimo poco prima recati da 
que' Saraceni di Spagna , i quali messo piede a terra 
erano scorsi da Frassineto sino a Piacenza , recando 
ovunque indicibil mina , e sapendo che nel saccheggio 
fatto da que' barbari in quel sacro l\itiro, perdute si 
erano moke carte spettanti ai diritti y de' quali era ia 
possesso , di buon grado condiscese a concedere alla 
Badessa Adelberga un Diploma segnato il giorno 17 
S}OG dì Giugno del ^06 , in vigor del quale confermandole 
i Privilegi antichi , non ostante la perdita de' medesi- 
mi , dìelle particolarmente novella investitura di Gua- 
stalla, con dichiarar nel suo pieno vigore le donazioni 
di Angilberga , e di Ermengarda ( ^ ) . 

Non vedendosi mai ne' documenti accennati fatta 
menzione di Ermengarda, né a lei scorgendosi indiriz- 
zate le feudah investiture , potrebbe giudicarsi , che 
fosse già morta . Ma certamente ella viveva pur an- 
che , e forse trattenuta si era fuori d' Italia , mentre 
Lodovico suo figlio vi guerreggiò, sino a riportarne Io 
scorno già accennato . Ricomposte le cose venne ad 
esercitar que' diritti che riteneva su i beni donati al 
Monistero , siccome prova un fatto che ora vengo ad 
esporre. Queir Everardo Diacono, cui la nostra Regi- 
na 



(fl) Appendice Niun. XII, 



L I B R O L Ò3 

na avea già dato in benefizio la Chiesa di Guastalla 5 
avevala , non so per qual cagione , abbandonata : e 
questa, forse per essere alquanto dall'abitato lontana ^ 
rimaneva non curata e negletta . Io crederei che in 
allora gli uomini di Guastalla per loro minor incomo- 
do edificata si fossero in mezzo alle case loro la Chie- 
sa dedicata all' Appostolo San Bartolommeo , che .stet- 
te per pili secoli in piedi , ove ora sorge la Casa de' 
Chierici Regolari Teatini , e fu sempre di pieno dirit- 
to della Comunità Guastallese , e che in questa co- 
minciassero ad esercitare la loro pietà . Ora spiacendo 
altamente ad un pio personaggio Veneziano, appellato 
Domenico Carimano ( che il nostro Baldi fn di avvi- 
so essere della nobilissima Casa Grimani ) il vedere 
così derelitta quella Chiesa , che in addietro era l' uni- 
ca, ove qui si porgessero voti all'Altissimo per le co» 
mimi necessità, ebbe ricorso l'anno 5?o^ alla Regina 909 
Ermengarda, manifestando , che se degnata si fosse di 
conferirgli tal Chiesa colla sua dote , egli avrebbe im- 
piegato tutto il suo patrimonio in ampliarla, ed arric- 
chirla. Piacque alla buona Regina una tale richiesta , 
e concedette al Carimano quanto desiderava , ceden- 
dogli di pili tutte le sue decime in favor della Chie- 
sa , con riservare F annuo canone di tre denari della 
moneta di allora al Monistero di San Sisto , salva 
l'ubbidienza alla Sede Appostolica, da cui immediata- 
mente dipendevano i diritti spirituali di tutte le Chie- 
se poste su i feudi del Monistero . Il Documento spet- 

tan- 



Ò4 ISTORIA 

tante a un tal fatto mi era ignoto allorché pubblicai 
le Antichità e Pregi della Chiesa di Guastalla 9 ma lo 
riscontrai poscia nella Storia originale del nostro Mon- 
signor Bernardino Baldi , il quale afferma d' averne 
avuto presso di se copia antica ed autentica in per- 
gamena . Qiial dunque ce lo conservò uno Scrittore 
di tanto credito , tale lo riporteremo al fine di questo 
volume (a). 

Ebbe certamente a morir poco dopo Ermengar- 
da ; né avendo il Carimano potuto ancora effettuare 
il suo desiderio circa la riedificazione della Chiesa, ri- 
corse a Berengario per assistenza a" tal uopo . Il Re 
interessandosi assaissimo in questa causa , diede i pili 
opportuni provvedimenti per detta fabbrica , e fece 
donativi per tal effetto degni della sua magnificenza : 
quindi è che in un Privilegio della Contessa Matilde 
da ricordarsi a suo luogo , leggiamo , avere il Carima- 
no edificata la Chiesa di San Pietro di Guastalla per 
comando del Re Berengario , ed essere stata questa 
dal medesimo Re di conveniente dote arricchita. 

Avvertasi intanto , che assai poco esser doveva in- 
formato delle cose in addietro succedute Guelfo Duca 
di Spoleti , il quale dando nel 11 54 un Privilegio al- 
ia Chiesa di Guastalla, disse, che la nostra Pieve era 
stata edificata da Berengario , e da Ermengarda sua 

mo- 



(a) Appendice Num. XIII. 



L I B R O I. 33 

moglie. Né il primo , né il secondo Berengario ebbe- 
bero moglj di questo nome •, e però deve credersi , che 
qui si equivocasse con Ermengarda, di cui si è parla- 
to. Né deve già recar maraviglia, che Berengario tal 
cura volesse prendersi delle cose di Guastalla , concio- 
siachè morta Ermengarda senza figliuole , ed essendo 
egli nato da Gisla figlia di Lodovico Pio Imperadore 
bisavolo della stessa Ermengarda ,^ credette essere de- 
voluti alle figliuole proprie que' diritti , de' quali sa- 
rebbero state eredi le figlie di lei : onde una avendo- 
ne egli , chiamata Berta , dedicata al divin culto , la 
qual fu Badessa anche del celebre Monistero di Santa 
Giulia di Brescia , trasferita in lei volle la dignità di 
Badessa del Monistero di San Sisto pur anche , acciò 
dominasse Guastalla , e tutte le altre Terre di quel 
Monistero . Scrive il P. Arnoldo Wion (a) , dal Campi , 
e dal P. Bacchini seguito, che Berta divenne Badessa in 
S.Sisto nel 91$: ma è certo altresì per un Documento 515 
pubblicato dal Margarino , che nel 916 era Badessa in 
S. Giulia (è): onde io credo che governasse contem- 
poraneamente que' due Monasteri, giacché il Muratori 
nella Dissertazione LXXIII. pienamente dimostra , co- 
me anticamente un solo Abate , o una sola Badessa 
pili Monasteri ad uno stesso tempo tenesse soggetti . 

Be- 



(a) Lignurn Vitae P, I. Lib. ì, in io) Bullar. Casin. Tom. II. p3g. 40, 

Clem. IH. pag, 1^0, . 



\ 



5S ISTORIA 

Berengario frattanto coronato Imperadore, con Privile- 
pi7 gio de' 27 di Agosto del 9^7^ ad istanza di Olderico 
Marchese e Conte di Palazzo, la stabili nel dominio 
del Monistero di San Sisto, e nella signorìa di Gua- 
stalla 5 Luzzara , Paludano , Pegognaga, Cortenova , 
ed altri luoghi (a); laonde è fuor di dubbio, che al- 
la figHuola riserbato volle ogni diritto, che avrebbero 
potuto pretendere le figlie di Ermengarda : e se men- 
tre era soltanto decorato del titolo di Re , cioè prima 
del 5?i5 5 erasl dimostrato premuroso dello splendore 
di questa nostra Chiesa, ragion ci guida a conoscere, 
che lo facesse a contemplazion della figlia. 

La nostra Berta dopo essere stata spettatrice del- 
le vessazioni, che al genitore arrecò Rodolfo Re dell' 
alta Brettagna, venuto a contrastargli coU'armi l'Itali- 
co Regno, ebbe anche a compiangere la perdita di sì 
c)24 caro padre ucciso a tradimento in Verona Tanno ^24. 
Comecché essere per lei dovesse oggetto spiacevole la 
persona di Rodolfo , le convenne tuttavia secondar le 
vicende ingrate de' tempi , e riconoscerlo per suo si- 
gnore; il perchè ubbidienza prestandogli col mezzo' dì 
Lamberto Arcivescovo di Milano , di Adelberto Ve- 
scovo di Bergamo , e di un certo Bonifazio Marche- 
se, ne riportò l'anno stesso il Privilegio], che gli con- 
fermò il possedimento del Monistero , e le signorie dì 

Gua- 



{«) Aiipendice Num. XIV, 



L I B R O L òy 

Guastalla , Luzzara , e di tutti gli altri luoghi di sus> 
diritto . Oaorolla Rodolfo, chiamandola gloriosissima 
Badessa , e sua consanguinea (a) ; e colle stesse frasi 
secolei volle esprimersi anche il Re Ugo, allora qiian- 5^26' 
do rapito a Rodolfo il Regno d' Italia due anni do- 
po , -con altro suo Diploma riconfermoUa nelle medesi- 
me signorie , ad istanza de' mentovati Prelati , di Er- 
mengarda Contessa , e di Giselberto Conte di Palaz- 
zo {b). 

Mentre la nostra Badessa governava pacìficamen- 
te Guastalla , e Luzzara , avvenne , che Aribaldo Ve- 
scovo di Reggio volendo alla sua mensa episcopale 
rivendicar tutte quelle proprietà, che avea possedute 
al tempo de' suoi antecessori , fece pensiero di ricupe- 
rare Luzzara, con altre sue adiacenze; onde movendo 
lite alla Badessa avanti al tribunale di Ugo , e Lota- sxt 
rio, che ambidue sedevano sul regio trono d' Italia , 
prese con molto calore a sollecitar questa causa . Pro- 
dusse le sue antiche ragioni, e dimostrò realmente , che 
fino ai tempi di Carlo Magno apparteneva Luzzara 
alla Chiesa Reggiana . Fosse che Berta smarrito aves- 
se le carte a se favorevoli nell'incendio sofferto dal 
suo Monistero, allorché fu di nuovo rovinato da'Sara- 
ceni nel ^31 (e) , o che il Vescovo dimostrasse vio- 

len- 



<«) Appendice Num. XV. (e) Chronic. Piacene. Jo. Massi'Rer. 

(i) Appendice Num. XVI. Xcal. T, XVI. 



Tom. /. 



Ó8 ISTORIA 

lenta , ed ingiusta T usurpazione fatta anticamente di 
quel luogo alla sua Chiesa ; o veramente , che preva- 
lendo l'impegno del Vescovo partigiano de' due Re , 
fossero poco ascoltate le ragioni di Berta , fu conchiu- 
so.^, che le prove da essa date ia dimostrazione del 
legittimo possesso di Luzzara, non reggevano a fronte 
de'pretesi diritti del Vescovo : quindi alla Badessa , e al 
di lei Avvocato fu giuocoforza di cedere . Luzzara 
adunque colla Cappella sua di San Giorgio , e quella 
di San Sisto del Paludano , col Bosco fra il Po , e il 
Bondeno , di cui era menzione nel Diploma di Carlo 
Magno da noi allegato sul principio di questo Libro , 

^^2 f^^ restituita al Vescovo ; e i due Re T anno 942 a' 2 
d'Agosto confermando con loro Diploma allo stesso 
tutte l'ampie tenute, che godeva, fecero special men- 
zione di questo fatto , e lo stabilirono nel nuovo ac- 
quisto (è). 

Ma Berengario IL figlio di Adalberto Marchese 
d'Ivrea, e di Gisla nata da Berengario I. Imperado- 
re , e Nipote per conseguenza della nostra Badessa 
Berta , aspirava grandemente all' Italico Regno , ed 
avendo molto operato per ottenerlo , fu dopo la mor- 
te di Ugo , e di Lotario coronato a' 15 di Decem- 

c^jo bre del <?5o . Berta ricorse tosto al Nipote , ed espo- 

nen- 



(a) Appendice Num. XVII. 



L I B R O I. àg 

nendogli la perdita che fatta aveva di Luzzara , lo 
supplicò del suo braccio per gitignere a ricuperarla . 
Berengario, che odiar doveva il Vescovo Adelardo co- 
me partigiano dichiaratissimo della Regina Adelaide 
vedova di Lotario da esso perseguitata , usando sen- 
za dubbio del suo potere scacciò quel Vescovo dai 
luoghi ricuperati , e ne rimise la Badessa in possesso : 
quindi ad intercessione di Giselbrando Vescovo di Tor- 
tona , e di Guido Vescovo di Modena spedi alla me- 
desima un grazioso suo Privilegio dato in Pavia lì 17 
di Gennajo del 5ji , col quale confermolle espressamen- 515 
te la signoria 'di Guastalla , Campomigliaccio , Corte- 
nova , Pegognaga , Sesto , Luzzara , Paludano , e Vil- 
lula 5 ratificando le donazioni di Angilberga , e di Car- 
lomanno, e dichiarandola Badessa perpetua del Moni- 
stero , come aveano fatto Berengario L ed il Re 
Ugo (a). 

La giovane Regina Adelaide intanto, quantunque 
da Berengario imprigionata, e trattata quale schiava , 
trovò la via di scampargli dalle mani , e rifugiatasi 
in Canossa , fu ivi da Attone altrimenti chiamato A- 
dalberto fabbricatore di quella Rocca, si gagliardamen- 
te difesa, che vano riesci a Berengario ogni tentativo 
per riaverla (b) . Passando ella frattanto di concerto 

con 



(2) Appendice Num. XVIII. 

(é) Lio Osdens. in Chron. Casin. Lib. I. cap. €o . 



6o ISTORIA 

con Ottone Re di Germania, e promettendogli la ma- 
no di Sposa , in Italia chiamollo , ove giunto con eser- 
cito copiosissimo 5 scacciò Berengario , e il figlio Adal- 
berto dal Regno, celebrando poscia le nozze colla Ve- 
dova Regina, 

c)j2 Allora Berta ricorse alla Regina stessa , e al Du- 

ca Corrado , pregandoli ad ottenerle dal nuovo Re 
r Investitura de' Beni da lei posseduti . S' interposero 
la Regina , e il Duca colla loro autorità ; ed Ottone 
il giorno 6 di Febbrajo del 952 stando in Pavia le 
spedi il Diploma , che la ristabiliva nel dominio del 
Monistero sua vita durante , confermandb appartenere 
allo stesso luogo Guastalla , Luzzara , e gli altri Paesi 
altre volte nominati (a). Ciò fatto picgossi Ottone ad 
usare clemenza verso Berengario e Adalberto , i quali 
risalirono sul Trono d'Italia, riconoscendolo in Feudo 
da lui. 

560 Scrive Arnoldo Wion, che la Badessa Berta man- 

casse di vivere l'anno 960. Chi a lei succedesse nella 
cura del Monistero, non è ben certo ; perchè sebbene 
lo stesso Wion ponga dopo lei la Badessa Scamburga, 
si può dubitar nondimeno di anacronismo, giacché ta- 
ciuta la Scamburga , che reggeva il Monistero nell' 

890, vediamo poi che qui ei la ripone senza additar- 
ne buon fondamento . Laonde o dir converrebbe , che 

que- 



<a) Appendice Num. KIX* 



L I B R O L 6i 

questa nuoTa Scamburga fosse dalla prima diversa ; o 
che se una sola Badessa vi fu di tal nome, inganncs- 
si quello scrittore^ per cosa certa riponendola sotto un 
tempo in cui pili non viveva. 

Prima di proseguir innanzi, richiede il mio lavo- 
ro una riflessione , che ci guiderà insensibilmente a 
comprendere , e confessare la perdita , che fece in se- 
guito il Monistero di San Sisto di non poche Terre 
sue , tra le quali certamente vedremo annoverata Gua- 
stalla . Neir Archivio di quel celebre e famoso Moni- 
stero abbiamo un antico Registro d'Investiture tratte 
dagli originali in autentica forma trascritte , e ricono- 
sciute da Jacopo Capitoni Notajo l'ottavo giorno di 
Novembre del 1227 , copia del quale ritrovasi pure 
nel dovizioso Archivio de' Signori Canonici' della Cat- 
tedrale di Parma, ed altra se ne vede nello stesso Ar- 
chivio di San Sisto autenticata da Azzo Pellizzari No- 
tajo il giorno 6 di Marzo del 1359 , d'onde sì trag- 
ge , che ai tempi di Vicedomino Vescovo di Piacen- 
za, che risedeva appunto-^ al governo di quella Chiesa 
nel detto anno 1227^ intervenendo lo stesso Vescovo , 
e Aimerio Diacono 5 furono tali Investiture legalmente 
riconosciute 5 e trascrìtte. Ivi sono inseriti tutti i Di- 
plomi, e Privilegi , che servono a dimostrar Guastalla 
posseduta dal Monistero fino all'ultimo indicato Do- 
cum-ento di Ottone Re di Germania, e d'Italia : ma 
non ve ne à alcun altro dello stesso tenore, se non se 
sotto il governò di Federigo I. detto Barbarossa , che 

vis- 



€% ISTORIA 

visse pili di due secoli dopo . Ecco una lacuna , che 
ci mette primieramente ne' dubbj ; e ritrovando noi 
poscia documenti , che in seguito verranno addotti , 
pe' quali si scorgono decadute le Monache da questa 
signoria indubitatamente , non altro ci resta , che an- 
dar cercando per via di conghietture come potesse 
succedere tal cambiamento di cose . 

Il dire , che dopo la morte di Berta Berengario , 
e Adalberto se ne impadronissero, non so come potes- 
se sussistere : e dato che ciò potesse essere avvenuto , 

9éi si può ben credere , che ritornato Ottone I. in Italia 
nel 9ÓI , e scacciati que' due Tiranni , lasciar volesse 
le Monache nell'antico loro possesso . Non saprei in- 
durmi a credere che Ottone usurpatasi Guastalla, la 
donasse a Gualberto Arcivescovo di Milano in quell 
ampia dimostrazione di munificenza fattagli in Roma 
Tanno seguente, allorché il giorno della Purificazione 
di Maria Vergine fu coronato Imperadore da Papa 

962 Gioanni XII., investendolo di tante signorie , siccome 
abbiamo da Landolfo seniore («). Piuttosto a me pa- 
re, che sotto il governo di lui tali cose avvenissero , 

per 



(a) Landolfo seniore Lib. II. cap. nans exaltavit , magnificavit , honorificavit , 

%6 dice che Ottone fu coronaro Valp^erto & prae. omnibus & in omnibus honorifìcando 

tantum adstantej e soggiugne , che Valpcr- sublimavit . Il Conte Giulini nelle sue Me» 

ium adstantibus universis Rex Otho exiol~ morie di MiJano P. Il' Lib. i2.pag. 314 

ìens oppida multa regalia in Italice partibus ci assicura che non abbiamo il Diploma 

ccmmorantia decentissim* ac honorifice ei dc^ di tal donazione . 



l 



L 1 B R O I, Ci 

per le quali rendiitesi le Moaache ree della cesarea 
indignazione, perdessero poco dopo moltissimi de' loro 
beni . Queir Adalberto , il quale aveva regnato con 
Berengario IL in Italia, venne l'anno 965 furtivamen- ^G^ 
te in Lombardia , ove come narrano il continuator di 
Reginone , e l' Annalista Sassone dal Muratori allega- 
ti , semi gittò di sollevazione contro l'Imperadore • 
Tra quelli che presero a di lui favore partito, anno- 
verossi Sigolfo Vescovo di Piacenza , il quale potè di 
leggieri indur le Monache di San Sisto a prestar aju- 
to all'inquieto Adalberto, come s'indusse ancora a far 
lo stesso Guido Vescovo di Modena , per quanto al 
Muratori probabilissimo sembra . Spalleggiato adunque 
da questi, e da altri Signori, venne Adalberto ad ap- 
piattarsi con cattivo animo sulle rive del Po , non 
lungi dal distretto di Modena ^ come va pensando l'ocu- 
latissimo Critico , e secondo me ne' territorj di Gua- 
stalla , Luzzara , Paludano , Pegognaga , ed altri luo- 
ghi dalle Monache posseduti , e qui prese quartie- 
re , e cominciò a stendere la sua potenza, miran- 
do a rendersi novellamente dell* Italico Regno pa- 
drone . 

Gualberto Arcivescovo di Milano all' Imperador 
fedelissimo , veggendo il grave danno che soprastava- 
gli, non istette punto neghittoso, ma chiamato in sua 
compagnia Gualdo Vescovo di Cremona , recossi in 
Germania a rappresentargli il pericolo in cui si tro- 
va- 



^4 ISTORIA 

vavano gli afFari d'Italia (a) . Ottone reso partecipa 
degli attentati di Adalberto, spedì tosto Burcardo Du- 
ca d' Alemagna a queste parti , il quale messa una 
buona e valorosa flotta sul Po , venne ad assalire 
il nemico , cui ruppe , e disperse con segnalata vit- 
toria (è). 

Fu questo in mal punto dì tutti coloro , che 
avevano favorito Adalberto : imperciocché il Vescovo 
di Modena fu da Ottone imprigionato , e quel di 
966 Piacenza fu l'anno appresso relegato oltre i monti } 
e le Monache di San Sisto , come ben chiaro appari- 
sce, private di moke loro terre, e castella, e special- 
mente di Guastalla . E perchè grande era divenuto 
nel cospetto di Ottone il merito di Gualberto Arcive- 
scovo di Milano per i contrasegai che di sua fede 
dati gU avea , degno lo giudicò d'essere investito di 
questa Terra con tutti que' diritti che avean prima 
ie Monache posseduti, specialmente delle rive del Po, 
che sempre al Guastallese territorio appartennero . Di 
tutto questo certi ci rende Carlogermano^5armani Mi- 
lanese , il quale abbreviando alcune Dissertazioni di 
Niccolò Sormani suo Zio Prefetto dell' Ambrosiana 
Biblioteca , e molto pratico delle antichità di sua Pa- 
tria , 



(e) Ughelli Ical. Sac T. IV. in Ar- (è) Vedi Annali dVltal. del Murati 

cìiiep. Medici, col. pj. all' ann. 5^65. 



LIBRO I. Sò 

tria, scrive così: Nel secolo X, trovo, che r Arcivesco- 
vo Walperto possedeva tra gli altri Feudi Gua.- 

stalla con le rive del Po (a) . Ben mi spiace di non 
aver trovato il documento, che fu noto al Sormani , 
mentre giovar ci potrebbe non poco nel bujo de' tem- 
pi', ondc€-ora si tratta. 

Questo Arcivescovo, che molto viene per pruden- 
za "e probità celebrato , prese dunque a governare . 
Guastalla sottratta dalla ubbidienza delle Monache -, e 
dopo lui ne tennero indubitatamente il dominio Ar- 
nolfo, che gli successe intorno al 971 , e Gottifredo , 97 "^ 
che l'anno 975 subentrò al governo della Chiesa Mi- 5^75 
lanese , riconoscendola dalla suprema imperiale e re- 
gia podestà , che poteva di questo Feudo a sua 
vogHa disporre , siccome apparisce aver fatto nel 979 c^yc, 
rimperador Ottone IL, il qujie gratificar volendo Si- 
gifredo Vescovo di Parma , nlunillo a' 5 d'Aprile di 
un Privilegio , nel quale gli concedeva l'esenzione da 
ogni gabella o tributo per qualunque sua Nave , che 
da Parma a Ferrara per Po , o per altro acquedotto 
indirizzata si fosse (è): dal che si rileva , che doven* 

do 



{a) Ciò si legge nd Libro intitola- Uno. Il compendiatore era K.egIo Vicario 

co : Giornata seconda de'' Passeggi storico- del Sepno , e pubblicò il Libro , vivente 

topografico-cnticì nella Città , indi nella ancora Don Niccolò suo Zio . 

Diocesi di Milano coli* intreccio di va- (b) Si aliqua Navis alicujus Castelli 

rie Disserta\ioni tratte a compendio da Ma- Episcopit Parmensis per Padum , aut per 

noscritti del Sig. Don Niccolò Sormani Oh- aliquem aqueducium Ferrariam transierit , 

èl. Prefetto del Collegio , e dell* Ambrosia- nullum exinde tributum exigat , aut requie 

na Biblioteca rr: Milano f,er Pietro France- rere tentet . Apud Ughdl. Iial. Sac. in 

sco Malatesia 1753 in % , alla pag. 96 . Episc. Parm, 
Tic. // Principato de^li Arcivescovi di Mi<, 

Tom. L i 



66 ISTORIA 

do necessariamente le Navi del Vescovo in tal viag- 
gio toccar i confini del Guastallese , o scorrendo il 
Po , o veramente attraversando le nostre allora pili 
ampie Valli , poteva disporre X Imperadore d.:' DazJ 
Gnastallesi, se non altro almeno con far che chi ave- 
va da lui salvo condotto, non fosse a pagarli sforzato* 
Nel detto anno appar che mancasse dì Vita l'Ar- 
civescovo Gottifredo , a cui fu d'uopo eleggere un 
successore . Era molto potente a que' giorni in Milano 
un certo Bonizio, o Bonizone da Carcano, dall' Ughel- 
li (^) , e dal Paricelli (b) chiamiato Ambrogio , il 
quale favorito al sommo dall' Imperadore , quasi dis-, 
poticamente quella Città governava . Co^^tui ambizio- 
so di ampliar maggiormente U sua possanza , deliberò 
di far sì che Land -Ifo suo figlio venisse a quelì' Arci- 
vescovado ìnnalz-itu ; e ben seppe egli a forza di si- 
monie , come l'abuso di que' tempi barbarici sovente 
portava, procacciargli un grado si onorevole. Giusta 
l'autorità di un altro Landolfo Istorico detto il senio- 
re , che a que' giorni fioriva salì il figlio del prepo- 
980 tante Bonizio all'Arcivescovado Tanno 580 (e); ben- 
ché altri non sembrino accordarsi su questo punto , 
dimostrato ciò non ostante incontrastabile dall' eruditis- 
si- 



(fl) Ita!. Sac. in Eplsc. Mediol. Tom. (e) Histor. Mediol. Libt i. cap. io. 

IV. col. 98. Rer. Ital. Tom. IV. 

{è) Disert. Nazarian. cap, 8^. 

i 



LIBRO ì. ey 

Simo Sassi nelle note al Sigonio . Quindi Guastalla 
venne per tal maniera ad essere governata dall'Arci'^ 
vescovo Landolfo. 

Il di lui Padre credendosi ornai insuperabile, do- 
po aver ottenuto quanto bramava, cosi al suo tiranni- 
co genio allargò il freno , che insopportabil si rese a' 
suoi Concittadin* , i quali tanto pili prendevano argo- 
mento di odiarlo , quanto che ben ne sapevano l' ori- 
gine , che al dir dello Storico antico era plebea , e 
però in lui meno sofFeribile, quanto pili di prepoten- 
za e d'orgoglio sì arrogava . Non pili dunque sofFe- 
rendo i Milanesi di vedersi a lui soggetti , mossero 
impetuosa sollevazione cóntro di lui , e de' figlj . Pre- 
se con gran tumulto l'armi, fu nella mischia ucciso il 
tiranno; e non potendo resistere né l'Arcivescovo, né 
1 di lui quattro fratelli Reginaldo , Guicciardo , Uber« 
tino , e Benzene all' impeto de' sollevati , presero io 
spedfente della fuga. 

Allora r Arcivescovo non sapendo meglio come 
tener saldo il suo partito, ch'era una stessa cosa con 
quello di Ottone Imperadore , deliberò di servirsi de' 
Benefizj Ecclesiastici, per darli in premio a' Capitani , 
e Soldati , che avessero voluto a suo favor militare ; 
e le facoltà delle Chiese disperdendo , distribuille co- 
sile gli parve a suoi disegni opportuno (a) . De' Feu- 
di 



(a) Ecclesia facultates , & multa Clericorum distribuu militibus bcneficix . Arjivil^.Hi 
stor. Medici, Lib. I, 



€8 ISTORIA 

di, che la sua mensa arcivescovi! possedeva, fu ezian- 
dio largo e liberale altrui ,• e non essendo tra questi 
l'ultimo quel di Guastalla, disegnò collocarlo in chi 
pili fido essere a lui poteva in quelle critiche contin- - 
genze . Adunque deliberato di alienar questa Terra, 
diedela in Feudo a suo fratello Ubertino assieme colla j 
Terra di Malegnano , come ne assicura il Corio gra- 
vissimo Scrittore delle cose Milanesi (a). Pare, secon- 
do il Gavitello, che fosse mandato a guardia di que- 
sto ^ito , e pur anco di Revere il fratello Benzone {b) , 
mentre ricórrendosi ad Ottone per la conferma di tut- 
to questo , stabili egli con Bolla d' oro Ubertino nel 
suo possesso novello . Il Gorio , cui siamo di una si 
bella notizia tenuti , era ben uomo da poter sapere tut- 
to questo con certezza indubitabile ; e quantunque al- 
quanto errasse nel supporre tali cose accadute sotto il 
dominio di Ottone III. , quando pare essere succedu- 
te sotto l'Impero di Ottone II. , non è tuttavia que- 
sto un error tale , che ci costringa a non credergli in 
xiiìlla . L' anacronismo in buona legge di critica non 
giova a mostrar un fatto insussistente, quando ridot- 
to alle sue circostanze non patisca altra eccezione . 

Sebbene in questo affare non è forse cosi agevo- 
le giudicare del tempo; conciosiaché altri dopo il Go- 
rio vi furono , che riportarono tutti questi accidenti 

al 



{a) Iscoria di Milano P, I. par;. 54. ' {b) Ànnal. Cremon. ad an. ^84* 



L I B R O I. e^ 

al tempo di Ottone III. , tra quali v' è il Sigonìo , 
che ne ragiona all'anno 990 (a). Il Muratori seguen- 
do il suo compatriota piuttosto che l'autorità di Lan- 
dolfo , e del Sassi a lui ben nota , riferì anch' egli la 
narrazione di simili avvenimenti sotto l'anno 991, e 
disse : Circa il tempo la Storia ci lascia nelle tenebre 3 
e mi prendo la libertà di narrar qui le sollevazioni sud- 
dette , con qualche barlume di verisimiglian^a , che tro- 
vandosi troppo giovane il Re Ottone II L ^ e morta la 
Madre sua , e passata in Germania V Avola sua Ade- 
laide^ potesse allora il popolo di Milano prender V armi 
contro del suo Arcivescovo (b) . Ma in tanta varietà 
sarà ben a me lecito ancora seguir piuttosto l'opinio- 
ne fondatissima di Landolfo Storico di tanta antichità 
corroborata da quella di Arnolfo, e dalla critica bi- 
lancia del Sassi, poiché se Ubertino da Carcano fatto 
Signore di Guastalla per opera dell'Arcivescovo suo 
fratello, fu nel dominio confermato daW Imperadore con 
Bolla d' oro , come il Corio scrive , ben è certo , 
che questo Imperadore non potè essere Ottona III. il 
quale non fu coronato Imperadore se non se l'anno 
^5>7; ma sibbene il padre di lui Ottone II. 

Fin a quando rimanesse Guastalla in potere di 
Ubertino, dir noi saprei. Penso nulladimeno , che sic» 

Co- 



ra) Sigonius de Pregno Italiae Lib. 7, <ò) Annali d' Italia all' an. p^i. 

:id aa, 950, 



jo ISTORIA ^ X 

come fu tumultuario l'acquisto ch'egli ne fcct , così 
il suo dominio fosse di poca durata. Nelle nostre par- 
ti di Lombardia andavasi allora molto allargando in 
"^ricchezze e possanza la famiglia di Sigifredo Conte , 
venuto a noi verso il principio del secolo dal contado 
di Lucca • Egli al dir di Giordano si era già impa- 
dronito di varie Castella sul Modenese , Reggiano, e 
Parmigiano {a) . Quell'Attone^ altrimenti detto Adal- 
berto, il quale, come dicemmo, fabbricò la Rocca dì 
Canossa , e vi difese Adelaide che poi divenne sposa 
di Ottone L, era secondogenito del detto Sigifredo, e 
parte per eredità paterna , parte pel favore dello stes- 
so Ottone , la cui nipote Ildegarde prese egli in con- 
sorte (è) , si fece sempre più grande , ottenendo fra 
gli altri luoghi Bressello , ove fondò una Badia di 
Monaci Casinesi (e) . E^ facile che acquistasse del pa- 
ri Guastalla con altri luoghi un tempo signoreggiati 
dal Monis^ero di San Sisto , giacché rimane fuor di 
dubbio^ e verrà da noi comprovato , che ì suoi nipo- 
ti, e la Contessa Matilde sua discendente ivi domina- 
rono. Certa cosa è, che Tedaldo figlio del detto At- 
tone possedeva la Corte di Villula nel 1007 ( d) ^ e 
che siel loiz Bonifazio figliuolo di esso lui riseder 

tro- 



(a) Jordanus in Chronic. apud "Mii- (e) Ibid. 

fat. Ant. Med. iEvi , Tom. IV. col. f^^ id) BaccKìni Iscor. di S. Bened. di 

{b) Ibid. Polirone, Appenda p. 17. 



L I B R O L ji 

trovasi in Pegognaga (^) , luoghi già molto prima 
dal detto Monistero perduti. Chi può vietarci dunque 
il supporre , che in poter di Tedaldo Guastalla non. 
fosse giunta? S'egli divenne per fino Conte di Mode-» 
na, e di Heggio, come sovente ne' suoi Annali il Mu- 
ratori asserisce , assai pili facilmente ebbe a far suo 
questo piccolo territorio , su cui non era chi alla sua 
potenza avesse forza di opporsi , quando lo stesso suo 
genitore non glie lo avesse già molto prima acqui-^ 
stato . 

Per tal maniera tornata Guastalla ad essere con- 
siderata come territoriovjdi Reggio , facil divenne ai 
Vescovi Reggiani toglierle quella immediata dipenden- 
za dalla S^de Appo3tolica, che avea goduta poco pri- 
ma, a cagione del privilegio conceduto a tutte le Pie- 
vi , e Cappelle soggette al Monistero di San Sisto. Il 
che tanto e vero essere succeduto , quanto che i me- 
desimi B^ni deile Chiese di Guastalla e Luzzara fu- 
roao essi pure incorporati alla M^nsa episcopale di 
Reggio, come apparirà dalla alienazione fattane poi a 
titolo enfiteutico in favore di Bonifazio Marchese di 
Toscana dai Vescovo di quella Chiesa . Ma non per 
questo sminuito rimase lo splendore della nostra Chie- 
sa, che anzi nacque ben tosto occasione onde accre- 

sciu- 



ia) Ivi pag. 25. 



jz ISTORIA 

scinto le fosse , per opera senza dubbio di Tenzone 
Vescovo Reggiano , che in questi tempi fu assunto al 
governo di quella Diocesi . Imperciocché riflettendo 
noi alla somma degnazione di un Romano Pontefice 
venuto personalmente a consecrarla, non possiamo cre- 
dere che altronde a ciò far 'si movesse , fuorché dalle 
premure a lui fatte dal buon Prelato , il quale con 
procurare ai GuastallesI una tale onorificenza , ebbe in 
animo di farli rimanere contenti di esser tornati sot- 
to la sua pastoral direzione . Quali cagioni traessero 
un Papa a queste parti , noi lo verremo brevemente 
accennando. 
99^ Morto il Pontefice Gioannì XV. l'anno 996 , il 

Re Ottone III. operò , che il suo parente Brunone 
fosse a tanta dignità innalzato, siccome avvenne, pren- 
dendo egli il nome di Gregorio V. Il nuovo Papa 
decorò tosto Ottone dell'imperiale corona ; ed insigni- 
to egli di sì alto titolo, chiamò a sindicato il Sena- 
tore di Roma Crescenzio , il quale sotto il morto 
Pontefice era stato molto alla santa Sede molesto ; e / 
prevedendo , che spogliar non dovesse in avvenire il 
turbolento suo genio ^ era per togliere di lui una esem- 
plare vendetta , se il nuovo Papa bramoso di segnar 
con atti di clemenza l'epoca del suo governo, impe- 
trato non gli avesse perdono . Ma allontanandosi Ot- 
tone, tornò Crescenzio alla primiera perfidia , facendo 
eleggere un Antipapa nella persona di Gioanni Ve- 
scovo di Piacenza 5 e costringendo il legittimo Ponte- 



L I B R O L j5 

fice a fuggirsi da Roma verso il mese dì Maggio deif 5)9.; 
anno appresso^ giusta il computo dell' eruditissimo Pa- 
aì (^). Venne dunque Papa Gregorio V. in Lombar- 
dia, e radunato in Pavia un Concilio, scomunicò lo 
scismatico Crescenzio , e i suoi aderenti , aspettando 
che rimperadore sbrigato dalle guerre y che in Ale- 
magna sosteneva contro degli Slavi, tornasse in Italia a 
difender coli' armi le sue turbate ragioni , In questi 
tempi è cosa certa che fu a Guastalla, e che innalzan- 
do r antica Cappella di San Pietro alla dignità di 
Pieve , cioè dandole il suo Arciprete , e abilitandola 
ad avere il fonte battesimale, solennemente la conse- 
ero : leggendosi confermato tal fatto istorico in una 
Bolla di Urbano IL, in un Privilegio della Contessa 
Matilde , in altra Bolla d'Innocenzo IL, e in diversi 
documenti , che ricorderemo a' luoghi loro, e pubbli- 
cheremo intieramente nella nostra Appendice . Ma del 
preciso tempo di tale consecrazione non convengono 
punto coloro che ne favellano, 

Gianfrancesco Negri Bolognese (3) , il P. Bena- 
mati (e) , e il P. Flaminio di Parma (^), pongono 
tale consecrazione sotto Tanno ^96 • Ma se unicamen- 
te nel Maggio dell' anno dopo si tolse il Papa da 

Ro- 



(a) Crìtìc. in Baron. ad an. ^97. (e) Istoria di Guastalla, 
Tom. XVI. pag. 575. ( ,? ) M-mor. Istor. della Osserv. Pro- 
Ci) Storia della prima Crociata pag. vinc. di Boi. T. I. pag, 5^2. 
7. Num. XIE. 

Tom. /. k 



y4 ISTORIA 

Roma , come si è detto , scorgesi insussìstente simile 
opinione , non altronde nata , che da una Inscrizione 
dipinta sul muro di detta Chiesa , entrato di poco lo 
scorso secolo, che dice cosi. 

GREGORIVS V. P. M. ECCLESIA HAC DE CA 
FELLA IN PLEBE PROMOTA COSECRAVIT 

APOSTOLIC.^Q SEDI PROTECT.^ SPECIALI 
COFOVEDA MANDA VIT ANNO DNI NO- 

NIGETESIMO NONAG. SEXTO 
VaBANVS POSTEA . IL PASCHALIS . IL 

ET INOClT.' IL SVMMI POTIFICES SV- 
IS DIPLOMATÌBVS HOC IDEM 

COFIRMAVERVT. 

Io ò sostenuto che tal consecrazione appartenga air 
anno 5^7 , e che debba fissarsi al giorno 21 di Set- 
tembre 5 in cui corre la festa del glorioso Appostolo 
ed Evangelista San Matteo , giacché l'uso antichissimo 
della Chiesa di Guastalla suole in tal giorno celebrar 
^'uffizio di tale dedicazione (a). Ma ò poi vediuo 
che il valoroso Monsignor Bernardino Baldi scrìtto la- 
sciò 



(tf) Antichità e Pregi della Chiesa Guastali, cap. 7. 



L I B R O I. ys 

sciò nella sua non terminata Istoria Guastallese ^ do- 
versi fissare un tale avvenimento verso il principio di 
Febbrajo del ^^8 {a). Io rispetto grandemente que- 
sto Scrittore illuminatissimo, né saprei del tutto riget- 
tare r opinion sua ; tanto pili che parmi cosa sicura ^ 
che intorno al cominciar di Febbrajo del detto anno, 
il Papa sciolto già dal Concilio di Pavia, si trattenes- 
se con Tenzone Vescovo di Reggio in quella Città ^ 
ove consecrò del pari la maggior Basilica di S. Pros- 
pero. Concedo al P. AfFarosi che i versi già esistenti 
sopra la porta di quel Tempio , riferiti dall' Ughelli ^ 
€ da lui, sieno mescolati di errori storici nel ricordar 
la consecrazione della detta Basilica (5), ma questo 
proviene dall'essere stati scritti alquanto tardi, né mi 
si potrà negare che anche qualche verità non vi si 
contenga , né si è ancora mostrato falso , quanto essi 
affermano di quella funzione di Papa Gregorio fatta 
in Reggio , appunto circa il cominciar di Febbrajo ^ 
intervenendovi l'Arcivescovo di Ravenna , e m*olti al- 
tri Prelati (*). Stando così le cose^ non resta alcuna. 

dif- 



{a) Baldi Istoria di Guastalla MSS. T ultimo distico., che àicziSunt hcsc din^ 
(b) Ailarosi Memor. del Monistero te Peo , dum sertius imperai Otho , Atqiie 
<^ì S. Prospero . P. I. pag. 37. Kalendarum facìa nova Februi, Forse deve 
C*) L'unico errore certo posto in dir nona ^ cosi che sì strano linguaggio 
que versi ( se pure dir si può errore co- corrisponda a nono Kalendas Februarii , 
sa pronunziata dubbiosamente ) è forse il cioè a'!4 di Gcnnajo . Ma comunque sia, 
dirsi fatta tal Consecrazione mentre il Pa- vediamo che al 9^8 si deve ascrivere tal 
pa andava al Concilio di Pavia, paren- successo, non già all'anno addietro j ce- 
do che dir si debba piuttosto fatta m^n- ms altri anno scritt© « 
tre m ritornava . Al sarnrrs© barbaro è 



:j6 istoria 

difRcokà a persuadersi , che alla premura del Vesco- 
vo Teuzone debbasi anche la consecrazìone della Pie- 
ve di Guastalla . Io amerei di tener la mia prima 
sentenza 5 in dirla consecrata il 27 di Settembre del 
997 5 potendo essere che il Papa in quelle circostan- 
ze andasse e tornass^e , come l'opportunità richiede- 
va 5 ninna cosa obbligandoci a credere , che da Set- 
tembre sino a tutto Gennajo si trattenesse nella Dio- 
cesi di Reggio ; ma in tanta oscurità di cose non vo- 
glio ardir di preporre l'opinion mìa a quella del Bal- 
di j cui non contrasta punto la ragione de' tempi. 

E in vero , sebbene alcuni Storici credano che 
sin dentro l'anno 997 Ottone III. ritornasse di Ger- 
mania , e riconducesse il Papa nella sua Sede, è fuor 
di dubbio eh' ci non fece ritorno se non entro il 
3'3% 95)8 , cosi scrivendo il Cronografo Madderburgense 
presso il Pagi, e i due Cronisti Sassoni Eccardiano , 
e Leibniziano , a' quali né seppe , né potè negar fe- 
de r^ruditissimo Mansi (cz) , Quindi ninna ripugnan- 
za s'incontra nel dire -, che il Papa fesse tuttavia fra 
noi, <:orrendo il Febbrajo dell' anno stesso , né trova 
ostacolo r epoca fissata dal Baldi alla Consecrazion 
della nostra Pieve , comechè non si volesse riputar 
del tutto sicura » Venne poi 1' Imperador in Italia^ 



(g) Mot. in Barouiuw a<i ann. p?7 loc. eie. pag. jy^o 



LIBRO L 



yy 



e ripassando, seco a Roma lo trasse , ove dì lecrcy?e- 
rl superato Crescenzio , e fattagli con morte infame 
pagar la, pena de' suoi delitti (a) , restituì alla Chie- 
sa la primiera tranquillità <. 



\b) Il MabUlon nel To IV. degli An- anno ni. Othonh regnantis 7CV. Imperli II. 

nali Bcnedecc'ni pubblicò una Carta di Aciutn Romce. quando Crescentius deoollatus 

Ottone III. Data III. Kal. Mali anno do- suspensus fuit , 
mlincx Incarn, DCC$CXCVIII. Indici. 2CI. 



Fine del primo Libro l 



ISTO, 



J9 



ISTORIA 

D I 

GUASTALLA 



LIBRO SECONDO. 



T 



M 



on tanto è dover dell' Istorico le passate cose in 
quella maniera che avvennero fedelmente narrare , 
quanto i falsi racconti di poco illuminati Scrittori to- 
glier di mezzo , affinchè la sola verità per quanto è 
possibile sopravviva . Scarsissime pertanto essendo le 
notizie rimasteci di Guastalla nel corso di quegli oscu- 
ri tempi, de quali ora facciamo parola, né dato essen- 
doci di poter dire ciò che T antica barbarie volle na- 
sconderci , piaccia almeno ai nostri leggitori , che sul 
principio di questo Libro alcune cose io rigetti da al- 
tri nella Storia Guastallese senza fondamento inserite . 
Non occorre trattenersi a lungo su ciò che il P. Be- 
namati racconta intorno alla gravissima peste , ond' 
egli afferma che fosse travagliata Guastalla 1' anno 
1005; poiché seguendo a dire che liberati per divina 

pie- 



8o ISTORIA 

pietà i Guastallcsi da si terribil flagello, alzarono tre 
anni dopo da' fondamenti una Chiesa di vaga struttu- 
ra a San Rocco dedicata (flt), si dimostra abbastanza 
poco versato nella Storia, volendo intitolato un Tem- 
pio ad un Santo bea tre secoli prima eh' egli fio- 
risse. 

Confonde lo stesso autore la Cronologia , ove 
suppone aver fin circa questi tempi avuto i Cremone- 
si dominio in Guastalla (h) , quando è cosa certa y 
che non si avanzarono a signoreggiarvi se non molto 
,dopo, come vedrassi . Anzi non sarebbe stato facile a 
quel popolo stendere il suo comando sin qui , giacché 
giunto non era pur anche a dilatare i confini del suo 
territorio fin alla opposta riva del Po , trovandosi 
prove certissime , che Casalmaggiore , Viadana , Poni- 
ponesco , e Suzzara formavano allora una parte del 
territorio di Brescia , e che i medesimi luoghi , tratto- 
ne Suzzara, erano posseduti dagli ascendenti della no- 
bilissima Casa d' Este (e) , la quale tenendo piede 
eziandio in Correggio verde (d) , veniva a tener fron- 
tiera ai confini del Guastallese, posseduto a que' giorni, 
come io già dissi , da Tedaldo , vivente ancora nel 
IO 12 I0I2, e poscia dal Marchese Bonifazio suo figlio. 

E 



(a) Istoria di Gnascalia pag. 14. cap. 7 pag. 41. 

ib) Ivi pag. 15 , (d) Documento del 102^ presso il 

(e) Muratori Andchità Es.euGi P. I. Campi P. 1. Re|;Isc. H. LXXV. 



LIBRO IL Si 

E ben proslegue lo Storico ad ammassar errori 
sopra errori nel dire , che rimasto vedovo il Marchese 
Bonifazio della prima moglie Richilda figlia di Gisel- 
berto Conte Palatino , passo a secondi sponsali con Bea- 
trice figli^t di Corrado ; e sorella di Henrico IIL Impe- 
rado re ^ giovane di singoiar pietà e religione^ dalla qua- 
le hehbe in dote la Città di Pisa , con altri luo'^hi nclLz 
Toscana , e nella Lombardia ^ toccandogli anco Guastal- 
la ( a ) . Ricopiò fedelmente tali spropositi in questo 
nostro medesimo secolo il P. Flaminio di Parma (à), 
senza curarsi di cercar migliori informazioni presso il 
Fiorentini (e) , il Bacchini (i) , il Pagi (e) , e il 
Muratori (/), da' quali appreso avrebbe, che Beatrice 
non era altrimenti figlia di Corrado , ma che ebbe 
per padre Federigo Duca della Lorena superiore , il 
quale generolla da Matilde figlia di Ermanno Duca 
di Svevia . Nel rilevare Torigin vera di Beatrice, av- 
rebbe conosciuto ben tosto , che nulla possedendo i 
genitori di lei in Italia , non potevano darle in dote 
ne Pisa , ne Guastalla , come il Benamati si finse . Di 
pili se avesse consultato T antico Donizone , rozzo ben- 
sì ma veridico Scrittore di que' tempi , si sarebbe 
chiarito, che non già in Italia , ma bensì nella Fran- 
cia 



(a) Loc. clt. lib, I. pag. 40. 

{b) Memor. Istor. della Prov. Osserv. (e) Cricic. in Baronlum ad annura 

ii Bologna T. I. pag. iSi . J070. 

(e) Vita di Matilde lib. 3. ( /) Annali d'Italia all'anno 103^. 
{d) Scoria di %. Bened. di Polirone 

7(9/7?. /. / 



8z ISTORIA 

eia venne a Beatrice assegnata la dote (a)*, confer- 
mandolo il Fiorentini (^) , e rilevando il Muratori 
da un passo di Alberico da Trefonti , che i beni do- 
tali di lei fossero situati nella Gallia Belgica entro la 
Diocesi di Metz (c).> 

Guastalla dunque non fu punto" recata in dote a 
Bonifazio da Beatrice , allorché secolei sì congiunse 

103^ Tanno 103^5 nia era già da essolui posseduta assai 
prima , giusta gli argomenti che in prova di tutto 
questo prodotto abbiamo . Questa era una picciola 
parte dell' ampio stato , che i suoi maggiori acquistato 
gli avevano, e ch'egli procurava di ampliare, col fa- 
vore specialmente dell' Irnperadore Corrado, cui fedel- 
mente serviva . Né gli^^mancavano occasioni per le 
quali l'augusto Imperadore avesse a proceder con lui 
molto Hberalmente ; imperciocché toltisi dalla sua ub- 

I037bidienza i Parmigiani l'anno 1037 , affidò a Bonifazio 
r impresa di assoggettarli coli' armi novellamente al 
suo comando: nel che riuscito feHcemente, meritò no- 
velli onori, e rendite ancor pili grandi . Scrive infatti 
Donizone, ch'esigendo T Imperadore da Bonifazio giu- 
ramento di vassallaggio , gli diede in premio del suo 

va- 



(4) Donizo in Vita Com. Mathildls iib. j. cap. ^ Tom. V. Rer. Italie. 

Hanc sponsus iitat , dilatar & ipse per ipsam , 

Servos , ancillas ab e a tenti , oppida , villas . 

Gallia nobiscum per eam dominum timet istum , 
<i) Vita di Matilde lib« i. pag, 27. {e) In Nocis ad Donizonem N. 104 



LIBRO IL §3 

valore la signoria di una Marca (a) ^ la quale a pa-. 
fere del Fiorentini fu la Toscana ( ^ ) . Il Muratori 
però osservando, che la Marca di Toscana era prima 
di qjesti tempi a Bonifazio soggetta , tiene con mag- 
gior fondamento, che iii questa nuova circostanza do- 
nata gli fosse la Marca di Lombardia formata de' ter- 
ritorj di Parma, Reggio , Modena , e .Mantova (e) . 
La qual cosa a me pare mcontrastabile dal ritrovarlo 
io risedere in Parma il giorno i8 di Febbrajo del 
1039, allorché prese a livello dai Canonici di quella 1039 
Cattedrale una prodigiosa quantità di poderi , corti , 
e castelli , per meglio estendere il suo dominio (d) . 
Del pari l'aver preso Bonifazio circa i medesimi tem- 
pi anche dal Vescovo di Reggio in enfiteusi mol- 
te sue proprietà , e specialmente la Pieve di Gua-- 
stalla colla Cappella di San Giorgio , la Pieve di Luz- 
zara colla sua Corte , e Cappelle , le pescagioni di 
Reggiolo , e non poche altre decime , e diritti su la 
Reggiana Diocesi (e) ^ prova bastantemente, eh' egli 
era divenuto in queste parti per maniera potente -, 
che facea duopo anche ai ricchi Ecclesiastici ^ottopor- 
si a quanto gli veniva in talento di esigere . Imper- 
ciocché sebbene queste enfiteusi , e questi livelli si 

chis- 



t,Mj- ,-1. "'^° in Vita Comitlssae Ma- (/^) Docum. in Arckiv. ;B.mi Capituli 

thildis hb. i. cap. IO. Parmen. Sec. XI. N. XXXVI. 
(/b) Vita di MauJde lib. i. cap. 28. («) Appendice JN. XX. 

(e) Notx io Donizonem loc. cit. 



84 ISTORIA 

chiedessero da Bonifazio a tali partiti , che sembrava- 
no a primo aspetto utili alle Chiese , che gli accorda- 
vano, per essere accompagnati da alcuni atti di libe- 
ralità verso le Chiese medesime, tuttavia il tempo fe- 
ce poi scorgere essere questa un arte fina di spogliare 
insensibilmente i Vescovadi , i CapitoH , e le Abazie 
de' loro diritti ; perchè posto per prepotenza in disuso 
il pagamento degli annui canoni , né mal più resti* 
tnendosi gli acquistati beni ai loro proprietarj , il li- 
%^ellano face vasi assoluto padrone , senza che il pili 
debole avesse coraggio e forza di fargli contrasto . 
Né è già a credersi, che i Vescovi, i Capitoli , e gli 
Abati non conoscessero fin dall' atto d' intraprendere 
simiH contratti, dove mirasse l'avaro genio di questo 
Signore ; ma la potenza di lui troppo grande , e te- 
muta facea , che a compiacerlo si disponessero per 
goder pace con esso . A questo modo Bonifazio si 
arricchì grandemente 9 e questi furono poi que' tanti 
beni eh' ei lasciò alla figliuola Matilde , che donando 
ai Monasteri , ed alle Chiese tante ricchezze , di che 
n' è sparso il grido ancora a' di nostri nel popolo , al- 
tro non fece poi , se non restituire quanto il genitore 
si era ingiustamente usurpato. 

Venne in luce così illustre , e rinomata Matrona 
1046 l^^nno 1046, ed unica sopravvisse ad un fratello, e ad 
una sorella morti in acerba età . Un documento dell' 
Archivio de' Signori Canonici della Cattedrale di Par- 
ma ci fa veder Bonifacio padre di lei tener tribunale 

nel- 



LIBRO II. S3 

nella terra dì Spilamberto sul Modenese nel Maggio 
del 105 1 , e giudicare di alcune cause de' sudditi 105 1 
suoi (a)', ma non giunse a campar troppo a lungo , 
mentre l'anno appresso fra Mantova e Cremona as-1052 
salito in un bosco da suoi malevoli fu trucidato , e il 
suo cadavere trasferito a Mantova, ebbe ivi nella Chie- 
sa maggiore sepoltura . 

Adunque la Contessa Beatrice 5 preso il governo 
dello Stato , rivolse le sue premure a Guastalla , e per 
quanto noi ricaviamo dalle Storie di Gìoanni Villani 5 
intraprese a cingerla di gagliarde m-ura , e a ridurla 
in Castello . C inducono a cosi credere le parole di 
tale Scrittore , le quali riportano, che Beatrice giù al 
piano fece Guastalla , et Sur ara , et lungo ci fiume del 
Po compero terreno assai (i): perchè non potendo qui 
intendersi della primiera edificazione di questi luoghi , 
i quali già esistevano molto prima, e forza l'interpre- 
tar tali detti col dottissimo Guido Panciroli , e dir, 
che il Villani s' intese di voler accennare la riduzion 
di Guastalla a forma migliore (e). Io certamente par- 
lando di Guastalla, spiego l'oscura formola del Villani 
in tal senso , che questa in allora fosse a Castello ri- 

dot- 



(a) Archiv. Rmi Caiìkuli Parmen. c::m Oppidum longe ente stet'is-se ncn chsc-.i- 

occ. -XI. N. LI. fi auciorcs refcrant , id ab ex restitutmn po- 

(3) Istoria Fiorentina lib. 4. cap. ao. tiusquam conditum fuisse creditur . Paaclrol, 

(e) Guzrdistallum posteci Guastallara Hiscor. Rc^gii Lepi.li MS. lib. 3. 
dlcium ad Padum faòric::ise fenur . Sed 



8S ISTORIA 

dotta : imperciocché se dò un occhiata ai documenti 
antecedentemente citati , mai non veggo distinta Gua- 
stalla se non se col* titolo di Corte, e dopo questi 
tempi soltanto <:omincio a scorgere antiche pergame- 
ne , ove si nomina il suo Castello. Vuol dunque ra- 
gione 5 che interpretato il passo del Villani a tenor 
delle cose già narrate,, e di quelle che a dirsi riman- 
gono , si stabilisca la nobilitazione di Guastalla , e la 
sua riduzione a Castello in questi tempi per opera 
della magnanima Beatrice- 

Che se si chiegga , qual fosse propriamente il sito^ 
dove sorse 1' antico primiero Castello , il qual pe>r 
quanto ci è noto stette in piedi sino all'anno 1307 ? 
e fu minato In allora dal furore di Giberto da Cor- 
reggio ^ non crederò dì errare affermando , che occu- 
passe quella porzione della moderna Città, ove già fu 
la Rocca , demolita totalmente nel 1690 , e dove poi 
fu eretta la Torre del Pubblico , stendendosi ancora 
ad abbracciare la Chiesa di S. Bartolommeo , la qua- 
le sorgeva , come ò detto altre volte , dove abitano 
presentemente ì Chierici Regolari Teatini . E la ra- 
gione di questo mio parere si è, che riedificato po- 
scia di nuovo il Castello sulle ruine dell'antico , ri- 
mase al detto luogo la denominazione di Castel vec- 
chio , e nel Castel vecchio sempre dicesi esistere la 
Chiesa di San Bartolommeo nelle pili vecchie carte 

l'i- 



Z I B R o ri. sy 

rimasteci negli Archivj Guastallesi (*). Certamente 
non fu molto esteso e vasto, questo primo Castello ,• 
ma ciò non toglie , che ben popolata non fosse Gua- 
stalla ne' contorni suoi , e specialmente presso la PTe- 
ve buon tratto dal Castello discosta , ove sorc^eva 
quel frequente cumulo di case, che fin dall'anno jik; 
denominavasi il Borgo , durando ancora tale appella-' 
zione nel Secolo XV. come assai monumenti esamina- 
ti ci anno fatto conoscere . E se ne piacesse nell' an- 
tica Guastalla riconoscer anche soltanto una contrada 
di case, la quale cominciando fuor del Castello, prose- 
guisse sino alU Pieve 5 non è a dubitarsi, che non 
avesse a dirsi luogo considerabilissima , Tuttavia io ò 
per fermo, che il sito pili abitato quello fosse , ove il 
Castello si fabbricò, perchè si è .veduto che al tempo 
della Regina Ermengardala nostra Pieve, allora Cap- 
pella, non frequentavasi pili, segno evidente, che po- 
chi abitatori teneva essa vicino . Io non dirò col P. 
Benamati, che la Contessa Beatrice nell'atto di abbel- 
Hre Guastalla, vi edificasse la Chiesa di Santa Croce 
detta della Morte , e l'altra dedicata alla Concezione 
di Maria Vergine (a), perchè altrove già dimostrai 
quanto fosse favoloso simil racconto (è). 

Frat- 



e ) sì à menzione del Castel vec- dosi la detta Chiesa di San Bartolommeo, 

chio m un Istrumenco ^rogato da Filippa sempre dicesi sita in Castro veteri Gua- 

Boniani il Vecchio nel 1411. In altro stalla. 

poi del giorno 9 dì Giugno del 1412 ri- (a) Istoria di Guastalla pag. ai. 

cordasi ancora il Castel nuovo . In molcis- ( è ) Antichità e Pregi della ChUsJt 

simc altre Carte di <iue' tempi nominane Guastali, cap. i8 e a© . 



g§ ISTORIA 

Frattanto recatosi Papa Leone IX. oltre i monti 
affine di trarre soccorso da quelle parti per discac- 
ciare dal Regno di Puglia gl'infestatori Normanni , 
seco guidò in Italia Goffredo Barbato Duca di Lore- 
na con poderoso esercito . Attendeva in appresso an- 
che la venuta di Arrigo III. Imperadore , che aveva- 
gli dato parola di seguitarlo colle sue genti : ma ve- 
dendosi poscia deluso 5 sen venne a Mantova, ove la 
Contessa Beatrice signoreggiava , e desideroso di farsi 
de' partigiani, e difensori potenti , è probabile ch'egli 
stesso trattasse un maritaggio novello tra Beatrice , e 
Goffredo, e che fin d'allora si stabilisse di dar in mo- 
glie al tempo dovuto la tenera Matilde all' altro gio- 
vanetto Goffredo soprannominato Gozelone, nato dalla 
prima consorte dello , stesso Duca di Lorena . Scrive 
Lamberto Scafiiaburgense , che tutto ciò avesse effetto 

1053 nel 1053 , ed Ermanno Contratto lo riferisce all' anno 
seguente. Il vero si è, che celebrate le Nozze tra Bea- 
trice e Goffredo , cominciò questi a signoreggiare tut- 
to il Paese già posseduto da Bonifazio (a) .- 

Spiacque altamente all' Imperadore Arrigo III. il 
vedere questo gran tratto di Lombardia, su cui l'Im- 
pero avea supremo diritto , in mano di Goffredo ; per 

1055 la qual cosa scese molto adirato in Italia l'anno 1055, 

e in- 



(<:) Beatrlcem acclpìais Marchlam , & sìbi vlndlcavh . Lambert:. ScIiafDaburg. in 
c*eteras cjus possessioues conjitgìi prcetextu Chronico . 



LIBRO IL ^9 

e incamminatosi verso Mantova circa le feste di Pas- 
qua entrovvi senza contrasto . Goffredo o fosse da ti- 
mor vinto , o volesse con arte deludere il nemico , 
diedec^Ii secrni di voler ad essolui sottomettersi , e trat- 
tar pace ; onde spedita all' Imperadore la consorte 
munita del cesareo salvocondotto (a) , a lei commise 
di assicurarlo della sua fede . Arrigo però poco fidan- 
dosi di tali promesse, ritenne Beatrice in ostaggio . 
Da tali atti bea chiarito Goffredo di qual animo fos- 
se r Imperadore, volse tutte le cure a custodire la gio- 
vanetta xMatilde , unica fonte di tutte le sue speranze; 
perchè sebbene il Fiorentini (è) 5 ^ ^^ Muratori ("cj sup- 
pongano vivo ancora in questi tempi il fratello di lei 
Federigo , sostiene tuttavia il P. Bacchinì , fondato so- 
pra un autentico Documento, eh' egli era morto assai 
prima (d). Quindi si può credere che in Guastalla , 
e in tutti gli altri Paesi, e Città della moglie , e del- 
la figliastra tenesse in piedi gran numero di milizie , 
affinchè non potesse Arrigo quivi inoltrarsi , o mac- 
chinarvi trame per avere anche Matilde nelle mani. 

Ben muniti questi Paesi , e assicuratiU da ogni 
pericolo, recossi Goffredo nella Lorena per dar gelosia 
all' Imperadore , e cosi allontanarlo dall' Italia . E ben 

riu- 



{a<) Conùnuator Hermanni Contra»3:i {e) Annali d'Italia aJi' anno 105J - 

in Ciucnico . i^d) Iscor. di S. Bened, di Polirons 

(^b) Vica di Matilde lib. i. pag. 54. iib. 2. pag. 11. 

Tom. L in 



90 ISTORIA 

riusci egli nel suo disegno , perchè temendo questi 
non fosse Goffredo per movergli contro le armi in 

^*^5^ Alemagna, die volta nel 1056, guidando seco Beatri- 
ce , e chiamandosi dietro altri soccorsi , con i quali 
pensava di far cose grandi , cui troncò il filo la mor- 
te. Succedutogli per tanto nel Regno di Germania e 
d' Italia il figlio Arrigo IV. , e governando nella sua 
minor età V Imperadrice Agnese sua madre , fu tenuta 

1057 una Dieta in Colonia nel 1057 ? ove restituito in gra- 
zia Goffredo , potè colla moglie tornarsene in Italia , 
dove favorì poi sempre le parti della Chiesa cattoli- 
ca , specialmente njgl fiero scisma suscitato da Cadolo 
Vescovo di Parma , il quale osò di usurparsi indebita- 
^ mente l' appostolica Sede , e di tenere in grandissima 
tribulazione tutta la fedele cristianità . Mentre egli 
coir autorità sua faceva fronte alia perfidia altrui , 
Beatrice si esercitava nelle opere della piìi salda pie- 
tà , una delle quali fu T edificare sulle montagne del 
Modenese il Monistero di Frassinoro circa T anno 

10^5 10^5 {^) '> cui facendo poi dono di varj beni , volle 
concedere fra le altre proprietà le Corti; di Campa- 
gnola, e di Reggìolo (^). 

Cresciuta intanto la Contessa Matilde negli anni , 

e già 



io) Muratori Antichità d' Italia Dis- presso il Margarino BulUr. Casin. T. II. 
Sèrt. 47 T. III. pag. 77. Constic. 207 . 

(3) Diploma de' ip Agosto 1055 



LIBRO II. 52 

e già matura aile nozze , strinse col giovane GoiFredo 
il meditato legame . Ma questa coppia, benché fosse 
pari di età, era disugual nondimeno di fattezze e di 
genio. Matilde al nobile e maestoso aspetto accoppia- 
va uno spirito vivacissimo , ed era versata nelle lette- 
re, e nel maneggio delle armi pili che a femina con- 
venir non sembrava ,• laddove Goffredo piccolo di sta- 
tura, gobbo, e deforme, troppo dissomigliava da lei (a) . 
L' ingegno svegh'ato ed astuto avrebbe forse potuto 
renderlo caro alla moglie, se non che tutto innamora- 
to egli del partito imperiale , quando essa era dichia- 
ratissima protettrice dell'ecclesiastico , nascevano quin- 
di altre cagioni, che allontanavano questi due cuo- 
ri ognor pili . Indifferente Matilde per un oggetto 
che fin dall' infanzia trattato avea senza il minimo 
sentimento di amore , erasi disposta a sposarlo, solo 
perchè si era già trovata per il voler de' maggiori a 
lui promessa : il perchè non avremo ripugnanza alcu- 
na a credere a San Pier Damiani , ove assicuraci eh' 
ella con tal marito serbasse illeso il bel fiore di sua 
pudicizia (b) . Cosi divisi di genio gli animi de' due 
Sposi , separaronsi finalmente del tutto , quando le 
acerbe guerre tra Arrigo IV. e Papa Gregorio VII. 

tut- 



(a) Statura puslllus & gihbo deformis (b) Oper. T. II. Epistol. Llb. 6 Epi- 

lamberc, Schafnab. in Ghronico . st. 14. 

m z 



^z ISTORIA 

tutta misero in iscompiglio l'Europa: mentre rimanen- 
do Matilde in Italia per favorire il Pontefice , andò 
Goffredo in Germania a militare per Arrigo . Fu tut- 
tavia infausta all'infelice tale partenza, mentre essen- 
1076 ^^ ^^ Anversa sulla fine di Febbrajo del 1076, mise- 
ramente da suoi emuli fu trucidato. Se questa perdita 
non costò , com' è a credersi , neppur una lagrima al- 
la nostra Matilde , lo stesso non può già dirsi intor- 
no alla privazion che sofferse della virtuosa sua ge- 
nitrice 5 morta nell' Aprile dell' anno medesimo nella 
Città di Pisa 5 perchè le qualità di tal madre , e il 
tenero affetto che si erano sempre vicendevolmente 
portato, ben richiedevano inconsolabili sospiri dal cuor 
pieghevole di cosi buona figliuola . 

Rimasta ella sola al governo dello Stato suo , e 
sapendo di essere debitrice alle Monache di San Sisto 
di Piacenza di non so qual somma per varj beni eh' 
essa teneva dalle medesime a livello , pretese di libe- 
rarsi da tal obbligo con investirle di Cortenova pres- 
so Luzzara , salve alcune condizioni , di cui parla il 
documento da pubblicarsi (a) . E perchè si era con- 
certato di tener una Dieta in Augusta per trattar pa- 
ce fra la Chiesa , e l' Impero , cui ella , ed il Papa do- 
vevano convenire , postasi Matilde col Pontefice in 

carn- 



ea) Appendice N. XXI; 



LIBRO IL 



93 



cammino, e gìuntva sino a Verceili, dovette dar vol- 
ta 5 perchè non ostante ì rigori del verno , co' quali 
cominciò l'anno vegnente, videsi Arrigo IV. tornare in 1077 
Italia , senza aver deposto pur anche il bellicoso suo 
genio. Guidò ella il Romano Pastore nella sua Rocca 
inespugnabile di Canossa, onde vi fosse guardato , e 
con virile coraggio sostenne l'impeto del nemico. 

Ma tralasciando io volentieri que' racconti , da' 
quali trar non si può lume alcuno particolare ad illu- 
strazione delle cose Guastallesi , discenderò a dir qual- 
che cosa delle seconde Nozze della Contessa Matilde . 
F già bastevolmente convinta di falsità l'opinion di 
coloro , i quali dieronsi a credere aver Matilde dopo 
la morte di Goffredo data la mano di sposa ad Azzo 
d' Este , e che scoperta la parentela, che fra essi passava, 
costretti fossero a separarsi (^) . La Contessa rimase 

in 



(*) Avendo adottato questo errore 
anche il P. Benamati pag. zy, parmi ne- 
cessario di avvertirlo. Vi era caduto pri. 
ma il SJgonio De Regno Italix Uh. 9 , 
Mario Equicola nei Commentar) di Man* 
tova lib. I , e qualche altro Storico non 
volgare . Il Benamati stette con coloro , i 
quali posero tal Matrimonio tra Azzo e 
Matilde nel 1073 . Ma noi abbiamo già 
detto , che Goffredo primo manto della 
ContelTa vifle fino al ioj6 , il che e cer- 
to per tutti i migliori Cronisci . Il Sigo- 
nio vedendo la difficoltà, trasferì tali noz- 
ze al i ego : ma se intorno al divorzio , 
che si pretese, da Papa Gregrorio VII. 
furono spediti Brevi al dir dell' Equicola 
uno a Beatrice j e l'altre n Matilda ^ geme 



si salva questo , per esser già morta Bea- 
trice quattro anni prima ? Ognuno vede 
qui una confusione enormissima di ana- 
cronismi inconciliabili . Ma ogni cosa vien 
rischiarata da Gaspare Sardi in una sua 
Lettera a Lanfranco Gessi EpistoUr. pag. 
$ , dal Baronio ad ami. 1074 , e da Fe- 
lice Contelori , Mathild. Comit. Genealog. 
pag. 6j & feq. e da altri piii moderni i 
quali mostrano l'equivoco che in tal rac- 
conto si trova . Azzo d' Este sposò vera- 
mente una IVIarilde , ma questa era una 
sorella di Guglielmo Vescovo di Pavia , 
vedova del già Marchese Guido , real- 
mente congiunta di sangue all' Estense , 
come prova il Muratori , Antich. Est. P. L 
Cip' 2^. Tali nozze furono strette prq- 

priat- 



94 ISTORIA 

in istato vedovile sino al tempi del Pontificato di Ur- 
bano IL, cui piacque, al dir di Bertoldo di Costan- 
za (a) , il vederla rimaritata con Guelfo V. di Ba- 
viera figlio di Guelfo IV., e nipote di Alberto Azzo 
IL d' Este (b). Credono alcuni esser ella discesa a ta- 
li nozze col previo patto di conservar illesa la sua 
virginità (e) -, ed altri a scritto , che ottenesse anzi 
da Guelfo un Figliuolo (d) . Ma in quella maniera 
che tiensi falsa questa seconda sentenza a cagione del- 
la enorme pinguedine dì Guelfo , il quale fu ricono- 
sciuto inabile ad aver figlj (e), per tal modo eziandio 
dubitano i Critici del patto accennato ( * ) . Chechè 
però voglia dirsi di cosi varie sentenze , la verità è , 
che di taU nozze molto si adirò Arrigo IV., il qual 
vedeva sempre più crescere i maneggi per trarre dal- 
la 



jprlamsate ncJ 1073 in tempo che la no- 
stra Matilde era ccngiunrx a Gotfredo ,• e 
per lo sciagiimento di queste corsero que' 
Brevi , i quali sì possono leggere presso 
il citato Contelori . 

(a) In Chronico ad an. icpjT. 

(è) Muratori Antichità Estensi p. i. 
cap. 4. 

( e ) Così il Baronio , il Fiorentini , 
e il P. Bacchini . 

(d) Colio Vite degl' Imper. nella 
Vita di Enrico IV. 

(e) Gio: Villani Stor. Fior. lib. 4. 
cap. 20. 

(*) Ne dubita il Muratori Antidi. 
Estensi p. 1. cap. 6. pag. ly. , e il P. An- 
drea Rota Notizie Sloriche di S. Anselmo 
cap. 5 pag. 51 , perchè è troppo equivo- 
co il paiio di Donizone , su. cui tal opi- 



nione viene appoggiata . Io osservo che 
Bertoldo scrive , aver Matilde sposato 
Guelfo non tam prò incontinentia quam prò 
Romani Pontificis cbedientia ; con che vie- 
ne ad escludere simil patto . Narrando 
poi la separazione succeduta tra Guelfo 
e Matilde , dice : Welpho filius yVelphonis 
X)ucìs Bajoarie a conjugio Domine Matilde 
se penitus sequestravit asserens illam apud se 
omnino immunem permansisse ^ ^uod ipsa ia 
perpetuum reticussset , si non ipse prius sa- 
tis inconsiderate publicasset . Se tal patto 
solenne avesse preceduto le Nozze , noti 
v' era bisogno di tali proteste . E se fu 
riputata una inconsideratezza di Guelfo 
r aver protestato così , è segno che la 
protesta ridondava a scorno della sua pa- 
lesata impotenza . 



';>ss 



L I B R O IL c,3 

h sua dipendenza violentemente sì gran parte d'Ita- 
lia. Divise quindi le sue forze, portò la guerra in Ba- 
viera contro di Guelfo , e nel tempo stesso in Lom- 
bardia contro Matilde , cui l'anno 1090 giunse a to- 1090 
gli ere la Città di Mantova con varj Castelli oltre il 
Po . Qual nerbo di milizie guarnir dovesse la allora 
Guastalla , e tutta la nostra riviera , ognun lo può ri- 
levare da questo , che non riuscì ad Arrigo passar di 
qua se non due anni appresso , allorché sparse il suo 1091 
fuoco sul territorio Reggiano, non senza pericolo pro- 
babilmente di Guastalla . Poe** però ebbe a durare 
quel danno , giacché respinv ^ Matilde novellamen- 
te oltre Po, lasciar dovette in balìa di lei non pochi 
Castelli, che prima aveva occupati. 

Mentre così 1' Imperadore perseguitava tutto il 
partito della Chiesa, ebbe il rammarico di veder Cor- 
rado II. suo figlio a ribellarsegli , e porsi dal canto 
de' suoi nemici . Raccolto questi con molto giubilo 
dal Papa, da Matilde, e da Guelfo , fu tosto corona- I09J> 
to Re d'Italia, per la qual cosa vieppiù si accesero le 
inimicizie , e pili accanito si fece Io Scisma , che già 
da pili anni era sostenuto pel detto Imperadore e 
dall'Antipapa Giberto, fatto già da lui contrapporre in 
un conciliabolo al vero Pontefice . Conoscendo intan- 
to Matilde esser necessarj, oltre le armi, anche gli spiri- 
tuali rimedj, chiamò Papa Urbano .11. in Lombardia , 

ac- 



96- ISTORIA 

acciò venisse a celebrarvi un Concilio {a). Parti egli 
dunque da Roma , e celebrato il Natale dell' anno 

T0C)4 1094 i^^ Toscana , come abbiam da Bertoldo , incon- 
trato dalla Contessa , e da varj Vescovi d'Italia , alle 
nostre parti si volse . Aveva già intimato la sacra 
Assemblea da tenersi in Piacenza, per dare qualche 
provvedimento alle presenti calamità , quando nel se- 

1095 g^^ente Febbrajo, tenendo colla Contessa la via di Gua- 
stalla, qui soffermossi con tutti que'Vescovi e Prelati , 
che lo seguivano , e prima di andar a Piacenza ad 
aprire il Concilio , .^v"*^ ^^^^ preventivo Sinodo in 
Guastalla , siccome <<^ - "^ sua Cronologia il Pan- 
vifiio. / 

Di questo punto di ^. -iia credo di aver quanto 
basta trattato nelle mie Antichità, e Pregi della Chie- 
sa Guastallese ; ma 1' instituto mio presente non mi 
dispensa dal replicar qui pure quelle ragioni che me 
lo fanno credere incontrastabile . Nega del tutto la 
verità di tal Sinodo o Concilio il Signor Proposto 
Poggiali (è) , e la rigetta del pari il P. Flaminio di 
Parma {e) . Una delle ragioni del Signor Poggiali è 
questa , che il Sigonio parla del Concilio Guastallese, 
come celebrato nella fine del 10^4, quando è cosa 

cer- 



ca) Donizo lib. 2. cap 3. (e) Memor. Istor. nell'OìScrv. Prov- 

ib) Memor. iscor. di Piacenza T. 3. di Bologna T. x. pag. 584. 
l^ag. so. e seg. 



LIBRO IL gj 

certa, che il Papa non era giunto pur anche in Lom- 
bardia . Tal riflessione però non vale a distruggere il 
fatto, perchè se il Sigonio lo trovò registrato da Scrit- 
tori coevi , e ne assegnò poi egli T epoca stortamen- 
te , il suo errore non è da tanto che bastar debba a 
togher fede al racconto , che gli antichi ci fanno di 
tal Concilio . E in verità noi abbiamo testimonianza 
di questo Concilio nella Vita di Urbano IL scritta da 
Pandolfo Pisano, autore quasi coevo, pubblicata dal 
Muratori (a), come pure in altra Vita dello stesso Pa- 
pa di scrittore anonimo, data in luce dal Papebrochio, 
che in vece di creder fittizio tal Sinodo , chiamalo 
piuttosto ignoto ai raccogh'tori de' Concilj (^)? come 
ai medesimi ne furono dapprima ignoti assai altri , de' 
quali fu scoperta la notizia col tempo . Né giova al 
Signor Poggiali l'andar pensando che gli antichi scrit- 
tori abbiano probabilmente confuso Papa Urbano con 
Papa Pasquale anche egli di tal nome secondo ? il qua^ 
le appunto in Guastalla tenne un insigne Co/?cilìo neW 
anno iioS ; perchè Pandolfo Pisano non tanto scrisse 
la Vita di Urbano , quanto ancora di Pasquale, e in 
ambedue fece ricordanza separatamente de' Concilj 

Gua- 



(i) Qui sex Concilia celeèravit , unum Italie. Script. T. j. pag. ^$z. 
épud Clarimontem ^ alterum apud Guardastal- {b) Conatus Chronico- histor. ad ca« 

lum Longobardije in quo fecit Prjefationem talog, Pontif. Aita Sandlor. T. 7. p. JI*» 
de fesUviivttbus B. M. Virginis &c. Rsr. 

Tom, L n 



9? ISTORIA 

GuastallesI, si celebrati sotto ruiio, come sotto l'altro 9, 
talché lo vediam assolutamente accìrito a persuaderci 
de' due diiferenti Conci)] , da qne' due Pontefici tenuti 
in Guastalla. Il peso di si antiche autorità fu ben co- 
nosciuto da Flavio Biondo morto nel 1463 , che par- 
lò espressamente di questi due Concilj , e argomentò 
quindi essere stata allor Guastalla pili vasta e capace, 
che non era a* suoi giorni (a) .' Lo conobbe pure un 
altro scrittore anonimo della Descrizione d' Italia , che 
io vidi già scritta a mano nella doviziosa Libreria di 
San Vitale di Ravenna (b) . Sentillo il giudizioso Si- 
gonio (e) , il dotto Panvinio (e/) , l'erudito Giaco- 
mo (e), e Lodovico Gavitello (/), i quali tutti par- 
larono del Concilio celebrato ia Guastalla da Papa 
Urbano IL 

Vi furono alcuni poco giudiziosi Scrittori, e tra 
questi Gian Francesco Negri {g) ^ i quali rìputarona 

il 



(a) Crediderlm ilio quod tunc fuerh (d) In Chronico . 

•ppìdo destruclo , novutn hoc postea cedifica* fé) Presidio a Mathìlda Comìtissa. ad 

tum fuisse . Blond. Italia Region. 7. Lom- se misso profecius est , 6- quarium sub Pa^ 

bar. Oper. pag. 357. di npcm apud villam RastalUm ( così ) 

(^) Sequ'uur in ripa Padi GiiardastaU Cqncil'um peregit y cui Mathilds interfuiti 

tum olitn nunc Guastalla , in quo Urbanus inde Placentiam accedens maximum 200. E- 

secundus , & Paschalis secundus alterurn. piscoporum Conci'ium quintum telebravit . 

Concilium celebrarunt . MSS. secnli XV. In viia Urbani II. Tom. 2. pag. 34^. 

(e) Iter autem ingressus (Ponuifex) (/) Progressus in Galliam cisalpmam, 

cum frequenti Cardinalium , Episcoporum , apud Guardanallum & Piacenti^ alias ha.- 

Principumque Italicorum Comitatu ad Padum huit Synodos . Anna!. Cremon. fol. lé. 
vcnisset f Vardastalli conventum habuit y -in (g) Storia della Crociata I. pag. IV* 

auo de labibus proesentis Ecclefitz acriter , ut N. 6, 
unte , consùtuit , De Regno Ital. lib. p. 



LIBRO IL ^c^ 

li Concilio Giiastalless posteriore a quello dì Piacen- 
za : ma ì migliori riflettendo , che dopo i! Concilio 
Piacentino il Papa andossene subito in Francia, stabi- 
lirono che quello di Guastalla precedesse il Piacenti- 
no -, e di tal pensiero vediamo essere il Sigonio , il 
Panvinio, il Ciaconio, e il Cavltello , a' quali consen- 
te il celeberrimo P. Ruinart citato dallo stesso Pog- 
giali 5 sendo egli di parere , che nel Concilio Gua- 
stallese si trattassero cose preparatorie al Concilio Pia- 
centino (a) . Io conformandomi al sentimento di que- 
sto illuminato Critico, non so dar fede al P. Ippolito 
Donesmondi , che dice nulla essersi conchiuso in tal 
Concilio (^),. ma tengo per fermo col Sigonio, essersi 
fatte costituzioni opportune ai bisogni di que' giorni , 
e godo di poter coli' antichissimo Pandolfo Pisano as- 
serire , che il Papa qui componesse il Prefazio , che 
cantasi nella Messa , correndo le feste dedicate a Maria 
Vergine . Ne perchè leggasi presso Bertoldo da Co- 
stanza , e nella Cronaca Piacentina del Musso , chò 
quel Prefazio fu pubblicato nel Concilio di Piacenza , 
rimane punto debilitata 1' asserzion di Pandolfo : coa- 
ciossiacchè essendo stati i due Concilj, di cui parhamo, 

con- 



ca) Oh id solum hanc Synodum eoa- rus ^ necessaria srant 3 rite disponerentur , 

ctim fuisse verifimile est , ut qua ad i^al- ^RuìnaTt . 

licanum iter y & ad Concdium Flacciuinum y (b) Istor. Eccl. dì Mancova p. l< 

q^uod iatn iam Pontifex erat celebrala'- lib. 4. pag, :. 3 é. 

n z 



€00 I S T O R I A 

consecutivi , e rano avendo servito di preparazione 
ali' altro , potè senza ripugnanza in Guastalla essere 
composto quel Prefazfo, che poi dovevasi in Piacenza 
nel pili numeroso congresso render solennemente pale- 
se (*) • Qi^el ch'io sostengo affatto insussistente, si è 
quanto raccontano Gianfrancesco Negri , e il P. Bena- 
mati (^) ) cioè che in Guastalla fosse intimata la 
Crociata contro de' Saraceni , come ancor pili falsa è 
l'aggiunta , che qui fosse dato l'abito cavalleresco ai 
Crocesignati : imperciocché di tali cose non si trattò 
se non se nel Concilio di Clermont, posteriore a quel- 
lo di Piacenza. 

Onor così grande non poteva non riuscir vantag- 
gioso di qualche illustre privilegio alla Chiesa di Gua- 
stalla. Infatti avendo umiliate le sue preghiere al Pon- 
tefice l'Arciprete della nostra Pieve Andrea unitamen- 
te a' suoi Preti , che canonicamente vivevano presso la 
medesima 5 attendendo al culto divino 5 ottennero di es- 

se- 



(■*") Io non so persuadermi, come 1' eli egli nel Concilio di Clermont ordino la 

eruditissimo Sig, Abate Francesc'Antonio quotidiana. recita\ione dtW ore d-cllà Madoa* 

Zaccaria nelle sue Disserta\ioni varie Ita-> na ^ e V Uffi\io divino di lei ne'' S^bbati 

■liane a Storia Ecclesiastica appartenenti T. delV anno . Tal silenz'.o universale non si 

2. Diss. 6. pag. i6$. abbia potuto negar prova , come abb;amo veduto , avendovi 

fede z.W opinione si ben fondata , che il an2i Scrittori antichi, che di proposito par- 

Trefazio della B. V. fosse ordinato da lano . A questi si aggiunge Durando Ra» 

Urbano li. Questa senten\apoij egli dice, tional. Divin. Offic. lib. 4. cap. 33. , ehe 

non è da. alcun fondamento sostenuta y e sa- annoverando i Prefazj canonici , scrive : 

rà sempre in contrario il silen\io di tutti Urbanus quoque Papa . . . addidit decimam 

gli antichi Scritori delle geste di quel PoU" de Beata Virginc Maria . 
tefi.cz i e di Leone d* Orvieto fra gli altri, (<i) Istoria di Guastalla pag. 2^« 

il quale ^er aUro non Uscia di raccontare » 



LIBRO IL lai 

sere in avvenire sotto 1' immediata protezione della 
Santa Sede, estesa alla loro Pieve, e alle tre Cappel- 
le di S. Bartolommeo , di S. Giorgio , e di S. Marti- 
no, non meno che a tutte le possessioni, e decime al- 
le medesime appartenenti : e perchè meglio apparisse 
lo stato dì libertà a questa Chiesa donato, si espresse 
il Papa , che potesse da qualunque Vescovo pili le 
fosse piaciuto, ricevere i sacri Crismi, far consecrare i 
suoi Tempi, ^ chiedere pe' suoi Chierici la promozio- 
ne agli Ordini . Stabili eziandio , che ninno potesse 
erger nuove Cappelle nel territorio di Guastalla senza 
il permesso dell' Arciprete , e de' suoi Canonici ; che i 
beni di questa Chiesa non potessero mai pili darsi in 
feudo ai Nobili secolari, e che non fosse lecito a per- 
sona veruna imporre gravezze, e molestie simili ai no- 
stri Ecclesiastici . Di tutte queste singolari prerogative 
allora accordate al nostro Clero , fu poi spedita poco 
dopo da Piacenza la Bolla , che conservavasi auten- 
tica dal nostro celebre Monsignor Baldi , il quale nel- 
la sua Storia Guastallese interamente la riportò , la- 
sciando a noi r agio di pubbUcarla per la prima vol- 
ta (a). 

Da questo singoiar documento apprendiamo va- 
rie notizie , che fa mestieri collocare nel vero suo lu- 
me» 

(«) Appendice N. XXIIU 



io^ i ISTORIA 

me . La prima sì è , che la Contessa Matilde premu- 
rosissima de' vantaggi della nostra Chiesa, aveale sen- 
za dubbio ceduto tutte l'entrate spettanti alla Pieve 
ed alla Cappella di 5. Giorgio , che il genitore di lei 
aveva in addietro acquistate a titolo enfiteutico dal 
Vescovo di Reggio . Il fatto è chiaro , benché ci ri- 
mangano oscure le circostanze , che lo accompagnaro- 
no; ignorando nei, se ciò addivenisse col consentimene 
to del Reggiano Prelato , o pure per un autorità su- 
periore alla sua. Cosi tornato il dominio di questi be- 
ni a prò della Chiesa, cui erano stati conferiti , e ac- 
cresciutane la massa dalla liberalità de' fedeli , vedia- 
mo essersi stabilito nella Pieve di Guastalla un Capi- 
tolo di Canonici destinati a servir Dio , e ad impie- 
garsi nelle diurne e notturne preci (*), il qual sus- 
sisteva pur anche correndo 1' anno 1233 , come a suo 
luogo vedrassi . L'altra notizia che rileviamo è , che 
si era già cominciato a conoscere in prova , quanto 
pericoloso fosse il livellare , o infeudare le proprietà 
degli Ecclesiastici a favore de' Nobili del Secolo; giac- 
ché la prepotenza di questi o intorbidava i diritti di 
coloro che ne avevano il diretto dominio , o li face- 



i^a 



(*) Negli antichi tetnpì i Canonici Veggansi incorno a ciò le Dissertazioni IX. 

solevano tutte le notti sorger dal letto , e X aggiunte alle Memorie della Beata 

e solennemente cantare il Mattutino nel Chiara da Rimini del dottissimo Mot>SÌ- 

^Coro , ed erano usi vivere ccllegialmente , igtior Giuseppe Garampi , 



L I B R O IL 103 

va dei tutto perdere . Quindi fu , che tornati già es- 
sendo i Beni della Chiesa di Guastalla in potere de' 
lec^ittimi possessori,, ordinò il Papa che pili non si po- 
tessero ai Nobili dar in feudo . La terza finalmente è 
la certezza della separazione , che di questa Chiesa si 
fece dalla Diocesi di Reggio , e della prerogativa ac- 
cordatale, che dicesi Nullius Dixccsìs , Io che ignorai 
un tempo questa Bolla, ed altre, che accennerò in ap- 
presso, mi diedi a credere, aver ben goduto da que- 
sto tempo in giii la Chiesa nostra il privilegio di pro- 
tezione della Sede Appostolica , ma sostenni, che non 
pertanto ne fosse lasciata la cura spirituale al Prelato 
Reggiano (a) . Ora però mi conviene dir il contra- 
rio, ed affermare , che fin da Urbano IL riconosce la 
Chiesa Guastallcse il diritto di essere di Niuna Dioce- 
si, cioè indipendente da qualsivoglia Vescovo, ed alla 
Santa Sede immediatamente soggetta , siccome com- 
provano altre Bolle e Privilegi da riferirsi a' luoghi 
loro . Che se incontriamo alcune carte o documenti, 
ove si dica non ostante che questa Pieve era nella 
Diocesi Reggiana , deve tal espressione attribuirsi alla 
ignoranza di coloro , i quali dalla vicinanza di Gua- 
stalla con Reggio , argomentarono , che appartenesse 
^nche in altri tempi al territorio Reggiano , da cui 

una 



(a) AncìchÌLà e pregi della Chiesa Guastali, cap. i; 



104 ISTORIA 

una ben lunga serie di atti autentici la dimostra sepa-^ 
rata del tutto. Ma anche nel sentimento di questi ta- 
li dee sempre dirsi, che Guastalla non era punto sog- 
getta nello spirituale al Vescovo di Reggio , perchè 
la parola Diocesi j giusta i Giureconsulti, prendesi tal- 
volta in significato di territorio , o provincia (a) ; 
ond' è che quando Guastalla fu poi acquistata dai 
Cremonesi , venne detta più volte della Diocesi di Cre- 
mona , benché mai i Vescovi di quella Città non ìsten- 
dessero fin qui la loro spirituale giurisdizione . Ripor- 
ta , è vero, l'Ughelli una Bolla di Lucio li. data nel 
J144, ove dìcesi conferita la Pieve di Guastalla colle 
sue Cappelle ad Alberio Vescovo di Reggio ( ^ ) , e le 
stesse formole si anno in altra Bolla di Eugenio HI. 
riferita dal Tacoli (e) . Ma o queste espressioni vi 
furono intruse da qualche corruttore delb antiche carte, 
o furono surrepite . Né la cosa può essere altrimenti, 
perché lo stesso Eugenio III. , Adriano IV. , e Celesti- 
no III. seguirono nel medesimo secolo a confermare 
con loro Bolle, che la Pieve di Guastalla era irnmedia- 
tamente soggetta alla Santa Sede , e indipendente da 

qual- 



(a) Dlocesis aliqu^ndo sutnitur prore- me utor , a certis hominibus in tua dìecesl 

^ìone vel provincia. . Vocabul. Juris verbo qucedam pecunice summa debttur . Epist. lib. 

Diocesis . Anche Pietro Bembo pratico 5. N. 36. 

quant' altri mai del valore rì.e'cermini, usò (^) Italia Sacra in Episc. Reg. T. 

questa voce per indicare il territorio di 2. N. 15. 

Mantova, scrivendo a nome di Leone X. (e) Memorie di Reggio p. 3. j)ag. 

al Marchese Francesco Gonzaga: Aloysio i^j. 
Crepella Mantuano , cujas fìlio familiarissif 



LIBRO IL iQÒ 

qualsivoglia Vescovo ; per la qiial libertà era essa 
censuaria della Romana Chiesa , come raccogllesi dal 
Libro de' Censi scritto Tanno 1192 dal Cencio Camer- 
lengo (a), e da alcune Bolle da riferirsi. 

Sciolto il Pontefice dal Guastallese Congresso pas- 
sò tosto a Piacenza , dov' era aspettato da gran mol- 
titudine di Vescovi , e Signori , e il primo giorno di 
Marzo aperse il Concilio , in cui condannata rima- 
se r Eresia di Berengario , e detestaronsi gli er- 
rori de' Niccolaiti , e de' Simoniaci , annullandosi 
ancora tutte le ordinazioni dell'Antipapa Giberto ; e 
perchè il penultimo giorno di detto mese ebbe spedi- 
ta la Bolla de' già accennati Privilegi al Clero Gua- 
stallese 5 e fu sciolto il Concilio , volendo aderire alle 
istanze inoltrategli dall' Imperador di Costantinopoli 
per mezzo de' suoi Ambasciadori , comparsi a chieder 
soccorso contro gl'Infedeli , prese il cammino verso il 
Regno di Francia , e intimato un altro Concilio nella 
Città di Clermont, instituì quivi nel mese di Novem- 
bre la Crociata , che andar dovesse a militare nella 
Terra Santa, affine di liberarla dalla tirannide sa- 
racina. 

Sminuita moltissimo la possanza di Arrigo IV. , 
scomunicato, e quasi da tutti abbandonato l'Antipapa 

Ci- 



ca) Apud Murator. Anùq.uic. Ical. Medii ^vi T. VI. Disserc. 66, col. U7. 

som. /. ^ 



loG ISTORIA 

Giberto , trionfava la Contessa Matilde in Italia , e 
Guelfo di lei marito sempre con lei aderente al parti- 
to ecclesiastico, sperava ornai di farsi grande fra noi 
col mezzo della Consorte , cui tanto e sì vasto Paese 
ubbidiva . Ma nel più verde di così dolci lusinghe 
nacquero negli animi dell'uno e dell'altra turbolenze 
si fiere , che produssero un irreconciliabil divorzio • 
Gli Scrittori che non ravvisano in Matilde cosa che 
non sia virtù, pensano esser nato simile sconcerto per 
affari di Religione; ma è più verisimile il pensiero del 
Muratori (^) , cioè che non rimanendo a Guelfo al- 
tro frutto a sperare da questo suo matrimonio , che 
un poco d'interesse , e vedendo che la Moglie non 
paga di donar tutto giorno ampie tenute ai Moniste- 
ri , ed alle Chiese , era discesa pur anche a far dono 
universale di tutti i suoi allodiali alla Chiesa Roma- 
na (*), deluso scorgendosi delle sue speranze , ruppe 
affatto la pazienza, e disgustatissimo da lei separcssi , 

nul- 



(a) Antichilà Estensi p. i. cap. 4. in lei, né presso gli antenati di lei fu 

e Annali al 1095. ^^^ reale proprietà di tutto questo. Tut- 

(*) Tal donazione era stata fatta, to era derivato da titoli feudali; e 1' al- 

come dicesi , nel 1077, e fu rinovata nel to dominio àdìe. Città, Castelli, e villag- 

1x02. La carta fu pubblicata dal Baro- gi, ov'ella dominava, apparteneva all'Im- 

nio , e da altri. Si protestò Matilde di pero . Per questo Papa Innocenzio IL cljc 

non donare alla Chiesa Romana se non Ben sapeva di non aver diritto che $u 

que' beni eh' ella possedeva jure proprietà» glj allodiali della Contessa , investendone 

rio i e giustamente, perchè moltissimi di nel 11 3 3. T Imperadore Lotario, dis!« 

questi erano «tati da' suoi maggióri ac- chiaramente : Allodium bone memorie Co» 

quistati a titolo di livello. Se poi si par- mitisse Mathildis , quod utique ab ea Beato 

li o della Marca di Toscana , o di quel- Petro constai esse colUtum voùis comittimus, 
la di Lombardia , certa cosa è > che ne 



L I B R O IL toy 

nulla curando che si sapesse pubblicamente , come la- 
sciava la moglie intatta, qual trovata l'aveva, quasi 
che amasse di far conoscere, non aver egli colto dalle 
sue nozze né piacer, né vantaggio • Il Padre di lui, 
come scrive Bertoldo da Costanza , venne tosto in 
Italia, afRn di tentar la riconciliazione tra la nuora e 
li figliuolo, ma intese le ragioni di questo, e vedendo 
il caso disperato , diedesi per vendetta con Guelfo a 
sostener la parte dell' Imperadore . 

Dissi , che 1 suoi allodiali soltanto intendeva che 
accaduta la morte sua appartener dovessero alla Chie- 
sa Romana, mentre ben sapeva ella, riserbarsi l'alto 
dominio de' Feudi a chi era legittimo possessore del 
Regno d' Italia . Se n' espresse chiaramente riguardo a 
Guastalla in un suo Privilegio dato l'anno noi aljjQj 
nostro Arciprete Gioanni , ove disse , che se mai de- 
terminata si fosse di alienare questa Terra , non avreb- 
be inteso giammai , che i beni posseduti dalla Chiesa 
Guastallese dovessero riconoscere altra sovranità fuor 
di quella della Sede Apostolica, e del Re d'Italia (a). 
Che se de' beni ecclesiastici riconosceva il giuspatronato 
nel Re, che, non ostante la protezion pontificia, nul- 
la perdeva di que' diritti, che tramandato gli aveano i 
Re , e le Regine trapassate , ond' era stata questa Chie- 
sa 

r* ' " ' . ■ I II , ■ . _» . -. .. .-^.M . ..., - , . — . .1.. .1 1. .. . I ■ '■ '■ ^ 

(a) Appendice N. XXIIL 



lo^ ISTORIA 

sa arricchita ,• molto pili doveva ella confessare e rico- 
noscere nel Re medesimo la superiorità sopra il Feudo 
di Guastalla, da tutti i di lei antecessori ricevuto per 
Investiture Regie, ed Imperiali. Cosi in vigor di ogni 
legge, e per dover di giustizia era obbligata a pensar 
la Contessa Matilde, quantunque ella fosse tal Donna; 
che in questi tempi senr^a titolo Regale facea volentieri da 
Regina in Italia ( <n: ) . Ed erasi senza dubbio piegata a 
riconoscersi dipendente dal Re Corrado, con cui dopo 
essere stata in discordia, avea poi contratta amistà per 
impegno dì alcuni Nobili a tal fine interpostisi (^); 
la qual concordia, e la qual confessione di dipendenza 
viene dal nostro documento comprovata. Ma durò po- 
co simil componimento di cose , perchè nel mese di 
Luglio dello stess' anno fu 1' infelice Re miseramente 
avvelenato (e): e se volessimo prestar fede a Landol- 
fo di S. Paolo , dovremmo dar la colpa di si reo at- 
tentato ad Aviano Medico della Contessa medesima f^) , 
quasi che volesse costui per mezzo sì enorme toglier 
dal mondo chi ragionevolmente pretendeva ubbidienza 
dalla sua padrona. Ma noi non crediamo simili cose , 
le quali ancorché fossero vere 9 non poterono essere ef- 

fet- 



(<t) Muratori Annali all' anno noi. (e) Urspergensis in chronìco . 

(^) Donizo in vica Mathildis lib. x. (J) Histor. Mediol. cap. i, 

cap. 13. 



LIBRO IL 109 

fettuate mai con intelligenza di una Signora dedita co- 
tanto alla pietà ^ e piena di religione. 

Allorché Matilde die l'accennato privilegio di pro- 
tezione al Clero Guastallese j il che avvenne a' 24 di 
Marzo, si tratteneva in Guastalla, ove conosciamo eh' 
ella si fermò qualche tempo notabile , perchè vi era 
pur anche il primo giorno di Maggio in compagnia 
di Buonsìgnore Vescovo di Reggio , quando spedì un 
altro suo Diploma ad alcuni abitatori della Diocesi 
Reggiana riferito dall' Ughel/i {a). Passò quindi aGo- 
vernolo, ed ivi restituì al celebre Monistero di S. Be- 
nedetto di Polirone la terra di Revere (b) , trasferen- 
dosi quindi a visitare quel Monistero in compagnia 
del Cardinale S. Bernardo (e). Non era senza motivo 
il suo trattenersi in Guastalla o poco lungi, perchè le 
istanze premurosissime fatte a lei da Imelda Badessa 
del Monistero di S. Sisto di Piacenza , e gi' impegni , 
che probabilmente le accompagnavano ,'^ venivano co- 
stringendola a risolvere di restituire Guastalla a quel 
Monistero, che da tanto tempo, n'era stato svestito . 
A riconoscere, se realmente la Badessa avesse diritto di 
ripetere questa proprietà , sembra che delegasse giudi- 

/ ce 



(a) Italia Sacra in Epìsc. Regìen. (e) Altro Documentp presso il mé-i 

{b) Documento presso il Bacchini desìmo pag. 55. 
oell' Append. pag. 48. 



no ISTORIA 

II02 ce Pietro de' Grassi Podestà di Cremona, il quale nel 
II02 instituì formale processo , ed esaminò testimonj 
snll'afFar di Guastalla , come si raccoglie dalle carte 
dell'Archivio secreto di Cremona citate da Francesco 
Arisi (a) . Rilevatosi quindi dalle testimonianze di 
molti , e pili dalla serie di tanti Diplomi , quanta ra- 
gione avesse Imelda di procurar la ricuperazione di 
questo Feudo , tornò Matilde a Guastalla , ed eravi il 
primo giorno di Giugno, allorché fece una solenne do- 
nazione al Monistero di Gonzaga (*) . Quivi proba- 
bilmente avvertì gli abitatori nostri del tanto eh' 
era per fare , cioè di volerli rimettere sotto Y ubbi- 
dienza del Monistero di San Sisto, e partitane tosto , 
e giunta alla Mirandola tre giorni appresso , stender 
fece il Diploma, con cui alla Badessa Imelda , e suoi 
successori diede il Castello , e la Corte di Guastal- 
la (è). 

Due cose notabili trovo in questo Diploma . La 

pri- 



(a) II02. Petrus de Crassis , cu]u: Tofc»na , e che allora non coi-reva pun- 

mentìo est in Arch. Sacr. ubi Transumptum to 1' Indizione decima . Se dunqu; la dcy» 

Testiutn in Re Vastallce tempore D. Petri nazione fu stipulata in GuaitalJa il pri- 

de Grassls Potestatis Cremonx cum Exemplo mo di Giugno dell' Indizione decima , è 

Privilegii Ccmitissce Mathilda super re Va- cosa chiara cKe appartiene all'anno 1102. 

siallce. Anno 1102. die 4. Junii . Arisiu» Laonde io non dirò folamente col Mura- 

Prsetorum Cremonss Series Chronol. pag. i. tori all'anno 1100. esser verisimile che 

(*) Il P.Bacchini nella Scoria di S. Be- quel documento appartenga al T anno 1102. 

nedetto di Polirone p. 4.6. la crede data 1* in cui veramente Matilde si trovò in Lom- 

<ano HOC. Ma non osiervò quanto poi fu bardia : ma affermerò essere con ceru e 

rilevato dal Muratori, che nel primo gior- indubitabile . 
no di Giugno dì tal anno era Matilde ia (^) Appendice N. XXIV. 



LIBRO II. ut 

prima è la descnzion de' confini del territorio nostro , 
dicendosi che confinava oltre il Po col Vescovado di 
Cremona; chiarissima prova, che tutto il letto del Po 
colle due rive riconoscevasi fin da que' giorni appar- 
tenente a Guastalla , come si è fatto riflettere anche 
per documenti pili antichi . Sicché non riman dubbio 
alcuno , che nella sponda ulteriore del Po , termine 
estremo della Diocesi Cremonese , fissata non rimanes- 
se la linea dividente il territorio di Guastalla dalla 
predetta Diocesi • Tra Guastalla e Luzzara segnavasì 
il confine da un fiumìcello chiamato Gorgo , oggidì 
sconosciuto, il qual metteva capo nel Bondeno . Que- 
sto Bondeno poi col fiume Disteso, che ad esso si uni- 
va , e protraevasi fi.no a! luogo detto della Croce , 
circoscrivevano , e dividev3i\o il Guastalìese dal Ve- 
sc» vado di Panna , cioè dai territorio di Gualtieri, e 
da altri viilaggj superiori. Onde resta chiarificato , che 
tutta la parte del Campo Rainero , chiamata og- 
gidì le duecento Biolche , si riconosceva soggetta a 
Guastalla; perchè quel Fiìime Disteso , o Esteso altro 
non era , che quello , il quale chiamossi poi Fiume 
della Cava , giusta ciò , che abbiamo raccolto da una 
Scrittura del 1487 (a) x dal qual fiume della Cava , 

ri- 



(«) In fluo loco ìprum flnmen Cave, fumine Bondenì . Risposta *li Giamplctra 
^ntiqursslmo tempore avpclUbatur flumen Negri Guastalkse ai Reggiani da regi- 
e-xiensum , <iUQd flumen se conjungit cum strarsi nili' Appendice a suo luogo . 



m ISTORIA 

riconosciuto sempre ne' vecchj tempi per confine" tra 
Reggio e Guastalla , prendeva appunto ii suo comin- 
ciamento il terreno delle accennate duecento Biolche , 
riconosciute senza controversia ne' primi secoli come 
porzione del nostro territorio. 

L'altra cosa notabile si è, che Matilde non ostan- 
te la restituzione del Castello e Corte di Guastalla al- 
le Monache , riserbò a se alcune giurisdizioni , sua vi- 
ta durante, specialmente su alcune famiglie rurali, che 
soggiacevano a lei , per abitare senza dubbio sopra i 
poderi da lei stessa acquistati : imperciocché sebbene 
cedesse alla Badessa, o al suo Messo la facoltà di giu- 
dicare e punire tutti i delinquenti abitatori del Ca- 
stello , volle nondimeno poter ella , o il suo Messo 
giudicare , e punire coloro , che abitavano la campa- 
gna , obbligando tutte queste sue proprietà , e fami- 
glie al Monistero tosto che accaduta fosse la mor- 



te sua 



Tale essendo la verità del fatto, io non intendo, 
con qual coraggio potesse il Gavitello ne' suoi Annali 
Cremonesi cangiarle aspetto, e dire, che nel medesimo 
anno e giorno , e col citato Privilegio , non già alla 
Badessa di S. Sisto , ma sibbene ai Cremonesi cedesse 
Matilde Guastalla, ed anche Luzzara (a) . Se questo 

fu 



(a) Et Comìtissa Mathlldis dum essa randulce , itiita conventionc cum Ahòruìssa 
die frìtni Junii anni froxinii in Oppido Mi' Monasterii Divorum Sixti & FnhUni PlU' 

GSff 



LIBRO IL 113 

fu uno sbaglio dello Storico non può negarsi , che 
troppo non sia madornale. Forse anche Luzzara circa 
lo stesso tempo venne da Matilde rimessa in poter 
delle Monache , siccome il trovarle noi poco dopo in 
tale possesso, guidaci a conghietturare: però questi Pae- 
si un tempo in vigor d'Imperiali Investiture apparte- 
nenti al Monistero, furono al medesimo restituiti dall' 
autorità di Matilde, che durante la inimicizia nudrita 
dall' Imperadore contro la Chiesa, e vacante il Regno 
d' Italia , esercitava un potere assoluto e dispostico in 
Lombardia . Tutto questo voglio , che mi basti a di- 
sciogh'ere ogni sofisma di chi volesse supporrei Guastal- 
la compresa in quella donazione , che la Contessa ri- 
novò poi alla Ciiiesa Romana nel mese di Novembre 
dell'anno stesso (<^) : perchè sebbene io abbia accen- 
nato di sopra, a quali termini debba dirsi ristretta una 
tal donazione, non voglio tuttavia fermarmi sopra un 
punto, che à dato anche di troppo materia a contro- 
versia lunghissima ; bastandomi di far vedere , che qua- 
lunque cosa piaccia decidere intorno ad essa , ognor 
sarà vero , che non potè estendersi a Guastalla , già 
restituita cinque mesi addietro alle Monache , le quali 

vi 



centìct prò Oppidis Guardastalli , & Lucarlot (a) Presso il Biironio ad an. iim 

ea concessit Cremomnsibus . C?v;cell. An- //. XX e presso il Muratori Rer.ltd. 
mi Crcmon. sub an. noi. cirt. 39. Tom. XV. pag. 384. 



114 ISTORIA 

vi aveano diritto giustissimo fin ducente ventiquattr' 
anni prima, 

Imelda Badessa in S. Sisto, novella Signora di 
Guastalla , era donna fornita di molta prudenza e con- 
siglio , tutta intenta a procurar lo splendore del suo 
Monistero , e premurosa di riacquistargli quante pro- 
prietà erangii state tolte dall'altrui prepotenza . A tal 
fine cercò ajuto da'suoi Guastaliesi, che non ricusarono 
somministrarle denaro, onde compiere a' suoi disegni. 
Grata ella pertanto a' medesimi , fu ad essi cortese di 
privilegi , dando loro investitura del ripatico del Po , 
della palude , o vogliamo dir valle , che ingombrava 
gran tratto del nostro territorio , e de' rispettivi Por- 
ti , come pure liberandoli dal peso delle gabelle , e 
conferendo loro altri favori , i quali risultano da una 
conferma riportatane l'anno 1116. 

Intanto a ristabilir una volta la desiderata tran- 
quillità in tutta la Chiesa universale, piacque a Dio di 
iioé toglier dal mondo nel iiq6 l'Imperadore Arrigo , e 
l'Antipapa Giberto, i capricci de' quali prodotto avea- 
no sì gravi disordini . Sperò allora il regnante Ponte- 
fice Pasquale II. di glugnere facilmente a ricomporre 
le cose; giacché non pochi Vescovi involti prima nel- 
lo Scisma, tornavano pentiti all'ubbidienza della Chie- 
sa Cattolica; né potendosi meglio provvedere a tutto 
che con un generale Concilio , deliberò dì convocarlo 
a Guastalla. Il fatto è cosi certo , che non rimane se 

non 



LIBRO IL ii5 

non se a narrarne la serie , dovendoci noi qui curar 
poco di qualche anacronismo , e di qualche altro simi- 
le errore , onde alcuni Scrittori ne anno intorbidato il 
racconto ( * ) • Intimato venne il congresso pel mese 
di Ottobre del detto anno 5 onde si posero in viaggio 
per ritrovarvisi gli Ambasciadori del Re Arrigo V. , 
come abbiamo da Donizone scrittore contemporaneo , 
e al dir di alcuni testimonio oculare . Vennero i De- 
putati della Chiesa di Ausburgo {a)^ i Messi de' Par- 
migiani {h) ^ Martino Trecco Inviato della Città di 
Cremona (e) ^ e copia grandissima di Ecclesiastici , e 
Laici da Regni, e Paesi lontani (d) . Molti Cardinali 
nomina il Ciaconio (e) , molti Vescovi l'Ughelli (/), 
dicendo che al nostro Concilio si ritrovassero : ma 
tratto avendone essi i nomi dalle soscrizioni ad un 
Canone , che al Concilio nostro non appartiene , sic- 
come pienamente fu da me dimostrato altrove (g*)j 
non conviene dar troppo di forza alle asserzioni loro. 

Nel 



(*) Il Biondo di un solo Concilio dì (e) Arisius Cren^ona Lìterata Tom. :. 
Papa Pasquale in Guastalla ne fa due , {d) Habitum est Concilium Generale .... 
ponendone uno socco il iioi , l'alerò soc- loco qui Wastallis nuncupatur , pnxsidente 
to il 1116 , Histor. Decad, 2 lib. 4. Gra- yere per omnia Apostolico viro Paschals 
ziano pure lo assegnò al 1116 : il che se //. coram tuultitudine maxima Clericorum , 
fosse vero, non sarebbesi fatto coll'inter- uec non Laicorum , qui e diversorum Re- 
vento di Matilde . Il Corio lo stabilisce gnorum Ecclesiis convenerant . Urspergcn. 
sotto il iioj , e crede , che vi convenis- apud Binium , Baronium , aliosque. 
se r Imperadore Arrigo IV., ma tutte (e) Vicx & Rcs gestse Poncific. & 
queste sono favole . Cardin. in Urb. IL & Pasch. II. T. i. 

(a) Udascalcus Tom. 2. Antiquar. (/) Italia Sacra . 

Lea. pag. 218. (g) Antichità e pregi della Chiesa 



(3) Baronius Annal. Eccl. ad an. Guastallese cap. io 



P * 



iiS" ISTORIA 

Nel mentre che tatui personaggi chiarissimi pren- 
devano luogo in Guastalla, recossi a Modena la Con- 
tessa Matilde per incontrar il Pontefice , il quale fer- 
mandosi alquanto in quella Città , e fatta nel giorno 
8 del mese accennato la traslazion solenne del Corpo 
di S. Geminiano (a), alla volta nostra s'indirizzò da 
moltissimi altri soggetti , che qui trovar si dovevano , 
accompagnato , e corteggiato , e servito dalla Contes- 
sa . Il giorno 21 ,che cadde in domenica, creò egli due 
novelli Vescovi , cioè Corrado per la Chiesa di Salis- 
burgo 9 e Gebeardo per la Chiesa di Trento (b) , e 
il di seguente aperse il Concilio (e) ^ dove primiera- 
mente si espose quanta e qual vessazione la Chiesa 
metropolitana di Ravenna recato avesse in addietro 
alla Santa Sede, usurpandosene co' suoi Antipapi i di- 
ritti , talché parendo che simile presunzione rimaner 
non doA^esse senza castigo , deliberossi di sottrarre da 
quell'Arcivescovado tutta l'Emilia, e far che Bologna, 
Modena, Reggio, Parma, e Piacenza , cui il Baronio 
aggiunge anche Mantova , pili non appartenessero a 
quella Provincia (^). 

Volendosi quindi accogliere nel grembo della cat- 
to- 



(a) Ada Translaclonis S. Gcminlanì collega Rer. Italie. T. 3. pag. 3^4 
Rer. Italie. Tom. VI. ( J) Ex Codice Cencii Camerarii apad 

(ò) Urspergensis Ice. eie. Baron. ^ ex Card. Aragop. 
(e) Yit.« Pontific. a Card. Aragon. 



LIBRO IL iiy 

tolica Chiesa i Vescovi ordinati nello Scisma passato , 
e convenendo sopra di ciò esaminare la pratica tenu- 
ta in simili casi dalla Romana Chiesa , lette furono le 
instruzioni lasciateci dagli antichi padri , cioè l' Epifto- 
la di S. Agoftino a Bonifazio , quella di S. Leone L 
ari Mauritani , e il Capitolo terzo del quarto Concilio 
Cartaginese {a) i e vedutosi per taU dottrine, avere 
r antica Chiesa usato di ammettere alla comunione 
cattolica i Chierici , e i Sacerdoti ordinati presso I 
Donatisti , e i Novaziani , sì decretò che i Vescovi 
consecrari nello Scisma del Regno Germanico, i quali 
avevano ricevuta l'investitura delle Chiese loro dai 
Laici, fossero riconosciuti per veri Vescovi , ed amo- 
revolmente accolti , purché la loro elezione non fosse 
stata simoniaca , purché non avessero violentemente 
occupata la loro sede , e purché di altri simili gravi 
delitti non andassero macchiati. E tale indulgenza non 
solo usata venne co' Vescovi , ma eziandio con tutti 
gli altri Chierici di qualunque ordine insigniti ( ^ ) . 

L'abuso introdotto da' Laici di dar l' inveftitura 
de' Vescovadi e delle Chiese a coloro, cui conferivan- 
%\ , fu del pari proibito rigorosamente (e) ; e giusta 
un Canone riferito da Graziano fulminata fu la sco- 

mu- 



(«) Ex Cardin, Aragon. Baronium, Bininm, Labbsum, Harduinuin 

^b) Ex A^is Concil. Guastali, apud (e) Ibidem . 



ii8 ISTORIA 

munica contro coloro , che opponendosi alle canoniche 
prescrizioni appostoliche , accettato avessero dalla pode- 
stà secolare Chiese , Abazie , e Vescovadi (a) . An- 
cora si decretò , che niun Abate , Arciprete , o Pro- 
posto osasse vendere , o commutar beni Ecclesiasti 
ci senza il consentimento del suo Capitolo , del 
Vescovo ordinario , sotto pena della privazion dell' 
uffizio (Z»).- 

In mezzo a queste gravissime cure complacquesì 
il Pontefice di scrivere agli ubbidienti e zelanti Ve- 
scovi della Germania , per rallegrarsi secoloro della 
costanza e fedeltà, onde si erano distinti nel tener fer- 
mo l'animo loro a difesa della verità ; e perchè al- 
quanti di essi procedendo cogli scomunicati troppo ri- 
gidamente, parevano toglier loro il coraggio di venir 
al grembo di Santa Chiesa, gli esortò ad usar tale mo- 
derazione , che agevolmente codesti sgraziati dispor si 
potessero ad essere ricevuti novellamente alla comu- 
nion de' fedeli . Simili altri provvedimenti egli diede 
pel bene universale, epilogati con energia dall' Ursper- 
gense, il qual dice 5 che molti falsi Vescovi depose af- 
fine di sostituirne de' cattolici , che" diede il Pallio ad 
alcuni Arcivescovi , che le sue pecorelle presentì con 
dolci ragionamenti confortò, ed instruì, che le assenti 

con 

gJig— — — l'i— — — — , 1 — — . I I I II _r.. . I. Il II ■ . j_ •-;■ 

(a) Gratiani Dccr. Caus. 27. quaesc. 7. (ò) Ibidem , 



LIBRO IL tic, 

con paterne lettere consolò , e che molte membra 
dalla Chiesa recise, a lei ricongiunse, ed altre putride 
ed infette, dal suo corpo divelse (^) . E veramente 
molte particolari qaistioni ebbero a discutersi in que- 
sto Concilio , dove si portarono le accuse di tanti 
soggetti in addietro aderenti al partito dell' Imperado- 
re , e dell'Antipapa , come fu quella , che gì' inviati 
della Città di Aiisburgo davano al loro Vescovo Er- 
manno, di cui asserivano , che avesse dall' Imperado- 
re simoniacamente comperata la sua dignità ; mentre 
varj altri cercav^o di purgarlo . Suscitaronsi circa un 
tal punto molti e diversi rumori , a' quali per allora 
pose fine Gebeardo Vescovo di Costanza, proponendo 
al Papa il sospendere il giudizio fin a tanto che giun- 
to egli ad Ausburgo , potesse di questo afere pili ma- 
turamente informarsi (^b). 

Ma veder conviene, con quali instruzioni manda-» 
to qui avesse il Re Arrigo gli Ambasciadori suoi . 
Egli che aveva sete grandissima della corona Imperia- 
le, e conosceva di non poterla ottenere, se non copri- 
va col manto dell'umilia, e colie promesse di ubbi- 
dienza e sommissione quell' ambizioso spirito , che lo 
predominava, fece da' medesimi esporre al Pontefice , 

che 



(« ) Apud BaroBium . 

{i ) Baronius loc. cit. ad an. 1106. N. 3^. 



izo ISTORIA 

che se avesse voluto concedergli la corona, egli sareb- 
be stato sempre alla Santa Sede, come a vera madre, 
fedele, e riguardato avria come padre il Romano Pa- 
store (a). Tali simulate espressioni furono^ da tante 
belle apparenze accompagnate , che il Re dal Pontefi- 
ce , da Matilde , e da tutto il sacro congresso riportò 
lodi non poche-, e fin d'allora si meditò di compiacer- 
lo . Ma le cose da accennarsi in appresso , faranno scor- 
gere ben chiaramente, quanto l'animo suo fosse diver- 
so da quello, che si fingeva. 

Prima che si chiudessero gli Atti del Concilio , fu 
certamente il Pontefice alla Chiesa Guastallese liberale 
di Privilegi ? come possiamo raccogliere da Bolle di 
Papa Innocenzio IL, Adriano IV., e Celestino IH. da 
accennarsi in appresso, ma ci conviene col nostro Bal- 
di compiangere la perdita del Documento . Rimaneva- 
no ad ascoltarsi gl'Inviati della Città di Parma , che 
dolente di aver essa pure seguito lo scisma fomentato 
dal suo mal Cittadino Giberto fattosi Antipapa , cono- 
sceva quanto avesse a torto due anni addietro oltrag- 
giato il Cardinale S. Bernardo Legato Pontificio, re- 
ca- 



(«) Tinto narra Denizon* nella Vita di Matilde ne'seguenti versi. 
Juxta tuTìQque Padum tenuit Synodum memoratus 
Papa : fuum Missum direxit Natus ad ipsum 
Defungi Regis , querens ut jus sibi Regni 
Concedat j Sedi Sancìa cupit ipse fiddis 
J^sse vclut matri subici , vel quasi patri . 



LIBRO IL 111 

catosl ad esortarla a riconoscere il legittimo Pastore ; 
Questi adunque esposero non tanto il ravvedimento 
del Popolo Parmigiano , quanto il comun desiderio di 
aver quel Santo medesimo per loro padre, e Vescovo 
di quella Chiesa , Il perchè tutto lieto il Pontefice , 
lasciata Guastalla piena di giubilo pel ricevuto ono- 
re , fece passaggio a Parma , dove consecrato il mag- 
gior Tempio novellamente riedificato , diede a quel 
Popolo in Vescovo il desiderato Santo . Indi benché 
avesse in pensiero d' inoltrarsi nella Germania , senten- 
do che Arrigo mal sofFeriva le determinazioni fatte 
contro le Investiture de' Vescovadi 5 portossi in Fran- 
cia, dove si trattenne ben un anno, sempre contraftan- 
do col detto Arrigo , il quale avrebbe voluto mo- 
derata la forza de' Canoni alle Inveftiture apparte- 
nenti . 

Temendosi intanto , che potesse calar in Italia 
con mal pensiero , invigilava Matilde in Lombardia ; 
e noi vediamo , che correndo gH anni 1108 , e 1109 1108 
non dipartiva dai nostri contorni. O nel primo, come 
il Muratori sospetta (a) , o nel secondo , come pia- 
cque al Bacchini (^), trovossi una volta in Bressello , 
avendo tra i suoi cortigiani un certo Benzone daGua- 

stal- 



(fl) Annali d'Italia all' anno 1108. 

{b) Istor. di S. Bened. di Polirone lib. 4. pag. 170. e seg. 

Tom, L 



tzz ISTORIA 

stalla , che fu testimonio della donazione da lei fatta 
al Monistero Bressellese di vaij Beai specialmente in 
Roncaglio confinanti con quelli di S, Sisto , cioè col 
territorio Guastallese, come pure dì varj diritti di ac- 
que, pescagioni, selve, e vigae sul Reggiolese . E ta- 
li furono i preparativi della valorosa Contessa, che in- 

11 10 vegliatosi finalmente il Re nel ino di recarci guer- 
ra, e con fierezza disceso verso di noi, non prima fu 
giunto al Taro , che venir gli fu duopo a trattati di 
pace (a). Conoscendo però non convenirgli il ricercar 
con violenza quanto bramava , prese a mostrar di ac- 
chetarsi alle brame del Papa , fin a tanto che intro- 

1 1 1 1 dottosi in Roma nel Febbrajo dell' anno seguente , e 
dati gli ordini opportuni per la sua coronazione , 
suscitò novellamente la disputa intorno le Investiture ; 
né volendo punto il Papa tal diritto concedergli , le- 
vato egli tumulto co' suoi Tedeschi , e sparso prima 
del sangue, imprigionò Vescovi, Cardinali , e il Papa 
stesso, che in quelle angustie stese per forza un Bre- 
ve , concedendo ad Arrigo quanto egli chiedeva , e 
assicurandolo che mai non lo avrebbe scomunicato , 
per investir che facesse Vescovi, ed Abati delle Chie- 
se , ed Abazie loro . Così contentato Arrigo , lasciò di 
prigione uscir libero il Papa , che lo coronò poi so- 

len- 

(a) Donizo in vita Mathiklis . 



LIBRO IL 1X3 

lennemente Imperadore . Ma perchè di simil atto fat- 
te vennero non poche maravigHe universalmente dagli 
Ecclesiastici , e n' era dolentissimo lo stesso Papa , il 
quale pubblicamente affermava di esservi disceso per 
forza, fu tenuto nel 1112 un Concilio in Laterano, in 1112 
cui l'estorto Privilegio si ritrattò . A questo Concilio 
appartengono alcuni Decreti , che i Padri Martene e 
Durand riportarono stortamente al Concilio di Gua- 
stalla. 

Nel volger di tali vicende era accaduta la morte 
d'Imelda Badessa di S. Sisto, e Signora di Guastalla, 
cui surrogata fu un altra Monaca nominata Febro- 
nia , dipintaci dagli Storici con troppo neri colori . 
Nulla farebbe al nostro proposito il ricercar, se il Si- 
gnor Poggiali abbia ragione di riconoscere in S. Sisto 
due Badesse dello stesso nome (a) ^ mentre checché 
sia della sua opinione, una sola ebbe che fare in Gua- 
stalla , e di una sola a me convien di parlare . Vuoisi 
dunque, che costei dimentica della perfezion religiosa, 
e tutta al libertinaggio donata , riducesse all' estremo 
abominio quel sagro ritiro {b) . Tutto questo può es- 
ser vero : ma che non vi fosse altro rimedio per ov- 
viare a tali disordini, che il discacciar le Monache di 



(a) Memor. Iscor. di Piacenza T. 4. 15?^. Campi Iscor. Eccl. di Piac. p. i. 
pag- ^4- lib. 11. pag. 383. Bacchini Isc. di S. Bsn. 

{b) Wion Lign. Vita Lib. 2. pag. lib. 4. pa§. 102. 



q X 



iZ4 ISTORIA 

là, e introducendovi i Monaci, arricchir questi degli 
ampi Feudi al Moniftero soggetti, non sarà forse cosi 
agevole il persuaderlo ; e chi avesse il mal talento di 
%^oler penetrare i secreti de'cuori, potrebbe sospettare, 
che i Monaci, i quali molto potevano sull'animo di 
Matilde, gran parte avessero nell' aggravare la colpa 
di quelle povere Religiose , e che in vece di propor- 
ne la riforma , mettessero in opera tutto lo studio per 
acquistare a se stessi un Monistero sì ricco . Comun- 
que ciò sia , avvòltasi la Contessa Matilde in questo 
affara , manifeftò al Papa, come non' si poteva altri- 
menti rimettere la disciplina in S. Sisto, se non con 
votarlo di donne , ed empirlo di uomini • Questi a 
tutto acconsenti, onde nel medesimo anno in 2 furon 
le tapinelle dall'Abate di Cluni , e dall'Abate di San 
Benedetto diPolirone espulse dal sacro luogo, introdu- 
cendovisì ad un tempo i Monaci , de' quali per voler 
di Matilde fu eletto Abate Odone tratto dal detto 
Moniftero Polironiano. Allora fu che Guastalla , da tan- 
to tempo sempre soggetta alle femine , cominciò a sen- 
tire il più ragionevole^ freno degli uomini. 

Forse il novello Abate mandò da Guastalla suol 
II 14 sudditi all'assedio di Mantova, quando nel 11 14 la 
Contfc:ssa vi recò guerra , e con sua gloria la vinse ; 
ma non ebbe più a lungo a tener misto il governo 
di quefto territorio con lei ; perchè infermatasi final- 
inente ai Bendano de' F^oncori , vi terminò i suoi gior- 

^ ni 



LIBRO IL izb 

ni a' 24 di Luglio del 1115 . Recato il cadavere di mj 
lei a S. Benedetto, fu ivi onorevolmente sepolto, e vi 
giacque fin a tanto che trasferito ai tempi di Urba^ 
no Vili, a Roma, ottenne nella Basilica Vaticana un 
superbissimo Mausoleo . Que' diritti, che riserbati si era 
Matilde in Gaaftalla allorché ne fece reftituzione alle 
Monache , ricaddero dunque tutti nell'Abate Odone ; il 
quale o perchè poco sapesse le origini de' possedi- 
menti del suo Monistero, o perchè volesse accomodar- 
si alle circostanze de' tempi , non ne richiese altra in- 
vestitura , che da Pasquale IL , che prontamente il 
giorno 30 di Ottobre gli confermò le donazioni della 
Imperadrice Angilberga (^)- 

L' Imperadore fatto consapevole della morte della 
Contessa , volle in Italia discendere , affin di mettersi 
in possesso di quanto ella , ed i suoi maggiori aveano 
avuto dair Impero . Era in Governolo sul Mantovano 
nel mese di Maggio del 11 16 (è), non so se ini 116 
sembiante pacifico , o guerriero . Ma qualunque cosa 
egli meditasse y non fu per allora molefto all'Abate 
Odone 5 che noi vediamo esercitar pacificamente il 
suo possesso in Guastalla anche nel mese di Luglio 5 
allorché molto liberamente confermò ai Guastallesi que' 

Fri- 



(a) Appendice N. XXV. 

(i) Muratori Annali d'Italia all' anno j i if. 



izff ISTORIA 

Privilegi ^ che per avere già sommlniftrato denaro 9 
onde ricuperar al Moniftero di S. Sifto molti beni per- 
duti, avevano meritato dalla Badessa Imelda • 

Tali privilegi furono l'esenzione dalle gabelle e 
dal ripatico, colla novella inveftitura ad essi fatta del- 
le paludi e valli co' loro porti , del bosco, e de' pa- 
scoli da un polesine all'altro , cioè dai banchi, o iso- 
lette, che dall' un capo all'altro del Guastallese si era- 
no formate nel Po , col diritto di poter godere in co- 
mune tutto ciò , che per esazioni , e rappresaglie aves- 
sero potuto acquistare . Di più comandò espressamen- 
te , che ognuno rispettar li dovesse , e che avessero 
libertà di poter colle proprie barche lungo il Po an- 
darsene, e ritornar da Piacenza . Obbligossi ancora a 
non consegnar giammai quella Terra in potere di al- 
cuno per occasion di guerra , o per altro motivo sen- 
za il consentimento de'dodici Consoli, a'quali apparte- 
neva il politico regolamento , e l' amminiflrazione del- 
la giustizia in Guastalla ♦ 

Questi dodici Consoli , come dalla presente carta 
impariamo, elegge vansi dal Popolo, ed essi reggevano 
le pubbliche cose , non potendo però per voler dell' 
Abate differire a più di trenta giorni il disbrigamento 
delle cause criminali. Gli altri abitatori tanto del Ca- 
rtello, quanto del Borgo , erano riputati come uomini 
liberi , ne ad altro venivano aflretti , che all' annuo 
tributo di leggier tassa a titolo di vassallaggio , pa- 



gan- 



L I B R O IL izy 

gando ci'^è qiie' del Caftello all' Abate una moneta 
chiamata Ranuccino , e qtie' del Borgo un Denajo. E 
se talim di loro voluto avesse mantenersi in arme e 
cavallo a difension della Chiesa, della Patria, e della 
propria libertà, era dichiarato libero possessore di quan- 
to aver si trovava , con tutti gli onori soliti a gente 
d^ arme preftarsi . I soli contadini, soggetti ancora a 
servii condizione, dovevano esercitarsi nell'agricoltura, 
e tributar all'Abate animali, grano, vino, legna, e si- 
mili cose . Tutto questo apprendiamo dal Diploma da- 
to dall'Abate Odone ai Giiastallesi (a). 

Ma la deposta Febronia addolorata pur" anche 
per la perdita del Moniftero di S. Sisto, e de' Feudi , 
colta l'occasione della venata dell' Imperadore in Ita- 
lia, a lui colle sue Monache tutta grondante di lagri- 
me si presentò , facendogli palese con quanta violenza 
fosse già stata esclusa dai suoi legittimi diritti, e sup- 
plicandolo del suo braccio ^ affine di poterli ricupera- 
re . Feri l'animo del Monarca la compassionevole nar- 
razione di questa donna , e ben gli parve aver ella 
ragion di dolersi di essere stata nella riputazione e 
nell'interesse grandemente offesa. Riflettendo poscia, 
essere succeduto tal cangiamento di cose per sola vo- 
lontà della Contessa Matilde , che niun diritto avea 

pro- 



(a) Appendice N. XXVI. 



iz8 ISTORIA 

propriamente di farlo , deliberò di esercitare quell' au- 
torità, che in ragione di padronanza sul Monistero, e 
su i Feudi da esso dipendenti , venivagli da' suoi an- 
tecessori : che però confortata Febronia a star di buon 
animo , mandò ben tosto suoi soldati a S. Sisto , i 
quali entrandovi con violenza, e discacciandone l'Aba- 
te Odone e i suoi Monaci , v'introdussero Febronia 
, colie sue Religiose, la quale tornò a farla da Badessa, 
e Padrona (a). Tale certissimo sconvolgimento di co- 
se nel Moniftero accaduto ben /Ci conduce a ravvi- 
sare altrettanto in Guastalla , dove non senza qual- 
che tumulto par che le Monache ripigliassero l'antica 
possanza • 

Né il Pontefice Pasquale II. , né il successore Ge- 

^11 Biasio IL , che ad istanza di Gualtieri Arcivescovo di 
Ravenna rivocò il Decreto fatto nel Concilio di Gua- 
stalla per la scorporazione dell'Emilia da quell'Arcive- 
scovado (b)y poterono giudicar nulla nella causa, che 
tosto insorse fra i Monaci , e le Monache . Ma sotto 

iii5> Calisto IL, che ascese al Pontificato nel 1119, e l'an- 
no stesso recossi in Francia , prese ad agirarsi con 
molto ardore . Sembra che Giordano Arcivescovo di 
Milano, cui giufta il teflamento della Imperadrice An- 

gii- 



(a) Verum Mulieres ecedem per Regis garsi più sotto . 
viohntiam ejecìo Abbate idem Monasurium {b) Rubeus Histor. RavCHli. lib» 

occuparunt . Così nella sentenza da aiU- 5. 



LIBRO II. iz^ 

gilberga ; apparteneva la protezion delle Monache > 
prendesse gagliardo impegno a favor di Febronia , e 
che all'occasione di esservi" nel mese dì Ottobre con- 
o-regato in Reims un Concilio , perorasse per lei . E 
comechè colpevol paresse la Badessa, per essere venu- 
ta in possesso del Moniftero col mezzo di Arrigo, il 
cui nome era presso la Santa Sede obbrobrioso , niil- 
ladimeno per le forti ragioni, ch'ella poteva addurre 
a provare la legittimità del suo dominio , ottenne dal 
Papa favorevol sentenza , 6 fu deciso , che a lei ap- 
partenesse la proprietà del Moniftero , e de' suoi be- 
ni ( a ) . 

Ciò che mi fa credere aver 1' Arcivescovo di Mi- 
lano favoreggiato la parte di Febronia, è il vedere, 
che i Guaftallesi sudditi della medesima presero le armi 
a fovore di lui, quando per le controversie, che avea 
con i Comaschi, costretto videsi a recar loro la guer- 
ra. Tal risoluzione de' nostri in prender parte di cosa 
che punto per se non poteva interessarli , mostra chia- 
ramente esser nata dal voler di Febronia , la quale 
non sapendo come meglio mostrarsi grata al Prelato 
del favore certamente prestatole , mosse i suoi vassalli 

aso« 



(a> Et Scriptum illuda quod € Prxic- vocamus . Parole dì un Privilegio d' 1«- 

cessore nostro fel.mem.Calixto , dum in GaU noccnzo II. da. citarsi, che provano q.uc- 

liarum partibus esset , ab iltius loci Moniali^ %zo facto . 
bus surreptum esse dinoscitur , in irriium de* 

Tom. L T 



130 ISTORIA 

a softenere colla forza i diritti, ch'ei pretendeva , per 
così rendere benefizio al suo benefattore. Ardeva don- 
qiie tra i Milanesi , e i Comaschi dura inimicizia , e 
tra i capi de' partiti gli ultimi non erano i Prelati di 
ambidue qne' popoli . Uscito era già in campo Guido 
Vescovo di Como, e contro a lui presentato si era An- 
selmo coadiutore delf Arcivescovo con gran moltitudi- 
ne di armi. L'Arcivescovo , e i Milanesi non volendo 
rimaner vinti , chiamarono in lega quante mai pote- 
jj;ji rono Città Lombarde, le « quali nel 1121, per testimo- 
nianza dell'anonimo Poeta coevo, il qual descrisse tal 
guerra, mandarono vigorosi rinforzi , Ei dice , che vi 
concorsero le soldatesche di Cremona, Pavia, Brescia, 
Bergamo, Genova, Vercelli, Asti, e quelle della Con- 
tessa di Biandrate 5 aggiungendovisi le altre di No* 
vara , Verona , Bologna, Ferrara, Mantova, Gua-. 
stalla , e Parma 00 • Lo stesso confermano il Co- 
rio 



(a) l\ Poema intltolaco, Cutnanus t è Italie, Ecco i versi , che riguardano ^ue- 
rjfcrito dai Muracori nel Tomo V. Rer. sto fatto . 

Mittunt ad cuncìas Legatos ugmina partes 

Ducere ; Cremonae Papiac mitierè curant , 

Cum quibus & vcniwit cum Brixia y Pergama : totas 

Ducere jussa suas simul & Liguria gentes , 

iVec non adveniunt Vercellae , cum quibus Astuni ^ 

Et Comitissa suum gestando brachio natum . 

Sponte sua tota cum gente Novana venit ; 

Aspera cum multis venit & Verona vacata : 

Docia sua secum duxit Bononia lege , 

Attuili inde suas Ferrarla nempe sagittas , 

Aiantua cum rigidis nim^um studiosa sagittis : 

Venit & ipsa simul quae Guardastalla vocatur» 

Ftirma iuqi f()uitef conduxit Carfatiientes . 



LIBRO Ih 131 

rio (^) , e il Sigonio (è) . Molto si combattè , mol- 
to sangue si sparse; ma le azioni generose de'Guastal- 
lesi andando confuse ne' generali racconti , che ci ri- 
mangono di quel fatto d' armi , non possono , cò- 
me sarebbe nostro piacere , particolarizzarsi in questa 
Istoria . 

Intanto per la parte dell' Abate Odone e de' 
Monaci altre ragioni furono rappresentate a Papa 
Calisto contro a Febronia, giovando non poco all'Aba- 
te il dimostrare , essere costei troppo aderente ad Ar- 
rigo. Riconosciuta la causa, fu giudicata surrettizia la 
già proferita sentenza a favor di Febronia , e conse- 
crato Odone , fece il Papa alla Badessa , ed alle Mo- 
nache precetto di abbandonare il Monistero (e). Que- 
sta però se ne rise •, e comechè riuscisse allo stesso 
Papa d'indurre l'Imperadore a rinunziar di buon gra- 
do all'impegno delle Investiture Ecclesiastiche , giunse 
a morte nel 11 24, senza poter essere da Febronia ub-1124 
bidito . Morto pur anche Arrigo , passò la corona 
d' Italia in fronte a Lotario III. Re di Germania : 11 25 
nel qual tempo rinovellate dai Monaci le istanze a 
Papa Onorio IL, replicati vennero alle Monache i co- 

man- 



(a) Istoria di Milano p. i. pag. 6'/. (e) Abhatem Oddonem causa ccgnita 

(*) Pe Regno Italia Ijb. io. ad consecravit , Febroniam , qucz Midieribus prce* 



crat, £xire prcs^epit . Cosj iz sentenza citata 



ijz ISTORIA 

mandi , e le minaccfe , ma indarno ; perchè durando 
ancora la forte lega delle Città lombarde , e de' Gua- 
stallesi 5 Parmigiani , e Piacentini contra Como , non 
era possibile il distoglierle colla forza dal loro pos- 
sesso . 

Vedendo il Papa , che non valevano contra tali 
donne le sentenze e i precetti , volle discendere allo 
spirituale castigo, pensando pure, che questo sul timi- 
do cuor feminile dovesse molto aver forza : il perchè 
adunata una Congregazione di Vescovi, e Cardinali, 
scomunicò Febronia , e tutte le sue aderenti ( ^ ) . Ma 
tal sorte di punizione , appunto per essere a que' tem- 
pi frequentissima , pareva meno temuta anche dalle 
persone , le quali per essere dedite alla pietà , avrebbe- 
ro dovuto risentirsene altamente. Febronia non si scom- 
pose, e per pili anni tennesi ancora salda nel suoMo- 
lìistero, e nel signoreggiar le sue Terre (3). 

Avevano i Cremonesi rotta la pace co' Parmi- 
giani, e fin dal 1121 venendo all'armi con essi, ne ri- 
portaron il peggio, lasciando sul campo ben mille tre- 
cento prigionieri oltre agU uccisi (e). Il passaggio del 
Po , che solo poteva impedire in qualche modo ai 

Par- 



( fl ) Campi Iscor. Eccl. di Piac p. nata tale scomunica molto prima del 
I. pag. 397. 112^, in cui fu essa sentenza pronunziata . 

( è ) Peninaciter excomunicata' anno! ( e ) Chronic. Parm. Rer. Italie. T. 

flurimos tenuerunt . Cosi parla detta sen- IX, 
Miua -: pero ci e forza credere ful;r»i- 



LIBRO IL 133 

Parmigiani il danneggiarli pili acerbamente , rimase 
uno scarso rifugio nel 1126 , allora quando ne gela- 11 26 
rono per tal maniera le acque , che uomini , cavalli , 
e carriaggi liberamente passavano da un lato all' al- 
tro (a). Per aver dunque 1 Cremonesi , onde render- 
si ai loro nemici temuti , pensarono esser il miglior 
mezzo acquistare qualche diritto di qua dal Po 5 ove 
le forze loro avanzando , e tenendo aperta col terri- 
torio loro perpetua comunicazione ^ poter ad ogni oc- 
casione dar addosso al nemico . Quindi per mediazio- 
ne de' Piacentini loro alleati , richiesero alla Badessa 
Febronia la terza parte dì Guastalla , e Luzzara ,* lu- 
singandosi forse d' impadronirsene totalmente col tem- 
po , come vedremo in fatti essere avvenuto . Febro- 
nia, la qual trovavasi appunto in necessità di denaro 
per sostener la sua lite , e cui tornava conto metter 
a parte delle sue cose i più forti , affin di meglio di- 
fenderle da chi tanto aspirava a spogHarnela, fu oltre 
modo contenta di far questo contratto : per la qual 
cosa si venne a conchiuderlo il giorno 8 di Gennajo 
del 1127 , facendosi i Cremonesi per benemerenza 112; 
tributar) alla Chiesa di San Sisto dell'annuo canone 
di un Bisante romano (è). Messi cosi a parte i Cre- 

ma- 



( fl) Sicardus chronic. Cremon. Rcr. {h) Et Febroni.i Jhbatiisa Mcnasurìi 

Italie. T. VII. Saticlorum Sixti & Fabiani flaceutia 6or>* 



134 ISTORIA 

monesi di una porzione di questo territorio, gittati ri- 
masero i semi di non Jievi altercazioni futnre . 

Sempre pili crescevano i motivi all'Abate Odo- 
ne di replicar le sue lagnanze contra Febronia , e di 
cercar da Papa Onorio la sua reintegrazione . Ma 
\Qi\nQ il tempo di pensare anche a lui efficacemente ; 
perchè avendo osato l'Arcivescovo di Milano con va- 
rj Signori di Lombardia di accogliere in Italia Corra- 
li 28 do fratello di Federigo Duca di Svevia, e di coronar- 
lo Re in Monza , opponendolo al Re Lotario , man- 
dò il Papa a Pavia il Cardinal Giovanni da Crema 
con autorità di convocare un Sinodo de' Vescovi suf- 
fraganei di Milano , e di scomunicar T Arcivesco- 
vo {a) 5 commettendogli a un tempo stesso di ben esa- 
minare e decider la Causa dell' Abate Odone . Il det- 
to Cardinale , e insieme con lui Pietro Cardinal del 
titolo di Santa Anastasia vennero dunque entrato il 
11291129 a Pavia, e dopo aver proceduto contra dell'Ar- 
civescovo , volsero le loro cure a ponderar il merito 
della controversia nostra. 

Maturati gli esami, fu conchiuso a favor di Odo- 
ne, 



ccssìt die ociava Janu. Cremonensibus tertiam slus Monasterìi B ì^antlnum romanatum Ca» 

partem Guardistalli y & Luwarice froeter ibi vitell. Annal.Cremon. ad an.xiiy. cart.4a» 
( forse jura ) Ecclesiarum : vef' eos die quia* ( a ) Landulphus Junior Histor. Me- 

ta Decemhris inita conveniione cum Piaceri-' diolani cap. 3^« 
iinis offerendi prò eis quotannis Kcdesite ij)" 



LIBRO IL i3D 

ne, e però di comun parere si rinovò la sentenza dì 
scomnnica coatra Febronia. Ne bastando ciò, vennero 
personalmente a Piacenza per meglio intender la som- 
ma delle cose, che fu consultata con il Vescovo Ar- 
duino , e le pili qualificate dignità di quel Clero . La 
conclusione fu , che Febronia colle sue Monache ven- 
ne per forza esclusa dal Monistero per la seconda 
volta . Rumor grandissimo suscitò questo atto ; e per- 
chè Febronia mise in campo gravissime accuse contra 
l'ASate, cioè che avesse venduto , dissipato , e impe- 
gnato i tesori , e le rendite della- Chiesa, aggiugnendo 
altre gravissime taccie , che se fossero state vere, ren- 
duto avrebbero lui reo di non lieve castigo , fu me- 
stiere ìnstituire processo formale, in cui purgatosi 1' A- 
bate di ogni impostura , e condannato d' infamia un 
Chierico , che n'era stato il principale accusatore, fu 
sentenziato finalmente, che il Monistero di San Sisto , 
e le Terre al medesimo appartenenti, esser dovesse- 
ro in avvenire dell' Abate , e de' suoi Successori , po- 
nendosi alla parte avversa un perpetuo silenzio {a). 

Ciò che pensasse o operasse l'Abate nel venir al 
possesso di Guastalla , che ritrovò m parte obbligata 
ai Cremonesi, non saprei dirlo. Forse convennegli per 

buo- 



( « ) Appendice N. XXVII. 



i3<^ ISTORIA 

buona pace ratificare il contratto fatto da èssi con 
Febronia , tanto piti che questi non avrebbero in 
quelle circostanze sofferto di allontanarsene , tenendo 
sempre più accesa cq' Parmigiani la guerra , a* quali 

113 1 nel 113 I tolsero Bressello , benché con poco vantag- 
gio, mentre sopraffatti dai nemici, ebbero a restar in 
gran parte prigioni , ed in gran parte uccìsi, e som- 
mersi nel Po (a) . Bollendo tali controversie, successe 
nel Pontificato Innocenzio II. , che contrapposto ve- 
dendosi l'Antipapa Pier di Leone , costretto a fuggir 
da Roma , e a recarsi in Francia , ove celebrò il 
Concilio di Reims, venne poscia a Piacenza, ed ivi a' 

JI32 IO di Aprile del 113 2 adunò un altro Concilio, onde 
trattare delle presenti vertenze. E' bea probabile, che 
l'Abate Odone gli manifestasse il suo dispiacere di do- 
ver tenere Guastalla ^ e Luzzara divise co' Cremonesi, 
per il capriccioso contratto di Febronia ,• ma le cir- 
costanze de' tempi esigevano , che non si stuzzicasse- 
ro punto quelle Città , che favorivano allora la Chie- 
sa . Il Papa prese tempo a confermargli con suo Pri- 
vilegio i diritti del Moniftero fin a tanto che a Cre- 
mona venuto non fosse , premendogli forse d' intender- 
si con quel popolo , onde non far cosa, che dispiacer 

gli 



(a) In Brexillo magna pars Cremo- in pado necAÙ fuerunt . Chronìc.P^rm. Rcr. 
(%tnsìum ex majoribus capta fuitj ^ multi Hai. T. DC ' 



LIBRO IL i^y 

gli potesse. E giunto ivi , spedi sotto il giorno 14 di 
Luglio all'Abate la Bolla , con cui prendendo sotto 
la sua protezione il Monlstero , e tutte^ le sue appar- 
tenenze , lo confermò nel possesso specialmente delle 
Chiese poste sulle sue Terre, specificando in Guastalla 
quelle di S. Pietro , di S. Giorgio , di S. Martino , e 
di S. Bartolommeo, ed in Luzzara quella di S. Gior- 
gio colle sue Cappelle (^). Tali espressioni riguarda- 
no il dominio diretto di tali Chiese , perchè il domi- 
nio utile rie apparteneva all'Arciprete , ed; al Clero 
Guastallese . 

Infatti partitosi il Papa dì là , e dopo qualche 
dimora in Brescia , venuto in Settembre al celebre 
Monlstero di S. Benedetto, ricevette le suppliche del 
nostro Arciprete Gioanni, che rappresentandogli, come 
i passati Pontefici Gregorio V., e Pasquale II. avesse- 
ro nobihtata, e di privilegi arricchita la Chiesa sua , 
umilmente pregollo a degnarsi di corroborarli con sua 
novella confermazione : però condiscendendo il Papa a 
tali richieste 5 e ripigliando sotto la sua tutela la 
Chiesa nostra ^ le confermò tutte le possessioni e 
decime che godeva , concesse all' Arciprete di poter 
ricevere i sacri Crismi , le ordinazioni de' suoi Chieri- 
ci , e le consecrazioni delle Chiese da qualunque Ve- 

sco- 



( a ) Appendice N. XXVII^. 

Tom* L 



138 ISTORIA 

scovo, ordinò che piissimo potesse edificar nuove Cap- 
pelle entro i limiti di questa Parrocchia se non con 
h'cenza di esso, e a condizione , che a lui rimanessero 
soggette, e sottopose alla spiritual direzione di lui le 
Cappelle di S. Bartolommeo , di S. Giorgio , e di S. 
Martino. Questa Bolla data il giorno 7 di Settembre 
ci è stata conservata da Monsignor Baldi, e noi per 
la prima volta avremo il piacere di metterla in lu- 
ce (a). 

Il Re Lotario , che aspettavasi dal Papa in Lom- 
bardia , giunse finalmente ^ e dopo qualche abbocca- 
mento in queste parti tenuto con lui, seco recossi a 
113 3 Roma, dov'egll ottenne nel 113 3 la corona imperiale. 
Ma non fu cosi tosto ritornato in Alemagna , che 
l'Antipapa sostenuto da Ruggieri Re di Sicilia, potè 
scacciar da Roma il Pontefice , e suscitar nuovo fuo- 
co . Fu mestieri al novello Lnperadore scender di nuo- 
vo in Italia > e questo suo giungervi fu cagione a 
Guastalla di qualche sconvolgimento. 

Erano in guerra Milano, e Cremona per la Città 
di Crema , la quale toltasi dalla soggezione de' Cre- 
monesi , era passata alla ubbidienza de' Milanesi . 
Ognuna delle due Città, chiamando seco le altre sue 
alleate, aveva riempita di scompigli la Lombardia . 

Lo- 
A, , — ' ., * - ■ ■ , ■ =g 

<tf) Appendice N. XXIX. 



LIBRO IL «39 

Lotario nel venire in Italia Tanno 113^ , fu guada- 113^ 
gnato dai Milanesi ;; onde al primo suo giungere oc- 
cupò il Castello di Garda , e postevi buone guardie , 
scorse fino al Po , come scrive Ottone di Frisìnga , 
e varcatone il passo, tolse Guastalla in suo potere (a) ^ 
di che ne accerta pur anche 1' Urspergense (è). Non 
n' ebbe tuttavia T acquisto senza fatica , essendo que- 
sto Castello 5 al dire dell' Annalista Sassone, munitissimo 
e forte T^), perchè i Cremonesi in tal circostanza 
non aveano tralasciato di guarnirlo di tutto punto « 
Gli convenne prima occupare il borgo , e l'estrinseco 
abitato , coma osserva il Muratori , e poi cingere il 
caflello di assedio (^) , fin a tanto che coloro, che 
lo guardavano, non ebber per meglio l'arrendersi» Ma 
dissimular non conviene le dubbiezze del medesimo 
Muratori , il quale dopo aver nelle Antichità Esten- 
si (^) tenuto per certo questo assedio , e questa pre- 
sa di Guastalla , appoggiato al testimonio del Frisin- 
gense, mostrossene poi incerto itegli Annali , parendo- 
gli, che lo Storico parlasse di luogo alle colline vicino (/} * 

II 



{ a") Inpiano Italice juxtdGardam castra duxit in Italiani ^ & cum Imperatore in ci', 

fofuit ; quo in dedttionem accepto, ad Padani teriare Italia Gardam & Garistallum castra. 

usque progrediens , Garistallium cepit . Gtca cepit , quce etiam in beneficio susccpit . Ab- 

Frising. in Chronico lib. 7. cap. ig. pag. bas Ursperg. in vita Lotharii 
80. ' ( e ) Oppidum munitissimum War^^^l» 

{b) Imperator ntovit cxpeditionem in Annal. Saxoii. ad an. 11 36. 
Ilaliam jam secunda vice j in qua expedi~ {d) Annal. d'Italia al II 3^. 

tione prcefatus Henricus ( Arrigo IV. Duca (e Parte i. cap. 29. 

ài Sassonia) Dux mille quingentos milites (/) Annali Ice cit. 



140 ISTORIA 

Il Signor Poggiali , solito per lo pili a tener la trac« 
eia di questi Annali , aggravò maggiormente il dub- 
bio y con dire , che essendo Guastalla una proprietà 
del Monistero di S. Sisto , esser non può , che Lota- 
rio volesse cosi ostilmente occuparla (a ) . Ma essendo 
troppo chiara l' autorità del Frisingense , che non già 
di luogo posto vicino a collina , bensì di un Castello 
situato sul Po , e specialmente di Guastalla ci fa pa- 
rola 5 punto non ci rimoveremo dal prestar fede air 
antichità , concorrendo tutte le apparenze a far tener 
questo racconto per indubitabile . Infatti non erano 
forse i Cremonesi , nemici allora dell' Imperadore , si- 
gnori di una porzion di Guastalla ? E non è altresì 
vero , che i Piacentini , unito ai quali conveniva di 
starsene all' Abate di S. Sisto , erano in quel tempo 
collegati co' Cremonesi ? Ciò non ammette dubitazio- 
ne , perchè nell'anno medesimo portò Lotario anche 
ad essi la guerra , e li vinse ( 3 ) • Si sa dunque be- 
nissimo il perchè di questa sorpresa fatta a Guastal- 
la; e se il Muratori protestò di non saperlo ,| poteva- 
si facilmente argomentare dal Signor Poggialf;, cui 
era agevole il rilevare , che im Castello posto in luo- 
go tanto importante ? in cui avevano che fare Cre- 

mo- 



( a ) Memorie Istoiiche di Piacenza { b ) Muracori Annali loc. eie. 

T. 4- pag. J53. 



LIBRO IL 141 

monesi , e Piacentini 5 non doveva essere mirato con 
occhio indifferente da un Imperadore , deliberato dì 
abbattere ambo que' popoli in grazia de' Milanesi. 

Erasi trovato nella guerra di Guastalla il genero 
deir Imperadore , cioè Arrigo IV. Duca di Sassonia , 
il quale aveva nel campo mille cinquecento soldati 
de' suoi . Fu a parte della vittoria , e però Lotario 
tolto il possesso di questo luogo 5 e levatone ogni do*, 
minio ai ministri dell'Abate, e de' Cremonesi , diedene 
il comando 5 e le rendite allo stesso Arrigo , come 
dall' Urspergense raccogliesi . Segue a narrare il Fri- 
singensc , che risiedendo Lotario in Guastalla, fu dai 
Milanesi visitato , e che vennero a lui anche i Legati 
de' Cremonesi per discutere amichevolmente la quì- 
stione , onde facevansi guerra . I Cremonesi però non 
potendo purgarsi dalla taccia loro data dai principali 
Signori d'Italia, che gli accusavano come disturbatori 
della pace universale, infiammaron di sdegno maggio- 
re Lotario , che inseguendoli coli' armi , distrusse varj 
loro castelli , e devastonne le ville (a) . I luoghi eh' 
ebbero maggior danno, furono Casalmaggiore , S. Bas- 
siano, e Soncino , come si deduce dalla piccola Cro- 
na- 



ca) Ibi Mediolanenses & Cremonenses dicantur . Quos Imperator subsecutus terrl- 

dtuturnum Inter se beilum habentes obvlos toria eorum , ac villas , SSU Castella dcstru- 

habuit , disQussaque utriusque Urbis cause, ^it » FrisÙlg. loc. CU, 
Cremonenses « Frinclpibu.s_ Jtalix houes ;«- 



i4Z ISTORIA 

naca di Cremona (a) . In tale circostanza trovos- 
si Lotario una volta in Correggfoverde , dove con- 
fermò i patti , e i privilegi ^^^^ Repubblica di Vene- 
zia (O* 

Segui egli a portar guerra in altre partì d'Ita- 
lia per domare ì ribelli, e gli scismatici, fin tanto che 
morto r Antipapa , e stabilita da lui nella sua sede il 

jj^g legittimo Vicario di Cristo, nel partirsi da noi cessò 
egli pure di vivere sul cadere dell' anno seguente . 
Forse con questa partenza di Cesare tornarono T Aba- 
te di S, Sisto, ed ì Cremonesi a ricuperare Guastal- 
la, non avendola certamente il Duca di Sassonia lun- 
gamente posseduta ; giacché gli convenne ben presto 
altre contrarietà sostenere cogli Elettori , i quali sof- 

ii3 8frir non potendo il superbo ardire , ond'egli negava 
di cedere le imperiali insegne nelle -sue mani rima- 
ste , lo dichiararono decaduta dai Ducati dì Sasso- 
nia ^ e di Baviera (e). Fu scelto al Regno d'Italia 
quel Corrado fratello di Federico Duca di Svevia , 
di cui parlammo di sopra , il quale avea già molto pri- 
ma contratto pace col defunto Lotario. 

Se crediamo al Wion , fin dall'anno 113 j era 
succeduto nel governo del Moniftero di S- Sisto l'Aba- 
te 



(a ) Rer. Italie. Tom. XVI. (e ) Otto Frislng. in Cbronìco lib. 7 

( b ) Dandolus in Chronico Rer. Ita- cap- 23. 
lìc, Tom. xn. 



LIBRO IL 143 

te Pietro , di cui troviamo memoria in una sentenza 
pronunziata nel 1141 dal Cardinal Azzone (a) . Del-1141 
le cose in Guastalla succedute nel tempo di lui , affat- 
to ne siamo all' oscuro . Però non essendovi cose im- 
portanti da raccontare , mi prenderò la libertà di far 
noto , come la nobile famiglia da Correggio, che ve- 
dremo a suo tempo signoreggiare in Guastalla , anda- 
va ampliando verso noi le sue conquiste 5 giacché il 
giorno 6 di Marzo del predetto anno Gerardo , e Cor- 
rado fratelli da Correggio , comperarono da Palmerio 
figlio di Albricone da Campagnola il Castello , la 
Rocca , le Ville , e le adiacenze di Campagnola colle 
famiglie ivi abitanti , tra le quali ne ritroviamo al- 
cune denominate da Guastalla . Giova ancora 1' osser- 
vare , che nella carta di tal contratto accennandosi 
i confini tra Campagnola , e Novellara , .si fa memo- 
ria del Cavo della Parmigiana, che bagna ancora una 
parte del Guastallese : onde riconosciamo antica T ori- 
gine di questo Fiumicello (h) , cui diedero probabil- 
mente il nome i Parmigiani , allorché per iscaricarvi 
le acque del loro territorio, esteso anticamente sino ai 
confini di Guastalla, fu per loro opera scavato. 

V anno 1145 , secondo la cronologia del citato 114J 

Wion 



(a) Presso il Campì p, x. Nd Re- (ò) Appendice N. XXX, 

gistr. N. J50. pag. 13^. 



i44 ISTORIA 

Wìon , fu creato Abate di S. Sisto un Monaco dila- 
niato Bernardo , e successe ad un tempo l'elezione al 
Pontificato di Gregorio 111. , cui Rainaldo Arciprete 
di Guastalla ricorse tosto , e ottenne la confermazione 
de' suoi privilegi (^)» Grandi ostilità frattanto leggia- 
mo accadute negli anni susseguenti tra i Cremonesi , 
Piacentini , e Parmigiani , in mezzo alle quali è cosa 
certa , che i feudi del Monistero di S. Sisto patirono 
alcune vicende, come avvenne di Castelnuovo dì boc- 
ca d' Adda , il quale era de' Monaci , e pure dai Pia- 
centini fu dato ai Cremonesi , come lor meglio par- 
ve (^) . In questo, mezzo la corona d'Italia passò in 
11)2 fronte al celebre Federigo I. detto Barbarossa, il qua- 
li 5 3 le verso il 1153, diede a Guelfo suo . Zio materno 
l'investitura della Marca di Toscana 9 del Ducato di 
Spoleti , del Principato di Sardegna , e de' beni allo- 
diali della già Contessa Matilde (e) . Finché però 
questi si trattennero in Germania , le prepotenti fazio- 
ni de' Lombardi seguirono a far ciò , che loro piace- 
va in queste partì : ond' è che troviamo in guerra i 
Cremonesi co' Parmigiani , ed impariamo dalle antiche 
Cronache , come superati i Cremonesi dai Parmigiani 

a Ca- 



( a ) Appendice N. XXXI. ( ^ ) Chronìc. Wcmgart. apud Lexb- 

{b) Jo: Mussi Chronic. Placsnt.Rer. nitium Scnptor. Bnmsuic. T. j. 
Italie. Tom. XVL 



LIBRO IL 143 

a Casalucchio (^), e fatti i vincitori assai coraggiosi , 
vennero coite ioro armi a Guastalla , presidiata dagli 
stessi Cremonesi , e da' Piacentini , ove dopo una ga- 
gliarda guerra , la nostra Torre , o Castello venne in 
potere del' Comune di Parma (ò). Dovette certamen- 
te questa giornata essere molto memorabile ai Parmi- 
giani , trovando io monuménti di dieci , e undici an- 
ni dopo^ ne' quali se ne rammenta l'epoca (e). 

Ora il Re Federigo, sentendo di mala voglia le 
grandi ostilità, che nelk nostre parti, e in tutta Lom- 
bardia si fomentavano , venne con grandissimo eserci- 
to in Italia , guidaùdo seco tra gli altri il mentovato 
Guelfo suo Zio l'anno 1154 • ^ frattanto che il Rei 154 
sentiva le querele de' popoli, e i pili ostinati e ribel- 
li andava colla sua forza punendo , portossi Guelfo 
^ prendere il possesso di tutte le Castella , e Terre, 
che furono già della Contessa Matilde (d) , non ec- 
cettuandone punto Guastalla . Ciò si raccoglie da un 
Privilegio , che a lui fu richiesto dal nostro Arcipre- 
te 



(a) In festa Sar.ciorutn Joaanis & (b) ftem eodem anno Parmenses pu- 

Pauli quod est quarta die ante festum S. Te- gnando ceperunt Turrini de Guastalla Ibi- 

zriy Parmenses pugnaverunt cantra Cremonen- dem . 

ses , 6* Placeniinos ad Casalunculum & mul- ( e ) Pergamene del secolo XH. nell' 

tos ceperunt . Così la Cionica di Parma : Archivio del Reverendissimo Capitolo dì 

ond' è maraviglia , che il Muratori negli Parma sotto gli anni 1163 , e 1KJ4. N. 

Annali sotto il 1153. parlando ti tal LIX. e LXXm. 

giicrra , col Sigonio affermi non trovar- ( d ) Robert, de Monte Appsndic» 

si vestigio dì essa negli Annali delle ad Sigebertum . ' • 

Città con battenti . 

lom* L t 



i^ff ISTORIA 

te Rainaldo , cui fu mestieri presentare la donazione 
fatta alla sua Chiesa dalla Contessa Matilde nel noi, 
a tenor della quale confermata gli venne il giorno 
12 di Aprile, dicendo ivi Guelfo di essere egli il pa- 
drone di tutto il patrimonio, chài fu di Matilde, e 
che questo era il primo anno del suo acquisto di 
Guastalla (a) , E' notabile in questo Diploma l'igno- 
ranza delle cose passate in chi lo stese , perchè tro- 
vando che a questa Chiesa era stato liberale il Re 
Berengario, e che ampiamente l'aveva arricchita la 
Regina Ermengarda , credette , che questi fossero ma- 
rito, e moglie . 

Altissimo dispiacere di questa novità provar do- 
vette Bernardo Abate di S. Sisto , il quale niun al- 
tro scampo trovando, ricorse alla clemenza di Fede- 
rigo , che renduto consapevole del fatto , sembra che 
s'impegnasse a favore della giustizia, e a far che Guel- 
fo restituisse Guastalla , posseduta tanto indebitamen- 
te dagli antenati di Matilde , e da lei medesima di 
ciò consapevole ritornata al Monistero , che n era le- 
II 5 5 gittimo possessore . Cosi avvenne di fatti ; e lo stes- 
so Re Federigo nell' anno appresso ristabili poi T 
Abate nel dominio di tutti i suoi Feudi , annoveran- 
do 



( a ) Appendice N. KXXII. 



LIBRO IL uy 

dò fra essi Guastalla , Luzzara, ed altri luoghi da 
noi sovente accennati , di che ci rimane il Diploma 
segnato nel campo presso Modena (a) , cioè circa 
la solennità di Pentecoste , nel tempo che indirlz- 
zavasi a Roma , ove da Papa Adriano IV. fu coro- 
nato Imperadore. 



( a ) Appendice N. XXXIII. 



Fine del secondo Libro. 



t % 



ISTO 



($ 



ISTORIA 

GUASTALLA 

LIBRO TERZO. 



c 



.cresceva la popolazione sul nòstro territorio 9 a 
conseguentemente era mestieri moltiplicare i riiezzi agli 
abitatori di condur vita meno incomoda 5 anche in 
riguardo al pascolo spirituale alle anime necessario • 
Trovaronsi pertanto si pie , e divote persone , che 
agevolar volendo agli uomini della Villa di Ronca- 
glio la via di attendere alla cristiana perfezione , fon- 
darono ivi in questi ternpi , con licenza del nostro 
Arciprete , la Cappella dedicata all'Appostolo S. Ja- 
copo , dove le vicine genti potessero meglio attendere 
ai loro cristiani doveri . L' epoca di tale Cappella , 
che poi col tempo divenne Parrocchia , certificata ri- 
mane dal non vedersi mai nominata nelle Bolle ante- 
cedentemente spedite , e dalla menzione 5 che ne fu 

fat^ 



lòo ISTORIA 

3 rj7 fatta la prima volta Tanno 1157 ? allorché ricorren- 
do l'Arciprete Rainaldo a Papa Adriano IV. per la 
confermazione de' suoi privilegi ^ ^^^ '^'^^^ Bolla ritras- 
se , m cui tra le altre Cappelle alla direzion sua sot- 
toposte, quella pur di S. Jacopo fu ricordata • Nella 
Bolla medesima fu anche accennato il censo di tre 
Bisanti, che pagar doveva ogni anno la nostra Chie- 
sa alla Santa Sede per l'ottenuta libertà (a) -, la 
qual sorta di Monete era d' oro , né dissomigHava 
nel valore da quella , che portava il nome di Ma- 
rabottini , come da Cencio Camerlengo apertamente 
raccogliesi (S). 

Il novello Imperadore tornato era in Germania, 
e la sua lontananza dava pascolo alla irrequieta fiam- 
ma dell' odio vicendevole , che si portavano le Città 
dì Lombardia . I Cremonesi molto da lui distinti , vo- 
lendosi assicurare contra i nemici , né avendo mai 
perduto di vista Guastalla , tornarono a far de' nuovi 
trattati con Bernardo Abate di S. Sisto , il quale lu- 
singato dalle promesse , che gli facevano di non mai 
pregiudicare ai diritti del Monistero , e sedotto dal 

__ van- 



(fl) Appendice N. XXXIV. Bolla dello stesso Papa Celeftino IH- , di 

( b) In Efifcopatu Regino Plebs de cui egli era Camerlengo , spedita al nostro 

Castella tres Mcrabutinos . Così egli nel Clero nel 11^3. dicesi che la Chiesa di 

Libro de' Censi scritto Tanno 1192. pub- Guastalla era soggetta al canone di tre 

blicaco dal Muratori Anciquit. hai, Med. Bisanti ; onde conchiudesi, che il valor del 

/Evi T. VI, Disscn, 6<j, Tuttavia nella Bisante , e del Marabottino era lo stesso , 



LIBRO II L Ibi 

vantàggio , che pareva dover ritrarsi dall' alleanza 
con popolo cosi forte , lasciò che si ripigliassero la 
terza parte di Guastalla , e Luzzara , posseduta da' 
medesimi m addietro . Dovea però venir tempo, in 
cui sarebbesi accorto , quanto sia a picciol Signore 
dannoso il dar albergo sotto il suo tetto a un più 
potente di se . Così mescolati di nuovo i Cremonesi 
nel governo di questa Terra , seguirono coraggiosa- 
mente a sostener 1' impeto de' Milanesi , Piacentini , e 
Bresciani, che loro avevano rotto guerra : al che po- 
nendo mente T Imperadore , assai , come si disse , de' 
Cremonesi amico , e desideroso ad un tempo per suoi 
fini politici, che in Lombardia fosse pace, deliberò di 
ritornare in Italia, dove fissato il campo vicino al Po, u 
come scrive 1' Urspergense ( ^ ) ? e forse posto qualche 
presidio in Guastalla , onde a' Cremonesi serbare ogni 
diritto intatto , marciò colle soldatesche di Cremona , 
Pavia, e Lodi sotto Milano (Z^) , dove si fecero mol- 
te sanguinose imprese , che terminarono' in capitola- 
zioni di pace , segnate il mese di Settembre del 

1158 (e)' 

Cosi composte le cose, adunò Federigo im con- 
gres- 



(a) Juxta flumen Padum. Urspergen. Her, Italie. T. VI. 
m Chronico . ^c) Sire Raul Rer. Italie. T. VI. 

(,ò) Otc.o Morena Rer. Laudens. Histor. 



lóz ISTORIA 

gresso nella Roncaglia del Piacentino, ed ivi da' Mi 
lanesi, Piacentini, Pavesi, e Cremonesi volle, che ^cs- 
$e promesso di serbar pace . Chiese ancora per sicu- 
rezza da' predetti popoli alcuni nobili ostaggi , avuti 
i quali nelle mani , volse il pensiero a debilitarli di 
forze , privandoli delle Regalie , che tanto aumento 
prestavano ai loro erarj . Coprir volendo però ogni- 
sua azione col manto dell'equità, fece venir da Bolo- 
gna quattro famosi Giureconsulti , i quali decisero ap- 
partener veramente le Regalie, cioè Dazj , Porti, Pe- 
daggj , e diritti simili all' Iniperadore (a) ; posta la 
quale sentenza , non solo convenne ai Comuni di det- 
te Città cedere le Regalie all' Imperadore , ma fu me- 
stieri far altrettanto ai Vescovi , agli Abati , e a qua- 
lunque altro Signore, che avesse Feudi imperiali. 

Allora spedi Federigo a Guastalla , e Luzzara , 
aome pure alle principali Città, e posti considerabili , 
diversi suoi Nunzj , i quali esiger dovessero le det- 
te Regalie a suo nome , e perchè piacquegli di pre^ 
j j ^ p miare la fedeltà de' Cremonesi , liberandoH in parte 
dal peso delle gabelle , che avrebbero dovuto pagare 
sul Po 5 navigando da Cremona sino al mare , ivJ 
privilegio loro conceduto a tal fine , il giorno 22 di 

Feb- 



(a) Otto Morena loc, cir. 



LIBRO III. 15} 

Febbrajo del 11595 specificò le tasse , che ogni loro 
Nave carica di merci pagar doveva ai suoi Ricevito- 
ri di Ferrara, Ficarolo , Governolo , Scorzarolo, Luz- 
zara , e Guastalla (a) . Se per tali novità convenne 
serbar silenzio all'Abate di San Sisto, tacer non volle 
Papa Adriano IV. , il quale violati riputando i diritti 
ecclesiastici , uscì in qualche risentimento con ilmpera- 
dore , e fece palese il suo desiderio , qual era di ve- 
der non solo restituite le regalie agli Ecclesiastici , ma 
che si ritornassero eziandio in poter della Santa Sede 
ì tributi di Ferrara ^ Massa , e Ficarolo ? e di tutta la 
Terra della Contessa Matilde , e di tutta quella che è 
da Acquapendente sino a Roma , e del Ducato di Spo- 
leto ^ e della Corsica , e della Sardegna (è) . Federigo- 
ascoltando tali querele con aria dissimulante , sen ven- 
ne a noi, per dar provvedimento a' suoi affari. Siamo 
però alquanto incerti in determinare , se il giorno il 
di Marzo , allorché ai Mantovani un suo Diploma 
spedi, risiedesse egli o in Suzzata, o in Luzzara (e), 

li 



ia) Appendice N. XXXV. territorio Regiensi apud Salariata XII. Cai» 

( b ) Muratori Annali d' Italia all' lend. Aprilis , laddove ncll' esemplare Mu- 

anno 1159- ratroriano sia scritto; Datum in territori» 

(e) Il Possevino Gon\agx lib. i. pag. Regino apud Luchariam Xll Kalendas A^ 

119. pubblico tal Diploma, come appar- prilis . Non avverti il Muratori a questa 

tenente al iij8 ; ma certamente l'Indi- diversità, onde lo aveva riferito il I-osse- 

zions settima lo fa conoscere spettante al vino , perchè riputo il Dip'oma nunquim 

ilS9» colla qual' data lo abbiamo presso antea ediiutn . Notisi che anche 1' Equico- 

il Muratori nel Tomo I. Antiquit. hai. la riferì questo Privilegio all' anno .15^*» 

Meda j^vi JDissert. XIII. col 7^3. Ma dicendolo dato in Lu\\ara , e me si può 

nel Possevino leggiamo che fosse datum in vedere ne' suoi Commentar) Manrovam Lih, 



Tom. L 



u 



IÒ4 ISTORIA 

II vero è, che pochi giorni appresso recessi a Bologna 
per celebrarvi la Pascjua -, e scesero intanto , da lui 
chiamate, molte armi dalla Germania , condotte da 
Beatrice sua moglie, da Arrigo il Lione Duca di Ba- 
viera , e Sassonia , e da quel medesimo Guelfo Duca 
di Spoleti , e Marchese di Toscana ( a ) , che noi ve- 
demmo poc' anzi aver preteso d' impadronirsi di Gua- 
stalla . 

Vedendo il Papa tale apparato di cose , e volenv 
do per quanto poteva impedire la ruina de' nostri 
Paesi , scrisse a Guelfo , in cui molto si confidava , 
pregandolo a non permettere , che Guastalla , e Luz- 
zara, Terre del Monistero di San Sisto , patissero al- 
cun detrimento, e a far sì che per sua stessa difesa si 
mantenessero suddite ai legittimi possessori , e nella 
protezione, che godevano della Chiesa Romana (^) . 
Da questo noi rileviamo, esser venute a prender quar- 
tiere in queste due Terre le milizie di Guelfo. , allor- 
ché spedito fu questo Breve , cioè nel mese di Mag- 
gio . Intanto l'Imperadore andò in soccorso de' Cre- 
monesi , che assediavano Crema : e i Milanesi , Bre- 
sciani, e Piacentini vedendosi essi pur minacciati, mafl- 

da- 



1. pag. 55. , ma errò nella data del gior- 541. seguì ciecamente rEquicola. 

no facendolo credere spedito // di ter\o di ( a ) Radevicus de Gestis Friderici I. 

Novembre . Scipion Maffei Agnello negli Lib. 2. cap. 1%. 

Annali di Mantova Lib. ^, ce/», i. pag. (i) Appendice N. XXXVI. 



LIBRO III ibb 

darono ambasciadori al detto Papa , volendosi colle- 
gar secolui ,• e ben si rallegrò questi della disposizion 
loro ,'; e pronto mostrossi a prender con essi T armi a 
danno di Federigo , se non che la presta morte, che 
dal mondo lo tolse, gliene troncò il disegno. 

Eletto Alessandro III,, ed oppostogli T Antipapa 
Vittore III., aderì Tlmperadore all'Antipapa; e succe- 
duta già la ruina , e l'incendio di Crema , portossi iiéo 
nel seguente Febbrajo a Pavia, ed ivi con alcuni Ve- 
scovi scismatici a conciliabolo adunati , prestò gli 
omaggi , e le adorazioni al falso Papa : dal che pre- 
se occasione il Pontefice di scomunicar lui , il Mar- 
chese di Monferrato , i Cremonesi, e tutti i Vescovi a 
tale azion convenuti (^). Federigo però a' detti Ve- 
scovi si mostrò liberale di Privilegi , quanti ne volle- 
ro , bastando a lui , che convenissero nella massima 
sua , e si contentassero ch'ei si fosse appropriate le 
Regalie Ecclesiastiche , per donar loro anche ciò , su 
cui non avevano diritto alcuno . N' è testimonio il 
Diploma, che a' i^ di Aprile spedì ad Alberio Ve- 
scovo di Reggio , in cui protestandosi di voler alla 
Chiesa di lui restituire i diritti, che l'altrui violenza 
tolto già avevagli , disse di rimettere in suo potere le 

Pie- 



(tf) sire Raul, Histgr. 

U 



ib6 ISTORIA 

Pievi di Guastalla , e Luzzara (a) , sebbene queste 
già da gran tempo, conforme si è veduto , pili non 
appartenessero a quel Vescovado. Di qui raccogliesi , 
che anche detto Vescovo era del partito imperiale > 
quantunque il Padre Affarosì tenti di persuadere il 
contrario (è). 

Ilei L'anno appresso mori l'Antipapa, ma non can- 

giarono aspetto le calamità di Lombardia . Milano 
dopo il più crudele assedio , che mai si leggesse de- 

Tié2^^^^^^^ in alcuna Storia , cadde nel 1162 sotto il giogo 
cesareo; e i Piacentini, e i Bresciani ebbero a somma 
grazia , che Federigo accettasse le loro umiliazioni . 
Dovettero contentarsi le Città lombarde di perdere 
l'antica loro libertà , e di lasciarsi governar da' Mini- 
stri stranieri, mentre la sola Cremona, per esser sem- 
pre stata all' Imperadore fedele , ebbe il privilegio di 
essere dai proprj Consoli regolata . Fu in questi tem- 
pi probabilmente , che i Cremonesi , fatti oltre modo 
orgogliosi e prepotenti , non si contentarono della 
terza parte di Guastalla che possedevano , ma volen- 
dola tutta per se , in vigore delle convenzioni , forse 
dolose ed equivoche , cui si era lasciato indurre l' A- 
baie Berardo , vennero all'eccesso d' impadronirsene 

to- 



( a ) Appendice N. XXXVII. 

\b) Notizie Istoriche di Reggio pag. %ié> 



LIBRO IIL i5:y 

totalmente , e di s-cacciarne il detto Abate , come ri- 
leveremo pili a basso da un Memoriale del suo suc- 
cessore. Così cangiati gli ordini delle cose, ed a gran- 
dissimo avvilimento ridotte le Città lombarde, se ne 
tornò Federigo in Alemagna l' anno 1 1 6 5 , abbando- 1165 
nandole in preda a' Ministri di lui pili ingordi , e fa- 
melici, i quali, al dire di Acerbo Morena, non paghi 
di esigere quanto T Imperadore aveva ordinato , piii 
di sette volte altrettanto ne estorcevano (a). 

Ma la tirannia del governo trasse maisempre i 
popoli a quel disperato furore , onde ne nacquero le 
rivoluzioni più strane. I Cremonesi medesimi, che nel- 
la comun depressione erano pure i favoriti , non val- 
sero a sostener troppo a lungo il peso della soggezio- 
ne , e ì primi furono ad erger bandiera di Hbertà , 
chiamando a parte de' loro consiglj nel 1167 ì ^^r- iié7 
gamaschi. Mantovani, Bresciani , Lodigiani , e Ferra- 
resi. Qjesti la difesa pigliando de' Milanesi fuoruscici, 
per forza d' armi li ricondussero nella patria , scac- 
ciandone gì' imperiali ; e datisi a edificare una nuova 
Città al dispetto di Federigo, chiamaronla Alessandria 
in memoria di Papa Alessandro HI» 9 cui la nuova le- 
ga de' Lombardi erasi dichiarata aderente . Fu ricon- 

fer- 



{a) Plus de septem qnxm Imperatori hant . Acerbus Morena Histor, taudens. 
is jure deberetur a,b omnibus injustc excutie^ Rer, Italie. T. VI. 



ti8 ISTORIA 

fermata l'alleanza in Modena il giorno io d'Ottobre 
1173 d^l ^'^75 7 giurata dal Conte Azzo Console di Bre- 
scia 5 da Albertone Console di Cremona , da Malado- 
bato ^Console di Parma , da Ugoccionelj Podestà di 
Mantova , da Jantone Mantegazzi Console di Piacen- 
za, da Pvogerio Marcellino Console di Milano, da Al- 
berto Malaberti Console di Reggio, da Arlotto Con- 
sole di Modena, da ©spinello Console di Bologna , e 
da Settevivo Console di Rimini , 1 quali tutti promi- 
sero di custodire , conservare , e difendere lo stato , l' 
onore , e le buone usanze della Città , e Vescova- 
do di Cremona (a) . Federigo sQti venne per abbat- 
ij-7^tere Alessandria, ma sopraffatto nel seguente anno da 
una lega si forte , gli convenne seco discendere a 
patti. 

Sedati alquanto 1 tumulti, piacque ai Cremonesi 
di ritornare alla fedeltà di Federigo , il quale nel 

1176 II 76 benignamente gli accolse, e lodò i patti, co'qua- 
li stringer si vollero secolui , pubblicati dal Campo 
(b) , ad essi ripromettendo vicendevole amicizia , ed 
il suo braccio a difenderli da ogn' insulto nemico . In 

1177 conseguenza di ciò vennero i Privilegi, de' quali sot- 
to l'anno seguente fa menzione il Gavitello : e questi 

con- 



ca) Docnm apud Miirator. Anticj. (b) Istoria di Cremona Lib. i. pag. 

Ital. Med. JE\ì T. 4. Diss, 48. 24. 



LIBRO II L ib^ 

contenevano la confermazione di quanto essi possede- 
vano in Cremona, e fuori, con la terza parte di Gua- 
stalla , e Luzzara (a) , giacche della terza parte sol- 
tanto parevano legittimi possessori ; quantunque , co- 
me si è detto , e come orora verrem confermando , 
tutto il dominio se ne fossero violentemente usur- 
pati . L'amicizia di Federigo comunicossi poi alcuni 
anni appresso anche alle altre Città di Lombardia , 
in vigore della celebre pace di Costanza stabilita nel 
1183, tornando queste in possesso dell'antica libertà ,1183 
delle Regalie, e di altri diritti già tolti loro , de' qua- 
li rimase soltanto all' Imperadore l'alto dominio , ri- 
serbandosi a lui il giudicare nelle appellazioni . 

Tolta per simil guisa la parzialità dall'animo dì 
Federigo , e disposto a giudicare non più a tenor 
dell' affetto , ma sibbene giusta le leggi dell' equità , 
prese certamente coraggio Gandolfo Abate di San Si- 
sto , di ricorrere a lui , e rappresentargli T ingiuria 
grande , che il suo Monistero sofferiva da' Cremone- 
si . Nulla però di questo si effettuò alla venuta di 
Cesare in Italia 1' anno seguente , quantunque il Ca- 1184 

vi- 



i a ) Et cum fuisset Parmoe , & Medio» mìa quce haberent tam intra quatti extra. CI" 

tanì Federicus concessit CremonensibuSy&eorum vttatem in terris & aquis cum tertia parte 

Legatis Raynaldo Dondono , 6- Consulibus Guardastalli , 6* Lu\\arix . Caviceli. An- 

Pontio Geraldo j Gerardo de Dovarìa , Ho- nal. Cremon. ad an. 1177. care. 61* 
mobono de irido , ^ Ubaldo Piìcarelo om» 



leo 



ISTORIA 



vitello scriva , eh' egli allora da' Cremonesi esigesse 
una cessione dei diritti loro sopra Guastalla, e Luzza- 
ra (a) . La verità è , che venuto Federigo, nel Gen- 
II 85 i^ajo del 1185 a Piacenza , a^iui rappresentossi l'Aba- 
te Gandolfo con una querela , ove manifestò quanto 
ingiustamente il Popolo di Cremona spogliato: avesse 
il suo Monistero di Guastalla , Luzzara , e Castelnuo- 
vo di Bocca d' Adda, scacciandone violentemente il 
suo antecessore , sul pretesto di certe convenzioni , 
alle quali essi medesimi contro i giuramenti pili sa- 
crosanti non avevano atteso (^) . Dico essere stata 
fatta tale querela nel Gennajo , benché per mala le- 
3:.Ione il documento da noi veduto porti la data del 
giorno IO di Giugno ; e la ragione è chiara , perchè 
recatosi sulla fine dello stesso mese Federigo a Borgo 
San Donnino , ed ivi alquanto fermato il piede spe- 
di 



(a) Caviteli. Annal. Cremori, ad an. 
1184. cart. 61. La narrazione fatta da 
quefto scrittore , oltre al non vedersi ove 
si appoggi , si trova piena d' inverisimi- 
glianze . Dalla Cronaca Piacentina ap- 
prendiamo , che in tal anno nel mese di 
Agosto venne Federigo pacificamente a 
Milano, indi a Pavia , poscia a Cremona, 
e di là a Verona , dove intervenne ad un 
Concilio celebrato sulla fine di Luglio da 
Papa Lucio IIL Dopo questo i viaggj di 
essolui furono a Vicenza , a Padova , a 
Bergamo , a Lodi , ed a Piacenza . Ma 
il Cavitelio dice, che venuto prima a Cre- 
mona, volle che ceduti gli fossero i dirit- 
ti , che i Cremonesi avevano fopra Cre- 



ma , su i Castelli di Guastalla , e Luz- 
zara , e su r Isola Fulcheria , e che in- 
di passato a Pavia fu dai Pavesi pregato 
a restituir tali cose ai Cremonesi , il che 
promesso di fare , tornò a Cremona , do- 
ve vedendosi costretto a risarcir i danni, 
che i suoi Soldati aveano recato a quel- 
la Città , fuggi di nascosto , e si porto [a 
Milano . Simili confusioni di cose non ci 
sembrano convenire colle più genuine nar- 
razioni isteriche delle vicende di tal anno j 
e pero noi non facciam troppo conto dì 
quanto qui narraci il Cremonese Annali» 
sta . 

( b ) Appendice N. XXXVIII, 



LIBRO IH. iSt 

dì a favor dell' Abate due Decreu , m uno de' quali 
ordinò , che potesse il ìiiedesinio ripetere da qualun- 
que persona i Beni già dall' Imperadrice Angilberaà 
al Monistcro donati , e da altri distratti, senza che 
agi' ingiusti possessori giovar potesse il titolo di pre- 
scrizione (^) ; ed annullò neli' altro tutte le alienazio- 
ni, infeudazioni , e vendite, che di es>i Berii aveva* 
fatto r Abate Berardo , affermando essere queste di 
niun valore , come eseguite senza il consentimento im- 
periale , che solo poteva simili contratti convalida- 
re (ó) . Passato indi a Reggio , spedi a' Milanesi il 
giorno II di Febbrajo alcuni Privilegi con la pro- 
messa di riedificare la Città di Crema, già rovinata 
per favorire i Cremonesi (e) : dalle quali cose avver- 
titi questi bastevolmente deli' animo di Cesare , ed al- 
le cose loro riputandolo affatto contrario , divennero 
a lui mortalmente nemici ; ed è a credere , che con 
maggior impegno di prima si disponessero a difen- 
dersi nel possesso delle Terre usurpate . 

Riacquistato i' Abate Gandolfo il diritto di ripè- 
tere il dominio temporale di Guastalla , e Luzzara 
coir autorità imperiale, rivolse ancora le sue preghie- 
re a Papa Urbano 111. , onde rinovati gU fossero i 

ti- 



( a ) Appendice N. XXXIX. ( e ) PuricelH Moniim. Easilic Am^ 

( b ) Appendice N. XL. , bros. 



Tom, /• 



/ 



lez ISTORIA 

titoli di proprietà sopra le Decime delle Terre al suo 
Moaistero soggette , e gli altri Privilegi partecipati a* 
suoi Antecessori , i quali confermati gli vennero con 
II 86 Bolla del giorno ^o di Gennajo dell'anno vegnen- 
te (a). Intanto celebratesi in Milano le nozze di Ar- 
rigo IV. tìglio dell' Imperadore colla figliuola di Man- 
fredi Re di Sicilia chia nata Costanza , ed essendo 
alla solennità convenuti i Legati di tutte le Città, 
fuorché di Cremona , se T ebbe Federigo a grandis- 
simo affronto (^) ; laonde poiché al detto suo figlio 
ebbe fatta conferir la corona del Regno Italico, deli- 
berò di punir la balda iiza de' Cremonesi , uscendo in 
campo con grosso Esercito , nel quale si ritrovarono 
i Milanesi col loro Carroccio ( * ) , invadendo con 
molto ardore varie terre, castella, e villaggi dell' ini- 
mico . Per far ostacolo a danni maggiori , diedero se- 
gno 1 Cremonesi di voler coli' Imperadore dichiarar 
r animo loro , talché fu ordinata una Dieta in Borgo 
San Donnino , ove trovaronsi con Federigo i Parmi- 
giani , Piacentini , e Cremonesi : ma nel parlamento 

or- 



Cd) Appeudice N. XLI. ni misterj . Era riguardato con molta «u- 

{B ) Sigonius de Regno Ital. Lit). ij. perscizione , e non si traeva fuori se non 

ad an. 1186. per le più interessanti , e gravi fpedizio- 

( * ) II Carroccio era -una macchina fii . Tenevasi a sommo scorno il perderlo, 

-grande posta su quattro ruote e tirata e coloro cui riusciva di prendere a' ne- 

ia' buoi , dalla quale inalberavasi la mici il Carroccio ne menavano un trion- 

bandiera del popolo , e sopra di es- fo incredibile . Veggasi il Muratori nella 

so si celebravano nel campo i divi- Diss. XXVI. delle sua Antichità Italiane 



LIBRO III. i&3 

ordinato a calmar 1' ira , questa vieppiìi" si accese , 
mentre dalle parole ivi si venne all' armi ( a ) . Mag- 
giormente incollerito il Monarca sorse inseguendo i 
nemici , e raggiuntili a Guastalla , e Luzzara , che 
mai per ragione non aveano voluto restituire all'Aba- 
te Gandolfo , egli per forza d' armi delle stesse due 
Terre li rese privi (^): poscia recò 1' assedio a Ca- 
stel Manfredo, risolutissimo di abbatterlo, con animo 
di minar tutto lo stato de' Cremonesi * Vedendo però 
questi tanta risoluzione , e pentendosi dell' intrapreso 
consiglio , mandarono all' Imperadore il loro Vescovo 
Siccardo , come persona molto ben accetta al mede- 
simo , acciò con savie parole ne raddolcisse lo sde- 
gno. Andò il Prelato , ne gli fu punto difficile il pie- 
gar r animo del Monarca a donar pace a chi umil- 
mente chiedevala (e) . Mentre dunque teneva ancora 
il campo a Castel Manfredo, vennero a lui i Conso- 
li di Cremona ricevuti a riconciliazione T ottavo 
giorno di Giugno , e fu assicurato quel Popolo del 
perdono , confermato eziandio poco dopo dal Re Ar- 
rigo , siccome dimostrano i documenti pubblicati dal 
Campo (d). 

Ma 



(<:)Chronic. Placent Rer. Italie. T, (e) Sicardus in Chronico Rer. Italie. 

XVI. T. VII. 

{hi Loca Gaast.^lla & lunaria Cre-< ( d) Istoria di Cremona Lib. 2. pag. 

monensium abstulit . Cosi la picciola Cro 30. 
naca Cremonese pubblicata dal Muratori. 

X z 



1^4 , I S T R O I A 

Ma perchè Guastalla , e Luzzara giustamente sì 
pretendevano , come vedemmo , dai Monaci di San 
Sisto ; Federigo il quale occupate le avea , facendo 
valere il pretesto , che conveniva esaminar le ragioni 
deir una parte, e dell* altra , prese espediente di rite- 
nerle in sue mani , e di non cederle punto ai Cremo- 
ii87ne5Ì5 de' quali il Gavitello sorto l'anno 1187 accenna 
lo sdegno, che per tal perdita sofferivano (a). Mol- 
to meno si mostrò disposto a restituirle all' Abate 
Gandolfo ; che anzi a noi sembra, come facendo rivi- 
vere a suo vantaggio que' mal intesi titoli del patri- 
monio delia Gontessa Matilde , studiasse i mezzi di 
prevalere egli sopra le due parti litiganti , rivocando 
a se l'assoluto dominio di questi luoghi , dati certa- 
mente in guardia a' suoi Ministri , come può rilevar- 
si da una Sentenza pronunziata quest' anno in Garpi- 
neta da Rogerio Giudice di Guastalla , in qualità di 
delegato di Arrigo de Lutra Legato Imperiale in tut- 
to lo Stato, che fu della prenominata Gontessa (b) • 
In tal maniera ridotte le cose nostre , deliberò poi Fe- 
derigo di portar guerra in Oriente, onde liberar dalle 
mani de' Saraceni la Terra Santa , dove mentre spe- 
ra- 



( fl ) Caviteli. Annal. Cremon. ad an. Judex de Guastalla ex mandato & precepto 

1187. cart 63. Domini Henncl de Lutra Imperialis Ault 

{ b ) Tal sentenza si legge nelle An~ Marescalch. , & in podere Comitisse Matti» 

iichità Estensi del Muratori p. i. cap. de Legati cognitor de causa &c. 
5*' r*S- 5*0« e comincia; Ego Rogenus 



LIBRO III. iSò 

ravasi di veder qualche rovescio a danno di que' bar- 
bari , avvenne 1' inaspettata morte di lui medesima 
accaduta nel 1190, succedendogli il figlio Arrigo VL, 1190 
che per la solennità della Pasqua dell' anno appresso 
ebbe da Papa Celestino III. la corona Imperiale. 1195 

Avevano intanto i Ministri cesarei , che governa- 
vano Guastalla , spogliata la nostra Pieve di molti 
suoi beni temporali , abusando di quell' autorità , che 
Federigo avea loro conceduta : il perchè l' Arciprete 
nostro colta T occasione della venuta di Arrigo ia 
Lombardia, fece a lui presente questo gran danno , e 
ne riportò un grazioso Diploma dato in Piacenza il 
giorno 3 di Novembre, in cui fu ordinata la restitu- 
zione di varj poderi , e diritti già tolti dai detti Mi- 
nistri alla sua Chiesa . Fu riconfermata ad un tempo 
alla medesima , a tutte le sue Cappelle , e a quanto 
le apparteneva, la protezione imperiale; ma venne an- 
che interdetto all'Arciprete , e a' suoi successori il fare 
ulteriori acquisti per la Chiesa , senza un espressa ìrm- 
perial facoltà {a) , Da questo Diploma non rilevasi 
il nome del nostro Arciprete ; ma egli fu probabil- 
mente quello stesso Giberto , che nel 11^3 ebbe daii93 
Papa Celestino III. un ampia Bolk in conferma de' 

suoi 



(a) Appendice N. XLII. 



i66 ISTORIA 

SUOI Prìvilegj , la quale fa chiaramente conoscere la 
molta autorità del nostro Pastore , e apertamente ci 
manifesta, che oltre ai diritti altre volte nominati, ave- 
va ancor quello d' imporre le pubbh'che penitenze 9 
di giudicar delle cause matrimoniali , di scomunicare 
i delinquenti , di ergere nuove Chiese , e di abbassar- 
le , e che poteva esercitare tutte le azioni di vero Or- 
dinario , salvo quelle , che sono di assoluto diritto de' 
Vescovi , potendo però egli ripeter queste da quel Ve- 
scovo, che a lui pili fosse in grado (a). 

Dalle antecedenti, e susseguenti cose , da cui per 
mancanza di documenti ci è lecito soltanto dedurre 
talvolta la sostanza degli avvenimenti , sembraci di 
rilevare, che mosso Arrigo dai caldi uffizj de' Cremo- 
nesi, cui egli poc' anzi avea ceduto Crema , unendoli 
in lega con le Città di Como , Lodi , e Pavia , e col 
Marchese di Monferrato ( 3 ) , si risolvesse pur anche 
di rimetterli nella signoria di Guastalla , e Luzzara, 
loro già tolte dal Padre . Pare che ciò avesse effetto 
jjo- nel II95) allorché in Cremona trovandosi il giorno é 
di Giugno, investi su la pubblica Piazza con lancia , 
e gonfalone i Consoli di detta Città , di quanto avea- 
no posseduto in addietro (e) . E ben sembra che ac- 

cre- 



(a) Appendice N. XLIII. Campo Iscor. di Cremona Lib. 2. pag. JJ. 

(*) Chronic. Parv. Cremon. ad an. e presso il Muratori Antiquic. Ical. Mcd. 

iipi. Rer. Italie, Tom. Vlf. Avi T, I. Diss. XI. col. 6%U 
(e ) Veggafi il Documento presso il 



LIBRO IH. iSy 

cresca peso alle nostre conghietture il Gavitello , il 
qual ci narra , che morto appeaa Arrigo in Sicilia 
nel Settembre del IT97, e rimasta l'Imperiai sedeii^F 
vacante , insorse tosto Gandolfo Abate di San Sisto 
ripetendo dai Cremonesi le due mentovate Terre 
avanti al tribunale di Papa Inaocenzio III. (rz) . 
Laoade non è punto a dubitarsi , che non ne fossero 
tornati in possesso per l'accennata maniera. 

Espose adunque l'Abate Gandolfo al Pontefice , 
come i Cremonesi per un contratto illecito avessero 
già acquistato dalla Badessa Febronia una terza par- 
te di Guastalla , e come per sola violenza delle altre 
due si fossero impadroniti , lo stesso facendo di Luz- 
zara, e supplicoUo ad usargli giustizia. Questi delegò 
a giudicar di tal causa Pietro Vescovo di Reggio , il 
quale fatto un lungo esam« su le ragioni dell'Abate , 
e citato il Podestà , e Comune di Cremona a compa- 
rire , né curando questi una tal citazione , discese al- 
la sentenza il giorno 24 d'Ottobre del 11^5? j prò- uc^^ 
nunziando che T Abate dovesse esser posto in posses- 
so del Castello , e Corte di Guastalla , e della Corte 
di Luzzara (5) . In conseguenza di ciò Firmiiìello 
Nuncio del Vescovo si recò a Guastalla il giorno se- 

guen- 



( a ) Caviteli. Annal. Cremon. ad a«n. ih ) Appendice N. XLIV^ 

1197. care. 6%. 



iffS ISTORIA 

guente con Liberto da S. Tommaso di Gorgo Nun- 
zio dell'Abate, e alla presenza di Nota] alla porta 
del Castello , e intorno le fosse ,' fece la ceremoaia dì 
dargliene il posse^^o . Passò dopo nella Corte di Luz- 
zara , e giusta il soUto rito ponendogli nelle mani 
terra, e rami d'arbori, anche di quella intese d'aver- 
gli conferito il diritto (a) . Questi però erano meri 
atti giuridici , i quali nel favorir la ragione , nulla 
giovavano all' Inteicsse , puichè i Cremonesi stavano 
saldi neir usurpata signoria , nei memre che collegati 
co' Parmigiani, Reggiani , ed altri Popoli sostenevano 
asprissime guerre contro de' Piacentini , e de' loro con- 
1200 federati . L'anno appresso strinsero amicizia co' Man- 
tovani , affine di non aver a temere dalla parte loro 
molestia , e in tal maniera riputandosi molto sicuri, 
nulla badavano alle sentenze per parte della Chiesa 
pronunziate a danno loro. 

Vedendo Papa Innocenzio la pertinacia de' Cre- 
monesi , delegò nuovamente giudice in questa causa 
Egidio Vescovo di Modena , che sentenziò parimenti 
a favor dell'Abate ,• né volendo punto a tal sentenza 
badare i Cremonesi , furono sottoposti alle ^censure 
Ecclesiastiche . Di queste eglino si risero; ed i m.ede- 

simi 



(«) Appendice N. XLV. 



LIBRO IIL lec) 

siml Eccleshsuci della Città sprezzando ìV fulminato 
interdetto, ebbero il coraggio di proseguire a celebrar 
pubblicamente nelle loro Chiese i divini Mister] . Il 
Papa mal soffrendo tanto disprezzo, scrisse al detto 
Vescovo di Modena una sua Lettera data 1' ultimo 
di Fcbbrajo del 1203 , che in pena di simile baldan-1205 
za dovesse egli tutti i giorni festivi a suono di cam- 
pane 5 e con candele accese dichiarare pubblicamente 
scomunicati il Podestà, Consoli , e Consiglieri di Cre- 
mona , vietando a tutti i Popoli , e Città circonvici- 
ne sotto pena di scomunica 1' aver commercio con 
essi , e proibendo a qualunque Comune T eleggersi 
Podestà di quella nazione , e il ritenere i già eletti 
sotto minaccia dell' interdetto . Del pari volle jche 
procedesse contra T Arciprete , 1' Arcidiacono, ed al- 
tri Ecclesiastici di quella Città , ogni volta che real- 
mente avessero cosi disprezzate le censure ecclesiasti- 
che (a). 

Non s' indussero già per questo i Reggiani a li- 
cenziare dalla loro Podestaria Isacco da Dovara Cre- 
monese ; che anzi tenendo questi i Reggiani fedeli ai 
patrioti , venne alquanti mesi appresso a concordia 
con Ottone di Nossa Bergamasco Podestà di Cremo- 
na, per far iscavare un NavigHo dal Castello di San 

Mi. 



(a) Appendice N. XLVI. 

Tom. /• 



lyo ISTORIA 

Michele sul Reggiano sino al Naviglio , che dicevasi 
di Guastalla , ripromettendosi i Reggiani di tener ri- 
fatto detto Naviglio a utilità de' Cremonesi, e di far 
riattare la strada da capo al detto Naviglio di Gua- 
stalla sino a Reggio , acciò co' loro carri , persone , e 
robe potessero facilmente i Cremonesi aver accesso a 
Reggio, senza essere soggetti a veruna imposizione ol- 
tre all'antico pedaggio {a). 

Alla vessazione, che per tali cose provava l'Aba- 
te Gandulfo., quella si aggiunse della persecuzione mos- 
$a da' Piacentini a tutti gh Ecclesiastici , scacciati per 
12.04^^^^ ignominiosamente dalla Patria loro nel 1204 (è). 
Non si smarrì tuttavia lo stesso Abate , che anzi re- 
cossi a Ruma per continuar la sua lite contra de' 
Cremonesi . Il Papa che amorevolmente lo accolse , e 
conosceva la durezza, ch'egli avrebbe incontrata mai- 
sempre negli avversar) , esortoUo a venir per allora 
co' medesimi ad una sospensione di causa con qualche 
vantaggio, differendo a ripigliarla, quando fosse stato 
legittimamente incoronato un Imperadore . Tale insi- 
nuazione ei la diede , perchè Gioanni Bono Nunzio 
de' Cremonesi affermava , che i suoi principali sareb- 
bonsi in questo di buon animo accordati i onde restò 

con- 



(«) Appendice H. XLVH. 

ib ) Chronic. Placfnt. Rer. Italie, T. KVL 



LIBRO III. tyi 

conchiuso , che l'Abate, salvi sempre i suoi diritti ^ 
non avrebbe recato pili lite al Comune di Cremona 
sino al termine della detta coronazione di un Impera* 
dorè , e che per tal dilazione avrebbero ì Cremonesi 
a lui pagato cento sessanta lire imperiali , con obbli- 
go di pagargliene altre venti parimenti imperiali ogni 
anno ricorrendo la festa di San Michele . Per tal gui- 
sa accordate le parti litiganti , scrisse il Papa il gior- 
no 6 di Dicembre ad Obizzo Fieschi Vescovo di Par- 
ma , che assolvesse dalla scomunica, ed interdetto i Cre- 
monesi (a) . Nun mancarono punto questi di fede , 
perchè pagarono la pattuita somma a moneta di Bo- 
lognini inforzati , due lire de' quali si richiedevano a 
formar una lira imperiale , e se ne chiamò soddisfatto 
l'Abate nella Città di Reggio per pubblico istromento 
del giorno z di Febbrajo del 1205 9 promettendo egli 120J 
di far questo accordo ratificare quanto prima a' suoi 
Monaci , che erano in Piacenza al tempo che furono 
espulsi: la qual cosa fu eseguita quattro giorni dopo 
in Parma (b) . Provveduto in qualche modo alle sue 
ragioni, e richiamato dopo tre anni d'esiglio al suo 
Monistero di Piacenza, respirò alquanto l'Abate Gan- 
dolfo, e consolossi de' sofferti travaglj. 

Fin 



(a) Appendice N. XLVIII. (A) Appendice N. XLIX. 



i:)Z ISTORIA 

Fin dacché morì 1' Imperador Federigo, aveano 
cominciato a disputarsi la corona del Regno Italico 
Filippo secondov^enito del medesimo Federigo , e Ot- 
tone IV. figlio di Arrigo Leone Duca di Baviera . Il 
primo riconosciuto da' Ghibellini , il secondo da' Guelfi, 
soggetti furono a diverse vicende di fortuna . Filippo 
nondimeno la provò pili avversa , perchè nel mentre 
che prevaler più sembrava alla sorte di Ottone , fu 

1208 trucidato da un suo vassallo 1' anno 1208, talché Ot- 
tone potè senza contrasto aspirare alla Corona Impe- 

I205>riale conferitagli l'anno appresso da Papa Innocenzio 
nella Basilica Vaticana . Questo era il termine della 
sospension della causa tra l'Abate di San Sisto , ed i 
Cremonesi : ma perchè questi fin 1' anno addietro si 
erano dati a partito Guelfo, stringendo lega con Az- 
zo VI. d' Este , e con la Città di Ferrara , e parve 
bene al Pontefice di tenerli amici , giacché Ottone 
creato appena Imperadore, si era inimicato con lui , 
sembra molto probabile , che il medesimo Papa indu- 
cesse l'Abate ad accordar loro un altra proroga, e a 
contentarsi , che per i luoghi di Guastalla, e Luzzara 
seguissero a passargli il pattuito tributo. 

Infatti rimasero saldi i Cremonesi nella lega Guel- 
fa, e in un colla Santa Sede presero a favorire Fede- 
rigo IL figlio del defunto Arrigo Imperadore , il qua- 
le combattuto veniva da Ottone molto gagliardamen- 

12 II te nella Sicilia . Sollevatasi l'Alemagna contra lo stes- 
so 



LIBRO III. ij3 

so Ottone convenne a questi abbandonar la Sicilia , e 
passando di Lombardia, indarno tentò l'aaimo de' no- 
stri a farsegli aderenti : per la qual cosa scomunica- 
to , e schernito proseguì suo cammino verso la Ger- 
mania . Accolsero bensì i Cremonesi Federigo con 
pompa grande, quando a noi venne l'anno 1212 ("aj, e 121S 
accompagnaronlo poscia fin oltre ai monti (h) . E sem- 
pre pili fatti ardenti a sostenere le parti di lui , con- 
fcderaronsi co' Mantovani (e), e rinovarono la lega 
col prenominato Azzo VI. Marchese d' Este, col Con- 
te di San Bonifazio , co' Bresciani , Veronesi , e Pave- 
si , onde far fronte ai Milanesi , e Piacentini , che pre- 
tendevano di sostener le ragioni del condannato Im- 
peradore (<^) . Né perchè venissero a morte l'anno 
medesimo il Marchese Azzo , e il Conte di San Boni- 
fazio , seppero eglino punto raffreddarsi nelle loro ri- 
soluzioni , perchè forti rimanendo nella lega , diedero 
r anno appresso a' Milanesi una memorabile sconfit- 12 13 
ta , togliendo fin loro il Carroccio , che fu con mol- 
to tripudio , giusta il costume di allora, a Cremona 
condotto. ' 

L' anonimo scrittore della Cronica di Parma ci 

fa 



(a) Campo Istor, di Cremona Lib. (e) Campo loc. cit. 

2. pag. ??. (J) Muratori Antichità Esten, p» 2. 

(b) Alberic, Monac. in Chronico pag. cap. 40. pag. 400. 
460. 



lU ISTORIA 

fa sapere , che T anno medesimo tra i Mantovani , e 
ì Reggiani accadde una barruffa al Ponte di Dosolo , 
che non è da Guastalla distante , se non per quanto 
ne vien diviso dal Po . E' molto facile^ a dedurre , 
che le genti poste a guardia di Guastalla pe' Cremo- 
nesi,, non fossero lente a recar qualche soccorso ai 
Mantovani loro confederati . Ma i Mantovani non eb- 
bero il coraggio di portare eguale ajuto a' Cremonesi 

I2i4nel 1214, allorché furono invitati ad uscir col loro 
Carroccio contra i Milanesi , e i Bresciani (a) . Il 
perchè distoltisi i Cremonesi dalla loro amicizia, con- 
federaronsi co' Reggiani, uniti ai quali portarono l'as- 

121 5 sedio nel 121 f al Castello di Gonzaga , onde cosi 
vendicarsi de' Mantovani (è) . Forse l'eccessivo rigo- 

J2ié re del verno di tal anno, perseverato ancor nel se- 
guente, con gelo totale del Po , e danno grandissimo 
delle campagne (e) , fu quello che ritirolli dal cam- 
po, e impedi il maggior danno , che minacciavano a* 
loro nemici. 

Frutto della rinovata amicizia fra Cremonesi e 
Reggiani fu il cominciamento delle vicendevoli cure , 
onde liberar questo nostro territorio dalle acque sta- 

gnan- 



(d) Campo loc. cit. Lib. a. pag. 40. (e) Memorlal. Potest. Regii Rer. Itti, 

( b ) Parisius de Cercta Chrónic. Ve- T. Vili. Chron. Parm. ik. T. IX. 
ron. Rer. Italie. T. Vili. 

\ 



L I B R O IH. iy5 

gnanti lasciate nelle cupe nostre valli dagli antichi al- 
lagamenti del Pò , ed accresciute dalle pioggie, che 
sfogo non trovavano da uscirne'. I Reggiani tenevano 
in loro potere la Terra di Reggiolo , e i Cremonesi 
Guastalla , e fra questi due luoghi stendevasi la pih 
vasta laguna, che dicevasi il Po morto. Non vedeva- 
si altro rimedio , che quello di scavare un lungo ca- 
nale a traverso queste paludi , e fatto che fosse, co- 
stringer le acque circonvicine a tutte colarvi dentro , 
onde rimasto il terreno asciutto, poterlo quindi ridur- 
re a coltura . Pertanto in Cremona il giorno 9 di 
Marzo del r«i8 dopo avere Tetoccio de* Manigoldi 1218 
Podestà de' Cremonesi promesso a Raimondo di Sesso, 
e a Jacopo de' Bonizzi Ambasciadori de' Reggiani , 
di far dal canto suo ogni sforzo per difenderli nel 
possesso di Suzzara, Pegognaga, Gonzaga, e delBon- 
deno Arduino , e Bondeno Roncore contra la forza 
de' Mantovani , cui la Città di Reggio avea tolto 
guerreggiando buona parte di detti luoghi , vennero 
alla conclusione di far il cavo nominato della Taglia- 
ta, in cui scaricar si dovessero le acque del Po mor- 
to, a condizione , che i Reggiani facessero detta Ta- 
gliata a loro proprie spese , con diritto di esigere 
gabella da chi sul loro territorio la valicasse , salvo 
che da' Cremonesi . Fu conceduto eziandio a' Reggia- 
ni il diritto di ergere a capo del Ponte di detta Ta- 
gliata un Castello , obbligandosi i Cremonesi a difen* 

der 



t:)6 ISTORIA 

der loro un tal edificio, come vicendevolmente i Reg- 
giani promisero di prestar loro soccorso a difesa di 
Soncino , Castelleone , Castelnuovo , Pizzighitone , 
ed altre terre, e castelli dei loro territorio (a). 

Fa dunque intrapreso il lavoro della Tagliata , 
di cui non senza cronologico errore favella il Campo, 
sotto r anno 1212 {h) ^ e ne fanno anche menzione 
sotto il 1220 Pietro Melli (e), il Pancirglo (<i), e 
l'antica Cronaca intitrJata : Memoriale de Podestà di 
Reggio (e). Era però desiderabile chiarezza maggiore 
in tali Scrittori-, perchè dicendo il Campo, che fecero 
fare i Cremonesi una Tagliata fra Guastalla , e Lu^^a- 
ra per divertire il Po , e scrivendo il Pancirolo , che 
compita la detta Tagliata , e rotti gli argini, fu co- 
stretto il Po a scaricarsi dentro ; non par che s'inten- 
da bene , come fosse tolto a far quest' opera ad ex- 
siccandas paludcs ^ quce in proximas Rcgioli valles resta- 
gnabant^ giusta quello che il Pancirolo stesso assicura: 
imperciocché presa tal narrazione secondo le idee , 
che tosto sovvengonci alla mente, parerebbe che con- 
ducendosi le acque del fiume Po a divertire nella Ta- 
gliata, in vece di asciugare il nostro terreno , si por- 

ges- 



{a) Appendice N. L. {d) Hiscor. Regii Lepidi MS. Lib. i. 

(b) Istoria di Cremona Lib. i pag. 4$ (e) Memorial. Potest. Regii Rcr. Ical. 

(e) Cronica di Reggio pubblicata Tom. Vili, 
dal Tacoli P. 2. pag. 4^7. 



LIBRO II L ijy 

gesse maggior occasione di vieppiù allagarlo. Ma non 
del fiume vivo , come già accennai , intender si devo- 
no tali espressioni , ma bensì del Po morto, cioè del- 
la palude lasciata o dall' antico letto del Po , o da 
suoi diversi allagamenti . 

Il Castello 5 o picciolo Forte innalzato allora dal 
Reggiani a capo del Ponte della Tagliata , fatto fu 
su la via, che ora va da Reggiolo sino al Ponte del- 
la Testa su la Parmigiana , e se ne veggono ancora 
alcuni vestigj fra la detta Tagliata, e la Parmigiana , 
sendo rimasto a quel luogo il nome di Bittifrcdo , che 
appunto con tal nome si distinguevano questi piccioli 
CasteHucci (a) . Diedero tali cose gelosia grande ai 
Mantovani , i quali vedendosi tolto per questo ca- 
vo, e pel detto Bittifredo , il poter liberamente vali- 
care sul paese de' Reggiani , deliberarono di guastar 
r opera ai loro nemici; onde una notte, armate alcu- 
ne picciole barchette, vennero traversando le valli si- 
no al detto Ponte , ove trovate alquante guardie , 
ed alcune barchette di pescatori , non poterono tener- 
si celati . Alzato pertanto rumore , e gridato all' armi, 
attaccossi la zuffa, ma con vantaggio de' Mantovani, 
i -quali lanciato il fuoQO nei legni de' nemici j e va- 



(a) Veggasi il Muratori Antich. Ital. T. I. Diss. %6, 

Tom. L 



iy8 ISTORIA 

rj uccidendo , ed altri costringendo a salvarsi nuotan- 
do, guadagnarono il Ponte, e cominciarono a distrug- 
gerlo . Avvertito di tal accidente Jacopo di Palìi , 
che stava a custodia del vicino Castello di Reggiolo, 
accorse con uomini armati , onde impedir l' attentato 
ai Mantovani; ma questi fatti ancora pili arditi, ucci- 
sero lui con molti de' suoi : ed è fama , al dir del 
Pancirolo, autor di questo racconto, che distruggesse- 
ro quindi il Castello di Reggiolo (a). 

Intanto cessò di vivere Tlmperadore Ottone IV., 
e restò vacante per alcun poco l' imperiai sede , nel 
qual tempo desiderando il Pontefice Onorio III, di 
procurar la concordia delle Città di Lombardia , le 
quali con vicendevoli guerre si andavano distruggendo, 
mandò suo Legato alle nostre parti il Cardinal Ugo- 
lino Vescovo di Ostia , che procurò di comporre gli 
animi rivoltosi . E mentre questi molto autorevolmen- 
te in tali ufficj si adoperava , ebbe dal detto Papa 
j 21^ una lettera scritta il giorno 24 di F^bbrajo del 121 9, 
in cui gli commetteva di dar un termine competente 
air Abate di S. Sisto , e al Comune di Cremona , en- 
tro il quale per idonei procuratori comparir dovesse- 
ro colle ragioni loro al tribunal pontificio , affin di 

una 



(a) Pancirolus Histor. Regii Lepidi MS. loc. cit» 



LIBRO IH. ZJ9 

ima volta dar fine alla lite , che agitavasl fra di loro 
intorno Guastalla, e Luzzara (a). Se crediamo al Ga- 
vitello , par che prima d' ora avesse il Papa delegato i 
giudice in questa causa l'Arciprete dì Parma (i) : 
checché sia però della sua asserzione , troviamo, che 
in questo tempo trascelse a giudicarne Rustico Priore 
di Colombario , Pandecampo Arciprete di Modena , 
ed Azzo A'oate di S. Benedetto di Polirone , ai quali 
non solo T Abate Gandolfo , ma anche Raimondo de- 
gli Ugoni da Brescia Podestà di Gremona delegarono 
Procuratori, che sostenessero le loro ragioni (e). 

Mentre si disputavano i diritti delle partì litigan- 
ti, il Papa sollecitava Federigo IL Re d'Italia a por- 
tar l'armi in Terra santa ; e questi mostrandosi assai 
volonteroso di farlo , ad altro non aspirava , che ad 
ottener da lui la Gorona Imperiale : onde toltosi di 
Germania 1' anno 1220 calò in Italia , non tralascian- 1220 
do mai di dare quanto poteva segnali della pili fervi- 
da divozione verso Papa Onorio , e gì' interessi della 
Ghiesa Romana , Attendato a S. Leone in vicinanza 
di Mantova, ricevette Nunzj Papali, che gli significa- 
rono i diritti , che avea la Santa Sede sopra il patri- 
monio della già Gontessa Matilde . Egli che studiava 

tut- 



(*) Appendice N. LI. (a) Arisius Scr. Chronolog. Potc^ta- 

(c) Caviceli. Annal. Cremon. ad an. rum Cremona . 
11x7. care. 78. 



i8o ISTORIA 

tutte le vie di rendersi il Papa benevolo, uscì pronta- 
mente nelle pili vive dimostrazioni di altro non vo- 
lere, se non ciò, che il Papa stesso bramava,* onde il 
giorno 14 di Settembre , avendo seco il Patriarca dì 
Aquileja, molti Vescovi , e Signori , tra i quali Azzo 
Marchese d' Este, Matteo da Correggio Podestà di Pa- 
via, Negro Mariani Podestà di Parma, Beretta Pode- 
stà di Reggio, Egidio Podestà di Modena, e Tiso da 
Camposanpiero, dopo aver protestato, che voleva re- 
stituire alla Chiesa il Contado della Contessa Matil- 
de, rinovò ai figlj di Alberto de' Casaloldi il precetto 
di abbandonare il Castello di Gonzaga, già posseduto 
dalia medesima , ordinando che se fin alla domenica 
vegnente non lo avessero consegnato in mano di Ala- 
trino , e di Rainaldo Cappellani del Papa, sarebbero 
stati irremissibilmente confiscati . Che se non avessero 
voluto ubbidire, diede comando a' Cremonesi, Parmi- 
giani , Reggiani , Modenesi , e Bolognesi di far loro 
viva guerra, e proibì a' Mantovani, Ferraresi, e Bre- 
sciani di dar loro soccorso non tanto relativamente 
al detto Castello , ma eziandio riguardo ai Castelli 
di Pegognaga , e de' due Bondeni (a) . Fatta una 
così focosa ordinazione , che riempi certamente il Pa- 
pa 



(a) Dumont Corps Diplomatl^ue T. I. N. 300. pag. i6zi. 



LIBRO III. iSl 

pa di larghe speranze, sen venne Federigo a Guastal- 
la (^): indi passò a Modena , ov' era il giorno 6 di 
Ottobre (^) , e prese poscia il cammino di Roma -, 
ove non molto dopo fu coronato Imperadore. 

Standosene pe.ò saldi i Casaloldi nella signoria 
di Gonzaga, i n» stri Cremonesi , che mantenevansi bea 
muniti in Guastalla, si unirono tosto co' Reggiani , e 
co' Parmigiani per eseguire il comando di Federigo , 
e guerra portarono a quel Castello . Si a memoria di 
questa battaglia nell' antica Cronaca di Parma , e nel 
Memoriale de' Podestà di Reggio • Anche il nostro 
Bernardino Baldi scrisse : andarono i Cremonesi con Pa- 
cra/io di Alberto di Eoidio Parmic^iano Podestà loro 
air assedio diGotiraga^ ove fermatisi alquanti giorni^ ve- 
dendo di non far nulla , per danneggiar il nimico taglia- 
rono il Po fra Guastalla p e LuT^T^ara , et allagarono il 
Paese per se medesimo assai basso y che si stende fra 
Gon:^aga p e Rcggiolo , il Palidano , e luoghi circonvicini 
del Mantovano , del qual taglio , che fece alcuni laghet- 
ti perpetui y che da' Paesani si dicono Bugni y hoggl re- 
sta vestigio in una Villa di Guastalla , che confina 



con 



(*) Ninno Scrittore dice che in que- muro, o scoperto su tre mattoni incise a 

sto viaggio passasse da Guastalla . Ma io punta di coltello con caratteri abbreviati 

ne ò trovato memoria dorè meno creduto di que' tempi queste parole MCC : XX : 

lo avrei . Fuori della Porta laterale della Imperator Fredenc. transivit per Garstallcn. 
Fieve antica di Guastalla a mano stanca, (a) Muratori Annal. d'Italia ail* 

essendo caduta la calce, ciie copriva il anno iziq. 



i8z ISTORIA 

con Lu^:(ara ^ la quale si dice la Tagliata (a). Con 
pace però di questo da me sì rispettato soggetto, io 
non trovo Scrittore antico , presso cui si faccia di 
questo allagamento memoria ; ed ò motivo di crede- 
re , che assai più tardi si formasse quel Lago, che i 
Guastallesi chiamano Bugno , come altrove accen- 
nai (Z») . Per altro, non era intenzion ferma di Fe- 
derigo , che i nostri facessero tanto impeto addosso a 
quelli di Gonzaga ; ma a lui bastava , che se ne fa- 
cesse apparenza, per mantener il Papa nell'opinione, 
in cui avevalo messo . Infatti acceso appena questo 
fuoco, s'interpose l'Arcivescovo di Maddeburgo Lega- 
to di Federigo , e fece sospender l'armi (e) , talché 
poterono i Reggiani attendere a riattar il cavo della 
Tagliata , e a rifare il Ponte già minato , come lo 
stesso Pancirolo ci fa sapere (d). 

Scorso il termine assegnato dai Giudici al Pode- 
stà, e Comune di Cremona, ne comparendo più que- 
sti per mezzo de' loro Procuratori a rispondere alle 
ragioni del Monastero di S. Sisto nel fatto di Gua- 
stalla, e Luzzara , parve necessario in pena della loro 
contumacia il discendere a dichiararU caduti nelle 

cen- 



(fl) Baldi Istoria di Guastalla MS. T. Vili. 

(/>) Antichità e pregi della Chiefa (d) Pancirolus Historia Regii Lcpi- 

Cuastall. cap. i8. pag. 117. di MS. loc, cit. 
(e) Memorial. Potest. Regii Rep. It. 



LIBRO HI. 183 

censure ecclesiastiche ; però il Priore di Colombario , 
e l'Arciprete di Modena, avuti gli arbitrj dell'Abate 
di Polirone trattenuto da infermità, si unirono il gior- 
no 7 di Ottobre nella Canonica di Modena , e sco- 
municato il Podestà , e il Consiglio di Cremona, sot- 
toposero air interdetto la Città , e i suburbj , salvo 
che pel battesimo de' fanciulli , e la confession per gì' 
infermi , dando ai contumaci trenta giorni per termi- 
ne a comparire {a) . Tal risoluto procedere scosse i 
Cremonesi, i quali vedendo le dimostrazioni, che Fe- 
derigo dava pubblicamente , di voler essere molto 
amico della Chiesa , temerono che forse di suo con- 
sentimento venisse così operato contra di loro. Quin- 
di per non irritare di pili la parte contraria, fìnsero di 
umiliarsi , e spedirono a Modena un Messo , che l' as- 
soluzion richiedesse delle censure , con larghe promes- 
se di venir quanto prima alle composizioni opportu- 
ne • Per tal atto dehberò l'Arciprete di Modena di 
passare a Cremona , munito anche degli arbitrj del 
Priore di Colombario (^), ed ivi cominciò a trattare 
l'accordo, cui eransi i Cremonesi fatti creder disposti. 
Trovatili nondimeno più tenaci di prima , se ne sde- 
gnò 



( a ) Appendice N. LII. 

ib) Rogit. Ferracaballi Not. 1220. 7. Dee. in Arch. S. Sixti Plac 



184 ISTORIA 

gnò fortemente , onde tornato a Modena , e consulta- 
to il caso con persone savie e prudenti , il giorno 
17 di Dicembre stando nella Canonica di S. Cataldo 
insieme col Priore suo congiudice, sentenziò, che l'A- 
bate Gandolfo dovesse mettersi al possesso delle due 
Terre (a); onde delegato per essi un certo Bianco a 
far tale ceremonia , venne egli al nostro Castello il 
giorno 2,0 di detto mese, e a Buono Nunzio dell'A- 
bate per pubblico istrumento assegnò il dominio pri- 
ma di Guastalla, e poi di Luzzara (i). Di tal atto, 
che fu semplicemente ceremoniale , fa menzione anche 
il Gavitello, dicendo , che soltanto di due parti delle 
tre conferito venne all'Abate il possesso (e) : ma di 
tal restrizione punto non parlano i documenti da noi 
veduti , e forse non osservati bene dall' Annalista , il 
quale errò pur anche neir assegnar il giorno di tale 
solennità all'undecimo di Dicembre, quando nel ven- 
tesimo propriamente fu eseguita ( * ) . 

Assicurato dopo alcuni mesi il Comune^ di Cre- 
mona , non essere poi così stretta 1' unione del poc' 
^nzi coronato Imperador Federigo col Papa , prese 

co- 



(cRogic. ejusdem 1220. 17. Dee. in exeunte Pscem^.Ia qual espressione, sccon- 

eodem Archiv. do V uso di quel tempo , ben noto agi* 

(d) Rogit. Bartkolomael Suzi 1220. intelligenti dell'arte diplomatica, equivale 

ao. Dee. in eodem Archiv. al die vigesima Decemb, Se appartenesse 

(a) Caviteli. Annal Cremon. ad an. agli undici , vi si leggerebbe scruto XL 

1220. care. 79. intrante Decetnh. 

(*) Il documento leggesi dato XI. 



LIBRO III. 183 

coraggio di opporsi a quanto avevano sentenziato i 
Giudici dekgatì : laonde trovandosi tutti e tre nel 
Moniste ro di Bresselio , fu spedito loro Jacopo Scar- 
cossio a protestare contra le proferite sentenze , e a 
rifiutarli per Giudici . Disse lo Scarcossio il giorno 
30 di Aprile , che la delegazione ottenuta per essi 
dal Papa, era stata con bugie surrepita, e che ciascu- 
no di essi Giudici pativa tali eccezioni , che nullo 
rendeva totalmente ogni loro atto . A Pandecampo 
Arciprete di Modena oppose , eh' egli era attualmente 
scomunicato , e che nel tempo, in cui fu a Cremona, 
ingannò quel Comune, promettendo una cosa, e facen- 
do poi tutto air opposto . Obbiettò a Rustico Prior 
di Colombario T esser parte sospetta , come amico 
strettissimo dell' Abate di San Sisto , e di pili suo 
compatriota , cioè Modenese*, e che siccome l'Abate 
era congiunto colle più ricche e possenti famiglie di 
Modena , cosi non si poteva ad un Modenese com- 
mettere questo giudizio senza timor , che chi dovea 
giudicare, non rimanesse corrotto. All'Abate di Puli- 
rone rinfacciò del pari, ch'ei fosse scomunicato, e che 
per vie non legittime si fosse innalzato all'Abazia . Per 
queste ragioni dichiarò adunque , che 1 Cremonesi in- 
tendevano di recedere affatto da ogni loro sentenza 
(^). In 



(a) Rog. Ferracaballi Not. 1221, 3©. Aprii, in Archiv. S. Sixci Plac. 

Tom* /. a a 



iSe ISTORIA 

In tali contraddizioni fu n>estieri eleggere alcuni 
Arbitri imparziali , che decidessero, se piìi valesse la 
sentenza de' Giudici , o la protesta de' Cremonesi . 
Furono questi Bernardo Arciprete di Nonantola , Al- 
berto di Buvalotto , e Ugo del Conte . Sentirono 
eglino le ragioni de' Giudici , che ingiuriati dicevansi 
dal Sindico de' Cremonesi ( a ) , ed ascoltarono dall' 
altra parte le querele di questi . Per meglio maturar 
r affare , cercossi il consiglio di Niccolò Arciprete di 
Castel!' Arquato , e di Piacentino da Bibbiano ,• ma 
poiché sulla fine di Ottobre vennero i detti Arbitri 
all' atto di definir qualche cosa , non si trovaron d' 
accordo,- conciosiachè l'Arciprete di Nonantola, e Al- 
berto di Buvalotto intendevano di dar sentenza inter- 
locutoria sopra la ricusazione , che i Cremonesi avea- 
no fatta de' Giudici delegati dal Papa , ed Ugo del 
Conte voleva, che si procedesse altrimenti (Z»). Sciol- 
tosi pertanto il congresso senza determinar cosa alcu- 
na , protestò lo Scarcossio in Modena avanti i tre 
Giudici, non essere proceduto da sua mancanza , che 
la sentenza data non fosse , e propose che si elegges- 
sero nuovi Arbitri , o pure che si stesse alla decisio- 
ne de' due mentovati Consiglieri 'trascelti già di con- 

sen- 



(a)" Rog. Ferracabali izai. 5. Aug. (b) A^a varia Bartholomaei Suzi Not. 

Ibid. 1211. 2i. Cflob. Ibid. 



LIBRO IIL i8y 

senso unanime: che se né l'uno né 1' altro partito ab- 
bracciar si voleva , ei dichiarò di appellarsi , o al- 
la Sede Appostollca, o all'Imperador Federigo (a). 

L'Arciprete di Modena , e il Priore di Colomba- 
rio ostinandosi viemaggiormente , intimarono poco do- 
po al Podestà di Cremona , esser eglino i soli Giudici 
di questa C^usa , e che non si doveano cercar deci- 
sioni di Arbitri di sorte alcuna (^b) . La qual intima- 
zione fu convalidata dall* autorità del Papa ," come 
da certe note manoscritte del Canonico Pier Maria 
Campi 5 a me cortesemente comunicate dal chiarissimo 
Sig. Proposto Cristoforo Poggiali, raccogliesì . E per- 
chè i Cremonesi ne fecero risentimento , e contumaci 
mostraronsi , decretò lo stesso Papa , che ninna Città 
potesse eleggere Cremonesi alla carica di Podestà; il 
che se è vero, non fu certamente con buon successo ; 
perchè le Cronache di que' tempi non ci mostrano 
forse maggior numero di Podestà Cremonesi > chiama- 
ti al governo di varj popoH , che da quest'epoca in 
gin . Conoscendo quindi i Giudici di aver che far 
con un popolo assai tenace della concepita opinione , 
cominciarono a raffreddarsi ; e 1' Abate di Polirone il 
giorno 7 di Marzo del 1222 fu il primo a togliersi 1222 

d' im- 



(rt) Rog. Petriboni. Bredslli iiai. 4. Nov. Ibid. 
(^) Rog. Ferracaballi 1221. 5. Nov. Ibid. 

aa 



iS8 ISTORIA 

d' imbarazzo, sostituendo in suo luogo Don Riccardo 
suo Monaco . Cosi per esser tornato Io Scarcossio a 
protestare , che non voleva per Giudice Pandecampo 
Arciprete di Modena , e neppur che operasse in que- 
sta causa il Notajo Ferracavallo , nemici giurati, com' 
ei diceva, del Comune di Cremona (a), lo stesso 
Pandecampo se ne ritirò , lasciando i suoi arbitrj al 
Priore di Colombario, e al Monaco Riccardo, i quali 
poco appresso rinunziarono totalmente ^all' impegno 
di giudicarne . 

Sostituì Papa Onorio altri tre Giudici , cioè Vi- 
cedomino Vescovo di Piacenza, l'Abate di S. Savi- 
no , ed il Proposto di Santa Eufemia della Città me- 
desima , a' quali il Comune dì Cremona con solenne 
delegazione fatta in Consiglio il giorno 15 dello stes- 
so mese, inviò Gherardino Manara , e Boldizone, con 
autorità di venire ad amichevoli transazioni coli' Aba- 
te di S. Sisto (^) . Pur la sentenza proferita da que- 
sti non piacque , e se ne fecero doglianze grandi nel 
Consiglio di Cremona, quando s' intese (e) : talché 
Sozzo Colleoni da Bergamo allora Podestà de' Cremo- 
nesi 



(a) Rog. Petriboni Bredslli 1212. p. 15. Martii Ibid. 
Martii Ibid. (e) Rog. Ejusdem laaa. 8. Aprii. 

( ò ) Rog. Guillelmi Medalea 1222. ibid. 



LIBRO III. 189 

nesi mandò a Roma altri Procuratori ad appellarsi di 
nuovo (a). 

Commise dunque il Pontefice al Cardinal Ugolino 
Vescovo di Ostia suo Legato in Lombardia , venuto 
nel Settembre di questo anno per sedare le differenze 
tra i Nobili , e i Popolari a Piacenza ( è ) , che al- 
quanto si adoperasse a metter concordia anche fra i 
Cremonesi , e l'Abate di S. Sisto : ma mentre si stu- 
diavano i mezzi pili proprj , onde ridurre a termine 
si lunga lite , rivoltisi i Cremonesi all' Imperador Fe- 
derigo, ed appellatisi a lui , fecero eh' egli intimasse 
all'Abate Gandolfo di non molestar più i Cremonesi 
nel foro ecclesiastico sotto gravissime pene , volendo 
egli che l' affare si giudicasse nel foro secolare . Ciò 
risaputo dal Pontefice , 1' ebbe a suo grandissimo ol- 
traggio , ed ordinò quindi al Vescovo di Piacenza , e 
a' suoi congiudici di scomunicare il Podestà , e Con- 
siglieri di Cremona , e di sottoporre la Città all' In- 
terdetto fin a tanto , che non avessero posto 1' oppor- 
tuno rimedio a tale mancanza : al che nulla badando 
la 'loro ostinazione , determinò con suo Breve ai Giu- 
dici stessi diretto il giorno 16 di Maggio del 1223 5 j 
che l' Abate di S. Sisto si mettesse in possesso , rino- 

vò 



(a) Rog. Ejusdcm 1212. 8. Aprii. ( ò) Chron. Placentinum Rer. lesile, 

ìtid. T. XVI. 



190 ISTORIA 

vò centra i Cremonesi la fulminazione delle censure , 
ed ordinò , che ninna Città desse la sua Podestaria a' 
Cremonesi , o ritenesse il Podestà, onde lasciarsi go- 
vernare , qualunque volta fosse nativo di Cremo- 
na (a) . Tali cose non potendosi per buone ragioni 
effettuare dai detti Giudici, mentre l'autorità grande, 
che i Cremonesi avevano in Piacenza, poteva recar 
loro gravissimo danno, ordinò poi il Papa a' 7 diDi- 

I2 24cembre dell'anno appresso, che fossero eseguite dal 
Vescovo di Tortona (3). 

1225 L'unione delle Città di Lombardia , che collega- 

ronsi poco dopo insieme per il timor che aveano di 
Federigo Imperadore, trattenuto pur anche nelle appa- 
renze di guerra contra l'Oriente , par che servisse a 

1227 sopire questa gagliarda lite. Ma poiché Tanno 1227 
successe nel Pontificato quello stesso Cardinal Ugoli- 
no , che per essere stato Legato in queste parti , e 
aver avuto mano nell' affare presente , sapeva bene a 
quante difficoltà fosse soggetto , non ebbe appena 
avuta la gran carica, di cui era ben degno, colla qua- 
le cangiò suo nome in quello di Gregorio IX., che 
tosto drizzò il pensiero a voler terminar questa causa 
con soddisfazione di ambe le parti . Disposto adun- 

que 



(d) Appendice N. LUI. (h) Appendice N. LIV. 



LIBRO II L i^i 

qnè r Abate Gandolfo a cedere Guastalla , e Luzzara 
ai Cremonesi , ogni volta che questi ne pagassero il 
prezzo , e fatto conoscere ai Cremonesi quanto fosse 
giusto , che se volevano il dominio assohito di detti 
luoghi, lo comperassero, chiese che le due Terre fos- 
sero depositate in mano di Guglielmo Vescovo diMo. 
dena (a), il quale avute che l'ebbe, lasciolle in con- 
segna ai rispettivi Podestà , acciò a nome del Papa 
sino a nuovo ordine le custodissero . Ciò fatto , si ven- 
ne a stabilire il prezzo delle medesime , fissato a 
tre mila lire imperiali -, somma che parerà scarsa , a 
chi non a idea che della moneta presente , ma non 
sembrerà tanto lieve a chi è pratico alcun poco del 
valor dell' antica . Questa è cosa certa , che essendo 
stato quest' anno assai penurioso di grani , riputossi in 
Parma eccessivo il prezzo del frumento salito sino a 
dieci soldi imperiali lo stajo (^^). E infatti questi die- 
ci soldi imperiali , a formar ognuno de' quaH si ri- 
chiedevano tre soldi di denari piccoli , venivano a 
formarsi da trecento sessanta de' medesimi denari pic- 
coli, che erano monetuccie di basso argento , le quali 

lut- 



ea) Cariteli. Annal. Cremon. ad an. riates , & sextarum spelta sex solidos impe- 

1227. care. 81. riales , & in Civitate Bononiae Corba frumenti 

(b) Eo anno per totam Italiam fuit valebat viginii solidos imperiales . Chron. 

magna fames , nam de mense Maii sexta, Parm. 2ler. Italie. T. IX. 
rium frumenti valebat decem solidos impe- 



i^z ISTORIA 

tutte insieme , computato il maggior valore , che (la- 
vasi all'argento in que' giorni, equivalevano al giusto 
valor di un Fiorino d' oro, cioè a quello di uno Zec* 
chino gigliato i Onde la Lira imperiale , come abbia- 
mo da irrefragabile autorità , valeva app^mto in quel 
secolo due Fiorini d'oro (a): dal che si deduce, che 
le tre mila lire imperiali , onde furono apprezzate 
Guastalla, e Luzzara per tutto ciò , che stava in do- 
minio de' Feudatari , erano sei mila Fiorini d' oro . 
Di questo rimarrà meglio persuaso chi legge , consi- 
derando il volume delle accennate tre mila lire , le 
quali depositate prima da Bernardo Pio Podestà di 
Cremona in mano del Vescovo di Modena il giorno 
4 di Novembre , allorché promise l'Abate di San Si- 
sto di cedere ai Cremonesi ogni suo diritto, e ragio- 
ne sopra le due Terre , e di rinunziare alla lite giu- 
sta il tenore delle ordinazioni del Papa (b) , furono 
caricate poscia in quindici sacchi sul dorso di otto 
giumenti, e trasportate al Monistero di Chiaravaile del- 
la Colomba tra Busseto, e Fiorenzola , ove si diedero 
in guardia a queli' Abate (e) . SNg dunque tre mila 
lire imperiali in moneta , erano il carico di otto giu- 

men- 



(a) F. SalimLene da Parma nella sua reorum , idest mille libras Imperialium ami" 

Croiiìca MSS. narra, che Panno 1284. cabiliter succurrendo dederunt . 
Carlo Re di Sicilia chiefe alle Cicca Lom- ih) Appendice N. LV. 

barde varie somme di denari, unde & (e) Appendice N. LVI* 

Parmenses ei duo millia Florcntinorum au-- 



LIBRO IIL 193 

menti , scorge ognuao di per se stesso , che erano un 
prezzo considerabile. 

Il di vegnente il sopraddetto Podestà di Cremona 
elesse Marino di Gabbionata a venir a prender pos- 
sesso delle due Terre , come Procuratore del Comu- 
ne (^) ; e infatti egli due giorni dopo comparve a 
Guastalla col Vescovo di Modena , il quale lo mise 
neir attuai signoria del Castello , e di tutto il territo- 
rio , ordinando al Podestà Rodiano ,' cui poco prima 
aveane commesso la custodia a nome del Papa, che in 
avvenire dovesse riconoscere i Cremonesi per univer- 
sali , e legittimi padroni di questo luogo . Cosi pure 
verso la sera , passati eglino a Luzzara , * furono dal 
Vescovo consegnate al medesimo Procuratore le chia- 
vi, e il ponte del Palazzo pubblico , e venne intima- 
to a Gioanni Monaco Gitidice , ed Assessore di Ugo- 
ne Angagnoli, e di Federigo del Borgo, ambidue Po- 
destà di Luzzara , ed a Ridolfo de' Villani , cui ne 
avea del pari commesso poco prima il governo a éio- 
me del Papa , che d'ora innanzi fossero' unicamente 
ai Cremonesi fedeli ( /^ ) . L' Abate Gandolfo , di li a 
poco rinunziò a tinte le sue antiche pretensioni (e); e 
in tal maniera rimasero Guastalla , e Luzzara staccate 

afFat- 



(a) Rog. Rodulphi de Casso izzj, ( ^) Appendice N. LVII. 

5. Nov. in Arch. S. Sixti ( , ) Appendice N. LVIII. 

Tom. L bb 



194 ISTORIA 

afflitto dalla dipendenza del Monlstero di San Sisto 
di Piacenza , con soddisfazione de' medesimi Monaci , 
a' quali, come si è veduto, non è vero che fosse usa- 
ta ricompensa di sole parole , giusta ciò che si finse- 
ro il Campi ( (2 ) , e il Benamati ( è ) . Il nostro Aba- 
te Gandolfo morì poi, a detta di Arnoldo Wion, Tan- 
i2Z^no Jti9; ma non costa punto, eh' ei fosse Cardinal 
Diacono di Santa Chiesa, creato fin dai tempi di Pa- 
pa Urbano IIL, com' egli pretende (e) ; giacché in 
tanti documenti da noi consultati , mai non si vede 
insignito di titolo si glorioso. 

Mentre gli aff'ari di Gua3talla si erano nella già 
narrata guisa accomodati , rotti si erano quelli , ch&^ 
tra Papa Gregorio , e l' Imperador Federigo IL pas- 
savano; imperciocché parendo al Papa, che l'Impera- 
dore negligentasse la spedizione in Oriente, avealo sco- 
municato ; né minor divisione di animi scorgevasi tra 
le Città di Lombardia , perchè ogni giorno tra esse 
pullulavano discordie , cominciandole a fomentare 
ancor pili la detta divisione fra la Chiesa , e 1' Impe- 
ro . I nostri Cremonesi dopo aver co' Parmigiani , e 
Modenesi guerreggiato contra i Bolognesi al Castello 

di 



(a) Campi Istor. Eccl. di Piac. P. pag. 4Z. 
2 Lib. 17. pag. 135. (e) Wion. Lign. Vita P. i. Lib. Z» 

{b) Benamati Istoria di Guastalla cap. ^. pag. i^8, 



LIBRO IH. 1^5 

di San Cesano , dichiararonsi 1' anno 123 1 a favore 1231 
di Federigo (cz), e sostenendo nell'anno appresso 5^32 
battaglia contra 1 Mantovani, tennero certamente ben 
in armi Guastalla , ^ e Luzzara , onde poterono facil- 
mente impadronirsi di un ponte , che essi Mantovani 
aveano steso sul Po (è)* 

Duranti tali tumulti era guerra tra i Popoli del- 
la Garfagnana , e i Lucchesi ; e perchè i Garfagnini 
tenevano il partito di Papa Gregorio , questi ordinò 
al Vescovo di Reggio d' esigere dalle Chiese Conven- 
tuali della sua Diocesi un sussidio a prò de' medesi- 
mi. Il Vescovo adunque intimò anche all'Arciprete, e 
al Capitolo di Guastalla , di concorrere a questo sus- 
sidio: di che maravigliandosi fortemente il nostro Cle- 
ro , e rispoìidendo di non aver che far nulla colla 
Diocesi di Reggio, e di essere immediatamente sogget- 
to al Papa , ed alla Santa Sede , fu dal detto Vesco- 
vo ingiustamente scomunicato, benché avesse fatto ap- 
pellazione al Pontefice , il quale renduto consapevole 
di tutto questo , e ben sapendo quali fossero i privi- 
legi della nostra Chiesa , spedi a' ij di Settembre un 
Breve all' Arciprete di S. Pier in Cerro , affinchè di- 
chiarasse affatto nulla tale scomunica (e). Stava anche 

in 



(fl) Campo Istoria di Cremona Lib. Ica!. Tom. VII. 
a. pag. 48. (e) Appendice N. LIX. 

C ^ ) Chronic. parv. Cremcn. Rer. 

bb X 



le^ff ISTORIA 

in cuore al Papa la riforma del Clero ; e però sen-dò 
fortunatamente avvenuta per opera de' Frati Predica- 
tori 5 e Minori la rappacificazione solenne delle inimi- 

J233 cizie di Lombardia Tanno 1233 9 il qual fu chiamato 
r anno dell' Alleluja , cioè di allegrezza , come^ nelle 
sue Cronache lasciò scritto Fra Salimbene da Parma 
testimonio di veduta , destinò egli in sì favorevole oc- 
casione il Priore de' Frati di Campagnano , e un Re- 
ligioso Cremonese dell' Ordine de' Predicatori a visitar 
le Chiese esenti del distretto Parmigiano , e Reggia- 
no , i quali vennero eziandio a Guastalla , ove diede- 
ro al nostro Arciprete , a' suoi Canonici , e ai Sacer- 
doti destinati ad ufficiar le Cappelle alla Pieve sogget- 
te , santissime leggi , tanto circa la maniera di convi- 
vere a vita comune, e canonica, quanto intorno il 
modo di uffiziare la Chiesa, di vestire, e di trattare , 
così che servissero al secolo di vero esempio , e mo- 
dello di cristiana virtù (^a). 

Le paci di que' tempi erano di poca durata , pe- 
rò seguirono a incrudelir le fazioni , che si fecero an- 

1236 che maggiori , quando nel 1236 venne l'Imperador 
Federigo in Lombardia ^ nella cui fedeltà perseveraro- 
no i nostri Cremonesi , i Parmigiani , ed altri contra 

la 



e a ) Appendice N. LX. 



LIBRO III. i^j 

la fazìon guelfa, cui aderivano i Mantovani, con Ric- 
ciardo di San Bonifacio , e col Marchese Azzo VÌI. 
d' Esce . Lungo sarebbe il raccontaire Id strane vicen- 
de , che per pili anni tennero tribulata tutta questa 
bella parte d' Italia, nelle quali non trovando noi co- 
sa alcuna, che particolarmente riguardi Guastalla , vo- 
lentieri lascieremo , che altri cerchi d' instruirsene, o 
dalle Cronache di que' tempi , o con minor fatica da- 
gli Annali del Muratori , dove con breve esattezza 
narransi tutti gli sconcerti tra la Chiesa, e T Impero , 
sino al tempo della morte di Papa Onorio , accadu- 
ta nel 1241, cui nello stesso anno, dopo pochi gior- 1241 
ni di Pontificato , mancò pur anche il successore Ce- 
lestino IV. 

Vacando la Sede Appostolica , ì Reggiani datisi 1241 
al partito ghibellino presero a fortificarsi meglio in 
Reggiolo , e però stesa prima , o riattata la strada , 
che da Reggio conduceva colà , e fatto un nuovo 
ponte su la Tagliata , alzarono la fortissima Torre 
che tuttavia sta in piedi, circondandola di ripari, e 
di fosse quasi insuperabili {a) ^ nel qual travaglio 
perseveravasi eziandio nel 1243 (i) . Intanto creato j^-j 
Pontefice il Cardinal Sinibaldo Fieschi chiamato Inno- 

cen- 



( a ) Pancirol. Histor. Regii Lepidi ( b ì Menu. ride PotesE. Regii Rerum 

MSS". Lib. 3. Italie. T, Vili. 



iS8 ISTORIA 

cenzìo IV. , né potendo ritrovar modo di venir con 

1244 Federigo alla pace, recossi a Lione, e vi convocò un 

1245 Concilio, dove scomunicò lo stesso Federigo , e tutti 
gli aderenti di lui , talché il fuoco si fece ognor pili 
maggiore . Tenevano le Città circonvicine impugnate 
le armi in difesa dell' Imperadore , mentre altre le an- 
davano stringendo a sostegno della Chiesa, mosse dal- 
le persuasioni del^ Cardinal Gregorio da Montelungo 
Legato del Papa in Lombardia . Ma siccome in quasi 
tutte le Città eravi di vision di partiti nelle famiglie , 
così dovunque potevano d' improvviso nascere solleva- 
zioni, siccome avvenne in Parma l'anno 1247 , allor- 
ché in circostanza che Enzo Re di Sardegna figlio 
naturai dell' Imperadore , stava all' assedio di Quinza- 
no , preso coraggio i Rossi , i Correggi , ed altri fuo- 
rusciti tornarono nel mese di Giugno alla patria , e 
fatto tumulto uccisero il Podestà Arrigo Testa di Ar- 
rezzo , e sostituendogli Gherardo da Correggio , ridus- 
sero la Città al partito guelfo (a). 

Sparsa la nuova di questo avvenimento, armossi 
tosto Ricciardo di San Bonifazio , gran fautore de' 
Guelfi ,' e da Verona prese il cammino alla volta di 
Parma , affin di sostenerla meglio nella divozione del 

Pa- 



<tf) Chronicon Parma ad an. 1247. Rer. Italie. T. IX. 



LIBRO IH. 159 

Papa . Venne però prima a Guastalla , siccome scrive 
il contemporaneo Cronista Fra Salimbene da Par- 
ma (a)", e forse col favore de' Cavalcabò, degli Ama- 
ti , e de' Guazzoni famiglie Cremonesi aderenti al 
Pontefice (h) , gli riuscì con gran prudenza , e de- 
strezza d' impadronirsene , e di munirla con armi guel 
fé (e) . Lo stesso fece di Luzzara , che dal Cardinal 
Legato fu poi conceduta in guardia ai Mantova- 
Ini {d) . Indi venuto a Parma , fu con grande alle- 
grezza in quella Città ricevuto , e dato gli venne per 
sua abitazione il Palazzo dell' Imperadore , chiamato 
dell'Arena (e) . Empirono tali novità di grandissima 
collera l'Imperadore , che ritornando tosto dalle parti 
di Torino , e venendo con essolui il Re Enzo , preparò 
un gagliardissimo assedio intorno a Parma . Il Conte 
Ricciardo pago di aver ben munita quella Città , tor- 
nossene a Guastalla , ben prevedendo che gì' Imperia- 
li l'avrebbero tosto presa di mira . Né s'ingannò , 

per- 



ca) Dotninus Ri\ardus Comes Sancii oppidum ad Ecclesiasticas partes reducendutn 
Bonifatii de Verena strenuus miles , ^ pro~ animum adjesit , nec antea destitit incepto 
bus valde quando Parma rebellavit Impera- quam prudentia & aucìoritate perfeccrit . Co- 
tori primus fuit qui Parmensibus dedit sue sì 1' Anonimo scrittor della vita del Con- 
cursutn qui veniens per Guastallum cum mul' te Ricciardo pubblicata dal Muratori , 
tis armatis ingressus est Parmensium Civita» Rer. hai. Tom. Vili. Il Sigonio De Re^ 
tem . F. Salimb. in Chron. MSS. ad an. gno hai. Lib. 18. corregge Vardastallum , 
'^47* e merita emendazione anche Mantuanorum 

(i) L'aderenza di tali famiglie al oppidum, perckè non era punto Guastalla 
Papa si raccoglie da un suo Breve de' 12. posseduta allora dai Mantovani . 
Gennajo 1247. presso il Campo Istor. di (d) Equicola Commentar) di Manto- 
Cremona Lib. 2. pag. 55. va Lib. i. pag. 41. 

( e) Hinc Vastaldaldutn Mantuanorum ( e ) F. Sal.mbene in Chronico . 



^ 



200 ISTORIA 

perchè il Re Enzo , e Buso da Dovara Podestà d i 
R^jggio condussero ad assediarla un grosso numero 
di soldati Reggi ini (a) , nel tempo stesso che uno 
stuolo di Milanesi , Ferraresi , Bolognesi , e Veneziani 
si puse Intorno a Luzzara (Z^) , tenendosi per due 
mesi queste due Terre circondate inutilmente, giacché 
il valore à^\ Conte Ricciardo ne impediva gì' insul- 
ti 9 chechè sembri pretender X opposto il Sansovi- 
no (e). 

Vedendo il Re Enzo di perder tempo infruttuo- 
samente sotto Guastalla, tornò all'assedio di Qulnza- 
no , ma non si ristette il Conte di San Bonifazio dal 
custodirla , come dalla Vita di lui sì raccoglie : e co- 
mechè sembri al Pigna , che qui rimanesse di guardia 
Azzo d' Este (<^) , sostiene però, il Mutatori con mi- 
glior fondamento, che Azzo se ne stesse di là dal Po 
a guardia del passo, onde si potessero introdar prov- 
visioni in Parma (e); Intanto 1' Imperadore appres- 
satosi meglio a Parma , né potendo sperar di averla 
con sollecitudine , fermò il piede poco lungi da essa 

ver- 



{a) In 1247. anno Dominus Bosus Chronìco . 

de Dovaria Reginorum potestas y tenuit Re- (e) Famiglie ili. d'Italia ove parla 

ginos duobus mensibus cum Rege Hen\o de' Ross^ cart. 68. 

cpuà Guastallam Memor. Potesc. Regii , {d ) Istoria de' Principi d' Estc Lib. 

& Salimb. iu Chronico . 3. pag. 169 

( ù ) Et apud Lu\\aria.m steterunt Me- {e) Muratori Antichità Estensi P. 

diolanenses , Ferranenses Bonorìiemes ,6* 2. cap. i. i)ag. p. 
Veneti duobus mensibus . F. Salimb. in 



LIBRO HI. %Qi 

verso ponente , cioè dalla parte del capo di ponte al 
di sopra della via claudia , ed ivi alzò una piccola 
Città ben munita di ripari, e di fosse , che fu appel- 
lata Vittoria , ove chiamò i Cremonesi , che vennero 
col loro Carroccio , ed altri suoi fedeli per tener Par- 
ma assediata (^) . Il Cardinal Gregorio di Montelun- 
go, ottenuto buon numero di soldatesca da' Milanesi, 
e Piacentini , e da altri Guelfi , presa la via de' mon- 
ti, condusse in Parma soccorso, e il Conte Ricciardo 
lasciata Guastalla , accorse egli pure al bisogno (^) . 
Ritirato così dalle rive del Po il miglior nerbo delle 
milizie tornò il Re Enzo da Quinzano , e seco pure 
venne Eccelino da Romano , e ritrovato il ponte la- 
sciato sul Po tra Viadana, e Bressello, se ne impa- 
dronirono, e con ferro , e fuoco ruinarono Bressello , 
indi fioretto (^0 • Eccelino si avanzò sino a Guastal- 
la , e come abbiamo da Rolandino , la ridusse in po- 
ter suo, armandola di milizie imperiali (<i) , e rin 
mettendola sicuramente in potere de' Cremonesi . 

Per tutto il verno seguente Federigo tenne Par- 
ma assediata senza potervi guadagnar nulla . Ma i 
Parmigiani stavano all'erta, onde tentar qualche col- 
po 



( a ) Chronicon. Parm. ( e ) Memona!. Poe Regi! , & Epist." 

{ b ) In primis Ricciardus cutn satis Petri de Vineis T. i. Lib. z. cap. 57. 

valida suorum manu Vardastallo properavit , (d) Rolandinus in Chronico. Pietro 

Urbemque ea parte , quae ad occidentem ver* Gherardo Vita di Eccelino . 
gic , sibi cusiodiendam assumpsit , 

Tom. L ce 



20Z ISTORIA 

pò alle armi loro onorevole , e ben avvenne quanto 
1248 desideravano ; conciosiachè nel Febbrajo dell'anno ap- 
presso , mentre gì' Imperiali se ne stavano spensierati 
in Vittoria, ed il Re Enzo n'era lontano, e Federigo 
per le circonvicine campagne si divertiva co' falconi 
alla caccia, us» irono d'improvviso addos-o al nemico , 
e con tanto valore 1' investirono , che rovesciata Vit- 
toria , depredato il tesoro imperiale, sbaragliati, ed 
uccisi i malaccorti Ghibellini, ebbero il maggior trion- 
fo , che mai rimanesse alla memoria de' posteri nelle 
Storie registrato , e ritornarono col Carroccio de' Cre- 
monesi tripudianti alla Patria (*) , Dolor grandissimo, 
e scorno provò Federigo all'annunzio di si funesta scon- 
fitta, e senza tornar al campo ; salì sul suo cavallo, e 
velocemente se ne corse a Borgo San Donnmo , indi 
a Cremona . Il Re Enzo , che in^ tal circostanza tro- 
vavasi a Colorno, prese a scorrere il Po con molta 
ferocia, e a' Mantovani, che lo traghettavano per dar 
soccorso ai loro alleati Parmigiani, fece sentir gli ef-. 
fetti dello sdegno suo , uccidendone , ed appicando- 
nc quanti potè , e sommergendo tutte le loro navi 
nel fiume . Così tenendo air ubbidienza del Padre 
JBressello , e Guastalla , fu ne' medesimi luoghi poco 

do- 



( * ) Da queste famoso , e celebre anao preso argomento di una nuova Rap- 
fatto d' arme i Nobili Convittori del Du- presentazione Drammatica , che vedesi 
cai Collegio di Modena, quest'anno 1784, alle stampe coi titolo di Parma liberata» 



LIBRO III. Z03 

dopo visitato dal medesimo , che nel veder le pro- 
dezze del figlio rallentò alquanto del suo passato 
rammarico, come saper ci fanno il Gavitello (a), e 
il Palazzi Qh) . Indi creatolo suo Vicario in Lombar- 
dia, ad altre parti rivolse il piede. 

Gli affari di Federigo cominciarono da questo 
tempo a incamminarsi assai male . Enzo suo figlio fu 
nel 1249 fatto prigione dai Bolognesi , che non lo ri- 1249 
lasciarono mai pili . Lo stesso Federigo dopo alcuni 
sforzi impotenti contra de' suoi nemici , passato in 1^50 
Puglia vi mori Tanno appresso 5 onde nel 1251 , libe- 1251 
ro da ogni timore tornò Papa Innocenzio IV. in Ita- 
lia. Non cessarono per questo le inimicizie, e le riva- 
lità nelle nostre parti . I Gremonesi oltre al tenersi 
ben muniti in Guastalla, avevano anche ridotto Bres- 
sello in loro potere , ed impedivano la comunicazione 
tra i Guelfi di Parma, e di Mantova: il che sofferen- 
do 



(a) Abilt Guardastallam ( Fridericus ) agentes , quod tanto £ periculo salvum eri- 

6 illinc rednt Bnxellum , ubi reperii En- puisset . Ille benigne animis eorum conjìnm. 
tium filium suutn , qui profUgarat Mantua- m-'tis Guasiallam &^Brescellas adiens Hen^- 
nos trajicientes per /lumen Padi ad opem ciuni cutn exulihus Ferrariensibus obviam 
Parmensium , ex eis ^apiis quinquagirtta na- habuit , dadi Mantuanos Parmensibus in 
vibus y lercentum furcis suspensis y qui erant auxilium venturos ìffecerat , ac prceter sub- 
suptr eis . Caviteli. Annal. Cremon. cart- mersas quinquaginta ipsorum naves , ctque 

7 9 . tercentos ceperat hellctores , ut Officialibus 

{b) Hac clade -affecius animo muti- suis ccripsit idem Friderieus . Io Palazzi 

quam abjecìo Cremona'm vcnit y cui Mulie- Monarch Occid. Tom. <. sub. tit. Aquila. 

res y & Infanics cuni omni popiilo obviam Sueva Lih. z6, cap. a. n. 135. pag. 3;P> 
[rocessere , Deo gratias ejfusis Lichrymis 

ce z 



Z04 ISTORIA 

do mal volentieri Lodrisio Crivelli Pretore di Brescia 
scrisse al Cardinale Ottaviano Ubaldini, al Conte Ric- 
ciardo di San Bonifazio, e al Consiglio di Mantova, 
acciò mandassero soldatesche a Lodi in soccorso de' 
Milanesi alleati, facendole quanto prima discendere sul 
territorio Cremonese; e diresse altresì ambasciate a 
Ferrara e Bologna, invitando tutta la loro parte ad ac- 
costarsi al territorio medesimo, e segnatamente nelle 
vicinanze di Guastalla, ove intendeva che far si do- 
vesse l'Esercito generale (a). E mentre a tali mosse 
gli alleati si preparavano, sorsero i Parmigiani a com- 
battere Colorno, e Bressello, riducendo detti luoghi 
nelle forze loro, se non che ben presto furono di Bres- 
sello privati da una banda di Cremonesi condotta da 
Uberto Pallavicini loro Podestà , talché convenne al 
Podestà di Parma scrivere per ajuto al Conte Ricciar- 
do (è), neir atto che il Cardinal Gregorio da Monte- 
lungo invitando egli pure da pili bande gli amici per 
mezzo di Gherardo da Correggio, e di Alberto Galeot- 
ti 5 avvertì i Mantovani a stender un ponte su la 
Tagliata, e guidar gente di qua, con avvisarlo del tem- 
po preciso de'movimenti loro, perchè avrebbe contem- 
poraneamente mosse le genti che teneva a Fornovo, 

di 



(a) Epistolae Nic. Cribelli apiid Mu Dìss. 50. col. 501. 
rator. Antiquit. Ital. Medi JL\ì T. 4. { ò) Ibid. col. jto. 



LIBRO III. 105 

di modo che ad un tratto fosse in piedi l'Esercito che 
doveva indirizzarsi a battere Guastalla e Bressello (a). 
Ove andassero a finire gì' ideati preparativi , Storia non 
v'à che lo dica . Forse nulla si fece , benché durasse- 
ro fra i Cremonesi , e i Parmigiani le ostilità sino al 
1253 , in cui fecero pace , rimanendo ai Parmigiani 1253 
restituito Brescello (3). 

Rimasto per pili anni T Impero vacante crebbe- 
ro le turbolenze in Lombardia a cagione di varj Ti- 
ranni 5 ognuno de' quali sforzavasi di farsi grande 
colla depressione de' pili deboli . Sono abbastanza no- 
ti i nomi di Eccellino , di Uberto Pallavicino , dì Bo- 
so da Dovara, dì Giberto da Gente , e dì altri simili 
uomini insaziabìH ^ sulle traccie de' quali a noi ora 
non tocca di correre . Guerre continue , frodi, e tra- 
dimenti erano intanto lo studio maggiore de^i uomi- 
ni; e se fra tanti mali alcun bene talvolta sorgere si 
vedeva, misto era sempre o di furberia , o di fanatis- 
mo , qual fu nel 1260 il veder nascere la Setta de' 1260 
Flagellanti, che per ridurre gli uomini a pace, scorre- 
vano tutte le Città d' Italia disciplinandosi a sangue . 
Uberto Pallavicino , quantunque egli pure in quel 
tempo bramasse pace , non volle accettarla con que- 
sto 



{a) Ibid. col. y 1 1. 

{b) Chronic. Parm. ad an. 1255. Rer. Itai. T, IX. 



^oG ISTORIA 

sto rito sanguinolento, che al suo anioio altero, e ma- 
gnifico non punto si accomodava : il perchè nel terri- 
v-torio di Cremona a lui soggetto introdotta non fu 
r usanza di tali flagellazioni (a) . Ma siccome tutto 
ciò che seco porta spettacolo , tiene gran forza sul 
volgo , ebbero fin da quel tempo comiaciamento in 
molte Città le Confraternite de' Disciplinanti , né do- 
vette andar guari, che ancora in vicinanza della Pie- 
ve di Guastalla alzato fu un Oratorio, detto di San- 
ta Maria della Disciplina , governato ne' passati se- 
coli da una compagnia di simili penitenti , del qua- 
le un avanzo soltanto mirasi in piedi oggidì nella 
Cappelletta detta volgarmente di San Cristoforo* 

I Reggiani a difesa migliore del loro stato edifi- 
carono nel predetto anno la Torre della Testa , presso 
il Cavo della Parmigiana , come narra Pietro Mel- 
li (b)^ e conferma il Panciroli (e); indi per sedare le 
lunghe inimicizie , che passavano fra essi , e i Signori 
1264 da Correggio, comperarono da' medesimi nel 1264 
alcuni terreni , i quali confinavano colle nostre palu- 
di, giusta ciò che rilevasi da una Procura pubblicata 
dal Tacoli {d) . Mentre studiavansi di aver pace 

co- 



(a ) Dominus vero Ubertus Pelavici- coli p. 2. pag. 502. 
tius & Cremonenses cum suis rcfutavcrunt (e) Hiscor. Regli Lepidi MSS. 

dicium scovaimenium & yaces . Chron. Par- Lib. 3. 
mens. ad an. 12^0. ( J) Memorie di Reggio p. 2. pag. 

{■b ) Cronica di Reggio presso il Ta- 161, 



LIBRO II L 2oy 

cogli esteri ebbero qualche discordia intrinseca , per la 
quale prevalendo il partito guelfo , espulsa venne dal- 
la Patria la famiglia de' Sessi . Questa con mano ar-1265 
mata sen venne a Reggiolo, e se ne impadronì (a) ; 
e comecché il Comune di Reggio mettesse taglia del- 
la vita 5 e di confisca per cinquecento lire a' chi aves- 
se loro prestato ajuto nel ritener quel castello {h) ^ 
poco curandosi i fuorusciti di tali minacele , vennero 
co' nostri Cremonesi in concordia di darlo nelle mani 
loro . Ciò vedendo i Reggiani, altamente si dolsero , 
ma ebbero dai Cremonesi in risposta , che pronti era- 
no a rilasciar loro Reggiolo , ogniqualvolta venissero 
da essi rimborsati di certe spese , che a favor loro di- 
cevano di aver già fatto , e specialmente di certe si- 
curtà, che ai tempi di Federigo Imperadore , assicu- 
ravano di aver dato a vantaggio dei Roberti , dei 
Luigini, e dei Muti y nobili famiglie Reggiane . Que- 
ste vicendevoli pretese misero in hte le due Città, le 
quali amando di comporsi senza tumulto, accordaron- 
si , che Reggiolo depositato fosse in mano del Po- 
destà , e Comune di Parma , sin a tanto che di 
ragion si vedesse quel che meglio conchiudere con- 
veniva . Cosi tranquillamente si prese a trattar que- 
sta 



(a) Mtlli, e Panciroli Ice cit. 
( è ) Documento presso il Tacoli p. i. pag. 3^8. 



2o8 ISTORIA 

sta causa , perchè anche i Cremonesi , scacciato' già 
dalla patria loro Uberto Pallavicino , e Boso da Do- 
vara , dati si erano essi pure a parte guelfa . Posto 
adunque Reggiolo in mano de' Parmigiani ,; e discusse 
le ragioni , conchiuso venne, che i Reggiani avrebbe- 
ro sborsate le tremila lire date dai Cremonesi alla fa- 
miglia de' Sessi ; onde il giorno 22 di Settembre del 

^^^7 1267, Manfredi da Sassuolo Podestà di Reggio diede 
procura ad Enrico Guerra , per ricevere dalle mani 
de' Parmigiani il Castello , torri , fortificazioni , e tut- 
ta la Terra di Reggiolo , e promettere le tre mila li- 
re di moneta Bolognese , da pagarsi ad Angiolieri 
de' Sommi , e Manuello Zaniboni Cittadini Cremone- 
si («) . Prodotta 1' esibizione nel Consiglio generale 
di Parma tenuto il giorno 13 di Dicembre, si decre- 

j^^otò, che tal denaro pagar si dovesse metà a Gennajo, 
metà ad Agosto dell'anno seguente , e che fatto tal 
pagamento per intiero, sarebbe stato restituito Reggio- 
Io ai legittimi Possessori (è). 

Per acchetare i tumulti , che di giorno in giorno 
insorgevano in Italia, era ornai necessaria l'elezione di 
un Re, che coli' autorità sua calmar potesse le turbo- 
lenti fazioni ; al che pensando il santo Pontefice Gre- 
gorio X. operò, che eletto fosse Ridolfo. Conte di Aus- 

bur- 



(a) Appendice N. LXI. (*) Tacoli p. i. pag. 35^. 



LIBRO III. Z09 

burgo , che fu progenitore della gloriosissima Casa 
d'Austria. Ottenne egli la Corona nel 1273 5 dopo il 1273 
qual tempo recatosi il Papa a Lione per celebrarvi 
un generale Concilio , prima di aprirlo dedicò alcuno 
de' suoi pensieri alla pace della Chiesa Guastallese , 
la cui Archipresbiteral Sede fin dai] tempi di Urbano 1274 
IV. morto nel 1265 , era litigata fra Turco legittimo 
Arciprete , e Gherardo di Sesso Chierico Reggiano . 
Il detto Urbano a' suoi tempi aveva eletto giudice 
r Arciprete di Monchio ; poscia da Papa Gregorio era 
stata rimessa la causa a Tedisio Fieschi Canonico dì 
Lincoln abitante in Bologna , alla cui giudicatura ne- 
gò Turco di voler soggiacere , a motivo che il com- 
petitore era famigliare , e commensale di lui . Pertan- 
to il giorno 9 di Aprile del 1274 scrisse il Papa un 
Breve al Proposto di S. Lucia di Cremona, affinchè 
esaminasse il merito delle ragioni di Turco (a) . 
Ignoriamo però T esito di questo^ affare per mancanza 
di monumenti - 

Non giovò la scelta del Re de' Romani a metter 
freno ai disordini di Lombardia , de' quali potrei tes- 
sere lungo racconto, se piene non ne fossero le Storie 
di que' giorni . La division de' partiti , che si nudriva 

in 



( a ) Appendice N. LXII. 

Tom* /• dd 



Zìo istoria 

in ciascuna Città , era il peggiore de' mali . Quello 
che prevaleva, scacciava T altro , e la parte espulsa 
rivolgeva poi T armi contra la Patria stessa . Se ne 
1^77 vide un esempio l'anno 1277 > quando una turba di 
fuorusciti Cremonesi , chiamati in soccorso altri ban- 
diti da Parma , da Reggio , e da Modena, venne a 
Guastalla con molto furore il giorno 20 di Agosto, 
e tentò invadere il Castello . Accorse il Podestà per 
opporsi air assalto non preveduto , ma vi rimase ma- 
lamente ferito , restando anche uccisi , e derubati co- 
loro , che vennero alle mani di quegli uomini facino- 
rosi (^). Il rumore sollevatosi in tale circostanza 
rendette avvertiti gli abitatori del vicino Castello di 
Gualtieri , i quali .armatisi prestamente accorsero al 
bisogno , ed assaliti que' ribaldi , per la maggior parte 
li presero , e fattine tosto appendere alle forche di- 
ciotto (ó), condussero gli altri imprigionati a Cremo- 
na, trattone uno , che avendo in Parma ucciso Ales- 
sandrino Naulo, fu dai Parmigiani trattenuto nelle loro 
forze, ed ivi fatto morire (e). H Corio racconta que- 
sto 



{a) Et ilio mense Guastalla fuit cap~ .deinde suspensi y alti ducii Cremonam j & ibi 

ta. ab inimicis , sed incontinenti fuit recupe- suspensi Chronic. Regii . 
rata per aliam partem j & mortui , «S* capti ( e ) Item eodem anno quidam banniti & 

fuerunt omnes qui eam ceperant . Memor. tnalefacìores Civaatis Partnoe & Cremonce 

Potest. Regii Rer. Ital. T. XVIII. intraverunt Guastallam , ut exspoliarent par- 

{ b ) Sad UH qui erant extra Castrum , tem Ecclesia ; & prxliando ibi cum illis de 

intraverunt . per vim , & ceperunt omnes , di<3a parte , Pegorarii de Castro Gualierio 

quorum decem 6» ocio statim occisi sunt y cum hominibus de centrata velociter cucurre- 

runt , 



LIBRO IH. zn 

sto medesimo avvenimento con qualche diversità (a) ^ 
ma noi vogliamo seguir piuttosto le antiche Cronache 
di Parma, e di Reggio, 

L'unione nondimeno delle Città di Cremona, di 
Parma, e di Reggio , le quali perseveravano nel par- 
tito guelfo , rendeva a Guastalla pili pacifico che 
fesse possibile il tenore di governarsi , benché per al- 
tro convenisse tener custodia perpetua ; giacché la 
Città di Mantova dominata allora dai Bonaccolsi, di- 
chiarata erasi ghibellina . Videsi ben^ manifesto perico- 
lo di venire con quel popolo a disordine, allorché sa- 
lì in capriccio a' Reggiani, che turandosi il cavo del- 
la Tagliata , e costringendo l'acqua di essa a span- 
dere fuori , e scaricarsi nel Po , gran danno si sarebbe 
recato ai Mantovani medesimi . lo non intendo, come 
potessero figurarselo , senza temere di allagare le cam- 
pagne del Reggiolese, e Guastallese, e procacciar a se 
detrimento nell' atto che volevano procurar agli altri 
mina . Tuttavia mandarono a tal fine Ambasciadori a 
Cremona, che il giorno 12 di Ottcbre esposero in 

pie- 



runt , & dicios tnalefaciores prò majorl parte ìnstantlam filiorum quondcm diài Domìni 

ceperunt , qui requisiti a Cotnmune Cremo- Alexandrini suspensus fuit per gulam . 

«tp, dati fuerunt ipsi Communi y ut puniren- Chron. Parm. Rer. Ital. T. IX. 

tur omnes , excepto uno , qui interfecerat A- (a) Istoria <li Milano P. 2. p^g, 

lexandrinum Nauti civem F irmce ^ qui du^ 320. 

aus fuit Parmam , ubi di<3a occasione ad 

dd Z 



\ 



ziz ISTORIA 

pieno Consiglio il progetto , il quale fu approva- 
to {a) y onde nel Novembre, e Dicembre s'intrapre- 
se a turar detto cavo (^b). Il Cavalcabò Marchese di 
Viadana, che per avventura pensava meglio di tutti, 
rappresentò al Comune di Cremona l'inutilità di questa 
risoluzione , e il danno che recar seco poteva ,• laon- 

1278 de sul cominciar del 1278 ritrattarono i Cremonesi la 
data permissione (e). Sembra ciò non ostante, che 
poco appresso i Reggiani volessero di nuovo accin- 
gersi a chiudere la Tagliata vicino a Brugneto ; nria 
dopo una spesa considerabilissima , cresciuta 1' acqua 
devastò tutto il lavoro (d) . Maggior danno cagionar 
dovette poscia la grande escrescenza dal Po succeduta 

iz§o ^^J 1280 ; perchè sappiamo, che sormontati i ripari 
dall' una, e dall' altra parte allagò tutto il nostro, ed 
il circonvicino paese . 

L' alleanza de' nostri popoli lasciò in pace lungo 

tem- 



( fl ) Nella provvisione fatta allora nel ( e ) Prohibitum fuit claudi supraJi- 

Consiglio di Cremona pubblicata dal Ta- cium flumen Taleatot a Cremonensibus , & 

coli P. 2. pag. 432. si legge ', Item pet'ut a Marchiane Cavalcabò , & a toto Commune 

quod aqua Tagliatje tollatur , & claudatur Cremonce . Ibidem . Et post duos mcnses 

ipsa Rocca Tagliata y ita quod aqua Taglia- revocaverunt Cremonenses -, ut Rhegienses non 

tx tollatur de leclulo ilio , & ponatur in posscnt claudere , & si quod fiere t y destruC' 

Padum , 6um sit maxima utilitas Comma- retur ab ipsis , & sic faclum est . Chron.» 

jìium Cremonce , Parma , Pi.egu , 6» aliorum Regii . 

amicorum , O damnum , & deirimentum ini* (. d ) De mense Januarii populus Rhe- 

micorum . gii decrevit claudere Taleatam super suo 

( b ) Et flumen Taleatce inceptum fuit Episcopatu juxta. Brugnetum , & expendit 

Claudi de voluntate Consilii Géneralis Cre- ultra libras decem milita Resanorum , ^ 

mance de mense Novembris , & Decembrif , tandem opere imperfecto crevit aqua , «S* to- 

Memor, Potcst. Regii . tum diruit . Chronic. Reg. 



LIBRO III. U3 

tempo questo territorio , sin a tanto' che novelle ini- 
micizie intrinseche de' Reggiani funestarono alquanto 
le cose del Castello di Reggiolo : imperciocché mentre 
eglino altercavano vicendevolmente nel 1289 j timor 11^9 
venne ai Parmigiani , che scacciata la parte Ghibelli- 
na potesse impadronirsi di quel Castello , e coli' ajuto 
di altre genti danneggiar non poco le pubbliche co- 
se. Prevenendo adunque il temuto disordine, andarono 
i Parmigiani a guardia di quel luogo , ove appena 
giunti 5 espulso appunto da Reggio Guido de' Roberti, 
soprannominato da Tripoli 9 colla sua parte, indirizzossi 
colà ; e vedendo che non bastava la forza , armatosi 
di astuzia seppe ingannare alcune guardie de' Parmi- 
giani , ed aver accesso al Castello . Entratovi egli re- 
starono molto confusi i difensori , che ritiratisi nell'al- 
ta Torre per far qualche poco di ostacolo, non ritro- 
varono scampo , giacché Roberto appiccato alla Tor- 
re il fuoco, vi arse dentro i nemici, e se ne rendette 
padrone (a). 

Queste perpetue ostilità facevano conoscere ai 
Popoli , quanto fosse miglior consiglio lasciarsi domi- 
nare da qualche Signor potente , dal cui valore uni- 
ca- 



( a ) Itera eo tempore Dominus Guido igneni . Et quidam de Parma potius se com» 

de Tripoli de Regio Castrum Ra\oli accepit buri dimise-unt quam se vallent reddere , 

furri\e Capitaneo & Custodibus de Parma. nec ipsatn Turrim j séd othnino ipsatti Tur^ 

ibi prò Communi Parmae axisteniibus . Et rim hahuit propter dicìum ignem , Chron. 

quunt non posset haberc Turrim , po:uit Parm. 



zi4 ISTORIA 

camente dipendesse Y arbitrio di ciascuno , di quello 
che governarsi a Repubblica , dove era lecito ad ogni 
mal contento sovvertire il buon ordine delle cose . Il 
perchè essendosi già i Modenesi dati all' ubbidienza di 
Obizzo Marchese d' Este Signor di Ferrara , venne in 
pensiero di così fare anche ai Reggiani sull' entrar di 

i25?oGennajo del 1290 . Il nuovo Signore pacificò i Nobi- 
li di quella Città , e richiamato in Patria Guido de' 
Roberti per opera di Bernardo de' Rossi Fiorentino 
suo Vicario , vendicò a se la signoria dì Reggio- 
Io ( a ) . Se ottenesse egli pure Luzzara per qualche a 
noi ignota convenzione , o se questa fosse acquistata 
da Azzo Vili, suo figlio, allorché dopo aver combat- 
tuto co' Parmigiani , e aver distrutte varie Terre de' 
Signori da Correggio, fu indotto a pacificarsi con essi 
dal Marchese Cavalcabò , e dal Comune di Cremona 

1297 nel ^^^'^ » ^^^^ saprei indovinarlo . La verità è, che 
Azzo fu anche di questa Terra padrone , giacché ve- 
diamo com' egli volendosi far degli amici , 1' anno 

1304 1304 diede in affitto a Giberto de' Corradi di Gon- 
zaga , e a Roberto di Carità le possessioni , valli , 
pescagioni , gabelle , e rendite de' Castelli , e luoghi 
di Reggiolo, Suzzara , Luzzara , Gonzaga, Bagnolo , 
e di altre ville , riserbando solo a se stesso la custo- 
dia 



(a) Memoriale Potest, Regli . 



LIBRO III. ZIO 

dia àéU Torre, o Rocca di Reggiolo, e il passo del- 
le valli (a). 

Giberto figlio di Guido da Correggio / èra imo 
de' piìi nobili e possenti Signori di Parma • Notam- 
mo di sopra , come i suoi maggiori avessero acqui- 
stato varie proprietà nelle vicinanze de' nostri confi- 
ni , e siamo anche certi , che suo Padre possedeva 
terreni assai fra il Campo Rainero , e fra il territorio 
di Gualtieri , come appare da un documento del 
1295 , ove si fa memoria di un certo cavo fatto di 
concerto fra esso Guido , e gli Uomini di Gualtieri 
sino al confine di Guastalla (3) . Ora il detto Giber- 
to avendo l'anno addietro rimesse in Parma varie fa- 
miglie Guelfe , e pacificata quella Città con T ajuto 
e consiglio del Marchese Cavalcabò , e di altri Nobili 
Cremonesi, era stato acclamato Signore di Parma, col 
titolo di Difensore della Patria . Dominando egli dun- 
que colà qual assoluto padrone , vuoisi che invidiata 

gii 



{ a) V Istrumento di tale, locazione Mantuancs , &c. Item quod custodia Arcis 
Steso il giorno 12. di Setcembre 1304. si RegioUi , & passus vallium perpetuo sit 
trova nelle Antichità Escensi del Murato- penes Dominiim Marchion^m , & ejus suc- 
ri p. 2. cap 7,. pag. 66. e vi si legge cessores . 

che Azzo da in affitto Giberto de Corradis ( *) In una Carta d' affitto del 12^7.: 

de Coniuga Civi Regii & Mantuce^^ & Ro- la quale mi fu già comunicata dalla fe- 

berto de Caritate Civi Ragli possessiofies , lice ed onorata memoria del Signor Dot- 

■\^aUes , pischerias , nemora , pedagia , gabellas tor Girolamo Colleoni di Correggio , leg- 

theloneos , redditus & proventus universos gesi ; unum petium terrx prativum per Rai- 

Castrorum y Terrarum , & locorum RegioUi, nerium secari consuetum ^ vocatum il Campo 

Su\arice , Lu\ari<z , 6» Gon\ag<x , Villarutn di Rainero in pertinentiis villce. Dotnorunt 

Bagnoli , Sancìce Mariae a Gurgo , Sancii de Boscho . 
Michaelis Cugnentis , Cunis noMX , Cunis { b) Appendice N. IXlll, 



zi6 ISTORIA 

gli fosse una tal sorte dal mentovato Azzo d' Este , e 
che per opera di lui suscitata venisse in" Parma nell' 

Tjoy Agosto del 1305 quella sollevazione , per cui Giberto 
ebbe a scacciare i Lupi , ed i Rossi dalla Città . Co- 
munque fosse la verità delle cose, cominciò Giberto a 
guardar T Estense di mal occhio ; onde ambidue pre- 
sero a farsi degli alleati fortissimi, meditando una guer- 
ra vicina. L'Estense prese in moglie a tal fine Beatri- 
ce figlia di Carlo Re di NapoH, le cui nozze non so 
con qual fondamento il Corio (a), e il Sardi (^) 
pretendono celebrate in Guastalla , quando l'antica 
Cronaca Estense pubblicata dal Muratori ce le descrl- 

1x06 ^^ solennizzate in Ferrara. Giberto altronde nel 130^ 
maritò una delle sue figlie ad Alboino della Scala Si- 
gnor di Verona , e un altra a Passerino Bonaccolsi 
Signor di Mantova , di che fece gran festa tutta la 
parte Ghibellina. 

Prese intanto le armi dall'una, e dall'altra parte, 
recò Giberto la guerra alla Città di Reggio, la quale 
dopo varie battaglie venne in poter suo , per tradi- 
mento usato dagli stessi Capitani dell' Esercito Esten- 
se . Ivi costituì Podestà Matteo da Correggio suo fra* 
tello 5 e mentre ad altre imprese stavasene accinto , 

pas- 



(fl) Istoria di Milano P. t. pag. 377. 
i b) Istorie Ferraresi Lib. 4. pag. 83. 



^ 



LIBRO IIL 3iy 

passarono il Po i Mantovani, e i Veronesi suoi allea- 
ti , i quali per forza d' armi occuparono il Castello , 
Q la Terra di Reggiolo , che per pili anni ritennero 
in balia (a). Tali cose vedendo i Cremonesi, troppo 
tardi pentironsi di aver dato soccorso a Giberto , ac- 
ciò divenir potesse dispotico nella signoria di Parma , 
né aspettar volendo di essere assaliti , sembra che ra- 
dunassero molte armi a Guastalla , e che per forza 
ricuperassero Luzzara , come le vicende seguenti c'in- 
ducono a conchiudere . Vedendo quindi Giberto , che 
1 Cremonesi volevano prender parte cogli altri Guel- 
fi 5 e che si collegavano co' Piacentini , e con altri 
popoli , rivolse tutta a danni loro la propria poten- 
za, ed astuzia: onde radunato 1' Esercito uscì da Par- 
ma la vigilia di San Bartolommeo dall' anno 1307 > 1307 
e venne a piantar il campo a Brescello . I Mantova- 
ni , che seco marciavano di concerto giunsero il dì 
seguente al Ponte di Dosolo oltre Po in faccia a Gua- 
stalla , e a' Cremonesi , che quella Terra signoreggia- 
vano, ne rapirono il dominio, e la devastarono. Così 
guadagnato il passo del Po , e congiunte per terra , 
e per acqua le genti di Parma, e di Mantova, si co- 
min- 



( e ) Mantuani vero & Veronenses vi' nent centra vntuntatem Reginorum , & tC" 

nerunt ad Castrum Ra\oli , & ipsum acce- nere intendunt amodo in sempiternum , licet 

perunt per fortiam , & munierum suis casto- Reginl doleant usque ad interiora . Chronic* 

dihus y & ipsum tehuerunt , & adhuc te- Parm. ad an 1307. 

Tom. I. ce 



zi8 ISTORIA 

minciò lina fierissima guerra lungo la riviera di Cre- 
mona, talché furono messe a ferro e fuoco le terre 
di Monterosso , Viadana , Casalmaggiore , Rivarolo , 
e Vaigazola . Le milizie rimaste sulla nostra riva an- 
darono a Luzzara , e come ci assicurano le Crona- 
che di Reggio , e di Parma , la presero , e deva- 
starono . 

Abbattuti per tal maniera i Cremonesi , e tolta 
ogni speranza di presto soccorso , vedevasi ornai 
Guastalla vicina a cader nelle mani del feroce Giber- 
to superbo della vittoria » Consigliandosi i principali 
della Terra intorno al partito , che fosse il migliore, 
deliberarono essere preferibile il cedere alla fortuna , 
e il non permettere , che il patrio sangue inutilmente 
venisse sparso . Prima adunque che le orgogliose ban- 
diere dell' inimico si appressassero alle nostre mura , 
spediti furono spontaneamente nunzj al vincitore , fa- 
cendogli saper , che Guastalla era pronta di sottomet- 
tersi al suo conosciuto valore , e pregandolo a usar 
clemenza agli abitanti , i quali pel solo predominio 
del popolo di Cremona aveano dovuto fin a quell' 
ora stare sull'armi • Piegossi il magnanimo Giberto a 
tale ambascieria , e ricevuto ad ubbidienza il popolo 
Guastallese entrò nella Terra , e ne prese il possesso . 
Ma non assicurandosi ancora di una piena , e stabile 
vittoria , e temendo che ritornati i Cremonesi potes- 
sero ivi prender vigore di danneggiarlo, ne fece tosto 

spia- 



LIBRO III. zig 

spianar le fosse , rovesciare le mura che la circonda- 
vano, togliere ogni riparo , talché di si gagliardo , ie 
munito Castello ch'ella era, apparve tosto una misera 
Terra esposta a qualunque assalto, ed insidia osi\\t(a). 
Tale fu il termine della signoria de' Cremonesi in Gua- 
stalla , e tale fu l'origine di questa novella rivoluzion 
di dominio. Il Panciroli scrive, che Giberto ebbe Gua- 
stalla dai Parmigiani (è) , e Rinaldo Corso pare che 
affermi essersi a lui sottoposti i Guastallesi per sola 
stima, che avessero di lui , e non già pel timore dell' 
ira sua (e) . Ma noi seguiamo sempre l'autorità delle 
Storie coeve , ed affermiamo che 1' acquisto di Giber- 
to fu fatto a ragione di buona guerra , e che gli fu 
poi confermato per Diplomi Imperiali , come dalle 
cose, che a dirsi rimangono, vedrem posto in chiaro. 



(a) Guastalla vero venir ad mandata ( fr ) Histor. Regii Lepidi MSS. 

dic7i De/ensoris , & per eum acccpta fuit , Lib. 4. 

6» spanata de fovéis , & dis^uarnita y & ( e ) Riti. Corso Vita di Giberto HI» 

defor\ata in toturtì circumquoque * Chron. di Corregio fogl. 100* 
Parm. ad ann. i 307. 



Fine del tcr^ó Libro ^ 



ce z ISTQ- 



2Zl 

ISTORIA 

D I 

GUASTALLA 



LIBRO QUARTO, 



I 



Cremonesi di sdegno amarissindio accesi per la sof"- 
ferta sconfitta , e per la perdita di Guastalla , il cui 
acquisto era loro costato si lunghi contrasti , e spese 
non lievi, anelavano a vendicarsi di Giberto da Cor- 
reggio ; e perchè conoscevano non poter da se soli 
macchinare a danni di lui, istigarono nel 1308 i Lu- 1508 
pi , ed i Rossi , scacciati già per opera di Giberto da 
Parma, affinchè rivestito l'antico ardire , tentassero di 
ritornare in Patria , ed espellerne il loro nemico , esi- 
bendosi eglino a favorirli , e soccorrerli nell' impre- 
sa . Non furono sparse al vento simili esortazioni , 
conciosiachè prese tosto le armi rivolsero quelle nobi- 
li famiglie tutte le forze loro all' intento bramato . 

Il 



zzz ISTORI A 

Il Corlo (a) , ed il Campo {b) suppongono , che 
giunti opportiinameate i Cremonesi a rinforzare l'eser- 
cito, aprissero loro la strada all' acquisto della Città ,• 
ma il contemporaneo Cronista Parmense ci manifesta, 
che i Cremonesi giunti al Taro, fermaronsi al passo 
del Grugno, dove aspettando novelle dell'esito, che 
avesse avuto la tramata sollevazione , e sentendo esse- 
re felicemente riuscita , proseguirono sino a Parma il 
cammino , ond^ congratularsi co' vincitori , e godere 
della oppresion di Giberto . Non volendo però trala- 
sciar essi pure di far qualche insulto al nemico , pre- 
sero nel ritorno la via di Brescello , e perchè stava 
alia divozione del Correggio, esca ne fecero alle fiam- 
me . Scorsero eziandio sino a Guastalla , e poiché 
niun riparo ne difficoltava 1' ingresso , agevolmente vi 
entrarono, costringendo gli abitatori a prestar novel- 
lamente ubbidienza al Comune di Cremona . Ciò ve- 
dendo i Scaligeri , e i Bonaccolsi , che dolentissimi se 
ne stavano dell' infortunio di Giberto , passarono to- 
sto il Pò con una scelta brigata di Veronesi , e Man- 
tovani , e sulle rive di Guastalla deposto appena il 
piede, fecero dell'errore di questo popolo una troppo 
acerba vendetta , mentre non paghi di averne scac-^ 

cia- 



( fl ) Istoria di Milano P. i. pag. {h) Btoria di Cremona Lìb. III. 

384 . pag. 8i . / 



LIBRO JV. 2Z3 

ciati gli occupatori , sparsero per tutto il paese le 
fiamme , e totalmente consunsero questa desolatissima 
Terra (^),che ritornò così meschina com'era all'ub- 
bidienza di Giberto. 

Non aveva il Correggio perduto l'animo nel sua 
uscire di Parma . Raccoltosi alla sua Terra di Castel- 
nuovo, chiamò a se i Conti di Panigo , i Signori da 
Palli , Franceschino Malaspina suo Cognato , e varj 
nobili fuorusciti di Modena, Reggio, Parma , e Lunl- 
giana , formando un esercito , con cui fatta una im- 
provvisa scorreria sotto Parma il giorno i^ di Giugno 
mise in apprensione grandissima quella Città . Era 
egli assai potente , né gli mancavano aderenze fortis- 
sime , onde si cominciò a temere , che in breve tem- 
po recato avrebbe a Parma funestissima sorte , se 
qualche maniera non si trovava Ài calmarne lo sde- 
gno . Adoperossi moltissimo il prudente Anselmo da 
Marano Abate del Monistero di San Gioanni Van- 
gelista, affinchè spento rimanesse tal fuoco ; e le cure 
di lui ebbero ottimo effetto, poiché deposti gli odj, e 
richiamato Giberto in Parma , cui conferita venne 
per cinque anni avvenire la carica di Podestà de' 
Mercanti (è) , tornarono le cose alla primiera tran- 

quil- 



( a ) Eo tempore , & mense ( di Mar- Uter combusserunt . Chron. Parm. 
zo ) Mantuani , & Vercnenses venerunt per { b ) Chron. Parm. 

Padum Guastallam , & ipsam terram tota- 



224 ISTORIA 

qnillità . Intanto ripigliando il dominio di Guastalla, 
deve credersi , che rivolgesse il pensiero a ripararne i 
danni; che né la qualità della Terra , né la situazion 
vantaggiosa sofferiva punto , che si lasciasse in tanto 
abbandono . 

Era stato poco prima eletto Re de' Romani Ar- 
rigo VII., il quale volendo prendere la Corona di 

13 IO ferro, scese l'anno 13 io in Italia. Conosceva egli 
quanto fosse valoroso, e potente Giberto, e benché 
non ignorasse la sua aderenza al partito guelfo , lu- 
singandosi facilmente di poterlo col tempo trarre alla 
sua ubbidienza , invitollo cortesemente a intervenire 
alla sua coronazione (^) . Tenne egli l'invito , e ac- 
compagnato da ducento uomini d' arme portossi a 

13^1 Milano , dove il giorno dell' Epifania dell' anno ap- 
presso fu assistente a quella solennità , e fu con altri 
centosessanta Nobili creato Cavaliere dal nuovo Re , 
con maraviglia di tutti ; mentre non si sapeva com- 
prendere, come ad un si fatto Guelfo potesse Arrigo 
essere liberale di tanto favore (^), 

Ma 



(a) Lettera del giorno io di De- bellini, duobus , vel tribui exceptis , vide- 

cembre 13 io data in Nt)vara , presso il lìcet Guiberio de Corrigia , & Ponsone de 

Sansovino . Famiglie Illustri d' Italia Ponsonis de Cremona , qui Guelfi erant . 

cart. 270. Et de hoc fuerunt multa judicia y cum Guel- 

{ b ) In die Epiphanìce. . . . ^ Henri- fi essent plures quam Guebellini , & ditio- 
cus VII. centum y & sexaginta Milites no- res , & potentiores . Nicol. Episc. Rie. Re- 
vo 5 fecit y Inter qqos fuerunt aliqui citra- ìu'io de Itìn. Hen. VII. Rer. Ital. T. IX. 
montani , & plures Lombardi , omnes Gue» 



L I B R O IV. ixb 

Ma dò che non sapevano le genti , era forse con- 
c^ftato fra il Re , e Giberto , né senza qualche pro- 
mi^ssa di fedeltà sarebbe il Monarca disceso a tali di- 
mosì^azioni . Convien però confessare , che il Re sul 
comiiiciar del suo governo diede segni di voler buona 
unioi/e tra le parti, e che sembrava desiderare ornai 
spente le troppo vecchie fazioni 5 onde può dirsi an- 
cora , che queste prime dimostrazioni di amistà , ed 
alleanza fossero affatto scevere da qualunque dolosità. 
Nondimeno perchè fu costretto poco dopo a scacciar 
da Milano i Torriani , non soffersero in pace alcune 
Città Guelfe la elezione di lui, e i Cremonesi special- 
mente, i Bresciani, e i Lodigiani se gli dichiararono 
palesemente nemici ; onde non potè mantenersi nella 
propostasi indifferenza per tutti. 

In questa sollevazione de' Cremonesi , capo de* 
quali era Guglielmo Cavalcabò Marchese di Viadana , 
tornò in campo il disegno di ricuperare Guastalla a 
quel Comune , giacché mal sofferivasi di vederla 
caduta in poter di Giberto . Adoperaronsi a tal uopo 
i tradimenti , poiché corrotto Gioanni Griffi, cui da 
Giberto erane stato commesso il governo , videsi nel 
mese di Aprile ribellata Guastalla al suo Signore , 
siccome scrivono il Pancirolo (a), e Rinaldo Corso (Z') . 

E 

— ^ 

( e ) Histor. Regii Lepidi MSS. Lih. IVy 
{ d ) Vita di Giberto da Correggio . 

Tom. L ff 



zzff ISTORIA 

E mentre T infedele Griffi tentò 1' opera esecranda , 
venuti lungo il Pò i Cremonesi con buon numero di 
Pavesi, e Milanesi a Guastalla, ne ricevettero dal tra- 
ditor la consegna , e a dispetto di Giberto presero 
con molto ardore a fortificarvisi quanto potevano (ix). 
Fu questa per avventura una delle principali cagioni , 
per cui Giberto si dichiarò tosto partigiano di Arri- 
go , e a favore di lui prese l'armi : laonde venuto 
ben tosto il Re a Cremona , e sottopostala a quelle 
pili aspre condizion , che gli piacquero (/^) , questa 
pure le fu mestieri di accettare , cioè di lasciar libera 
Guastalla al primiero Signore . Si conservava pur an- 
che in Parma , come un segno del pili glorioso trion- 
fo, la preziosa Corona Imperiale di Federigo II. tro- 
vata nella depredazion di Vittoria da un uomo ple- 
beo appellato Curtopasso ( e ) , da cui il Comune 
comperata 1' aveva per mille lire imperiali , e col do- 
no di una casa (<i) . Fra Salimbene racconta , che si 
guardava nella Sagristia del Duomo fino a' suoi gior- 
ni (e) • Volendo pertanto Giberto far cosa grata ad 

Ar- 



( a ) Tunc Cremonenses aucìoribus Cd- ( ^ ) Jo. Mussus Chronic. Plac. Rer. 

vctlcabobus classem in Pado crnaverunt , & Italie. T, XVI. 

vocatis in auxilium Papiensibus , «e nou" (e) Chronic, Parm. ad an, 1248 . 

nuUis Mediolano oriundis Guastallam navi- ( d ) F. Salimbene in Chronic. MS. 

gaverunt f & locum per se natura muniium ad an. 1248 . 

fossis mcenibusque , quamquam multum ad' ( e ) Hanc habui iu manibus meis , qux 

versante Giberto Corrigio , cinxere . Trista- in Sacristia majoris Ecclesix Beatot Marix 

nus Calcus Histor. Patr. Lib. XIX. pag. Virginìs servabatur in Civitate Parmensi. F. 

43^« Saliinb. loc. eie. 



LIBRO IV. %%y 

Arrigo , spogliò la Patria di si caro tesoro , e ne fe- 
ce ofFerta al Monarca , il quale niun segno migliore 
di fedeltà potendo aspettarsi da lui , ed accettandolo 
colla maggior dimostrazione di gioja ( ^ ) , volle dar- 
gliene premio colla investitura di Guastalla liberalmen- 
te accordatagli , e col costituirlo suo Vicario nelle 
Città di Reggio, e Parma (<^) . Nel medesimo tempo 
donò con suo Diploma Luzzara a Passerino Bonaccol- 
si, che signoreggiava Mantova (e) -, onde queste due 

vi- 



( a ) Chronic. Farm, Joannis Judicis 
alias de Corna\\ano MS, Occorrendomi di 
citare la Cronaca , che il Muratori pub- 
blicò mutilata , e volgarizzata nel Tom. 
XII. Rer. Italie, sotto nome di F. Giovan- 
ni Cornazzano , io mi gioverò dell' inedi- 
to testo latino, dì cui conservo un esem- 
plare presso di me . 

{b ) Hennzus Imperator Gìbertum de 
Corrigia sibi fidutn putans Regii prcefecit Vi' 
carium , Vrbem quoque Parmx fidei sax 
commisit : ditionem quoque Guastallx ei con." 
tulit . Cosi scrive Riccobaldo Ferrarese 
Compii. Chronol. ad ««.1310 Rer. Italie. 
T. IX. Gi<^vanni Giudice nella Cronaca 
Parmigiana MS. dice del pari : tane ipse 
domino Giberto Guastallam dunavit cum Cu- 
- ria , & suum feeit Vicarium in Parma , 
Della Vicaria di Parma nt dubita però 
il Muratori negli Annali sulla fede di Al- 
bertino Mussato , che pretende essere sta- 
to fatto Vicario ivi un Malaspina , non- 
dimen-) è inutile il dubitar di tal cosa 
dopo le autorità riferite . Piti certa però 
è la storia relativamente alla Vicaria di 
Reggio: infatti Dino Compagni nell'Isto- 
ria Fiorentina dallo stesso Muratori pub- 
blicata nel Tom. IX. Rer. Italie, e ristam- 
pata a parte per opera del Manni , scri- 
ve , che Arrigo donato gli aveva il bel 
Castello di San Donnino ^ cosa per altro 



che non sussiste ) e uno altro Castello , il 
quale tolse a Cremonesi , e die a lui , // 
qual Castello era sulla riva di Po , ( cioè 
Guastalla ) e la bella Città di Reggio gli 
havea data in guardia , credendolo , che fos^ 
se fedele , e leale Cavaliere Lib. IH. pag. 
?4 . Il Pancirolo nella sua Storia MS. 
dice pure ; Oppidum Guastallam , Guarda" 
stallum oitm dicium , quod Joannes Griffus 
paulo ante occupaverat j a Gasare prome- 
ruit y Regiique Vicarius prò Henrico est con» 
stitutus . Il Vescovo Nicolò , che descris- 
se il Viaggio di Arrigo VII. registrato 
pure nel Tom IX. Rer. Italie annoverò 
questa cosa per la terza mal fatta dà 
Arrigo , cioè di aver fatto Giberto Vica- 
rio di Reggio . Finalmente lo stesso Ar- 
rigo , quando condannò 1' anno seguente 
Giberto come ribelle , nella Sentenza fui* 
minatagli contro , gli rimproverò il be- 
nefizio della conferitagli Vicaria di Reg=> 
gio . 

( e ) Caviteli. Annal. Cremon. ad an. 
ijri cart. 108 . Si noti che Passerino 
Bonaccolsi chiamavasi propriamente Rai- 
naldo t onde ia quel frammrnto di Cro- 
naca Parmense , che io feci pub&Jicare 
nel Tom. XII. del nuovo Giornale de' 
Letterari impresso in Modena nel 1777 * 
si legge ; Dcminus Raynaldus de BonaC" 
colsis dicìus Dcminus Passerinus . 



ff * 



zz8 ISTORIA 

vicine Terre un tempo unite sotto T ubbidienza deo-lì 
stessi padroni , stettero poi per pili secoli sotto difFe- 
renti dominj. 

Reggiolo che da'Mantovani , e Veronesi era stato, 
come dicemmo , occupato , desideratasi ardentemen- 
te da' Reggiani , i quali sin dal 1309 , avevano con 
Passerino, e con Alboino dalla Scala adoperato quan- 
te preghiere mai seppero, affine di ricuperarlo (a) . 
Qiiest' anno del pari iu un pubblico consiglio tratta- 
rono di tal affare , dicendo che quel Castello era il 
loro occhio destro, e che bisognava usar tutti i mezzi 
per riaverlo (b) . Ma il Re Arrigo, se vero è ciò che 
scrive Dino Compagni, donoUo in quel tempo a Teobal- 
do Vescovo di Liegi (e), se pure dir non sia meglio, 
che nelle mani di lui ne facesse soltanto deposito, fin- 
ché di ragion si vedesse a chi propriamente ne appar- 
teneva il dominio . Il Vescovo però mori poco appres 
so in battaglia vicino alle mura di Roma (i) , e i 
Mantovani detto Castello si ripigliarono. 

Mentre tali cose andavano succedendo, stava Gi- 
berto co' Parmigiani sotto le insegne del Re , e com- 
batteva contro r assediata Città di' Brescia a nome 

del- 



(a) Docum. presso il Tacoli P. i, ( e ) Dino Corapai>ni Istoria Fioren* 

pag. 3(Ji . tlna Lib. III. pag. 06 

(è) Appendice N. LXIV. (d) Miuac. Annali al ijiz. 



L I B R O iy\ ;i29 

dello stesso Monarca , e i Guelfi intanto oppressi , e 
desolati temevano a se stessi ruine anche maggiori . 
Quel Guglielmo Cavalcabò , che poco prima tanti 
sforzi avea fatco per togliere a Giberto ogni possan- 
za , stavasi ritirato con altri Nobili Cremonesi a Via- 
dana, mordendo rabbiosamente quel freno, cui aveva- 
lo il Re sottomesso , e meditava i mezzi di sciorse- 
ne (a) . Dopo averne pensate molte , vide che mai 
non si sarebbe potuto venire a buon fine , se prima 
non procuravasi di staccare Giberto dalla fedeltà del 
Re . Concertate quindi le cose cogli altri Guelfi, fece 
secretamente intendere a Giberto , che se avesse vo* 
luto lasciar di aderire ad Arrigo , per collegarsi no- 
vellamente co' Guelfi già suoi amici, avrebbergli i Cre- 
monesi cedute tutte le ragioni loro sopra Guastalla , 
Luzzara , e Dosolo (^) . I Bolognesi ad un tratto si 
aggiunsero a tentarlo con pari lusinghe ,• e i Fiorenti- 
ni coir offerta di quindicimila Fiorini totalmente lo 
smossero (e) . Non fu tanto secreto questo negozio , 
che in Parma non se ne parlasse pubblicamente , tal- 
ché passandovi il Vescovo Nicolò Legato di Arrigo , 
ebbe sentore di questa meditata ribellione (e/) , la 

qua- 



( a ) Campo Istoria di Cremona Lib. ( e ) Diro Compagni loc cit. pag. 84^ 

III. pag. 87 . { d) Rclacio de Itinere Henrìci VII. 

{ b ) Sansovino Famigli* Illustri d' loc. cit, 
Italia c;irc. 151 • 



Z30 ISTORIA 

quale restò pienamente conchiusa per la lega contrat- 
ta il primo giorno di Novembre in Bologna tra Gi- 
berto, i Parmigiani, Reggiani, Bolognesi, Fiorentini , 
Lucchesi, Sanesi, e Modenesi fuorusciti (a). 

Scusar non si può in modo alcuno la fellonia di 
Giberto , che a fronte di tanti favori poc' anzi da 
Arrigo ricevuti, ebbe il coraggio di farsegli senza mo- 
- tivo alcuno ribelle . Procurò egli nondimeno di men- 
dicar qualche pretesto , che tanta malvagità ricopris- 
se ; perchè ben accortosi , che al Monarca nascoste 
non erano le sue trame, andò a ritrovarlo cautamente 
a Pavia , e sul pretesto poi che questi avesse tentato 
di farlo prigione , come dice il Sansovino , o pure 
chiamandosi offeso delle voci, che pubblicamente cor- 
revano della sua ribellione, come leggesi nella Crona- 
ca di Gioannì Giudice (^) , fingendo un onorato ri- 
sentimento, a Parma se ne fuggi , e dichiarossi final- 
mente nemico del Re Arrigo. 

Albertino Mussato accenna lo sfogo di tutti que- 

J3i2sti torbidi nel mese di Marzo del i3i2(c),e seco 

convengono anche le nostre Cronache . Fu allora che 

i Cremonesi diedero il dominio della Patria loro a 

Gì- 



( a ) Documento presso il Tacoli P. tor capi faceret, etiam ab Exercitu clam fu» 

II. pag. 606 . git , & Parmatn reversus est . Jo. Jud. 

{ b ) Dominus Cibertus dum starei in Chron. Parm. MS. 

Exercitu , audiens quod male diceretur de ( e ) Albert. Mussar. Lib. VII. Rub. 

ipo Imperatori , 6* timens ne eum Impera^ z. Ref, Italie. T. Vili, 



l I B R O IV. z3t 

Giberto per cinque anni avvenire (a)^ e gli cedettero 
tutte le ragioni , che potessero pretendere in Guastal- 
la, Luzzara, e Dosolo col mero, e misto impero (b)y 
talché essendo venuti i Mantovani per terra , e per 
acqua a prendere, e distruggere Dosolo , minacciando 
probabilmente di stendersi eziandio di qua , spedì Gi- 
berto colà Matteo da Correggio accompagnato da'Par- 
migiani , da Brescellesi , e da tutti gli ahri sudditi , 
che aveva egli lungo la nostra spiaggia , a fiaccarne 
r orgoglio (e) . Occupò ancora Casalmaggiore , e sul 
Parmigiano s' impadronì di Borgo S. Donnino, scac- 
ciandone il Vicario Regio , e mettendovi Podestà 
Opicino da Enzola Cittadino Parmigiano, Le quali 
cose alterarono così l'animo di Arrigo , che T undeci- 
mo giorno d' Aprile dell' anno stesso lo sentenziò co- 
me reo di fellonia , dichiarandolo privo del Castel- 
lo di Guastalla ; e di tutti gli altri compartitigli ono- 
ri id). 

Di 



( a ) Eodem tempore Cremonenses in- Communis ParmiZ , & cutn hominibus Ter-^ 

trlnseci de mense Manli vocaverunt in suum rarum ipsius , & BrexilU , & aliorum de 

Dominum , & Civitatis Cremona Dominum contraici illuc equitaverunt , 6* i veruni qunn* 

Gibertum de Corrigia , usque ad quinque tum potuerunt , & munierunt Poniem , C' 

annos . Contimi. Chronici Parm. MS. prcelio 'mito inter pariesy Maniuani in fugam 

( ^ ) Sansovino Famiglie Illustri care. se miserunt , & plures centum ex eis mor- 
ivi . .^ lui y & necaii in Pado fuerunt y & reversi 

( e ) Die terlia Martii Mantuani per fuerunt in Terra de Riva sui districius qui 

terram , & Padutn v^nerunt ad Pontem de evadere potuerunt . Continu. Chron. Par- 

Doxoloy ut ipsum caperent , 6* destruxerunt , men. MS. 

Sed Dominus Maiheus de Corrigia nepos di^^ ( d ) Questa Sentenza leggesì pubblf- 

c7i Domini Ciberti cura soldatis ejus , & cata dal Muratori Antiq^u, itaK Mcd. iEvi 

Tom. 



23^ ISTORIA 

Di tali tuoni, che non guidavano fulmini, curossi 
poco Giberto , ma fattosi aderente a Roberto Re dì 
Napoli capo di tutta la fazione Guelfa, cedette a lui 
T313 nel 13 13 la primaria direzione delle cose di Parma , 
^e nel mese di Aprile la Signoria di Cremona, riser- 
bando a se stesso Guastalla , giacché quel Comune ce- 
duto avevagli le sue antiche ragioni {a) . E in tal 
maniera congiunti fecero altre leghe , per impedire 
che Arrigo non fosse coronato Imperadore , benché 
contro loro voglia giugnesse nell'anno stesso all'mten- 
to desiderato. Poco nondimeno durò il rammarico de' 
nostri Guelfi, perchè dopo diie mesi Arrigo se ne mo- 
rì, e il Re Roberto fa da Papa Clemente V. dichiara- 
to Vicario Imperiale. Nel seguente anno il detto Papa 
f^jA annullò la sentenza fulminata da Arrigo contro Giber- 
to ^ e mentre per isciegliere un successore alla Corona 
erano gli Elettori divisi in due parti , pe' quali una 
parte nominò Federigo Duca d'Austria , e l'altra Lo- 

do- 



Tom. IV.Diss. 51. col. 62^, Yì sì anno tra formam fidelitatts per eum prcestitce nobis 

le altre tali parole Ghibertum de Corrigla prò feudo dicHi Castri Guastallae , qnod ei" 

Civerrj. Pftrmensem Vassalum , & fidelem dem concesseramus in Feudutn . Privantes 

lune Impera , atque nostrurn , quem non ma- eum , & privaium declarantes Castri fra." 

dicis munificentiis , & honoribus prcefecimus , dicii , ipsumque Castrum , ejusque diStricium 

videlicet Castro Guastalla y quod sibi in feu~ vassallos 1 & habitatores eum omni jurisdi- 

dum de Camera Regali concessimus , 6* Vi- citane , & jure , 6" omnibus pertinentiis suis 

cariqe Civitatis Regii , quam commissimus ei- ad nostram cameram revocantes &c. 

dem &c. P raediclum vero Ghibertum decla- ( a ) podcm tempore dic^us Gibertus 

famus felloniam , & proditionem , & crimen renunciavit dominium Civitatis Cremona , 

lasce Majestatis cantra nos , & Romanum sed in se retinuit Guastallam eum Turre . 

Imperiutn comisisse , & etiam fesisse cantra CcHtiuT. Chrenici Parmcn. M$S. 



LI B R O IV. 233 

dovlco il Bavaro , ciascun de' quali pretese poi di es- 
sere stato eletto legittimamente , anche il Papa giunse 
all'estremo de' giorni suoi. 

Sì fatte vicende seco recarono novelli' ordini di 
cose ,• ma dovendo io seguire unicamente la traccia 
di quelle , che al mio fine conducono , dirò che nate 
fra i Nobili di Cremona alcune discordie , né volendo 
Ponzone de' Ponzoni , e suoi aderenti , che i Cavalca- 
bò dominassero , entrò Giberto alla difesa di questi 
ultimi con tal ardore , che i rivoltosi scacciati rimase- 
ro dalla Patria 5 ed egli nel mese di Maggio del 1316 1316 
fu chiamato Signore di quella Città , che' prese ga- 
ghardamente a difendere . I fuorusciti Cremonesi si 
rifugiarono tosto sotto gli auspicj di Matteo Viscon- 
te Signor di Milano , di Cane dalla Scala Signor 
di Verona , e di Passerino Bonaccolsi Signor di Man- 
tova, e favorendo la parte Ghibellina di Parma , ope- 
rarono che tolta restasse Parma dalla dipendenza , e 
soggezion di Giberto . Questi veggendo in gran peri- 13 17 
colo tutto il suo dominio, venne a Castelnuovo, e ra- 
dunati da tutte le sue Terre molti soldati, cominciò 
a molestar grandemente il Parmigiano ; e perchè co- ^ 
nosceva di non aver seco tutte le forze necessarie , 
scorse a Bologna , a Padova , in Romagna , in Tos- 
cana , e fino a Napoli per avere soccorso dagli ami- 
ci, e dal Re Roberto, ritornandosene 1' anno appres- 13 17 
so con molta soldatesca , dalla quale ajutato , tolse 

Tom» /• £ 2" a' 



Z34 ISTORIA 

a' Parmigiani Coenzo, Montecchio , Cavriago , e varj 
altri luoghi, con molta ruina , td incendio , e strage 
di uomini (^) . Per questo non potendo Passerino 
Bonaccolsi tener divise le sue forze , giacché molto 
premeva serbarle tutte congiunte a favor de' Cremo- 
nesi 5 e della contratta alleanza , scese con i Reggiani 
ad una tregua intorno al Castello di Reggiolo , per 
cui da tanti anni vive si tenevano le ostilità ,• e col 
Sindico della Città di Reggio il; giorno é di Settem- 
bre convenne , che sospese per alcun tempo le vicen- 
devoli molestie , ciascuna delle parti si ritenesse frat- 
tanto pacificamente tutto ciò che ritrovavasi aver fi- 
no a quel termine occupato in Reggiolo , Brugneto ) 
Suzzara, e Quarantoli, e che non si facessero rappresa- 
glie ulteriori (3). Tale fortissima lega del Visconte , 
dello Scaligero , e del Bonaccolsi , che fatto aveva 
prevaler in Cremona il partito di Ponzone, ed abbas- 
sato il Cavalcabò , cui Passerino tolse anche Viada- 
na (e), fece calmare alla fine il troppo ardir di Gi- 
berto 5 che non tardò ^ discendere co' Parmigiani a 



(a) Contìnv. Chronicì Parmen. MS. fliminuatur , neque aquiratur Communì Re- 

(b) Et si qux rapresalix essent inter gii de jure , & jurìsdiciione sì quam habet 
diàa Communìa i scilicet Mantux & Regùy 'in Castro Ra\olì ^ & ejus pertìnentìis y 6» 
vel singuUres personas diciarum Civìtatum ^ Brugneto &c. Presso il Taccoli , P. i. 
suspense sìnt y & suspendantur usque ad ter- pag. 367. 

minum supradiàlum , ita quod vigore prasentis ( e ) Equlcola Comcntarj di Mantova 

contracius , 6' pacioruni pradiciorum , non Lib. i. pag. 54. 



L I B R O IV. Z3Ò 

capitolazioni di pace , senza però venir pili ammesso 
in Città. 

Egli se ne stette più cheto che potè , aspettan- 
do , che i suoi rivali venissero a qualche rottura fra 
loro , e poiché vide nel 1319 alcuni segni di nimistà 
fra lo Scaligero, e Passerino , sorse con molto ardire, ^ì\9 
e recossi a Bologna, ove chiamata la parte Guelfa de' 
Bolognesi, Fiorentini, Sanesi, Perugini, eRomagnuoli, 
cui si aggiunsero molti fuorusciti delle Città Lombar- 
de, fattosi egli Capitan generale di tutto quell'eserci- 
to, lo condusse nel mese di Ottobre a Carpi , dando 
grande sconfitta alla parte de' Modenesi (a) . Di là 
marciò alla sua Terra di Guastalla , non senza recar 
danno a Luzzara posseduta dal Mantovano (3). Ivi 
fermatosi qualche tempo, fece stendere un Ponte sul 
Pò , e passò quindi coli' esercito sull' altra riva ^ dove 
ebbe incontro i suoi amicissimi Cavalcabò (e), al soc- 
corso de' quali principalmente aveva rivolto il pensie- 
ro . Avanzatosi quindi sul distretto di Cremona ^ occit- 

pa- 



( a ) Continv. Chro;iici Parmen. MS. ( e ) De mense Ociobrls dicitis Domi- 

( b) Bononiensts accepta_ a Passerino nus Giherius cum dicìis mille equitibus venit 

elide paucos ante menses irltati , & Ponti. Guastatlam , & ibi feci! fieri unum pontem 

fido Legato suppetias fererìte ^ dum Bona. de navibus super Padum, & cum diclis mi. 

colsi Scaligero insidias struunt Carpum im- litihus transivit Padum , & Domini de Ca- 

pr&^yuo milite cingunt . Pars copiarum Gua- valcabobus cum gentibus suis fuerunt cum 

stallam , pars Lu\\ariam missa. , ut tenues io , & simul omnes iverunt per districtum 

Mantuanorum res divisione virium infirma- Cremonx &c. Concinv. Chronici Parmcn. 

marentur , Possevinus Gonz. lib. 3. pag. MS. 

s^ ^ 



ZS(^ I S T O R I A 

paté assai terre del Contado Bresciano / e sparso do- 
vunque il terrore , entrò a' 22 di Novembre in Cre- 
mona 5 e discacciatone Ponzone de' Ponzoni con tutti 
coloro , che a lui aderivano , e saccheggiata senza di- 
stinzion di famiglie quella Città , vi ricondusse trion- 
fando i Cavalcabò (a). 

I Parmigiani stavano assai costernati per la vici- 
nanza di si gagliardo nemico , e mentre non omette- 
vano diligenza, onde non esserne sopraffatti, chiamaro- 
no in loro ajuto Galeazzo Visconte Signor di Piacen- 
za, che volontieri prestò loro soccorso . Anzi volendo 
coir opera far cono^ere quanto bramasse far danno a 
Giberto, prese consiglio di venire furtivamente a Gua- 
1320 stalla nel marzo del 1320 , e minarla . Di questi im- 
provvisi assalti, che a que' giorni si riputavano forse 
prodezze molto gloriose, se ne facevano ad ogni trat- 
to . Egli adunque la notte del 15 di detto mese con 
certi suoi pedoni , e cavalli venne giù per il Pò, e 
tacitamente entrato nel borgo, commciò a dar il gua- 
sco , e ad abbruciare le case alla disperata . Niun 
danno però far potò al Castello munitissimo, e forte , 
che dai Soldati nostri fedelmente guardavasi (ó) . Tor- 

nan- 



( iz ) ContiriY. Chron. Parmen. MS. vastatum , & incensum fuit per komincs tam 

{b) Die Sabbati 15. Martii Terra , & peditcs > qu^im equestres soldatos Domini Ga^ 

Burgi , & Domus Guastallce to:um in cir- lex\ de Vicecointibus D'omini Mediolani , 

cuitu , excepio solum castro Cuastallji , de- qui iverunt pir Paduin de nocte ad dicium 



LIBRO IK 23y 

nando addietro col sol piacere dì aver fatto degl' in- 
felici , mandò a fondo i molini eh' erano in faccia a 
Brescello, perchè col mezzo di essi non si recasse ol- 
tre Pò alcun soccorso ai Cavalcabò , ed a Giberto . 
Ma non andò molto , che Giberto se ne tornò alle 
sue Terre, alle quali nel mese di Luglio del 13 21 ag-1321 
giunse Poviglio , ov' era stato ammazzato Gherardo 
da Enzola , che seco teneva inimicizia co' Parmigiani; 
e in tal maniera avendo sotto di se Castelnuovo ^ 
Guardasone , Campegine , Bazano , e Guastalla , con 
altri luoghi, non tralasciò di molestare il territorio di 
Parma (a), sinché non giunse al fine de' giorni suoi 
correndo l'anno medesimo . Mancò di vivere in Ca-^ 
stelnuovo , e lasciò eredi dello stato suo quattro fi- 
glj legittimi , chiamati Simone , Guido , Azzo , e 
Gioanni (* ). 

Questi prendendo il dominio dì Guastalla, e del- 
le altre Terre loro , perseverarono nel genio Guelfo , 
e desiderosi di entrar in Parma , d' onde il genitore 

era 



guastum faciendum , & ipso tempore molen- 
dina de Brexillo ad preces , & ad mandala 
dicii Domi'ìi Galea\ , & de mandato , & 
\oli:i:tate dominorum An\ianorum Parmx 
submersa fuerunt , & affcndata &c. Ibidem . 

( e ) Ibidem . 

( * ) Può consultarsi il Testamen- 
to del nostro Giberto presso il Tacoli 
nella parte terza delle Memorie di Reg- 



gio pag. 6i^, Questo fu steso il giorno 
24. di Luylio del 1521. Vedesi che fu 
assistito in questi estrerai dal P. Maestro 
F. Salomone da Parma dell' Ordine de* 
Minori , e che ordinò la edificazione dì 
un Convento per detto Ordine in Castel- 
nuovo , la quale non so se mai fosse man- 
data ad elfetto , 



238 ISTORIA 

era stato espulso , fecero lega con Orlando de' Rossi , 
egli pure sbandito , e recatavi la guerra nel Settem- 

1322. bre del 1322 ne discacciarono Gian Quilico Sanvitale, 
che da alcuni anni vi dominava , tenendo la parte 
Ghibellina (a) . Il Rossi o per essere pili autorevole, 
o pili forte de' Correggeschi , prese egli il dominio 
della Città, di che parvero questi nudrire qualche ri- 
sentimento . Ma fu assai maggiore la collera che pro- 
vò di tal novità Galeazzo Visconte , capo de' Ghibel- 
lini, il quale armatosi , e scacciati prima da Cremona 
novellamente i Cavalcabò , si avanzò coli' armata a 
Borgo San Donnino minacciando assai danno . Allora 
si mosse il Cardinal Beltrando dal Poggetto Legato 
in Lombardia per Papa Gioanni XXIL , e trattenuti 
i Correggeschi in fede , con forte esercito di Fiorenti- 
ni, Bolognesi , Reggiani , e Parmigiani portò l'assedio 
a Borgo San Donnino , altro però non facendosi in 

^325 tutto il 1325 , che distruggere il paese, e specialmen- 
te Soragna , ed altre terre , e villaggi di quel vicina- 
to . Intanto per dimostrare ai nostri Correggeschi la 
stima , che si nudriva di loro , si trascelse per Pode- 
stà di Parma Giannaccio de' SaHmbeni di Piacenza , 

che 



(«) Chronic. Estcn. Rer-. Italie. T. XV. 



LIBRO I V. Z3C, 

che era stato per essi Podestà in Castelnuovo (cz) 9 
onde Azzo , e Guido passarono anch' essi ad abitare 
in quella Città a' io di Novembre, accompagnati da 
varj amici , ed alloggiati nel Monistero di S. Gioan- 
ni con molte dimostrazioni di onore , benché loro poi 
non si serbassero dai Rossi tutte', le fatte promesse » 
onde avvenne , che recatovisi poco dopo anche Simo- 
ne, non vi si fermò lungo tempo, senza però trala- 
sciar di favorire la contratta alleanza. 

Intanto Passerino Bonaccolsi , che andava di con- 
certo col Visconte , preparossi a venir contro i nostri 
paesi dalle parti del Mantovano con tutte le forze 
sue , e con quelle de' Marchesi Estensi , e sperava egli 
di prender facilmente Gualtieri , e Boretto , Terre del 
Vescovo di Parma , e di avanzarsi per quella via a 
danni de' Guelfi : ma non furono così scerete le trame 
sue , che non sapessero altri cautamente prevenirlo . 
I nostri Signori da Correggio , adunate tutte le genti 
loro , vennero a Guastalla nel mese di Giugno del 
1326 , e soccorsi da tutti i sudditi Parmigiani, cheijió 
di qua dall' Enza abitavano , posero una parte del 
campo a Brescello , un altra parte a Guastalla , cosi 

che 



(a) Ciò si à dairopuscolo intitola- Tom. XII. della continuazione del nuovo 
to Chronici Parmensis ab Anonimo conscripti Giornale de'Leccerati d' Icaha impresso in 
Frigmenta inedita fatto da me inserire nel Modena neli' 1777. P^S- ^** 



Uo ISTORIA 

che non fu mal possibile a Passerino tentar il guado 
del Po , specialmente perchè in vicinanza di Guastal- 
la, e di Brescello si erano fatti due Ponti di navi le- 
gate assieme , che si avanzavano in acqua , ed impedi- 
vano a qualunque barca de' Mantovani il traghetta- 
re . Marciò egli pili su , onde vedere se in faccia a 
Torricella trovar potesse le nostre rive mal custodi- 
te ; ma sempre videsi a fronte i Colornesi , e le mili- 
zie del Legato , che 1' atterrivano . Avrebbe potuto 
tentar di venire sul nostro territorio dalla parte di 
Reggiolo 5 ma i nostri Soldati per impedirlo aveano 
scavato una grandissima fossa a traverso sino alle 
valli , che impossibilitavagli il transito . Ali' opposto 
Azzo 9 Simone ^ e Guido da Correggio colle genti del- 
la Lega , superato ostilmente il passo della Taglia- 
ta, passarono sul Reggiano, e indirizzatisi a Luzzara, 
presero quella Terra per forza sottoponendola all' in- 
cendio; e scorrendo quindi tutto il territorio di Man- 
tova posto di qua dal Po, sino in faccia a Borgofor^ 
te, e pili oltre, minarono U terra di Reggiolo, l'Iso- 
la di Zara, Suzzara, S. Benedetto , e tutti i villaggi, 
saccheggiando ogni casa , rubando il bestiame , e im- 
prigionando persone (a). 

Ora 



(fl ) Item eodem anno de mense /unii tota suo perfof\lo cum maxima quantitjte 
dorr/itius Raynaldus de Bonacolsis dicius equitum , & pedilum per terram , *-^ F"" 
Dominus Passfrinus Dominus Mantuce cum Fadam , & Murchiones Estenses cum eo- 



L I B R O IV. Z41 

Ora poiché tutto questo tratto di paese, salvo U 
Castello , e^le Torri di Reggiolo , il cui presidio 
stette sempre saldo alla divozione di Passerino , fu ri- 
dotto in potere della parte Guelfa , volendo il Cardi- 
nal Legato rinfiunerare il valore de' nostri Corregges- 
ehi , i quali si erano cosi bene adoperati coli' armi 5 

^do- 



[nm gente , & cum suo navilio hostlliter 
venire voluerunt super distrucìum Parmen- 
sem in partibus Castri Cualierii , & Beru- 
pti ad damnifìcandum Episcopatum Parmce . 
Sed cum hoc scltum fuit in Parma , milites 
EcclesKZ , & soldati- omnes pedites , & equi- 
tes domini Legati cum gente districius Par» 
mot de ultra Hentiam cuccurrerunt^ ad par- 
tes illas : similiter & Domini de Corrigia 
cum gente sua cuccurrerunt ad Terram Gua- 
stalla , & Jhl super ripa Paudi cjj ipsa 
Terra usque Brixellum castrametati fuerunt ,' 
ita qued viriliter prohibuerunt praedicìmm 
Dominum Passerinum , & gentem fuam 
arivare ab ifta ripa Paudi 5 & facia fuit quoe- 
dam' fovea magna desuptus Guastallam us- 
qae ad valles ^ ne possen t ^ib idem transire . 
Unde dicius Dominus Pì^wkfius cum suis 
sequacibus cum Navilio suo per Paudum , & 
per Terram venit usque ad Turricellam de 
ripa Taronis , ^redens transire ab ista parte 
in aliquo loco , sed semper nostra gens , & 
homines de Colurnio y & de . . , . . cum di- 
esis soldatis Ecclesice erant'ab ista parte , 
& prohibuerunt diciurn passum . Soldati ve- 
ro Ecclefix maxima daw,na intulerunt in 
Terra Castri Gualterii causa vlclualium , & 
alibi in pluribus , & contra voluntatem per- 
sonarum intrabant domos , & casamenta , & 
Turres earum , & stabant ibi , & accipie- 
bant robam indijferenter omnibus , ita quod 
multi ex eis occidebantur . 

Ipem "eodem tempore propter prcedicia 
unus Poni incastellatus fuit facius in flu- 
m-ine Paudi versus Guastallanf , vS' unus 
fllius versus Bnxillum , 6» muniti fuerunt 



de soldatis , qui prohibeba^ Navitla Domi- 
ni Passerini ire iS» redire per Paudum , 
s^d non duraverunt dicìi Pontes . 

Item eodem tempore de mense Junii 
Domini A\o , Symon , & Guido de Corri- 
gia cum aliis eorum fratribus , & cum tota 
sua gente pedestri , & equestri , & cum ma- 
xima quantitate Soldatorum Domini Legati 
peditum , & equitum ad instantiam dicìi 
Domini Legati hostiliter transierunt Taya- 
tam , & iverunt ad terram Lu\arice , & 
ipsam terram prò farcia habuerugt , & in^ 
cendio , & ruince supposuerunt ^ deinde iverunt 

ad & poniem habuerunt , &^ totam 

contratam , d.einde usque ad Burgum fortem , 
& praliati fuerunt Turres , & Pontem ab 
isto latere , & ipsas turres habuerunt , & 
combusserunt cum maxima quantitate dicii 
Pontis ; deinde per totam illam contratam 
indifprenter , &• omnes terras , & villas In- 
su ae .Lu\\arice , & Lnsulce Zxr£ , 6* Sub\a- 
ree , & Sancii Benedicci de Polirono omnef 
indiferenter circa Paudum habuerunt , & 
Burgum Ra\oli , omnia incendio , & ruince 
ponentes , ita quod citra Padum non reman-^ 
sit , aliquid Domino Passerino , nisi solum 
Castrum , seu Turres de Ra\olQ . Bestia 
vero , & res , colcedrct , robx robotatce , 6* 
guadagnate^ fuerunt inestimabiles , 6" infini- 
tcr: nam soldati^ & alii qui fuerdnt ad 
proedicìa inveniebant plaustra , 6- boves & 
caregabant de culcedris , & aliis arnesiis > & 
conducebant res quo voluerant , Similiter 
personas quamplures captas , , & detetitas du- 
xerunt . Chron. Pannen. Frjigmenta inedia 
jiz. . Giornale citato pag. 91 , e ^2 , 



Tom. L 



hh 



242 /STORIA 

donollo a^ medesimi ^talmente , dandogliene a nome 
del Papa la Investitura (a) . I Reggiani intanto ve- 
dendo trionfare la parte della Chiesa, deliberarono dì 
aderirvi essi pure , e poiché il Castello di Reggiolo ^ 
sul quale essi aveano diritto, stava ancora dipendente 
da Passerino , fu consigliato da Bonifazio de' Tacoli 
j^ 27 nell'anno appresso, che vi si mandasse buon numero 
di soldatesca , e che ad un tempo si avvisasse il Le- 
gato , perchè mandasse soccorso (è) . Avevano però 
nel tempo^ medesimo i Ghibellini tenuta una Dieta in 
Trento , cui si trovarono Marco Visconte , Obizzo 
d' Es:e, Cane della Scala, Guido Tarlato , Castruccio 
Castracani , ed altri , ove deliberati di non voler pili 
veder sospesa l'elezione di un successore all'Impero, 
chiamarono a Milano Lodovico il Bavaro , già fin 
dalla morte di Arrigo pretendente a quel grado , e 
dierongli la Corona di ferro . Per la qual cosa pren- 
dendo la fazion Ghibellina coraggio , potè Passerino 
vincere finalmente il passo del Po , e recar l'armi in- 
torno a Guastalla per vendicarsi de' Correggeschi , i 
quaU tenevano tanta parte del Mantovano di qua . 

JJ 



( a ) Item eodem tempore omnes pr<je-^ J^ concessa fuerunt per dicium Dominum 
dicice Contracice , & Insulce , 6' homines , &> Legatum aucioritaix Apostolica pnsdicìis Do- 
personoe illarum , & Terree , Villce , &• lo- mints A\oni , Simoni , 6« Guidoni de Cor- 
ca omnia diciarum Insularum Lu\arice , & rigia in perpetuum ad habendum , tenendum. 
Suolane , 6" San3i Benedicli , & quidquid .& possidendum pieno jure . Ibidem . 
erat a Paudo cura , cum omni junsdiciione y ( ir ) Docum. prtsSSO il Tsicoli P. I. 
ó' cum omni dominio datce , 6* attributoe , pag. 184 . 



L I B R O IV. X43 

Il Leo-ato benché, come dicemmo , ne li avesse inve- 
stlti , e dovesse però concorrere a serbarne loro illesa 
la signoria , sembra che punto non si movesse : ©nde 
conoscendo i nostri Signori di non aver tanta forza 
da difendere alla Chiesa le Terre a Passerino già tol- 
te, rinunziatele tosto in man del Legato (b)^ si ritira- 
rono colle forze loro in Guastalla, parendo loro di fa- 
re assai guardando que' luoghi piii forti , de' quali go- 
devano un pili antico possesso . Non però senza sde- 
gno dovettero venire a tal cessione , né senza accen- 
dersi di voglia d' abbandonare il partito Ecclesiastico . 
E in verità l'anno 1328 diedero alcuni segni , cheiJ^S 
parvero assicurare la loro già prossima , e quasi effet- 
tuata ribellione al Legato , ed al Papa ; mentre strin- 
sero amichevolmente unione , con Cane dalla Scala , e 
quel che pili importa , con Orlando Rossi , il quale 
espulso da Parma il Legato , prese a signoreggiar la 
Città (è)- 

Di pili allorché Marsilio Rossi, Giberto, e Ni- 
colò Manfredi entrarono in Reggio per toglierlo ai 

Guel- 



( a ) "Sed in sequenti anno propter ac- manibus Domini Legati , & Ecdesiac dialce 

cessum facìum per Dominum Passerinum , Concessioni diàarum lerrarum ^ & jurisdicìio- 

& gentem suam cantra Terrant Guastallae , ni earum in totum . Chron. Parni. Fragm. 

& alio» de ripa Pandi , praédicii Domini de loc. eie. p^g. 94 . 
Corrigia renuntiaverunt propria voluntaie ij^ {b) Jo. Judicis. Chrori. Parm. MS. 

■m, hh z 



244 ISTORIA 

Guelfi , ebbero in loro compagnia Azzo da Correg- 
gio fa), il quale con suo fratello Simone, collo stes- 
so Marsilio , e Andreasio Rossi ebbe mano a far che 
Padova cadesse in potere di Cane^ , da cui nell' anno 
medesimo era stato soccorso Luigi Gonzaga, nell'abbas- 
Ijk ^ sar che fece la potenza de' Bonaccolsi , e togliersi la 

signoria ^ Mantova. • • «* 

Non erano queste picciole prove dell'animo can- 
giato ' de' Correggeschi : nulladimeno poco vedendosi 
corrisposti da' Ghibellini, e invidiando a Orlando Ros- 
si il predominio , che arrogavasi in Parma , o non si 
staccarono totalmente dalla parte Guelfa, o se staccati 
se n'erano, facilmente alla medesima si ricongiunsero. 
1329 Quindi allorché nel 1329, recò il Legato a Parma 
la guerra, onde abbattere l'orgoglio de' Rossi , venne 
Simone con molte armi a guardar il passo del Po 
la favor della Chiesa ; ed a Marsilio da Carrara , man- 
dato da Cane dalla Scala per soccorrere i Rossi , con 
tanto ardir fece fronte , che gran pericolo corse Mar- 
silio di rimaner prigioniero , se a Casalmaggiore con 
fuga molto sollecita non ritiravasi (b) . Così ajutato 
il Legato da' nostri, potè costringere Parma ad arren- 

der- 



( a ) Corlo Istoria di Milano P. j. pag. aoi» 
iè) Histor. Cortus. tib» 4 cap. i. 



L I B R O IV. Z43 

dersi, sforzandola ad accettare Eimerlco di Novalco , 
ivi mandato in qualità di Nunzio Appostolico , per- 
chè a nome del Papa vi risiedesse . Intanto i Cremo- 
nesi accogliendo nella loro Patria Lodovico il Bava- 
ro, si fecero da esso lui investire de' luoghi, che pre- 
tendevano 5 e lo indussero a confermar loro il diritto 
sopra Guastalla, e Luzzara (a) ^ giacché riguardando 
i Correggeschi come nemici , decaduti li riputavano^ 
dalle cessioni , che di ogni ragione già goduta per 
essi nelle indicate Terre, avevano fatte in addietro a 
Giberto loro Padre. 

Morì in questo mentre Cane dalla Scala gran 
partigiano de' Ghibellini , di che i Correggeschi mo- 
strarono assai festa, ordinando in Guastalla, e in tutto 
il loro dominio fuochi di allegrezza (è). Ma non ob- 
bliando le voci del sangue, cavalcarono tosto con mol- 
ta soldatesca alla volta di Verona , ove assicurarono 
Alberto , e Mastino dalla Scala nipoti loro nella si- 
gnoria di quella Città , e nel dominio di Vicenza , 
Padova, e Trevigi . Forse questo loro atto sospetti 
li rendette al Nunzio, che in Parma tenea residenza 

il 



( e ) Bavarus ex Marcarla se recepii berti ) de Corrigìa Parmen. & Lucerice 

Cremonam , & ibi habuit deUcium militum , Passarino de Bonaczohii olim concessis per 

& die il, Junii procurante P ansino Cré" Henricum septimum ejus prcecessorem . Ca- 

monensibus concessit Privilegium Fluminis vicell. Anna!» Cremon. ad an. i^^f. Care 

Olei lenus egrum Cremonense , una cum op^' 123. . 
pidis Guardastalli Cbenrdo ( deve dire Gì- {a) Chron, Parm. Fragui, log. cit. 



246^ ISTORIA 

il quale avendo anche motivo di dubitare^ della fedel- 
tà di Orlando Rossi , e di alcuni altri , accusolli se- 
cretamente al Legato , cui piacendo di assicurarsi del- 
le persone loro, finse gravi negozj da comunicare con 
essi, ed invitò a Bologna il Rossi , Guido da Correg- 
gio, Gian Quilico Sanvitali, edAzzo Manfredi Signor 
di Reggio , che assiem col Nunzio ivi giunti 5 furono 
fJal Legato a t8 di Agosto iiiiprigionatf . 

Fu cosa facile al nostro Guido il liberarsi da 
ogni imputazione , se pur è vero , che rimanesse co' 
predetti imprigionato , giusta 1' asserzione di alcimi 
antichi : ma non potè già la parte de' Rossi far co- 
stare la sua innocenza , giacché Marsilio fratello del 
carcerato Orlando, intesa appena la trista novella, in- 
dusse i Parmigiani a ribellarsi al Legato , e spedì to- 
sto Pietro suo figliuolo a Lodovico il Bavaro implo- 
rando soccorso . In questo scompiglio usciti i Correg- 
geschi da Parma si rifugiarono a Castelnuovo, a Bre- 
scello , e Guastalla , sforzando tutta la gente di cam- 
pagna a trasferir in questi castelli tutte le vettova- 
glie , giacché imminente vedevano T irruzione de' ne- 
mici a danneggiarli . Né s' ingannarono punto , per- 
chè tornato Pietro Rossi con un buon corpo di Ale- 
manni ottenuto dal Bavaro , avanzò il passo su i 
territori di Castelnuovo , Brescello , e Gualtieri , ove 
con grandissima crudeltà dando il sacco all' abitato , 

la- 



L I B R O IV. Z4J 

lasciò in preda alle fiamme quanto non potea recar 
seco (a). 

Voleva li Bavaro dal distretto Cremonese passar- 
sene a Parma egli stesso , e i Rossi che Io attendeva- 
no con grande impazienza, fecero correre una falsa 
voce , per cui tutta l' armata Guelfa si persuase voler 
egli varcar il Po a fronte di Guastalla. Datasi fede a 
total diceria , il giorno 7 di Novembre alzaronsi le 
bandiere della Chiesa , ed alla volta nostra marciò 
tutto il campo, affine di far ostacolo al minacciato 
passaggio (3) : ma nell'atto che si prendevano i po- 
sti , e meditavansi vanamente le imprese , udissi novel- 
la certa , che per altra strada era già il Bavaro en- 
trato in Parma , e che ai Rossi av evane conceduto il 
governo, creandoli suoi Vicarj, 

Conoscendo il Legato di non poter abbassare la 
potenza de' Rossi se non se col chiamare in ajuto un 
braccio ancora pili forte di quel che aver potessero 
i nostri piccioli Signori di Lombardia; pretenJesi che 
invitasse a opprimerli Gioanni Conte di Lucembur- 
go, e Re di Boemia , il quale entrato a far faccende 
in Italia , e tolta Brescia a Mastino della Scala, non 
dava a conoscere punto se piìi per i Ghibellini , che 

per 



(a) Chronic. Reglense anno 152?- veniendi Imperatorem y quem audicrant velU 
( b ) Die VII. Novembris iverunt Cen- transire Padum , Ibidem . 
tes Ecdesice versus GuastalUm , causa in- 



Z48 ISTORIA 

per i Guelfi genio , e propension l'accendesse l II ve- 
ro fa, che videsi il Re stendere a Parma i §uoi desi- 
dierj, e che entratovi finalmente jl giorno z dì Marzo 
13 31 del 13 31 ne discacciò i Ghibellini , e fu dal Popolo 
acclamato Signore della Città. Nel dì 9 di Aprile in- 
vitò ì riostri Correggeschi , e gli altri Fuorusciti a 
ripatriare (^); né tardò molto a donar la sua grazia 
aache ai Rossi, rimessi per esso in Patria, e sublimati 
agli onori , lo che non potè succedere senza grave 
doglia de' Correggeschi , i quali dopo aver cooperato 
a fargli acquistar Parma, non avrebbero forse voluto, 
q.\ì ei favorisse tale casato , sempre avverso alle loro 
fortune. 

Leggiamo nella Storia de' Cortusi , che Azzo da 
Correggio, uno de' quattro fratelli consignori di Guai^ 
, stalla , fu aderentissimo al Re ; ma altrettanto non av- 
venne di Simone , Guido , e Gioanni , perchè recato- 
si già il Re in Alemagna, lasciando in Parma Carlo 
suo figliuolo sotto la cura di Lodovico di Savoja ; e 
fattasi contro di lui una lega tra Alberto , e Mastino 
dalla Scala , Rinaldo , ed Obizzo d' Este , Luigi Gon^ 
^aga , e figliuoli , che possedevano di qua dal Po la 
Mirandola, Quarantoli, Reggiolo, Suzzara , e Luzza- 
ra 9 deliberarono essi pure di entrare in detta le- 

■i > I J » ii .i i . I l I I, . 1 j m III I . 1 « s. » 

" ' ■ ■ " ' ^ '■ i-l— ^ • I . I . . J." >IH ' 

( a ) Jo? Judicis Clirpn. Parm. MS. 



L I B R O IV. 249 

ga per favorire il loro nipote , Mastino della Scala , 
che bramava ardentemente 1' acquisto di Parma . Sco- 
perta questa loro aderenza, vennero scacciati dalla Pa- 
tria , e privati furono per forza di Brescello , che 
smantellato rimase ; e fu per avventura in quel tem- 
po , che il passo del Po di detto luogo , come affer- 
ma il Sansovino, venne per il Re Gioanni conceduto 
ai Rossi (a). La lega intanto fattasi molto forte spa- 
ventò' cosi il Re , che ritornato in Italia per opporsi 
a' suoi nemici , conobbe necessario il partirsene . Allo- 
ra i nostri sempre pili infervoraronsi di voler intro- 
durre Mastino nella signoria di Parma: onde con sol- 
datesche avute da esso lui, vennero nel Gennajo del 
1334 a Brescello, e ricuperatone il dominio, lo fortifi- 1334 
carono (è) • Capitani della lega erano il nostro Gui- 
do da Correggio , e Ricciardo da Camino , i quali 
steso un Ponte sul Po in faccia a Brescello , trassero 
di qua gran moltitudine di soldati , e cominciarono 
ad assediar Parma, scorrendo sovente fin sotto Je por- 
te di essa (e) . Nel tempo stesso Guido maritò Bea- 
trice sua figliuola a Marsilio da Carrara , e celebrate 

ne 



\ 

( « ) Sansovino Famiglie Illustri care. Tom. Vili. 
^7- (*) Hiscor. Cortus . Lib. 5. cap. 8. 

( b ) Chronic. Veron. Rer. Italie. 

Tom. L il 



zòo ISTORIA 

ne furono a' 13 di Luglio in Verona solennemente| le 
nozze (a). 

Vedevansi i Rossi a mal partito ridotti, né poten- 
dosi più difendere da Mastino , e dai Correggeschi , 
stavano in pensiero di darsi volontariamente all'ubbi- 
dienza di Alio Visconte. Ma prevenuti dallo Scalige- 
ro con allettativi , e belle promesse , chiamarono i 
Parmigiani a consiglio il giorno 15 di LugTio del 
^335 ^^^^ » ^ proponendo ciò che meglio convenisse di fa- 
re , deliberarono di dargli l'ingresso nella Città, di 
che spedirono a lui messaggieri con, sì gradita amba- 
sciata . Mastino accolse amorevolmente i Nunzj , e 
mandò innanzi Alberto suo fratello con tre mila ca- 
valli , e molti fanti , accompagnato da' quali entrò so- 
lennemente in Città il dì 21 dello stesso mese (è) . 
Sopraggiunse poco dopo Mastino corteggiato dai Cor- 
reggeschi, e con molto giubilo accolto da' Parmigiani, 
ebbe da essi promessa di ubbidienza , e vassallaggio • 
Creò egli allora suo Vicario in quella Città il nostro 
Guido da Correggio (e), e lo investì di Brescel- 
lo (e/) , e ad Azzo già ridotto al suo partito confer- 
mò Berceto , e Guardasone, conferitigli prima a livel- 
lo 



(a) Ibid. cap. 7. (e) Histor. Cortus Lìb. 5. Gap. io. 

(è) Jo: Judicis Chron. Parm. MS. (d) Sansovino tamiglie lU.Carc. 272. 



L I B R IV. zòi 

lo da^ Par iiighni col mero , è misto Impero (a). Ai 
Gonzaghi suoi alleati diede la Città di Reggio , e fe- 
ce i Marchesi d' Este in Modena ritornare. 

Sembra , che da quest' ora in g"u cominciassero 
a splendere in Guastalla giorni più sereni, e tranqnil- 
h 5 e comechè ci manchino documenti , onde con si- 
curezza affermare le cose , che noi conghietturiamo , 
parne tuttavolta di poter dire , che sedati i bellicosi 
tumulti , e ricomposti gli animi alla sempre desidera- 
bil pace , intraprendessero i Guastallesi a risarcire la 
Patria tante volte arsa , e distrutta . Io son di pare- 
re , che circa i tempi presenti alzata fosse l'antica for- 
tissitna Rocca , alla cui demolizione sudarono sulla fi- 
ne dello scorso secolo le milizie spagnuole: impercioc- 
ché ragionevol cosa mi sembra , che i Correggeschi , 
alcuno de' quali doveva qui tenere la residenza ordi- 
naria , avessero a volervi un asilo sicuro ; perchè se 
Giberto loro padre credette opportuno il demolir qui 
ogni sorte di fortificazione , come vedemmo, egli lo 
fece sul timore , che riacquistato per avventura que- 
sto luogo dai Cremonesi suoi nemici , non potes- 
sero servirsene a danneggiarlo . Ma ora che la Ca- 
sa da Correggio assicurata se n era, dopo tanti an- 
ni, 



( 4 ) Sansovino loc. eie, 

li Z 



dòz ISTORIA 

ni, e tante vicende, il dominio, facea mestieri di 
alzarvi qualche magnifico edifizio , che di alber- 
go , e sicurezza insieme servir potesse ai Domi- 
nanti . V 

So che opponsì a questo mio sentimento l'espressione 
della marmorea iscrizione posta sulla moderna Torre del 
Pubblico ,eretta sopra le mine dell'accennata Rocca , la 
qual ci fa credere, essere stata la Rocca innalzata dai 
Torelli (a) . Ma che prima' della venuta de' Torelli a 
Guastalla fosse già in piedi la Rocca , riman chiaro per 
varie antiche carte de' primi tempi del lor governo , 
in cui essa vien mentovata , ed anche piii dagl' istru- 
menti della vendita, che poi fecero di Guastalla a Fer- 
rante Gonzaga , ne' quali sempre si dichiararono di 
vendere fra le altre cose i bonificamenti della Rocca , 
fatti fin dai tempi del primo Guido , che l'ebbe in 
feudo nel 1406 : segno evidente, che sorgeva la Roc- 
ca, allorché Guido qui venne. In fatti il Proposto Re- 
sta , che videla in piedi , assicuraci , che vi si scorge- 
vano in pili luoghi le armi de' Visconti , che prima 
de' Torelli immediatamente vi signoreggiarono : e seb- 
bene da queste , e da altri indizj egli argomentasse ^ 
che fosse eretta ai tempi di Luchino , di cui fra po- 
co 



(<z) Turris a Taurellorum gente antìquiius hoc prope Forum condiu simul cum 
Arse &c. 



LIBRO IV. Z33 

co si parlerà, tuttavia tali segni non altro indicar vo- 
gliono , se non che ì Visconti scacciati che ebbero di 
qui i Correggeschi , alzaronvi le loro armi in segno di 
signoria : ma punto non provano , che eglino una tal 
fabbrica ergessero ; parendo pili probabile , che si des- 
se cura di innalzarla , chi soltanto poteva abbisognare 
di abitarvi, e difendervisi. 

Ora tornati i nostri Correggeschi nella Città di 
Parma , sfogarono l' antico loro sdegno contro de' Ros- 
si , scacciandone Pietro ^ e Marsilio nel Febbrajo del 
1336 (a) 5 i quali esuli mancaron di vivere V anno j^^ 5 
appresso , il primo in guerra sotto Monselice combat- 
tendo a prò di Marsilio da Carrara , e l'altro natu- 
ralmente ,- distrussero il Palazzo di Ugolino Rossi Ve- 
scovo di Parma , del cui materiale si valse Azzo a 
fabbricare la Rocca di Colorno (è); imprigionarono 
altri della stessa famiglia (e), ed in ogni altra manie- 
ra tentarono di vendicarsi di quella Casa . In occasio- 
ne poi, che l'anno 1340 si tece gran festa in Man-j^^,3 
tova per le contratte nozze di tre Signori della Casa 
Gonzaga , ad onorar le quali concorse anche Mastino 
dalla Scala , il nostro Azzo sposò egli pure una fi- 
gli uo- 



( M ) Hìstor. Cortus. Lib. 6. cap. i. ( g ) Histor. Cortws^ Lib. 7. cap. 4, 

(*) Joj ludicis Chron. Parmen. MS, 



^34 ISTORIA 

gliuola di Luigi Gonzaga (a), dal qual maritaggio 
sembra esser nata fra i Correggeschi , e i Gonzaghi 
tale alleanza , che fu ben tosto a Mastino funesta . 
Conciosiachè tiranneggiando questi la Città di Parma 
oltre il dovere , e nauseatisene ì Correggeschi medesi- 
mi , quantunque da esso lui sopra gli altri amati , e 
distinti, lasciaronsi facilmente indurre a non voler pili 
Mastino per loro Signore ; onde contratta lega con i 
Gonzaghi, e con Luchino Visconte Signor di Milano, 
convennero di dar dopo quattro anni quella Città a 
Luchino , se avesse voluto ajutarli a liberarsi dalla 
soggezione dello Scaligero. 

Non fu però necessario attendere gli apparati di 
guerra prima di eseguire il meditato disegno ; poiché 
la notte , che precorse il giorno 21 di Maggio, tro- 
vandosi i quattro fratelli in Parma, levarono rumore, 
e facendo credere , che Bonetto da Malvicina Mini- 
stro di Mastino avesse voluto insultarli, presero le ar- 
mi , e combattendo prevalsero sopra le milizie dello 
Scaligero, che scacciarono fuori della Città, ritenendo 
prigione Bonetto, siccome ne scrissero ad Albertino da 
Carrara (b) . Prendendo intanto Guido da Correggio 
il governo della Città, ebbe un pronto soccorso di 

sol- 



ca) Aliprandina cap. 5J. presso il (3) Histor. Cortus. Lib, 8. cap. f. 

Murac. Ancic^uit;. Ital. hUdìì J£.vì Tom. 5. 



LIBRO IV. 233 

soldatesche inviategli da Filippino Gonzaga (a) ; il 
che vedutosi con molto, rincrescimento da Mastino , 
cui premeva il ricuperar Parma, fatta lega con Obiz- 
zo d' Este , e inviate le sue genti a danni del Manto- 
vano , e fatti scendere i Modenesi , e molti Bolognesi 
a dar il guasto alla campagna di Reggio , non sen- 
za molestia probabilmente di Guastalla , fece , che 
i Gonzaghi ad una tregua seco lui facilmente disce- 
sero . Non ebbe tuttavia il contento di riaver Par- 
ma, che fu ben custodita dai quattro fratelli da Cor- 
reggio , il primo de' quali , cioè Simone , cessò final- 
mente di vivere correndo il 1344, con lasciare un fi- 1344 
glio nominato Cagnuolo . 

Spirava il termine, in cui dovevasi, secondo i 
patti , rilasciar Parma in balìa di Luchino Visconte : 
ma Azzo più all' interesse , che all' onore inclinato , 
accordatosi con Gioanni suo fratello, e col nipote Ca- 
gnuolo , senza farne motto a Guido , trattò di ven- 
derla ad Obizzo d' Este , e strettone il contratto in 
prezzo di sessantamila , o come altri scrivono, settan- 
tamila ducati , ve lo introdusse nel mese di Ottobre 
dell'anno predetto (è), ritirandosi egli forse a Castel- 
nuovo , dove Gioanni si tratteneva . Vedendo Guido 

in- 



( a ) Equicola Commenc. di Mantova ( h ) Chronic. Mutin. Rer. Icalic. 

Lib. a. pag. 7^. Tom. XV. 



zòff ISTORIA 

inondata la Città dalle genti dell' Estense , condotte 
da Giberto Fogliano, fnggi con Giberto , e con Azzo 
il giovane suoi figliuoli alle sue Terre, e fermandosi 
egli in Brejcello, mandò Azzo a Correggio, e Giberto 
a Guastalla (^) , onde vegliarne alla difesa. Dolse a 
Filippino Gonzaga dell'ingrandimento ddC Estense , e 
però mandò genti a danno del distretto di Ferrara; il 
che fu cagione , che volendo 1' Estense rendergli la 
pariglia , spedi il Fogliano a Reggiolo , Suzzara, San 
Benedetto , e Sermide , acciò ruinando codesti paesi 
posseduti dal Gonzaga , l'obbligasse a ritenersi dalle 
intraprese ostilità (^). 

Il primo mettersi in armi di Filippino era stato 
per secreta doglia di non aver potuto egli acquistar 
Parm.a : pure veggendo esser pensiero inutile quello 
di aspirarne al dominio , si dispose ad ajutar il Vi- 
sconte , che acceso di collera nel vedersi deluso, pre- 
paravasi già a battaglia . Anche il nostro Guido da 
Correggio co' due suoi figlj spiegò in Guastalla , e 
nelle altre sue Terre, bandiera a favor di Luchino , 
e convenne col Gonzaga di tendere una imboscata 
all'Estense, allorché da Parma, ove era andato a far- 
si riconoscer padrone , a Modena ritorna,sse . Così di 

fat- 



(a) Chrojiic. Regiense , 

( b ) Pietro Melli Cronica di Reggio presso il Tacoli P. II. pag. jo8. 



LIBRO IV. zòy 

fatti si fece , perchè uscito Obizzo da Parma il se- 
sto giorno di Decembre , e ricoveratosi la notte a 
Montecchio, prosegui la mattina seguente il suo viag- 
gio. Cavalcavano innanzi a lui Giberto Fogliano , e 
Gioanni da Correggio poco o nulla guardinghi , non 
sospettando d'insidie, quando giunti a certo passo fra 
il Crostolo , e Rivalta , furono assaliti dai nostri , e 
gagliardamente provocati ad armeggiare. L'essere stati 
colti alla sprovveduta nocque certamente ai nemici , 
fra i quali assai rimasero morti , ed altri prigioni , e 
nel numero di questi fu ancora Gioanni da Correg- 
gio, rimasto in mano di Filippino, che a Mantova! 
nelle sue forze mandollo. Il Marchese Obizzo che in 
compagnia di Ostasio da Polenta, e di Azzo il vec- 
chio da Correggio seguiva l'attaccata vanguardia de 
suoi , accortosi del pericolo tornossene addietro , e ri- 
fugiossi in Parma novellamente , mentre il Gonzaga , 
e il nostro Guido rimasero vincitori . In queir attacco 
portato essendosi valorosamente il giovane Giberto da 
Correggio figlio di Guido, venne dal Gonzaga creato 
nello stesso dì Cavaliere {a). 

I Parmigiani intanto vedendosi dalla parte di 1345^ 
Brescello, e Guastalla continuamente molestati dai Cor- 

reg. 



( a ) Gazata Chronic, Regien. Rer. Ital. Tom. XVIII. 

Tom. I. kk 



2Ó8 ISTORIA 

reggeschi (^:), e superiormente danneggiati dal Vis- 
conte, che andava tutto giorno acquistando paese, 
tentarono di scuotere il giogo dell'Estense, per darsi 
in balìa del Visconte, mediante una sollevazione fatta 
il giorno 4. di Aprile dell' anno seguente : ma questa 
non ebbe l'efFetto bramato, poiché Francesco d'Este, 
che stava in Parma come Vicario del Marchese Obiz- 
zo suo Zio, coir armi alla mano la spense (è). In 
questo mezzo il nostro valoroso Guido da Correggio 
Signor di Guastalla correndo il mese di Agosto venne 
al termine de' giorni suoi con molto rammarico di chi- 
unque lo conosceva (e), per essere personaggio di bel- 
lissime qualità adornato : e lasciando eredi i mentova- 
ti suoi figli Giberto, ed Azzo, tramandò in essi il 
desiderio di veder giungere il Visconte nel dominio 
di Parma. 

Ma vedendo il Marchese Obizzo di non poter 
in modo alcuno romper quella catena , che sulle no- 
stre rive era tesa dai Correggeschi , onde vietargli 
il passaggio sul Parmlggiano, volse tutti i pensieri 
suoi a tal fine. Teneva egli nelle sue carceri di Ferra- 
ra Cagnuolo da Correggio figliuol di Simone, giacché 
voluto aveva abbandonare le sue bandiere, ed eragli 

riu- 



( a ) Sansovino Ritratti dèlie Città ( b ) Chronic. Esten. Rer. Ital. T. XV. 

d' Ital. Tit. Parma . ( e ) Chronic. Estens. 



L I B R O IV. 139 

riuscito di fermarlo al Bondeno. Costui aveva già 
posseduto il Castello di Gualtieri tra Guastalla, e Bre- 
scello, che presentemente governavasi dai figliuoli di 
Guido : però chiamatolo a se 5 e perdonatogli il com- 
messo errore, si mostrò pronto a rimetterlo per forza 
d'armi nel suo perduto Castello, sperando che aves- 
se poi a favorire più fedelmente la parte sua. Adun- 
que nel mese di Novembre colia scorta di molte sue 
milizie mandò Cagnuolo sotto Gualtieri, e benché ra- 
gionevolmente dovessero Giberto ^ ed Azzo colle Gen- 
ti di Guastalla , e di Brescello far tutti gli ostacoli 
possibili, onde impedirgliene l'ingresso , nuUadimeno 
colle forze che seco aveva lo ricuperò, dandosi tosto 
a fortificarlo, e munirlo di ripari , e di macchine per 
resistere ai Mantovani (a), ai Guastallesi , e Brescel- 
lesi , ed a chiunque teneva la parte del Visconte * 
Allora Filippino armò le sue genti , e venne con esse 
a combattere quel Castello {b) . Ignoriamo le circo- 
stanze di quella guerra , che interessando moltissimo i 
Guastallesi, dovette costringerli a menar le mani. Non 
sappiamo neppure qual ne fosse l'esito ^ tanta è 1' os- 
curità delle cose di que' torbidi tempi . 

Che i nostri Correggeschi abbandonassero poi l'ami- 

ci- 



(a) Chronic. Mutin. Rer. Italicar. {b) Chronic. Regiens. 

T. XV. 

kk z 



x6o ISTORIA 

cizia di Filippino, e che di più tentassero di ammaz- 
zarlo in Reggio neir orto de' Frati Minori T anno 

a 3 4Ó 1346 5 è un equivoco troppo massiccio , anzi un er- 
rore dell'Angeli (a) ,• perchè il Gazata storico Reg- 
giano , e contemporaneo ci fa sapere , essere stati 
colpevoli di queir attentato i Roberti , e 1 Manfredi , 
i quali perciò privati degli onori militari andarono a 
servir nell' esercito dell' Estense (b). E tanto è vero , 
che i nostri perseverarono ancoi^a nella fedeltà pro- 
messa a Luchino Visconte , e a tutta la lega , che al- 
tre Terre loro situate sul Parmigiano furono nel mese 
di Agosto assai danneggiate dall' Estense , trascorso 

^ colle armi in quelle parti (e) : la qual cosa non sa- 

rebbe certamente avvenuta, qualora abbandonato il 
primiero partito, amici dichiarati si fossero della parte 
contraria. Sostenendo adunque egUno gagliardamente 
colle armi i diritti di Luchino, stancarono tanto il 
Marchese Obizzo, che prevedendo di non potersi piii 
a lungo mantener fermo nella Signoria di Parma, la- 
sciossi Intendere in un parlamento tenuto a Verona 
con Gioanni Visconte Arcivescovo di Milano fratello 

di 



{a) Istoria di Parma Lib. II. pag. Gazata loc. cit. 
184 . ( e ) Die XI, dicìi Mensìs ( Augusti) 

{ b) De mense Martii licentìati sunt equitavit exercitus Domini Mastini , & 

Koberti , & Manfredi ab illis de Gon\agay Marchionis Couriachum , deinde iverunt 

qui traciaverunt occidere Dominum Philip-^ Parmam , & ad Guardasonum damnifica»' 

finum in horto fratrum Minorum post ves» do illos de Corrìgia , Ibidem , 
peras , in quetn intrabat causa solatìi , 



L I B R O IV. %6i 

di Luchino, d'esser pronto a rinunziarla al pretenden- 
te rivale, ogni volta che sborsar gli volesse il denaro 
già speso per ottenerla dal vecchio Azzo da Correg-, 
già. Fu accettata la condizione, e nel mese di No- 
vembre contratta la pace (a) , videsi Luchino Vis- 
conte entrar al dominio di Parma. 

Parerà a ciascheduno che legge , di dover nell' in- 
grandimento di Luchino vedere non clie assicurata , 
migliorata eziandio la fortuna de' nostri Correggeschi 
padroni di Guastalla , i quali tanto si erano affaticati 
per lui. Nulladimeno la maligna loro sorte voluto a- 
vea , che ponessero fidanza in un Principe amante sol- 
tanto dell'interesse proprio, e nudrito del barbaro ge- 
nio di rendere infelici que' medesimi uomini, che s'im- 
pegnavano a farlo piti grande e possente. Se ne av- 
videro ben tosto eglino , allorché nello stesso mese 
che die principio a governare in Parma, fece man 
bassa di tutte le pili forti e ricche famiglie, privando- 
le de' loro Castelli, e Rocche, talché in quella Città 
non parve dover essere pili distinzione tra i Nobili , e 
i Popolari (&). Ld Politica umana , assai prima che 
nascesse a svolgerla il Macchiavello , insegnava a Lu- 

cbi- 



(a) Corio Istoria di Milano P. 3. mx suis Oppidis, & fortiliiis omnibus y em- 

pag. 508. nibus acceptis sub sua custodia , & NoSi- 

{b ) Ipso mense ( Novembris ) Do^ les Popularibus ixquavit . Gazata ChroD. 

minus Luehinus privavit omnes Nobiles Par' Reg. loc. cit« 



zffz ISTORIA 

chino, che tanti Feudatarj , e piccioli Principi in uno 
Stato non molto vasto, unir si potevano di leggieri 
ad abbassar la forza del Principe maggiore; e tanto 
più in Parma, dove i Correggi, i Sanvitali, i Palla- 
vicini, ed i Rossi, famiglie ricchissime e potentissime, 
aveano sempre a loro talento abbassato e innalzato chi 
loro meglio pareva. Col pronto espediente per tanto 
di toglier loro la forza, cercò di assicurarsi un perpe- 
tuo dominio nella Città. Che non la perdonasse ai me- 
desimi Correggeschi, le cose che a dirsi rimangono, lo 
fanno chiaramente conoscere, poiché vedremo Guastal- 
la dominata da qui innanzi mai sempre dalla famiglia 
Visconte, rimanendoci anche qualche non dubbia pro- 
va del dominio presovi dallo stesso Luchino nelle Armi 
Viscontee poste nella nostra Rocca colla Lettera L, 
come osservò il Proposto Resta, la quale giusta Carlo 
Torre, da lui allegato, indicar suole i tempi e le ope- 
re di Luchino ( a ) . 

Qualche pretesto avrà ben preso il Visconte affin 
di giustificare atti cotanto violenti: e veramente per 
ciò che risguarda i Correggeschi , non gliene mancava- 
no. Doveva egli pagare ad Obizzo d'Este la somma 
data già da questo al vecchio Azzo da Correggio per 
aver Parma : ed è ben credibile, che volesse esser- 
ne 

» ■- — - 

(a) Resta Memorie MSS. 



L I B R O IV. zffs 

né rimborsato dalla Famìglia: quindi a titolo di rica- 
varne il suo denaro, chieder potè da principio ad usu- 
frutto le Terre di essa , ed anche Guastalla . Di più 
vestendo il carattere di Vicario Imperiale in Italia, po- 
tè allegare la sentenza fulmhiata già da Arrigo VII. 
contro il vecchio Giberto, con cui privato avevalo dì 
questo Castello, senza che mai fosse stata qnesta rivo- 
cata se non dal Papa, che niun diritto consideravasi 
avere nelle giurisdizioni Imperiali. Però dominando e- 
gli anche in Cremona, come il Campo dimostra (a), 
è facil cosa , che assumendo in se le ragioni antiche 
di quella Città, volesse ad ogni modo riunirvi Gua- 
stalla , e richiamarla a se stesso . Sia come si voglia , è 
certo, che tutti i Signori Parmigiani, fra quali non 
erano ultimi i Correggeschi , furono de' loro Castelli pri- 
vati , e tutte le circostanze cospirano a persuaderci , che 
imo de' Castelli tirato da Luchino sotto il suo domi- 
nio, fosse Guastalla : poco curandomi io che qualche 
Scrittore de' tempi più bassi 1' abbia supposta in po- 
tere de' Correggeschi anche più anni appresso ( * ) . 
Perdettero adunque i discendenti del valoroso Giberto 

que- 



( a ) Istoria di Cremona Lib. 3. pag. & A\\o di Correggio , che oltre ciò tenia' 

i)C. no Guastalla nel Cremonese ^ Brescello, 

( *) Il Sardi fra gli altri nella sua Castelnuovo , Monte Chirugolo &c. Ma 

Istoria di Ferrara pag. 199 scrive che questo è un error certamente , perchè 

nel 1371 per tema £ Ambruogio se allega- Guastalla era da' Visconci occupata . 
rono per cinque anni col Marchese Alberto 



zff4 ISTORIA 

questo luogo importante , e fu loro forza nondimeno 
lo star amici del potente Luchino, il quale certamente 
par che gli amasse ,' poiché mandando a Vinegia Isa- 
1347 bella Fiesca sua moglie, nel 1347, acciò potesse scio- 
gliere certo suo voto , dielle fra gli altri in comitiva 
Gioanni da Correggio, e suo nipote Cagnuolo (a). 

Anche Giberto il giovane fu caro a Luchino , 
avendolo impiegato onorevolmente nelle sue milizie ^ 
specialmente allora , che deposto già Lodovico il Ba- 
varo dagli Elettori , e scelto al grado di Re de' Ro- 
mani Carlo IV. figlio di Gioanni Re di Boemia , 
mandollo nel suo esercito a Trento affin di scortare 
nel viaggio quel nuovo Re , che se ne veniva, schi- 
vando le insidie , in Italia . Prese però in tal circo- 
stanza coraggio Giberto; perchè conoscendo non aver 
altro ostacolo al possesso libero di Guastalla , che la 
condanna di Arrigo VII. , tolta la quale parea , che 
Luchino avesse dovuto spogliarsene , e restituirgliela , 
supplicò il Re , anche a nome di Gioanni suo Zio , e 
di Azzo suo fratello , che la volesse annullare, aven- 
do più riguardo alla presente sua fedeltà, che al rea- 
to dell'Avo . Il Re, che benigno era , stando in Bel- 
luno il giorno 17 di Luglio , avuto che ebbe il giu- 

ra- 



r 



( a ) Chronic. Escens. Rer. Ital. T. XV. 



L I B R O IV. %Gb 

ramento di vassallaggio, consolò il buon guerriero , e 
abolita la vecchia condanna, lo investi novellamente 
di Guastalla, e del suo territorio, tanto per se, quan- 
to pel fratello, e per Io zio, dandogli facoltà di rirao- 
verne, e scacciarne lecitamente, ed impunemente qual- 
sifosse occupatore, anche munito de' titoli pili onore- 
voli, e superbi (a). Il privilegio non poteva essere pili 
decisivo ,• ma la difficoltà stava nel trovar modo di sen- 
tirne T efficacia : imperciocché 1' occupator di Guastal- 
la era Luchino Signor troppo terribile e potente . Per 
dir tutto in poco, sembrami, che 1' aver i Corregges- 
chi cercato quel Diploma, ad altro non servisse che a 
renderli pili infelici; giacché tornato poco dopo Car- 
lo IV. in Germania, veggo dispersi qua, e là que' 
poveri pretendenti; onde sospetto, che presi in odio 
dal Visconte , venissero esiliati da lui . Trovo che nel 
D cembre dell'anno stesso Cagauolo se ne stava in 
Modena al servigio dei Marchese Obizzo d'Este, ove 
creato fu Cavaliere da Lodovico Re di Ungheria (^)? 
e che i due fratelli Giberto ed Azzo ebbero a mendi- 
carsi, dirò quasi, il sQstentamento con porsi al servi- 
gio di altri Signori, giacché il primo si rifugiò presso 
gli Scaligeri, e 1' altro presso Gioanni Pepoli. 

Co- 



( a ) Appendice N. LXV. ( 3 ) Chronlc. Estens. 

lonu I. Il 



zffff ISTORIA 

Come fu ingrato Luchino ai Correggeschi , tale fu 
non meno verso Filippino Gonzaga, perchè colta 1' 
occasione del suo passaggio a Napoli col Re d'Unghe- 
1348 na, mosse nell'anno appresso i Comuni di Cremona e 
di Brescia a richiedere ai Mantovani tutti i Castelli 
dal Gonzaga acquistati su i territori loro: il che ne- 
gando i Mantovani di fare, armate si videro presta- 
mente le due Città , che ajutate da Luchino s' impa- 
dronirono di Casalmaggiore, di Asola, di Montechiaro, 
e di altri luoghi, e portarono il campo sino a Borgo- 
forte: nel qual tempo è ben credibile, che il Visconte 
avesse più che mai armata e ben guernita Guastalla. 
Ma qualche mese dopo tornato Filippino a Mantova 
respinse valorosamente i nemici (a), ed ebbe il con- 
tento di li a non molto di sentir accaduta la morte 
dell'ingrato Luchino, che cessò di vivere il giorno 24. 
1349 di Gennajo del 1349., avvelenato, come alcuni prete- 
sero, dalla propria consorte. 

Succeduto nel governo di tutto lo Stato Gioanni 
Visconte Arcivescovo di Milano fratello di Luchino, 
dimostrossi ancor più voglioso distendere, ed ampliare 
il suo dominio, onde lasciar più ricchi i nipoti, che 
non cedevano punto allo zio nell'avidità di acquista- 
re. 



( a ) Storia Miscella di Bologna Rer. Italie. T. XVIII. 



LIBRO IV. zSy 

re. Il che vedendo i più possenti Signori d'Italia, e 
assai temendo che se cresciuto fosse ancora per un po- 
co il poter di costoro, esser dovesse poi tardo il cer- 
car di mettere alla loro ingordigia riparo, vennero in 
deliberazione di far contro essi una lega, stretta nel 1354 
1354., in cui entrarono i Veneziani, Veronesi, Vicen- 
tini, Mantovani, Ferraresi, Modenesi, e Reggiani, 
assoldandosi a quella im grosso esercito di avventurie- 
ri , condotti da m\ Capitano tedesco appellato il Conte 
Corrado Landò. 

Guastalla rimaneva dunque in faccia ad una schiera 
grandissima di nemici, ed era il primo luogo, che temer 
ne dovesse l'impeto, e il danno. Le prime ostilità non- 
dimeno furono esercitate contro certe navi de' Milanesi > 
che da Venezia tornando su per il Po, vennero dai Gon- 
zaghi intercette. Avvertito di tutto questo l'Arcives- 
covo Gioanni scelse tré valentissimi Capitani, cioè 
Gioanni da Olsggio, Guglielmo Pallavicino, e Luchi- 
no dal Verme , e con ben ordinata schiera di cavalli 
e di fanti marciar li fece a Guastalla , dove si posero 
di presidio (a). Passarono quindi i nostri a piantar 
gagliarde bastie lungo il Panaro, ove lasciato buon 

nu- 



ca) Pigna Istoria Escense Lib. 4. pag. 503. Angeli Istoria di Parma Lib. 
2. pag. iZ6. 

Il X 



Z68 ISTORIA 

numero di armati, e mimizione da bocca e da guerra, 
stettero preparati a qualunque assalto. 

Intanto Francesco da Carrara condottiere de' col- 
legati , e il Conte Landò, passarono sul Bolognese a 
depredar quelle Campagne a danno de' Visconti, i qua- 
li aveano fin colà stesa la loro possanza; indi scesi al 
Panaro, affla di penetrare sul nostro paese, trovarono 
le bastìe^ de' Milanesi, e cominciarono a batterle (a), 
benché senza profitto (3). Il Conte Landò accortosi 
di perdere il tempo, levò il campo , e venuto a Reg- 
gio prese la marcia alla volta di Guastalla, con pensie- 
ro di prenderla, e poi di passare il Po, e recar guer- 
ra sul Cremonese. Spiegate appena le bandiere intor- 
no le nostre mura , sì accorse essere Y impresa pili diffi- 
cile di quel che s'immaginava, tanto era il Cartello 
munito, e cosi pronte e numerose le milizie che lo 
guardavano sotto i vesilli del , Visconte . Disperato 
di poterlo acquistare guerreggiando, vi piantò attorno 
l'assedio (e) ; e ben possiamo immaginarci il gran 
danno recato al territorio e alle nostre ville da quel- 
la turba di uomini di fortuna, che se non mente la 
Cronaca di Reggio, ascendeva al numero di trenta mi- 
la 



(a) Impugriaverunt bastias , quoe Mu- { b) Gazata Chronic. Regi? . 

:ìnenses tenebant inclusos . Così leggiamo ( e ) Et obsederunt Guastallam ì così 

nella Storia de' Cornisi : ma è cosa chia- i Cortusi loc. cit. 
la doversi leggere M^dlolancmcs , 



LIBRO IV. nsc, 

la e pili soldati. Che giugnesse ad espugnare il nostro 
Castello, lo dice Gioanni Giudice, ma niiin altro Scrit- 
tor lo conferma, ed io noi credo punto: imperciocché 
se avesse potuto abbattere Guastalla, ed entrarvi trion- 
fatore, VI si sarebbe senza dubbio fermato. Ma lo 
stesso Gioanni Giudice narra , che le milizie del Lan- 
dò tentarono ancora d'impadronirsi del Ponte steso 
sul Po per comunicazione tra il Guastallese e Cremo- 
nese , e soggiugne , che non poterono riuscir bene in 
cosa alcuna (a): il che si conferma eziandio dalla 
Cronaca Reggiana . Quindi é a dirsi, che dove Gioan- 
ni Giudice scrive, che fu Guastalla espugnata, intender 
si deve che fu combattuta, ma non già vinta: e lo 
stesso dicasi del Ponte ch^ era sul Po. Infatti il Lan- 
dò stanco di iar fronte alla forza, lasciò l'impresa, e 
scorso sino in faccia a Borgoforte, ivi soltanto potè, 
come bramava, passarsene oltre Po. 

Mentre tali cose accadevano , cessò di vivere F 
Arcivescovo Gioanni: e i suoi tre nipoti Matteo, Ber- 
nabò, e Galeazzo ritenendo indivisamente Milano e 
Genova, fecero del rimanente dello Stato tre parti 9 

toc- 



(a) Primo venerunt supra territoriutn { b ) Et dieta societas , quce erat ultra 

Bononiense , deinde Guastallam , & eam triqinta mdlia hominum , conducia fuit Gua- 

expugruverunt j & Pontem super Padum exi- staLlam , sed non potuit transire Padum y ut 

steruem , & nihil faccre potuerunt . Jo; Jud, damnificaret Vicecomites . ChroaJC. ?.egisn> 
Chron. Parm. MS. 



z:jo istoria 

toccando a Bernabò Cremona , nel cui distretto fu con- 
siderata Guastalla. Al tempo stesso tanto dai collega- 
ti, quanto dai Visconti fu chiamato Carlo IV. in I- 
talia 5 lusingandosi e gli uni e gli altri di poterlo aver 
favorevole. Questi però sen venne coli' animo indiffe- 
rente per tutti, ond'è che da tutti egli ebbe onori, e 
a tutti partecipò le sue beneficenze. Giunto a Man- 
tova confermò ai Gonzaghi il dominio di Luzzara, e 
Reggiolo (^); giacche di Reggiolo più non doveva 
essere contrasto fra i Mantovani e i Reggiani , seda- 
to essendosi già per la possanza de' medesimi Gonza- 
ghi, cui que' due popoli si erano assoggettati. Passò in- 
di il Monarca a Milano, ove il giorno dell'Epifania 
^3 5 5 del 1355 prese la Corona di ferro: di poi si recò a Ro- 
ma a ricevere nel dì solenne di Pasqua la Corona 
Imperiale . Non avendo pertanto la venuta del Mo- 
narca giovato a nessun de' partiti, dopo una tregua di 
quattro mesi da esso lui impetrata, seguirono le ini- 
micizie, perseverando Guastalla nell'ubbidienza di Ber- 
nabò, cui per la morte di suo fratello Matteo rima- 
se soggetta anche Parma. Anzi conoscendosi dalle al- 
tre potenze in Bernabò una grandissima voglia di non 
lasciar alcuno in pace , si aggiunsero a suoi danni 

con 



( «) Loschi Compendj Scolici pag. 37S. 



L I B R O IV. zyi 

con nuova alleanza il Marchese di Monferrato , i 
Pavesi , i Gonzaghi , e Aldroandino d' Este figlio del 
Marchese Obizzo già defunto (a) ; e poco appresso 
anche quel medesimo Gioanni da Oleggio , che già 1356 
vedemmo esser venuto a difendere Guastalla al tem- 
po dell' Arcivescovo Gioanni : imperciocché essendosi 
questi impadronito di Bologna 9 e avendo con Berna- 
bò ciò non ostante stretta la pace, accorgendosi della 
sua doppiezza , amò meglio il dichiararsegli palesa- 
mente contrario. 

Poco atterrito Bernabò da cosi forti leghe niun 
altra cosa pili meditava, che di stendere vieppiù coli' 
armi il proprio impero, onde avendo voglia di avan- 
zarsi nel Serraglio dì Mantova, fece cavalcare a Gua- 
stalla nel Dicembre del 1357 cinquecento Barbute 13 j 7 
guidate da Luchino dal Verme (3), sperando di aver 
soccorso all'impresa da alcuni de' medesimi Mantova- 
ni ; conciosiachè chiamandosi offeso in quel tempo 
dai Gonzaghi , Guido Torello ( non già colui , che fa 
Signor di Guastalla, come falsamente suppose il Platina, 
ma bensì avo suo ) erasi offerto di ajutarlo all'impre- 
sa (e) . Né mancò punto il Torello di fare quanto 

avea 



(a) Docum. presso il Muratori An- supra trecentos & mille Bernabos Viceco- 
tìch. Est. p. 2. cap. y. mes comparato clanculum magno Exercitu » 
( b ) Corio Istoria di Milano p. 3. instruclaque viginti navium classe » iVlantuam 
pag. 527. nos nil tale metuentes aggressus , totum ser- 
ie) Anno septìmo & quinquagesimo ralium partim dolo partim vi cepit , ad'ju- 



%n LS T O R I A 

avea promesso , perchè steso avendo i nostri un pon- 
te sul Po , e per tal mezzo congiuntisi ad alcu- 
ni altri corpi di amita , che si trovarono pron- 
ti all'altra riva , avanzaronsi dietro la scorta del To- 
rello sino al Mincio, e con altro ponte varcatolo, par- 
te colla forza , parte coli' inganno tutto il Serraglio 
Mantovano occuparono. E perchè dalla parte di Bor- 
goTorte poteva venire ai Mantovani soccorso , non 
tralasciarono di mettere tutti i possibili ostacoli , pren- 
dendo il ponte , che ivi stava . Nulladimeno accorto 
di tanta ruina Aldroandino d' Este , venne colle sue 
navi a Governolo , e fatto impeto contro il ponte lo 
infranse , dando insieme una gagliarda sconfitta alle 
genti di Bernabò . Il campo visconteo frattanto , che 
nelle vicinanze di Guastalla era attendato, e sul Par- 
migiano eziandio largamente stendevasi, altro non fa- 
ceva che scorrere sul Paese nemico „, e particolarmen- 
te sul Reggiano , depredandone non solamente le vil- 
le, ma fino i sobborghi di quella Città, anzi la Città 
medesima ridotta all'estrema desolazione (*). La rui- 
na 



vante Guidone Torello Guastallx Domino , ter guerrarum discrimina , qux amodo tribus 

ob contraciam cum Mantuanis levem offen- annis continuis acriter viguerunt ad Civita- 

sarn , Platina Hiscor. Mantiian. Lib. 3. tem Regii , & per partes domus > & hedifi^ 

Rer. Italie. T. XX. tia , nedum Unge a Civitate ocÌo vel decerti 

( * ) Ciò si rileva da un Istromento miharibus , vcrum etiam juxta Civitatem , 

rogato da Gioannì degli Arìmondi a'a5. & omnium burgorum ipsius Civitatis sunt 

ài Gennajo del 1557- pubblicato dal Ta- prò maxima parte funditus devastata, & 

coli nelle sue Memorie Storiche di Reggio non solum de foris ipsam Civitatem , vtf- 

P' 3' P^§' ^5-' > ove si dice: Quia prop~ rum etiam intus eam Civitatem j usque intra. 



L I B R O IV. ^n 

na era eguale per tutto , e il bel Paese di Lombar- 
dia vedevasi omii distruggere per lo accanimento de' 
suoi medesimi possessori. Della qual cosa mosso final- 
mente a pietà r Inperadore mandò in Italia Burcar- 
do Burgravio di Maddeburgo , acciò riducesse a com-^3 5S 
ponimcnto tante discordie , come dopo varj maneggi 
felicemente gli avvenne ; giacché non solo spense la 
fiamma di tante guerre , ma fece congiungere in lega 
Bernabò , e Galeazzo Visconti , Aldroandino d' Este, 
Gioanni da Oleggio, il Doge di Genova, il Marche- 
se di Monferrato, e i Gonzaghi, della qual confedera- 
zione stesi furono i capitoli in Milano , il giorno 22 
di Agosto del 1358 (a). 

Tale unione , che giovar potea grandemente agli 
affari d'Italia, non durò a lungo, per la sete che Ber- 
nabò avta di Bologna tornata in potere del Papa . 
Uscito in campo a difenderla il Cardinal Egidio Al- 
bornozio ebbe tosto a se congiunti i Carraresi, gli Sca- 
ligeri , gli Estensi , e i Gonzaghi dichiarati contro il 
Visconte. Stragi, e crudeltà enormi avvennero novel- 
lamente ne' contorni di Guastalla . Confusi i diritti , 

sov- 



seralies Platece ejusdem ob depopulatlonem ra si à danno ugualmente dagli amici che 

&c. Soggiugnesi per altro , che tanto dan- da' nemici . 

no era proceduto ancora dai Tedeschi , (a ) Docum. presso il Muratori An- 

e Oltramontani che presidiavano la Cit- cich. Est. p. 2. cap. 5. pag, 127. 

tà . Tanto è vero che in tempo di guer- \ 

Tom. /. mm 



- (iy4 ISTORIA 

sovvertito ogni buon ordine , videsi per tutto desola- 
mento, ed orrore. La peste che sopravvenne a toglier 
dal mondo coloro , che aveano saputo evitare il fer- 
ro 5 e il foco, cagionò maggiore sconvolgimento ; on- 
de fu specialmente in questo tempo , che la nostra 
ricca Pieve spogliata rimase di molti beni , che occu- 
pati furono àa chi ebbe il coraggio di farlo , né fu 
più lecito chiederne ragione , per essere state distrat- 
te, arse , e consunte tante antiche carte, della cui per- 
dita noi pure sentiamo il danno . Di tali inconve- 
nienti originati da queste guerre parla una Lettera 
di Tebaldo di Sesso Vescovo di Reggio , scritta ad 
imo de' nostri Arcipreti nel 141 3 , già da me pubbli- 
cata , e che riprodurrò a suo tempo . Papa Urbano V. 
vedendo in Bernabò tanta e si fiera audacia , tenuto 
un pubblico Concistoro il giorno 3 di Marzo del 
1363 "^ì^ì Io dichiarò scomunicato (a) : ma egli non at- 
territo punto , e proseguendo da questa parte a far 
fronte a' suoi nemici, tenevasi gagliardamente su le ar- 
mi . Aveva alzata una Bastia a Solara in riva al Pa- 
naro , né riuscito era ancora alla lega di poterla ab- 
battere : affine però di meglio custodirla , armò nel 
mese di Aprile una buona flotta sul Po , e per terra 

as- 



{ a) Istoria Miscella di Bologna Rer. Ital. T. XVI. 



L I B R O IV. zyò 

assai fanti e cavalli , iavianda con buona scorta dì 
munizioni e vettovaglie tutta questa gente a Guastal- 
la, per mandar quindi soccorso alla detta Bastia (a). 
Cosi egli fece ^ ma l'esito a questa volta non corris- 
pose alle brame . Nel mese istesso Feltrino Gonzaga 
trasse le armi collegate alla Bastia , e diede a Berna- 
bò si fiera battaglia, che la disperse , con sanguinosa 
strage , e prigionia di molti suoi capitani . Dopo al- 
tre vicende interposero la loro mediazione l'iaipera- 
dore, il Re di Francia, e quello di Ungheria, perchè 
si contraesse la pace, conchiusa il giorno 3 di Marzo ^ ^ ^ 
de ir anno seguente. 

Era pur fiero il genio di Bernabò . Non aveva 
appena deposte le armi contro di uno , che tosto me- 
ditava come imbrandirle a danni di un altro . Invi- 
diando la felicità di Feltrino Gonzaga ,: sentivasi trat- 
to a turbargliela , onde rivoltosi a Cansignore della 
Scala eccitoUo a nudrir desiderio d' impadronirsi di 
Mantova,, e si offerse di ajutarlo all' im.presa {h). 
Mentre cosi accendeva chi per se stesso era facile a 
prender fuoco, forni Guastalla di scelte genti , soccor- 
so 



(a) Anno Chrstt ij^j. de mense A' èoum y intendens fornire victualibus quamdatn 
prilis Dommus Bemahos Vicecomes curri suam Basiìtam , quam adhuc habebit pro- 
magno Exercitu equuum , & peditum , »S> pe Mutin-m . Mussiis Chron. Plac. Rer» 
cum magno navigio hit ad GuastnlL-m ,. Ical. T XVI. 

ducens secum maximam quintitatem v^ciui^ (^ b ) Platina Histor. Mant. Lib. 3.. 
Llum cum maximo numero' plausirorum ^ 

m in z 



:i:)G ISTORIA 

so pur anche da suo fratello Galeazzo , e da Lionello 
Conte di Chiarenza nato dal Re d' Inghilterra , che 
sposando poc' anzi Violanta figlia di Galeazzo , gli 
era divenuto nipote . Con tale intelligenza si mosse 
1368 Cansignore da Verona nell' Aprile del 1 3 6 8 , e ad un 
tempo sciolse Bernabò i suoi navigli sul Po , e die la 
marcia • a' suoi guerrieri per terra , affinchè Mantova 
da due parti attaccata dovesse cedere all' assalto . Ma 
r Estense , che al Gonzaga viveva confederato , spinti 
i suoi Galeoni contro la nostra flotta, incontrolla a 
Borgoforte , ove attaccossi una fiera battaglia , che 
terminò con favore de' nostri , i quali messo piede a 
terra occuparono Borgoforte , salvo che la Rocca ben 
difesa , e guardata dai Mantovani . Allora Berna- 
bò fatta alzare in faccia a detta Rocca una forte 
Bastia 5 vi lasciò un gagliardo presidiò (a) , e colle spo- 
glie del campo tornatosene ricco a Guastalla , passò 
indi a non molto a Parma. 

Le genti lasciate nella Bastia erano parte^ italia- 
ne 5 parte tedesche , ne in modo alcuno andavano 
d' accordo , talché fin Tanno addietro venute a qui- 
stione in Parma, si erano coli' armi percosse a vicen- 
da. Rinovatesi adunque nella Bastia le antiche risse , 

pre- 



(a) Equicola Comentarj dì Mant. Lib, 2. pag. loo. Agnello MafFei Annali 
eli Mant. Lib. io. cap. 3. pag. 70^. 



L I B R O IV. zyj 

prevalse la forza , e la collera de' tedeschi , i quali 
prese le spade, trucidarono molti italiani, e circa set- 
tecento ne cacciarono in Po. Fra tanto spavento pre- 
sero la fuga molti Nobili, Stipendiar], e Mercanti ivi 
alloggiati , e ricoveratisi in Guastalla fecero giungere 
a Bernabò la trista novella dell' accaduto scompiglio . 
Né punto tardò ad accorrere al danno, perchè caval- 
cando velocemente egli pure a Guastalla , fece tornar 
addietro i fuggitivi , cui si fece egli medesimo scor- 
ta (a) . La venuta di questi riempì di timore i de- 
linquenti tedeschi, che a Governolo ricoveraronsi ; ma 
da Bernabò , che troppo avea bisogno di loro , assi- 
curati, tornarono colà, e pacificati proseguirono cogli 
altri a rinforzar la Bastia , che ridotta al suo termi- 
ne fu abbandonata da Bernabò , cui piacque di ritor- 
nare a Guastalla, fermandovisi molti giorni (è). 

I progressi di questo risoluto Signore entrato con 
tanto ardire nel serraglio di Mantova , misero in ap- 
prensione le principali Potenze : il perchè lo stesso 
Carlo IV. Imperadore , con molti Baroni , e Soldati 
recossi a Mantova personalmente, e vi mandò soccor- 
sa 



(a) Suhìto equkavlt ad Castrum Cua- cap. 15. Rer. Ital. T. XVI. 

staila . Ibi reperit multos Conestabiles ,6» { b) Ipsa ( Bastia ) finita Dominus 

stipendiarios Italicos , & Mercatore! , qui Bernabos multis diebus sietit in Guastala , 

CJaserant de manibus ipsorum , & eos Ibidem , 
fe:it rcvcrti ad Bastiam . Annal. Mediol. 



zy8 ISTORIA 

so per anche Papa Urbano V. , e il Re dì Napoli ; 
talché gli alleati messa una graa copia di Galeoni 
sul Po , ruppero la comunicazione , che era tra le 
genti del Visconte trincierate nella Bastia a Borgofor- 
te (<i), e quelle che stavano in Guastalla sotto gli 
occhi del medesimo Bernabò (Z>). Quindi cingendo 
la Bastia, a combatter la quale trovossi lo stesso Im- 
peradore , come può dedursi dai Privilegi , che con- 
cedette allora all' Abate di S. Andrea di Mantova (e) , 
benché non la potessero vincere , né colle macchine ,. 
né collo scaricarle addossa acque abbondanti condot- 
te dai rotti argini sopra di essa , le quali furono dai 
difensor valorosi ritorte a danno de' loro nemici , mos- 
sero nondimeno il Visconte a intimorirsi di tante armi 
contro di lui rivolte ; ond'é , che indusse i Duchi di 
Austria, e Baviera suoi Generi , a trattar destramente 
coli' Imperador, e col Papa la pace, accordata la qua- 
i^éple a' 13 <^i Febbrajo del 1369 , levossi il campo dal 
Mantovano , e ritornarono ia calma le cose di Lom- 
bardia . 

Da questo tempo in gili attese Bernabò ad er- 
gere varj , e diversi Castelli , specialmente ia Cremo- 
na,^ 



( a ) Corio Iscor. di Milano p. ?. ( e ) Presso il Donesmond i Isc. EccL* 

{ b ) Equicola Gommine, di Manto» di Mantova^ Libi 5. pag, l^9^ 
va Lib. 2, pag. loi. 



LIBRO IV. xyg 

na , in Castelnuovo di Bocca d'Adda , in Pizzighito- 
ne , in Crema , in Brescia , ed in altri luoghi (a) ; i^jo 
laonde mi do a credere , che rivolgendo il pensiero 
anche a Guastalla , non poco scossa da tanti insulti 
sofferti , deliberasse di risarcirla , specialmente nella 
Rocca , e negli altri ripari . Infatti ci restano ancora 
nell'atrio del Ducal Palazzo di Guastalla tre Armi Vi- 
scontee scolpite in marmo di figura circolare di dieci 
oncie di diametro , e di altrettanta profondità , tratte 
già dalle ruine delle vecchie fortificazioni , le quali 
mostrano di essere state un tempo incastrate ne' Tor- 
rioni del Castello , e della Rocca ; e in una di esse 
leggonsi ancora in parte alcune lettere iniziali disposte 
nella fascia spirale , che fa cornice , ed ornamento al 
Biscione , distinguendosi fra esse la B , che potrebbe 
indicare il nome di Bernabò. Comunque però sia , a 
me par certo , che il Castello fosse circa questi tempi 
amphato, dilatandosene il circondario , e fabbricandosi 
entro di esso pili case , onde supplire al danno soffer- 
to di tanti edifizj spianati fuori di esso nelle passate 
guerre, duranti le quali venne raso dal suolo un anti- 
co Spedale dedicato a San Lazaro , della cui riedifica- 
zione parleremo fra poco . Quindi fu che rimase ad 

una 



(a ) Campo Istoria di Cremona Lib. 3. pag. 100, 



z8o /STORTA 

una parte di Guastalla , il nome di Castel vecchio , e 
all'altra di Castel nuovo , come assicuranci gì' Ltru- 
menti pili antichi nel pubblico Archivio rimasti ( * ) • 
1 Reggiani intanto stanchi di ubbidire a Feltri- 
no Gonzaga , si erano offerti al Marchese Niccolò 
d' Este , che fece spedizione di genti , acciò a suo 
nome ne pigliassero il governo : il che vedendo 
Feltrino fece col mezzo de' suoi figliuoli vendere 
13 71 quella Città a Bernabò nel 13 71 7 riserbandosi uni- 
camente la signoria di Novellara , e Bagnolo . Da 
ciò vennero in campo nuove altercazioni , ma con 
trionfo di Bernabò , che entrando finalmente in Reg- 
gio, aggiunselo al suo dominio. Stabilito che ivi fu , 
spedi nel giorno 11 di Ottobre una lettera circolare 
al Vescovo, Abati^ Proposti , Arcipreti , Capìtoli, ed 
altre Dignità Ecclesiastiche della Diocesi di Reggio , 
cui col volger de' tempi si era dovuta assoggettare 
anche la Chiesa Guastallese ; ordinando , che non si 
potessero in appresso conferir Benefizj ecclesiastici sen- 
za il suo consentimento , o di sua moglie Regina dal- 
la Scala, (a). Quindi guatando di mal occhio i Si- 

gno- 



( * ) Ne' Rogiti dì Filippo Bonjani Tal distinzione di Castel vecchio , e Ca- 

seniore abbiamo un Istrumento dell' 141 1. stel nuovo confermasi poi per moki al- 

Indici. 4. die . . . dato in Castro Veteri tri Istrumenti . 

Guastane-, e un altro del 1412 de' ^. (è) Gazata Chronica Regiense , 

di Giugno dato in Castro novo GuastalUy 



LIBRO IV. X8i 

gnòri da Correggio , che erano stati a lui poc' anzi 
ribelli , tenne mano al tradimento ordito da Guido fi- 
gliuolo di Azzo , per cui anche il Castello di Correg- 
gio venne in suo potere, correndo Tanno 1373« i^j-^ 

A metter colmo alle passate sciagure sopraggiuii- 
se la pestilenza , che fu a tutti i luoghi circonvicini 
altamente dannosa . Un Editto fatto pubblicare da 
Bernaljò il giorno 17 di Gennajo del 1374 ordina- 1374 
va , che ognuno , su cui nascere si vedessero pustole 
indicatrici della contratta infezione , si recasse all' aper- 
ta campagna , ed ivi lasciato fosse in baha della ma- 
la sua sorte . Possiamo immaginarci qual esser doves- 
se lo stato compassionevole di quegl' infelici . I Gua- 
stallesi, cui fu per dono particolare conceduto l'evita- 
re la morte j riputandosi salvati per la intercession di 
San Lazaro, deliberarono allora di rialzar T Ospedale 
nelle passate guerre distrutto : e perchè la povertà e 
miseria loro in que' calamitosi tempi era grande , 
ricorsero a Lorenzo Pìnotto Vescovo di Reggio , il 
quale informato della pia loro volontà segnò a' 13 di 
Ottobre Lettere ostensibili , colle quali esortava tutti 
i fedeli della sua Diocesi a concorrere con larghe ele- 
mosine ad opera tanto pia (a) . Per tal mezzo rie- 

di- 



( a ) Appendice N. LXVI. 

Àom» /. n 11 



28z ISTORIA 

dificato fu r Ospedal di San Lazaro fuori di Gua- 
stalla in quella parte , dove ofa passa la via , che 
conduce al Convento de' Cappuccini ,• il quale come 
rimanesse poi di bel nuovo distrutto , tempo verrà di 
accennarlo. 

Meritava la crudeltà di Bernabò queir infelice fi- 
ne, cui fu soggetto; perchè avvelenato il fratello Ga- 
leazzo , e tramando insidie per fino a Giangaleazzo 
suo figlio , venne da questi imprigionato nel Castello 

j.g.di Trezzo, ove cessò finalmente di vivere nel 1385 . 
Il nuovo Signore ornato di clemenza , e di amore 
verso i suoi Sudditi, ne migliorò tosto la sorte ^ smi- 
nuendo le angarie, sotto cui gemevano (a) : e otte- 
nuta finalmente la stima universale, fu da Venceslao 
Re de' Romani onorato del titolo di Duca di Mila- 

i}95 no, e investito di molte Città , specialmente di Cre- 
mona , e conseguentemente di Guastalla , sotto il cui 
distretto veniva considerata . Frenar tuttavia non sep- 
pe gli stimoli dell' ambizione , e dell' avidità, di signo- 

i3 97i'eggÌ3r molti popoli, onde avvenne, che l'anno 1397 
portò guerra a Francesco Gonzaga Marchese di Man- 
tova . Respinse ben egli Jacopo dal Verme , e il 
Conte Corrado d'Altimberg Capitani del Visconte : 

ma 



( a ) Gjrrata Chronic. Regiì . 



L I B R O IV. %sò 

ma questi nel dar addietro si strinsero ad assediare 
Suzzara , e Luzzara , standovi sotto , al dire del Co- 
rio, ben otto giorni , e le ridussero con arte , ed in- 
ganno all'ubbidienza del Duca . Dice il Platina essere 
stato corrotto per denari il presidio alloggiato in Suz- 
zara , e che un ardito giovane Luzzarese fu quegli , 
che diede per tradimento la Patria in potere de' no- 
stri (a). 

Benché il Gonzaga chiamasse in ajuto il Marche- 
se Niccolò d'Este , ed altri Signori, che armaronsi a 
Borgoforte , e steso ivi un ponte sul Po mostrarono 
di voler fare l' ultima resistenza ^ nondimeno rinvigori- 
to Jacopo dal Verme attese l'occasione di un vento 
impetuoso, che il giorno 14 di Luglio cominciò a spi- 
rare contro i nemici dalla parte di sopra . Allora schie- 
rate in acqua sul Po molte zattare cariche di canne ^ 
pece, ed altre materie facilmente combustibili, le spin- 
se ordinatamente contro le navi ostili , tutte accese, e 
fiammanti. Il fumo, che col favore del vento precede- 
va la nostra flotta , acciecava i difensori dei ponte di 
Borgoforte , e la fiamma poiché fu giunta al termine 
destinato , appresa alle nemiche barche , ed al ponte 
predetto, tutto ridusse in cenere , con molta strage, e 

som- 



( a ) Platina Histor, Mantuana Lib. 4. 

nn z 



284 ISTORIA 

sommersione de' Mantovani , e Ferraresi , e colla fuca 
di coloro , che a tanto danno sottrar si poterono , la- 
sciando in abbandono la Rocca di Borgoforte , in cui 
entrarono le nostre vittoriose bandiere. Ma Carlo Ma- 
latesta invitando Veneziani , Padovani , Ferraresi , Bo- 
lognesi , e Fiorentini a difendere lo Stato di Manto- 
va, sturbò i progressi , che Jacopo dal Verme cerca- 
va dì fare; mentre coltolo sotto Governolo, al cui as- 
sedio portato si era , lo costrinse ad una fuga preci- 
pitosa , con perdita di tutto il militare bagaglio . Fu 
sua ventura l'essersi lasciato un ponte alle spalle sul 
Po, col mezzo del quale potè frettolosamente far pas- 
sar le sue truppe , prima di vederselo infranto dai ne- 
mici. Rifugiossi dunque a Guastalla , e a Brescello , e 
perdette la speranza di migliori imprese (^). 

Vuole il Corio , che il Duca tornasse poco dopo 
in campo, ma lo nega l'Equicola . Il vero però si è, 
che stimandosi il Marchese poco sicuro , venne col 
Duca ad una tregua contratta per dieci anni ; nel qual 
tempo Luzzara, e tutto il Paese , che i nostri aveva- 
no occupato di qua dal Po , fu messo a titolo di de- 
posito in mano di Carlo Malatesta . Piacque tuttavol- 

ta 



(*) Nel racconto di tale avvenimen- convengano nella sostanza . Io 1' ò breve- 
to variano alquanto Lionardo Aretino, il mente narrato giusta le circostanze, che 
Poggio , ad altri Scrittori , benché tutti più mi sembrano verisimili . 



LIBRO IV. 28Ò 

ta al Dnca Tanno 1400 di ultimare la pace, onde 1400 
tornò il Marchese a signoreggiar liberamente nelle sue 

Terre . 

Da questi tempi incontrò molta grazia presso 11 
Duca la Famiglia Terzi di Parma , talché morto nel 
1402 Giberto da Correggio senza figliuoli , richiamati 14^- 
alla Camera i Feudi da esso goduti , vennero cori- 
feriti a Ottone , Giacopo , e Gioanni fratelli de' Terzi 
figliuoli di Niccolò . Con tal mezzo ebbero il posses- 
so anche di varie tenute sul Guastallese, già dai Cor- 
reggeschi signoreggiate , come dal documento , che 
produremo pienamente si scorge (a). Rimasero intan- 
to questi assai fedeli alla Casa Visconte , di modo 
che morto il Duca Giangaleazzo a' ^ di Settembre 
dell'anno stesso, e volendo i Parmigiani scuotere nel 
seguente il giogo di servitù , ad istigazione dei Cor- 1403 
reggeschi , e de' Rossi , ridotti che furono a dovere 
da Jacopo dal Verme , vennero posti sotto la custo- 
dia, e direzione di Ottone , e Jacopo Terzi dichiarati 
Commissarj del giovanetto Duca Giammaria Viscon- 
te (b). Che l'autorità loro estesa rimanesse per que- 
sto sino a Guastalla , non sembra che debbasi porre 

in 



( fl ) Appendice N. LXVII. pag. fi-j^. Anonim. Chron. Parm. MS. 

( A ) Delayto Annal. Esren. Rer Ital. presso di me . 
T. XVill, Cono Istoria di Milano p. 4, 



286r ISTORIA 

in dubbio, parendo anzi che lo confermino le indiret- 
te asserzioni degli antichi Cronisti. 

E inverità le circostanze presenti esigevano, che 
persona autorevole prendesse cura di questo Castello , 
stante che i Rossi sbanditi da Ottone, se n'erano an- 
dati a rinforzar l'Esercito Pontificio, e venivano col 
Legato del Papa sul Reggiano , e sul Parmigiano , 
facendo molte minaccie a cagion di Bologna , e di 
altri luoghi, tolti un altra volta da' Visconti alla San- 
ta Side. Fu per altro infelice l'innoltramento di que- 
sti, perchè uscito da Parma , e da circonvicini luoghi 
Ottone , ebbe quasi a disperderli quanti erano . Poco 
durati essendo i tumulti di questa guerra, a cagion 
della pace maneggiata dal Marchese di Mantova , 
che fece restituire al Papa Bologna , Perugia , ed As- 
sisi , fu mestieri al Terzi tornar in campagna contro 
Marsilio da Carrara Signor di Padova ; ed avendolo 
combattuto come dover gli parve , tornandosene da 
Brescia volle recarsi a Guastalla (a) . Il fine di que- 
sta venuta di Ottone può bastevolmente conghiettu- 
rarsi . Egli cominciava ad essere malcontento del Du- 
ca, non vedendosi rimunerato a tenorej de' suoi servi- 
gì , e meditava ornai il colpo , che or ora dirò. Vo- 

le- 



{a) Andreas de Radusiis Chronic, Tarvis. Rcr. Ical. T. XIX. 



L I B R O IV. zSy 

leva anche premiare ì Capitani , che lo servivano , 
e specialmente Guido Torello Mantovano figliuo- 
lo di Marsilio , giacche questi essendogli congiun- 
ti di parentela , e avendogli prestato grandissimi aju- 
ti coir armi , parea ben meritare qualche notabile ri- 
compensa • Sicché rivolgendo nell'animo T idea di far- 
si egli dispotico signore in Parma , penso che mettes- 
se il Torello al governo di Guastalla, per essere da 
lui al meditato effetto fedelmente ajutato , e soccorso . 
E che la prima origine del dominio del Torello in 
Guastalla , ed anche in Montechiarugolo, possa esser 
tale , cioè che prima di aver detti luoghi legittima- 
mente dal Duca, gli avesse ottenuti dal Terzi, me lo 
suggerisce 1' autorità del Delayto scrittore contempo- 
raneo degli Annali Estensi , il quale dà per cosa cer- 
ta, che Ottone donasse, com'egli spiegasi, le mento- 
vate due Terre al nostro Guido ( a ) . Io non ammet- 
to questa cosa per certa , ma soltanto come molto 
probabile : e dato che sussista , può anche suppor- 
si avvenuta dopo che Ottone si fu impadronito di 
Parma. 

Pieno dunque di queir umore , che à accennato, 

si 



( a ) sì recherà il tesco del Delajco che ciò comprovi , quando raggionerassi 
dell' anito 1409. 



288 ISTORIA 

1404 si accordò con Pietro de' Rossi nel 1404, e patteg- 
giò con lui di dividersi il domiaio della Patria . Po- 
stosi egli in Piacenza , andò il Rossi co' suoi soldati 
a Parma , e il giorno 7 di Marzo ostilmente vi en- 
trò, scacciando le guardie del Duca, e occupando la 
Città . Sopravvenuto Ottone , non tardò il Popolo a. 
prestar a lui, ed al Rossi ubbidienza ; ma non passò 
il Maggio, che Ottone scacciò il compagno con men- 
dicati pretesti (a) ^ e solo rimase a governare , mol- 
to servendosi del Torello , come nella Storia di Par» 
ma l'Angeli afferma . I Rossi , che vendicar si vole- 
vano dell' affronto , cominciarono a scorrere il territo- 
rio colle armi 5 ma ad impedir che non facessero 
gran danno ad Ottone accorse il Marchese di Man- 
tova . In Guastalla era un presidio gagliardo , e co- 
me a luogo munitissimo , e forte si conduceva tutto 
il bottino fatto dai Capitani del Marchese nelle Ter- 
re de' nemici (^) . Furono vani tutti gli sforzi de' 
Rossi , perchè soccorso il Terzi dalla fortuna , oltre 
aver ridotta al suo volere Piacenza, tolse anche Res- 
gio agli Estensi, e diventò potentissimo in breve trat- 
to di tempo. 

Ciò che fa maraviglia si è , che sapesse cosi be- 
ne 



( a ) Anonymì Chronic. Parmen. MS.' 

{è) Angeli Istoria di rarma lib. 3. pag. 238. 



L I B R O IV. Z89 

ne presso là Corte di Milano scusare la sua perfidia , 
che male alcuno non glie ne avvenisse : ma V esser 
egli realmente creditore di molti stipendj , e il non 
ricusar di voler aderire a tutto ciò , che recar potes- 
se vantaggio al Duca, fu cagione che se gli permet- 
tesse il possesso di ciò, che si era tirannicamente usur- 
pato , fin a tanto probabilmente , che risarcito si fosse 
delle spese , e de' sofferti danni a prò del Duca in- 
contrati . 

Intanto era il Terzi soccorso dal Marchese dì 
Mantova Francesco Gonzaga , perchè guardar si po- 
tesse dalle insidie de' Rossi , i quali sbandeggiati dal- 
la Città, scorrevano il territorio occupando villaggi , 
e castelli . Pare che questi, mandasse de' suoi soldati 
a presidio di Guastalla ,• ma perchè non bastavano 
forse queste genti a respingere i Rossi , che giunti 
erano a Castelnuovo, Meledolo, Cogoruzzo, PovigHo, 
Brescello , e fioretto , staccaronsi con sessanta cavalli 
da Sabbioneta il Farina , e Jacopo della Mirandola 
Capitani del Gonzaga , e recatisi verso la fine dì 
Aprile a Desolo , ed a Guastalla , tras:>cro seco buon 
numero de' nostri più animosi ad insultare i nemici . 
Andarono dunque 1 Guastallesi misti colle milizie 
Mantovane verso gli accennati luoghi , e facilmen- 
te prevalsero , facendo molti prigioni , saccheggian- 
do il paese , e conducendo seco alla patria un ricco 
bottino specialmente di bestiame rapito agli aderen- 
Tom. /. o ti 



ze,o ISTORIA 

ti de' Rossi (a); i quali conoscendo ornai essere im- 
possibile il resistere al Terzi , cangiarono consiglio , 
lasciando che Ottone, sempre più insuperbito, dilatas- 
se ognor pili il suo potere , fino a rendersi padrone 
di Piacenza , con pretesto di volerla conservare al 
Duca di Milano , e sino a impossessarsi di Reggio , 
tolto per es^olui al Marchese di Ferrara , considera- 
to come nemico de' Visconti , per 1' aderenza che te- 
neva con Francesco da Carrara Signor di Verona , il 
quale ai Visconti medesimi faceva guerra. 

Questi atti ostili, che Ottone faceva contro i ne- 
mici del Duca , giovavano a tenerlo in grazia , e a 
farlo riputar fedele , tanto pili che il Dnca stesso era 
in questo tempo assai incollerito col mentovato Fran- 
cesco da Carrara, ad abbattere il quale chiamò in le- 
ga i Veneziani , che di buon grado delle forze loro gli 
furono cortesi. Piacque a Guido Torello, animato pro- 
babilmente anche dal Terzi , di prender partito nell' 
Esercito col carico di Condottier de' Cavalli. Si pose 
in campo Tarmata sotto la generale condotta di Ja- 
copo dal Verme , e di Francesco Gonzaga Marchese 
di Mantova , e si marciò sotto Verona , entro di cui 
per forza posero il piede i nostri nel giorno 5 di 

Gen- 



(a) Angeli Iscoria di Parma Lib. 3. pag. 238. 



L l B R O IV. ^ge 

Gennajo del 1405. Mentre però si lusingavano di es- 1405 
sere giunti al termine della impresa , ecco sopravveni- 
re Jacopo da Carrara con nuove genti , che dispera* 
tamente combattendo fece grandissima strage . Ve- 
dendo tanta ruina uscirono tosto dalla Città il Ver- 
me , ed il Marchese , onde il Torello , ed alcuni al- 
tri Capitani rimasti dentro a combatterei , dovette- 
ro rimanervi prigioni ( a ) . Ma durò poco la pri- 
gionia del valoroso Guido , perchè riunite le solda- 
tesche disperse , e chiamati altri soccorsi , fu posto 
a Verona un assedio sì fiero , che costretti i mede- 
simi abitatori dalla fame a ribellarsi al Carrare- 
se , e a introdurre in Città T Esercito assediato- 
re , videsi ridotta al suo fine la potenza di Casa 
da Carrara 5 ed ebbe quella Città per 1' innanzi nuo- 
vi padroni. 

Ora il magnanimo Guido Torello sciolto dalla 
indebita prigionia, poiché rallegrato si fu della vit- 
toria compiutamente riportata dagli amici suoi, tor- 
nossene presso il suo amorevolissimo Ottone Terzi , 
che volendo rimunerarlo delle sofferte fatiche , usan- 
do della dispotica autorità , onde regolava le cose 
Parmigiane , con suo Diploma segnato il giorno 22 

di 



( a ) Delaytus Annal, Mutin. loc. eie, 

00 



292 ISTORIA 

I40é di Febbrajo ^t\ 140Ó , fecegli dono di certe case, e 
poderi di alquanti Parmigiani ribelli , che seguiva- 
no la squadra de' Rossi {a) . E ciò parendogli po- 
co, incominciò a disporre il Duca a riconoscerlo co- 
me si meritava , con dargli perpetuamente in feu- 
do Guastalla , e di più ancora Montechiarugolo nel 
territorio di Parma . Ma dovendo noi proseguire la 
Storia nostra coli' epoca novella di questo valoro- 
so Signore , giudichiam bene il chiudere per ora il 
corso delle fin qui, descritte , avvertendo i Signori 
Guastallesi , che non è colpa nostra , se nella narra- 
zione de' fatti per 1' addietro esposti , mai non sia- 
si venuto a individuare Famiglia alcuna , o Perso- 
naggio distinto della loro Patria . Prima del Seco- 
lo 5 onde ora siamo entrati a parlare , io sono per- 
suasissimo , che Guastalla avesse uomini chiari , ed 
illustri , e case distinte , e potenti : ma non essendo- 
ci rimasti i Protocolli de' Notaj , gli Atti pubblici , 
i Consigli d^^l^ Comunità , Cronache , ed altri simi- 
li documenti particolari , da cui trarne lume , non 
è maraviglia , che non se ne possa in guisa alcuna 

par- 



ca) Questo Diploma noi l'abbiamo ac dilecio consanguineo nostro Gu'doni de 

veduto in Reggio nell'Archivio di Sua Tordi is ., nato speciabìUs & egregii Afiliti s 

Eccell. il Sig. Conte Cristoforo Torello . Domini Marsilii y Givi Afantuce saluietn , 

Comincia cosi . Otto Comes Ti\ani , & & felice s ad vota success us 6x, 
Castri novi Tertiorum , Re^ii &c. Strenuo 



LIBRO IV. 2C)3 

parlare • la appresso verrà supplito a qneste man- 
canze : e siccome sotto il dominio de' Torelli par 
che incominciassero i Gaastallesì ad avere pili ze- 
lo per la conservazione delle Scritture , cosi comia- 
cieranno ad essere in diritto di sentire di volta in 
volta mentovare i loro maggiori , e le cose che pili 
da vicino agli affari della Patria loro appartengono. 



Fine del quarto Libro. 



AP. 



APPENDICE 

DE^ DOCUMENTI 

ALLEGATI NEL TOMO PRIMO 
D E L L' 

ISTORIA DI GUASTALLA. 



^97 

^é*^^^^^ <f^5^^^-^ ^G'^^^^?^ t <f^ 

<U^/<s^ <;,.^/^<f^ «c.^^'^^i^ 

APPENDICE. 



NUM. I. 

Dallo Statuto di Reggio , dall' Ughelli in 
Ep. Regien. num. 23 , dal Muratori 
Antiqu. Ital. Med. JEvi T. III. p. 85. 
dali'Affarosi Iftor. di Reggio App. N.I. 

An. 781. 

Carlo Magno senten\ia ) che V Oratone di 

San Giorgio di Lu\\ara appartiene al 

Vescovo di Reggio . 



Vjarolus gratia Dei Rex Francortim , Se 
Longobardorum , ac patritius RomanoFum 
Scc. Dopo una descri\iom de'' Confini del Ve- 
scovado Reggiano leggesi . Retulic etiam prar- 
libatus Pontifex ( Apoliinaris ) quod cui- 
dam Fratri suo Ansperto nomine qua-dam 
Oratoria juris S. Regien. Ecclesias , unum 
quidem in Luciaria , inter Padum, & Bun- 
denum iti honorem S. Georgii , & aliud in 
Gabiana similitei- incer Padum , & Bunde- 
jnum S, Andrea conftru^um cunftis diebus 
vits sua: per decretum eoiicessiim habuìs- 
set . Sed cum polìmodum idem Anspercus 
Monasterii Nonantulensis portum peierst , 
ipsa Oratoria prò suo introiti! prxdivìo 
Monafterio dederac . Prsenominatus vero 
pater Apoliìnaris Episcopiis , ne Ecclesia 
Tom, L 



sua damnum pàteretuf , cum suo advocjfto 
in prxsentia Ducis nolìiri Goerardi cum 
Anselmo jam didi Monalleriì Abbate in 
judicium convenit • Dissensio vero qua in- 
ter duo venerabilia foca creverat , absque 
vicinorum Episcoporum audientia nullate- 
nus diitniri poterat . Ideoqué datis indu- 
cii?, tres Episcopi, Petrus sciliccc Eono- 
niensis , Geminianus Mutinensis , & Petrus- 
Parmen. cum aliis idoneis , & catholicis- 
viri3 convocati sunt : quibiis cum janr fato 
Duce Goerardo in judicio" fesidentibus , 
Apoliìnaris Episcopus , & Abbas Anselmiis 
affuerunt : quorum quasrimonia subtiliter di^ 
Scussa , Ecclesia Regien. cui debito jiire 
jam fata Oratoria subieda erant , canoni- 
co , ac legali ordine aquisivit . Et ob fir- 
miorem securitatem notitiam scriptam , te- 
fìibusque subaratam, cum ipso decreto sxpj 
nominatus Pater pras?nti£e noftrae obtulit , 
poiìulans , ut & nos inviolabili noflro prse- 
cepto eam firmantes omnem contentionis n«- 
vum abtergeremus . Cujus petitioni annuen- 
te? per hoc nolì:runi praiceptum prasdicls S. 
Ecclesia: ipsa Oratoria confìrmamus , atque 
sine ulla contradiólione reftituimus . Praete- 
rea & Gajum nollrum , qui in eodem loco 
juxta res ipsius Ecclesia in Luciaria con- 
jacet , & nunc noviter excolitur , eo po- 
ilulante Oratorio S, Georgii per hoc no- 
flrura prxceptum jure proprio ob animx 
f P '^^ 



zs8 



APPENDICE. 



iiofìrae salutem concedimus , cum Plscatlo- 
nlbus per Padum , & Bundenum , paludes- 
que , & lacus conjacendbus Scc. 

Sìgnum Caroli Gloriosissimi Regis • 
Data in Mense Juniì die odavo in an- 
no 1 3 > & 7 Regni noftri Indidione deci- 
ma ( dovrebbe dir, quarta ) Aduni Papia; Ci- 
vic. In Dei nomine feliciter , 

Gilibertus ad vìcem Radonis recognovi . 

NUM. IL 

Dall' Ughelli In Ep. Regii num. 26 . 

An. 838. 

Lotario Imp. restituisce al Vescovo di Reg- 
gio la, Corte , e Cappella idi Lu\\ara . 



I 



n nomine Domini Jesii Clirifti Dei eter- 
ni Hlotarius divina ordinante providentia 
Imp. Aug. &c. Omnibus etiam notum esse 
volumus , quod prò causis incommodis cum 
procinttu bellico Italicorum ^nes egressi 
sint, Se qui exercitus nofter subitaneo mo- 
tu , Se itineris asperitate fradus erat , & 
allmoniarum sumptus , caeteraque ei subsi- 
dia defuerunt j Ecclesìarum praedia f«- 
neravimus , ex quibus militi* noftrse cetum 
ad fidelitatis augumentum confortaremus . 
Interque , & prsdida Regiensis Ecclesia 
duas Cortes , una que vocatur Mazenciati- 
ca cum capella in honore S. Donini , & 
altera quae nominatur Luciaria cum Capel- 
la S. Georgii cuidam fideli nofìro Rlchar- 
do de hoc sxculo , jam fatas Curtes San- 



dx Regiensis Ecclesiae , cujus erant reddi- 
mus &c. 

Sìgnum D. HloTarii Imper. Augusti . 

Veardus Subdiaconus ad vicem Agil- 
meoni recognovi . 

Data 16 Kal. Septemb. Anno Chrifto 
propitio Imperii Domìni Hlotarii piissimi 
Aug. 19 Indid. 5 . ( leggasi Indi<3. i. ) 

Aduni Curte Aurìolo Palati© Regio in 
Dei nomine feliciter , Amen . 

NUM. III. 

Pair Archìvio di San Siflo di Piacenza. 

An. 864. 

Lodovico IL Imp. dona ad Angllberga sua 

moglie le Corti , e Cappelle di 

Guastalla , e Lu\\ara . 



I 



n nomine Domini noftri Jesu CUrìfti Dei 
eterni . Hludovicus gratta Dei Imperator 
Auguftus . Digiium eft , ut Imperialis ma- 
jeflas opem su3 poteftatis condis suis im- 
perciatur fideiibus . Quanto magis eciam 
ei quam thoro inviolabili sue excellentie 
Conjugem copullavit . Quapropter omnium 
fidelium Sande Dei Ecclesie noftrorum sci- 
licet ac futurorum magnitudo comperiat , 
quia Angeiberga nobis amantissima Conjux 
augufta noftram adiens mansuetudinem de- 
precata eft quatenus Curtes noftras , unam 
scilicet que dicitur Guardiftallam , & alte- 
ram que vocatur Luciariam que ad eandem 
Curtem Guardiftallam aspìcere videtur si- 

mul- 



APPENDICE 



^99 



mulqiie & Capellas duas cum dotibus ea- 
rum imam videlicet in honorem Sandi Pe- 
trl Principis Aporiolorum conftruàa , & 
akeram in honore Sanai Georgii proprie- 
tario jiire ei concederemus. Cujus precibus 
ob multimode dileftionìs amorem assidueque 
devocionis sincericatem aurem accomodan- 
tes , hoc noftre niansuetudinis preceptum 
fieri decrevimus per quod predicle Conjugi 
nostre carissime hereditario jure prefacas 
Curtes Gaardiftallam Se LuciarJam cum 
ambabus Capellis , & dotibjs eariim cum 
omnibus Servis , & ancillis , aldionibus & 
aldiabus , cum agris , & vineis , pascuis , 
silvis , piscariis , palludibus , molendinis 
aquis , aquarumque decursibus , concisque 
in incegrum ad easdem Curtss , & Capei. 
las aspicientlbus , seu omnibus mobilibus , 
Se immobilibus jufte Se legaliter ad easdem 
percinentibus perpecualicer habendum , ac 
possidendum , Se cuicumque voluerit lar- 
gien. largimur , Se conferimus . Ec flatui- 
mus ut deinceps jam didas Curtes cum Ca- 
pellis , Se docibus earum sicut protulimus 
in integrum teneat , ac possideac jure prò» 
prietacis , Se liceac facere ex ipsis quid- 
quid ejus voluntas decreverit p:r hanc no- 
ftre concessionis sandionem nemine refra- 
gante , vel quolibet unquam in tempore 
ausu temerario , auc iniqua machinacione 
contradicente . Ut autem hoc noflre au- 
doritatis concessio inviolata permaneat ma» 
nu propria subtus firmavìmus , Se Bulla 
noftra insignir] precepimus 

Sìgnum Diii hludovici Serenissimi Aug. 

Johanes Sacri Palacii protonotar. 

Dat. mi Non. Novembr. anno Xpo 



propicio Imperli Dni Hludovici piissimi 
Aug. XV. Indid. XIII Ad. Orto Curte re- 
gia in dei nomine felicitar amen , 

NUM. IV. 

Dal Muratori Antiqu* Ital. Med. JEvi 
T. II. p. 141. 

An. 8£J4 

Possesso della Corte, e Cappella di Guastali t 
dato alla Impera drice Angilèerga , 



Xn nomine Domini , Imperante DominuS 
noftro Hlodohwicus magnus Imperator 
Anno Quintodecìmo die de mense Novem- 
bris , Indidione terciadecima feliciter . 
Breve recordationis qualiter Walpertus Mo- 
tinense Ecclesie Episcopus , Se Missus Do- 
mni Imperatori? veniens Wardeftalla ha- 
bens exemplar precepti Domni Imperatc- 
ris , qucm ob multimode diledionis Augu- 
fte Inghelberge jure proprietario Domno 
Imperator predida Cortem cum Capella , 
& dote sua , cum omnibus servis , Se An- 
cillis , ac dominius , agris , vineis , pratis , 
pascuis , silvis , aquis aquarumque decur- 
sibus , cundìsque in integrum ab eandem 
pertinentibus perpetualiter habendum con- 
cesserat i quod exempla reledum eorum 
presentia , quorum nomina subto leguntur , 
ideft Tanchredus Capellanus , Se Consllia- 
rìus Domni Imperatoris , Gisclbertus , A- 
dulfus , Deusdedit , Ragimfredus , Ragim- 
bertus , A«lebbertus , Teudericus , Petro , 
p p z Atre» 



300 



APPENDICE. 



Atrepaldo , Amìcho ex genere Francho- 
riim , Teuperto ex genere Francorum , Ful- 
cheriiis ex genere Alamanorum , Joanace 
Presbiter , Germano Presbiteri ex genere 
Francorum , Ilderberto Diacono , Raperto 
Diacono , Urso Langobardo , Urso Presbi- 
ter, Luvegiso ex genere Francorum , Adre- 
verto ex genere Francorum , Grinebercus 
Nocarìus . Inglericus ex genere Alamano- 
rum . In iftorum omnium siiprascriptorum 
pressentia poft rele£lum exemplar jam di- 
fìus Walpertus Episcopus ex jussionem Do- 
mni Imperatoris a parte Domne ingeber- 
ghe Augufle , Petrum juris ejus famulum , 
& Miniftrum vicem ejusdem Augufte per 
cohunnam de domo ejusdem Curtis , jam 
fatum Petrum reveftivic jure proprietario , 
sicuc in eamdem contenebatur exemplar . 

A(S.am eft hìec in predié^am Curtem 
'Wardellalla die IV. Kalendas December , 
feliciter . 

5^ Ego Walpertus Episcopus , Se Mis- 
^us Doui Imperatoria poft afta traditione 
«ubscripsi . 

Ego Urso Presbiter supra nominatus 
interfui . 

Ego Johennatius Presbiter supra nomi- 
natus interfui . 

Ego Reperto Presbiter supra nomina- 
£us interfuit . 

Ego Germanus Presbiter supra nomi- 
natus interfui . 

Ego lidepertus Diaconus supra nomì- 
natus interfuit . 

Signum manus Anteberti interfuit . 

Ego Teudebertus supranominatus in- 
terfui . 



Ego Giseverto interfui l 
Ego Ropertus supra nominatu« inter- 
fui . 

Ego Ragimfrido Interfui . 

Signum manus Atrapaldi qui interfui . 

Signum luglerixì qui- interfuit . 

NUM. V. 

pai Campi Iftor. Eccl. di Piacenza 
P. I. p. 4;?. 

An. 8^5. 

/Lodovico II. Imp. confermi ad AngllbergA ta 

dona\ione di Guastalla , Lupara , 

e4 altri luoghi. 



I 



n Nomine Domini noflri Jesu Chrifti 
Dei alterni . Hludovìciis divina ordinante 
providentia Imperator Augufìus . Sì libe- 
ralitas imperlalis munificentiam fidelibus 
quibusque nollrJs benigne coneedimus » 
quanto potius dile,daj nobis Conjugt , quatn 
divinitus in adjutorium commissi nobis inj* 
perii percepimus 5ociam , cunfta dapsilita» 
tis commoda , nos conferre convenit . Qua» 
propter omnium Fidelium Chrifti , sanftxqj 
ipsius Ecclesia comperiat generalitas , quo- 
niam cum traftatu & Consilio , atque ima- 
nimirate Imperii noftri primorum , Angìl- 
bergh^e Serenissima Auguftse , & Impera- 
trici , atque desiderabilissima Conjugi no- 
ftra p^r hujus aiii^ioritatis noftrse prsece- 
pcum tribuimus quandam Abbatiam in ho- 
nore B. Petrì celeltis regni clavigeri dica- 

tam , 



APPENDICE 



301 



tam , & fandatam non procul a Piacentina 
urbe in loco , qui nuncupatur Caput Tre- 
bia? , seu etiani quasdam Cortes , videlicet 
Vuardiftallam , Luciariam , Littora palu- 
dìana , Campum Miliacium , Sextiim , luer- 
ne , Massini , Se Leocarni cum omnibus re- 
bus mobiìibiìS , Se immobìlibus , ac familiis 
iitriusque sexus , seu etiam cum omnibus , 
quae dici , aut nomìnari possunt ad predl- 
dam Abbatìam , vel easdem Cortes perti» 
nentibus in integrum , tam ad utilitatem , 
ipsius Conjugis noftra; , quamque ad ali- 
menta Monacharum , qux prò tempore fa» 
mulabimtur Domino in Monafterio , quod 
nunc noviter ab eadeni Conjuge noflra con- 
firuicur infra eandem urbem PJacentìnam . 
Insuper Se roboramus & omnes res tam mo- 
biles , quam immobiles , nec non & fami- 
lias utriusque sexiis , unaque cum acquisì- 
tJs rebus , & acquirendis , quas sive per 
Jargitionis noftrx divergo tempore prasmis. 
sa praecepta , sive coJIata sibi ab aliis mo- 
numenta cundarum donationum scilicet , 
vel venditionem , sive per quemcumque 
alium modum acquisisse , sive possedisse 
dinoscatur , dominium habere in perpetuum 
fiabilientes ei , & ea , ut prxdiximus ro« 
borantcs . Similiter eciam donamus ei a 
presenti die , atque concedimus in perpe- 
tuum quaecumque ex superius comprehensis 
rebus , vel famiiiis per quscumque legum 
jura ad nos pertinere comprobantur , sive 
deinceps pertinere noscentur , ita ut 3c hsc 
cum illis presenti Imperiali munificentia , 
3c audoritate munita perpetualiter potia- 
tur , 8c suo semper juri vendicet , , ac de- 
fendat , ad possidendum videlicet , & uten- 



dnm omnibus bis in perpetuum , atque do' 
nandum , ac relinquendum cui voluerit , Se 
de bis omnibus ag'endum quod sibi placue- 
rit . Quisquìs autem Successoru m noftrorum 
Imperatorum , vel alterius cujusque dignì- 
tatis , aut condì tionis hominum conerà hu- 
ji;s Imperiaiis praecepci serlem in tota , vel 
in parte agere temptaverit , & de bis om» 
nibus quìcquam auferre , vel mlnuere , auc 
ab alìquo sibi quocumque modo dandum 
poitulare pr«esumpseric , sibiqj usurpare , 
vel vendicare quolibet ingenio conatus ex^ 
titerit , aut illi super his omnibus , vel eis, 
quibus ìpsa horum aliquid contulerit , mo- 
lefliam aliquam inferre prssumpseric , pri- 
mo quidem nisus ejus nullas vires habeac , 
deinde vero prò solo prsesumptuoso cona- 
mine auri obri-zi duo millia libr. exolvere 
compellatur , quarum dimidia pars pr«fa- 
tx Augnft^ tribuatur , dimidia vero a Prin- 
cipe , qui per tempus fuerit exigatur , ut- 
que haec noftrse donationis , & confìrma- 
tionis autìoritas firmior habeatur , Se in 
futura tempora inviolabiliter observetur , 
manu propria subter signavimus , Se de 
bulla noftra insigniri prcecepimus . 

Signum D. Plludovici Serenissi* 

mi Imperatoris Augufti . 

Egcleu . . . nus Arcliiprsesbiter Palatì- 

nus jussu Imperatoris ad vìcem 

Dat. anno D. Hludoi'ici Serenissimi 
Imperatoris Augnili XXL Indi«fiione tertia 
(corregge il Campii decimatertia ) III. Nonas Ju- 
nii anno-Incarnationis Dominici dccc .. . xv 
( riconosciuta dal detto Campi del 8^5. ) 

Atìum in Civitace Venusia in dei no- 
mine feliciter , 

KUM, 



30Z APPENDICE, 



NUM. VI. suis privilegiis roborarunt > & contradlceft- 

tes , auc incerrumpere volentes perpetuo 

Dal Campi Iftor. Eccl. di Piacenza anathemate ligaverunt . Unde mine , ut 

P. I.' p. 4<Ji, credo, inspirante Deo , Imperiali, Se Apo- 

fìolica auchoricate subfulta deliberavi una 

An. 877. cum consensu propinquorum , & parentum 

meorum edificare Ecclesia infra muriim 

'Angìlberga Imperadrice dona al Monistcro di urbis Placentinae ad nomen & gloriam Do- 

San Sisto di Piacen\a. le Corti, e Cappelle minicse Resurre^tionis , & bcatorum Apo- 

di Guastalla , Lupara > ed altri luoghi , flolorum , ac Martyrum Bartholomei , Si- 

fìi , & Fabiani honorem : ubi volo , ut 

Isint inftituente , & gubernante Domino Je- 
n nomine sands , & ìndlviduae Trìnitatis su Chrlfto Monaflerium unum sacrarum 
Angìlberga Domni Hludovici divx memoriae puellarum , similiter etiam unum Xenodo- 
piìssimi Imperatoris olim Conjux , & Im- chium debilium , & adventantium peregrì- 
peratrix Augufta pra'sentibus prasens di- noriim prò remedio , & mercede animsE 
xit : quanto amplìus divinis nos obsequiis ejusdem clementissìmi Imperatoris Domini , 
humiliter subiicimus , & largitori , ac re- & senioris mei , & mese , seu utriusquc 
tributori bonorum de bis , qux nobis mise» prolis noftr«e , nec non etiam in comune pa- 
ricorditer contulit devotae mentis donaria rentum noftrorum . Statuo igitur , ut habeat 
prsparamus, tanto amplius supernum cir- supranominatum Csenobium presenti die , 
ca nos favorem conciiiandum credimus : 3c & bora Curtes meas , domo cokiles in fi- 
sìc ad repromissa perennis vicae prsmia nibus Placentinis una cum universis casis , 
concito cursu pertingere nos posse ipso au- & rebus meis infra , vel extra Urbem Pla- 
xiliante confidimus . Et ideo ego , quse su. ' centinam quantumcumque mihi nunc inibì 
pra Angìlberga manifelle profiteor , eo legibus pertinet , aut in antea Deo propì- 
quod idem excellentissimus Imperator Do- tio acquirere potuero . Id sunt imprimis 
minus , & vir meus per suum Imperiale Corte mea infra ipsam Civitatem , & 
prKceptum concedere dignatus eft mihi lì- aream , in qua ipsuni Casnobium fundatum 
beram facnltatem ordinandi, diftribuendi , eft : sed & Corte mea in Flabiano, in Du- 
& poteftative faclendi de oniMibus rebus Ilaria , in Fabrica , & alias omnes casas , 
meis qualit. rcnmque , & in quemcumque & res meas tam de domo coltiles , quam 
mihi placuisset : quod etiam gloriosus Rex massaritias in eodem Comitatu Piacentino j 
nequivocus , & avunculus similiter consen- una cum Cella , quae vocatur Monafterio- 
tiendo confìrmasse dinoscuntur , Quodque lo , conftrufta in loco , & fundo , qui vo- 
simili modo Apoftolica; sedis Pontifices , & catur Caput Treblae consecrata in honore 
universales Pap« Adrianus , & Joannes Beati Petrì Apoftolorum Principis y cum 

om- 



APPENDICE 



303 



omnibus casi» , fc rebus , seu familiis prò 
singuiis locis , & vocabulis ab ea partinen- 
tibns , & aspicientibus cum incegritate sua. 
Dono insuper eidem sando loco cinnes res 
mcas in finibus Laudensibus ; id sunc cur- 
tes meas m Praca , seu in Montsniallo , si- 
ve etiani Curte , quae app^Uatur Mediola- 
nens2 : res etiam meas in finibus Cremo- 
nensibus ; id sunc Curtes meas Sexco , & 
Tentaria . Dono etiam Se otfero ad ipsum 
Sandum locum Curtes meas , quse mihi in 
dotis nomine advenerunt de eodem Domi- 
no , & viro meo j id sunt Campomilliatio 
in fiaibus Mutinensibus , & Curtenova , & 
Pigiiugnaria , seu 8c alias curtes meas Fe- 
lina , qux vocantiir Guardaftalia , 8c Cur- 
te mea Luciaria in finibus Regiensibus cum 
omnibus casis, & rebus, seu familiis , tam 
per singuiis locis pertinencibus ab eis , 
quamque ed de singuiis hominibus in no- 
ftrum jus , dominiumque aquisitis . Seguono 
ultre Donazioni , che per brevità qui si omet' 
ione . In eodem vero Monafterio volo , ut 
stnt Monachse secundum Regulam S. Bene- 
dici , viventes usque ad numerum quadra- 
gìnca , & Abbatissa super ipsas sit , quam 
ibi ex communi consensu elegerìnt , veluti 
modo per earum » qua nunc ibi Deo vo- 
cante colleftx sunt , eieólionem , & nolìram 
ordinationem Cunigunda venerabilis Abba- 
tissa in ipso loco ordinata videtur : ilio vi- 
delicet ordine , atque tenore , ut dum ego 
advixero , odinatio , vel dispositio tam Mo- 
nafteriì , quam Xenodochii ipsius in mea 
sit poteftace . Poft meum vero obitum vo- 
lo , atque decerno, ut si Emengarda unica 
mea fiiia religiosa velie induerit , ipsa 



provisionem ejusdem loci mea vice suscì» 
piat , atque ad recìnendum sanftje Regulae 
fìatum pariter cum Abbatissa , qua tunc 
fuerit , omnem inibi sollicitudinem gerac : 
ita tamen ut a mea hac ordinatione , vel 
dispositione nullo modo recedens sacrata 
Caenobio , vel Xenodochio nullum impedi- 
mentum inferat . Quod si ili a me de hac 
vita transeunte religionìs vefte induta non 
fuerit , voto , atq; inftituo , ut de ipso 
Monafterio , atque Xenodochio , rebusque 
ipsorum , sive , & de bis, qu« in ornatum 
ipsius Ecclesia contulerimus , nullam demi- 
norationem faciat , $ed tantummodo si ne» 
cessitas exegerit , ad defensioaem, vel pro- 
visionem ipsius loci adveniat , cui adve- 
nienti tale subsidium minlftretur , unde an- 
cilla Dei necessaria dispendia non aniìt- 
tant , quousque , ut praediximus , ipsa san- 
Ù.X religionis habitum assumat . Poft ipsius 
autem Emengarda transitum , filia ejus , si 
fuerit in ipso Monafterio regulariter edu- 
cata , qua ad paftorale minifterium utilis , 
& idonea inveniatur , decedente Abbatissa, 
qua prò tempore fuerit , ipsa succedat : 
Se similiter de aliis , qua de ipsa linea fi- 
lia mea in antea successerint , & san5:a 
habìtu induda , & nutrita fuerint fieri vo- 
lumus . Quod si de ipsa linea filia mea in- 
venta nulla fuerint ad hujusmodi minifte» 
rium apta ; vohimus , ut de paterna suc- 
cessione noftra talis eiigatur, qualem supra 
assignavimus : & si de iDaterna non fuerit , 
de materna fiat , ut superius determlnatum 
eft . Si vero ex utraque parte defecsric , 
tunc congregatio ipsius loci de suo nu- 
mero talem sibi eligat Abbatissam , qua- 
lem 



304 



APPENDICE 



lem sani5la regula infìicuic ordinandam . 
Qiioniatn vero ipsum sandum Caeno- 
hhim absqiie Episcopali providentia com- 
petenti , Se congruenti esse non debec ; de- 
c crnimus ut si fìlia noltra , vel quisquam 
de pareniibus nofìris , seu aliquìs sscularis 
potefìas , aut qiia:Iibet potens persona ali- 
quam violentiam , aut contrarietatem , sive 
stibtraftionem eidem Sacro loco intulerit , 
Abbatissa , quae tunc fuerit , praesidium 
Apofìolica» Sedis pariter , & judicium pe~ 
tac ad cuftodiam sui , Se perpetuum hiijus 
noftrx ordinaticnis munimen . Quod sv talis 
controversia inibi orta fuerit , quse sine sa- 
cerdotali provisione determinati nequeat , 
Pontifex Mediolanensis , qui per eledionem 
canonice fafìam in ea Sede inventus fue- 
rit , per ammoni tionem Abbatissse , aut 
Monacharum loci ipsius adveniens , causam 
ipsam inter eos juxta regulare decernat ju- 
dicium : qua» etiam si necessicas ita popo- 
scerit prò iliaca famulabus Dei gravi vio- 
lentia , successive cum illarum misso ad 
Ssdem Apoftolicam Legatum dirigant . Per 
eundem quoque Mediolanensem Antiilitem 
consacrati onem Abbatissse , vel devotarum 
Virginum inibi fieri volumus : eique pro- 
pter pr2di>5tas causas advenienti usque ad 
tertiam diem de ipso Monafterio stipendia 
miniftrentur : ideft totum insimul fuschin- 
gas ( ovvero frixìngas ) sex , pullos duode* 
cim , frumentum modia tria , vinum modia 
sex ; annona cavallorum sex modia fxnum , 
vel herbas carrettas tres , & prò benedi- 
zione ipsius san(5ti loci veftitos siricos 
duos : super hac nihil omnino prxsumat 
aut exigac , aut poteftatìve agat . Quod si 



ille canonice non venerit in praediélam sedera, 
aut aliquam interpósitam personam super 
sacro loco , vel his , quae ad ipsum pertì- 
nent intulerit , cune Aquilejensis Antilles 
in ejus vicem advocetur : Se si ille simili- 
ter in hoc negocio inventus fueric repre- 
hensibilis , famulae Dei alium sibi quem- 
cumque voluerinc noflra licencia elicane 
provisorem , qui hxc ftatuta intemerate 
debeat observare . 

Segue un paragrafo , nel quale assegna 
alcuni Legati al Monistero . Indi : 

Familias vero meas de omnibus supra- 
didis Curtibus meis , quas in hac judicati 
pagina designavi , in mea reservo poceftate 
quales , aut quancas voluero libertatem do- 
nandi , aut cui voluero diftribuendi ; rcli- 
quas autem , quas nominative non dedero , 
vel deliberavero , in jamdifto Monafterio , 
vel Xenodochio deservire ftatuo prò mer- 
cede sape nominati senioris mei , vel 
mea . 

Dopo altre cose , termina così il Testa- 
mento . Quam paginam teftamenti mei Amel- 
pertum Notarium scribere rogavi , Se telti- 
bus obtuli roborandam anno.Imperii Domni 
Caroli hic in Italia secundo , & Regni ejus 
in Francia Aólum Brixi« in Mona- 
fterio novo S. Julia in Dei nomine feliciter 
Amen anno Incarnationis Dom. 877 Mense 
Martio Indizione decima . 

SÌgnum ///. manum Domna: Angil- 
berg« Auguftaj qua» hanc ord^nationem te- 
ftamenti sui fieri rogavic ad. omnia supra- 
scripta , Se ei relióta eft . 

Ego Anspertus Archiepiscopus sub- 
scripsi . 

SU 



APPENDICE. 



\o5 



Sigaiim /// manuura Ugonis Abbacis , 
Se MissI Imperialis Teftis . 

Seguono molte altre soscri\ioni » 

NUM. VII. 

©al Muratori Antiqu. Ital. Med. ^vi . 

T. yi. p. 1%, 

Cario Crzsso Imp. confermi ad >■ An^dbtrga. 

Augusta la signoria di Guastalla ^ Lu\- 

\ara 3 e di altri luoghi» 



I 



n nomine Sanifte & individue Trinìtatis . 
Karolus divina favente clejnentia Impera- 
tor . Noverit igitur onanìuni fìdelium no- 
ftrorum presentium scilicet , & futurorum 
Industria , Aj^elberg.ain divine recordatio* 
x!Ìs Hliijdtìwici exceJlenrissuni Iraperatoris 
coDSobrini nostri Conjugera Augullam dile- 
^am Sororem noftram mansuetiidinis noftre 
poltulasse censuram , xit qualicer idem Au- 
guftus , Domlnus & vir suus per sucrura 
Precepcorum paginas conculic , concessic , 
atque donavit , quasdam vidciicet Curtes , 
Guardiilallam , Luciariara , Lictora Pala- 
dana , Cainpum miliacinm , Sextum , In- 
verne ^ Massini , atque Leucarni cum om- 
nibus eorum pertmencibus 5 & familiis 
utriusque sexus ,, seu quondam Abbaciam 
XB honore SznOiì Perri Apoflolorum Princi- 
pis eonsacracani , Se non Jonge a Piacenti- 
na Urbe fondatam in loco qui nominatur 
Caput Trebie , qualiter quod noUer Geni- 
Tom. I. 



tor dive memorie ciementissimus Rex sui" 
erga Nepotem inftin(2:u amons , suam ad- 
jungens audoritatem simili , ut ìlle , modo 
confirmavic ci univer-sa , qua habebat , ac 
ilabilivit : nec non & omnia que Carloma- 
nus frater nofter gloriosus Rex per audo- 
rìtatis sue precepta contulerat ,• taliter et- 
iam nos piam eoruradem imitantes munifi- 
centiam , erga prefatam Auguftam agere 
debea'mus , ea qua: sibi ex dono , Se largi- 
tate tam Patris , & Consobrini , quamque 
Sz Fratris nofìri competunt , noCcra audo- 
ritate concedentes , & roborances pariter , 
scilicet cum bis omnibus , que a reliquis 
progenitorfbus & propìnquis noilris pro- 
prie virtutis a Deo sibi quoquo modo vi- 
dentur coucessa ve! conHrmata . Nos igitur 
ejus prsclbus , quia non iRJufte vise sunc , 
assensum dedimus , decernentes clemeiìter , 
& per hoc noAre sublimitatis Preceptum 
omnimodis ei tribuentes ac confirmantes , 
ut universa , que ille magnificus quondam 
Hludowicus sepe nominatus Imperator Con* 
sobrinus nofler senior , &; vir ejus ipsi qua- 
liconque modo contulisse , ac concessisse 
probaruc , eodem ordine atque tenore in- 
refragabilicer iiabeat , teneac , atque do- 
minetur . Quedam vide'icet quoad vrxerrt 
usufruendo , que;dam vero perpetualiter pos- 
sidendo ^ & cum voluerit , dimittendo ab- 
sque ullius contradiótione , vel diminora- 
tione seu injusta moleftatione . Non solum 
auì:em de bis , que a suo Viro carissimo , 
Consobxino noftro , atque Fratre obtinuit , 
de quibus illam juxta quod conftitutum 
ed agere per omnia volumus atque conce- 
dimus ; verum Se de illis , que ipsa sibi 
q q quo- 



30(5- 



APPENDICE, 



V quoconqne ingenio juste &c legaliter iinde- 
cunque vel a q^iiibuscumque acquisivit , 
vel in antea acqmrcre pocuerit : liberam 
ei in cundis faculcatem coucedimus atque 
firmamus tam prò sua, & Senìoris sui Ani- 
ma per Loca venerabilia donandi , quam 
& quibuscunque , & qualitercunque volua- 
rìt , diftribuendi , quemadmodum , ut pre- 
tulimus sande memorie Genitor nofter per 
sui precepti formulam confìrmasse illi 3c 
decrevisse dignoscitur . Quicunque vero hec 
Patris de Consobrini ac f racris noftri , no- 
flraque ftatuta violaverit , aut immutave- 
rit , & quod non putamus , suprafatam 
Augufìam amicabilem Sororem nofìram de 
bis , que sibi tam ab ipsis , quamque 
a nobis concessa , & confirmaca sunt , jux- 
ta votum proprium non premiserit , aut cu- 
ju9 fadum in aliquo irritum fecerit , sciat 
se in futuro eterni Judicis sententia punien- 
dum , & in presenti per liane noftram au- 
(^oritatem centum Librarum auri probaci 
pena multandum quarum medietas Fisco 
noftro exigetur , & medietas ei cui injuftc 
moleflia fuerit facta persolvetur . Et ut 
hec noftre largitatis concessio & confirma- 
tio pleniorem in Dei nomine obtineat fir» 
mitatem , hoc noftre ^udoritatis Preceptum 
inde conscribi mandavimus , propi;ia manu 
confirmavimus , & annuii noflri impressione 
assignari precepimus . 

Signum Caroli Serenissimi Imp'jrato- 
ris . 

Hernuftus Subdiaconus ad vicem Llu. 
tuardi recognovi , & subscripsi . 

Darum xv. Kalendas Maji Incarnatio- 
nis Domini Anno dccclxxxii. Anno vero 



Imperli Donni Karolì in Italia secundo , 
Indizione xv. 

Adìum Papié in Dei nomine felicicer . 
Amen . 

NUM. Vili. 

Dal Muratori Antiqu. Ital. Med. ^vi . 
T. VI. p. 345. 

Ann. 888, 

.Benngario /. Re conferma ad Angilberga Au- 
gusta il dominio di Guajìalla, Lui'' 
\ara , e di altri luoghi . 



I 



n nomine Dei «terni . Berengarius Rex . 
Omnibus sanótse Dei Ecclesia fidelibus , 
noftrisque , prssentibus scilicet , & futu- 
ris , notum esse voiumus , qualiter Ade- 
lardus , &: Antonius venerabiles Episcopi , 
atque Walfredus iIJufter Marchio , noftri 
diledissimi fideles , noftram humiliter po- 
fìiilaverunt clementiam , quatenus Angil- 
bergae serenissimce Imperatrici concedere , 
& confìrmare noftrx audoritatis Praecepto 
dignaremur quandam Abbatiam in honore 
Apoftolorum Principis dicatam , & non 
ionge ab Urbe Piacentina fundatam in lo- 
co nuncupato Caput Trebie , seu quasdam 
Cortes Vardiftallam videlicet , Lucia- 
riam , Littora Paludiana , Campum Milia- 
cium , Sextum , Overne , Massini , atque 
Leocarni , quemadmodum Domnus Hludo- 
wicus gloriosus olim Imperator , Avuncu- 
lus , & Senior nofter , eidem Imperatrici 

per 



APPENDICE. 



3oy 



per suorum preceptorum pagmas concessit, 
atqiie perdonavic . Quorum precibus infle- 
xi , prsenominatam Abbatiam , a^qu3 pra- 
scriptas Cortes , cum omnibus earam re- 
bus mcbilibus , atque familiis utriusque 
saxus , seu etiam qr.ie dici , aut nominari 
possunc , per diversa nostri Regni loca ad 
prstaxatam Abbatiam , vel ad easdem Cor- 
tes pertinentibus in integrum , veluti prs- 
libatus serenissimus Imperator HludoWi- 
Cus , Se quondam nofter Avuncolus , no- 
ficrque c^rissimus Senior Karolus videlicec 
inviótissimus Imperator , per Preceptorum 
suorum authoritatem jam sep« nominatae 
AngilbergJe gloriosa Imperatrici tribue- 
runt , ac confirmaverunc . Nec non Se om- 
nia quae in aliis Prseceptis tam sibi , quam 
Monafterio , in honore Sancii Sixti dicato , 
& ab infra Civitatem Placentinam conflru- 
do , ab aliis noftris Antecessorlbus donata, 
& corroborata fuisse noscuntur , nos ob 
Dei amorem , tam ad utilitatem ipsuis An- 
gilbergx Imperatricis , quamque ad usum 
& alimenta Monacharum , quse prò tempo- 
re in eodem Monafterio Crifto Domino 
servierint , de noftro jure & dominio in 
ipsius Angilberg3£ excellentissim^ Impera- 
tricis , Se Monafterii jus Se dominium , 
usque in perpetuum , jure proprietario 
concedimus ac perdonamus , modisque om- 
nibus confirmamus , & corroboramus per 
hanc noftrae Inscriptionis paginam , una 

cum casis vineis , campis , pra- 

tls , pascuis , silvis , salicetis , sationibus , 
aquis , aquarumque decursìbus , molendi- 
nis piscationibus , Servis , & Ancillis , Al. 
dionìbus , Se Aldianis , moncibus , valli^ 



bus , planciebus , coltis , Se Incoi tìs , dir 
vis's , ;upis, rupinis , vedigalibus , difìri- 
dionibus , redhibicionibus , unìversìsque ad 
pr^diftam Abbatiam , vel jam nominatns 
Cortes pertinentibus , vel aspicientibus ex 
integro, quatenus ipsa quoad vixerit ean. 
dem Abbatiam Se pretaxatas Cortes po:e- 
ftative teneac ac possideat , ac ordìnet to- 
tius pocellatis contradi(^ione remota . Qui- 
cumque ergo hoc- noftrx concessionis , Se 
confirmationis prxceptum refringere , vel 
violare quandoque temptaverit , sciat se 
compositurum auri obtimi Libras centum 
sexaginta , medietatem Palacii nostrii Ca~ 
merìB , Se medietatem cui injufte facla fue« 
rit molellia . Quod autem ut verius creda- 
tur , Se diligentius ab omnibus perpetuali- 
ter observetur , manu propria roboran- 
tes , de anulo nostro subter insignir! jus- 
simus , 

Signum Domni Berengarii Serenissimi 
Regis , 

Locus Sigilli 5^ cerei deperditi 
Petrus Cancellarius ad vicem Adelar- 
di Episcopi , Se Archicancellarii recogno- 
vi , Se subscripsì . 

Datum Vili. Idus Maji Anno Incar- 
nationis Domini dcccljscxxviii, Domni vero 
Berengarii gloriosissimi Regis Primo Indi« 
ftione VI. 

Awlum Papix In Dei nomine felicicer. 
Amen. 



f?f 



NUM. 



308 



APPENDICE 



NUM. IX. 

Bai Campi Iflor. Eccl. di Piacenza. 
P. I. p. 47=^. 

An. 8po. 

Ermengctrda figlia deW Aupista AngiUerga 

conferma al Monifiero di San Siflo di 

Fiacenyx le donazioni materne v 



E. 



Igo in Dei nomine Irmengarda Deo dé- 
Tota fìlia bo: mem. Domni Ludovici Impe 
ratoris , qu^ professa sum v'vere ex natio- 
ne mea Icge Salka , vobis Domns Scam- 
biirgse Abbatisse Monafterii Dominici Re- 
surre^ ionis , 3c SS. Sixti , & Fabiani , 
^uod fundatum eft intra civitatem Placen- 
tiani , quod Domna Augufta Angilber^^a 
«lim Imperatwx genicrir. mea a fundamen- 
to sedificavic in propriis rebus suis- ibi do- 
no , $c offero prò remedium anims mea , 
voi quondam Auguftorum genitor , Se ge- 
nitrix mea , vobis Domnae Scambiirgsc Ab- 
batissa?, vel siiccessoribus cuis in pei-pecuivm 
ad US uni , & flipendia Monacharum Dei 
ancillarum ibique degentium , quse quoti- 
(die in ipsum sandum , & venerabilem ]o- 
€um fuerint futuris temporibus » Hoc sunt 
Cortes meas-, qua jacent in Comicatu pia- 
cantino una in Dulguria , alia in Fabiano, 
lercia- in Fabrica , quarta in Caracca , 
quinta in Laudusiana seu in Comicatu Pla- 
cencino , qua nuncupatur Curtemajore , 
sen Se in Comicatu Regciise Cortes quat- 
tuor , una qua nuncupatur Felinie , ubi 



Vuardefìalla dicrtur , alia luciaria , terrla 
qui£ dicitur Curte nova cum Capellis inibi 
ccHiRrit^fS , una in honore S.Georgiì , alia 
in honore S. Pecri, tertia in honore S. Lau- 
rentti , & quarta Corte , qu« dicitur Le- 
ftora Paludani , seu dono , & trado eidem 
Domnx Se&mburgic Coree] mea in Comicatu 
Mucinense , quae vocacur Campo miniaci» 
cum Capella una inibi conftruda in honore 
S. Pecri seu in Comicacu Mantuano Cortes 
meas Picunarìa , & Villora , seu & in Co- 
mìtacu Turisiana Coree mea , quat dicicur 
SisJlIa ; acque in Comicatu Burgariense Cor- 
te mea Brugnago ; seu in Comitatu Albi- 
ganense partibus maricimse in loco , ubi 
dicitur Palmare . 

Has vero prxnominac'as Cortes sìcut 
supra scripca sunt , cum omnibus earum 
adjacencìs &c. de meo jure in pranomina- 
tum Caenobium ad usum , & stipendia Mo- 
nacharum Dei ibi d-^gentium confirmo fu- 
turis temporibus &c. nisi tantum tres Sor- 
tes , Se dimidia in Ronchalia , qu» perci- 
nent de Curte Wardeftalla , quas Eurard^a 
Diacono usufruttuario nomine dedi , & 
quatuor Sortesf in suprascripco Comicacu 
Piacentino , qnx pertinent de Curce majo- 
re in loco , qui dicitur Curte redi , quas 
dedimus simìlique usufruduario nomine àit" 
• bus vitae suas Eurardo Episcopo , qua poft 
illorum decessum in jura de prsdido Cx- 
nobìo ucsupra prò remedium anim» meje 
&c. Ec presens donatio , vel cessio ifta 
omni tempore firma , & inconvulsa perma» 
neat . Scz. Et quaticer jufta , Se secundutn 
legem meam Salicam , in qua raanifefta 
sam vivere > vcbis Scamburg* Abbacissa a 

par- 



A P r^ N D I e E 



30$ 



^arte eorum Monachae , qnae quotidie in 
jamdictum sandum , & vsnerabilem locum 
dcservianc , trad'o , Se kgiLima facio veili- 
turam ad usiim , & fripendia Habendum 
per Vuasonem cerrse , cuIcelJnm , feftuchum 
nodaaim , frondos arborlim a prasènci die 
coriim jure h-abendnrn omnia , sicuC supra 
legitur , & me exìnde foris abuarpisco, & 
absasito feci nis prssentibus , & bergarae- 
na con atramencario de terra levavi , & 
Leo Notariis scribere rogavi . 

^ Quidem , & ego teo Notarius scri- 
psi pridie Kalendas Decembris , anno Do- 
mni Vuidoni Rex tertio Indizione Nona . 

NUM. X . 

Dal Muratori Antiqu. Itaf Med', iEvì . 
T. II. p. 205. 

An, por. 

Lodovico III. Rs confermi al Moniflero di 

San Siflo di Piacen\a le dona\ioni 

di Angilòerga . 



I 



.n nomine' Salide Se Individue Trinìtatis . 
HludovicuS divina f avente clemencia Rex . 
Omnium fidelium san(3:e Dei Ecclesìe , no- 
flrorumque , presentium scilicet & futuro- 
rum comperiat industria , quonìam quidam 
venerabilis sanóìe Concordensis Ecclesie E- 
piscopus , nomine Adalmanus , noftram 
adiens exceirenciam , enixius poflulaviir , 
quatìnus quandam Gurcem j;iris Regni no- 
ilri , quje dicitur WardiRals , consiltentcm 



in Comitatu Riegisiano , non tonge a flu- 
vio Pado , còncederemus Monafterio in Iio- 
nore Sanile Rcsiirre^fìionis , & Beatorum 
Martyrum Bartholomei , Xilli , Se Fabiani, 
ab Avia noilra Angelberga quonddin Im- 
peratrice a fundamenfs cònftru*^iim infra 
menia; Civicatis Placcncine , ita sane ui:. 
persiftat etiarn piò Anima Avi noftri Dom- 
tìi Hludovici Imperatoris , Se predice A- 
vie noftre Se Genitricis , Se noilra , cum 
tiniversis apenditiis ejus, àc familiÌ3 utrius- 
que sexus . Cujus precibus assensum prev 
bentes , hoc serenitatis noftre Praeceptiiìii 
conscribi juSsimus , per quod concedimus 
éideni Monafterio in honore Sancìe Resur- 
revlionis , Se Beatorum Martyrum Bartfio- 
iomei Xifti , Se Fabiani > prefixam Curteni 
Wardillalìani , cfum omnibus rebus , Se Ca- 
pellis ad eandem Curtem pertinentibus , 
videlicec cum casis , vineis , massaritiis , 
càmpis , ftallariis , sylvis , pascuis , aqua- 
tionibus , piscationibus , molendinis , aqua- 
riunque decursibus , Servis Ancillis , aldto- 
nibus , aldianabus , & quidquid ad prefi- 
x>am Curtem aspicit , vel aspicere videtup 
tocum Se integrum eidem Monafterio conce- 
dimus perpecualiter possidendum , ut in 
usus Monàcarum ibidem Domino famulan- 
tium semper absque uliius contradidione 
persillanc . Si quis autem temerarius qtó's- 
quani , quod non credimus , contra hoc 
noi^re Iriièicudionis Preceptum in aliquò 
violare, aut infring-re tcmptaverit , scTàc 
se compositurum auri optimi Libras ceìi- 
tum , medietatem Palatio nostro , Se me- 
dietatem cui inlata fuerit violentia . Et ut 
verius cred'atu'r , ac diligencius al) onaniBus 



210 



d P P E N D I C E. 



observetur , manu propria , subter robo- 
rantes , anuli noftri impressione insigniri 
jussimus . 

Signum Domni Hludovici gloriosissimi 
Regis . 

Adeft adhuc Sigillum cereum ejus- 

dem Regis . 

Arnulphus Notarius ad viceni Liutu- 

ardi Episcopi, & Archicancellarii recogno- 

vi , & subscripsi , 

Datum XIV Kalendas Februarii , An- 
no Incarnationis Domini bcccc Indiótione 
Quarta , Anno Primo , regnante Hludovi- 
co gloriosissimo Rege in Italia . 

Adum Bolonia Civitate in Dei nomi- 
ne . Amen . 

NUM. xr. 

Dal Muratori Antìqu. Ital. Med. R.wì . T. I. 

p. 3^7 , e dal Archivio del Moniftero 

di San Siilo di Piacenza . 

An. 5'05. 

Adelberga Badessa di San Sijìo di Piacen\ct 

prova in un Placito il suo legittimo 

possesso di Guaflalla, e Lupara» 



D, 



um in Del nomine Civitate Placentla 
ad Monafterium Sanftse Resurredionis Jesu 
Chrifti , Donnus Gloriosissimus Berengarius 
Rex prseerat in Monafterium ipsum a Ka- 
rissima Donna Ingelberga Imperatrlx con- 
ftruftum esse videtur , intus Ecclesia majo- 
. re ipsuis Monafterii in judicio resideret 



SJgefredus Comes Palacii & Comes ipsìqs 
Comitatus Piacentini una cum Everardus 
ipsius Placentie , Ildegerius Laudensis , 
Adelmanus Concordensis venerabllis Epi» 
scopus , Aldegrassus , Adelbertus , Aquili- 
nus , Farimundus , Scadelbertus , & Ber- 
nardus Judices idem Augufti , Ansemundus 
Notarius , & reliqui . Ibique eorum veniens 
presencia Adelberga Abbatissa ejusdem 
Monafterii una cum Madelbertus Advoca- 
tus ipsius Monafterii , & oftense sunt ibi 
cartule , una ubi continebacur in ea ab 
ordine . 

In Chrifti nomine igitur itaque ego 
in Dei nomine Irmengarda Deo devota fi- 
lia bone memorie Domni Lodoyci Impera- 
toris , qui professa sum vivere ex natione 
mea lege Salica . Vobis Scamburge Abba. 
tisse Cenobii Monafteris Sandorum Sifti , 
&: Fabiani , qui fondatum eft intra Civita- 
te Placentia , quas quìdem Augufta An- 
gelberga olim Imperatrix genitrix mea a 
fundamentum edificavit in propriis rebus 
suìs , dono cedo , confero prò remedium 
anime mee , vel quidem Auguftorum Geni- 
tori , & Genitrix mea, nt dixit , per re- 
medium Anime mee vobis Scomburge Ab- 
batisse vel ad Successoribus tuis in perpe- 
tuum ad usum , & ilipendium Monacha- 
rum ubique ( leggasi , ibique ) degentium , 
qui cotidie in ipsum sancìum venerabilera 
locuin d.'serviunt futuris temporibus eorum 
jure abendum . Hoc eft Curtes duas juris 
meas que sunt pos'tas in Gomitata Regien- 
se , una ex bis in fundo , Se loco Guardi- 
ftalla hubi Felina dicitur , cum Capellas 
duas , una que eft in honore Sanfti Geor- 



APPENDICE. 



3" 



g^I , alia in honore sandt Petri . Has ve- 
ro prenominatas Curces cum omnibus ea- 
rum adjacentiis ( Qui il Muratori pone un 
&c. sopprimendo il rimanente fino dove si 
vedranno segnate le seguenti parole , che rile- 
viamo da Copia antica esljlente neW Archivio 
di San Siflo di Piacen\a ) •» vel percinen- 
» tiis suis de meo jure , & dominio tras- 
j> fundo in prenominacum Cenobium ad 
» usum , & Stipendia Monacharum Dei ibi 
•a degentium , confirmo ascndum ( leggasi , 
» habendum ) futuris temporibus , tam ca- 
i> sis scilicet terris vinei pratitis «ilvis 
9 pauris , salectis , sadicibus , montibus , 
w vallibus , ripis rupinis , divisum ex in- 
» divisum àquis aquarumque discursibus , 
» bundini , atque ducalis piscatoribus , 
» molendinis , arboribus pomiferis , & im- 
« pomiferis , tam mercatus , quam & tolo- 
» meum seu Portoras in Pluvio Padi , 
)» cum omnia jura , Se adìacentiis suarum 
« cum servos & ancillas , aldiones , vel 
« aldionas utriusque sexus quequid dici , 
« aut nominari poteft , omnia ad incegrita- 
•>■> te a Genitore meo , aut Genitrice mea 
■>y ficus ( forse , sicut ) fuerit possesse , vel 
« defense , & modo a me sunt possesse , 
■» nisi tantum anteposita Curticella una in 
3> Comitatu Regisiano in loco quod dicitur 
» Leiftora paludana cum duobus massarias 
ft que pertinere videntur Lucaria que re- 
5> gerc videtur una per filio Boniverti , & 
5> alia per Alberto de ipso loco quia del- 
5> manni dicimus per cartulas dedi , seu 
» Se sortes tres , & dimidi a in Runcario- 
» li que pertinet de Curte Vardeftalla quas 
j> Eurardi Diacono usu fructuario dedi die- 



i> bus vite sue , poli cjus dicessum deve- 
« niant in predico Cenobium « Et taliter 
jufta eft secundum Legem meam sali'cam , 
in que manifefta sum vivere , vobis Scon- 
burge Abbarisse ad partem earum Mona- 
cbarum que cotidie jam dido sanéèum ve- 
nerabilem locum deserviunt trado Se Isgi- 
timam fatlo inveftituram ad usum , & /li- 
pendia habendum per "Wasonem terre , 
cultellum , feftucum nodatum , frondos ar- 
borum presenti die eorum jure hab.;ndum 
omnia sicut superius legimus . Et me exin- 
de foris ab "Warpisco & abasasico feci bis 
presentibus , Se birgamina cum acrara^Ata- 
rio de terra levavi , Se Leone Notarius 
scribere rogavi . 

Quidem Se ego Leo Notarius supscri- 
psi Pridie Kalendas Decembris Anno Dom- 
ni Gulttoni Rex tertio Indizione IX ( Ideit 
Anno Chrifli Dcccxc ) 

Aftum Placentia . 

Signum manum Hermengarde Deo de- 
vota qui hanc cartulam fieri , Se firmare 
rogavi . 

Signum manus Fulconi ex genere Fran- 
corum teftis , 

Signum manus Alberici ex genere 
Francorum . 

Signum manus Rodoini ex genere 
Francorum . 

Signum manus Wallaronì ex genere 
Francorum teftis . 

Signum manus Re tulfi sx genere Fran- 
corum teftis . 

Ego Leo Notarius Scriptor hujus Car- 
tule poft dieta compievi , & dedi . Qui. 
dem Se ego Andreas Notarius Domni Re- 

gis 



3iz 



A P P E N D I C E, 



f»is ex jussione Sigifredi Corniti Sacri Pa- 
latii , & ammonitionem prediaorum judi- 
cum scripsì anno R.egni Domnì Berenga- 
riì Regi Deo propitio %Y. Mense Januario 
Indizione VI. 

Signum maniis noftre Sigifredi Cornili 
Palacii , 9^ui uc supra interfui 

IJewrardus hutnilis Episcopus inter- 
fui , & subscripsi 

Adalma.nus Episcopus incerali , & sub» 
scripsi 

Aldegr?.ssus Judex Regis interfui . 

Adelbertus Judex Domni Regis in- 
terfui . 

Farìmundus Judex Donili Regis itx- 
tejfui . 

NUM. XXL 

Pari Muratori Antìqu. Ital. Med. JEvì , 
T. III. p. 7. 

An. 906. 

Berengario I. Re conferma alla Badessa AdeU 
terga del Moniflero di San Sìfto di 
Piacen\a i Priyilegj perduti f e la Cor- 
te di Guafialla , 



I 



n nomine omnipotencis Del eterni, Be- 
rengarius divina ordinante clementia Rex . 
Si sacris , Se venerabilibus Jocis subleva- 
iTven noftras auftoritatis impendinius , Se ad 
divinum Minifterium exe^uendum opem fe- 
rimus , ab ipso prò cujus amore id agi- 
;rìus , eterne remunerationis premium con- 



sequi nequaquam ambigimu$,. Quaprepter 
ooinium Fidelium Sao^e Dei Ecclesie , no- 
fìrorumque , presentium scilicec futurorum , 
noverit induftria , qualiter pe.r inttiveiv:um 
Bercile dìletì:issime Conjngis 8^ Censo xtis 
Regni noftri , Adelberga venerab lis Ab- 
b?.tissa Monafterii , Sanfte Resurredionis 
Piacentine situm , quod olim Angilberga 
gloriosa Imperacrix a ?olo ponftruxic , Ja- 
crimabiliter nofiram adiic majefttatem , <?o 
quod per irruptionem Paganorum > & in- 
curia quorundam bominum quedam Prece- 
pta & Inftrumenta Cartarum ipsius sanici 
loci dudum deperiissent . Super quibus no- 
fì.ram humiliter deprecata eft pietatem , 
^uatinus de amorem Dei j animeque noilre 
mercedem eidem sando Cenobio prò eis- 
dem Cartarum ac Preceptorum Inftrumen- 
tis hoc noftre Regie audoritatis , & con- 
firmatìonis Precep_t;um fieri juberemus .. Nos 
vero tani predide noftre Conjugis , quam- 
que & ipsius venerabUis Abbatisse Adel- 
berge ratam ^xtimantes petitionem , prò 
pei ac sande illius Ecclesie amore prò 
rimedio quoque anime Donini Hludovici 
gloriosissio.ii Imperatorìs noftri ante.cesso- 
ris , seu prò ftabilitate Regni noftri a Deo 
^lobis coliati , hoc noftre Regalis audori- 
tatis precepno censemus atqu^e sancimus , 
quatinus predida Ecclesia Sande Resurre- 
dionis Mopafttrii omnia jnr.a ad eandcm 
pertinentia , re^ scilicet mobiles , & im- 
mobiles , seu mancipia cum Aldionibus , 
deanis , vél quicquid jufte & legaliter 
possidere visa eft , tum ea que a nobis 
^ ab ancecessoribus noftrìs per precepta 
ibidem largita sunt , quam alia omnia sivc 

per 



APPENDICE 



313 



per Cartulas donatlonls , ofFersionis , coni 
parationis commutationis , seu quicquid ad 
eundem Monafterium Angilberga gloriosa 
Imperacrix , filiaque sua Hyrmengardis iti 
alimoniis Monacharum ibidem Deo famu- 
lancium contulerunt : specialìter quidem 
Cortem Vardi Italie juxta Heridanum posì- 
tam in Comitacu Regiense , cum omnibus 
appendiciii s.uis mobilibus , & immobilibus, 
seu quidquid ad euiiidem Monafterium per- 
tinuit , vel pertinere videtur jufìe , Se le- 
galicer , omnia & ex omnibus eidem San- 
fì:o loco concedimus & confirmamus , Se 
ut deinceps quiete possideac sancimus , 
nullius hominis persona moleftiara inferen- 
te . Sed ita firmiter per hoc noftrum Pre- 
cepcum cunda sua possìdeat , tamquam ea- 
dem Carcarum , & Preceptorum inftrumen- 
ta non fuissent amissa atque deleta . Et si 
quocumque tempore concentio aliqua orra 
fuerit , aut fortasse quisquam ex rebus 
ipsius MonaTterii subtrahere aliquid quesi- 
verit , voiumus , Se censemus , ut noftra 
cuniila presentia , res , & predica seu cun- 
Gas possessiones jufte c<. legaliter , sibi 
vindicet . Centra quod noftre concessionis , 
& largitionis preceptum sì quis insurgere 
temptaverit , sciat se compositurum auri 
optimi Libras centum , medietatem Came- 
re noftre , & medietatem suprascripto Mo- 
nafterio . Quod ut verius ab omnibus cre- 
datur manu propria subtus roboratum anu- 
lo noftro jussimus signari . 

Signum Domni Berengarii serenissimi 
Regis . 

Ambrosius Cancellarius ad vicem Ar- 
dingi Episcopi, & Archicancellari recognoYÌ. 

Tom. I. 



L0.CUS 5$i Sigilli . 

Datum XV Kalendas Julii Anno Do- 
minice Incarnationis licccev. Domni vero 
Berengarii serenissimi Regis xviii. Indi- 
dione Nona . 

Adum Olonna in Chrifti nomine feli- 
citer . Amen . 



NUM. XIII. 

Dalla Storia di Guaftalla MS. di Monslgn. 
Bernardino Baldi . 

An. pop. 

Ertnengarda dona a Domenico Carlmanno li 
Cajipclla di S. Pietro di Guafidla . 



VJum in Dei nomine Dominicus Cariman- 
nus natione veneticus qui terrena decreve- 
rat despicere , Se mercarl Celeftia invenis- 
set in solitudine capellam quandam Sandi 
Petri nomine conftrudam in loco qui dici- 
tur Wardaftalla in Roncalia a suo funda- 
tore defìituta & quia raro incolebatur ha- 
bitatore fere derelida accessit ad dnani 
Ermengardam Reginam , Se impetravit ut 
sibi dare dignaretur illam parvulam Eccle- 
siam , quia intelligebat sua inibi expende- 
re patrimonia & ut Ecclesie fabricam am- 
pliorem Se longiorem &: excelsiorem erige- 
ret , Se clericos aggregare , nec non libros 
Se cruces & calices Se alia ecclesiaftica 
ornamenta exhibere cupiebat . Quod dna 
Ermengarda ut erat genere nobilissima Im- 
peratoris videlicet Lodovici filia ita domi- 
r r no 



3'4 



APPENDICE, 



no & ecclesìis mente crac devotissima , iit 
audivit Eccleslam a suo fundatore JEvrardo 
scilicet Diacono , qiiem ipsa dna eidem 
prefecerat Ecclesie «Se suo redore deftitu- 
tam , precibus libenter annuic & continuo 
accersito Notarlo legìtimam fecit invefji- 
turam Dominico suprascrìpto Carimanno 
cradens sibi suisque siiccessoribus Eccle- 
slam tribiis massariciis & jdimidia quas 
olim Evrardo Diacono Ecclesie fimdacori 
per carculam proprietario diderat . Sciens 
scriptum qnod quecumque seminaverit ho- 
mo hoc & metet , & etlam sciens bonos 
mores sua premia non relinquere , in hac 
donatione prò dei timore omnii;mque fìde- 
lium remissione totius Curtis Warilalle ei- 
dera Ecclesie Sandi Petri contulit integra- 
licer decimationem , & ipsam Ecclesiam li- 
beram reddidit ab omni debita Se indebita 
pensione , reservatis tribus denariis cur- 
rentis Monete Ecclesie S. Sixti annualiter 
dandis prò cura & defensione ab omnibus 
malefaóloribus . Concessit etiam ipsa su- 
prascripta Regina eidem Dominico Cari- 
manno suisque successoribus de ipsa es- 
pella cùm suis rebus tam presentibus quam 
futuris Tacere secundum dominum quicquid 
sue discretioni melius visum fuerit , salva 
reverentla Se obedìentia apoftolice Sedis , 
Voluit etiam & precepit ut nullus alber- 
gariam vel placitum in bonis supra nota- 
tis Ecclesie , vel bannum absque regali 
persona exigat , ncque vicinus alìquis eo- 
rum absque consensu Romani Pont, de re 
alìqua eos conftringat . Hec jtaque invio- 
labiliter eidem Ecclesie conservar! yolens 
preclplendo jussit ut nullus Archiepisco- 



pus , Episcopu» , Abbas , vel Abbatissa , 
Dux , Marchio , Comes , Vicecomes , Mas- 
sarius , Gadaldo , sive aliqua magna par- 
vaque persona predi»iìam Ecclesiam de pre- 
fatis bonis disveftire molellare aut inquis- 
tare presumat . Dedit quoque eis liberta- 
tem eundi & redeundi , incrandi & exeun- 
di per publìca loca ubicumque eos neces- 
sitas duxerit m toto Regno suo sine sua 
suorumq; conrradicl:ione & moleftia videli- 
cet in aquis currentibus in stagnis in pa- 
jludibus in silvis venationibus piscationibus 
molendìnis & pascuis, Et quicumque eis 
exinde nocere voluerit sciat se iram Dei & 
Regine incurrere & hanno L librarum sue 
cumbere medietatem camere Regine & me- 
dietatem eidem Ecclesie coaólus exsolvat , 
Et ut hec que superius scripta sunt verius 
credantur Se ab omnibus firmius teneantur 
propria manu Regina firmavit . 

ì$4 Signum manus Ermengarde Deo 
devote que hanc cartulam fieri rogavic & 
firmavit . 

Signum manus Girardi ex genere Fran >•" 
corum , 

Signum manus Rodulfi ex genere Lan- 
gobardorum . 

Signum manus Garimundi ex genere 
Francorum . 

Signum manus Ratulfi ex genere Teu- 
tonicorum . 

Signum manus Wakronis ex genere 
Langobardorum . 

Signum manus Enricì ex genere Teu- 
tonicorum . 

Conradus humills Epìscopus interfu 
& subscripsi . 

AI- 



APPENDICE. 



5'^ 



Altemànnus Episcopus interfui ec sub- 
scripsi . 

Aldsgrassus Episcopus Interfui Se sub- 
scrlpsì . 

Adalbartus judex Dne Regine inter- 
fui . 

Bcrnardus judex Interfui . 

Ragnerius judex interfui . 

Ego Raymundus Notariut Sacri Pala- 
ta ex jussione dne Regine et amonitione 
predióìorum teftium hanc chartulam seri 
psi et reddìdi . Anno Domni -Bcrengarii 
Regis XXII. 

NUM. XIV. 

Dal Muratori Antìqu. Ital. Med. jEvÌ 
T. I. p. l6<). 

An. 917, 

Berengario Imperadore conferma a Berta swz 
Fittila Badessa di San Sifìiy di Piacene 
\a Gunfldla , Lu^iara , e gli altri Bc- 
ni del Monijtero . 



I 



n nomine Dei eterni . Berengarlus divina 
favente cleraencìa Imperator Auguftus . Si 
petitionib. s fidclium noitrorum libenter an- 
nuimus , devotiores eos ad nortrs piecatis 
fidelitatis obs' qM-a red<]imi;s . Quo circa 
omnium universalis Ecclesia fidelium no- 
ftrorum videlicec preSentium , ac futuro- 
rum noverit induftria , qualicer Oldericus 
illufter Marchio , sacrique Palacii noftri 
Comes , et dile(Sus fìdelis nofter , supplici- 



ter nofkram exoravlt majeflatem , quatinìfs 
ob amorem superne remunerationts p.:r no- 
flri paginam quoddam Monafterium infra 
Civicacem Placentinam a beate videlic-^c 
memorie Angelberga Imperatrice conftru- 
Ctixm , et in honore saniti Syrti dedica- 
tum , Berte dile(5tissime fìlie noflre cunt 
omnibus suis pertinentiis confirmare digna- 
remus simul quoque roborante , et in per- 
petuam concedent.s eidem Monarterio quas- 
dam Cortes Guardaftallam scilicet , Luza- 
riam , Littora Paiudana , Viliole , Piguna- 
riam , Curtem novam , atque Campum Mi- 
liacium , et omnia queconque memorata 
Imperatrix per iniUtutionis sue paginam 
ubique idem Cenobium d;tìnivit habendum . 
Cujus petitionem tota devotione suscipien- 
tes id fieri annuimus , hoc noftrum Prece- 
ptum scribi jubentes , per quod prelibate 
Filie noftre idem Monafterium confirma- 
mus j- quatinus in sua sit potevate , et do- 
minio quousque vixerit , et ibidem domi- 
na , et ord natrix , atque retrix invigilet , 
ac permaneat, donec ejus fuerit vita j per 
quod etiam in prescripto venerabili' loco 
concedimus , ac confirmamus omnes res ia 
possessiones mobiles , et immobiles tam per 
Cartulas , quam extra Cartulas , vel cu- 
juscumque insciiptionis titulo ad partem 
ipsius Monafterii per precepta legimus ac- 
q-iisitas , et acquirendas , seu quicqmd 
per Regum ve! Imperatorum Antecessorum 
noftrorum Precepta ad eundem sacrum lo- 
cum collatum eft ; atque Cellulam quam- 
dam , que antiquicus Monifterium diceba- 
tur , non procul a Piacentina Urbe sitam 
loco , qui Caput Trebie vocatur , in qua 
r r z Ec 



3i6 



APPENDICE. 



Ecclesia Apoftolorum Principis honore di- 
cala consiftic , cum omnibus inibi perci- 
nentibus , qiiemadmodum Karlomanmis se< 
renissimus Rex & consobrlnus nofìer ean- 
dem Celh'.lam cum universis appendiciis 
suis largìciìs esc eidem Monafterio , pro- 
prietario jure , prenominato venerabili lo- 
co per hoc nofìire au(Soritatis Precepcum 
ex integro perdonamus largìmur , confir- 
mamus , ac modis omnibus corroboramiis , 
familias quoque utriusque sexus , & condi- 
tionis cum Curtibas , & Capellis earumque 
appendiciis , Cascellis , casis vinets , cam- 
pis pascuis , pracis . silvis sationibus pa» 
ludibiis , aquis » aquarumque decursibus , 
molendinis , fluminibus , piscacionibus , ri- 
pis , rupinis , montibus , collibus , valli- 
bus , ac planìciebus cultis , & incultis , 
divisis , & mdivisis , mercationibus , vedi- 
galibus , diftriftionibus suis , ancillis al- 
diis , Se aldianis , & omnibus que dici aut 
nominari possunc ad idem Monafterium }n- 
ile , & Icgalicer respicientibus in integrum 
confirmamus , ita videlicet , ut prelibata 
fìL'a noftra quousque vixerit hic nofìra 
ausfìoricate roborata ile prescriptis rebus 
eidem Monafterio pertinentibiis tam per 
preceptorum paginam , ut diximus , quam- 
que per aliarum Inftrunienta Cartarum & 
acquisicis , & acquirendis , poteiìative fa- 
ciac , omnium magnarum parvarumque per- 
sonarum moleftatione remota . Si quis ve- 
ro hanc noftram audoritacem violare tem- 
ptaverit , centum quinqua^inca Libras au- 
ri optimi componi:re cogatur , mcdietatem 
Camere noftre , & medietatem jam difte 
Filie noftre . Quod ut verius credacur di- 



ligentiusque ab omnibus observetur manu 
propria roborante , & anulo noitro jussi- 
mus insigniri . 

Signum Donni Berengarii piissimi Im- 
peratoris , 

Johannes Eplscopus , & Cancellarius 
ad viccm Ardengi Archicancellarii Episco» 
pi recognovl , & subscripsi . 

Dat. VI Kalend. Septembris Anno 
Doraìnice Incarnationis Dccccxvr. Donni 
Berengarii piissimi Regis xxviii. Imperii 
autem sui II. Indidione V. 

Aftum in Curte Sinna in Chrifti no- 
mine feliciter , Amen. 

NUM. XV. 

Dal Muratori Antiqu. Ital. Med. iEvi . 
T. II. p. 41. 

An. ^24. 

Rodolfo Re conferma a Berta Badessa del 
Moniflero di San Sifio di Piaeen\a il 
dominio di Guafialla t Lu\\ara , ed altri 
luoghi . 



I, 



.n nomine Dei eterni . Rodulphus divina 
favente clementia Rex . Si petitionibus Fi- 
delium noftrorum libemer annuimus devo- 
tiores eos ad noftra fidelitatis obsequia 
reddimus . Quo circa omnium Universalis 
Ecclesise Fidelium noftrorum , videlicet pre- 
sentium ac futurum noveric in^uftria qua - 
licer Lantpertus Mediolanensis Archiepisco- 
pus 5 & Adalbertus sandìe Sedis Bcrgomen- 

sis 



APPENDICE. 



3iy 



sis Epìscopus , nec non & Bonifacius Mar- 
chio inclicus noltram suppliciter exorave- 
runt Majeilacem , quatenus ob amorem sa- 
perne remiineiacionis per noftri Precepti 
pagìnam quoddam Monafterium infra Civi- 
tatem Placeneinaai a beatae videlicet me- 
moria: Angilberga Imperatrice conftruclum , 
Se in honorem Samoli Xyfti dedicatum , 
Berca gloriosissimaj Abbatiss» Consangui- 
nea noftrx cum omnibus suis percìnentiis 
confirmare dignaremur , simul quoque ro- 
borances , 8c in perpecuum concedences ei- 
deni Monafterio quasdam Curces , Warde- 
fìallam scilicet , Luzariam , Le*ftora Palu- 
dana , Villolse Piguniarias cum adjacenciis 
eorum , & omnia quecumque memoraca 
Imperatrix per inftitucionis sue paginam 
ubique idem Cenobuim deiinivit hab.2ndum . 
Quorum petitionibus tota devotione faven- 
tes , id fieri annuimus , hoc Hoftrum Prae- 
ceptum scribi jubentes , per quod preliba- 
ta Berta» idem Monafterium confirma miis , 
quatenus in sua sit pot-eftate , ac dominio , 
quousque vixerit , & ibidem dominatrix , 
Se ordinatrix , acque redrix invigilet , ac 
permaneat ; donec ejus fw-nt vita . Per 
quod etiam jam prescriptas venerabili lo- 
co concedimi. s , ac confirmamus omnes res, 
ac possessiones mobiles , ac immobiles , 
tam per Cartalas quam extra Cartulas , 
vel quicumque inscriptionis ti culo ad par- 
tem ipsius Monafterii legibu» adquisitas , 
& adquirendas , seu quidquid per Regum 
vel Imperatorum antecessorura noftrorum 
Prsecepta ad eundem sacrum locum colla- 
tum eft ; atque Cellulam quamdam , que 
anciquitus Monafterium dicebatur non pro^ 



cui a Piacentina Urbe situai , loco qui C « 
put Trebia vocatur in qua Ecclesia Apo- 
fìolorum Principis honore dicata consiftis , 
cum omnibus inibì pereinentibus quemai- 
modum Karlomannus serenissimus Rex anti- 
qnitus eamdem Cellulam cum unirersis sui 
appendiciis eidem Monafterio proprietario 
jure largitus eft, prenominato' venerabili 
loco per hoc noftrse Regalis au^oritatis 
PrsBceptum ex integro perdonamus ,- largi- 
mur , confirmamus, ac modis omnibus cor- 
Toboramus . Fauiilias quoque utriusque se- 
xus et eonditionis cum Curtibus , et Ca- 
pellis , earumque appendiciis cum omnibus 
Caftellis , casis , vineis , campis , pascui?' , 
pratis silvis , saletìis , sation-ibus , paludi- 
bus , aquis , aquarumque decursibus , mo- 
lendinis , fluminibus , piscationibus , ripis , 
rupinis , rn(»ntibu9 , coUibus , vallibus , ac 
planicrebus , culcis , et incultis , divisis > 
et indivisis , mercacioiiibus , vedigalibtis , 
distriftionibus , servis , et ancillis , Aldiis , 
et Aldianis , et omnibus que dici et nomi- 
nati pdssunt , ad idem Monafterium jufte 
et legaliter respicientibus in inregrum con- 
firmamus . Ita vid'ilicec ut pr2:liba:a Ab- 
batissa Dertha , quousque vixerit hac no. 
ftra auótoritate roborata , de prsscripcis 
rebus eidem Monafterio pertinentibus , tam 
p^r Prseceptorum paginam , ut diximus , 
quamque aliarum Inftrumenta cartarum , 
et adquisitis , et adquirendis poteftative 
faciat , omnium magnarum , parvarumque 
personarum moleftatione remota . Si quis 
vero hanc noftrain audoriatem violare 
temptaverit , centum quinquaginta libras 
auri optimi componere cogatur , medieta- 

tem 



3t8 



APPENDICE, 



tem Camere noftrae , et medietatem saepe 
fatar Berthce Abbacissa: . Quod ut verius 
credatur » diligentiusqiie ab omnibus , ob- 
servetur , manu propria roborantes de anu- 
lo noftro jussimus insignir! . 

Signum Domni Rodulfi piissimì Re- 
gls . 

Locus ^ Sigilli . 

-Manno Cancellarius ad vicem venera- 
bilis Beati Episcopi , et Archicancellarii 
recognovi , et subscripsi , 

Data pridie Idus Novembris Anno In- 
carnationis Dominicae bccccxxiv. Domini 
Rodiilii piissimì Regis in Italia III. Indi- 
aione XII. 

Aftum Verona in Chriftl nomine fe- 
liciter . Amen . 

NUM. XVI. 

Dal Muratori Antiqu. Ital. Med. Rvì » 
T. I. p. 411. 

An. pie". 

^Ugo Re conferma, a Berta Badessa di San 

Sifio di Piacen\a il possesso di GuaflaU 

la , Lu\\ara , ed altri luoghi * 



_Ln nomine Domìni Dei sterni . Hugo di- 
vina largiente clementia Rex . Si sacris , 
ac venerabilibus locis temporalia , atque 
transitoria concedirnus , magna apud Do- 
minum remunerati in futuro nequaquam 
diffidimus . Quocirca novcrit omnium Fide- 
lium sand« Dei Ecclcsi^e , noftrorumque 



prasencium scilicet , et futurorum ind^- 
fìria , Lampertum Sanótae Mediolanensis Ec- 
clesiae Archiepiscopum , nec non et Adel- 
bertum sandae Bergamensis Ecclesiae Presu- 
lem , et Ermengardim gloriosissimam Co- 
mitissam Karissimamque germanam noftram, 
et Giselbertum illuftrem Comìtem Palatii , 
umiliter noftram exorasse celsitudinem , 
quatenus ob amorem supernaj remuneratio- 
nis per noftri P-xcepti paginam quoddam 
Monafterium infra Civitate Piacentina a 
Beat» videlicet memori* Angelberga Im- 
peratrice conftruftum , et in onore Sancii 
Sixti dedicatum , Berta glcriosissim£ Ab- 
batissx consanguinea noftras , cum omnibus 
suis pertinenciis confirmare dignaremus , 
sìmui quoque roborantes , et in perpetuum 
concedences eidem Monafterio quasdam Cor- 
tes , Wardeftallam scilicet Campum Milia- 
rio , Curtem Nova, Sexto , Luciariam , 
Litora Paludiana , Villole Pigunìarium , 
cum adjacentiis eorum , et omnia quacum- 
que memorata Imperatrix inftitutionis sua 
pagina ubicumque eidem Cenobio diiìnivit 
ad habendum . Quorum peticionibus tota 
devocione faventes id fieri annuimus , hoc 
noftrum Prseceptum scribi jubentes , per 
quod praellbatse Bertae eundem Monafterium 
conhrmamus , quatenus in sua sit potefta- 
te , et dominio eousque vixerit , et ibidem 
dominatrix , et ordinatrix , atqus r;6èrix 
invigilet , ac permaneat donec ejus fuerit 
vita . Per quod etiam jam prascripto ve- 
nerabili loco concedirnus hac confirmamus 
omnes res , et possessiones mobiles , ac 
immobiles tam per Cartulas , quamque ex- 
tra Cartulas , vel cujuscumque inscriptio- 

nis 



APPENDICE. 



3'9 



nis titulo ad partem ipsìiis Monafterii legi- 
bus adqv.lsicas , ec adquirendas , ssu quic- 
quid per Regum , vcl Imperacorum ante- 
cessorum nofìroriim Pra;cepta ad eundeni 
sacriim lociim collatum . Acque Ceilulam 
quandam , que anciquicus Monafterìum di- 
cebacur non procul a Piacentina Urbe si- 
tam , locum qui Caput Trebis vocatur , in 
qua Ecclesia Apofìolonim Principis hono- 
re dicata consif-lit , cutti omnibus inibì , 
percinencibus quemadmodutti Karlomannus 
serenissimus Rex antiquicus eandem Celki- 
lam cum universìs suis appendiciis eidem 
Monafterio proprietario jure largitus eft , 
prenominato venerabili loco per hoc no- 
ftrx Regalis audoritatis Pr«ceptum ex in- 
tegro perdonamus largimus , modisque om- 
nibus corroboramus . Familias quoque utrius- 
que sexus , ec conditionis cum Curtibus , 
et Capellis , eorutftque appendiciis , cum 
©mnibus Caftellis , casis , vineis , campis » 
pascuìs , pratis , silvis , saleilis , sacioni- 
bus , paludibus , aquis aquarumque decur- 
sibus , molendinis , fluminibus , piscationi- 
bus , rupis , rupinìs , montibus , colJibus 
ac planiciebus , coltis , et incoltis , divisis, 
et indivisis , tìiercacionibus , vedigalibus , 
diftriaionibus , servis , et ancillis , Aldiis , 
et Aldianis , et omnibus , qua» dici , aut 
nominari possunt ad eundem Monafterìum 
jufte , et legaliter respicientibus in inte- 
grum confirmamus , Ita videlicet , ut pre- 
libata Abbatissa Berta quousque vixeric 
hac noftra audoritate roborata de prs- 
scriptis rebus eidem Monafterio pertinentì- 
bus tam per Praceptorum paginam , ut 
diximus , quamque aliarum Inftrumcnta 



cartarum , ec adqi.isitas , et adquirendas 
poteftadve faciac , omnium tliagnarum , 
parvarumque personarum moleftacione re- 
mota . Si quis vero hanc noftram auilori- 
tatem violare tempcaverit, centum quinqua- 
ginta Libras auri optimi componere coga- 
tur , ttiedietatem Camera noftra et medie- 
tatem s^pefatK Berta Abbatisss Quod ut 
verius credatur , diligentiusque ab omnibus 
observetur , manu propria roborantes ds 
anulo noftro jussimus insignir! . 

Signum Domni Hugonis piissittii Rc- 
gis. 

Sigefrediis Cancellarius ad vicern Bea- 
ti Episcopi , et Archicancèllarii recogn.o- 
vi , et subscripsi . 

Locus )$? Sigilli Cerei . 

Data anno Dominici Incarnacionis 
Eccccxxvi. Tertio Nonas Septeitibris In. 
dicione xv. Anno vero Dom.ni Hugonis 
Primo . 

Adum Papia io. Chriftì nomine feli- 
cicer . Amen . 



NUM. 



120 



APPENDICE. 



NUM. XVIL 

Dall' Ughelli In Ep. Regicn. num. 41 . Dal 
Muratori Antiqu. Ita!. Med. M\\ . 
T. I. p. 661 . Dal Tacoli P. I. pag. 
é<>7 ' 



An. 



94*. 



V^o e Letterio Re confermano Lu\\are. 
al Vescovo di Reggio . 



I 



n nomine Sanda» et Individua: Trinita- 
tis , Hugo , et LoLharius divina previden- 
te clemontia Reges etc. Interventu , ac pe- 
ticione Ambrosii venerabilis Laudensis Epi- 
scopi , Ree non et Huberti incliti Marchio» 
tàs , dileftijque Filli noftri , ac nortri Co- 
mitis Palaci! , per hwjus Prsecepti paginam 
confirmamus , ac pleniter corroboramas 
Sanftae Regiensì Ecclesia in honore Dei 
Genetricis , semperque Virginis Maria: , 
Sanftique Prosperi Chrifli conftrutla: , cui 
Aribaldus Reverendus Pr^esul paftorali cu- 
ra invigilat , omnes Cortes , Plebes quo- 
que , Abbacias , Monafteria , Capellas , 
praedia , cundas res etc. per confinia ,'*' et 
terminos Lunensium , Parrtìensium , Regien- 
sium , Mutinensium , Cremonensium , Man- 
tuanenslum , Ferrariensium , usque in Flu- 
v'mvn. Padum et Zaram a tsrminis guranaj 
in Bundenio in undis , sicut a Karolo Ma- 
gno per decretum Praecepti coIUtum , si- 
ve eidem Ecclesice sancitum ac determìna- 
tum fuit etc. 

Insuper etiam predidae Ecclesise per 



hiijus noftrx confirraationìs audoritatem con- 
fìrmamus , ac pleniter corroboramus Cor- 
tem , qus Luciaria vocatur cum duabus 
Capellis , unam in honore Sandi Georgii 
antiquitus conftrudam , et alteram in ho- 
nore Sandi Sixti in Littore Paludano , 
nec non et Cajo inter Padum , et Bunde- 
num sito cum omnibus pertinentiis , et 
appendiciis suis , ac familiis utriusque se- 
xus i de qua nuper intenti© inter Monafte- 
rium Placcntinum , ubi Berta Abbatissa 
prseesse videtur in honore Sandae Resone- 
dionis , et Sandi Sixti conftrudum , et 
eandem Sandam Regensem Ecclcsiam , et 
legalibus Preceptis , et Scrìptionibus ex 
parte Regensis Ecclesie in judicio oftensis 
Jndicum decreto pr^fata Cortis de Lucia- 
ria cum Caftro , et Capellis , et Gajo ) 
omnibusque rebus mobilibus , et immobili- 
bus , ac familiis utriusque sexus axi eam 
pertinentibus , Sanda Regensis Ecclesia cui 
pertinuit , iegaliter cessit , et prelibata 
Abbatissa cum Advocatore ipsius Munafte- 
rii exinde tacita , et contenta permansit , 
quia ex parte ejusdem Monail^rji Sandx 
Resurredionis , et Sandi Sixti nullas lega- 
les firmitates offendere valuìc . &c. &c. 

Signum Serenissìmorum Hugonis , et 
Lotharii Regum . 

Giseprandus Cancellarius ad vicem 
Bosenis Episcopi \ ^^ Arcbicancellarii re- 
cognovi , 

Locus Sigilli >^ cerei deperditi . 
Data IV. Idus Augufti Anno Domini- 
ex Incarnationis dccccxlii. Regni vero 
Domni Hugonis Regis xvi, Lotharii xir. 
Indidione xv. 

Aduni 



APPENDICE. 



3Zi 



Ai5tuin Papiae fellciter . Amen . 

NUM. xviir. 

Dal Muratori Antiqu. Ital. Med. ^vi .' 
T. V. B. 481. 

An. pji, 

£srengarlo II. , e Adalberto Re Confermano 
e, Berta Badessa del Moniftero di San 
Sifio di Piacenza la padronan\i di Guof 
ftalla y Lupara , ed altri luoghi . 



J-n nomine Donil/ii Dei eterni . Berenga- 
rlus et A(delberti!S divina previdente eie» 
mentia Regcs . Si sacris , ac venerabilibus 
locis temporalia , atqae transitoria con.ce- 
dimus , magna apud Dominum remunera- 
rì in futuro neqnaqnam difidimiis . Qiio- 
circa noverit omnium Fidelium Sande Dei 
Ecclesie , nollroriimque , presentium scili- 
cet , ac futurorum induflria , Giseprandum 
San5;e Terdonensis Ecclesie Episcopum , 
nec non Widonem Sande Miitinensis Sedis 
Presulem , humiliter noftram exorasse ce!^ 
situdinem , quatenus amore superne remu- 
nerationis per noftri Precepti paginanj 
quoddam Monafterlum infra Civicatem Pla- 
centinatti a beate videlicet memorie Angel- 
berga Imperatrice contìrudum , et in ho- 
nore Sandi Xyfti hedificatura , Berte glo- 
riosissime Abbatisse Amite noftre cum om- 
nibus suis pertinentiis conGrmare , ac cor- 
roborare dignaremur , simul quoque robo- 
rantes , et in perpetuum conccdentes ei- 
Tom. I. 



dem Monafxerio quasdam Cortes Vfadiilal- 
la scilicet , Campum Miliatico , Curte no- 
va, Peguniariam , Sexto , Luciariam , Lit-» 
torà Paludana , Villole cum adjaccntiis 
eorum , et omnia quecumque memorata 
Imperatrix inftìtutione sui judicati ubicum- 
que eidem cenobio difinivit ad habendum. 
Quorum peiitionibus tota devotione faven- 
tes Scc. Con quel che segue come ne' riferiti 
Diplomi di Rodolfo e di Ui^o » 

Signa Domnorum ,, . . Berersgarii et 
Adelberti Serenissimorum Regum . 

Locus Sigilli ^ cerei deperditi 

"Ubertus Cancellarius ad vicem Bru- 
jilngi Episcopi , et Archicancellarii reco- 
gnovic , et subscripsit . 

Data XVI Kalendas Februarii Ann® 
Dominice Incarnaùonis dcccci,. Regni vero" 
Domni Berengarii atque Adalberti Serenis- 
simorum Regum . I. Indicìione Nona . 

A^um Papié Ticiaum f«;liciter . Amen. 

NUM. XIX. 

Dal Muratori Antiqu. Irai. Med. jEvì . 
T. V. p. 48J. 

Ah. 952. 

Ottone L Re confermai a. S erta Badessa del 
Moriiflero di San Sijlo di Piacenza il 
possesso di Guaflalla , Lupara j ed al- 
tri luoghi . 



I 



.n nomine Domini Dei eterni . Otto divi» 
na favente cleraentia Rex . Si petitionibus 
s s fìde«i 



3'iz 



APPENDICE. 



fìdeliiim noflrorum , Hbenter anmilmus , fi- 
deliores eos nobis esse minime dubitamus . 
Quocirca omnium universalis Ecclesie Fi- 
deliiim noftrorum videlicec presentium , ac 
futurorum noverit induftria , qualicer Ha- 
deleyda dile<3:a Conjux noftra , & Conra- 
diis Diix fidelissimus nofler Supplicicer exo- 
raveric magieftatem , quatinus ob amorenj 
superne remuneracionis , per noftri Prece- 
pti pagiaam , quoddam Monafterium infra 
Civitatem Placejitinam a beape memorie 
Angelberga videlicet Imperatrice confìru- 
cium , & in honorem Sanici Sixci dedica- 
tum , Berte nobilissime Abbatisse nobis de- 
votissime cum omnibus suis percinentiis 
confirmare dignaremur , simul quoque ro- 
borantes , & in perpetuum concedentes ei- 
dem Monafterio quasdam Curtes , Warda- 
flallam scilicet , Campum Miliacium , 
Curtem Novam , Sexto , Luciariam , Litto- 
ra Paludana , Villole , Pìgoniarìam , cum 
adjacentiis eorum , 8^ omnia quecunque 
memorata Imperatrix per inftitutionis sue 
pagìnam ubique idem Cenobium diffinivif 
habendum j Quorum petitìonibus tota de- 
vozione faventes id fieri annuimus , hoc 
noftrum Preceptum scribi jubentes , per 
quod prelibate Berte Abbatisse idem Mo- 
nafteriuni confirmamus , quatinus in sua sit 
poteftate , Se dominio eousque vixerit , ^ 
ibidem dominatrix & ordinatrix , atque re- 
ftrix invigilec , donec ei fuerit vita . Per 
quod etiam jam prescripto venerabili loco 
concedimus , & confirmamus omnes re? , 
Se possessiones mobiles , Si immobiles tam 
per Cartulas , quam extra Cartulas , vel 
cuicumque inscrìptionis titulo ad parteni 



ipsìus Monafterii legìbus adqnlsltas , èv 
adquirendas , seu quicqu d per Regum , vd 
Imperatorum antecsssorum noftrorum pre« 
cepca ad eundem skcrum locum collatum 
eli ; atque Cellulam quam iam non procul 
a Piacentina Urbe sicam , qui Caput Trc- 
bie vocatur , in qua Ecclesia Apoftoloruni 
Principis honore dicata consistit , cum 
omnibus inibi pertinentibus , quemadmo- 
dum Carlomannus Serenissimus Rex antlquì- 
tus eandem Cellulam cum universi» suis 
appenditiis eidem Monafterio proprietario 
jure largitus eft , prenominato Venerabili 
Loco per hoc noftre Regalis aucìoritatis 
preceptum ex integro perdonamus , largi- 
mur , & confirmamus : famulos quoque 
Utripsque sexus & conditionis , cum Curti- 
bus , Se Capellis , earumque appendìtiis , 
cum omnibus Caftellis , Campis , casis , 
vineis Scc. Come ne* Diplomi di Rodolfo y 
di Ugo , e di Berengario , ed Adalberto . 
Si quis hujus noftri Precepti paginam in- 
fringere voluerit , sciat se compositurum 
auri optimi Libras cencum , medietatem 
Camere noftre , Se medietatem prefate Ab- 
batisse . Et ut hoc verius credatur , Se at- 
tentius observetur , manu noftra propria 
signavimus , Si anuli noftri subter jussimus 
adfirmari . 

Signum DomniOtconis Serenissimi Regis 
WiiJgfridus Cancellarius ad vicem Bru«. 
nonis Archicapellani recognovit . 

Data Vili Idus Februarii Anno In- 
carnationis Domini Noftri Jesu Chrifti 
DccccLii. Indizione Decima . Anno vero 
Domni Ottonis in Italia primo in Fran- 
cia XVI. 

Aduni 



APPENDICE, 



3*3 



Aftum Papié felicicer in Dei nomine . 
Amen . 

NUM. XX, 

Dal Muratori Antìqu. Ital. Med. ^vi . 
T. III. p. 183. 

An. 1070. circa . 

Nota delle Cappelle , e Pievi date in enfi- 
teusi dai Vescovi di Reggio a Bonifa- 
\io Marchese di Toscana , tra. le quali 
furono pur quelle di Gnaflalla , e Lu\- 
\ara j colle Pescagioni di Seggiolo , 



V^aftella , & Pkbes , qiie tenuìt Bonifa- 
cìus Marchio de Regiensi Episcopatu . Ca- 
ftellum de Toano cum Plebe Se Capellis : 
Capella de Aquaria cum Precariis j Ple- 
bem de Sandèo Vitale cum domnicato ma- 
gno , & Mansibus , & pluribus Capellis : 
In Bismanto Capellam de Busiana cum De- 
cimis , Se omnibus suis Percinentiis : & Ca- 
pellam de Belelio cum suis pertinentiis ; 
Plebem de Ligule cum domnicato , Se Ca- 
pellis ; Plebem de Caviliano cum domni- 
cato magno ; & Capellam Sandi Prosperi 
prope Canusia cum Decimis : Capellam 
Sandì Martini in Guilia cum Mansibus : 
in Debia Capellam unam cum Mansibus : 

Inter Ca nioni Se Pantano Mansos 

decem ; In Serzano Mansos tres : in Caftro 
Olerianì Capellam unam cum terris incus , 
& foris : Medietatem de Plebe Sandi Fau- 
ftini in Erbaria : Plebem de Carpo ; Ple- 



bem de Prato cum Caftello : Plebem de 
Camporotundo cum Servis , & Ancillis , & 
pluribus Mansibus : Decimam de Corteno- 
va cura pluribus Mansibus Canonicorum j 
Plebem de Wardeftalla cum Capella San- 
fti Georgii , cum centumjuges ; Plebem de 
Luciaria cum Corte , & Capellis j Deci- 
mani de Gonziaga : Plebem de Pigoniaca 
cum Capellis , & Mansibus : Caftellum San- 
ai Martini in Rio : Caftellum de Campa- 
niola quod eft edificatum super terram 
San(ai Prosperi : Se Capellam Sanfti An- 
dree cum Mansibus , Se vigintiquattuor De- 
cimalibus j Se aliam decimam in Budrione ; 
Piscariam de Razolo , cum Terris , Se por- 
to , qui dicitur Trifoso : Se in Palude Cor- 
tem de Bondeno ; Se Cortem de Ronco E- 
piscopi , quam ex parte Atto de Canusia 
per precariam tenuit , Se alteram invasit . 
Unde etiam Cilianellum idem Atto Eccle- 
sie proprium dedit } Bonifacius poftea Ar- 
doino Gandulfi Filio per proprium dedit 2 
Capellam Sandi Andree in Gabiana cum 
duodecim mansibus : Plebem Sande Marie 
in Villule , Se omnem Decimam de Cluftel- 
lo : Reverim PJebem cum Caftello , quod 
modo eft deftrudum : & septem Capellis , 
Se famulis Ecclesie , & Precariis : Cortem 
de Sando Martino in Spino cum tribus Ca- 
pellis , & piscacionibus , ac paludibus : In 
Quarantule Mansos duos ; Capellam Sandi 
Fauftini prope Rorariolum , cum pluribus 
Mansibus , quam Canonici de Canusia mo- 
do tenent : Cortem de Casale Beli , Se plu- 
res Mansos in montibus , & planiciebus : 
Insuper Se plurimos Mansos Canonicorum 
noilrorum in Regiensi , Se Motinensi , Se 
ss 2 Man- 



3^4 



Mantuanensl Episcopatu . In Insula Suza- 
rie tenuit idem Bonifacils M . . . . ram , 
Se aliam Terram cum Scrvis suis quingen- 
ta jugera . Per precariam habuic Gortem 
àc Romhnaria , & Cortem de Pradesolio , 
Se Corteni de Bnrzano ^ & Cortem de Vi- 
co Martini ex parte Ecclesie . Et dedit 
idem Bonifacius Caftelum de Rosena , 8c 
Paternum , & MarmOtiolum y Se niedieta- 
tem de Rodano cum omnibus illorum perti- 
nentiiis . Caflella , Se Plebes que Episco- 
pus cum omnibus suis Militibus tenec ; 
Quereiolam , Albineam , Mazinzaticum , 
Novem Suzatiam , Se Milites ejus tenent 
Montemakum , Veiganum , Robiolum , 
Melocium , Gorgadellum , FoUanum , Ron- 
cum Cisoli , Arcetum , Se Plebem de Me- 
locio , Plebem de Bismanto , Plebem 
de Baise , Plebem de Sando Eleucedio , 
Plebem de Caftro Olerianì , & de S. Sal- 
vatore , Plebem de Banio , Plebem de 
Pulianello , Se de Bibiano , Plebem de 
Albinea , Plebem de Morilena Plebem de 
Fabrica , Plebem de Sanifli Zenonis , Ple- 
bem Sanai Stephani , Plebem de Quaran- 
£ula j Plebem de Suzaria . 



APPENDICE. 

NUM. XXI. 



Dall' Archivio del Moniftero di San Siilo 
di Piacenza . ^ 

An. 107^. 

Invcjlitura data dalla Contessa Matilde alle 
Monache di San Sìflo dì Piacen\a di 
Cortenova , da cui si prova- il dominio , 
che aveva in Lu\\ara . 



I 



-n nomine Domini Dei eterni . Presentla 

Pagani Gorsinens Ubert Comitis , 

Alberici de Porciano judicis Lan- 

franci , Damingi , & bu . . , . s de Nonan- 
tula inveftiv'.t Matilda Gomitissa Bonefacii 
Marchionis- filia Abatissam Monafterii San- 
dii Xifti de Plac. de Gurte nova cum om- 
nibus redditibus .... sibi de eadem Gurte 
pertinent pro' omnibus redditibus , quos 
ip&a Matilda ad eundem Monafterio debet , 
Se pro aliis rebus , quas ipsa a preditììo 
Monaiìerio detenet , excepto oleo y & ce- 
ra , & duos Mansos , qui sunt positi 
in Luciaria , qui reddunt vinum pro Sa- 
crificio , & navibus que deferant granum 
Se vinnm de predifta Gurte ad Monafte- 
rium . Eo pafto supraditì;am , concessit 
Curtem si comunem vite duxerint , ac ea 
eonditione , ut nec ifta Abatissa , nec alia 
habeac Jicentiam alienandi , nec potefta- 
tem enpfiiteotlco jure , vel alia quocum- 

que fidi . Set semper ad vitam Mo- 

jiacharum permaneat , que omnia si non 
observata fuerin: , ut superius legitur , 

cune 



APPENDICE. 



3^^ 



tunc predióìe res in eandem Matildam , 
vcl ejus heredibus revercantur sicuc antea 
fiìic . Comicissa aucem promisic sex. e. lib. 

dare Monafterio predida Curte 

se intromiseric , aut moleftiam feceric , «Se 

inveftituram Se de navibus fregerìc . 

Fadiim eft hoc anno ab Incarnatione Do- 
mini noflri Jesu Chrifti millesimo' septiia- 
gesimo sexto . Sexto Kal. Junii Indidione 
quartadecima . Aótum in loco Maringo fe- 
licicer . 

Signum manus suprascripte Matilde 
qiie hec omnia suprascripca scribere jus- 
sit . 

lldeprandus Notarius scripsic , 

KUM. XXlI. 

Pair Iftoria di Guaftalla MS. del Baldi . 

An. lóp^. 

Privilegio di Papa Urbano II. in favore 
della Pieve , è del Clero di Guaftalla . 



u, 



rbanus Eplscopus servus servoriim Del . 
Dile(5tis fiiis Andree Archipresbitero Ec-* 
clcsie Beati Petti que in Guaftallensi pa- 
go sita eft , eiusque fraxribus tam presene 
tibus quam futuris canonice snbftituendis 
in perpetuimi . Juftis votis assensum perhi- 
bere juftisque petitionibus aures accomoda* 
re nos convenit , qui licet indigni juftitie 
cuftodes atque precones in Ecclesia Apo- 
flolorum Principum Petri & PauH specula 
domino disponente videraur exiftere . Qua- 



propter fili in Chrifto charissime Andrea 
devotionìs tue precibus annuente* Beati 
Petri Apcfloli , cui domino aufVore presj* 
des Ecclesiam que ih Guaftalla in suo pre- 
dio conftituta a dilettissima Beati Petri fi-' 
Ha. Ermengarda Regina & a Domìnico Ca^ 
rimano ejusdem Ecclesie fundatore Deo ac 
Beato Petro oblata eft , & a predecessore 
noftro felicis memorie Papa Gregorio quin* 
do in Plebem de Gapella promotam & 
consecracam sub a:poftolice Sedis protedio-" 
ne specialiter confovendam suscipimus , Ss, 
tibi eam tuisque successoribus canonice 
subftituendis jure perpetuo concedimus at- 
que firmamus cum tribus Gapellis , videli- 
cet S- Bartholomei S. Georgii § S\ Marti- 
ni , & cum omnibus suis possessionibus seu 
decimis ad ipsas pertinentibus . Conftitui° 
mus ut nullus infra terminos veftre Parca 
chic Eccksiam edificare presumat nisi per 
Veftram licentiam & que vobis debeat es- 
se subieóèa . Et quecumque presentialiteir 
veftra Ecclesia jufte ac iegaliter possidei: 
sive in futurum concessione Pontificum ìì^ 
beralitate Regum vel Principum seu obla- 
srone fidelium jufte Se canonice poterle 
adipisci 5 firma vobis veftrisque successo- 
ribus permanere presenti» privilegti audo- 
ricate sancimus . Dccernimus ergo ut nulli 
omnino hominum liceat eandem Ecclesiaui 
temere perturbare aut ei subditas posses- 
sioncs auferre vel ablatas retinere minue- 
re vel temerarils vexationibus fatigare ^ 
sed omnia integra conserventur eorum prò 
quorum subftentatione & gubernatione con- 
cessa sunt usibus omnimodis profutura . 
Obeunte autem te nunc eius loci preposi- 



326* 



APPENDICE, 



to vel tuorum quomodollbec successor nul- 
lus ibi qualibet subrepcionis aftutia vel 
violentia proponacur nisi qiuem fratres com- 
mani consensu vel fracriim pars consilii 
sanioris secundum Dei timore m regni ariter 
ckgerint . Nec ipsis vobis nec alieni loci 
iJlius miniftro facukas sit ecclesie bona in 
feiidinn Militibus vcl aliquibus personis 
secularibus impertiri . Hoc quoque presen- 
tì capitulo subiungimus uc ipsa Ecclesia 
& ipsius Ecclesìe Canonici ab omni secu- 
laris servìtii sint infeftatione securi omnì- 
que gravamine mundane oppressionis re- 
moti in sanile religionis observatìone sedu- 
li atque quieti nulli alii nisi Romane Se 
apoftolice Sedi cujus juris eft aliqua te- 
neantur occasione subiedi . Chrisma vero 
oleum san<aum consecrationes Ecclesiarum 
ordìnationes clericorum & alia ecclesiaftica 
myfteria a quocumque volueritis catholico 
libere suscipiatis Episcopo . De cetero 
nullus Archiepiscopus Episcopus Abbas vel 
Abbatissa Dux Marchio Comes Vicecomes 
Judex Gaftaldio aiit quelibet ecclesiaftica 
secularisve persona hnjus Privilegii pagi- 
jiam sciens contra eam venire temptaverit 
secundo tertjove commonitus sì non satisfa- 
ilione congrua emendaverit poteftatis ho- 
norisque sui dignitate careat reumque se 
diviri'é judicio exiftentem prò patraia ini- 
quitate cognoscat & a sacratissimo corpo- 
re Se sanguine Dei & Domini noftri Je- 
su Chrifti alienus fiat atque extremo exa- 
mine diftride ultioni subjaceat . Cunwlis au« 
tem eidem loco jufta servantibus sit pax 
Domini noftri Redemptoris Jesu Chrifti 
quacenus & hic fruftum bone a(aionis per- 



cìpiant & apud dlftrliauni judicem pre* 
mia eterne pacis iuveniac . Amen amen 
amen , 

Ego Urbanus cacolice Ecclesie Epi- 
scopus ss 

Datum Placentie per manum Johan- 
nis Sandie R. Ecclesie Card, pridie Kal, 
Aprilis Ind. tertia Anno dominice incarna- 
tionis Mxcvi, Pontificatus autem Domini 
Urbani secundi PP. o<aavo , 

NUM. XXIII. 

Dal Benamati Ifton òì Guaftalla pag. 35. 
e dalle noftre Antichità , e Pregi delift 
Chiesa Guaftallese . Cap. VI. p. 32. 

An. noi. 

La Contessa Matilde concede PrìviUg) alla 
Pieve, e al Clero di Cuaftalla» 



I 



n nomine sande & Individue Trinitatis 
Matildis Dei gratia si quid eft . Dum in 
Dei nomine Ecclesiarum curam juxta po- 
teftatis vires divinitus nobis collatas quon- 
dam cum noftris fidelibus haberemus & 
aliquas merito inibì canonico conversan- 
tium Fratrum a secu lari um jugo & iniqua 
oppressione liberas reddere cogìtaremus , 
Joànnes Archipresbiter & fratres Ecclesìe 
S antìii Petri de Guaftalla noftram clemen- 
tiam precìbus adeuntes & de quorundam 
fidelium noftrorum moleftatìone predice 
Ecclesie Terras noviter & antiquitus ab 
indigenis attributas impedientium pluri- 

mum 



APPENDICE 



3^y 



mum conqnerentes poftalarunc a nobis su- 
per hac re fieri scriptum ad noftre anime 
memoriale perpetuutu noftra auóloritate 
suffultum , miilcorumque Procerum ac Ba- 
roniim teiHmonio comprobatum , quorum 
peticionibus annuences incunfliancer fieri jus- 
jimus qiiod eos jufte poftulasse credìdi» 
mus . Notum itaque fieri volumus omnibus 
noftre poceftacis fidelibus cam presentibus 
quam futuris prefatam Ecclesiam Sanóìi 
Petri in Guarfìalla a beate memorie Beren- 
garii uoco per Dominicum Carimannum 
fabricatam , Se ab eodem Rege decentis- 
sime docacam , nec non Summo ^Pontifici 
sande recordationis Gregorio V. traditam 
consecrandam , & canonice ordinandam 
sub noftre nos defensionis cuftodia susce- 
pisse , Se ab omnium Secularium Potefta- 
tu , oppressione , vel moleftatione cum suis 
omnibus appenditiis , reddidisse : ita etiam 
ut si aliquo tempore prenominatam Guar- 
ftalle Curiam alicui prò Feudo vel alio 
modo voluerimus impendere , Ecclesiam , 
ejusque bona , tam in terrarum , quam 
cecerarum Possessionibus , nullius poteflati , 
nisi Summo Pontifici , Se Regi velimiis 
perpetuo subjacere . Terras autem undecum- 
que usque hodie aquisitas , Se in futurum 
jufte , ac legaliter acquirendas sicut pre- 
libata Ecclesia usque modo habuit , Se 
possedit , ita deinceps remota omnium 
moleftatione habeat , Se possideat . Roga- 
mus igitur , atque rogando precipimus , 
ut nuUus deinceps Dux , Marchio , Comes, 
Vicecomes , Gaftaldo , nulla major , mi- 
nerve persona contra id , quod superius 
dixìmus , Ecclesiam , vel ejus bona in le- 



gali juditio audeat in aliquo moleftarc , 
vel terras , seu decimas noftri Feudi us- 
que hodie acquisitas , vel in antea aquì- 
rendas auferre , vel diminuere . Si quis 
autem , quod absit t hujus noftre inftitu- 
tionis scriptum temerare , aut in aliquo 
infringere temptaverit , quinquaginta li- 
brarum argenti penam componat , medie- 
tatem predice Ecclesie, & medietatem 
Camere noflre . Hoc tamen scripto in suo 
semper robore permanente . Quod ut ve- 
rius credatur , Se firmius habeatur , pro- 
prie manus subscriptione firmamus . 

Matilda Dei gratia si quid est . 

Ego Paganus Romane Ecclesie Diaco- 
nus Cardinalis ss. 

Ego Arderìcus Judex interfui , Se ss. 

Ego Pallus Pallatìnus Judex interfui 
Se ss. 

Adum apud Guàrftallam anno ab In. 
carnatione Domini millesimo C. I. iiu. 
Kal. Aprilis Indizione v. ( correggasi , No» 
na ) per manum Frugerii Archipresbiteri , 
& Capellani . Teftes fuerunt Belencio Lan- 
francus Arduinus de Palude Girardus de 
Cornazzano Rozo Gaftaldio . 



NUM. 



3^8 A P P E 

^UM. xxiy. 

Dal Muratori Antiqu. Ital. Med. S.vl . 
T. ly. p. 71. 

An. iio^. 

L$ Contessa Matilde refiìtuìsce GuaflalU ad 

Imelda Badessa del Moniftero di 

San Sijìo d i Piaccnyi . 



I 



n nomine Domini . Brevis recordadonis ^ 
qualicer , vel in quornm prcsentia Domi- 
na , & Comitissa Matildis filia quondam 
Bonifacii , qui fiiit Diix , & Marchio, fecit 
coflvencionem cu;n Abbatissa Imelda de 
Monafterio Sanftorum %^'ìk\ , Se Faliani , 
quod hedificatum eft Placencie , nominaci^ 
ye de Callro , et Ciirte Wardeftalle , sicuc 
dividicur ab Episcopatu Cremunensi ultra 
Padum , & cum sicuc ditìinguicur intej 
Curtem Luciarie , & per ^otum decursum 
Gurgi , & ejus decursiones in Bundìnum . 
Item sicuj: dividicur ab Episcopati! Par-? 
iliensi per flumen Dimisi , ^ Bundini , 
cum ejus decurslone usque ad locum Cru- 
cis . Ut ab hac bora in antea habeat jam 
dlftum Monafterium prediftum Caftrum ^ 
<&: Curtem ita prefatam cum omni pentixj- 
ne , fi: conditione , quod de suprascripto 
Caftro exierit prò investitura ipsius Ca- 
ftri , & Curtis . Et si aliquis ofFenderic m 
ipso Caftro de furto , vel tradinione ipsius 
Caftri , Abbaciss^ , vel ejus Successor ha» 
beat poccftatem emendandi . si vero aliquis 
ofFenderit in ipso Caftro , & Curte , si de 



N D I C E. 

foris habuerit , ìpsa Domina Matildis , 
vel suus Missus emendet . In Caftro au- 
tem nulla violentia Abbatisse fiat : sed 
ipsa Abbatissa , vel ejus Successor , auc 
illorum Missus emendet . Curtem vero , & 

omnia fenda de his que de foris , 

hominibus , & cetera in integrum poft 
meum decessum habeat jam di<^«m Mona- 
fìerium . ptiara hoc convenit inter eos , ut 
nulli alii ab hac die in antea aliquid ipsius 
Caftri , vel Curtis dare debeat jam dida 
Domina Matildis de hoc quod habec ìa 
suo dominicato , vel Curte . 

Fa«^um eft hoc anno Deminlce Incar- 
nationis millesimo centesimo secundo « 
ini die mensis Junii in Indizione Decima, 
in loco , qui dicitur Mirandula 

Ibi fuerunc iOpizo de Parpauese , Al- 
vardus , Johannes Engelbandi , Sigezo de 
Monafterno , Balencionus , Lanfrancus , 
Johannes Bonus , & Johannes fiims Johan- 
nis Diacan. Martinus , Biyirui^ . 



NUM 



APPENDICE 



3^9 



NUM. XXV. 

Dal Mabìllon Annal. Benedir, 
T. V. Lìb. 71. p. 571. 

An. 1 1 1 5 . 



diaconi Cardlnalis ac bìbliothecarii III. 
Kal. Novembris indiaione IX. incarnatìonis 
DominiccE anno mcxv pontificatus auceni do- 
nini Paschalis Papae II. anno xvu. Au-. 
thenticum hoc diploma, servatur in tabularlo 
CantogiUnsi apud Arvernos , 



Sunto di un Privilegio conceduto da Papa 
Pasquale IL a Odone Abate di San 
Sijlo di Piacen\a , dopo che dal Moni" 
fiero , e dalla Signoria di Guaflalla , e 
degli altri Feudi erano fiate espulse le 
Monache , secondo vien riferito dall' An- 
nallfta Benedettino . 



JL acatii in Urbe rebus , Romam sub au* 
tumnum reversus efl Paschalis , ubi residebat 
HI. Kalendas Aprilis hujus anni , cum pon- 
tificium diploma indulsit Odoni abbati mona- 
fierii Sanai Xifii Placentice siti , ubi mona" 
chi loco sanàlimonialium male viventium riu* 
per subfiituti fuerant , agente praecipue il- 
luflris memoriae Mathildi comitissa , quate- 
nus & religio illic monaftici ordlnis ser- 
vàretur & monafterii possessiones , qua 
jam diu deftrut^se fuerant , per eorum re- 
ftituerentur induftriam . Ad hoec universa 
prcedia , & possessiones quas Angilberga impe~ 
ratrix , ejusdem fundatrix monafierii , illic 
coniulerat , cateraque omnia eidem loco a fi- 
delibus concessa vel concedenda idem pontifex 
confirmat , tribultque liberam facultatem eli- 
liendi abbatis secundum regulam sancii Bene- 
dicci . Scriptum per manum Gervasii scri- 
narti regionarii ac notarii sacri palatii . 
Data Laterani per manum Johannis S. R. E, 
Tom. I. 



NUM. XXVI. 

Dal Muratori Antiqu. Ital. Med. ^vi . 
T. IV. p. i?. 

An. ix\6, 

Odone Abate di San Sifio di Placen\a inve< 
fie gli Uomini di Guaflalla di varj di- 
ritti y e assegna le contribu\iom , che pa- 
gar devono al suo Moniftero . 



I, 



n nomine Sanfèe & Individue Trinità* 
tis . Anno ab Incarnatione Domini noftri 
Jesu Chrifti millesimo centesimo decimo 
sexto , VII Kalendas Augufti Indizione 
Nona . Odo Abbas Monafterii San<florum 
Sixti , & Fabiani situm Placentìa , comu- 
nicato Ecclesie Fidelium Consilio Placen- 
tinorum , Se Warftallensium prò multimo- 
da caritatis humanitate , & siiarum pecu- 
niarum largitate , qiiam tempore Imildis 
Abbatisse ad Terre B. Sixti jamdudum 
perdite liberacionem exhibuerunt , ad imi- 
tationem ejusdem prenominate Abbatisse 
beate memorie per adum , & convenclo». 
nem renovavìt , & confirmavit , & invefti- 
vit Homines de Warftalla de ripatico Pa- 
di , & Paludis cum Portibus . Et omnes 
f f War 



330 



APPENDICE 



Warftallenses absolvic a ripatico , & to- num sine Consilio diiodecim homlnum , qui 



loneo , recentis usibus Ecclesie retroscripco 
ripatico . Ceterum vero , quod vocacur 
toloneum , 8c malcolecum concedimus Ho- 
minibus de Warftalla in comuni haben- 
dum , Insiiper fìatuit , ut nulla injuria , 
vel violentla a se , vel a suis successori- 
bus , vel a suis hominibus inferatur alieni 
WarfìaKensium nec in Cafìro , nec in Bur- 
go , non in ripa , non in villa . Et War- 
ftallenses de Tabula Caftelli annualicer sol. 
vant unum Raiiucinum , prò Tabula Burgi 
denarium unum currencis monete . Et 5Ì 



Consules eligantur a Populo , qui etiam 
rem Populi , dominiumque gubernent , & 
regant . 

Ego Abbas Odo subscripsi , & con- 
firmavi . 

Ego Gaitardus Presbiter , & Mona* 
f bus interfui , & subscripsi . 

Ego Petrus Calvus Presbiter , et Mo- 
nachus subscripsi . 

Teftes rcgati interfuerunt Berardus de 
Burgo , Bovo de Porta , Gìrardus Gaftal- 
dus , Rozo , item Joannes Bonus , Trufo , 



injuria ab altera parte aliata fuerit , in- Grasulfus , Galeto , Omnibene , Azzo , 



fra trigìnta dies consiJio Consuhim Terre 
emendetur . Si qui Curiales sunt , vel Pur- 
genses , .qui velint retinerc eqiium conve- 
nientem armis , Se arma , Se tenuerint ^d 
Terre Ecclesie suique libertatem tuendam , 
qiiidquid possidet prò feudo tiabeat cum 
omni honore . Ruftici faciant braìdam , & 
vincam , dent Porcum , & Multonem ter- 
cium , & quartum , & spallam , 8c ami- 
sere ( forse , ansere , o anserem ) Se plau- 
ftrum lignorum prò unoquoque jugere , 
prò albergaria unum sextarìum vini , aliud 
grani , medietas cujus sit frumenti, alia sit 

anone , 8c ftramen , & leóìum , & alia su- Senten\a di due Cardinali Legati Apposolici 
perimposita eis non fiat . De Navi vero , di Onorio II. contro le Monache di San 

sì inventa fuerit in ripa, habeat eundl , Sifto y a favore dell'Abate Odone y e 

Se redeundi Placentiam . Goncessit insuper de* suoi Monaci Benedettini , 

comuni utilitati Warftallensium omnia pub- 
blica , & paludem , & boscum , & pascua 



Gando , Martinus , Bonagisus , Grimaldus , 
Sigefredus . 

Ego Johannes Notarius scriptor bu- 
jus cartulc concessionis poft tradica com- 
pievi • 

NUM. XXVII. 

Dal Campì Iftor. Eccl. di Piacenza 
P. I. p. 530. 

An..ii29. 



- F, 



beftiarum e polisino superiore & inferio- X' ratres Joannes , 'et Petrus S. R. E. Car- 
ré . Caftrum , & Curtes prenomìnatus Ab- dinales Presbiteri , et Apoftolice Sedis Let 
bas , nec sui Successores habeant licen- gati dilefto Fratri Oddoni Abbati S. Sixti 
tiam , nec potcftatem dandi alicui homi- salntem . Quanti* calamitatibus Ecclesia 

B. Si- 



APPENDICE. 33t 

B. SÌKti «X longa discordia attrita sit , Residentibus itaque nobis opposuerunt ei 

quia longiim eft ommittimiis enarrare : Si- pars adversa , quod thesauros prasdiólx Ec 

quidem vir apoftolica memorioe Donnus Pa- clesiae vendidisset , èc quasdam domos in 

pa Pascaiis religionis intuita, Consilio vi- burgo . Impetentcs euni, & de perjurìo, di- 

rerum bonorum , praecipue bonae memorias cebant , illura possessiones alias perpi- 

Mathiiais , sandimoniales foeminas , qua- gnorasse vexaverunt . Die 

rum fama non bona erat , de eodem Mo- craftina ad judicium reversi sumus : sed 

Bafterio emisit , et Viros Cassedei , videli- cum non haberent adversarii Clericum . . 

cet Monachos ob reformandam religionem Aribertum videlicec , causara 

in eandem Ecclesiam introduxit . Verum ipsorum agere permisimus. Tandem proces- 

mulieres exdem per Regis violentiam eje- sit quidam Scholaris , qui scripto , & vi- 

do Abbate cutti Monachis idem Monaftc- va voce impetiit . Ec quamvis 

rium occuparunt , pertinaciter etiam ex- hujusmodì personas Sacri Canones a Sacer- 

communlcatae annos plurimos tenue runt . dotum accusatione repellane satts- 

Poftquam autem D. Califtus Cathedram facientes , Se accusationem suscepimus , & 

Episcopaleth suscepic , & praedlólum Abba- probationem si haberent qussivimus . No- 

tem Oddonem causa cognita consecravit ; minaverunt Sacerdoterh unum , alium Clc- 

Febroniam , quae mulieribus prserac , exire ricum in parte vocati sunt teftes » & exa- 

praecepit . Novissime vero D. Papa Hono- minati . Sacerdos autem hujuscemodi pro- 

rius habito Consilio Fratrum suorum Epis- tulit verba : hxc , & hsc & Od* 

coporum , & Cardinalium , & eandem Fé- do cum ea abftulit . Qu«situm eft si vide- 

broniam rebelkm excommunicavic , & pra:- rit praedi(fla auferri . Respondic se non vi- 

fatum Abbatem de eadem S. Sixti Eccle- disse . Alter vero se omnia illa penituS 

sia reveftiri proecepit . Nos igitur in Con- ignorare < 

cilio , quod Papiae nuper celebravimus ex- Deficientibus ergo in toto liegotio ad- 

communicatìonem in eandem Foeminam in- versantibus , & Abbatem ab eorum accu- 

novavimus ; & Placentiam venientes poft satione omnino absolvimus > et Clericum 

longam partis utriusque disceptationem , illum , quia quod intsndebat probare non 

supradiwlum Abbatem Oddonem Consilio potuic infamia notavimus sempiterna . Ab- 

D. Arduini venerabilis Piacentini Episcopi, batem itsrum ad rationem posuimus , et 

& religiosorum , ac sapientum virorum qualiter res Ecclesia admiuiitrasset , dili- 

complurium . i . . . ejeóiis mulieribus in- genter inveftigavimus . Tunc processerunt 

tromisimus . quidam de Miniftris Ecclesiae , qui Abba- 

Veruntamen quoniam persona Abbi- tem nihil horum fecisse dicebant , sed ip- 

tìs ejusdem aliqua obàciebantur , ad ipsius sì sacramento adftrldi , quod fideliter , & 

causam discutiendam dìem fìatuimus . Dies unde minus detrimentum pervenifet Eccle- 

venic, atfuimus : affuit etiam pars utraque . si« debitum solverinc , omrùa Monafterii 

1 1 z ne- 



33'' 



APPENDICE. 



negocia percradasse , & hoc Consilio p ma- 
dida Comicissas Machildis , qus Ecclesia: 
ipsius advocatrix erat . Et incipiente a 
magno usque ad minus plenam racionem 
reddiderunt , quod & quanturei yendiderunt, 
& ubi , & quibus dederunt denarios , quos 
acccperunt , arque prò debito , & aliis 
utilicatibus Monafìerii expenderunt . Quod- 
^M& ira veram esse duo ex illis Tento , 8c 
Bevo jurejurando firniarunt . Ipse vero Ab- 
bas , Se sacran>entiim quod ei imponebatur 
se fecisse teftatus eft , seseque juramen- 
tiim per omnia observasse monftravic . Nos 
denuo in partem sedentes, Consilio prafati 
Episcopi , Se Praepositi , Se Magiftri Scho- 
larum Majoris Ecclesise , & Praeposici S. 
Antonini , nec non S. Euphemis , atque 
Praepositi S. Agathae Cremonen^is , Se te 
Frater Oddo , canonica censura aui^oritate 
quoque D- Papas Honorii cujus vicem ge- 
rebamus , ab omnibus illis vexationibus 
absoivimus , in Abbatem praetaxato Mo- 
nafterio confirmavimus , & adversariis tuis 
super quaeftionibus illis perpetuum silen- 
EÌuni imposuimus . Adum eft hoc Placen- 
ùi£ in prxd;tì;o B. Sixii Monafterio Anno 
Dominicoe Incarnacionis mcxxix. Pontifica- 
tus autem D. Honorii Secundi Papae quin- 
to Indiiiione ofìava » ( Cioè , entrato già il 
Settembre del detto anno . 

Ego Joannes tic. S. Crisogoni Prassbi- 
tcr Cardinalis , Se Legatus subscripsi . 

Ego Arduinus Episcopus interfui , & 
subscripsi . 

Ego Joannes Prspositus Sanfì* Pla- 
centìnse Ecclesiae Matris interfui ^ Si sub- 
scripsi , 



Ego Azo Praepositus S. Antonini sub- 
scripsi . 

Ego Joannes servus , & Minifter S, 
EuphemiaE interfui , & subscripsi . 

Ego Adam Praepositus S. Agathaj in- 
terfui , Se Subscripsi . 

NUM. XXVIII. 

Dal Campi Iftor. Eccl. di Piacenza 
P. I. p. 5 33- 

Ah. II 3 z^ 

Papa Innocenyo II. conferma t suoi diritti a 
Odone Abate di San Si/io di Piaccn- 
\a , e specialmente quelli sopra le Chie- 
se di Guaflalla > e Lu\\ara . 



I 



nnocent^tis Episcopus Servus Servorum 
Dei , Oddoni Abbati venerabilis Monafte- 
rii Sanai Xifti &.c. 

Nos itaque eorundem Antecessorum no- 
fìrorum inhsrendo veftigiis , prcvisionem , 
seu depositionem ab eis faftam, Se privilegio 
munitam praesentis scripti robort confirmamus. 
Se inviolabiliter futuris temporibus observari 
decernimus j & scriptum illud , quod a 
praedecessore noftro fel. meni. PP. Calixto 
dum in Galliarum partìbus essec ab illius 
loci Monialibus surreptiirn esse dinoscicur 
in irritum devocamus . Tpsum vero locura , 
Se universa ad eum pejcinentia sub Apo- 
ftolics Sedis tutela , &: protezione servan» 
da censemus , a quorumlibec infeftantium 
moleftiis libera , sicut ab antecessonbus 

no- 



APPENDICE, 



353 



noilrìs Romanis Pontlficibus noscitur infli- 
tutuni . Statiiimi'.s eciam , ut universa prs- 
dia , vel pcssessiones , quas Angelberga lai* 
peratrix ejusdem Monafberii fundatrix illuc 
contiilisse cognoscicur , seu quscùfnque alia 
bona , quascumque villas , familias , cel- 
las , Ecclesias idem Caeiiobium in prxsert. 
tiariim jufte , & legitime possidet , sive in 
pofterum concessione Pontificum , largitate 
Principum , oblacione fidelium seti aliis jii- 
flis modis praeftance domino poterit adipis- 
ci , firma cibi , tuisque succcssoribus , Se 
illibata permaneant . In quibus hsec pro- 
priis nominibiis annotanda subjunximus . 
In Senodochio Ecclesiam Saniti Pctri , Ec- 
clesiam Sandi Martini in Cinte , Ecclesiam 
S. Brigida , Ecclesiam S. Andrx , & extra 
Portam Mediolanensem Ecclesiam S. Mà- 
ri£ . In Capite Trebix Ecclesiam S. Pe- 
tri , in Cencoria Ecclesiam S. Bartolomei , 
in Scopora diias Capelìas , m Caftronovo 
Ecclesiam S. Michaelis , & Ecclesiam S. 
Bartolomei . In "Wardaftalla Éccìesiafh S. 
Petri , Ecclesiam S. Georgii . Ecclesiam S. 
Martini , et Ecclesiam S. Barcolomaei . In 
Luciaria Ecclesiam Sandi Georgii ci;m Ca- 
pellis suis . In Curtenova Ecclesiam S Lau- 
rentii . In Campo milliatio Ecclesiam S Petri. 

Nulli ergo hominum fas sic pr^fatum 
Monafterium temere perturbare &c. 

Ego Innocentlus Cathollca: EccIi5Ì2 E- 
piscopus subscripsi &c. Dat. Cremona per 
manum Aimerici S. R. E. Diaconi Cardi- 
nalis , et Cancellarii 2. Id Julii Indizione 
"io. Incarnationis Dominici anno 1 1 3 2. 
Pontilicatus vero D. Innncentii Papa se- 
cundi anno tercio . 



NUM. XXIX. 

Dalla Scoria di Guaftalla MS. di Monsigri. 
Bernardino Baldi 5 



Papd Innocen\i6 II. confefmi i Privilegj' al 
Clero i e alla Pieve di Guafialla , 



I 



nnocentius Épiscopus servus servorum 
Dei . Dileftis filiis Johanni Archipresbyte- 
ro et Fratribus Ecclesie D. Petri que iri 
Guaftallensi pago' sica eft tam pres^entibu3 
quam futuris in perpetuum . Juftiticie et 
rationis equitas persuadet ut qui a succcs- 
soribus suis sua desiderat mandata servar! 
predecessoris sui voluntate ftatuta cufìodiat. 
Ea propter dileifti in domino filiì ♦eftris 
juftis desideriis accomodantes assensum Ec- 
clesiam veftram a predecessore noftrt) feli- 
cis memorie Papa Gregorio quinto in Ple- 
bem de CapellaC promotam es a successore 
ejus sande recordacionìs Papa Paschale pri- 
vilegii sui muniminc roboratam sub apo- 
{felice Sedis tucelam procedionemque no- 
fìram siiscipiami.s et D. Petri pacrocinio 
commendemuS ftatuentes ut qnascumque pos- 
s.rSsiories seu decimas quecomque etiam bo'- 
na eadem Ecclesia in presenciarum jufle et 
canonica possidet auc in futiiriim concessio- 
ne Pontificum liberalitate Regiim vel Prin- 
cipum oblatione fidelium seu aliis juftis mo- 
dis preftante domino poterit adipisci fir- 
ma vobis et illibata permaneant . De chris- 
mace et eleo sando arque ordinazione cie- 
li- 



334 



APPENDICE. 



ricorum sive consecratìonibus Ecclcsiarum 
a quociimqiie velitis Episcopo catholico ac- 
cipiendi licentiam vobis Jiberam indulge- 
mus . Ad hec adiicientes deceinimus ut 
nuUiis Ecclesiam infra terminos Veftre Pa- 
rochie nisi que vobis debeat esse subjeda 
absque veftra licentia edificare presumat 
salva tamen in omnibus Apoftolice Sedis 
auftoritate et reverenda dignitate supra- 
scriptc PJebis . Capella quoque Sanóii Bar- 
tholomei Sanici Georgii et Sandi Martini 
ad jus veftre Ecclesie pertinentes et a pre- 
fatis decessoribus noftris vobis firmatas in 
veftra subjeftione perpetuo manere sanci- 
nius . Nulli ergo Archiepiscopo Episcopo 
ve] Abbati Duci aut Marchionì Corniti seu 
Capitane© Judici aut Gaftaldioni nec om- 
nino alicui hominum fas sit prefacam Ec- 
clesiam cernere perturbare aut ejus posses- 
siones auferre vel ablatum retinere immi- 
«uere aut aliquibus vexationibus fatigare 
scd omnia integra conserventur eorum prò 
quorum gubernatione et subftentatione con- 
cessa fuìt usibus oinnimodis profutura . Si 
qua igitur ecclesiaftica secularisve perso- 
na hanc nollre confìitutionis paginam sciens 
centra eam temere venire temptaverit se- 
cundo tertiove commonita si non sacisfaftio- 
ne congrua emendaverit potefìatis honoris- 
que sui dignitate careat reamque se divi- 
no judicio exiftere de perpetrata iniquita- 
te cognoscat et a Sacratissirno -Corpore , et 
Sanguine Dei et Domini Redemptoris no- 
ftri Jesu Chrifti aliena fiat acque in ex- 
tremo cxamine diftrifte ultioni subjaceat . 
Cunftis vero eidem loco jufta servantibus 
sic pax Domini noftri Jesu Chrifti quate- 



nus et hic frudum bone adìonis percipiant 
et apud difìridum judicem premia ecerne 
pacis invenianc . 

Ego Innocencius Cacholice Ecclesie E- 
piscopus ss. 

•^ Ego Wilhelmus Preneftinus Episco» 
pus ss. 

^ Ego Romanus 'Card. S. Marie in 
porcicus ss. 

>^ Ego Ubercus Presbiccr Card, tt S. 
Ci ementis ss. 

1^ Ego Oddo Diaconus Card. Sandi 
Georgii ad velum aureum ss. 

Dat. apud Sandum Benedidum per ma- 
num Aimerii Sande Romane Ecclesie Diac. 
Cardinal, et Cancellarii vii. Idus Sep- 
tembris Ind. x. Pontificatus vero Innocen- 
ti! Pape II. Anno ni. Incarnationis Domi- 
ce Anno m. c. xxx m. 

NUM. XXX. 

Dalle Schede del fu Sig. Dottor Girolamo 
Colleoni da Correggio . 

An. 1141. 

Injlrumento di Compra fatta da Gherardo , e 
Corrado da Correggio , ptr cui acquifla- 
rono il Caflello di Campagnola da Pai- 
merio figlio di Albricone da Campa- 
gnola . 



I 



n nomine Domini millesimo , centesimo 
quadragesimo primo sexta die infrante men- 
se Marcii Indizione quarta . 

Vo. 



APPENDICE. 



33^ 



Vobis Dominis Gherardo , et Conrado 
Fratribns de Corrigia , ego quidem Palme- 
riiis quondam Domini Albriconi de Cam- 
paniola Diocesis Regii , qui professus sum 
ex nacione rnea Lege vivere Longobardo- 
rum , trado , et facio charcam venditionis 
de Caftello , et Rocha meis , quo habere 
visus sum m Campamela , ubi solec dici 
CafteJazo , et de omnibus muris , fossis , 
redefossis , arginibus , vallis , pontibus , 
pontisellis , catenis , fortlìitiis , fornimentis, 
et de omnibus passagli* , ptholoneis , fon- 
dinatiis , onorariis , fi£tis , et intradis me- 
is , et de tota mca ditione , et de cun. 
ftis boschis , sylvis , pascuhs , paludibus , 
vallis , piscariis venationibus , aucupationi- 
bus, viis , naviliìs , canalibus , rivis , ac- 
queduAibus , molendinis , qua feci Campa- 
tiiolae , et de poderiis , et mansis , quos 
habere visus sum in tota ditione difti ca- 
ftelli, et de infradicendis hominibus habtn- 
tibus fortilitta ad mandacum in. obedientta , 
et de villis , civibus , comitatensibus , vas- 
sallis , Hominibus de masnata , adscriptis , 
scrvis , et Ancillis . 

Nomina Villarum sunt infrascripta . 



dinis -Villa D urninorum de Sclattarinis Sciar- 
tarìna dióia . 

Fines Terreni , quod venit in pracsenti 
charta a meridie Cugnentulum , et Canu- 
lium de Suptiis mediante fìrata a mane 
navilium meum , et aquarum discursus ad 
villam Fabriciis , a Sepcentrione alveum 
<liscursus aquarum ad Parmesana sicut de» 
scendit de supra apud Varvum Dominorum 
Fvegiensium , a sero terrenum villae Cugnen- 
(tuli de Suptiis , et Wììx Nebularise , qux 
S. Michaelis dicitur mediante Dugaria com- 
muni , qua eft a sero clamata il Bosco , 
et descendit per Dugaria slcut intrac in 
Navilium , quod feci a sero proximum ad 
dicla Molendina non longe a Motta S. An- 
tonii Terreni Nebulari* ascendendo per 
Dugariam communem In sero Caftelli Do- 
minorum Wazzoli , et Sironi , slcut Duga. 
ria se volvit in orientem , et capitat ad 
viam , quse discurrit in septentrionem , si- 
cut transvergat alveum discursionis aqua- 
rum de Parmesana apud vargum vallium 
Dominorum Regicnsium . 

Nomina habentlum fortalitia in ter- 
reno meo . 



Scaladegum - Vlnesegium - Viticanum , 
Platea , Villa Dominorum Gallorum - Villa 
Dominorum de Azariis cum Caftello - Villa 
nova - Canulium de Suptiis-Cugnentulum de 
Suptiis -Villa Dominorum Mazzoli, et Siro- 
ni de Siriis cum Caftello - Villa San(ai Pe- 
tri - Villa Saniai Andrea - Villa Paludana 
Dominorum de Palude diiìa -Villa Domi- 
norum de Manis -Villa Dominorum de Rea- 



Domlnus Malpresa , Domlnus Maltri- 
nus Malasacca , Dominus Blaxolinus de 
Alariis , Dominus Stanga de Palude , Do- 
minus Olricus Gallus > Dominus Sironus de 
Siriis , et Mazolus , Dominus de Manis « 
Dominus Albrico de Reatinis . 



N«. 



33<^ 



APPENDICE. 



Nomina Civium Jiabicancium in Campaniola. 

Raphael de Tomacellis - Azctus de 
Sclattarinis , Ugoliniis Azarius - Ubertinu? 
Zuchardus -^ JEndiisiatus de Endusiacis - Gui- 
dus de Apharusio - Jacobus de Novis - Gui- 
dotius Beccus - Abbas Calcagni - Ziacus de 
Mezalana - Turelus de Cambio - Benvenu- 
fus de Molla - Petrozolus de Lisina - Mo, 
rus de Rufticis - Bertolocus de Paz - Ansa- 
lon Mazza - Doninus de Guaciis - Jacobus 
Rugerius - Amadeus de Amadeis - Stepha- 
nus de Aldinis . 

Nomina Coraltatensiuaj sunt,. 

Zappa de Cugnentulo - Tonsiis de 
Prandis - Togniotus de Villanova - Zan^s de 
Mucis - Anconiatius de Vardallalla - Nocen- 
tius de Pigognana - Malingualis de Cu- 
gnentulo - Jacobus Nasucus - Chri/lophorus 
Gualtirolus - Tonelhis de Platea - Berconus 
de Cambio - Cosmus Mander - Albertipus 
Caprarius - Masinus ^t Succidis - Caciu? 
Mazza - Aclaicus Ajaccius - Amadecus For- 
nasarius - Fabianus Niger - Gasearinus Ni- 
ger - Blazius Avoftus - Chriftophorus For- 
nasarius - Jacobus Viscuccius - Petrus Bo- 
nus Cavallus - Auguftinus Mariscalcus - 
Gpiduccius Spadazza - Petrutius Scanaca- 
pr^ r Tognotìus Demonti - Toncinus Petrez- 
zoU - Andreas Avuftus - Villanus de Villa- 
nis - Marcolus Piscator - Ugonus Guatius - 
Busio Guertius - Chriftophorus Guertip? - 
Franciscus de Vig.dana - Sinìftrellus de Fa- 
zano - Petrozinus de Cervis - Avidonus de 
Cervis - Protasius de Campaniola - Petrus 



Agucius T Fantinv-s de Fantisinis - Blasiolus 
de Fantis . 

Nomina Yassalojutn . 

Gnarduplus Nassutus - Nero de Gran- 
zolìs - Chriftinus de Sexis - Russus de Vil- 
la - Nicolotins Barberius - Petronus Passa- 
rottus - Spagnius Spegni - Ugonus de Al- 
brìcis - Calcabos de Scahrinis - Jacopmus 
Salati - Manfredotus de Fabricio - Ugus de 
Wardaftalla - Gerarnaus Stasimbenus - To- 
gnonus Tasca - Pascalinus de Novis - Pan- 
taleonus Frasca - Baldassar Nigrus - Ugo 
Spagnius r Conradus Ala^ianus - Guillelmus 
Alamannus Balduinus Balducius • 

Nomina Hominum de Masnata l 

Ucus Fulgerlus - Garbanflus Garipo" 
lus - Tognius de Salucci?. . 

Nomina adscrJptorum ad glebas , 
ep possessione» . 

Garripaldus cum familla ad podere 
Carubii - Durandus cum Familia ad Villa 
nova - Egiftus cum familia ad podere Pla- 
tea - Zamicellus ad podere Vittigalis - Bru- 
tutius ad Donsum meum , quod eft in di- 
do Territorio Campaniola ultra Navilium 
in snprascripta villa de Sironis . 

Nomina Servorum et Ancillarum. 

Chriftinus Margarina , et Filii 

Brugnanis , Anteniola , et Filii - Blaxjnus , 
Hymeda , et Filii . 

Et 



APPENDICE 



33y 



Et am"bo faclatis vos Domini de Cor* 
rigìa , et veltri Suecessores quidquid pro- 
prietario jure de suprascriptis Caftellis , 
hominibus , bonis , poderiis , et juribus 
prò placito veftro facere vultis , prò pra- 
tio , quod mihi dediftis Librarum qiiattiior 
millium denariorum Lucensium cum fini- 
bus , et accessibus cunólis superioribus , et 
inferioribus juribus suis , sine omni ttiea , 
et haredum tìieorum contradi«ftione . Et si 
ego , vel Hares meus centra hoc quod 
siipra facere temptaverimus , aut ab om- 
ni contradicente homine non defensaveri- 
mus , tunc suprascriptam vendicionem in 
duplum reftituemus , secundum quod me- 
lius valuerit prò tempore suo sub exi- 
fìimatione in consimili loco nihii nisi 
ex difto praecio remanere debere cum 
jlipulatione subnixa . Prssens fuit Do- 
mina Richelda Uxor mea , qu« omni 
suo jurì dotium , et parafrenorum renun- 
tiavìt . 

Aduni in dido Caftello CampanJola 
feliciter , 

LL. Signum manu Domìni Palmerii , 
qui hanc chartam exscribi rogavic et su» 
pra . 

SS. Signum manu Dominae Richelda 
Uxor didi Palmerii , quae huic Chartae de* 
dit consensum . 

SS. Signum manu didi Domìni Uz.U 
presa prò hominibus habentibus Fortalitia 
in dido territorio Campaniolae . 

SS. Signum manu didti Raphaelis de 
Tomacellis prò omnibus Civibus Campa- 
nioise . 

SS Signum manu di^i Lapps de Cu* 

Tom. /. 



gnentulo prò omnibus Comitatensibus Cam- 
pauiolse . 

SS. Signum manu àìQù Nerii de Gron» 
zolis prò omnibus Vassalis - 

SS. Signum manu didi Barbantìi de 
Garripolis prò omnibus de Masnata . 

SS. Signum manu dicli Garribaldi prò 
omnibus adscriptis . 

Signum manu d\aì Chriftinì prò om- 
nibus Servis , et Ancillis , 

Teftes rogati fuerunt infrascrlpti quinqne . 

SS, Signum manu Alberti Charitatum 
Judicis , et Tellis huic chartae . 

SS. Signum manu Hubaldì Sclactarirti 
Judicis rogati , teftis huic charts . 

SS. Signum manu Masii de Masinis 
Notarii Sacri Palatii rogati Teftis huic 
chartSB . 

SS. signum manu Raimundi de Ses'^a 
Notarii Sacri Palatii rogati Teftis hai e 
chartse . 

SS. signum Polonii Baccarii rogati te- 
ftis huic chartJe . 

Ego Ulrìcns NotariuS Sacri Palatii 
hanc chartam scripsì , ec subscripsi , et 
signum meum feci , 



NUM. 



33^ 



APPENDICE 



NUM. xxxr. 

Dalla Scoria dì Guaflalla MS. del Baldi . 

An. 1145. 

Papa Eugenio III. conferma i Prhileg/ alla 
Pieve i e al Clero di Guardia, 



E, 



lugenius Epìscopus Servus Servorum 
Dei . Dlle(ftis filiis Rainaldo Archiprcsbite- 
ro Ecclesie Beati Petrì que in Guaftallensi 
pago sita eft ejusque Fratribus tam pre- 
sentibus quam futuris canonìce subftÌEuen«^ 
dis in perpetuum . Pie poftulatio volunta-- 
tis efFeftu debet prosequente compier! . 
Quatenus et devotionìs sincerità» laudabili-- 
ter enitescat ec utilitas poftulata vires in» 
dubitanter assumat . Ea propter dilefti ire 
domino filii veftris juftis poftulationibus 
cicmenter annuimus &c. 

Come nella, riferita Bolla di Papa In" 
nocen\io li. In fine seguono le sottoscri\ionì . 

Ego Eugenius catholìce Ecclesie Epi- 
scopus ss. 

^ Ego Conradu& Sabinensis- Eplsca- 
pus ss» 

^ Ego Theodoriciis Sanfte' Ruffine 
Epìscopus ss. 

J^ Ega Ugollnus Diac. Card. Saniti 



colai in Carcere Tulliano ss. 

^ Ego Gregorius Diac. Card. S. An- 
geli ss. 

^i Ego Jacintes Diac. Card. S. Marie 
in Cosmydyn ss. 

^ Ego Gregorius presbiter Card. tt. 
Califti s9. 

5$4 Ego Guido presbiter Card. tt. S. 
Grìsogoni ss. 

^ Ega Tomas Presb. Card. tt. S. Vc- 
fline ss. 

)^ Ego Guido presbiter Card. tt. S. 
Laurencii in Dam. ss. 

^ Ego Nicolaus Presb. Card. te. S. 
Cyrìaci ss. 

5^ Ego Ugo presb. tt. in Lucina ss. 

J^ Ego Julius presb. Card. tt. S Mar- 
celli ss. 

j$? Ega Villanus Presb. Card. S, Ste- 
pbani in Celio monte ss 

Dac. Vicerbii per manum Roberti San- 
ile Kom. Ecclesie Presbiteri Card & Can- 
cellarii xvui. Kal. Julii I.'idiwt vm. Incar 
nationifr Dominice anno m. c. xlv. Poncifi- 
catu& vero , Domni Eugenii Pape III. an« 
no primo « 



^ Ego Oddo Diac. Card. S. Georgil 
ad velum aureum ss, 

J^ Ego Guido Diac. Card, sanfiorum 
Cosme & Damiani ss. 

^ Ego Optavi anus Diac. Card, S. Nr-' 



NUM 



APPENDICE. 



339 



NUM. xxxir. 

Dalla S:orìa di Guaftalla MS. del Baldi . 

An. 115:4. 

Guelfo Duca di Spoleti -se. prende sotto la 

sua. prote\ione i Beni appartenenti 

alla Pieve di Guaftalla . 



I 



.n nomine sande Se individue Trlnitatls 
Welfo Dei gracia Dux Spoleti Marchio 
Thiiscie Princeps Sardlnie ac Corsice , Do- 
minus totius domus Comicissa Machildis . 
Dum in Dei nomine ecclesiarum curam lux- 
ta poteftatis vires divinicus nobis collatas 
haberemus & aliquas merito inibi conver- 
santium fratrum a secularium jugo & ini- 
qua oppressione liberas redJere cogitare- 
mus , Reynaldus Archipresbycer de Fratres 
Ecclesie S. Petri de Varftalla noftram clemen- 
tiam adeuntes precibus & de quorundam 
moleftatione prediale Ecclesie Terras novi- 
ter & an:iquitus ab indigenis attributa s 
impedientium plurimum conquerences poftu- 
lavcrunt nobis super hac re scriptum fieri 
ad noflre anime memoriale perpetuum no- 
flra audoricate fultum , multorumque Pro- 
^ cerum ac Baronum tellimonio comproba- 
tum . Que divine pietatis intuìtu sandis lo- 
cis conceduntur nimia deb;rent flabilitace 
conftitui Se nulla retencione impofterum re- 
vocar! . Proinde poflulationibus veftris cle- 
mente r annnere disponentes ftatuentes san* 
- cimus èc presentis scripti munimine robo- 
ramus universas videliccc veftre canonice 



possessiones quocumque titulo terra & 
aquis aquisìtas quas videlicet nunc habetis 
& possidetis sive quas impoftcrum jure & 
legaliter vos veftrique successores aquisitu- 
ris eftis , imitantes Berengarium ejusque 
Conjugem Irmingardam prefate Ecclesie 
fondatores nec non & Ottonem , & Comi- 
lissam Mathildim , Henricum , Lothariura 
meos predecessores qui similiter predidam 
Ecclesiam suis scriptis munierunt . Notum 
itaque fieri volumus om.nibus nofìre pote- 
itatis fidelibus tam presentibus quam futu- 
ris , Ecclesiam Sandi Petri in Variftalla 
positam sub noftre nos defensionis cnftodìa 
suscepisse Se ab omnium secularium pote- 
flatum oppressione "vel infeftat'one cum 
suis omnibus appenditìis libsram reddidis- 
se . Ita etiam ut si in aliquo ccmpore Va- 
riftalle Curiam totani vel partem alicui 
impendare voluerimus prò feudo vel ali» 
modo , Ecclesiam ejusque bona tam in 
terrarum quam ceterarum possessionibus 
nuUius poteftati , nisi apoftolice Sedi & 
Regi velimus subjacere . Hec autem sunt 
<jue concedimus Se noftra authoritate ful- 
cimus . Braidam de Cantone , Terram Jo- 
hannis Tassi , Terram Musini , Se Magar- 
zi , Terram Culbaldrati , Terram Ubaldi 9 
Terras ab Azonibus pr^dide Ecclesie olim 
venditas . Fiftum etiam Terrarum ab cis- 
dem Azonibus venditarum . Terram Guns- 
helmi , & Grimizonis , Terram iilorum de 
Lacu , Terram senum & Peregrinorum cuna 
omni debita Se indebita pensione . Preci- 
pimus igitur ut nullus deinceps Dux Mar» 
chio Comes Vicecomes Caltaldio nulla ma- 
jor mìnorve persona contra id quod supe- 
u u z ri US 



340 



A P P E N D I C E. 



rius sancitum eft Ecclesiali) vel ejiis bona 
8ine legali jure aiideac in aliquo moleilare 
vel tenas seu decimas nolhi f^udi usqiie 
hodie jufte acquisitas vel in antea aqui- 
rendas auferre vel diminuere . Si quis au- 
tem ( quod absit ) hujus noftre refìitutio- 
nis scriptum temerare vel in aliqiìo mole- 
ilare presumpserit xl. libras auri compo- 
nat , medietatem prefate Ecclesie, medieta- 
tem noitre Camere . Hoc tamen scripco in 
«uo robore permanente . Quod ut verius 
credacur & firmius habeacur proprie mav 
nus subscricione firmamus J^ Ad omnium 
dabicationeni removendam huic scripto an- 
jietìere voluimus, Varfticallensem Ecclesiam 
apud Bozanum de onini re quam habebat 
& possidebat a nobis inveltitam fore anno 
primo noftre aquisicionis Varriltalle Anno 
ab Ii^carnatione Domini m. q, luii. pridie 
Idiis Aprilis . 

Adum eft hoc apud Ravenespurgum 
presente H. Capellano & Corrado de Sma- 
nelerga Wolferammo de Variftalla H . 
de Buchera Ricardo Sacerdote ejusdem 
Ecclesie . 

Ego Heinricus Gapelianus Ducis inter-^ 
fui (Se subscripsi . 



NUM. XXXIII. 

Dall'Archivio del Moniftero di S. Sifto dì 
Piacenza , e da quello del Reveren- 
dissimo Capitolo di Parma . 

An. II 55. 

Federigo I. Re conferma al Monìjlero di San 

Sifto il possesso di Guaflalla , Lu\'' 

\ara , ed altri luoghi . 



I 



n nomine sanale & individue Trinitatis . 
Fridericus divina favente gratia Romano- 
rum Rex aug. Poteftatis noftre nos 

auiftoritas universis Ecclesiis pir Romanum 
Imp rium conftitutis regia in omnibus pro- 
visione consulere , earumque possessiones a 
noftris predecessoiibus pia dsvotione eis 
coliatis confirmationis noftre privilegio ro- 
b^rare . Eapropter omnibus Ecclesìe Dei 
fidelibus tam futuris quam prescntibus vo- 
lumus esse cognitum quod nos interventu 
Karissirni noftri Arnoidi Colon. Archiepi- 
scopi italici Regni Archicanccllarii AHba- 
tiam Sandi Siftì infra muros Placentie 
conftrinaam ab Engelberga quondam impe- 
ratrice conftrutftam que etiam ad jus & 
proprietatem regni noftri pertinere digno- 
scitur in regiam protectìonem siiscipimus 
& presentis scripti privilegio communi- 
nius . Confirmantes ei omnia jura omnesque 
possessiones a noftris antecessoribus Regì- 
bus seu Imperialibus Reginis aut Impera- 
cricibus sive aliorum bonornm hominum 
largitione concessas, familias queque utrius- 

que 



/ 



APPENDICE 



34' 



tjue sexi'iS cum capellis ea- 

rumque appendiciis cum euisdem caftellis , 
casis vineis campis pascuis sìIvjS saleóiis 
paludibiis aquis aquarumque decursibus , 
molendin^s piscacionibus omnem redditionem 
& diltridionem per fir!cs& loca & comka- 
tus de omnibus rebus & possessionibus 
eiusdem Monafterii que ad partes pabiicas 
pertinere videntur 1k cum omnibus rebus 
ad predidum Monafìerium iufte Se legali- 
ter respicientibus in integrum confirmamus 
& roboramus , ex quibus hec propri is du- 
ximus exprimenda vocabalis scìlicet Caput 
trebiam Cornilianam , Curtem reginam , 
Odavum , Roncariola que vocatur Cailrum 
novum cum Ecclesia sandi Michaelis , Pu- 
teum alceum , Sextum, Tencharia , Fontana , 
Scoparia 5 Guaidaltallam cum omnibus re- 
bus €apellis & univexsis appendiciis eius 
ac famiiiis utriusque sexus . Ica tunc ut 
perhenniter in usus Monacfeorum ibidem 
Deo famulantium persiflat . Luciariam quo- 
que , & Curtem viridem , Curtera novam , 
Rivos i Littora paludiana , Cruftellum , ' 
Viilole , Pigugnariam , Campum Miliacium 
cum aliis omnibus possessionibus raciona- 
bilicer adquisitis vel adquirendis Decerni- 
mus igitur ut nullus Regum seu Imperato- 
rum nec Dux nec Marchio nec Comes , 
nec Archiepiscopiis nec Episcopus nec Ab- 
bas nec alia quehbet Ecclesialìica s^u lai- 
ca , magnaq; persona prefacum Monaite- 
rium temsre inquietare presumat set pre- 
sidente Ven. Berardo eiusdem Cenobii ter- 
cio Abbate suisque Successoribus maneant 
in perpetuum eorum quorum collata sunt 
usibus omnimodis profutura . Nolumus et- 



iam ut ab hominibus liberis in poteftats 
eiusdem Monafterii residentibus aut a fa- 
miliis ipsius loci ullum portonaticum , te- 
loneum aut ripaticum vel quelibet vediga- 
lia aliquis requirat vel exigat . Et ut hec 
omnia in perpetuum firma atque illibata 
permaneant presentem paginam sigilli no- 
fìri impressione iussimus insignir! . 

Signum donni Friderici Regis invicìis- 
simi . 

Ego Arnaldus Colon. Archiepiscopus 
Itali Regni Archicanceliarilb» recognovì . 

Da; in campo Mutinensium anno do- 
minice Incarnationis m. c. lx. Indie. IIII. 
Regnante donno Friderico rcmanorum Re- 
ge glorioso anno Regni eius mi. fili- 
citer . 

NUM. XXXIV. 

Dall' liloria 4i Guailalla MS. del Baldi . 

An. 1 157. 

Papa Adriano IV. conferma ì Privilegj alla 
Pieve y ed al Clero di Guaflalla . 



xXdrianus Episcopus ser\ars servorum Dei , 
Dileólis filiis Rainaldp Archipresbicero Ec- 
clesie Beaci Petti quae in Gtiaitailensi pa- 
go sua eft , ejusque fratribus tam presen- 
tibus quam fucuris canonice subftituendis 
in perpetuum . Quoniam sine vere cultu 
relìgionis nec caritacis unitas subsiftere 
poceft nec Deo gratum valet servitium ex- 
hiberi cxpedic^apoftolice- audoritati reli- 
gio- 



3-i^ 



APPENDICE. 



giosas personas diligere , & refigiosa loca 
maxime que B. Pecri juris exiflunc ^ ad 
Romanam specialicer spedane Ecdesiam Se. 
dis Apoftoiice munimine cunfovere . Quocir- 
ca diletti in Domino iìlii veftris jultis po- 
ftulationibus clemencer annuimus 8c prefa* 
tam Ecclesiam que esse juris R. Ecclesie 
dignoscitur a predecessore noftro felicis me^ 
morie PP. Gregorio quinto in Plebcm de 
Capella prcmotam , & successorum eius 
sanfte recordaclonìs Pascalis Innocenti! & 
Eugeni! Romanorum Pontificum privilegiis 
roboratam sub eiusdem Apoftolorum Prin- 
cipis & noftra protezione suscipimus & 
presentìs scripti patrocinio commimimus , 
flatuentes ut quascumque pofTelTxones que- 
cumque bona seu decimas eadem Ecclesia 
in presentiarum jurte & canonice polììdet 
?.ut in futurum conceffione Pontificum , li- 
beralitate Regum , largitione Princìpum , 
obiatione fidelium , seu aliis juftis modis 
prefìante domino poteric adipisci firma vo- 
bis veftrisque succefioribus & illibata per- 
maneant . Crisma vero , Oleum sanftum , 
Ordinationes Clericorum , sive conseeratLo- 
nes Ecclesiarum a quocumque maluericis 
catholico suscìpiendi Episcopo licentiam 
vobis liberam indulgemus . Ad liec adii- 
cientes decernìmus , ut nullus Ecclesiam in- 
fra terrninos veftre Parochie nisi que vobis 
debeat effe subieda ubique veftra licentia 
edificare presumat . Capellas quoque San- 
cii Ge.orgii , Sanali Martini , Sanili Jacobi 
ad jus veflre Ecclesie pertinentes & a pre- 
fatis antecefforibus iioitris vobis firmatas 
in vefìira subicflione perpetuo ma-nere san- 
cimus . Ad judìcium autem hujus a Sede 



Apoftolica percepte proteftìonis tres Bl- 
zanri(ìs nobis noftrisque succefforibus annis 
singulis persolvetis . Decernimus ergo ut 
nulli Achiepiscopo , Episcopo , Abbati , 
Duci , Marchioni , seu Capitaneo , Judici , 
aut Caftald oni seu omni ^licui hominum 
liceat prefatam Ecclesiam gemere pertur- 
bare , aut ejus pofTeifiones auferre vel ab- 
latas retinere minuere aut ^liquibus vexa- 
tionibus fatigare . S-d omnia integre con- 
servsnt eorum prò quorum gubernatione & 
subftentatione conceffa sunt usibus omnimo- 
dis profutura . Salva tamen in omnibus 
Apoftoiice Sedis audor'tate . Si qua igitur 
in futurum ecclesiaftica secularisve perso- 
na hanc nollre conftitutionis paginam sciens 
contra eam temere venire temptaverit se- 
cundo tertlove common'ta , si non satisfa- 
<5lione congrua em=ndaverit , poteftatis ho- 
no-isque sui dignitate careat reamque se 
-divino judicio exiHere de perpetrata ini» 
quitate cognoscat Se a sacratiirimxis corpo- 
re & sanguine Dei & Domini Redempcori» 
nofiri Jesu Chrifti aliena fiat , atquc in 
extremo examine .diftride ultioni subiaceat. 
Cundis autem eidem loco jufta servantibiis 
5Ìt pax domini noftri Jesu jChrifti quate- 
nus , & hic frudum bone aólionìs perci- 
piant , & apud diftrióìum Judicem pre- 
mia eterne pacis inveniant. Amen. Amen . 
Auien . 

Ego Adrìanus Catholice Ecclesie ff. 

5^ Ego Gregorius Sabinen.Episcopus (T. 

^ Ego Oddo Diac. Card. S. Georgìi 
ad velum aureum (T. 

5^ Ego Rodulfus Diac. Card. S. Lucie 
in Sopasolis ff. 

J${Ego 



APPENDICE 



343 



}^ Ego Manfrediis Presbicci' Cardina- 
lis S. Lucine fT, 

^ Ego Julius Presb. Card. S. Mar- 
celli {f. 

^ Ego Odavianus Presb. Card. et. S. 
Cecilie fT. 

^ Ego Johannes Presb. Card. SS. Jo- 
han. & Pammachii ff. 

^ Ego Aldebrandus Presb. Card. Ba- 
silice xu. Apoftolorum fT. 

^ Ego Guido Diac. Card. S» Marie 
in Porcicu (T. 

)^ Ego Jacinces Dlac. Card. S. Marie 
in Cosmedin ff. 

J^ Ego Ardicio Diac. Card. S. Theo- 
dori fl* 

^ Ego Boso Diac. Card. SS. Cosme 
Se Damiani (f. 

Dat. Lacerani per manum Rolandi 
Sande R. Ecclesie Presb. Cardinalìs & 
Cancell. in. Idus Maii Ind. V Incarnacio- 
nis Dominice Anno M. C. LVII. Pont fica- 
tus vero Domini Adriani PP. quarti anno 
tcrtio f 



NUM. XXXV. 



Dai Muratori Antiqu. Ital. Med. Mvi 
T. IV. p. 6j. 

An. 115^* 

Federigo I. Imperadore libera i Cremonesi 
dalle gabelle sul Po , salvo che in Gua» 
ftalla , Lu\\ard , e altrove , dove risie- 
devano i suoi Nun\j , 



I 



n nomine San^e & Individue Trinità- 
tis Federicus divina favente clementia Ro- 
manorum Imperator , & semper Auguftus . 
Si quoslibet Fideles noftros Imperiali cle- 
mentia vel tuicione dignos eflimamus , mul- 
to magis fid.lioribus noftris vidrice dextera 
Imperialis potenti^ porrigere debemus , de 
quibus majora fidelibus argumenta certissi- 
ma rerum exhibitione experti sumus . Ea 
propter omnium fidelium , tam futura , 
quam prasens noverit ìetas , quod Cremo- 
nam .... noftram tamquam specialem , & 
familiarem Cameram Imperii noftri amplio- 
re diledione ampledimiir , quse & magni- 
fica , & plurima , sua devotionis obsequia 
in oculis noftris dum fecit clarescere ma- 
ximum gratis noftras favorem prx cundìs 
Civitatibus Italia obtinere promeruic . Nos 
itaque memores devotissimi servitii Cremo- 
nensiuni Fidelissimorum noftrorum , petitio- 
nibus eorum benigne annuimus , volentes 9 
& audoritate noftra precipientes quatenuS 
ipsi Cremonenses a Cremona deorsum in 
àqua Padi , & in omnibus locis , & val- 
li- 



344 



APPENDICE 



libus , in quitus aqua Padi aliquo tempo- 
re derivatur usque ad mare , sive in Co- 
micatu Regiensi , vel Miitinensi , vel Fer. 
rariensi , vel Ravennate , ita semper seca- 
re ciim . omnibus me: cationlbiis quacumq; 
voliierint , vadant , Se navigent , uc nullus 
Episcopus , Dux , Marchio , Comes , Vice. 
Comes , vel aliqua Poteftar^, vel Civitas , 
vel Callrum , vel aliqua persona aliqi;od 
Teloneum , vel superpositam , ve! anga- 
riam , vel aliquam exa^^ionem ab eis exl- 
gat , vel inviros eos , vel res eorum deti- 
neat , excepcis Nunciis noflris , qui in lo« 
cis determinatis Teloneum infrascripcum 
accipianc . Habeant quoque ipsi Cremo- 
nenses u\ predidis locis> vallibus , & aquis 
vendendi , & emendi liberam faculcacem . 
Prsedii5li vero Nuncii noltrì accipianc in 
Ferrarla de qualibet Navi duodecim de» 
nari OS Mediolanensiura veterum . Apud Fi- 
garolam de qualibet Soga prò qua Navis 
trahicur , quae Mafleriam portat o<3:o solì- 
dos Mediolanensium vecerum . Mafferiam 
autem dicim'us quamlibet Navem quascum- 
que merces prxcer sahm portantem ► In 
eodem loco de qualibet Soga prò qua Na- 
vis trahìtur , qu£ salem portat triginta 
denarios Mediolanensium veterum . Apud 
Governolum similiter de qualibet Soga 
MafTerisB odo solidos Mediolanensium vete- 
Tium . Pro qualibet Soga illius Navis , que 
salem portat , triginta denarios Medilanen- 
sium veterum . Itera apud Waftallam de 
qualibet Soga Mafìferi» odo solidos Medio- 
lanensium veterum , de ibidem de qualibet 
Soga , qus salem fert , triginta denarios 
Mediolanensium veterum . Apud Scorzerò» 



lum de qualibet Navi duodecim denarios 
Mediolanensium veterum . Apud Luzariam 
similicer duodecim denarios Mediolanensium 
veterum . Et prater hxc qus scripta sunt , 
nec in his locis , nec in aJiis in Pado a 
Cremona deorsum quidquam a Cremonensi- 
bus tolli volunius salva per omnia Impe- 
riali juftitia . Quicumque autem hujus no- 
Ari Prcecepti violator effe in aliquo prae- 
sumpserit , cencum libras auri compo- 
nat , medietatem Camera; noftrse , & me- 
diecatem prsdidis Creraonensibus noftris Fi- 
e elibus . 

Signum Domni Romanorwm Imperatoris 
invidifltmì . 

Ego Rainaldtis Sacri Imperialis Pala- 
ti! Canceìlarius recognovi . 

Afta sunt hac anno Dominici Incar- 
nationìs mclviui. Indizione vii. Regnan- 
te Donino Frederico Romanorum Impera- 
tore glorioflìmo . Anno ejus vii. Imperi! 
vero 111. 

Datura apud Maringhum viii. Kalea- 
das Martii . 



NUM. 



APPENDICE 

NUM. XXXVI. 



^3 



Dal -Muratori Antich. Eft. 
P. I. p. 308. 



nem . seu violentlam eidem Monaflerlo , 

vel ejus locis inferas , sive a tuis homini- 

bus inferri permìctas . Datum Lacerani ni. 
Idus Maii 115^. 



An. Il $9. 

Papa Adriano IV. raccomanda a Guelfo Du" 

ca di Spole ti ec. la difesa di Gua- 

fialla y e Lu\\ara . 



A, 



-drianus Eplscopus Servus Servorum 
Dei . Dilefto iu Chrjfto Fillo nobili viro 
Duci W salutem , Se apoftolicam benedi- 
dionem . Monafteriiim S. Syxti de Pla- 
centia , sicut authentica Regarn Privilegia 
declarant a Catholicis Romanorum Impera- 
toribus , maxime a Lodovico Augufto , 8c 
ejus Conjuge Ingelberga ipsìus loci Funda- 
crice valde diledum eil: , & larga poffeflìo- 
num suarum donatione ditatum . Siene 
cnim ex Privilegiis percepimus , Curces de 
Guardaftalla , & Luciaria , et alias pos- 
seflìones ipsi Monafterio libere , & incon- 
cufle poflìdendas in perpetuum cencefle- 
runc . Et quoniam locus ipse cum perti- 
nentiis ad jus B. Pecri , Se prote>Sionem 
noftram specialiter spedant , tam per nos, 
quam per Ecclesia devonos filios cogimur 
in suis opportunitatibus salubriter provide- 
re . De tua itaque nobilitate plurimum 
confidentes , Monafterìum ipsum , Se poiTes- 
siones , quse ad illud pertinent defensioni 
tux attentius commendamus , rogantes , ut 
eas prò B. Petri , Se no;ì;ra reverentia ma- 
nuteneas , Se defendas , Se nullara lesio- 

Tom. I. 



NUM. XXXVII. 

Dal Muratori Antiqu. Ital. Med. >tvì . 
T. VI. p. 24}?. 

An. Il 60, 

Federigo I. Tmperadore reflituisc^ al Vescovo 

di Reggio il diritto sopra le Pievi 

di Guafialla , e Lu\\ara . 



I, 



.n nomine Saìifte Se individue Trinitatis , 
Fredericus divina favente clementia Roma- 
norum Imperacor , Se semper Augufìus . 

Cum paulo major meriti &c Res 

Ecclesiarum quas per totani Italiam vio- 
lentorum quorundam manus diripuerunt , 
suis Ecclesiis reftituere vehementer voien- 
tes , Sanfte Regiensis Ecclesie in honorem 
San^fbe Marie Dei Genitricis dicate jamdu- 
dum ab opprefìforibus & devaflantibus con- 
culcate , Se iam pene in obrobrium Se con- 
tumeliam omnium Ecclesiarnm redade Sez. . . 

.... reddimus &c videlicet &c. . . . 

Plebem de Uizaria , Plebem de Vardeftal- 
la &c. . . . \ 

Afta sunt hec Anno Domlnice Incar* 
nationis mglx. Indizione vnr. Regnante 
Domno Federico Romanorum Imperatore 
semper Augufto, Anno Regni eius vin. Ini- 
perii ver» v. feliciter . Amen , 

X X Da- 



34^ 



APPENDICE 



Dacum Laude xvii. Kalendas Mail 



NUM. XXXIX. 



NUM. XXXVIII. 

Dall' Archivio del Moniftero 4i San Siilo 
di Piacenza. 



Pali' Archivio del Moniftero di San Sifto 
di piacenza . 

An. 1185. 



An. 1185. 

Querela di Gandolfo Abate del Mcnaflero di 
San S.fo fatta avanti V Imperador Fé- 
derico I. , contro i Cremonesi ìisurpatori 
di Guaftalla , e Lu\\ara . 



E, 



Jgo Gandulfus Sandì Syfti Ahbas de 
Plac. conqueror coram vobis gloriosiirime 
Imperacor de Cremoflensibiis s^ui yiolenter 
detinenc Guaftallam & Luciariam prefato 
Monafterio S. Syfti qui cum juraffent de 
predtdis locis nullam moleftiam jam difto 
Monafterio fafturos sicuc in publico Inftru- 
mento continetur Abbatem Berardum jam 
didi Monafterii cum maxima violencia & 
temporali injuria de predióitis locis violen- 
ter expcllerunt . Item conqueror de Ca- 
ftronovo quod injufte tenenc a difto Mona- 
fterio . Unde Imperialem Mageftatem su- 
plicicer exoro , quatenus de omnibus su- 
pradidis plenam mihi juftìciam faciatis . 
M. e. Lxxxv. Jndiiftione in. die Mercuriì x, 
Mensls Julii ( dovrebbe dir , Januarii ) Dat 
Placen. in Plac. Palacio . 

Ego Johannes de Monte Sacri Palati! 
Not. hujus querele libellum scripsi . 



V Imperador Federigo I. permette alT Abate 

di San Sifio di Piacen\a che possa giù- 

4i\ialmente rif etere le tue Terre . 



X^ ridericus Dei gratia Romanorum Impe- 
rator Auguftus . Ea qua ex principatu 
conftitutionis odio deflìdum , & negligeiv 
£Ìum una sua legum securitatis incroduxit ^ 
licet eadem , que inversa sane refte remit- 
tere precipue cum earum personarum agi- 
tur negotium , quae imperiali fovenda sunc 
favore . Cum iiaque ad notitiam noftram 
pervenilTet quod praedia «Se pofTeflìones 
quas Angelberga divina; mem. Imperacrix , 
seu alii Prsdeceflores noftri Reges , aut 
Imperatores Monafterio Sandi Sifti in Pla- 
cencia prò remedio Animarum suarum con- 
tulerint ab ipso alienata sìnc Monafterio . 
Nos audoricate noftra julìimus Abbati prae- 
diai Monafteri , quod ad imperialem spe- 
cialiter curam pertinet , clementer indulsi- 
mus , ut port"eflìones a predica Imperatri- 
ce , sive aliis Regibus aut Imperatoribus 
Monafterio supradiólo colJatas , Se injufte 
alienationì? titulo diftra(ftas pollic eiHcaci- 
ter -^epetere , non impediente ipsum , auc 
ejus Succeflbres aliqua temporis praescri- 
ptione . Volumus igicur , & jubemus , ut 
quisquis Fidelium noftrorum supradidas 

ha- 



APPENDICE. 



347 



habeat , adlonìbus predìdi Abbatis aut 
SuccelTorum ejus teneatur ordine judicarlo 
respondere , ita ut objedo praescriptionis 
non juvetur ad retìnendum , qux Monafte-» 
rio supra dido imperiali sunt liberalitate 
collana , Se sine consensu noftro , vei Pra- 
decefforum noftrorum alienata . 

Datum apud Burgum Sandi Domnini 
Mctxxxv. Indizione iiie 

NUM. XL, 

Dair Archivio del Moniftero di Satì Sifto 
di Piacenza . 

An. iiSjT. 

Federigo I. ImperaJoré annulh le diflra\ionÌ 

de' Beni del Mo'uftero fatte dalf 

Abate Berardo , 



nes in damnum Ecclesie , seu alienatione"? 
quecumque absque imperiali consensu fade 
sunt de bonis predici Monafteri imperiali 
audoritate caflamus , volumusque robur 
non obtinere . Sicutì enim predidam Ab- 
batiam nemo sine imperiali coniventia ob- 
tinet , sic etìam poffelfionesl ejus absque 
imperiali consensu nullo contradus modo 
ad alias poflunt transire personas . Omnes 
ergo predidas alienationes revocaiiones , 
irritum volumus , ac jubemu4 , ut nulla 
per se ipsam in obtinendis bonis prxdióli 
Monafteri donationem , seu alienatìonem, 
Berardi Abatis , seu alterius obiiciatur 
nisi fuerit , ut dicium eft imperiali audo- 
ritate roborata , 

Datum apud Burgum Sandi Domnini 
4 Kalendas Februarii . 

NUxM. XLL 



X rideticus Dei gratia Romanoruifi Impe-s 
rator semper Auguftus . Universis Imperi! 
Fidelibus , ad quos he Lictere pervene- 
rint .... Audivimus querimoniam Monafte- 
rii Sandi Siiti in Placentia nobis oftenden-* 
tem , quod BerarduS quondam Abbas Mo- 
nafteri sui bona improprie dtflGipaverit ven- 
dendo , infeudando , & alienando iilicite , 
cum ìpsa Abbatia Imperiali specialiter ju- 
ri subjaceat , Se bona ejus ,- precipue im- 
mobilia diftrahi non debeant . Qu'a ergo 
contradus illiciti Imperiali audoritate sunt 
calTandi , nos requisita snper his Princi- 
pum noftrorum sententia , omnium , qui 
aderant consensu , venditione^', infeudatio.. 



Dall* Archivio del Moniftero di San Sift» 
di Piacenza . 

An. iió8. 

Bolla di Papa Urbaho III. a, favore de* 
Monaci di San Siflo di Piacen\2 . 



u. 



rbanus Episconus Servus Servorum 
Dei . Diledis Filiis Abbati Monafterii S. 
Sixti , quod Piacenti^ situm eft . Ejusdeni 
Fratribus tam prxsencibus , quam futuris 
regularem vitam profeiTìs . In perpetuum ; 
Legimus in Prophetis pixbi suse prevari- 
canti , Se in praceptis suis non ambulanti 
XX z Oni- 



348 



APPENDICE, 



Omnipotentem Dominum cominacum , quod 
€os de territorio suo evelleret , minas suas 
efiìcienter adimpleffe : in aliis etiam volu- 
niinibus legimu» diversos populos prò suis 
iniquitatibus a sedibiis suis fuifTe perpul- 
SOS , Se alios prò eis Dei judicio colloca- 
tos . Hoc divina ùisposicionis judicium in 
E. Sixti Monafterio , quod Placenciae si- 
tum eft qernìmus adimplecum . Cum enim 
Sandimoniales fcemins illic per annos plu- 
timos habitaflent , poftmodura abieda re- 
gularis ordinis disciplina per vitiorum prx- 
cipitia defluxerunt , & poffeffionum mulci- 
plicicas , qu^ a Regibus , vel aliìs Dei fi- 
delibus eidem Casnobio collata fueranc , 
plurimum dimminuta eft , ac deftrii>aa . 
Qumobrem Sapientum , ac Religiosorum 
virorum Consilio provisum eft ,• agente pre- 
cipue iiluftris memoria Mattildi Comitiila, 
ut in eodem monafterio viri p,ro fceminis 
ponerentur , quatenus & Religio illic ea- 
dem idcft Monaftici Ordinis servaretur , Se 
Monafterj poffeflìones , qua jam diu diftra- 
àx fuerant per eorum reftituerentur indu- 
itriam . Hanc igiiur mutationem in loci il- 
lius ordinatione dispositam , nos aurore 
Deo ad exemplar Pradeceflbrum noftrorum 
felicis recordationis Paschalis II. Anafta- 
sii IIII. , & Lucii III. Romanorum Pontifi- 
cum per prasentis privilegii paginam con- 
firmamus , ftatuentes , ut perpetuis tempo- 
ribus illic Servorum Dei virorum Congre- 
gatio sub Monaftici Ordinis observatione 
permaneant . Ipsum vero locum , & uni- 
versa ad eum pertinentia sub Apoftolica 
Siàis tutela , & proteólione servanda cen- 
semus , a quorumlibet infeftantium moleftiis 



libera , sicuti a Pradecefforibus noftris 
Romana Ecclesia Pontificibus noscitur in- 
ftitutum . Statuimus etiam , ut universa 
Pradia, vel pofTeflìones , quas Angelberga 
Imperatrix ejusdem Monaftcrii fundatrix 
illuc contulifTe cognoscicur , & quacumquc 
Villa , familia , cella , Ecclesia , seu reli- 
qua PofTcfifiones ad ipsum Monafterium le- 
giprime pertinent , sive In futurum conces- 
sione Pontificum , largitione Regum , vel 
Principum , aut Oblatione fidelium , juxte , 
atq. canonicè poterit adipisci , firma vo- 
bis y veftriq; succefToribus , & illibata per- 
maneant . Praterea Decimas Novalium , 
& aliarum terrarum veftrarum , quas ha- 
betis ex dono Epiacoporum , videlicet Pia- 
centini , Cremonensis , Laudensis , Regini , 
Mutinensis , & Mantuani in eorum Paro- 
chiis , quemadmodum in privilegio Sanfìa 
recordationis Adriani IL Papa Monafterio 
veftro , & Plebibus , atqj Capellis veftris 
confirmata sunt . Nos quoque ipsorum ve- 
ftigiis inharentes Vobis audoritate Sedis 
Apoftolica pariter confirmamus . Crisma 
vero , Oleum Sandum , Consecrationes Al- 
tarium , seu Baxilicarum , Ordinationes 
Monachorum , seu Clericorum , qui ad sa- 
cros Ordines fuerint promovendi , a Dio- 
cesano suscipiatis Episcopo si quidem Ca- 
tholicus fuerit , & gratiam , atqj commu- 
nicationem Apoftolica Sedis habuerit , 8c 
ea vobis gratis , & absq; pravitate aliqua 
voluerit exliibere ; alioquin liceat vobis , 
quem malueritis adire Antiftitem , qui ni- 
mirum noftra fultus auftoritate , quod pò- 
ftulat indulgeat. Obeunte vero te nunc ejus- 
dem loci Abbate , vel tuorum quoljbet 

Sue- 



APPENDICE 



349 



Suceefforum nuUus iti qualibet subreptio- 
nis aftutia , seu violentia prasponatur nisi 
quem Fracres communi eonsensii , vel Fra- 
trum pars consilii sanioris secundum Dei 
timorem , & B. Benedici Regulam de suo, 
vel de alieno , si oportueric Collegio pre- 
viderint cligendum . Quidquid edam liber- 
tatis , seu dignicatis a Praedecefibribus no~ 
ftris , Roraanis Pontiiìcibus , supradi^fìo 
Monafterio per autentica privilegiorum 
scripta conceffum efì , & huc usque serva- 
tum . Nos quoque prxsentis privilegii au- 
óroritate concedimus , Se ratum haberi per 
tempora futura censemus . Decernimus er- 
go ut nulli omnino hominum fas sit prx- 
fatum Monafìerium perturbare temere , aut 
ejus pofTefìTiones auferre , vel ablatas reti- 
nere , minuere , seu quaslibet veKacionìbus 
fatìgare , sed omnia integra conserventur 
eorum , prò qnorum gubernatione , ac su- 
{lentatione conceffa sunt usibus omnhnodis 
profutura . Salva Sedis Apoiìclics audori- 
tate . Si qua igittir in futurum ecclesiafti- 
ca , secularisve persona hanc noftrìe Con» 
ftitutionis paginam sciens contra eam te- 
mere venire prxsumpserit , secando , ter- 
tiove commonita , nisi reatum suum con- 
grua satisfadione correxerit , potellatis , 
honorisq,- sui careat dignitate , reamque se 
divino Judicio exifìere de perpetrata ini- 
quità ce , cognoscat , & a SacratilTimo Cor- 
pore , & Sanguine Dei , 3c Dni Redempto- 
ris noftri Jesu Chrifti aliena fiat , atque in 
extremo examine diftrida ultionì Subj'a- 
ceat . Cundis autem eidem loco sua jura 
servantibus sit pax Domini noflfi Jesu 
Chrifti , quatenus , Si. lue frudum bona 



aftionis percipianc , & apud diftridum Ju-- 
dicetti prsmia aeterna pacis- inveniant . 
Amen . Amen . 

Ego Urbanus Catholicx Ecclesia EpI- 
scopus . 

f^ Ego Joannes Presbyter Cardlnalis 
tt. S. Marci . 

j^ Ego Laborans Presbyter Cardinalis 
Sanfta: Mariae , trans Tibrim tt. Califli . 

^. Ego Theodinus Portuensìs , & S. 
Rufinas Sedis Episcopus . 

j^ Ego Henricus Albanensi» Episco-< 
pus . 

)^ Ego Pandulfus Presbyter Cardinsf- 
lis tt. xn. Apoftolor. 

j^ Ego Albinui Presbyter Cardinalis 
tt. S, Crucis in Hyerusalem . 

j^ Ego Mclior Presbyter Cardinalis 
SS. Joannis & Pauli tt. Pagmachij . 

)^ Ego Adelardiis te. S. Marcelli Pres- 
byt. Cardinalis , 

5^ Ego Arditio Dlaconus Cardinale 
S. Theodor i . 

J^ Ego Gratianus SS. Cosma & Da» 
miani Dia<;onus Cardinalis . 

5^ Ego Rolandus S. Maria in porticu 
Dlaconus Cardinalis . 

^ Ego Petrus S. Nicolai in Carcera 
Tulliano Diac. Cardinalis . 

^ Ego Radulfus S. Georgii ad vclcnt 
aureum Diaconus Cardinalis . 

Datum Verona per manum Trasmundì 
S. R. E. Notarii . xiii. Kal. Februarii . In=. 
dizione un. Incarnationis Dominica Anno 
MCLxxxv. Pontificatus vero Domni Urbani 
Papa III. Anno primo . 



NUM, 



3^0 



APPENDICE. 



NUM. XLII. 

Dair originale preflo Monsignor Tirellì 

Abate Ordinario della Chiesa 

di Guaftalla . 

An. iipi. 

Arrigo VI. Imperadore prende in prote\ione 
la Pieve , e Cappelle di Guaflalla , e 
ordina, la reflitu^ione de* beni ad essa 
tolti . 



I 



n nomine Sanae , & individue Trinita- 
tis . Henricus divina favente clementi a sex- 
tus Rom. Imperator , & semper Augu- 
ftus &c. 

Cum omnibus Ecclesiis ex in/un^o no- 
bis imperatorie majeftatis officio debitore» 
simiis , ^ omnium Ecclesiarum utilitati prò 
pofTe prospicere , singularem tamen curani 
circa illas habere debemus , que & de re- 
galibus consiftunt , & specialiter ad Impe- 
rialem speólant celsitudinem . Proinde om- 
nlbus fideLbus noilris tam futuris , quani 
pr«sentibus notum eflfe volumus , qualiter 
nos intuita ejus , in cujus poteftate sunt 
©mnia jura Regnorum ad imitationein An- 
tecefforum noftrorum Impcratorum , Eccle- 
siam Warftallensem , que ad nos spe^at 
cum quattuor Capell. ideft San^i Bartolo- 
mei , S. Georgii , S. Martini , & S. Jacobi 
cum omnibus pertinentiis suis mobilibus , 
& immobilibus in noftram suscipimus tui- 
tionem . Comprehendentes sub hac confìr- 
matione utriusque sexus familias , & quic. 



quid eadem Ecclesia cum suis Capell. vd 
nunc habet , vel habicura eft in prediis , 
in decimis , in casis , silvis , venationibus, 
aquis , aquarumque decursibus , mol. mo- 
lendinis , piscationibus , viis , inviis , exi- 
tibus , & redditibus , vineis , terris , & 
conversis . Volentes autem praedidam Ec» 
clesiam ulteriori gratia respicere , prò re- 
medio anime noflire & Screniffimi Patris 
noflri bone memorie Frederici , & Roma- 
norum Imperatoris Augufti , reftituimus ei- 
dem Ecclesie que Curia ei abftulerat , que 
infrascripta sunt , scilicet Terram Muflìnì , 
que eft unum juger , Terram Magarri , 
que eft due bobulce , terram polisini , 
que eft decem bubulce , terram Culbaldra- 
ti y que eft tria jugera , Se decem dena- 
rios , quos dabat ei Ugolinus Ferrarius , 
& duo jugera Terre , que quondam fuic 
Ubritionis , quam Ecclesia tenebat in do- 
mini catu suo , terram Johannis Taffi , que 
eft v. jugera , terram Grimicini , ec Gunsel- 
mi que eft x. bubulce , & duo jugera ter- 
re illorum de Lacu , & reftituimus ei xir. 
denarios de fido terre Guasconis , que eft 
VI, bob. Precipim. etiam ut de cetero non 
emat aliquis Archìpresbiter , qui prò tem- 
pore erit nec comutando , nec alio modo 
quicquam de bonis cune ab aliqua petao- 
na recipiat nisi impetrata speciali licentia 
noftra id fiat . Hec itaque universaliter eì- 
ò^m Ecclesie conservar! volentes precipien» 
do jubemus , ut nullus Archipresbiter , 
Episcopus , Dux , Marchio , Comes , Vice- 
comcs , MalTarius , Gaftaldio , Scultacius , 
sive aliqua magna parvaou-i persona , sive 
Abbas vel Abbacina predi^Sam Ecclesianv. 

de 



APPENDICE 



3-'* 



Uè prefatis T>onis disv^Aire mokfìare aut 
inquietare presnmat . Si quis vero^ contra 
hoc , quod non credimus , fecerit , e. li- 
tras auri medietatem Camere noftre & 
medietattm ipsi Ecclesie componac . Quod 
vt verius credatur , & ab omnibus dili- 
gencius cuftodlacur presentem inde car- 
tam sigilli noitri imprefiione insigni ri jus- 
simus . 

Hujus rei tefles sunt Bonlfatius No- 
varrensis Episcopiis , Walterius Trojanus 
Epiicopus , Tedaldus Placentinus Episco- 
pu$ , Roffredus Abbas Montis Casini , Te- 
dericus Comes de Haitade , Boppo Comes 
de Wcrthsim , Comes Lodovicus de Ocin- 
gen , Robertus de Durne , Henrìciis Pin- 
cerna de Lutra , & alii quamphires . 

Signum Diii Henrici Sexci Rom. Im- 
peratoris invidlflìmi . 

A(aa sunt hec anno m. c. nonagesi- 
mo primo Indidione x. Regnante Diio 
Hcnrico Rom. Imperatore gloriosiflìmo , 
anno Regni ejus xxiix. ^ Imperii vero 
primo . 

Datum Placentie per manus Magiftri 
Henrici Imperialis Prochonot. III. Non. 
Novembris # 



NUM. XLIII. 



Dalla Storia di GuaiUlla MS. del Baldi • 

An. II??. 

Papa Celeftino III. conferma i Prlvikgj alta 
Pieve y e al Clero di Guaflalla» 



VJcleftinus Ep'scopus servus servorum 
Dei . Diledis fìliis Oiberto Archipresbyte- 
ro Ecclesie Beati Petri que in Varillalla 
pago sita eft & cjusdem Fratribus tam 
presentibns quam futuris subilituendis ca- 
nonice in perpetuum . Quoniam sine vere 
cultu Religionis nec charitatis unitas po- 
teft subsiftere nec dum valeat gratum ser- 
vitium cohiberì expedit Apoftolice aucho- 
ricati religiosas personas diligere loca que 
B. Petri virtute exiftunt Se ad Rom. spe- 
ciaiiter spedare dignoscitur Ecclesiam Se- 
dis Apoftolice munimine confovere , Ea« 
propcer dilefli in domino filii juftis poftu- 
lationibus clementer ''annuimus & prefatam 
Ecclesiam B. Petri que in Varftallensi pa;. 
ga sita eft que juris Rom. Ecclesie esse di- 
gnoscitur a predecefTore noftro felicis me- 
morie PP. Gregorio quinto in Plebem de 
Cappella promotam & succefforum ejus 
sancte rccordationis Paschalis Innocentii 
lugenii Adriani , Alexandri & Gregorii 
Romanorum Pontificum privileglis robora- 
tam sub ejusdem Apoftolorum Principis & 
noftra protezione suscipimus , & presentis 
scripti privilegio communimus , Statuentes 
Ut quascumqus pofTeflìones quecumque bo- 



5.52. 



APPENDICE. 



r:a seu decimas eadem Ecclesia in prcsen. 
tiarum jufte & canonice poflìdec aiit in fu- 
turum conceffione & Iiberalitate Regum 
largicione Princìpum oLlatione fidelium seu 
aliis juftis modis Preilante Deo poterle adi- 
pisci firma vobis veftrisque succefToribus 
& illibata permaneant . Concediraus quo- 
que vobis decimationes terrarum todiis cur- 
tis veftre que nunc excohintur vel in po- 
ftcrum eKColenciir nec non etiam Terras ab 
Abbatibus Sanfti Sixti de Placentia per 
publica inftrumenta rationabilicer Ecclesie 
veftre coliatas quemadmodum nunc ea§ 
quiete habere noscimìni auftoritate vobis 
apoftolica confirmamus . Preterea pubiicas 
penitentias , causas macrimoniorum , ex- 
communicationes deiinquentium , infticucio- 
nes ecclesìarum , & defticuciones , & edifì- 
cationes & omnia alia spirituaìia totius 
Parochie veftre preter ea que ad officium 
episcopale tantum pertinent sicuc haftenus 
habuiftis & in presentiarum ratlonabiliter 
poflìdetis Ecclesie veftje auftoritate apofto- 
lica nihilominus duxlmus confirmanda . 
Chrisma vero , Oleum sandum , consecra- 
tiones Ecclesiarum , ordinationes Clerico- 
rum a quocumque mallueritis catholico su- 
scipiciidi Episcopo licentiam vobis liberam 
indulgemus . Ad hec adiicientes decerni- 
mus ut nullus Ecclesiam infra terminos 
veftre Parochie nisi que vobis debeat effe 
subieda absque veftra licencia edificare 
presumat . Capellas quoque S. Eartholomei 
S. Georgii S. Martini S. Jacobi ad jus ve- 
ftre Ecclesie pertinentes & a prefatis an- 
teceflbribus noftris vobis firmatas in veftra 
subieétìone pcipetuo mansre sancimus . Dc- 



cernimus ergo ut nulli omnino Archiepi- 
scopo Episcopo Abbati Duci Marchioni 
seu Capitaneo Judici aut Caftaldionì nec 
alieni hominum liceat prefatam Ecclesiam 
perturbare , aut ejus poifeflìones auferre 
vel ablatas retinere minuere aut aliquibus 
vexationibus fatigare , sed omnia integra 
conserventur eorum prò quorum guberna- 
tione ac subftentatione conceffa sunt usi- 
bus omniniodis profucura salva taraen in- 
omnibus apoftolice Sedis audoritate . Ad 
judicium autem hujus apoftolica a Sede 
percepte libertatis tres blsantios nobis no 
ftrisque succefforibus annis singulis e^sol- 
vetis . Si qua igitur in futurum ecclesia- 
ftica secularisve persona hanc noftre con- 
ftitutionis paginam sciens contra eam te- 
mere venire temptaveric secundo tertiove 
commonita nisi reatum suum digna satisfa^ 
ólione correxerit poteftatis hononsve sui 
dìgnltate careat reamque se divino judicio 
exiftere de perpetrata iniquitate cognoscac 
& a sacratidìmo Corpore & Sanguine Dei 
Se Domini Redemptoris noftri Jesu Chrifti 
aliena fiat atque in extremo examine divi- 
ne ultioni subjaceat . Gunótis autem eidem 
loco sua jura servantibus sit pax Domini 
noftri Jesu Chrifti quatenus & hic fru(aum 
bone adionis percipiac ec apud diftriólum 
judicem premia eterne pacis inveniat . 
Amen Amen Amen . 

Ego Celeftinus Catholice Ecclesie Epi- 
scopus ff. 

^ Ego Albinus Albanen. Episco- 
pus ff. 

^ Ego Ovlavianus Oftien. et Velitcr- 
nus Ep. ff, 

^ Ego 



APPENDICE 



Pò 



^-? Ego Johannes Preneftiniis Ep. fT. 
^ Ego Petrus Porcuensis en S. Rufiiie 
Ep. fT. 

-ì^ Ego Rolandus Basilice XII. Apo- 
ftolorum Presbicer Card. iT. 

>^ Ego Melior Presb. Card. SS. Jo- 
ha n. et Pauli tt. Pammachii ff. 

^ Ego Petjrus xx.. S. E Presb. 

Card. ir. 

i^ Ego Johan. tt. S. Clementi s Card. 
Tiiscan. Episc. fl". 

5^ Ego Johan. Felix tt. S. Susanfle 
Presb. Card, il". 

jj{ Ego Rornaniis tt. S. Anaftasie Presb. 
Card. {T. 

)${ Ego Guido Presb. Card. S. Marie 
tt. Cahfli (T. 

i^ Ego Johannes tt. S. Stephani in 
Celio monte Presb. Card. fT. 

■^ Ego Gofxedus tt. S. Praxedis Pr. 
Card. C 

J^ Ego Germanus SS. Cosme et Da- 
miani Diac. Card. (T. 

}${ Ego Gregorius S. Marie in porticu 
Diac. Card. (T. 

J^ Ego Gregorius S. Marie majoris 
Diac. Card. fT. 

"ì^ Ego Gregorius S. Georgii ad veluna 
a-ureum Diac. Card. fT. 

^ Lotarius SS. Sergii et Bacchi Diac. 
Card. fT. 

J${ Ego Nicolaus S. Marie in Cusme- 
dln Diac. Card. fT. 

>$« Ego Petrus S. Marie Majoris Diac 
Card. ff. 

^ Ego Cencius S. Lucìe in horibea 
Diac. Card. 
Tom. I, 



Dac. Laterani per manum Egidii S. 
Nicolai in Carcere TuUi.mo Diac. Card. Id. 
Mail Ind. xi. Incarnat. Domini m. cxciii. 
Pontificatus vero Dfii Celefìini tertii anno 
tertio . 

NUM. XLIV. 

Dall' Archivio dell^ Moniftero di San Sifto 
dì Piacenza . 

An. 1199. 

Sentcn\a dì Pietro Vescovo di Reggio a fa-' 
vare di Gandolfo Abate di San Si/io , 
acciò fosse rimesso nel dominio di Qua- 
ftalia y e Lu\\ara, toltegli da' Cremo» 
nefi . 



I 



n nomine Domini . Ego Petrus Reg. Epi- 
sc. licet indignus ex delegatione" Domini 
Pap2 Innocentii cognitor Litis , quam fa- 
ciebat Donnus Gandulfus Abbas Ecclesie 
S. Syfli de Placentia nomine didi Monaile- 
rii , que talis erat . Petebat namque didus 
Abbas nomine Ecclesìe a Poteftate Cre- 
monensium , et a Comune Cremone rcftitu- 
tionem poìTeffionis duarum partium Caftri » 
6c Curtis Guaftalle cum piena jurisdiclione 
quasi pofTeilTione , que pofleiìio et quasi 
pofTeflio ablata fuerac predìdo Monafterio 
a predido Comuni ; aliam tertiam partem 
cjusdem Curtis , et Cailri , cum piena ju- 
risdidione , que ad ipsum Motiafterium 
pertinet . Item petebac totam Curcem Lu- 
zarie cum piena jurisdìdione nomine pre- 

y y tii- 



dlàì Monafterii , que ai ipsum Monafte- 
riiim pertlnet . Vocato Poe. et Communi 
Cremon. legicime ut veniret ad judìtiam , 
eìs contempne;itibus , et nolcncibus venire , 
dii^um donnum GanduJfum nomine Mona- 
fterii S Syxci de Piacenti» pronuncio fore 
mittendum in pofleflìone diftarum Curtuutti, 
et Caftri , et jurisdióiione earum Curciiim 
superius scriptarum causa rei servandc , 
Et Do. Firminellum s. et eum meum Nun- 
cium facio , ut mictat didum Abbatem in 
porteflionem didi Caftri , et Curtium , ec 
jurìsdidione diólarum , salvo jure Eccle- 
sie Regiensis si quid habet in Luzaria . 

Data Regii in Pallacìo Domini Epi- 
scopi in Porticu novo . Coram Domino En- 
rico Lonbardo Not. Judicibus Ubaldo Au- 
berto , Urso ; Advocatis Oberto , piano , 
Carolo , Luca de San<fto jermano , Alberto 
de Sablono Sacerdote , Bernardo Capella- 
no , et aliis . Millesimo e. Nonages vini. 
Die Sabbati vini, exeunte Mense 0(^0 . 
Indie, ir. 

Ego Janellus Sac. Imperii Not. Infui , 
et hanc precepto Dai Pet. Sen. compievi , 
et dddi . 



APPENDICE. 

NUM. XLV. 



Dall'Archivio del Moi.fftero di S. Sifto 
di Piacenza . 

An. II 9 p. 

Carta del Possesso di Guaflalla , e Lu\\iir€ , 

4ato al Nun\io di Gandolfo Abate 

4i S. Siflo di Piacenza . 



L 



nomine Domini 1199 die 8 exeunte 
Mense Novemb. Ind. II. in presentia Boni 
Notarli , Rodulfi , Joannis Albinee , et 
Manfredi de Razolo , Firminellus Muncius 
Dni P. Reg. Episcopi , et ejus Mandato 
ut ipse dicebac , et sic vidi per inftrumen- 
tum publicum fa.d]xm a Johanello Notario, 
posuit , et misit Libertum de Sando Tho- 
ma de Gurgo Nuncium , et Procuratorem 
prò Donno Gandulfo Abbate Sanici Syfti 
de Placentia , et receptore prò ipso Mona- 
fterio in poflelTionem et quasi pofleflìonem 
Caftri , et Curtis , et ^urisdiólionis Guaftal- 
le , dando ei polTeflionem , et quasi polTes- 
sionem , et tenutam per Portam Caftri , et 
per lignum Pontis , ec per totam fofTam 
ejusdem Caftri , ponendo prediftas res in 
manus , sive ad manus supradidi Liberti 
nomine totlus Caftri , et Curtis Gurftalle , 
et jurisdi^ionij ejus , et ille didus Liber- 
tus sic recipit . 

Actum eft hoc in Capite dì6tì Pontis 
Caftri Guaftalle , et ad Portam eiusdcm 
Caftri feliciter. 

Illud idem in presentia eorundem 



\ 



APPENDICE, 



333 



Teftium , et eodem die et eodem modo fe- 
de , et dtdic didus Firminellus dido Li- 
berto in tradendo , et recipiendo predicto 
modo poflieflìonem curtis , quasi pofl'elTio- 
nem , et jurisdiccionls Luzarie ponendo et 
mietendo dictus Firminellus in manus sivc 
ad manus dicti Liberti de terra , et ramis 
arborura ejusdem Curtis Luzarie , nomine 
totius poffeflìonis Curtis , et jurisdictionis 
Luzarie : et dictus Libertus recepit super 
predicto modo , nomine predicti Abbatis , 
et predicti Monafterii . 

Actum eft hoc in predicta Curte Lih 
zarie juxta clausura^ feliciter . 

Ego Manfredus Sac. Pah Not. ad hoc 
cotum incsrfui > vidi , et rogatus scripsi , 

NUM. XLVI. 

Dall'Archivio Vaticano . 

An. 1203. 

Papa Innocen\io III. commette d Vescovo d'i 
Modena y che scomunichi i Cremonesi per 
la Causa di Guastalla j e Lu\\ara . ' 



I 



nnocentius Episcopu> ServuS Servorum 
Dei . Venerabili Fracri Episcopo Mutinen. 
Salutem &c. 

Qualiter in causa , que Inter Monafte- 
rium S. Xifti , Se Cremonen. super Curti- 
bus Guardali. & Luciarie mota fuerat sit 
proceflum , tua fraternicas , non ii^norat , 
cui fuit per Sedem Apoftolicam delegata . 
Cum ergo Cremonen. in sua contumacia 



perseverent , latas in Poteftates , Consules , 
&: Consiliarios excommunicationis > & in 
Civitatem interdicti sententias contemprten- 
tes , Fraternitati tue per apoilolica scripta 
mandamus , atque precipimus , quatenus 
Poteftatem , Consules , & Consiliarios an- 
tedictos singulis diebus Dominicis & feili- 
fìivis pulsacis campanis & candelis accen- 
sis usque ad satisfactionem condignam ex- 
communicatos publice ac solempniter nun- 
ties , & mandes a vicinis omnibus tam in 
mercimoniis , quam aliis arctius evitar! , 
sub interminatione anathematis inhibens ne 
aliqua Civitatum ullum de pxedictis ex- 
communicatis in Poteftatenl afTumat , v&J 
affumptum audeat retinere . Civicatem et- 
iam Cremonen- denunties suppositam inter- 
dicto . Quia vero Johanes Presbiter in ma- 
jori Ecclesia Prepositus quoque Sancte Lu- 
cie . . Sancti Apollinaris . . Sancii xVIichae- 
lis . . S.Pauli & . . . Sancti Salvatoris Pres- 
biteri , poft sehtentiam interdicti publice 
presumpserunt in Ecclesiis suis celebrare 
divina , volumus & sub eadem tibi diftri- 
ctione mandamus , ut tam eos , quam Ar- 
chipresbiterum & . . . Archid. Cremonen. 
qui auctoritatern huic temeritati preftitilTe 
dicuntur , si res ita se habet , sub omni 
officio , et beneficio Sublaco appellationis 
obftaculo suspendere non pollponas , & co- 
gas per censuram ecclesiafticam cum lit- 
teris tuis rei seriem continentibus ad nos 
venire suspensos . Ne autem jus Monafterii 
memorati per dafectum teftium valeat de- 
perire , volumus & mandamus , ut teltes 
Senes & Valitudinarios , quos dilectus fi- 
lius . - Abbas S. Xifti duxerit producen- 



33<S' 



APPENDICE. 



Aos , ornili occasione , appellatione , & 
excusatione ce£fantibus recipias , & depo- 
sitloncs eorum in scripcis per manum pu- 
blicam redigere non p^ftponas , & eos si 
se gratia , odio , vel timore subtraxerint , 
ad perhibendiim teflimonium veritati per 
censuram ecclesiaflicam appellatione remo- 
ta ccmpellas . 

Datum Later. IL Kal. Marci; , Pont, 
noftri Anno VI. 

NUM. XLVII. 

Dall' Archivio del Moniftero di San Sifto 
di Piacenza.. 

An. 1203.. 

// Podeflà di Reggio promette al Pcdeftà di 
Cremona di far fare un Naviglio dal Ca- 
ftellaro di San Michele del Reggiano si' 
no al Naviglio di Guaflalla , ed una. 

"" Strada da Reggio sino al detto luogo , 



A, 



-nno ab Incarnatìone Domim noftri Je- 
su Chrifìi Millesimo ducentesimo tertio In- 
dictione septima . In Rexana apud Navi- 
lium Guarftallas . Die Dominico duodecimo 
exeunte occobre . Diiiis Isacus de Dovaria 
poteftas Regii vice & nomine comimis Re- 
gii , & per comune Regii promisit Diio 
Ottoni de Noxa Poceftati Cremone interro- 
ganti vice Se nomine comunis Cremona , 
& prò comuni Crtmonx quod faciet , Se 
fieri faciet navigium a Chaftellaro S. Mi- 
cbaelis de rexana usq^ue in navigio Giva» 



fìall;E , Se qui de Guaftalla dìcitur . Qui 
vadit ad ViUam Gambararise bonum , Se 
abilem , & utilem , Se bene cavatum ad 
eumdum Se redeundum cum navibus , & 
avere , & personis negotiatoiibus Cremo- 
na: , Si hominibus de Cremona , & qui 
per Cremonam diiiringuntur , Se prsfa:um 
navigium factum retinebit , & reficiet , Se 
retinere faciet , Se reficere : Et qui facicc. 
Se fieri faciet ftratam bonam , & abilem , 
& ucilem a regio usque ad pradictum na- 
vigium , nisi ilio quod efTet bene factum , 
Se utililTimum ad eumdum , Se redeundum 
cum carris , Se Equis , Se avere , & per- 
sonis omnibus hominibus Cremonas , qui 
per Cremonam diitringuntur . Et factum 
vel illa qux bene effent facta retinebit , 
et reficiet , et reti-nere , et reficere faciet , 
et qui in Civitate regii , et diftricti guar- 
dabit , et sa! vabit omnes hominem Civitatis 
Cremona : et diftricti , et quod nullum 
pedagium , nullamq. daciam , et nullam 
junctam averis nullum toloneum prò co- 
muni regii iicet diviso accipiet , rrec accì- 
pere permitcet in Civitate , et deftricto 
Rtrgii nisi pedagium vetus , quod quondam 
accipere homiues de Regio consueverunt 
hominibus Cremone, et qui per Cremonam 
diftinguntur i- Et quod faciet , et fieri fi- 
ciet praefatum Navigium a die Dominico 
proximo in antea quam citius potuerit si- 
ne fraude . Rursus ifte Dominus Isacus no. 
mine , et vice eomunis regii > et prò ipso 
comuni promisit eidem Domino Ottoni Po- 
teftati Cremona vice et nomine comuni» 
Cremona , et prò ifto comuni Cremona , 
quod si aliquis de Regio prò comuni Regii 

vel 



APPENDICE. 



3^y 



vel prò diviso toUeret pedagìum hominibus 
Cremona , et qtù per Crexnonam diftrin- 
guntcr ultra peda^ium vecus quod coda 
consueveriint tollere . Quod ipsorum peda- 
gium faciet reddere . Ibi inter fuerunt Al- 
bertus ds Dovaria , et Petrus de Golfera- 
mo , et Albertonus d-e Bonfante teftes ro- 
gati . 

Ego Nicola Sacri Palatii Notarius iil- 
terfui, et rogatus scripsi . 

NUM.XLVIIL 

Dall' Archivio Vaticano , 

An. 12C4. 

Pspa Innocen\io Ut. ordlnx ci Vescovo di 
Parma. V assolvere i Cremonesi dr.llc 
Censure contratte per la Cxusa di Gua- 
flilla , e Lu\7,_nra , 



I 



nnocentÌLis &c. Venerabili Fratri . . Par- 
men. Episcopo Salutem &c. 

Gum Dil. filius G. Abbas S. Sixti nu» 
per ad Sedern apoftolicam acc'elIìfTet de 
Cremonsn. depositar, in presentia noitra 
qiisrelam prò cujus Monafterio Civitàs fiie» 
rat interdicta &.t potetlaces , et Cori5ules , 
ac Consiliarij vificulo excommunicationis 
aftridi , dileifìus fil. JtiÌTanes bonus prò ipsa 
Civitate advenit , qui cum ipso Abbate ad 
ammonitionem noftram amicabilem curavit 
compositionem inire . Nos ergo polìimodum 
ad poftulationem utriusque partis irìc^rdi- 
dum cui erat Civitas ipsa suposita duxi- 



mus relaxand. Fraternitati tue per apolVoIi- 
ca scripta mandantes , quatinus interdiaum 
ipsum denunties felaxacum a nobis ^ & ab 
extommunicacis juratoria cautione recepta, 
quod noftris curent obedire mandatis , be* 
neficium eis absolutiones impendas , injur> 
gens eif sub debito prediti juramentì , ut 
inviolabiliter predidam compositionem ob- 
servent i quam tamen salvo in omnìbiis 
jure apoftolice Sedia volumus observari , 
Tener au:em illius compositionis efk talis . 
In Nomine Dai Noftri jhesu Chrifti Am. . 
Abbas Moiraftetii S. Sixti Placentie me- 
diante Dno PP. & audoritatem predante 
|JfOpria voluntate , Se consensu Prioris- P. 
tale padum iniit cum Nantia Gremouefò. 
Johane Bono , videlicet Super fado Gua- 
flalle , & Luciarie , scilicet quod ipse Ab- 
bas noTi^.ine suo , S>: Monatlerij sui proini» 
mì§it , qu'od nec ipse , nec MonaflerÌMifl 
suum nrovebit àliquam queflionem , seu li- 
tem coucra Comhiunhacem Cremonen. su- 
per predidis Villis , donec Imperator fue- 
ric a Romano Poncifice coronatus , salvo 
sibì & Ecclesie sue onini jure , quod ha- 
bec in predidis Curtibiis , & in omnibus 
frudibus' preteriti temporis, ita tamen qucd 
quicquid usque modo adum eft x^er dnunt 
Regin. , vel per diium Mutinen. Relegatos 
Diii PP. super predida querela nihii no- 
ceat , vel prejudicet Cremonen. in jure 
s:io , seu pofTeiTione , preter quam in tem- 
poris interruptione , !k adionis pcrpetua- 
tione . Dida vero teftiuni produdor. ab 
Abbate coram Episcopo Mutinen. tantum 
valeant , quantum de jure valere debe- 
bunt , &: prò hac| diledione Se concordia 

ac- 



3^8 



APPENDICE. 



accepìt prediaus Abbas Centutn Sexaginta 
libras Imperiai, a Cremonen. Se corani 
Summo Pontifice confeffus eft se recepifTe 
prediftam pecuniam , renuntians exceptio- 
ni non numerate pecunie , & precerea se- 
curitatem , & cautionem recepic de vigincl 
libris Imperiai, quas singulis Annìs recipe- 
re debebit a Cremonen. in fefto Sanóli Mi- 
chaelis usq^ue ad terrainiim supradidum . 

Datum Rome apud S. Petruni viii. Idut 
Decembr. 

NUM. XLIX, 

Dair Archivio del Moniftera dì San Siilo 
di Piacenza ► 

Ali. 1205". 

Convenzioni tra Gandolfo Abate di San Sijlcf 
di Piacen\a t e i Cremonefi ,. e sospen- 
sion della Causa intorno Guajialla , e 
Lu\\ara . 



MCCIV. ab Incarn. Indid. viri, die 
secunda intrante Februar. in Civicace Regii 
presentibus Consulibus Communi» Regii , & 
aliis mulcis ejusdem Civitacis , & pluribus 
aliis teftibus . D. Gandulfus Abbas Mona- 
fterii S. Sixti Placentiae consensu , & para- 
bola Prioris sui Petri fuic confeffus habuis- 
se a D. Gregorio Botati© Nuntio Commu- 
nis Cremona fa.ao per Dominos Poncinuni 
Ammatum , & Niccolaum de Gadio , & 
Wazonem de Carnevalibus Consules Com- 
munis Cremonae , Se similiter Nuntio fafto 



a Dno Lotherio Bragha Canonico Cremo- 
na , & nomine suprascnpti Comunis , et 
ipsius Lotherii centum quadraginta Libras-, 
videlicet ducent. ofluaginta libras Bono- 
neorum Inforciacorum nominacim prò pro- 
miflìone & securitate fada a diólo Duo 
Lotherio eideiit Abbati de solvendis ce n- 
tum sexaginta Lib. prò quibus Azo de 
Cardino , & Realdus Rubeus de Bononia 
fidejuflerunt , & nominacim prò composi- 
tione fada ab ipso Abbate cum Jo: Bono 
Nuncio Cremonìe coram Dno Papa Inno- 
centio de fado Waftalle & Luzarie prò 
dilatioiie Cremonensibus data quousque ;m- 
perator Romanorum fueric a summo Ponti- 
fice coronatus , Sc prò pracepto fa do a 
Domino Papa Communi Cremona , & prò 
omnibus securitacibus , & promilìionibus , 
& finibus , & fadis , & confcirionibus , & 
renuntiationibus , & omnibus contradibus 
fadis coram D. Papa , & cum ipso Froge- 
rio fadis , & faciendis , & viginti Libras 
Bononcorum prò didis omnibus, ita ut non 
liceat dido Abbati , vel ejus succeffori mo- 
vere licem contra didum Comune Cremo- 
nJÈ , aut contra didum Lotherium &c. oc- 
casione didse promiflìonis . Ego Johannes 
Notaris D. Henrici Regis incerfui roga- 
tus &c. 

Dida die & anno . Promiflìo fada 
per eundem D. Abbatem quod usque ad 
quindecimam Pascha majoris proximam ve- 
nientem, faciecmajorem partem Fratrum suo- 
rum , qui erant tund temporis in dido 
Monafterio , quando recefferunt a Placen» 
tia prò discordia Placentinorum firmare 
recepcionem librarum 280 suprascripro- 

rum y 



APPENDICE 



3-^9 



rum , & aliarum vìginti . Ego Johannes 
Notar, qui supra . 

Diftis die , & anno . Promiflìo fatala 
per di<aiim D Fro^enum Nuntium ut Su- 
pra eidem Abbati S. Sixti nomine sui Mo- 
nafterii , quod Commune Cremona omnì 
anno in Feito S. Michaelis dabic ei , vel 
ojus Nuntlo L. 40 Bononeorum , aut aliam 
monetam per eque bonain in elezione dì- 
cti Abbacis , nominatim prò <:ompositione, 
quam ipse Abbas fecerat coram D. Papa 
cutn Johanne Bono Nuntio Cremonse de 
facto Valllalle , Se Luzariae & prò dilatio- 
nc Communi Cremonje data ab ipso Ab- 
bate . Ego idem Johannes Notarius qui 
supra . 

Eodem armo 1204 Indict. % die «exto 
intrante Februario in Civitate Parma D. 
Gandulphus Abbas Monafterii S. Sixti Pla- 
centia , et D. Petrus de Pilora , D. Azo 
de Arcellis , D. Jacobus de Mucina , 

D D. Lanfranctis de Caraviaco 

Monaci , & Fratres dicti Monafterii , & 
Albertus Targhinus , et Joannes Bellus 
Clerici , et Dalphinus , et Gerardus Con- 
versi suprascripti Monafterii , confitentes 
sesc effe majorem partem &c. ipso Abbate 
afilrmante , in fide , et verbo vericaci« ita 
verum effe •, tinanimiter firmaverunt com- 
positionem factam ab ipso Abbate cum 
Joanne Bono Nuntio Cremona coram D. 
Papa Innocenti o super facto Vvaftalla , et 
Luzariae , et solutione pccuniarum utsupra 
cum dilatione ut supra . Data &c. Ego 
Joannes Notarius D. Henrici Regis interfui 
rogatus &c. 



NUM. L. 

Dal Tacoli Memorie Iftor. di Reggio t 
P.I. p. 3J3. 

An. 121S. 

Conven\lone fra i Cremonesi ^ e i Reggiani 

di fare il Cavo detto poscia della 

Tagliata , 



H. 



oc eft Concordium Inter D. Tercium 
Poteftatem Cremona nomine illius Commu- 
nis ex una parta parabula didi Consilit 
sonati , & adunati per Campanam , & D. 
Raymundum de Seflo , Se D. Jacobum de 
Bonizzo Ambaxiacores Communìs Regii no- 
mine illius Communis ex altera , scilicet 
quod Commune Cremona debeat adjuvare , 
def^ndere Commune Regii , Se manutenere 
bas Terras , scilicet Suzariam ,Pigognagam, 
Gonzagam , Bondenos de Arduino , Se Bon- 
denos de Runchoris tantum a Commune 
Mantua Se ab hominibus illius diftri6bus in 
perpetuum j & aquam Paudi positam in 
Leóto novo facturo in perpetutim Commu- 
ne Cremona non eximet , nec extrai faciet 
de ipso Leclo , Si. bona fide didum Com- 
mune dabit operam , quod d da Aqua de- 
beat muti , Se remanere Se ftare , seu cur« 
rere in dido Ledo in perpetuum . Et Ca- 
ftrum novum fadurum , fadum ab Homini- 
bus Regii capitis in capite Pontis faduri 
adjuvare defendere » Se hoc totum jurare 
Poteftatem Cremona cum Consilio ejusdcra 
Civitatis , & faccre ipsi in Statuto suo , 

su- 



16*0 



APPENDICE. 



super quod debcat jurare Poteftas , vel 
Consules futuri omni anno , & omnibus <ie- 
cem aiuiis renovare hujiismodi sacramenta 
& omnia ifta debeat jurare , & attendere , 
& observare in peipetuum , salvo eo , 
quod Commiine Regii debeat ponere , & 
mìttere Pedagium , sive Toloneum , sive 
Datiiim super Homlnes Lombardia vel ali un- 
de undecunique «int ad suam voluntatem , 
ita quod Commune Cremona non debeat eos 
inquietare, nec imbrigare. Item quod Com- 
mune Regii teneatiir facere Leólum , in ^uo 
Aqua Pandi pofllj; ire per wium I)ilì:rit5tum, 
■& quod HoiTiiiies Cremona & sui DiftriAus 
tocius , poflìnt , ,& debeant securiter ire > 
& redire sine aliquo onere Pedagii > yel 
Tolonici 3 vel alicujus Datii per didaoi 
Aquam Paudi , & per ejus Ripas , et 
quod nullus de Diftridu Cremona conftrin- 
gatur aì-ivare , vel ad terram dare §ine 
sua parabula , et volontate , ita quod Com. 
mune Regii habeat virtutem , et potefta- 
t.eiii intrandi , et inveniendì veritatem ab 
Uominibiis Cremona , si aliquod fìratium 
facient de bavere alicujus estranei , e^ hac 
omnia debeant observari in perpetuum per 
totum Episcopatum Regii , et sui Diftridus 
per dictam aquam , et ripas , non facien- 
do aliquod f^ramalium , vel causando ali- 
cuod bavere alicujus extranei . Itetji quod 
didum Commune Regii teneatur sacramento 
acjjuvi^e Commune Cremona , et defendere 
bas Terras , scilicet Soncìnum , Caflrurn 
Leonem ... ». , Cafìrum novum , Piccìi- 
gutonem , et boc touim , quod supra di- 
(5,um eft teneatur Poteilas Regii attendere j 
tt observare in perpet.uum , et jurare cuii} 



ejusdem Civitacis Consilio l et Cottimuni 
universo , et facere poni in Statuto ejus- 
dem Civitatis j super quod debeant ;iirare 
Poteftas , vel Consules fiituri onini anno , 
et omnibus decem annis renovare hujus» 
snodi sacramentata . Qui Tei-ritorius Potè» 
flas Cr.em.ona didus , secundum quod supe» 
rius fuit in Concordia cum prediótis Ara» 
baxiatoribus Communis Regii per Comma» 
ne Regii in perpetuum promisit , et jura. 
vie attendere , et observare , et omnes ho- 
mines in predica Consilio exiftentes per 
Comune Cremona , et prò se , et didis 
AmbaxÌ3.toribus eodem modo , ut diftus Po- 
teftas promiserunt , et ;uraverunt , quorum 
nomina hac sunt &c. 

A6ium fuit boc in Palatio Communis 
Cremona . Anno ab Incarnatione Noftfì 
Domini Jesu Cbrifti millesimo , ducentesì» 
mo decimo odavo , Indictione sexta , die 
non?, intrante Martio corani Odolino de 
Comite, Gabriele Odolino , Leonardo Capii- 
lino ) Joanne Tintore , Petro de Orlando , 
Martino Brobalano , Gerardo Capra , Joan^ 
nebono de -Surdo , Viviano <le Cambrosola , 
Guido de Panza , Joanne de Brina , Lan- 
franco de Suspiro , et multis aliis . 
L. ^ S. 

Ego Jacobus Stefani Notarius Sacri 
Palatii iis omnibus iiiterfiii , hajjic Char« 
tam rogatus scripsi . 



KUM. 



APPENDICE 



NUM. ti. 



3Gl 



NUM. Lir. 



Dall' Archivio Vaticano . 

An. i2ip. 

Papa Onorio III. delega, il Cardinal Ugoli" 
no a intimare ai Monaci di San Siflo 
di Piacenza , e ai Cremonesi la prò- 



du\i 



de e loro rat 



opra GuaftaU 



la , e Lupara . 



Dall' Archivio del Moniflero di San Sift© 
di Piacenza. 

An. I220. 

Senten\a. di Scomunica pronun\iata contro i 
Cremonesi per la loro contumacia , di 
non voler cedere Guajlalla , e Lupara 
ai Monaci di San Sijìo . 



H. 



.onorius etc. Venerabili Fratri .... 
Episcopo Hollien. Apoftolice Sedis Legato 
Salucem^etc. Cum causa que inter Mona- 
ilerium Sancii Xifti Placencin. ex j^^rce 
una , et Cqnimune Cremon. ex altera super 
Curtibus Guaiialle et Luciarie vertitur non- 
diim finem sortiri potuenc, licec plures su- 
per hac littere su«Sede Apollolica eraana- 
rint j Frate rnitatr-»tue per Apoltolica scrip- 
ta mandamus , quacenus prefatis liiteris ne- 
quaquam cbltaiuibus prefii^as partibus ter- 
minum competencem , quo per prociirato- 
res idoneos cum iniìrumentis et 'aliis pro- 
bationibus , ac defensionibu^ suis compare- 
ant coram nobis , ita quod causa ipsa fi- 
ne pollìc debito terminali . Datum Lutera- 
ni IIL Kalen. Martii Pontificatus noilri An- 
no Teriio , 



A, 



Tom. I. 



.nno Domini mccxx. Indld. virr. Die 
Mercurii vii, intrante Odob. Nos Rufiicus 
Prior de Columbario , et Pandecampo Ar- 
chipresbyter Mutinensis Judices Delegati a 
Domino Honorio Papa in causa Inter Ab- 
batem S. Syxci ex una , et Commune Cre- 
rnonae ex altera super Curtibus Guafialls , 
et Lu-zarÌ32 recepta licceratoria excusatione 
D. Azzonis Abbatis S. Benedicci desuper 
Pado Collegx noflri , quod intereffe dictJE 
causs non poterat ob infirmicatem corpo- 
ris j Quoniam diccum Commune , et Pota- 
ftatem semel pronunciavimus contumaces , 
et poli terminum ex benignitate diilulimus 
sperantes quod indicto termino concuma- 
ciam purgare deberent , et ipsi in sua 
pertinacia p-^rs-everarunt , facta super hoc 
legitima deliberacione , habicoque Pruden- 
tuni Consilio , Poterta.ein , et Consilium 
Cremona excommunicamus , et Civitacem , 
e-c Subiirbia generali supponimus Inccrdi- 
cto , excepcis Sacramsntis Parvulorum , et 
Pcenit.nciis Innrinorum , Iteai condemna- 
mus dictum Commune , et Poteivatem Cre- 
7 r mo» 



ssz 



APPENDICE. 



monae prò pana contumacia dicto Abbati 
S. Slxti prò expensis factis usque nunc in 
dieta causa , prout ipse Atbas delatro ju- 
rejurando sibi prò expensis suo sacramen- 
to affirmavic in decem Libris Imperialibus, 
usque ad trìginta dies . Fuit haec sencentia 
Mucina; in Canonica S. Geminianì solemni- 
ter pronunciata . 

Ego Jacobus Calveto Sac. Pai. Notar. 
interfui . 

NUM. LUI. 

Dall* Archivio Vaticano . 

An. i2ì^. 

Papa Onorio III. ordina , che /* Abate di 
San Si/io di Piacerix^ sia messo in pos- 
sesso di Guajìalla , e Lupara , e che 
sìeno fulminate censure contro i Cremo- 
nesi contumaci . 



H, 



.onorlus &c. Vener. Fratri Epi- 
scopo , et dil. filils . . . Abbati S. Savini , 
et . . . Preposito S. Euphemie Placentin. 
Salutem &c. 

Si Poteftas , et populus Cremonen. Se- 
cularem potentiam recognoscerent a Do- 
mino Seculorum , nequaquam ipsam in ejus 
contumeliam exercerent , bona ccclesiafti- 
ca , que speciali ticulo Dno sunt ascripta 
per violentiam occupando , et detentando 
in pertinaci superbia occupata juramenti 
religione contempta . et Ecclesie clavibus 
vilipensis, Cum enim conquerente olim . . , 



Abbate Monafterii S. Slxti Placentin. Mo- 
nafterium ipsum a Communitate Cremon. 
diiabus partibus Caftri , et Curtis Waftalie 
per violentiam spoliatum , eosque Curcem 
Luciarie ad idem Monafterium pertinentem 
contra juftitiam detinere felicis memorie 
Innoc. PP. Pred. nofter causam bo. mem. 
.... Regin. Episcopo comisilTet , tandem 
poli dilaciones quamplurimas exigente 
contumacia Cremonen. pofleffionem petìto- 
rum causa rei servande dicto adiudicavit 
Abbati, qui licet pofleffionem ipsam corpo- 
raliter apprehenderit , quia tamen eam 
propter adverse partis potentiam , non 
poterat retinere , super hoc ad bo. mem. 
, . . Mutinen. Episcopum ejusdem Prede- 
ceflbris noftri litceras impetravìc , Qui tan- 
dem contumacia illorum crescente in eos 
excommunicationis sententiam promulga- 
yit , quam illi per quadriennium contem- 
pnentes , demum mediante ipso Predeces- 
sore noftro facta fuit quedam temporalis 
compositio inter partes , et iniunctum Ven. 
Fratri noftro . . . Parmen. Episcopo , ut 
recepto a prefatis Cremonen. juxa forma m 
Ecclesie corporaliter iuramento relaxatam 
denuntiaret Sententiam supradidam , qui 
diligenter mandatum Apoftolicum adimple- 
vit . Deinde quoque a Nobis . , Archipr. 
Mutinen. , et . . Abbati de Mutiliano tunc 
Priori de Columbario , et . . Abbati S. Be- 
nedicti supra Padiim causa commifl"a , 
iidem super hoc eis peremptorìum termi- 
num affignarunt , quo illis non curantibus 
coram delegatis ipsis per responsalem ido- 
neum comparere , predicti delegati de pru- 
dentum virorum Consilio pronuntiantes il- 

los 



APPENDICE 



3S3 



los exillerc cont umaces , penam contuma- 
cie diutius prorogariint . Sed illis in sua 
Contumacia perdurantibus , duo predicco- 
rum judicum , tertio excusato legicime in 
Cremonen. eosdem excommunicacionis sen- 
tentiam protulerunt , ac poflmodum eorum 
duriciam advercentes pofTeflìonem causa rei 
servande adjudicaverunt Abbati , ipsum in 
eam corporalicer inducendo, et sic singu- 
lis de Consilio Cremonen. preftantibus ju- 
racoriam cautionem , quod ftarent manda- 
tis Ecclesie , ac in eadem Causa juri pa- 
rerenc , eandam sententiam relaxarunt . 
Cum autem dicti Cremonen. poft plurima 
subcerfugia per Ven. Fratrem noftrum . . . 
Ollien. Episcopum cune fungentem Lega, 
tionis officio in partibus Lombardie de 
mandato noftro citati quosdam Procurato- 
res ad noftram presentiam deftinaffenc , et 
ipsis inficiancibus eorum Commune polfide- 
re predicta , dictus Abbas paratus eflec 
probare , quod Cremonen. illa poflederant 
poftquam per eosdem fuerat spoliatus , 
tandem exhibitis Abbati predicto litteris 
Imperialibus , per quas sub pena centum 
marcarum inhibebatur eidem -, ne diccos 
Cives super hiis in foro Ecclesiaftico con- 
veniret , petentes sibi dari libellum , et 
inducias ad redeundum Cremon. , et delibe- 
randum , cum sicut premifTum eft dudum 
ipsius populi Procuracoribus cum indutiis 
ad deliberandum semel > et secundo libel- 
lus oblatus , et receptus fuiffet , a nofìra 
presencia contumaciter recefierunt . Unde 
nos nequeuntes eis in tam evidens preiu- 
dicium Monafterii ulterius salva honeftate 
ileferre , vobis noftris dedimus litteris in 



preccptis , ut in Poteftatem , et Consilia, 
rios Cremonen. e xcommunicationis & in 
Civitatetti interdicti sente ntias sublato ap- 
pellationis obftaculo proferretis , ita quod 
hii , qui durante hujusmodi contumacia 
eisdem Poteftati , et Consiliariis in regimi, 
ne Civitatis succederent dieta Sententia 
tenerentur nutra { sic ) sententiarum ulla- 
tenus relaxanda , donec didi Cives refti- 
tuendi prefato Monafterio expensas legiti- 
mas hac de causa feciffe conftaret a tem- 
pore quo terminus peremptorius auttorita- 
te noftra eis fuerat aflìgnatus , & ftandi 
juri preter juratoriam preftarent aliam ple- 
nariam cautionem . Sed licet vos in eoa 
juxta mandatum noflrum sententins prumul- 
gaveritis prenotatas , illi tamen malleum 
Velut ftipulam repulsantes , &: percuflì re- 
nuentcs recipere disciplinam , adhuc in sua 
contumacia perseverant , aspernando redi- 
re ad Ecclesiafticam unitatem . Ut igitur 
juftitia vincat malitiam , & acrior pena 
pungat quos nulla compunxit hadenus pe- 
nitudo , nos eundem Abbatem verum con- 
ftituentes petitorum de cetero poflefforem , 
discretioni veftre per apoftolica Scripta 
firmiter precipiendo mandamus , quatenus 
ipsum in pofTeflìonem eorum corporalicer 
inducatis , & defendatis indudum , con* 
tradidores si qui fuerint vel rebelJes per 
censuram ecclesiafticam sublato àppositio- 
nis obftaculo compescendo . Prenotatas 
etiam excommunicationis & inturdi<rti sen- 
tentias per loca in quibus expedire videri- 
tis sollempniter publicantes , & renovan- 
tes easdem , faciatis usque ad satisfadio- 
Jiem condignam firmiter observari , & in- 
\ \ 2 Ili- 



3(^4 



APPENDICE 



hibeatis expreffe , ne allqua Civitas qiiem- 
quam Civem Cremon. in Potcftacem alTii- 
Hiac, vel affnmptum audeac rctinere . Quocl 
si non omnes <S<:c. 

Dac. Lateran. xvi. Kal. Jiin. Pontifica- 
tus nollri Anno sepcimo , 

NUM. LIV. 

Dall'Archivio Vaticano . 

An. 1224. 

Paj>a Onorio III. delega il Vescovo di Ter" 

tona ad es-cguire le cose ordinate 

nel Breve antecedente . 

J~Xonorius Scc. Ven. Fratri . . Terdonen. 
Episcopo salucem Scc. 

Orca dudiim inter Communitacem Cre- 
monen. ex parse una & dil. fil. . . . Abba- 
tcm S Sixti Placentin. ex akera super 
duabus partibus Caftri , & Carte Guadai- 
le , ac Ciirte Liiciarie qucftione , tandem 
ut media quorum eft longa retro series 
omittamus , dìStum Abbatem exigente ipso- 
rum Cremonen. contumacia verum perito- 
rum conftitiiimus pofTeflorem . Ven. Fratri 
noftro . . Episcopo , & dil. fìl. . . Abbati 
S. Savinì , & . . Prepos to S. Eufemie Pla- 
centin. precipiendo mandantes , ut in cor- 
poralem pofTelIìonem eorum inducentes eun, 
dem , ik defendentes induóìum , Contradì- 
clores si qui foren: &c. coaipescendo , & 
excommunicationis Se interdici sententias ; 
que in . . Poteftacem , Se Consiliarios Cre- 



monen. fuerunt olim hac de Causa prolate 
per loca in quibus expedire viderent sol- 
lempniter publicances , et innovantes eas- 
dem , illas facerent usque ad satisfa(rtio. 
nem condignam firmiter observari , et in- 
hiberent exprefTe , ne alivqua Civitas quern* 
quam Civcrn Cremonen. in Poteflatem as- 
sSumeret , vel afTumptum presumeret dcti- 
nere . Nnper autem idem Abbas nobis in- 
sinuare curavit , quod prefatus Episcopus , 
& College sui videntes , quod si exeque - 
rentur predida grave poterat eorum Ec- 
clesìis dis-psndium imminere , presertim 
cum per Crettton. regacur Civitas Placen- 
tin. ipso Abbate in pofreiTionem inducto , 
mandatum noftrum non fuerunt quantum 
ad alios articuloa^ executi ; quare petiit , 
ut illud ix ecutioni mandati per alios face- 
remus . Ideoque Fraternitati tue per apo- 
fìolica Scripta firmiter precipiendo man- 
damus , quatenus appelatione remota , in 
negotio procedas eodem j-ixta litterarum 
tenorem ad prefatuni Episcopum , 8c ejus 
Coniudices dire^arum . Preceptum noftrunì 
ita soUicite impleturus , quod didus Ab- 
bas prò defedi! tuo ad nos recurrere 
non cogatur . 

Dat. Lateran. vii. Idus Decembris An- 
no OaavQ • 



KU?»i. 



APPENDICE. 



360 



NUM. LV. 

Dall'Archivio del Moniftero di S. Sift-o 
di Piacenza . 

An. 1217. 

Pagamento di tre mila Lire Imperiali fatto 
da' Cremonesi aW Abate di San Sijìo , 
acciò rinunciasse alla lite , e cedesse lo- 
ro intero il dominio di Gitaflalla , e 
Lu\\ara giu/ìa le ordina\ioni di Papa. 
Cregorio IX. 



A, 



.nno ab Incarn. Dnl millesimo ducen- 
tesimo vigesittio septimo Indizione prima, 
die quarto incroeunte Novembre . In Ripa 
Padi ad Roncaroliim intra ipsias Ripse Pa- 
di , presensia Diii Anselmi Salvatici , Dii'i 
Ripicini de Mucina , et Dai Opizoni ra* 
sonati , et Diii Oldefredi de Riboldis , ec 
Dni Armerici de Dhoni , et Dni Ravannì- 
ni de Bellotis , et Dai Pagani Malfiaftri 
tunc MafTarius Comunis Cremonae , et Pe- 
tri de Frug b s , et Pernixii , et multo- 
rum aliorum Teftium rogatorum . DniiS 
Bernardus Dni Pii Por. Comunis Cremo- 
noe , et nomine , et vice Comunis Cremo- 
nae dedic , et solvit , et designavit Diio 
Candulpho Abbati S. Sixti de Placenta 
coram Diio Wilielmo Episcopo Mut'nen- 
si tria minia Librarum ad rationem Impe« 
rialium prò fado Guaftallaz , et Luzarix , 
scilicet prò juribus , ec racionibus om.in- 
bus , ac proprietate seu dominio & pofTes- 
sione , vel quasi adouirendis dìàò Comuni 



Cremona a dido Monafterio in didis lo-^ 
cis , & eorum peftinentiis , Se renontiatio- 
ne qusei^ioni a dido Monafterio dlólo Co^ 
muni Cremona super ipsis locis , & eorum 
pertinentiis , 8c territoriis ab ipso Mona- 
fterio dido Comuni facienda ab ipso Co- 
muni recipienda ab ifto Monafterio seCun- 
dum in Litteris Diii Gr^gorii Papa Noni 
direftis super hoc prxdiiìo Episcopo Muti- 
nensi continetur . Ec ft:atim incontinenti 
predidus Wilielmus Episcopus Miitmensis 
audoricate Apoftolicl qua fongebatut* 
per Litteras iila dido Gandulpho Abbati 
praecep't , quatenus ipse , Se Fratrcs sui , 
seu Conventus didi loci renonciaretur per-j 
petuo quaftioni iftse secundum quod in 
predidis Litteris Apoftolicis , pleniiis con- 
tinetur . 

Ego Magnus Carellus Diii Henrici 
Imp. Noe. interfui . 

NUM. LVL 

Dall' Archivio del Moniftero di San Sifto 
di Piacenza . 

An. 1227. 

Depcsiiioné fatta del riferito denaro nel Mo^ 
nijlero della Colomba il giorno Jlcsso . 



1227 Indìd. i^ die jovis 4 Novemb. 
In Curia Monafterii de Colamba , Se ante 

Clauftrum , scilicet intra prin:ara 

januam Monafterii D. Guilielmus Mutinen- 
sis Episc. , 6c Gandulphus Abbas Monafte- 
\ rli 



3^S 



APPENDICE 



TÌì S. Sixcl Pkcen. praecepeninc deponi 
odo sarcinas pecunide de o».1:o Somariis , 
qua pecunia erat in quindecim saccis , in 
quorum quolibec saccorum dicebantur effe 
ducentJE Librai Imperiai, sicut didus Ab- 
bas , & Cantores sui , qui Cremona: didani 
pecuniam recipientes ponderaverunc , Se 
numeraverunt , conficebantur ibidem , & in 
eodem loco D. Abbas de Columba , 3c 
phires de Fratribus suis cum eo , recepe- 
runt pecuniam suprascripcam in deposito , 
ut redderent ipsam ad mandatum D. Paps 
in eisdem Saccis Scc. Et ita his geftis di- 
di Episcopus , & Abbas porta ri fecerunc 
suprascriptam pecuniam sicut erat in quin- 
decim Saccis lìgata in quoddam scrineum 
bene ferro munitum positura in Sacrario 
diftae Domus , & ipsum 'scrineurn fecerunt 
clavari , Se sigillar! sigillis suprascripto- 
rum Episcopi , Se Abbatis S. Sixti . 

Ego Albericus D. Ottonis q. Impera- 
toris Notarius , & Inginelli q. Filius supra- 
scriptìs interfui , rogatusque &c. 



NUM. LVII. 

Dall' Archivio del Moniftero di San Sifto 
di Piacenza . 



An. 



iziy. 



Carta del Possesso dato ai Sindico di Cre^ 
mona , della Tenuta di Guaftalla , e 
Lu\\ara per Guglielmo Vescovo di Mo- 
dena . 



I 



.n Chrifti nomine amen . Anno ejusdem 
millesimo ducentesimo vigesimo septimo In- 
dizione XV. Die Dfiica septimo intrante 
Novemb. cons . Guillelmus Dei gracia ve» 
nerabilis Epis opus Mutinensis audoritate 
Diii Pape , Se ipsius nomine reftituit Dno 
Martino de Gablaneta Macario , Se S indi- 
co Comunis Cremone , Se nomine ipsius 
Comunis pofTeflìonem corporalem , & tenu - 
tam Caftri Guaftalle , Se Curie torius , de 
jurium ejusdem circumspitiens tam ipse 
Dus , quod prefatus Maffarìus , & S indie us 
quasdam Terras , Se poifeflìones didi loci 
de Sollario didi Palberto datis , & tradi- 
tis , Se reftitutis clavibus iftius Palatii , & 
hoftium Turris , & catenam Pontis ejusdem 
in manibus MafTarii , & Sindìci didi Co- 
munis , & nomine ipsius Comunis , & ge- 
neraliter pofTeflìonem omnium sicut acce- 
pera^ nomine Diii Pape , ita reftituit ei , 
precipiens Dno Poteftati Rodiani , quod 
ipse , Se alii , quibus comiserat nomine 
Diii Pape regimen , & curam divli Caftri, 
Se loci, quod de estero regimen , & cu- 
ram 



APPENDICE 



36-J 



ram didi Caftri , & loci , quod de cetero 
regimen , & cura ejusdam , nomine Comu- 
nis Cremone , & prò ipso Comuni ad vo- 
luntatem ipsius Comunis gubernent , & re- 
gant diligenter . 

Atìum apud Guaftallam in loco pre- 
dico Dno Imperatore Federico regnante . 

Presentibus ce & vocatis tam per so- 
num campanae quam per suum Nuntium 
Dnis Ottone Curtixio , Se Raimondo Cre- 
menzone Judicibus Cremonen. parte Rodia- 
nì , Altemanno de Ursiilano Not. Andrea 
de Gaydesco Not. Azino , & Brimbio Ciir- 
reriis Cremone & Frat. Manfredo Monache 
Locedien. & Gambarino de Alio , di. aliis 
pluribus . 

Et eodem die in Vesperis idem D. 
Ep'scopus au(3:oricate } & nomine quo su- 
pra exilìiens in loco Lucciariae , reftituit 
cidem D. Martino ut supra , & prò ut su- 
pra poffeffionem didi loci Lucciaria , <^ 
Curiae totius , & jurium , Se diftridus ejus- 
dem , datis utique clave , & catena pontis 
Curia , sive domus comunis ejusdem loci 
in manibus Maflarii , & Sindici didi Co- 
munis precipiens Johanni Monache 

Judici , ec Afleflbri Domnorum Angonis 
Angagnoli , et Frederici de Burgo Potefta- 
tum ejusdem loci , Se ipsorum nomine , et 
Redulfo de Villanis , quibus comiserat no- 
mine Domni Pape regimen , et curam ejus- 
dem loci , quod de cetero Scc. 

Presentibus &c. 

Ego Albericus Domni Otonis quondam 
Imp. Not. et Inginelli quondam Filius om- 
nibus iftis interfui , jufluq. Domni Mut. ec 
more Civitatis Mutine scripsi . 



NUM. LVIir. 

Dall' Archivio del Moniftero di San Sifto 
di Piacenza . 

An. 1227. 

Inflrumento di cessione fdtta dall'* Abate , e 

Monaci di San Siflo sopra qualunque 
pretesa intorno Guajlalla , e Lu\\ara . 



A, 



nno Domini 1227 Indice, i Die Mar- 
tis nono introeunte Novembr. Apud San- 
(5tum Syftum de Placentia . In Parlatorio 
ejusdem loci , presentia Domni Anselmi 
Salvatici , et Domni Ripicini de Mutina , 
et Domni Manferati , ec Domni Lanfranci 
de Golferame , et Domni Notati Maluni- 
bre , et Domni Oldefredi de Riboldis , et 
Domni Widrixii Gualdemanno , et Domni 
Boccardi de Burgo , et Domni Redivi Dod- 
honi , Se Domni Andrea Maftallii , Se Do- 
mni Homoboni Morixii , et Domni Joannis 
de Bellocia , et Domm Anselmi Vaffpalii , 
et Domni Petri Frixoni Teftium rogato- 
rum . . . liHus vero Dompnus Ganduìphus 
Abbas didi Monafterii , et Convencus pre- 
dici loci ifti Quadioni renuntiaverunt , 
faciendo etiam datum infras cripto Dno Ber- 
nardo Domni Pii Pot. Comunis Cremone et 
nomine , Se vice Comunis Cremone de di- 
ftis locis , & de omnibus juribus ad diólum 
Monafterium pertinentibus in eisdem , sive 
nomine , vel occasione eorundem , secun- 
dum quod plenius continetur in Inilrumen- 
to exinde a me Magno Carello fado . 

Ego 



\68 



A P P E N D J C E. 



F.go Magnus Carellus Domni Henrici 
Imp. Not. ìnterfui , et hanc caicam roga- 
tus scripsi , 

NUM. LXL 

Dall' Ifìoria di Guaftalla MS. del Baldi . 



f^ 



An. 1232. 



Papa Gregorio JX. ccmmette alV Arciprete 
di San Pier in Cerro V esaminare se 
giufia fia no la sentenza di scomunica 
fulminata dal Vescovo di Reggio contro 
il Clero di Guaftalla » 



pontra jufìiciam hujiismodl occasione sub- 
sidii exigebat, noftram audienciani appalla- 
verunt . Sed predictus Episcopus legicima 
eprum appellacione contempta excomm. tu- 
lit sententiam in eosdem . Ideoque discre» 
tioni tue per apoftolica scripta mandamus 
quacenus si eft ita diftum excomm. s en 
tentiam denunties penitus efle nuliam , alio- 
quin eam siciit racionabiliter eft prolata 
facias aiiftoritate noftra inviolabiliter ob- 
servari . 

Dat. Anagnie xvrr. Cai. Odobris Fon- 
tìficatus nollri anno vi, 

NUM, LX. 



G. 



"regorius Episcopus servus sarvorum 
Dei . Diledo filio Archipresb. S. Petri iri 
Cerro Piacentine Dioc. salutem et Apufto- 
licam benediftionem . TransuiifTa nobis di- 
lefti filiì P. Subdiaconi nofìri Archipresbi- 
te^ Se Capitulum Ecclesie Vaftallen. Cre- 
monen. diocesis conqueftione monftrarunt 
quod cum olim ad yeneiabilem Frattem 
noftrum Regìn. Epijpopym nofìrum emana- 
verit mandatum ut ab Ecclesiis dumcaxat 
conventualibus sue Diocesis prò subsidio 
Carfanean. quandam coUigeret pecunie 
^uantitatem contradidores per censuram 
ecclesiafticam appellacione poftposita com- 
pescendo : iidem ex eo sencientes se a 
prefato Episcopo injufìe gravari quod bu- 
jusmodi mandati fines excedens ab eadcm 
Ecclesia que non in Regien. sed in Creino- 
nen. Diocesi supradida consiftlt et ad 
Roman. Ecclesiam nullo pertinec mediante , 



Dalla Storia di Guaftalla MS. del Baldi . 

An. 1233. 

Conftitu\ioni di Riforma ingiunte al Cloro 
di Guaftalla , 



I 



n nomine Patrls & Filli & Spiritus San- 
ù.\ . Nos Frater G. Prior Fracruin de Cam- 
pagnano et Frater N. Cremonensis Ordinis 
Predicatorum ex Summi Poncificis delega- 
tione super locis exemptis Parmen. & Re- 
gien. Civ.tatum et Diocesum visitatores ad 
hpnoreai Dei et reformationem Clericoruia 
Plebis de Guarftaìla hec duximus fta- 
tuenda , 

In primo ftatuimus ut Clerici debitara 
Prelato servent obedientiam . 

Icem ftatuimus ut Archipresbiter et 
omnes Clerici communiter in refedorio 

com» 



APPENDICE 



S'^S 



communi comedant et bonas consuecudines 
benedicendi mensas et legendi ad mensam 
et poft cibum gratias Domino referendi 
eundo ad Ecclesiam quas havtenus tenue- 
runt observent . 

Item prohibemus qiiod nullus Cleri- 
coriim extra ref^-dorium ferculum aliquod 
vel vinum san aliquod aliud apposicum 
alieni mittat . 

Item pr=cipimus quod omnes Clerici 
in uno communi dormitorio communiter 
dormiant et cameras in eo faclas usque 
ad quindecim dies removeant : quod si 
non fecerint tamdiu sìnt suspensi ab of- 
ficio et beneficio Plebis quousque dsitru- 
xerint eas . 

•Icem de Terra Guarftalle sine licentia 
Prelati clerici nuliatPnus exeant . 

Itsm Domus laicoruni nisi forte pa- 
trum et matrum non visitent sine licentia 
Prelati n'si prò penitentiis et Sacramentis 
Ecclesie couferendis et qui contra hoc fe- 
cerit carcat beneficio Plebis illa die . 

Item p-ivaca Consilia cum suspe- 
Oìs mulieribus nisi prò penitentiis dan- 
dis non faciant et cum mulieribus non lu- 
daat . 

Item diftricte precipimus quod elevici 
proprios filios aliqua ocasione in Choro 
dormitorio refe(5iorio et aliis Ecclesie par- 
tibus non teneant . 

Item ilatuimus ut omnes prorsus Cle- 
rici divinis otficiis diurnis et noCturnis in- 
tersint et c«^ngrue perseverent cum cappis 
nigris vel cotcìs honeftis nisi aliqua mani- 
fella necefiìtate fuerint iviptditi . 

Item ftatuiriius quod Capcilani de Ca- 

Tom. J. 



fìro quotidie oiHcient et alias Capcllas 
sscundum mandatum et conftitutìonem Pre- 
lati . 

Item fìatuinuis quod Arcliipreslvrer 
habitum consimilem cum aliis Chricis Pie. 
bis portet et beneficio aliorum suorum 
predecefforum. sit contentus . 

Item precipimus quod Archipresbyter 
et omnes alii Clerici Plebis indumenta 
clausa et manicas clausas portent subtel- 
lares vero consuticios et rofì-aì:os alla 
modo portent ncque surianos neque zenda- 
dos alicujus coloris . 

Item venatura non vadant ad alca-s 
vel alios ludos taxillorum non ludant lu- 
dis hiftrionum et choreis mulierum nullo 
modo intersint . 

Item direde prohibemus quod nul- 
lus Clericorura arma laicorum portet ne- 
que teneat . 

Item prohibemus quod nulhis de ser- 
ritoribus domus in Er-cìesia nec in -<;efe- 
tìorio neque intra domos Eccltsie arma 
aliqua portet nec servientes Iiomicidiales 
teneant . 

Dispositio et regimen rerum Ecclesìe 
ponendo maflarios et communes servientes 
debita solvendo et alia negotia domus fa- 
ciendo libere Prelaro fieri pcrmittacur et a 
nullo Fratrum prohibeatur . Et Prelatus 
in quibus viderit utile vel neceffarium 
Fratrum requirac consilium . Debitum prò 
Ecclesia ultia viginti solidos imperialium 
in anno sine F,atrum consensu non faciat 
nisi manifelìa neceliicas vel utilitas fueric 
Ecclesie . 

Item nuiltìs de bonis Ecclesie sine 



3J0 



APPENDICE. 



licentla Prelati expendere vel vendere pre- 
su mar . 

Ttetti diftride preclplmus quod Archì- 
presbiter nec Clerici in poffellìonibiis et 
rcdditibus Ecclesie nullam faciant divisìo- 
nem sed omnia sint in communi et de 
communi vivant omnes Fratres . Prelatus 
vero secundutti pofTibilitatem domus vi£tu 
& veftitu et aliis neceflariis provideat Fra- 
tribus bona fide . 

Item flatuimus quod quicumque Cle- 
ricorum residentium in Ecclesia non fece- 
rit nihil recipiat de prebenda . Si tamen 
cum Prelati licentia ad Scholas iverit pre» 
bendam vefìimentorum quamdiu in Scholis 
permanserit integre percipiat . 

Item diftrifte precipimus quod Corpus 
Chrifti honeftiflìme ad infirmos portent 
prout melius poteri: in pixide et lineo . ., 

non sub cappa sed in aperto ut qui 

viderìnt ei poffint reverentiam exhibere . 

Item ftatuimus quod cum in MifTa sa- 
lutaris Hoftia elevatur pulsetur campana 
et omnes se profternant ob reverentiam 
Sacramenti . 

Item ftatuimus quod Conversi honefte 
tra(flentur et in tonsura rotunda et vefti- 
bus et manicis clausis et pellibus et chla- 
midibus ante pedus diiììbulatis vel hinc 
inde connexis incedant . 

Item ftatuimus quod hospites et ma- 
xime religiosi secundum facultates domus 
honefte recipiantur et pertradentur . 

Hec omnia supradida au(Soritate qua 
fungimur volunius inviolabiliter observa- 
ri . Qui autem contravenire temptaverit sì 
ammonitus infra ^res dies non emenda ve- 



rit ex parte Dei omnipotentis et Summi 
Apoftolici cujus vice fungimur in hac par- 
te eum ab officio et beneficio Plebis amo» 
vemus quatenus ad condignam satisfaftio- 
nem Prelati redibit . 

Data sunt hec millesimo ducentesirao 
XXXIII, Indidione prima ( dovrebbe leggersi 
Indizione sexta ) tertiodecimo die exeunte 
Madio . 

NUM. LXL 

Dal Tacoli Memorie Iftor. di Reggio . 
P. III. p. é^8. 

An. 12^7. 

Enrico Guerra vìen eletto Procuratore da 
Reggiani , affine di ricuperar dalle mani 
de'' Parmigiani la Terra di Reggiolo . 



I 



n nomme Domini . Millesimo ducentesi- 
mo sexagesimo septimo . Indicli-me decima 
die 23 mensis Septembris in pieno Con- 
silio generali &c. in Palati© Communis 
Regii &c. Dominus Manfredus de Saxolo 
Poteftas Regii una cum illis de dido Con- 
silio , et eorum voluntate , et ipsi Consilia- 
rii cum eo , nomine eorum , et vice et 
nojnine Communis et Hominum partis Ec- 
clesia intrinseca Regina , fecerunt confti- 
tuerunt Dottiìnum Henricum de Guerris 
presentem et recipientem suorum et dido 
Communis , et Hominum partis intrinseca: 
didìe Sydicum et adorem , ad rccipiendiim 
finem et refutationem , et datum , et pa- 
tì um 



APPENDICE. 



37' 



ftum de non petendo a Syndico vel a Syn- 
ùicis Poteilacis et Commiinis Cremona: , 
cj^uia nomine àìdii Communis de Cremona 
faciet vel facient de omni eo ec toto quod 
didum Communc &c. pecere pofTec a Com- 
mune Regii &c. occasione alicujus preti! 
dati alicui personae vel aliquorum denarìo- 
rum datorum alicui vel aliquibus prò Ca- 
flro Razolì habendo &c. seu occasione 
expensarum faftarum in cuftodiendo ipsiun 
caftrum , et motam , turres , ec fortilitias , 
et tcrram totam d-e Razolo &:c. et ad re- 
cipiendum Gafìrum , Rocham , et claves , 
et turres , ec alias fortilitias Razoli a Po- 
teftate ec a Communi Parma: &c. Et ad 
solvendum cria millia libras Bononeorum 
parvorum Dominis Angelerio de Sommo , 
et Mannello de Zanibonibus Civibus Cre- 
mon3E ec. qui se dicebant obligatos fuifle 
prò domino Jacobo de Robertis , et Domi- 
no Antonio de Robercis , ec aliis Dominis 
de Robertis, et Luixinis , et Mutis Civibus 
Reginis apud Dominum Federicum quon- 
dam Imperacorem , vel dominum Regem 
Henricum ejus filium vel eorum Nuntios , 
vel Commune Cremona , vel aliquem Of. 
ficialem dii5ti Communis ad requisitionem , 
et procuraticnem dii^iorum dominorum &c. 
Presentibus Johanne de Bolzoni b«s , Bar- 
tholomeo Blaximatori &c. 

Ego Johannes de Marchisiis Notarius 
eis omnibus intsrfuì, audivi > et scripsi . 



NUM. LXir. 
Dalla Storia di Guaftalla MS. del Baldi, 

An. 1274. 

Papa Gregorio X, commette al Propofio dì 
S, Lucia di Cremona il prendere infor^ 
ma\ione , e giudicare delle ragioni di 
Turco Arciprete di Guaflalla , cui re- 
niva contraflata la sua dignità da Ghe- 
rardo da S^JJo . 



G, 



regorius Episcopus Servus Servorum 
Dei . Diledo filio Preposito Ecclesie S. Lu- 
cie Cremonen. salucem et apoftolicam ho- 
nedidionem . Sua nobis Turchìus Archi- 
presbyter Plebis S. Pecri de Guaftalla pe* 
citione monftravit quod cum Gerardus de 
SefTo Clericus Reginen. Diocesis falso affe- 
rens se Archipresbyterum ejusdem Plebis 
et quod idem Turchìus Archipresbytera- 
tum dide Plebis contra juftitiam ceperàc 
et detinebat indebite occupatam ipsum su- 
per hoc coram Archipresbytero Ecclesie 
de Monchio dide Diocesis aucoricace lite- 
rarum fel. record. Urbani Pape predeces- 
soris noftri traxifìet in causam idem At- 
chipresbyter de Monchio predictum Tur- 
chium contumacem reputans cum non es- 
set prò sue libitu voluntatis in eum ex- 
comm. sententiam contra juftitiam promul- 
gavit . Cum^j^s-c^oftmodum dictus Gerar- 
dus super observatione ipsius sentencie ad 
TheJisium de Eliseo Canon. Lincolnien. 
^nonie commorantem in communi forma 
e. ■: a z no 



37 a 



APPENDICE 



noftras liceras impecraffet , idem Turchtiis 
habens predicciim Thedìsiiini corani quo 
citatus extltit ea racione siispeccum quod 
dictus Gerardus crac ipsius familiaris ; ec 
asslduus commensalis , arburos qui de hu- 
jusmodi suspicione cognoscenda sibi conce, 
di ab eo hiimiliter poftnlavic ; et quia di- 
cct'.m Thedisium predìcto Turchio hujus- 
mcdi arbicros accedere centra juftitiam 
denegavit . Turchius ipse sentiens ex hoc 
se indebite gravar! ad noilram audien- 
tiani appellavic . Quocirca discrecloni tue 
per apoftolica scripta mandamus quate- 
nus si ita eft revocato in ilatum debit-um 
quicquid poft appeliationeul interposltam 
inveneris temere attentatum in causa ipsa 
juxta continentiam diitarum literarum ei- 
dem Thedisio directarum appellatione re- 
mota previa ratione procedas : alioquin 
partes ad ejusdem Thedisiì remittas exa- 
nien , appellantem in expensis legitimis 
condemnando • Teftes autem qui fuerint 
nominati si se gratia odio vel timore sub- 
traxerinc per censuram ecclesiafticam ap- 
pellatione celante compellas veritati te- 
ilimonium prebere . 

Dat. Lugduni v. Id. Aprilis Pont, no- 
hiì anno tertio , 



NUM. LXIII. 



Dall' Archivio pubblico di Gualcieri 



An. 



119$. 



Ccnven\ioni tra Guido da Correggio , e i 

Comuni di Gualtieri , e MeUdolo . 



E, 



Issendo vertita lite tra il Nobile Signor 
Guido da Corrigia , e li Comuni di Caftel- 
guakiero , e di Meletolo dall' altra sopra 
il Bosco detto l'Obtca pofte tra Caftelgual- 
tiero , Meletolo, e Camporaineri per i con- 
fini , e parti di detto Bosco , volendo por 
fine ad una tal quiftione , per conoscer 
ciascheduno il suo , e che non vi possa 
più effer lite , il predetto Signor Guido 
per lui 3 e suoi &c. e Negro Artoni , e Od- 
dolino Araldi di Caftelgualtiero Sindici di 
detto Comune conftituiti , come per Carta 
del Notajo Condo Frisoni sotto il presente, 
considerati bene i confini di detto Bosco 
hano dichiarato , e voluto , che le parti 
del medesimo spettanti a detti loro Comu- 
ni sieno j e che il detto Bosco si divida 
dal detto Signor Guido secondo siegue . Da 
mattina il Rimondalo , e Spineto del Terri- 
torio di Guaftalla , di mezzo giorno detto 
Signor Guido , o parte del suo Bosco , da 
sera il Palazzolo di esso Signore , e Cana- 
letto , e dal Canaletto in zoso sino al Can- 
ton scuro di sotto il nuovo fofTo , e da 
50. pertiche del Pradello in z^jso , e dall* 
altre jo. pertiche del Forzello in zoso si 
debba fare dalli Uomini di Caftelguaitiero, 

e Me- 



APPENDICE 



3:3 



e Meletolo un Fossato largo 3 Braccia ca- 
vo tre mani di vanga dal Naviglio di Me- 
letolo sino al Rimondolo , e cavar detto 
Canaletto dal detto Cavamento di detto 
Fossato sino alla Scalopia , e la cavatura 
di detto fofìato sino ai 1 5 giorni prossimi, 
venturi , e il cavamento di detto canale 
sino alla fefia di Natale proffimo ventu- 
ro , e secondo li confini sopra descritti il 
detto Signor Guido debba avere detto Bo- 
sco e la sua parte dal predetto fofTaco , 
che si dtve fare dal Naviglio di Meletolo 
sino al Rimondulo , cioè sopra , e li detti 
Coinuni abbiano detto Bosco a loro parte 
d' indi sotto , o sia in zoso , e tali confini 
fatti pensatamente hanno promesso over 
ratificato . 

Dat. in Parma , e nella casa di detto 
Signor Guido , Rogito Giacopino Fadoili 
129S' in^' 8- 25. Novembre. 

NUM. LXIV. 

Dal Tacoli Mem. Iflor. di Reggio. 
P. III. p. 743. 

An. 13 li. 

Decreto fatto dal Comune dì Reggio intorno 
alla forma di ricuperare il i^ajìello di 
Reggiolo occufato da' Mantovani . 



elt provisiiJii , & decrstum ad onin^ni gj- 
livionem tollendàm , & ut suorum juriuna 
recuperandorum sit Reginum Commune sol- 
licitum , & intentum , quod Dominus Po- 
teftas , qui nunc elt , ik qui prò tempore 
fuerit , teneatur vinculo Sacramenti omaì 
sepcimana semel ad minus inter sapientes 
Communis proponere de Recuperatione di- 
di Cailri , & Territorii , Se jurisdidionum 
ipsius , & omni mense semel ad minus si- 
milem propositioncnl facere in Consilio 
Generali . Et quod Sapientes , qui nunc 
sunt , Se qui prò tempore fnerinc , vinculo 
Sacramenti tencantur precise continue , 3c 
ss>llicite intendere , & iìudere modis omni- 
bus circa recuperationem didi Callri , 8c 
ju.risdidionem ipsius . Et si deprehendentur 
in aliqua negligentia puniantur , & con- 
dempnentur quilibet eorum in quinquaginta 
Libras Rexanas per Dominum Potellatem , 
nulla juris solempnitate servata , Se quoli- 
bet juris ordine pr^etermisso , ita quod ip- 
so jure ex nunc condempnati intelligantur 
audoritate prsesentis ilatuti , Se si PoteAas 
effet negligens in prcEsentibus puniatur , Se 
condempnetur in Libris centum Rexanis de 
suo Salario , et ex nunc condempnatus in- 
celligatur audoritate pr^sentis ftatuti , & 
Massarius Communis Regìi teneatur , Se de« 
beat tantum de suo Salario retinere , Si 
hoc flatutum sic recisum , Si tronchum . 



Vv'uia Caftrum Razoll eft alter oculu3 
Communis , Se Civitatis Regii , quo sub- 
lato oculo prsevio , Commune Regii ambu^ 
iat -sicu; Cxcus , prò recuperatione ipsius 



KUM- 



3M 



APPENDICE. 



NUM. LXV. 

Da un Codice in membrana conservato nell' 
Archivio segreto di S. A. R. 

An. 1347. 

Carlo IV. Re de* Romani concede V Invcjli. 
tura di Guaflalla a. Gioanni y Giberto ^ 
ed Alio dx Correggio , 



G 



-Jarolus Dei gratia Romanorum Rex sem- 
j5er Auguilus , 3c Boemia Rex dileftis fide- 
libus noftris Joanni nato quond. Ghiberti 
quond. Guidonis antiqui , Ghiberto & Az- 
ioni fratribus natis quond. predicti Ghiberti 
quond. Guidonis antiqui de Corrigia gra- 
tiam Regiam , Se omne bonum . Regise Ma- 
jefìatis propriuni effe dignoscitur , ut ipsius 
snbditi subleventur , quia per hac ejus cul- 
men extollitur , ejusque salus , 8c incolu- 
mitas procuratur , ipsi quoque ad obedien- 
^um gracilius informantur , sicque Respu- 
blica ad exaltationem Romani Principis ì^c 
triumphum per eos locupletatur , ab ea 
foecundus gubernatur . Decet igitur eum 
prò iliorum quiete ducere noifles insomnes 
juxta majorum suorum veftigia , ut per hoc 
universus Orbis , cujus Romanus Pnnceps 
éft Dominus celerius ipsi famuletur ìpsum 
prosequen. muneribus gratiosis . Ea prop- 
ter Nos in Sede praediclje Majefìatis ac so- 
lio conftituti , volentes juxta debitum ob- 
servare pricmifla , tanq. redus auriga vobis 
Joanni, Ghiberto, & Azzoni , & tibi Ghi- 



berto suprascriptis & recipiente tuo pro- 
prio nomine , ac procuratori Se procura- 
torio nomine prafatorum Joannis , Se Azzo- 
nis , veftrorumque hsredibus , Se succefTo. 
ribus in perpetuum Caftrum Guaftalla: po- 
situm in Provincia Lombardiae in riperia 
Paudi Dioc. Cremonse juxta foflam Ron- 
chaliae ex parte una , Paudum ex altera , 
Caftrum Razoli ex altera , Se Caftrum 
quond. Gramignaci ex altera , vel si qui 
alii forét veriores confines , quod ad pie» 
nam proprietatem mensam , Se Cameram 
Romani Imperii noscitur pertinere, cui» 
omnibus ejus fortilitiis , hominibus , Se per- 
sonis , juribus , junsdidione , mero Se mix- 
to imperio , aquis aquedu^ibus , aquarum 
dJscursionibus , silvis , pascuis , nemoribus , 
piscationibus , venationibus , aucupationibus 
aliisque pofleifionibus , ac etiam molendi- 
nis , ejusque toto territorio , & diftriélu 
cum omnibus ejus vallibus , atque ftagnis , 
cum ejus pedagiis , pafTagiis ve£tigalibus , 
ac toloneis , omnibusq. regalibus Romani 
imperij , qus in titulo qua sint regalia X 
coli, plenius describuntur , nec non frufti- 
bus , proventibus Se redditibus omnium 
prxdiclorum proprio motu , & ex certa 
scientia pieno jure concedimus , conferi- 
mus , & donamus vobis , & tibi Ghibert« 
praesenti Se recipienti prò te , & tuo pro- 
prio nomine , ac procuratorio nomine prx- 
didorum Joannis , & Azzonis plenam po- 
teftatem, licentìam , &: bailiam plenariam 
concedentes , poflfeffionem , & quasi difti 
Caftri , ac omnium jurium praedidorum in- 
grediendi , aprashendendi audoritate pro- 
pria , nec non ctiam licite libere , Se im- 
pune 



APPENDICE. 



3yi> 



puna amm ovendi , & expellendi quemlibet 
detemptorem quocumque jure set ticulo as- 
serat se munitum , licet ad notitiam noftram 
pervenerlt Ghibertum tui Joannis Patrem , 
& veftrorum Ghiberti , &: Azzonis Aviim 
a clarae memoria Domno Henrico Avo no- 
flro invidiflìmo Principe Romanonim Im- 
peratore prò quibusdam ejus exceffibus & 
deliftis de crimine Issse Majettatis fuiiTe 
senceniialiter ondemnatum, sicq. secundum 
dispositionem legalem vos ssEpediJti Joan- 
nes , Ghibertus , & Azzo ipsiiis descenden- 
tes pradiclì criminis maculas sitis inferi , 
tamen quia venia digni eftis alieno vitio 
laborantes , quo ad vos veftrosq. in perpe» 
tuum succeflbres pradidum condemnatio- 
nem , & sentenciam noftri Avi cafTamus &: 
irritamus , ac omni via , jure , & modo 
quibus melius possumus totaliter revo Ca- 
mus , vos & veftrum quemlibec reftituentes 
in integrum pieno jure ad famam , hono- 
res , &: dignitates ac bona , csetera quoq; 
jura quibus audoritate legis occasione di- 
0.X maculae eftis privati, adeo quod nec de 
jure , nec de fado in judicio vel extra de 
dido vitio , ejusq poena vobìs , & veftrum 
cuilibet , seu singulis dici poflTic, excipi , 
vel opponi , vel veftrorum jura aliqualicer 
mutilari , nec tales eciam hominum sola voce 
valeant nuncupari,g'tanqiìam si numquam fuis. 
setis taliter denigrati . Prsedida omnia & 
«ingula facientes ex noftrae plenitudine po- 
teftatis . Tu quoq. Ghiberte prsfate nomi- 
nibus ante diótis omnia & singula praeliba- 
ta in noitris manibus flexis genibus profes- 
sus , & exprefle , te ac pradittos quorum 
procurator exiftis fore veros fideles , ac 



Vaftallos Romani Imperli , atque noftri 
humiliter acceptans , ac corporale prsftans 
juramentum in tui anima , ac etiam prs- 
diòlorum obedire , & ftare mandacis Ro- 
mani Imperli , atque noftri , non obftanci- 
bus lege Quisquìs , & lege sequenti C. ad 
legem Jul. Majeftatis Si C. de petitis bo- 
norum sublatis lege p. Libro X. omnibus 
alils legibus in corpore juris clausis , qua- 
rum auiSorlcate prsesens donatio , vel gra- 
tia poffet impedlri quomodolibet , vel dif- 
ferri , quibus noftri Imperli poteftate spe- 
cialiter etiam , & ex certa scientia dero. 
gamus , ac etiam tollimus in hac parte , 
perinde ac si omnes & singul^ de verbo 
ad verbum hic forent inserte spetialiter , 
& descriptae . Nulli ergo hominum liceac 
hanc noftrs gratice , conceflìonis , seu do- 
nationis paginam sub pccna centum Mar- 
charum auri quomodolibet infringere , seu 
ausa temerario contraire , quam conti afa- 
ciens ipso jure incurrat , cujus dimidia no- 
ftrae Camera ac Succesorum noftrorum , 
alia dimidia vobis , veftrorumque succeflb- 
ribus applicanda . In quorum omnium te. 
ftimonium , atque rol ur prssentcs conscri- 
bi , & Regiae Majeftatis noftrse Sigilli fe- 
cimus appensione munir! . Dat. in noflra 
Civitate Belluni per manus Vedislai Pragen. 
& Veyssegraden Eccleifiarum Canonici no- 
fìra Regalis aula: prothonotarli vice Ven. 
Vealrani Archiepiscopi Colon. Sacri Impe- 
rli per Icallam Archlcanzellarli Anno Do- 
mini millesimo trecentesimo quadrag. se- 
ptlmo , decima sepcima die mensis Julli 
Regnorum noftrorum Romani anno secun- 
do , Boemis vero primo , 

Ego 



3J<5- 



APPENDICE. 



Ego Joannes Francisciis f. q. Domi ni 
David de Giizonibiis de CorrJgia Civis 
Mancuae pubiiciis Apofìolica et Imperiali 
audoritacibus Notarius supr^crìptum exem- 
pliim fideliter transgripsi , et relevavi ab 
auitentico , et originali suo, nil addino, vel 
di minuto , qnod sensum mutet , aut variet 
ìncelletlurn . Et fafta diligenti auscultacio- 
iie prxd'di exempli cum exemplari suo una 
cum infrascriptis egregiis viris Domino Ale- 
xandro Cataneo . Domino Chiftophoro Man- 
tello , et Domino Joseph de Carnago om^ 
nibus Notariis , coram magnifico et clariiri-j- 
rao Equine , et Jur. Utr. Dotì:ore Domino 
Salvato de Galeatis da Eiig;ubio Mantua , 
ejusque Dvicatiis Poteftate dignillìmo, ipsum 
exemph'.m cum exemplari suo in omnibus 
concordare inveni . Ideo me cum mais si- 
gno 5 et noni" ne consuccis subscripsi . 

Ego Joseph filius Ser Petri de Car- 
nago Civis Mantux pi;blicus Iirperiali au- 
ótoritate Not. suprascript. exemplum scrip- 
tum manu prafati Domini Joannis Fran- 
cisci de Guzonibus de Corrigia Motarij 
l>ub. Mantuìe cum originali suo una cum 
infrascriptis egrepiis viris Domino Chrifto- 
phoro de Mantelhs , et Domino Alexandro 
Cataneo ISiotariis publicis Mantux auscul- 
tantibus , et inspicientibus , et ipso Domino 
Joannefrancisco legenze fideliter auscultavi, 
et averavi coram infrascripto D. Poteftate 
Mantuce . Et quia ipsum exemplum cum 
exemplari suo in omnibus concordare com- 
pertum eft , ideo me solito cum signo 
ubscripsi . 

Ego Cjiriftophorus filius Nob, Domini 
Joannis Petri de Mancellis Civis Maniuae 



publicus Imperiali auaoritate Notarius 
suprascriptum exemplum scriptum marm su- 
prascripti egregii viri Domini Joannis Fran- 
cisci de Guzonibus Notarii publici Man- 
tu£ una cum infrascripto egregio viro 
Domino Alexandro de Cataneis Notano 
publico MantuK auscultavi , ipso Domino 
Joannefrancisco legente et suprascripto egre^ 
gio viro Domino Joseph Carnago et^Nota- 
rio publico Tvlantuano inspiciente , et au- 
scultate , coram pradido magnifico D. 
Poteftate in jure sedente , et quia ipsum 
exemplum cum exemplari suo concordare 
reperii , ideo me solita cuni^ atentione 
subs. 

Ego Alexander f. q. Domini Alexandrl 
Catanei Civis Mantuas publicus Iriip^riali 
&: Apoftolica auótoiitatibus Notarius su^ 
prascriptum exemplum scriptum manu su- 
prascripti egregii viri Domini Joannisfranci- 
sci de Guzonibus Notarij publici Mantua* 
ni una cum suprascripto egregio virp Do- 
mino Chriftoforo Mantello , & Notario , 5^ 
Cive Mantuano auscultavi ipso Domino 
Joannefrancisco legente , & suprascripto 
egregio Domino Joseph de Carnago & No- 
tario publico Mantux inspiciente , & au- 
scultate , pradicto magnifico Pretore se- 
dente in jure , & quia exemplum ipsum 
cum exemplari suo concordare compertum 
eli , ideo me solita cum aiteftatione subs. 

In Chrifti nomine Amen . Anno Do- 
mini a nativitate ejusdem millesimo quin- 
gentesimo quadragesimo indizione tercia- 
decima tempore Serenilfimi Principis et 
Domini Domini Caroli divina sibi favente 
clementia Romanorum Imperatoris , et sem- 

per 



APPENDICE 



3yy 



per Augnili die mercuriì vigesimo Ov.avo 
metisis Aprilis 1540. de mane ance hovain 
jiiris coraai magnifico ec generoso Equlcc , 
et Jiir. ITcr. Dod. D. Salvato de Galeacis 
de Eugubio Mantuce , ejusque Diicatus Po- 
teftace digniflìmo sedente prò tribunali su- 
per una cathedra posita in camera suae au- 
dientise sita intra palacio suse resid '.nt .x in 
Civitate Mantuse in Centrata Grilbnis , 
queni locnm quantum ad hunc adum prò 
suo loco congruo juiidico , et honeilo sibi 
elegie , et sic pronuntiavit, comparuic Sp. 
Causidicus D. Cleophilus de Bcrthoijs Pro- 
cur. , et procurat. nomine Illmi et Exmi. 
Domini Don Ferdinandi de Gonzaga Ducis 
Ariani etc et Vlceregis Sicilice , et prx- 
Sencavit Priviltegium unum , sive Decretum 
InvelUcuras , seu Conceirionis fafta; per olim 
Ser^niflìmum Carolum Romanorum Regem 
quon. Illmis Dominis Juanni , et Consortib. 
de Corrigia de Terra Guallalls datura in 
Civitate Belluni anno Domini millesimo tri- 
centcsimo quadragesimo septimo die decima 
septima mensis Julii scriptum in carra 
menbrana cum appensione sigilli Imperialis 
in cera alba impreflì cum cordulis siricls co- 
lorum morelli, crocei, et viridis non abrasum, 
non cancellatimi, nec in aliqua sui parte vi- 
tiatum et omni suspiticne , et vitio carens 
tenoris suprascripci , nec non exemplum 
ejusdem tenoris suprascripti , petens ipsum 
exemplum cum excmplari suo auscultati et 
averarì ) et demum pronunciari ipsi exem- 
plo tantam fidem adhibendam effe , quan- 
ta adhibetur , et adhiberi debet ipsi origi- 
nali , et Decretum praedidi Domini Pratoris 
ì.ncerponi , quibus auditis pritfacus Dominus 



Poceftas utsupra sedens , considerans peti- 
tionem prsediftam effe juftam , et per con- 
sequens admictendam , elegit egregios viros 
Dominum Jostph de Carnago . D. Chriito- 
phorum de Mantelli^, et Dominum Ahxan- 
drum Cataneum Notarios publicos , et ci- 
ves Mantuas ad auscultandum pr£;dicluni 
exemplum cum excmplari suo , et prsdì- 
tìum Dominum Joannemfranciscum de Gu- 
zonìbus , qui praedii^uin exemplum manu 
propria scripsit ad legendum . Qui Domi- 
nus Jonannesfranciscus incontinenti poft 
prsedióla siiprascriptum exemplum pradicti 
Privilegi! legit de verbo ad verbum auscui- 
tantibus contìnue suprascriptis Domino Jo- 
seph, Domino Chriftophoro , et Domino Ale- 
xandre , et me Joannebartholomeo Notar io, 
et ita visa concordantia suprascripti exem- 
pli cum exemplari suo , et altero ab alte- 
ro_jaon discrepari i iccir'o piaedictus Domi- 
mis Poteilas ut supra sedens , ad ejusdem 
de Berchoijs dióto nomine initantiam pro- 
nuiK^avit tantam fidem adhibendam effe 
suprascripto exemplo , quanta adhibetur, ec 
adhiberi debtC Originali in prsedidis omni. 
bus , et singills, suam , et Communis Man- 
tua: cum causa cognicione audoricacem in- 
terposuit pariter et juditiale Decretum , 
przescncibus Sp. Causidico Domino Crtscim- 
beno de Cippis d- cojicraua Leopardi , et 
Domino Hieronymo de Auguftonibu» Nocario 
de contrata Cygni ambobus civibus , e e 
habicatoribus Mamuse teitibus notis , et ido- 
neis ad infrascripca omnia et singula vo- 
ca^'S spalr et rogacis , 

Ego Joannesbartholomeus f. q. Domini 
Joannis de Sando Paulo Civis Mant. pub. 
b b b Li-i> 



3jS 



APPENDICE. 



Imperiali audorltate Notarius suprascriptis 
omnibus et singulis prascns fui , ec roga- 
tus scribere pub. sciipsi , et subscripsi . 

Nos Salvatiis de Galeatis de Ugubio Eques 
Juris Utriusque Doftor , Mantuse ejusque 
Ducatus Pocedas , fidem facirmis, et atc^fìa- 
nuir , qualicer siiprascripti Notarli quinque, 
videJicec Joannes Francisciis ds Guzonibus, 
Joseph de Carnago , Chrilìiophorus de 
Mantellis , et Alexander de Cataneis , et 
Joannesbartholomeus de Sando Paulo , qui 
ita ut sapra se scripserunt , & subscripserunt, 
fuerunt, et sunt publici fideles fìdedigni et 
authentìci Notarli et descrìpti in matricula 
Notariorum CivitatisMantua , ac eis , et seri, 
pturis suìs publicis, piena et indubicaca fides 
adliibeatur , et de ptjesenti adhibetur . In 
quorum fidem , et robur has nofìras fieri 
juflìrrais , noftrique soliti majoris sigilli in» 
pressione muniri . Dat Mantuse in Palatio 
noftrae solitae residentias die xxviu. Aprilis. 

M. D. XXXX. 

locus sigilli 
Ludovìcus de Cìzzolis Notarius et in 
hac parte Scriba proedicti D. Poceilatis ad 
ejus mandacum scripsi . 



NUM. I-XVI. 

Dal Ta:nll Memorie fdor di Reggio . 
P. IL p. 43;. 

An. 1374. 

Lìcen\a data di Loren\o Pinotto Vescovo di 
Reggio agli Uomini di Guaflalla per far 
una Questui , onde poter riedificare lo 
Spedale di S. Labaro , 



J_Jaurentius Dei , et Appoftolics Sedìs 
gratìa Episcopus Reginus . Universis , et 
singulis Chriftifìdelibus per Cìvitatem , et 
Diecssim noftram Reginam conftìtutis ad 
quos prsBsentes advenerint salutem in Domi- 
no sempiternam . Animarum salutem ab in- 
timis affectantes , ad illa maxime vos , et 
veftrum quemlibet invitamus , quae conti- 
nent opera pietatis , et misericordiae . Hinc 
eft , quod Hospitale Sandi Lazari de Gua- 
flalla noftrse Reginse Diecxsis , quod prcp- 
ter guerrarum longeva discrimina usque ad 
solum , et in totum deruptum exiftit , et 
devallatum , ad prssens patrocinantibuS 
meritis Beati Lazari , plurlum orationes , 
petitiones , et pracamina sicut audivimus 
exaudita fuerunt , sicut per tenorem Litte- 
rarum Communis , et Hominum didx Ter- 
ra: de Guaitalla ad noftrum perven t audi- 
tum , quaedam fideles personae diftum Hos- 
pitale ad honorem Beaci Lazari, sicut prius 
jedificatum fuerat , in remìlTionem suorum 
peccaminum , et ut patrociniis Beati La- 
zari mereantur adjuvari , Hospitale prxdi- 

£tum 



ftum reparare ceperunt . Cum autem ad 
integram reparacionem , et alia neceflaria 
in diclo Hospital! diftarum personarum , ec 
ipsius Hospicalis non suppetanc facultates, 
nisi ab aliis Chriftifidelibiis adjuvencur , 
universitacem veftram in Domino exhorca- 
mur , vobis in remiffionem peccaminum in- 
jungences , quateniis de bonis vobis a Deo 
CoUatis Gubernacorj , seu Nuntiis didi Hos- 
pitalis cum ad vos venerine eleemosinas 
peticuri , vel cum ad didum Hospitals ac- 
ceffum feceritis prò reapcatione , et repa- 
racione , et aliis necefiariis in ditì:o Hos- 
pitali pias eleemosinas , et grata charicatis 
subsidia erogetis , ut per haec , et alia pia 
Opera , qua Domino inspirante feceritis ad 
aterna poliitis gaudia pervenire . Nos enim 
de omniputentis- Dei misericordia , Beats 
Mari» semper Virginis , Beatorum Petrì , 
et Pauli Appolìolorum , Martyrum Chry- 
santi , et Darise , ac B. Prosperi ConfefTo- 
ris , nec non B. Lazarì , ad cujus hono- 
rem diótum Hospitale refìe^cur , et omnium 
Sanólorum meritis confidente^ , omnibus ve- 
re psnitentibus , et corifelFis , qui memora- 
tls Gubernator! , et Nuntiis manus porre- 
xerint charicatis , quadraginta dies de in- 
jun(ais sibi panìcentiis nùsericorditer in Do- 
anino relaxamus , prssentibus poli annum 
minime valituris . Datum in noftro Episco- 
pali Palatio Regino anno 1374. die 13. 
Mensis Owtobris . 



APPENDICE. 3j^ 

NUM. LXVII. 



Da copia tratta dall' autentico , sommlni- 
fìrata dal Ch. Signor Conte An- 
tonio Cerati . 

An. 1402* 

Investitura data ad Ottone , e Fratelli de"" 
Ter\i di tutti i Beni posseduti già da 
Giberto da Correggio per autorità dì 
Ciangalea\\o Visconte « 



I 



n nomine Domini Amen . Anno a Nati--' 
vitate ejusdem millesimo quadringencesim» 
secundo , Indizione decima , die vigesimo 
nono Mensis Julii . Magnificus , & poteus 
D. Franciscus de Barbavariis de Novaria 
primus Camerarius , & Procurator , & pro- 
curacorio nomine Illuilriilimt Pnncipis , ac 
ExcellentilTitni Domini nortri Domini Jean- 
nis Galeatii Vicecomitis Ducis Mediolani , 
ac Papiae , utrarumque Comitis , & prefa- 
tarum Civitacnm Domini , & ab ipso Do- 
mino Domino noftro prelibato ad infrascri- 
pta omnia , & singula habens plenum , ^ 
sutiiciens Mandatum , ac liberum , ut de 
d:do ejus Mandato precipue conftat pub- 
blico Inltrumento tradito , & rogato per Ca- 
tellanum de Chritnanis Papiensem Notarium 
( In vece di Caiellano Cusuani , come à la 
Copia a me trasmessa y io leggo Caftellaao 
Cnftiani , del quat Notajo avremo altre No-~ 
ti\ie . ) publicum, anno , indiciione , & die 
in eo contencis , &: a me Notario infra- 
scripco viso , & perleólo , dido procurato- 
b b b a rio 



380 



APPENDICE. 



rio nomine animadvertens , & considerans 
immensa , gracaque servitia , qua tam fi- 
deliter , Se indefefTe exhibuere prsfato II- 
luftrillìmo Domino noftro Domino Joanni 
Galeacio Duci Mediolani , He per tempora 
retroada jam recolendce memorile quondam 
Speólabilis Milcs Dominus Nicolaus de Ter- 
tìis de Cornazzano de Parma , Se etiam 
speftabiles Domini Otto Miles , Jacobus , 
Se Joannes Fratres , de filli àìàì quondam 
Domini Nicolai , Se Comites Tizzani , Se 
Cailrinovi Tertiorum &c. Et qua etiam 
prafatus Dominus Dux consideravit , atque 
ut per retributionem etiam sibi , Se aliis 
bene , Se fideliter serviendi crescat affeótus : 
CertiHcatus de omnibus , & singulis infra- 
scriptis diólo nomine tam in fa^flo , quam 
in jure , & adhibicis ad hxc omnia , & 
singula infrascripta , Se quodlibet eorum 
omnibus , Se singulis solemnitatibus fadi , 
Se juris in talibus , Se similibus debitis , 
jieceflariis , Se requisitis tam a jure , quam 
ex consuetudine , Se tam intrinsecas , quam 
extrinsecas , non per errorem , ac perin- 
de ejus sponte , &; ex certa scientia. , Se 
matura deliberatione , Se pltniiTima causse 
cognitione , & etiam de plenitudine pote- 
fìatis sibi nominatum actribuat per pr^fa- 
tum Dominum noftrum omnibus modo, via, 
jure, forma , Se cavisa , quibus melius , Se 
validius dici , fieri , Se efl'e pot^ft , multis 
juRis , Se rationabilibus causis motus , Se 
maxime prxdiftis omnibus , Se singulis , Se 
qualibet earum , didos Dominos Ottonem , 
Se Jacobum prxsentes suis propriis nomini- 
bus , & Joannem licet absentem Fratres 
Comites Tizzani , & Cabrinovi Tertio- 



rum Sec. Se etiam praediiflum Dominum 
Procuratorem , Se Procuratorio nomi;ie di- 
éli Joannis , Se per ipsum Dominum Jaco- 
bum diiihim D. Joannem ad infrascripta 
omnia , Se singula legitime conilitutum , 
ut de didto Mandato conllat public© In- 
iìrumento tradito , Se rogato per Hieroni- 
mum Bonizonum Notarium Placentinum an- 
no , mense Se die in diéto Inllrumento de- 
scripcis a me Notario infrascripto viso , Se 
ledo , Se dicìis nominibus cum ea qua de- 
cuit reverentia recipientes , ac solemniter 
acqnirentes , Se fìipulantes , appositis pa- 
dis , modis , Se condidionibus , infrascri- 
ptis , & prò ipsis , Se Liberis , ac Succes- 
soribus suis , & quibus decuit jure Feudi 
antiqui honorifici , nobilis , Se gentiiis , Se 
in Feudum hononficum nobile , Se gentile ; 
ita tamen , Se talìter , quod semper , & 
omnino capiat speciali pado naturam Feu* 
di antiqui , ^onorifici nobilis , Se gentiiis 
quoad successionem , honores , jura , & 
alia commoda ipsis Fratribus Comitibus 
Tizzani , Se Caftrinovi Tertiorum Sec. Se 
eorum Liberis , Se Succefloribus obventura 
legitime , Se servatis servandis , inveftivit, 
Se ibidem personaliter inveftit de Caftris 
fortalitiis , locis f juribus , jurisdidionibus , 
honoribus , honorantiis , ac bonis infra- 
scriptis , videlicet . De domo solits habi- 
tationis quondam spet^abilis Domini Giber- 
ti de Corrigia nati olim speótabilis Viri de 
domo de Corrigio de Guardasono , cutti 
edificiis , Curte , & hortis , Se pertinentiis 
suis omnibus positis in Civitate Parm2 in 
Vicinia Sandi Martini sopolanorum , ac 
etiam de omnibus Se singulis aliis domi- 
bus , 



APPENDICE 



-■81 



bus , Casamentis , hortìs , secliminibus , et 
Guaitis jjositis in dida Civitatie Parmx , 
cum omnibus ipsorum percineuciis , ac eti- 
am de omnibus , ec sin2;ulis hononbus > 
preheminenciis insigniis , honoranciis , juri- 
bus , & faculcacibus , quae didus D. Giber- 
tus ten:pore vita; , et mortis suae integre 
tenuit , et possedit , vel quasi , ec seii 
etiam rexit , et gubernavit tam in dieta 
Civitate Parma: , quam in ejus dillriótu 
qusecumque , et qualiacumque sint , etiam 
sì specialem expressionem exigerent . Item 
in Episcopatu didae Civitatis Parmae de 
Callro Gtiardasoni , cum VilJa de Traver- 
sedulo de Caitro Montisluguli , de Cafìro 
Sclialocchie , sive Catìioni , de Cafìro Va- 
rani , de Caftro Cimiati , et de Callro Co- 
lurni . Item de Caitro RofTina; , et de Ca- 
ftro Salpedelli , et de Caitro Gombii , si- 
ve Gombia: Regiensis Diecasis cum omni- 
bus , et singulis Villis , Curiis diftridibus , 
fattoriis , ac terris , et pertinentiis eornn- 
dem , venationibus , piscationibus , Pasciiis, 
Glareis , Pratis , Molendinis , et juribus , 
et a praediciis omnibus dependentibus , ec 
etiam cum omnibus , et singulis Regaliis , 
pedagiis , vedigalìbus , dugariis , et pa- 
rangariis quibuscumque preheminentiis , 
commoditatibus , superioritacibus, honoran- 
tiis , privilegiis , graciis , beneficiis , sepa- 
rationibus , immunicacibus , francbigiis , 

homìnibus , agiis , vafìTailis 

Colonis , Emphiteutis , et 

Casantibus , et tam praesenuibus , quam fu- 
turis , et cum mero , et mixto imperio , 
omnimoda jurisdictione , et piena gladii 
potsiiats ì et omnimoda facultate prsdida 



omnia , et singala gerendi , imponcndJ , 
exigendi , et qascque faciendi , singula sin- 
gulis congrue referendi in praediclis omni 
bus , et singulis villis , terris , caftris , 
fortalitiis , et eorum terricoriis , threno , 
hominibus , et in pradidis omnibus , et 
singulis , et quolibet eorum spedantibus , 
et percinentibus , et quaz spedaverunt , et 
pertìnuerunt , et seu etiam spedare , et 
pertinere potuerunt , et pocerunt dido 
quondam Giberto , et seu prelibato Do-» 
mino noliro , et se etiam Communi Par nix 
simul , et separacim , ut melius fieri , et 
valere poteiì: ex quibuscumque jure , cau- 
sa , et titulo . 

Item etiam de omnibus , et singulis 
terris cultis , et ìncultis , pofTeffionibus , 
pratis , nemoribus , pascuis , aquarum du- 

dibus , et venationibus positis incus 

& Cal-ironovo ultra Lentiam , e e 

Camporanetio , ec . 

Langhirano , et Medesa- 

no , cum Molendino , et Mota , et Felega. 

ria , et Coftamezana . ec 

Sando Quilico cum Mota 

et Castro Gualterio Parmensis Die- 

caesis , & Boreco . , 

>. . & de Guaitalla Cremonen- 

sis Diecesis , ac etiam generalicer de om- 
nibus aliis , et singulis jurisdidionibus , 
domibus , casamentis , terris pratis , pa- 
scuis , nemoribus , bonis , valTallis , et ju- 
ribus quxcumque sint , et ubicumque sint 
posica , et intra quoscumque confines , et 
tam in pradidis Civitatibus Parmse , et 
Regii , quam in locis eorundem , et quam 
etiam in quibuscumque Civitatibus , ter- 



iSz 



A P P E N D I C E. 



ris , villis locis , et caftris , quorum om- 
nium loca , confinia territo- 

ria , et nomina ac qualicates hic haberi 
voluit , et decrevit prxfacus Dominus Fran- 

cìscus difìo procuratorio nom.ine 

dr plenitudine potefta- 

tis sibi attributa per prìefatum Dominum 
nollrum , quse spedaverunt , et pertinue- 
runt ad didum quondam Gibertum tempo- 
re vitse suse , seu etiam usque ad ejus 
mortem inclusive , et seu eciam ad prefa- 

tum Dominum seu ad 

Commune Parm« speócant , Se pertinent . . 

ut melius fieri , 

et esse poteiì: etiam si specialem exigerent 
expreiiionem . Ut amodo di(fli Domini Ot- 
to , Jacobus , et Joannes , et eorum Libe- 
ri, et succeflbres omnes poflìnt, et valeant 
sine contradidione alicujus Persona , et 
maxime praefati Domini noltri , ejusque 
Hsredum , et SuccelTorum , et quibus de- 
decet , et agencium prò eis libere , et pa- 
cifice uti , frui , et gaudere , et tenere , 
et pofTidere , et quasi prsedida omnia et 
singula Cailra , fortalitia , terras , loca , 
poffelìiones , bona , et omnia jura praedi- 
da , et de ipsis disponere prò libito vo- 
luntatis , et supra etiam cum ditlis homi- 
nibus , Curiis , juribus , & pertinentiis 

suis , ac comnioditatibus et 

etiam cum omnibus aliis , et singulis fa- 
cultatibus regere , et gubernare , et etiam 
cum omnibus acceffibus , augumentis , in« 
greCTibus , egreflìbus et regrellìbus ai pr£- 
dida , et txuodlibet praedidorum spedanti- 
bus , et pertinentibus , et quse etiam spe 
daverunt , et pertinuerunt > ac spedare , 



et pertinere potuerunt , et poterunt ibidem 
dìdo Domino Giberto , et seu etiam prx- 
faco Domino noltro , et seu Communi Par- 
ns. in prcEdidis Terris , Caftris, et Locis, 
et seu altero eorum , et seu aliquo alio- 
rum Bonorum , et Jurium praedidorum - . . 
• et ut melius vale- 
re poteft . Dans , concedans , cedfns , 
mandans , transferens prxfatus Dominus 
Franciscus dìdo procuratorio nomine didis 
Dorninis Ottoni , et Jacobo Fratribus Co- 
mitibus Tizzani , et Cafìrinovi Tertiorum 
praescntibus , et suis propriis nominibus re- 
cipientibus , et dido Joanni , licet absen- 
ti , ac eciam dido Domino Jacobo procu- 
ratorio nomine predida per ipsum Domi- 
num Jacobum dido Joanni , et mihi Nota- 
rio infrascripto Itipulantibus , recipienti- 
bus , et solemniter acquirencibus prò dictis 
Domìnis Octone , Jacobo , et Joanni , ik 
prò Liberis , & SuccefTorrbus suis , et om- 
nia jura , omnes actiones reales , persona- 
les , et mixtas , utiles , et direccas , ac 
utilia et directa , et realia , et persona- 
lia , aut mixta , ac jus , implorandi of- 
fitium quodcumque Judicis causa opportu- 
na , qu3E op;::tierunt , et opetere , et com- 
petituras , et competitura pradi'-jto quon- 
dam Giberto , seu prefato Domino no- 
ftro , et seu Communi Parma: in rem , et 
in personam , et etiam tum ex causa de 
presentì , quam et causa de futuro , 
q uaccumque , et qualitercumque sint in 
prsdictis omnibus , & singulis suprascri- 
pìis , et ipsorum quolibet , et ita , et ta- 
liter , quod dicti Domini Otto , Jacobus , 
et Ioannes Fratres Comites Tizzani , et 

Ca- 



APPENDICE 



3^3 



Caftrinovi Terciorum , et eorum Heredes , 
et SuccelTores , ec ut supra poffint de es- 
tero prò prxdictis Caftris , Terris , Locis , 
Territoriis , et etiam prs omnibus , et sin- 
giilis aliis supradictis bonis , hominibus , 
honoribus , jurisdictionibiis , juribus jpre- 
hìEminentiis , & facultatibus tam in judi- 
tio , quani extra agere , patere , experiri 
causam , exigere , excipere , oppnnere , 
defendere , e litigare , et uti friii , et 
gaudere suo proprio nomine , & etiam de 
domo sua facere , et disponete quemad- 
modum , et prout potiiic , potuiiTet , & 
poterat djctus Gibertus tempore vìcìe sux , 
& seu pralibacus Dominus noller Dnminus 
Dux , & scu Commune Parmse ante hanc 
prxsentem InveAicuram , conerà qnamcum- 
que personam , Commune , Collegium , & 
Universitaterti , & in prsdictis omnibus , 
& singulis supraJict s Callris , Villis , 
Terris , bonis , locis , hominibus , juribus , 
& omnibus , & singulis aliis supradictis 
prsefatus Dominus Franciscus dicto procu- 
ratorio nomine prxdictos Dominos Octo- 
nem , et Jacobum suis propriis nominibus 
pra.'sent?s» & dictum Dominum Joannem , 
licet absentem , et etiam dictum Dominum 
Jacobum procuratorio nomine prxdicto , 
qiioad omnia , et in omnibus potuit in lo- 
Ciim , jus , et ftatum suum , et dicti quon- 
dam Giberti , et dicti Communis Parma . 
Promisit quoque prasfatus Dominus Franci- 
scus dicto procuratorio nomine , pradictis 
Dominis Ottone , et Jacobo prasentibus , 
et suis propriis nominibus , et dicto J- .an- 
ni l'cet absenti , et et am dicto Domino 
Jacobo dicto procuratorio nomine , et per 



jps:im Dominum Jacobum dicto Joanni , et 
etiam mihi indicto Notario infrascripuo ut 
publica: Personae ftipulantìbus , et recipien- 
tibus prò prsedlctis Dominis Ottone , Ja.o- 
bo , et Joanne , et eorum Liberis , et S.:c- 
cessoribus , et ut omnia, et singula s.ipra- 
scripta Caltra , Terra , Territoria , loca , 
jura , homines , et bona , et alia supradi» 
età , et quodlibet eorum cum omnibus , et 
singulis supradictis . Et quia licebit dictis 
Dominis O:toni , Jacobo -, et Joanni Fra- 
tribus Comitibus Tizzani , et Cailrinovì 
Tertiorum Scz. et eorum Liberis , et Sùc- 
ceflbribus y et ut supra habere , tenere , 
et poflldere , et quasi &c. ac fruì , et 
gaudere , ac regere , et gulìernare omnia 
et singula supradicta , et singula singulis 
congrue refsrendo , et omnia sine contra- 
dictions praefati IlUiscrissimi Principis , et 
Excellentiilìmi Domini noftri Domini Joan- 
nis Galeatii Ducis M.'diolani Scc et ejus 
Hseredum et SuccefTorum , et quibus dede- 
cet , et agentium prò ipsìs , cum omni- 
bus , et singulis juribus , jurisdictionibus , 
commodicatibus , et utilitatibus , ac aliis 
supradictis , et sese , Liberos , et D.scen- 
d ;ntts suos per se vel alium , et etiam 
habentes , et habuilTe causam ab eis , vel 
agentes prò e;s directe , vel pir incire- 
ctum dictis Dominis Ottoni , Jacobo , et 
Joanni , et eorum Liberis , et Succefforibus 
suis , et ut supra ; item quasltionem , pla- 
citum , controversiam , seu causam non 
movere , nec moventi ahqualiter consenti- 
re , nec favere , et sese , Liberos , ec Suc- 
cefTores suos , et agentes prò cis non in- 
quircre dictos Dommos Ottoncm , Jaco- 
bum , 



384 



APPENDICE. 



bum , et Joannem Fratres Comites Tizza- 
ni , et Caftrinovi Tertiorum &c. et corum 
Liberos , et Succeffores suos , et quibiis 
dederiint in proprietace , vel quasi , et 
pofleflìoiK , vel quasi omnium praedlcto- 
rum . Et eos in pofìfeflìonem , et quasi va- 
Cuam , corporalem , liberam , et expedi- 
tam . Et diltrigaca mietere , et introduce* 
re , seu introduci facere omnium prxdicto- 
rum , sic ut supra legitur infeudatorum , 
et etiam cum reftitutione , et refectlon- 
omnium , et singulorum damnorum , et ex- 
pensarum , et interelTe litis , et opera de 
quibus credatur , et credi debeat nudo 
verbo Agenris cum Sacramento tantum , 
et absqne alia probacione juris vel fa- 
cci , racis nihilominus manencibus omni- 
bus , et singulis supra , & infra seri- 
ptis , 

Et volens prìefatus Dominus Franciscus 
dìào procuratorio nomine in didos Domi- 
nos Octonem , & Jacobum Comites Tizzani, 
& Caftrinovi Tertiorum &c. praesentes , Se 
Sais propriis nomimbus acceptances , & 
etiam cvim difto Joanne licet absente , & 
in didum Dominum Jacobum procuratorio 
nomine quo supra recipientem , & per ip- 
sum Dominum Jacobum didum Joannem 
transfcrre plenum dominium , Se quasi , Se 
poffeffionem , Se quasi prsdidorum omnium 
suprascripcorum Caftrorum , Terrarum , Lo? 
corum , Bonorum omnium , jurium , Se ju- 
rìsdiftionum , conftituic se poffidere , Se qua- 
si singula ^ingulis congrue referendo prò 
didis Fratribus inveltitis , vel supra om- 
nium priemiflorum , donec de praedidis om- 
nibus , & singulis corporalem } Se quasi 



poffclllonem acceperint , quam etiam acci* 
piendi sua prepria autìoritate dictis Fratri- 
bus Comicibus Tizzani , Se Caftrinovi , ac 
etiam retinendi dido procuratorio nomine 
licenciam tribuit , Se conceflìt , et si quam 
habent exinde ex certa scientia confirma- 
vic , Se de plenitudine potelìatis sibi atcri- 
buts per prsediólum Dominum noitrum Do- 
minum Ducem Mediolani &c. Et hxc om- 
nia , Se singula suprascripta fecit , dixic 
tradidit , tribuit , celTit , conceffit , Se de- 
dit prxfacus Dominus Franciscus procura- 
torio nomine prsedifto , apposicis padis ^ 
modis , & conventionibus infrascriptis . 

Primo videhcet , quod prxfatus Domi- 
nus nofter Dominus Joannes Galeacius Dux 
Mediolani &c. ac ejav. Liheri , Se Succeffo- 
res non teneatur de evizione , nisi evicto , 
sicque fado prelibati Domini noftri , vel 
ejus Haredum , Ce Succelforum , Se Agen- 
tium prò ipsis , Se ut supra . Item pado 
expreflo , quod per prssentem Inveilituram 
Feudalem , Se etiam per hoc publicum In- 
fìrumencum , Se in eo contenta , non incel- 
ligiff'j , nec inteliigi debsat aliquo mudo 
derogatum ab eo , quod vel renunciatum 
aliquibus juribus comp^^tentibus , Se seu 
competicuris quoquo modo didis Frati ibus 
Comicibus Tizzani , Se Caftrinovi Tertiorum 

Sec. Sicut promitrit ^ 

seu cum H&redibus , Se Succefforibus , & 

quibus dedecet in didis & verbis , 

etiam vigore Teftamenti , quam vigore cujus- 
cumque alterius ultimx voluncatis , quam 
etiam vigore cujuscumque contraclus , & qua- 
si Se diftradus , Se quod etiam quacumq.'a 
alia ratione .... vel causa presene' , vd 



APPENDICE. 



3Sb 



futura , qu« quoquomodo dici , vel excogi- nulloque mecu , auc errore ductì , caini y:.- 

tari poflìt &c. Quapropter jura pra:dicì:a re , modo , via , et forma , quibus meliiis , 

quascumque sint integra , & illesa sint i?c et validius potuerunt , et pofTunt , interve- 

permaneant , & permanere intelligantur nientibiis etiam ibidem omnibus solcmnitati^ 

ìpsis Fracribus Comitibus Tizzanl , 6c Ca- bus tam juris , quam fadi , et alibi deb:- 

ftrìnovi Tertiorum , & eorum Haredibus , tis , et opportunis , promiserunt , et pio- 

& Succefibribus , Se ut supra , ^ quibus mittunt per solemnem ftipulationem praefa- 

decet ipso fado , & jure , & quemcuiii- to Procuratore ibi presente personaliter , 

que casum, et eventnm , et quemadmodum, et solemtjiter prsefato Illuftriilìmo Domino 

et prouc erit , et fuerit ante hanc prajscn- noftro Domino Duce Mediolani , ac Liberi* 

tem Inveftituram , et ante publicationem et Descendentibus ex ipso , seu Liberis , et 

hujus Infìrumenti , -et eriam quoad agen- Descendentibus suis in perpetuum in Duca- 

dum , petendum , et exigendum , quam quo- tu Mediolani SuccelToribus, et ipsis dcficien- 

ad excipiendum , defsndendum , et oppo- tibus prò Hseredibus pr^didis , ac etiam 

nendum diólis omnibus Te;-ris , et juribus , jure , modo , et forma ad Sanda Dei Evan- 

et prò dióìis omnibus bonis , et juribus dì- gelia njanibus corporaliter tada supra uno 

da omnia bona , et jura sic defendendum Miflale , quod prjedidus Procurator dido 

singula singulis congrue referendo , ita nomine suis tenebat manibus ..,.,... 

quod praesens contradus in nihilum opere- 

tur diminutionem jurium didorum Fratrum , fidelitatis feudi solemne facientibus . Et quod 

sed potius augumentum eorum jurium , et Jpsi Domini Otto , et Jacobus suis propriiS 

quod prasens p^dum $it , et intelligatur , nominibus , et etiam didus Dominus Jacobus 

et babeatur ipso fado et jure prò apposi- procuratorio nomine didi Joannis Fratris 

to , et insito , et repetito in prafadionibu^ sui ab hac bora in antea usque ad uhi- 

hujus prxsentis Contradus , et ante hanc mani diem vit$ eorum perpetuo erunt , et 

Inveftituram , et etiam ut ipsa Invefìitu- permanebunt boni , veri , et fideles Feuda- 

ra poft , ubi , si , et prout opportu- tarii prsefati lUulhiffimi Doniini noftri Du- 

num fuerit , quod sic voluerint expreffe , cis , ejusque Liberorum , et Descendentium 

et quasiverint dida Partes ita se agentes ex ipso , seu Liberis > et descendentibus 

modis , et nominibus supradidis . Quibus suis in dido Ducatu , tali re in perpetuum 

omnibus sic peradis , diligenter Conside- promissum eft , & ipsis deficientibus Hx- 

rans praefatus Dominus Otto , et Jacobus Fra- redum praefati Domini , 

tres , suis propriis nominibus, et etiam idem , 

Dominus Jacobus procuratorio nomine didi omnia , et singula in forma, et tenore utrius- 

Joannis Fratris sui ante aspedum , et de que fidelitatis 

manibus prafati Domini Francisci Procura- Qn^ quidem omnia , et singula in hoc 

toris ejus sponte , et ex ^certa scientia , presenti Inftrumento pubblico contenta in 
Tom, L e e e to- 



38S 



APPENDICE 



tocum , et in quallbet sui parte perpetuo , 
et inviolabiliter , et sine diminiitionc , cu 
exceptione attendere , et observare , et 
ipsis non contrafacere , vel vertere de jii- 
re , vel de faóto ]per se , vel alium haben» 
tem causam a didis parcibus , vel agentem, 
ce facientem prò dictis partibus , seu alue- 
rutra earum , dictae ambse partes sponte , 
et utraque earum promiserunt per solem- 
nem ftipulationenm sibì ad invicem mutuo, 
et viciffim , et etiani mihì Notarìo infra- 
scripto ftipulanti, et acceptanti ut publica 
persona prò praedictls ambabus parcibus i 
et utraque earum , et etiam prò omnibus , 
et singulis aliis , quibus intereft , vel in- 
tereffe poterit in futurum etiam cum refti- 
tutione omnium damnorum expensarum , ec 
ìnrerelfe litls etc. de quibus credatur nudo 
verbo; ita ut in facto tantum absque ullo 
onere probationis juris et facti , ratis ni- 
hilominus manentibus omnibus , et singulis 
suprascriptis . Igitur praedicta omnia afìir- 
mantes , approbantes , et confirmantes cum 
juramento tactis corporaliter scripturis , re- 
nunciando etiam omni exceptioni , benefi- 
cio , privilegio , et favori competenti , et 

competituro , canonico civili , 

speciali , et generali , .quodcumque 'sit il- 

lud quo ..... 

vel facere portene quoquo modo , etiam si 
eflet speciali expreflìone digna ; et prò 
prxdictis omnibus , et singulis suprascrip- 
tis , et infrascripcis firmiter attendendis , 
et observandis dlctx ^.mba; partes dictts 
nominibus , et utraque earum obligaverunt 
sibi ad invicem , et mutuo , et vicilTim . . 
et hipothecare omnia sua bo- 



na prxsentia , et futura . Quibus omnibus , 
et singulis sic peractis ad validitatem, ec 
corroborationem omnium , et sìngulorum su« 
pradictorum , praelibatus Domìnus Francis- 
cus dicto nomine procuratorio , de sua 
plenitudine potefìaàs pra:dicta5 sibi actributa» 
auctoritatem interposuit , volens , ordinans , 
et decernens hanc praesenrem Jnveftituram , 
et hoc praesens pubblicum luftrumentum in 
totum , et in qualibet sui parte valere , et 
tenere , et valere , et tenere debere , et in- 
violabiliter observari , et tam in juditio , 
quam extra . Qua executione patraca, defc- 
Ctu , et jure quocumque nequaquam obftan* 
te , etiam supplendo ex certa scientia , et 
de eadem plenitudine potefìatis quoscum- 
que defectus in dieta Inveftitura extanccs 
tam solemnitatis deficientis , quam "aliter 
quovis modo , et etiam derogando quibus- 

cumque juribus, legibus 

..,...., etiam si specialem exigerent 
specificationem , et etiam si eflet maxima, 
et graviflìma ; quamvis etiam praefatus Do- 
minus Franciscus dicto procuratorio nomi- 
ne hoc prssens pubblicum Inftrumentum 
cum sigillo solito praelibati Domini nofìri 
............ in similibus - . 



cera alba ad cordulam . > rubeam 

appensione muniri , et rogavere dict« am- 
bae partes me Notarium infrascriptum de 
prasmiflis omnibus , et singulis publicum ef- 
ficere Inftruttìencum . 

Actum in Caftro Terrae Mellegnanì 
prsfati Illuftriflìmi Domini Ducis , ibidem 
praesentibus spectabijibus , et egregiÌ3 viris 
Doniinis Philippo de Miliis , et Joanne de 

Car- 



APPENDICE 



3Sy 



Carnago Cancellarlo , Consiliariis , et Ja- 
Gobo de Barbavariis Secretario prsfati Illa- 
tìriffimi Domini Ducis Mediolani ...... 

Venerabile , ec egregio viro Domino Anto» 
nìo de Scavanis de Novaria Capellano , et 
Antonio de Balbuino de Vacana Camerario 
prafati Domini Francisci Procnratoris ut 
supra , et Ambrosino de Plantanidis Nota- 
rio de Mediolano Teftibus ad praedicta vo- 
catls , rogatis , notis , et idoneis . 

Ego Joannes de Cavcrzalis filius quon- 
dam D. Petti publicus Imperiali auctori- 
tate Notarius Mediolani , ac Cancellarias 



prxfati IlliiftrIflìmI Domini Domini Ducis 
Mediolani , hoc Inftrumentum rogatus tra- 
didi , & aliis occupatus fadis feci per 
ìnfrascriptum matriculatum Notarium : me- 
que subscripsi cum meo assueto tabellionatus 
signo in teftimoniura omnium pramisso- 
rum , 

Ego Fattinellus de Torreccella filius 
Joannis Andreas Notarius habitans in Civi- 
tate Mediolani in parochia S. Amabilii 
jussu suprascripti Joannis Notarli prsdi- 
ctum Inftrumentum in. publìcam formai» 
scripsi , & me subscripsi . 



Fine del Tomo Primo 



ER^ 



388 ERRORI 



CORREZIONI 



NEL TESTO 



pag. 8 1. 7 Bresscllo 

pag. 25 1. 5 occhj 

pag. 56 1. 15 alca Brettagna 

pag. 74 1. IO VABANVS 

pag. 124 1. 1 5 votarlo 

pag. 125 1. 23 liberamente 

pag. i2p 1. 3 esservi 

pag. 144 1. 2 Bernardo 

pag. 149 1. 12 divenne Parrochia 
pag. 240 I. I il guado del Po 
ì. 16 sul Reggiano 



Brescello 

e così correggasi in altri luoghi 
occhi 

alta Borgogna 
VRBANVS 
vuotarlo 
liberalmente 
essersi 
Berardo 

lo stesso in altri luoghi i 
divenne Rettoria 
il varco del Po 
sul Mantovano 



NELLE NOTE. 



pag. 15 e. 2 1. 
pag* 22 e. 2 1. 
pag. 62 CI 1, 
pag. 85 e. 2 1. 
pag. ?4 e. I ì. 
pag. Ilo e. I 1. 
pag. 113 CI 1. 
pag, 130 . . 1. 
pag. 139 CI 1. 
pag. 203 e 2 L 
pag. ai5 e I 1. 
pag. 2i{? CI 1. 
pag. 230 e I 1. 
pag. 241 e I L 
pag. 242 e a L 



8 XI. Kal. Julìas 
2 sivc 

j Valpcrtutn 
a reserant 

3 corsero 

2 Arch. Saar. 

1 Lucaria. 
II lege 

6 cxpedltionem 
9 ecripsit 

7 Ragli 

4 circumquoq^ue 

3 Imperatori 

2 distrucium 
2 aucìoritatx 



XIII. Kal, Julias 

sive 

Valpertutn 

referant 

corsero 

Arch. Secr^ 

Lu\\arix 

leges 

expeditionetn 

scripsit 

Regii 

circumquaque 

Imperatore 

districiutn 

auc^oritate 



NEIL' APPENDICE. 

Non essendo possibile confrontare i Documenti con i loro originali , ed essendo 
difficilissimo serbar 1' ortografia strana degli antichi , si rimette la correzione al discreto 
giudizio de' Lettori , i quali ben sanno, che nelle vecchie Carte altro non suol trovar- 
si , che barbarie di stile , sconnessione di sentimento , e pessima ortografia ; i quali di- 
fetti vengono tuttavia compensati dalle rare notizie, che si acquistano da simili Docu- 
menti . 



NO- 



NOMI 

D £• 

SIGNORI ASSOCIATI 

ALLA PRESENTE ISTORIA. 



P A k M A, 

S. A. R. la Serenissittia R. Arciduchessa 
d'Austria , Infanta di Spagna , Du- 
chesa di Parma , Piacenza , e Gua- 
stalla ec. ec. ec. 

Bolla , Illustriss Sig.' Avvocato Luigi , 
Professore d' Insci&uzione Civile 
nella R. Università . C. i. 

Casanova , Nobil Sig. Conte Alessandro, 

Cavallerizzo di Campo di S.A.R. C. i. 

Duples , Monsieur Giuseppe , Tenente 

al Servigio di S. A. R. C. i. 

di Guastalla , P. M. R. Fortunato Min. 

Oss. Consultore del S. Otfizio . Ci, 

Lalata , Nobil Sig. Marchesa Carlotta 
Cristiani , Dama della Crociera , 
e di Palazzo dì S. A. R. C. i, 

de Lama , 111. Sig. Don Pietro . C. i. 

Mazza , P. D. Andrea, Abate del Mo- 

nistero di S. Gio: Vangelista . C. i. 

Nasali , Nobil Sig, Coiite Gaetano 

Dottore Collegiate . C. x. 

Obach , 111. Sig. Don Girolamo . C. i. 

Penazzi , Nobil Sig. Conte Guido Pag- 
gio di S. A. R. C. I, 

Politi, P.Reverendlss. Abate, Canoni- 
co Regolare Lateranese . C. i. 

Ravazzoni , III. Sig. Dottore Pellegri- 
no, Cancelliere del Supremo Magi- 
strato . Ci. 

dal Rio, III. Sig. Avvocato Sante Prol 
fessore di Diritto Civile nella R. 
Università . C. i. 

Salati , 111. Sig. Dottor Biagio . C i. 

Sanvitali , S. E. il Sig. Conte Ales- 
sandro . C. 1, 

Tani , 111. Sig. Abate Angelo , Pro- 
fessore nella R. Università . C %, 

BER G A M O . 

Mozzi , Nobil Sig. Canonico Abate 

Luigi. C I. 



Palazzoli , R€v. P. M. Pellegrino de' 

Servi ài Maria . C i. 

BOLOGNA. 

Meloni , Sig. Ab. Dottor Giuseppe 

Michele . Ci. 

Savioli Nobil Sig. Conte Lodovico. C i. 

Tazzi Biancani , 111. Sig. Jacopo , Pro- 
fessore d'Antichità nell'Istituto. C i. 

Zanetti 111. Sig. Cav. Guid'Antonio , 

Computista primario pubblico . C i. 

BORGO SAN DONINO . 

P. M. Foschieri Min. Conv. Vicario del 

S. Offiz^io . Ci. 

B U S S E T O, 

Formaleoni Filibertì , Signora Cate- 
rina . C I. 

di Guastalla , P. M. R. Buonaventura 

Predicator Cappuccino . C. i. 

Milani , P. M. R. Tommaso Min. Oss. 

R. Professore di Filosofìa . Ci. 

da Parma , P. M. R. Luigi , Guardiano 

de' Cappuccini . C i. 

Rinieri , P. M. R. Francese' Antonio 
Min. Oss. R. Professore di Teolo- 
gia . C. i. 

Vitali, III. e Rev. Sig. D. Fabio , Pro- 
posto dell' Insigne Collegiata di 
S. Bartolommeo . Ci, 

CARPI 

di Carpì , P.M. R. Luca, Teologo Min. 

Oss. e. I. 

C E R VIA, 

Illustris. e Reverendiss. Monsig. Donati , 

Vescovo di Cervia . Ci. 

COR" 



CORREGGIO MODENESE . 

Antoniolì , 111. Sig. Dottor Michele 
Istoriografo pubblico di Correg- 
gio , e Segretario perpetuo deli' 
Accademia di essa Città . Ci. 

FIORE N ZOLA. 

Terzani , Sig. Canonico D.Gaetano. C. i. 

G I B E L L O. 

Bordini , Sig. Marc' Antonio . Ci. 

G UASTALLA. 

IlIusrrJss. e Reverendiss. Mcnsig. Fran- 
cesco de' Marchesi Tirelli, Abate 
Ordinario , Prelato domestico di 
Sua Santità . Ci. 

AbelJi , M.R.P. Luigi de'Servi di Ma- 
ria , Maestro di Cappella di detta 
Città . C I. 

Aldroandi , Sig. D. Giuseppe , Cano- 
nico della Cattedrale . C i. 
Allegretti , Rev. Sig. Don Antonio. C. i. 
Andreoli Rev. Sig. Don Andrea . C i. 
Andreolì , Sig. Dottor Fisico Carlo . C. i. 
Bacchi , Sig. Ab. Don Osmaro , Pro- 
tonotario Apostolico , e Proposto 
della Cattedrale . C i, 
Barosi , 111. Signora Anna Cani , Ci. 
da Bercerò , R. P. Valentino , Predi- 
catore Cappuccino . 
Boccalini Segolini , S'g. Don Giacomo 
Dottore in S. T. Protonotario Apo- 
stolico , Arciprete , e Vìe. For, 
dell' Insigne Collegiata di S. Mar. 
tino dì Rio . Ci. 
Bonazzi , Sig. Don Francesco , Mansio- 
nario della Cattedrale . C i. 
Bossi , Sig. Don Pietro Antonio Cap- 
pellano Maggiore della Cappella 
del Santissimo Sacramento, e Mae- 
stro della Grammatica Inferiore 
nelle R. Scuole . C i. 
Camparini , Sig. Angelo , Notajo . C i. 
Caracci , Ts^obil Sig. Conte Ferdinan- 
do , Capitano graduato di Caval- 
leria al Servigio di S. A. R. Duca 
di Parma ec. C i 
Daolio , Sig. Giovanni Innocenzìo . C i 
Fattori , 111. Sig, Giovanni , Capicano 
aggregato al Reggimento Guardie 



a piedi di S. A. S. dì Modena , €. i. 
Forzuici , NobiI Sig. Marchese Gaspa- 
re , Tenente Colonnello , e Gover- 
natore del R. Ducale Palazzo di 
Guastalla . Ci. 

Galli , R. P. Filippo Maria , de' Ser- 
vi dì Maria . Ci. 
Chisolfi , Cav. Benedetto , Canonico 
della Cattedrale , e Protonotario 
Apostolico . Ci. 
Gualdi , Don Vincenzo , Tenente gra- 
duato di Cavallerìa dì S. A. R. 
Duca di Parma ec. C i. 
ca Guastalla , R. P. Alessio , Predica- 
tore Cappuccino. C i. 
Manfredini , Rev. Sig. Don Giuseppe . C i. 
da Mantova , R. P. Stefano , Predica» 

tore Guardiano Cappuccino . Ci. 
Maranzoni , Rev. Sig. D. Carlo Loren- 
zo , Cappellano nella Chiesa della 
Madonna della Porta , e Segreta- 
rio dell'Ili. Sig. Conte Galantini. C I. 
Mlnelli , Sig. Don Aid erano , Canoni- 
co della Cattedrale . C. t. 
da Modena , R. P. Angelo Predicatore 

Cappuccino . C. i. 

Negri , Sig. D. Giambatista , Arcidia- 
cono della Cattedrale . C. I." 
Parma, 111. Sig. Capitano Alessio, In- 
gegnere di S. A. R. Duca di Par» 
ma ec. C. I." 
Pedrozzì , Rev. Sig. Don Andrea, Mae- 
stro di Grammatica nelle R. Scuo- 
le . C. I. 
da Reggio , R. P. Alfonso Maria , Pre- 
dicatore Cappuccino . C i. 
Scaravelli , Sig. D. Giannagostino , Pri- 
micerio della Cattedrale . C i. 
Scarpini , Sig. Michele . C i. 
dalla Strada , R. P. Illuminato , Predi- 
catore Cappuccino . C. x. 
Tirelli , No^. Sig. Marchese Giamba- 
tista, Gentiluomo dì Camera con 
esercizio di S. A. R. Duca di Par- 
ma ec. C f* 
Valenza , Rev Sig. Don Bartolomeo » 

Rettore de' Casoni . C. X." 

da Viadana , R. P. Antonio , Predica- 
tore Cappuccino . 
da Viadana , R. P. Domenico , Predica- 
tore Cappuccino . C. |* 
Zaniboni , Rev. Sig. Don Andrea , Pro- 
motor Fiscale Abaziale , delegato 
alle Cause pie, e Cappellano della 
Chiesa di S, Croce detta la Morte C. j. 



L U Z Z A R A 



P A L I D AN Ó . 



Bianchì , III. Sig. Sante R. Podestà di 

Luzzara . Ci. 

Boccalini , 111. Sig. Avvocato Camil- 
lo . C. 1. 

Fiamminghi , Rev. Sig. Don Ferdinan- 
do , Rettore di S. Michele . C. i. 

MANTO VA. 

Bocchi , Sig. Dottore D. Natale . C. i. 

Buris , IH. Sig. Avvocato Francesco 
Maria , Segretario del supremo 
Consiglio di Giustizia . C. i. 

Filippi, Ili. Sig. Ab. Francesco Luigi. Ci. 

Mari , ili. Sig. Ab. oiosefFo , R. Mate- 
matico Camerale di Mantova . C i. 

Riva , Nobil Sig. Marchese Gio. Ma- 
ria, Cavaliere Milite dell' Ordine 
di S. Stefano di Toscana . C i. 

Salardi , Sig. Leonardo , Corriere del- 
le I. R. Poste di Mantova . Ci. 

Zanardi , Nobil Sig. Conte Anselmo 

del S.R. L , e della Virgiliana . C i. 

M E S L A, 

Battara , Sig. Felice . . C. i. 

Germani , Sig. Francesco . Ci. 

Sigg. Montanari , e Compagno . Ci. 

MILANO. 

Bellatì 111. Sig. Segretario Francesco . C 3, 

MODENA. 

%, A. S. la signora Donna Maria Tere- 
sa Cibo d' Este , Duchessa di Mo- 
dena , Reggio , Massa , Carra- 
ra ec. ec. ec. C i. 

Rangone , S. E. Sig. Marchese Gherar- 
do , primo Ministro del Serenissi» 
mo Sig. Duca . C i, 

Tiraboschi , Sig. Cav. Girolamo , Con- 
sigliere del Serenissimo Sig. Duca 
di Modena, e Presidente della sua 
Ducale Biblioteca , e Galleria . C i. 

NAPOLI, 

Daniele , IH. Sig. D. Francesco Isto- 
riografo dì S. M, e dell' Ord. Ge- 
rosolimitano . Ci. 



Speranl , Revmo Sig. D. Lodovico ^ 
Arciprete , e Vie. For. di detto 
luogo . C» I. 

PARIGI, 

Monsieur Torelli de Torcete . C; i. 

PESARO. 

Rmo. P. Ahate del Moniftero^ di Pe- 
saro per la Biblioteca . Ci. 

PIACENZA, 

Guarnaschelli , P. D. Benedetto Vitto- 
rio Abate del Monistero di San 
Sisto . C I 

Monza , IH. Sig. Avvocato Don Gio- 
vanni . C I 

FONTE LAGO SCURO . 

Goltini , sig. Giambatìsta . Ci. 
Mantovani , Sig. Pi.erantonio . Ci. 
Menini , Sig. Giancarlo . Ci. 
Olivari , Sig. Luigi . Ci. 
Parolina, Sig. Alberto. C i. 
Penazzì , Rev. Sig. D. Giovanni , Ret- 
tore di Ponte Lagoscuro . Ci. 
Perini, Sig. Gio. Batista. C» i. 

R A V E N N A. 

Eminentìsslmo Sig. Cardinale Luigi Va- 
lenti Gonzaga , Legato di Ra- 
venna . Ci. 

di Classe, Rnio P. Abate, per la Bi- 
blioteca del Monistero . Ci. 

Fantuzzi Kobil Sig. Conte Marco . C i - 

Malpeli , P. D. Giuseppe , Monaco 

Benedettino Camaldolese . Ci. 

Rasi , P. D. Apollinare , Monaco Bene- 
dettino Camaldolese . 

Rasponi , 111. Sig. Abate Cav. Giu- 
seppe . Ci. 

S. Vitale , Rmo P. Abate , per la Bi- 
blioteca del Monistero . Ci. 

R E G G I O L O, 

Inganni , IH. Sig. Gaetano , R. Pode- 
stà del detto luogo , C i. 



RIMIMI, SAN SECONDO . * 

(>i Biblioteca Qambalunga . C. -i. Vitali, HI. Slgf. Tenente Michelangelo. C. i, 

ROMA: S O R A C N A. 

Marini, III. Sig. Abate Gaetano, Pre- Ronchi , Slg. Dottore Fisico Antonio . C. i, 
fetto degli Archivj segreti Ponti- 
fici . C. 10 VENEZIA. 

Coleti , Sig. Sebastiano . C. %t 




3 0112 066264398 



I